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letteratura …
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By Alice Munro -
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Nemico, amico, amante
Mi è molto piaciuto il racconto “Post and beam”. Non sto a riassumerlo, ma riprendo solo un elemento, che è poi quello che più mi ha colpito. La protagonista immagina che sua cugina, cui è molto affezionata, durante una sua assenza, si sia suicidata per una serie di frustrazioni, delusioni, dolori, ... (continue)
Mi è molto piaciuto il racconto “Post and beam”. Non sto a riassumerlo, ma riprendo solo un elemento, che è poi quello che più mi ha colpito. La protagonista immagina che sua cugina, cui è molto affezionata, durante una sua assenza, si sia suicidata per una serie di frustrazioni, delusioni, dolori, anche a causa sua. È un’idea un po’ folle, di quelle che ci vengono quando abbiamo paura che succeda qualcosa e paventiamo il peggio. Ma la paura è tale che arriva a stringere un patto (con chi? con il dio in cui non crede? non importa con chi, forse con se stessa…). Se mia cugina sarà ancora viva, al mio ritorno a casa – si dice - ebbene farò questo: e si immagina cosa potrà fare. Esclude i figli: no, questi non mi li toccare, ma il resto va bene tutto. E allora, immagina andrò a messa la domenica, crederò in dio, adotterò un bambino di un Paese povero, oppure mi taglierò i capelli, o non mi truccherò più, o non strizzerò più i seni in un reggiseno a balconcino, oppure – e questo è un sacrificio che solo noi lettori avidi possiamo capire – non leggerò più.
Poi arriva a casa e naturalmente non è successo niente. E ringrazia quel dio che ha permesso questo, però le sovviene il patto. E adesso cosa faccio? In fondo non aveva deciso, aveva pensato che le circostanze avrebbero deciso per lei, avrebbero sancito cosa avrebbe dovuto fare. E all’improvviso capisce: non devo fare nulla, solo continuare la vita che sto facendo, capire che non ci saranno più miracoli, amori, avventure, cambiamenti, come ormai è da un po’ di tempo.
Ecco, questo è il nostro eroismo. Continuare queste nostre vite ormai stanche, spente, monotone, ma sì Signore ti prego andrò avanti così ma non toccarmi i miei figli, salvami dalle sciagure, dalle malattie, dalle miserie. Imparerò a non sperare più, ogni giorno porterò la mia croce, ma lasciami questo quieto inferno, ti prego.
È un racconto fantastico, e – ciliegina sulla torta – la Munro chiude dicendo “era solo il primo patto che faceva”. Quanti altri patti avrebbe dovuto fare nella vita? Quanti ne abbiamo fatti ormai noi nella nostra vita?