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scimmie cattive, ma neanche troppo
Bad Monkeys è il classico romanzo che esordisce facendo un sacco di promesse. Cominci a sfogliarlo e ti senti calato in un’atmosfera a metà tra Palahniuk e Tarantino. Ma a poco a poco la narrazione perde la presa, tu ti distrai e cominci a non capirci più nulla. Ve lo racconto, tanto non vi svelerà ... (continue)
Bad Monkeys è il classico romanzo che esordisce facendo un sacco di promesse. Cominci a sfogliarlo e ti senti calato in un’atmosfera a metà tra Palahniuk e Tarantino. Ma a poco a poco la narrazione perde la presa, tu ti distrai e cominci a non capirci più nulla. Ve lo racconto, tanto non vi svelerà nulla del contenuto del libro, al massimo vi invoglierà a leggere un romanzo che in fin dei conti ha ben poco da dire.
La scena si apre su una stanza completamente bianca, al centro della stanza c’è un tavolo, da un lato del tavolo c’è un medico, dall’altra una ragazza. Jane ha addosso una di quelle casacche arancione che hai visto addosso ai carcerati di Guantanamo, è ammanettata e sembra non fregarle nulla della situazione in cui si trova. La conversazione inizia più o meno così:
“Sai perché sei qui?”
“Sì, perché ho ucciso una persona che non dovevo uccidere”
“Agli agenti che ti hanno arrestata hai detto di appartenere a un’organizzazione segreta chiamata Bad Monkeys”
“Confermo”
“Insomma cos’è che fate, nella Bad Monkeys, punite la gente malvagia?”
“No. DI solito la uccidiamo e basta”
“E uccidere non è una punizione?”
“Lo è se lo fai per vendetta. Noi abbiamo altri fini. Cerchiamo solo di fare del mondo un posto migliore”
“Uccidendo uomini malvagi?”
“Mica tutti”
Dopodichè Jane inizia a raccontare la propria storia. Una storia che inizia bene, dalla sua infanzia, una storia abbastanza cinica, intrigante, spiritosa, ben scritta.
Solo che da metà romanzo in poi iniziano a piovere stronzate.
Tipo una droga che agisce sul dna e ha la proprietà di stravolgere il tempo (quello dell’orologio, non quello climatico). Tipo che si scopre che nell’organizzazione ci sono dei clown armati di accetta che vanno in giro a fare non si sa bene cosa, non si sa bene perché. Tipo che viene fuori che Jane ha un fratello e che questo fratello non è esattamente lo stinco di santo che lei ci vuole far credere. E alla fine sto fratello diventa il nemico contro cui Jane deve combattere…e bla bla.
Così arrivi alle ultime pagine del libro che hai solo voglia di finirlo. E quando l’autore ti svela l’inganno (non ve lo dico, dai, non sono mica così crudele) tu ci eri arrivato da un pezzo, e non perché sei un genio, ma perché l’autore praticamente te l’aveva già fatto capire più volte.
Così ieri sera ho chiuso questo libro con la sensazione di aver tra le mani un’occasione sprecata. Poteva tirarne fuori un capolavoro e ne ha fatto una mezza-stronzata buona forse per un film da presentare alle fiere dei film di genere. Un po’ come se ti manca uno strike per vincere la partita e invece lanci la palla con sufficienza, così questa rotola veloce per metà pista ma poi comincia a rallentare e alla fine arriva a malapena a far cadere due o tre birilli.
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