Continuo a leggere la saga perché mi sono affezionata ai personaggi e la scrittura è scorrevole (affezione indotta in modo molto ruffiano dall’autrice fin dai primi capitoli del volume 1), ma devo ammettere che questo secondo tomo è proprio un valzer lento e personalmente non amo il valzer. Il pic
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Continuo a leggere la saga perché mi sono affezionata ai personaggi e la scrittura è scorrevole (affezione indotta in modo molto ruffiano dall’autrice fin dai primi capitoli del volume 1), ma devo ammettere che questo secondo tomo è proprio un valzer lento e personalmente non amo il valzer. Il piccolo giallo che sta alla base del romanzo aiuta a tener duro fino in fondo. In questo capitolo tutti soffrono pene d’amore tanto da rendere l’argomento stucchevole. Alla fine sembra che la Pancol non sappia più cosa farsene di alcuni personaggi (tipo Henriette e il tenebroso Luca, per non parlare della brutta fine di Iris) e che pertanto questi vengano eliminati alla bell’e meglio. Josephine e la sua inettitudine cominciano a stufare. Spero vada meglio nell’atto conclusivo della trilogia, visto che mi accingo ad affrontare ben 750 pagine.
Ci sono dei libri, come "Jack frusciante è uscito dal gruppo", che hanno fatto "storia" e di cui tutti hanno parlato e se non li hai mai letti dici sempre che prima o poi li dovrai leggere. Uno di questi è "Volevo i Pantaloni". Per lungo tempo mi sono detta: prima o poi lo compro, ma non l'ho mai
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Ci sono dei libri, come "Jack frusciante è uscito dal gruppo", che hanno fatto "storia" e di cui tutti hanno parlato e se non li hai mai letti dici sempre che prima o poi li dovrai leggere. Uno di questi è "Volevo i Pantaloni". Per lungo tempo mi sono detta: prima o poi lo compro, ma non l'ho mai fatto... Poi in una bacheca scambio libri l'ho trovato e quindi... Dire "romanzo" è cosa "grossa": per me si tratta di un grosso racconto. Se poi lo trattiamo da romanzo, allora le 3 stelle vanno a farsi benedire. E' un'opera prima di una ragazza di 20anni e come tale va trattata. Ha il plus di riuscire a catturare l'attenzione del lettore e di portarlo irrimendiabilmente a finire la lettura. Se si è liberi in 3 ore max la lettura è terminata (compresa una pausa caffè). Cosa non mi è piaciuto: sembra un racconto che lo psicologo ha chiesto di scrivere al termine di una lunga terapia. Non so se si tratta di questo tipo di storia, ma ciò che voglio dire è che alcune riflessioni froidiane che il personaggio principale fa sono troppo elaborate per essere un semplice ricordo, ma derivano da riflessioni ed elaborazioni strutturate dell'autore inutili talvolta e pedanti. Lo stile di scrittura è un po' puerile. Il tema del racconto è "la donna nei tempi in cui le donne, al sud, dovevano diventare solo figlie, mogli e vedove onorevoli dell'apprezzamento altrui" in comunità bloccate da un circolo sociale abbietto e costringente che nega ogni evidenza di progresso economico e culturale e dove la violenza fisica si unisce all'altrettanto dura violenza psicologica (un po' troppi luoghi comuni). Mi ha incuriosita, ma in fondo delusa.
La forza di questo libro sta decisamente nei personaggi: accattivanti, ben delineati, simpatici, determinati. Sin dai primi capitoli ci si affeziona a Josephine, Zoe, Marcel, Choupette, Philippe, Shirley, mentre si impara ad odiare Iris, Antoine, Henriette... Scritto e scolpito per colpire nel segno
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La forza di questo libro sta decisamente nei personaggi: accattivanti, ben delineati, simpatici, determinati. Sin dai primi capitoli ci si affeziona a Josephine, Zoe, Marcel, Choupette, Philippe, Shirley, mentre si impara ad odiare Iris, Antoine, Henriette... Scritto e scolpito per colpire nel segno, come una sceneggiatura di una fiction ruffiana (e ben potrebbero trarne una). Se piace il genere, ricorda un po' il Mondo di Amelie in versione commerciale. Se piace, l'acquisto del secondo volume è tappa obbligata solo per sapere che fine la Pancol fa fare ai personaggi. Una bella macchina da guerra, una lettura leggera che comunque trova lo spazio per lasciare al lettore di che riflettere sulla vita di noi comuni mortali. Grazioso.
Tra “La leggenda del pianista sull’oceano” e “L’attimo fuggente”. Catalogato come un romanzo, a mio avviso si tratta più di un grosso racconto ad alto impatto emotivo. Una favola ben raccontata e congegnata sospesa tra sogno e realtà attraverso un’alchimia “classica” dello scrivere: il racconto di
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Tra “La leggenda del pianista sull’oceano” e “L’attimo fuggente”. Catalogato come un romanzo, a mio avviso si tratta più di un grosso racconto ad alto impatto emotivo. Una favola ben raccontata e congegnata sospesa tra sogno e realtà attraverso un’alchimia “classica” dello scrivere: il racconto di una leggenda da parte di un testimone. All’inzio della storia ci troviamo di fronte ad un banale borghese “amante” della musica che acquista all’asta a buon prezzo un violino eccellente. Mentre il borghese è intento ad assaporare il suo acquisto nella sua camera d’albergo, la sua contemplazione è interrotta dall’irruzione di un personaggio che avrebbe voluto assolutamnte acquistare lo stesso strumento, ma se lo è lasciato sfuggire e che rilancia inutilmente con cifre da capogiro… Il personaggio in realtà, attraverso l’acquisto, voleva solo verificare e autenticare che la storia che aveva vissuto tempo addietro non fosse solo frutto della sua fervida immaginazione e allora si sente in dovere di raccontare al borghese la storia dietro al singolare violino e dell’uomo che lo possedeva e da cui era a sua volta posseduto: JENO VARGA. Ma niente è come appare e in un crescendo di emozioni il lettore viene rapito sino ad un finale veramente sorprendente.
brave new world
Edizioni Scolastiche Mondadori (1991) - Lingua Originale e postfazione di Huxley del 1946Il valzer lento delle tartarughe
Continuo a leggere la saga perché mi sono affezionata ai personaggi e la scrittura è scorrevole (affezione indotta in modo molto ruffiano dall’autrice fin dai primi capitoli del volume 1), ma devo ammettere che questo secondo tomo è proprio un valzer lento e personalmente non amo il valzer.continue)
Il pic ... (
Continuo a leggere la saga perché mi sono affezionata ai personaggi e la scrittura è scorrevole (affezione indotta in modo molto ruffiano dall’autrice fin dai primi capitoli del volume 1), ma devo ammettere che questo secondo tomo è proprio un valzer lento e personalmente non amo il valzer.
Il piccolo giallo che sta alla base del romanzo aiuta a tener duro fino in fondo. In questo capitolo tutti soffrono pene d’amore tanto da rendere l’argomento stucchevole. Alla fine sembra che la Pancol non sappia più cosa farsene di alcuni personaggi (tipo Henriette e il tenebroso Luca, per non parlare della brutta fine di Iris) e che pertanto questi vengano eliminati alla bell’e meglio.
Josephine e la sua inettitudine cominciano a stufare. Spero vada meglio nell’atto conclusivo della trilogia, visto che mi accingo ad affrontare ben 750 pagine.
Volevo i pantaloni
Ci sono dei libri, come "Jack frusciante è uscito dal gruppo", che hanno fatto "storia" e di cui tutti hanno parlato e se non li hai mai letti dici sempre che prima o poi li dovrai leggere. Uno di questi è "Volevo i Pantaloni".continue)
Per lungo tempo mi sono detta: prima o poi lo compro, ma non l'ho mai ... (
Ci sono dei libri, come "Jack frusciante è uscito dal gruppo", che hanno fatto "storia" e di cui tutti hanno parlato e se non li hai mai letti dici sempre che prima o poi li dovrai leggere. Uno di questi è "Volevo i Pantaloni".
Per lungo tempo mi sono detta: prima o poi lo compro, ma non l'ho mai fatto... Poi in una bacheca scambio libri l'ho trovato e quindi...
Dire "romanzo" è cosa "grossa": per me si tratta di un grosso racconto. Se poi lo trattiamo da romanzo, allora le 3 stelle vanno a farsi benedire. E' un'opera prima di una ragazza di 20anni e come tale va trattata. Ha il plus di riuscire a catturare l'attenzione del lettore e di portarlo irrimendiabilmente a finire la lettura. Se si è liberi in 3 ore max la lettura è terminata (compresa una pausa caffè).
Cosa non mi è piaciuto: sembra un racconto che lo psicologo ha chiesto di scrivere al termine di una lunga terapia. Non so se si tratta di questo tipo di storia, ma ciò che voglio dire è che alcune riflessioni froidiane che il personaggio principale fa sono troppo elaborate per essere un semplice ricordo, ma derivano da riflessioni ed elaborazioni strutturate dell'autore inutili talvolta e pedanti. Lo stile di scrittura è un po' puerile.
Il tema del racconto è "la donna nei tempi in cui le donne, al sud, dovevano diventare solo figlie, mogli e vedove onorevoli dell'apprezzamento altrui" in comunità bloccate da un circolo sociale abbietto e costringente che nega ogni evidenza di progresso economico e culturale e dove la violenza fisica si unisce all'altrettanto dura violenza psicologica (un po' troppi luoghi comuni).
Mi ha incuriosita, ma in fondo delusa.
Gli occhi gialli dei coccodrilli
La forza di questo libro sta decisamente nei personaggi: accattivanti, ben delineati, simpatici, determinati. Sin dai primi capitoli ci si affeziona a Josephine, Zoe, Marcel, Choupette, Philippe, Shirley, mentre si impara ad odiare Iris, Antoine, Henriette... Scritto e scolpito per colpire nel segno ... (continue)
La forza di questo libro sta decisamente nei personaggi: accattivanti, ben delineati, simpatici, determinati. Sin dai primi capitoli ci si affeziona a Josephine, Zoe, Marcel, Choupette, Philippe, Shirley, mentre si impara ad odiare Iris, Antoine, Henriette... Scritto e scolpito per colpire nel segno, come una sceneggiatura di una fiction ruffiana (e ben potrebbero trarne una). Se piace il genere, ricorda un po' il Mondo di Amelie in versione commerciale.
Se piace, l'acquisto del secondo volume è tappa obbligata solo per sapere che fine la Pancol fa fare ai personaggi.
Una bella macchina da guerra, una lettura leggera che comunque trova lo spazio per lasciare al lettore di che riflettere sulla vita di noi comuni mortali.
Grazioso.
Canone inverso
Tra “La leggenda del pianista sull’oceano” e “L’attimo fuggente”.continue)
Catalogato come un romanzo, a mio avviso si tratta più di un grosso racconto ad alto impatto emotivo. Una favola ben raccontata e congegnata sospesa tra sogno e realtà attraverso un’alchimia “classica” dello scrivere: il racconto di ... (
Tra “La leggenda del pianista sull’oceano” e “L’attimo fuggente”.
Catalogato come un romanzo, a mio avviso si tratta più di un grosso racconto ad alto impatto emotivo. Una favola ben raccontata e congegnata sospesa tra sogno e realtà attraverso un’alchimia “classica” dello scrivere: il racconto di una leggenda da parte di un testimone.
All’inzio della storia ci troviamo di fronte ad un banale borghese “amante” della musica che acquista all’asta a buon prezzo un violino eccellente. Mentre il borghese è intento ad assaporare il suo acquisto nella sua camera d’albergo, la sua contemplazione è interrotta dall’irruzione di un personaggio che avrebbe voluto assolutamnte acquistare lo stesso strumento, ma se lo è lasciato sfuggire e che rilancia inutilmente con cifre da capogiro… Il personaggio in realtà, attraverso l’acquisto, voleva solo verificare e autenticare che la storia che aveva vissuto tempo addietro non fosse solo frutto della sua fervida immaginazione e allora si sente in dovere di raccontare al borghese la storia dietro al singolare violino e dell’uomo che lo possedeva e da cui era a sua volta posseduto: JENO VARGA.
Ma niente è come appare e in un crescendo di emozioni il lettore viene rapito sino ad un finale veramente sorprendente.