Patrick Dennis alias Virginia Rowans alias Edward Everett Tanner III
Quando nel 2009 tutti compravano questo libro non immaginavo si trattasse di un vecchio libro del 55 da cui era stata tratta una versione teatrale e un famoso film con Rosalind Russell come protagonista che ricordavo di aver visto da piccola. Quindi leggendo il film si è sovrapposto e ha avuto la me
... (continue)
Quando nel 2009 tutti compravano questo libro non immaginavo si trattasse di un vecchio libro del 55 da cui era stata tratta una versione teatrale e un famoso film con Rosalind Russell come protagonista che ricordavo di aver visto da piccola. Quindi leggendo il film si è sovrapposto e ha avuto la meglio togliendomi l'effetto sorpresa. La novità è stata l'appendice di Matteo Codignola che racconta il backstage. La parte più interessante.
se volete rilassarvi con una lettura di poco impegno ma divertente questo libro è molto adatto. mi ha ricordato un po' un libro della Kinsella, non so quale sia stato scritto prima, tuttavia non sfigura al confronto. divertente l'immagine della nostra Venezia ad uso e consumo del lettore americano.
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se volete rilassarvi con una lettura di poco impegno ma divertente questo libro è molto adatto. mi ha ricordato un po' un libro della Kinsella, non so quale sia stato scritto prima, tuttavia non sfigura al confronto. divertente l'immagine della nostra Venezia ad uso e consumo del lettore americano. piacevole (oh, molto piacevole!) tutta la parte culinaria... propongo una visita collettiva al termine della catena di lettura :)
Sei autori, partendo dallo stesso spunto inziale, sviluppano personaggi e situazioni diverse che vanno dalla fantascienza al noir. La prefazione avverte che le pretese non sono eccessive, sono state scritte per il piacere di giocare con la fantasia. Il risultato è secondo me buono nel complesso anch
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Sei autori, partendo dallo stesso spunto inziale, sviluppano personaggi e situazioni diverse che vanno dalla fantascienza al noir. La prefazione avverte che le pretese non sono eccessive, sono state scritte per il piacere di giocare con la fantasia. Il risultato è secondo me buono nel complesso anche se non tutte le storie sono sullo stesso livello. Mi han fatto buona compagnia in questa domenica di giugno grigia e piovosa come a novembre.
su richiesta degli autori dettaglio un commento per ciascun racconto:
Come ho cambiato il mondo (Massimo Bolognino) Fantascienza. Olofilm e olocam. Una scoperta che cambia la vita degli esseri umani rendendoli perfettamente onesti ma ahimè la perfezione non è di questo mondo e porta all’infelicità e al suicidio come la peggior disgrazia. Interessante soluzione con retrogusto sociologico ma scarsamente entusiasmante. Un po’ freddo e distante coinvolge poco a livello emozionale. Troppo centrato sull’esplicazione della trama a scapito dei personaggi e del dialogo che è quasi assente.
Giada (Diego Bortolozzo) Anche qui siamo nel regno della fantascienza. Futuro lontanissimo, Colonie su nuovi mondi e viaggi che durano decine di anni. La storia parte con un flashback. Ambiente e personaggi sono ben disegnati. I sentimenti e le emozioni si sprecano: amore, odio, desiderio di vendetta, nostalgia. Non è male ma il finale un po’ patetico non sorregge le aspettative.
Anneke (Tommaso Gabbriellini) Noir. Due truffatori con doti istrioniche inscenano sul treno una lite con finale hard per il gonzo di turno. Forse sarebbe più semplice e redditizio il classico “o la borsa o la vita” ma tant’è… Poi c’è un morto (che non è un morto) e la storia si complica. Il cattivo se la fa sotto e scappa ma poi i sensi di colpa lo riportano a casa. Non sarà una buona idea. Le parti si invertono, la vittima si fa carnefice liberandosi dal gioco e riguadagnando la propria verginità. Non banale.
Un altro giro di vite (Barbara Grilli) Storia all’inizio consueta ma che si svela a poco a poco insolita e crudele cercando di sorprendere il lettore. Ma anche se il diavolo ci mette la coda il racconto non decolla o forse Lucifero ha perso la sua verve perché pare più un ragioniere in pensione che un cacciatore di anime. Nel finale ti aspetti il pugno nello stomaco e invece il racconto si ingarbuglia definitivamente così che bisogna mettersi d’impegno per capire che finisce proprio come avevi immaginato che finisse. Peccato, le premesse erano buone.
Nessun inizio, una fine (Antonio Mannolini) Qui la ricerca si fa sul lessico e non sulla trama lasciando altrove ogni storia e fregandosene dei personaggi. E’ il racconto più ambizioso ma anche il più difficile da commentare perché richiede al lettore di inseguire il filo del pensiero altrui e non il proprio pathos cosa che non sempre si ha voglia di fare. Può essere un felice incontro dunque o una scazzottata feroce o un banale ignorarsi. Il finale non lascia spazio a ripensamenti.
L’ultimo viaggio (Alessandro Ruoso) Minimalista. Coppia in fuga dalla famiglia per coronare un sogno d’amore. Amore di cui sfugge un po’ l’essenza perché lui ignora lei quasi totalmente per l’intero racconto. Ma lei pare essere incinta, quindi la sostanza dell’amore c’è…Il compagno di viaggio si inventa ginecologo, padre, frate guardiano e Babbo Natale fuori stagione e offre i suoi servigi non richiesti con la stessa mielata viscidezza dei vecchi che invitano le ragazzine nei portoni con scuse improbabili. Ci sono diverse incongruenze, ad esempio perché il medico fa il pendolare e sebbene sia ben conosciuto nessuno lo chiama dottore? Buoni sentimenti e nessuna sorpresa.
ottimo thriller con il crescendo e il pathos di un buon film di genere. e finalmente un serial killer che non va a caccia di tenere verginelle ma violenta uomini... per le pari opportunità
Zia Mame
Quando nel 2009 tutti compravano questo libro non immaginavo si trattasse di un vecchio libro del 55 da cui era stata tratta una versione teatrale e un famoso film con Rosalind Russell come protagonista che ricordavo di aver visto da piccola. Quindi leggendo il film si è sovrapposto e ha avuto la me ... (continue)
Quando nel 2009 tutti compravano questo libro non immaginavo si trattasse di un vecchio libro del 55 da cui era stata tratta una versione teatrale e un famoso film con Rosalind Russell come protagonista che ricordavo di aver visto da piccola. Quindi leggendo il film si è sovrapposto e ha avuto la meglio togliendomi l'effetto sorpresa. La novità è stata l'appendice di Matteo Codignola che racconta il backstage. La parte più interessante.
Zenzero e cannella
se volete rilassarvi con una lettura di poco impegno ma divertente questo libro è molto adatto. mi ha ricordato un po' un libro della Kinsella, non so quale sia stato scritto prima, tuttavia non sfigura al confronto. divertente l'immagine della nostra Venezia ad uso e consumo del lettore americano. ... (continue)
se volete rilassarvi con una lettura di poco impegno ma divertente questo libro è molto adatto. mi ha ricordato un po' un libro della Kinsella, non so quale sia stato scritto prima, tuttavia non sfigura al confronto. divertente l'immagine della nostra Venezia ad uso e consumo del lettore americano. piacevole (oh, molto piacevole!) tutta la parte culinaria... propongo una visita collettiva al termine della catena di lettura :)
Voci dalla Grecia moderna
per la mamma di Koukla grande appassionata di letteratura
Vite deragliate
Sei autori, partendo dallo stesso spunto inziale, sviluppano personaggi e situazioni diverse che vanno dalla fantascienza al noir. La prefazione avverte che le pretese non sono eccessive, sono state scritte per il piacere di giocare con la fantasia. Il risultato è secondo me buono nel complesso anch ... (continue)
Sei autori, partendo dallo stesso spunto inziale, sviluppano personaggi e situazioni diverse che vanno dalla fantascienza al noir. La prefazione avverte che le pretese non sono eccessive, sono state scritte per il piacere di giocare con la fantasia. Il risultato è secondo me buono nel complesso anche se non tutte le storie sono sullo stesso livello. Mi han fatto buona compagnia in questa domenica di giugno grigia e piovosa come a novembre.
su richiesta degli autori dettaglio un commento per ciascun racconto:
Come ho cambiato il mondo (Massimo Bolognino)
Fantascienza. Olofilm e olocam. Una scoperta che cambia la vita degli esseri umani rendendoli perfettamente onesti ma ahimè la perfezione non è di questo mondo e porta all’infelicità e al suicidio come la peggior disgrazia. Interessante soluzione con retrogusto sociologico ma scarsamente entusiasmante. Un po’ freddo e distante coinvolge poco a livello emozionale. Troppo centrato sull’esplicazione della trama a scapito dei personaggi e del dialogo che è quasi assente.
Giada (Diego Bortolozzo)
Anche qui siamo nel regno della fantascienza. Futuro lontanissimo, Colonie su nuovi mondi e viaggi che durano decine di anni. La storia parte con un flashback. Ambiente e personaggi sono ben disegnati. I sentimenti e le emozioni si sprecano: amore, odio, desiderio di vendetta, nostalgia. Non è male ma il finale un po’ patetico non sorregge le aspettative.
Anneke (Tommaso Gabbriellini)
Noir. Due truffatori con doti istrioniche inscenano sul treno una lite con finale hard per il gonzo di turno. Forse sarebbe più semplice e redditizio il classico “o la borsa o la vita” ma tant’è… Poi c’è un morto (che non è un morto) e la storia si complica. Il cattivo se la fa sotto e scappa ma poi i sensi di colpa lo riportano a casa. Non sarà una buona idea. Le parti si invertono, la vittima si fa carnefice liberandosi dal gioco e riguadagnando la propria verginità. Non banale.
Un altro giro di vite (Barbara Grilli)
Storia all’inizio consueta ma che si svela a poco a poco insolita e crudele cercando di sorprendere il lettore. Ma anche se il diavolo ci mette la coda il racconto non decolla o forse Lucifero ha perso la sua verve perché pare più un ragioniere in pensione che un cacciatore di anime. Nel finale ti aspetti il pugno nello stomaco e invece il racconto si ingarbuglia definitivamente così che bisogna mettersi d’impegno per capire che finisce proprio come avevi immaginato che finisse. Peccato, le premesse erano buone.
Nessun inizio, una fine (Antonio Mannolini)
Qui la ricerca si fa sul lessico e non sulla trama lasciando altrove ogni storia e fregandosene dei personaggi. E’ il racconto più ambizioso ma anche il più difficile da commentare perché richiede al lettore di inseguire il filo del pensiero altrui e non il proprio pathos cosa che non sempre si ha voglia di fare. Può essere un felice incontro dunque o una scazzottata feroce o un banale ignorarsi. Il finale non lascia spazio a ripensamenti.
L’ultimo viaggio (Alessandro Ruoso)
Minimalista. Coppia in fuga dalla famiglia per coronare un sogno d’amore. Amore di cui sfugge un po’ l’essenza perché lui ignora lei quasi totalmente per l’intero racconto. Ma lei pare essere incinta, quindi la sostanza dell’amore c’è…Il compagno di viaggio si inventa ginecologo, padre, frate guardiano e Babbo Natale fuori stagione e offre i suoi servigi non richiesti con la stessa mielata viscidezza dei vecchi che invitano le ragazzine nei portoni con scuse improbabili. Ci sono diverse incongruenze, ad esempio perché il medico fa il pendolare e sebbene sia ben conosciuto nessuno lo chiama dottore? Buoni sentimenti e nessuna sorpresa.
Viole(n)t Red
ottimo thriller con il crescendo e il pathos di un buon film di genere. e finalmente un serial killer che non va a caccia di tenere verginelle ma violenta uomini... per le pari opportunità