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Nascita di un mito borghese -
Si è spesso criticato Daniel Defoe per la mancanza di un'organizzazione complessiva delle sue storie, per il suo procedere per frammenti di realtà ed episodi isolati, senza saper costruire un romanzo vero e proprio: nel caso del Robinson Crusoe credo che la critica sia completamente ingiustificata. ... (
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Feb 4, 2012 |
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La follia di Almayer
Questa prima opera di Conrad ha una trama abbastanza semplice ed avvincente, con personaggi ben delineati e riconoscibili, spinti da una passionalità molto marcata e con motivazioni sempre ben delucidate: sarà forse per questo che è stata accolta dai contemporanei come uno dei tanti romanzi di evasi ... (continue)
Questa prima opera di Conrad ha una trama abbastanza semplice ed avvincente, con personaggi ben delineati e riconoscibili, spinti da una passionalità molto marcata e con motivazioni sempre ben delucidate: sarà forse per questo che è stata accolta dai contemporanei come uno dei tanti romanzi di evasione, una vicenda avventuroso-sentimentale ambientata in un esotico oriente...
Quello che colpisce ad una prima lettura è, in effetti, una abbastanza inconsueta, in Conrad, mancanza di ambiguità: tutto viene esplicitato, non restano zone oscure, colpi di scena silenziosi, colpe inconfessabili o taciute. Ogni personaggio trova il sentiero del suo destino e in quello anche il limite della sua creazione.
Nina, la figlia meticcia di Almayer, (educata all'europea, per volere del padre), fugge per amore con il suo guerriero malese, Dain, un figlio di Rajah, temuto e rispettato capo della sua gente.
Certo, Almayer va incontro ad un completo fallimento delle sue aspirazioni, fino a bruciare la sua abitazione e a consumarsi nel fumo dell'oppio per cercare di dimenticare l'esistenza stessa della figlia, che lo ha tradito.
Ma in cosa è consistito questo tradimento? Ah, qui le cose si complicano, e maledettamente, anche.
Sì, perché Almayer è un bianco, l'unico bianco di quelle contrade, circondato, per quanto in declino, dal prestigio di essere un rappresentante della razza superiore... la fuga della figlia con un malese! quale onta imperdonabile, quale offesa bruciante alla propria dignità di uomo bianco!
In realtà, tutti presentano delle crepe nella loro granitica individualità, nelle certezze delle loro scelte:
Nina: Alla sua natura risoluta, comunque, dopo tutti quegli anni, la sincerità di propositi selvaggia e priva di compromessi mostrata dai suoi consanguinei malesi le pareva almeno preferibile all'untuosa ipocrisia, alle educate finzioni, alle virtuose simulazioni di quei bianchi con cui aveva avuto la sfortuna di entrare in contatto. Dopo tutto era la sua vita, e lo sarebbe stata anche in futuro; e così pensando, cadde sempre di più sotto l'influenza della madre. Aspirando, nella sua ignoranza, a trovare un lato migliore in quella vita, ascoltava avidamente i racconti della vecchia sulle glorie svanite dei Rajah, della cui stirpe lei stessa era frutto, e si faceva a mano a mano più indifferente, più sprezzante nei confronti delle sue ascendenze bianche, rappresentate da un padre debole e privo di tradizioni.
Dain: Dopo avere delicatamente deposto Nina all'ombra dei cespugli che crescevano in mezzo all'isolotto, Dain si buttò accanto a lei e osservò, in un silenzio preoccupato, le lacrime che le scorrevano giù dalle palpebre chiuse, e si perdevano in quella sabbia fine su cui erano distesi faccia a faccia. Queste lacrime e questo dolore costituivano per lui un profondo e inquietante mistero. Ora che il pericolo era passato, qual era la causa di questa sofferenza? Dain non dubitava dell'amore di Nina più di quanto non dubitasse della propria esistenza, ma osservandola appassionatamente in volto, guardando le sue lacrime, le labbra socchiuse, il suo stesso respiro, si sentiva inquieto e consapevole di qualcosa in lei che non poteva capire. Senza dubbio Nina aveva la saggezza degli esseri perfetti. Sospirò. Sentiva che qualcosa di invisibile si levava fra di loro, qualcosa che gli avrebbe consentito di avvicinarsi a lei fino a un certo punto, ma non oltre. Né il desiderio, né la passione, e neppure uno sforzo di volontà o una lunga esistenza avrebbero potuto distruggere questa vaga sensazione della loro differenza. Con costernazione ma anche con grande orgoglio, Dain concluse che si trattava dell'incomparabile perfezione di Nina. Lei era sua, e al tempo stesso era come una donna di un altro mondo.
Sua! Sua! Esultò a questo pensiero di gloria; ma quelle lacrime lo addoloravano.
Almayer: Ad Almayer pareva della massima importanza sottolinearle la sua intenzione di non perdonarla mai. Era convinto che la sua fede in lei fosse stata il fondamento delle sue speranze, la causa del suo coraggio, della sua determinazione a vivere, a lottare, e a vincere per il suo bene. E ora questa fede era sparita, distrutta dalle stesse mani di Nina; distrutta crudelmente, a tradimento, nell'oscurità; nel momento stesso del successo. Nella completa rovina dei suoi affetti e di tutti i suoi sentimenti, nel disordine caotico dei suoi pensieri, al di là della confusa sensazione di un acuto dolore fisico che lo prendeva tutto, come se una frusta lo colpisse attorcigliandosi intorno al suo corpo dalle spalle ai piedi, gli rimaneva chiara e definita un'unica idea; non perdonarla; un unico desiderio: dimenticarla. Ed era necessario renderlo chiaro a lei - e a se stesso - attraverso frequenti ripetizioni. Questo era per lui un dovere nei confronti di sé, della sua razza, delle sue rispettabili conoscenze; dell'intero universo turbato e scosso da questa tremenda catastrofe della sua vita. Lo vedeva con chiarezza e credeva di essere un uomo forte. Si era sempre inorgoglito per la propria incrollabile fermezza. Eppure aveva paura. Lei era stata tutto per lui. E se il ricordo del proprio amore per lei avesse finito per affievolire il senso della sua dignità? Nina era una donna eccezionale; lui ne era consapevole; tutta la grandezza nascosta della propria natura - cui Almayer credeva sinceramente - si era trasfusa in quella snella figura di ragazza. Si sarebbero potute fare grandi cose! E se ora d'improvviso l'avesse stretta al petto, dimenticando la propria vergogna, e il dolore, e la rabbia, e ... l'avesse seguita! E se avesse cambiato i propri sentimenti, se non la propria pelle, e le avesse reso la vita più facile fra i due amori che l'avrebbero protetta da qualsiasi disgrazia! Il suo cuore anelava a lei. E se le avesse detto che il suo amore per lei era più grande di...
"Non ti perdonerò mai, Nina!", gridò, balzando su follemente, d'un tratto terrorizzato dal suo stesso sogno.
Quella fu l'ultima volta in cui lo si sentì alzare la voce. Da allora parlò sempre con un monotono sussurro, come uno strumento di cui tutte le corde tranne una si siano spezzate in un ultimo risonante fragore prodotto da un colpo troppo violento.
Il quadro è complicato ulteriormente dalla presenza di altri personaggi, tutti aventi un loro ruolo nel complesso gioco di potere tra le diverse etnie che si scontrano in quella zona del mondo: la bianca, la malese e l'araba.
L'ambientazione esotica, allora, resa con rapide ma efficacissime pennellate, (e di quel fiume e di quella foresta ti sembra davvero di essere stato un testimone diretto), non è un'espediente esterno alla narrazione, ma costituisce il suo nucleo problematico principale, nel quadro complesso dei rapporti di dominio tra razze diverse e in quella sorta di interiorizzazione delle ragioni del colonialismo, che sembra essere il colpevole movente dell'opera conradiana.