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Del nostro sangue
che ti vorrebbe voglia di andarci a cena, con quello lìL'appennino meridionale è un luogo magico
E se tra le evocazioni del ritmo popolare, del declino inclemente del terremoto, del pensare che prima o poi ci andrò e poi non hai il tempo.
Come non hai il tempo per il gusto di guardare alle cose che mangi perima di ingoiarle.
Un traduttore distrus ... (continue)
L'appennino meridionale è un luogo magico
E se tra le evocazioni del ritmo popolare, del declino inclemente del terremoto, del pensare che prima o poi ci andrò e poi non hai il tempo.
Come non hai il tempo per il gusto di guardare alle cose che mangi perima di ingoiarle.
Un traduttore distrusse una poesia di Garcia Lorca scrivendo "inghiottire". Forse si inghiotte una cattedrale. Oppure si è ghiotti, famelici, arrabbiati con le proprie viscere e si trangugia il senso della memoria.
Un viandante, un cercatore di senso, un mistero che è la chiave di cosa non sai ma sai che lo mangi, e come respirare l'aria di quelle montagne sai che ti sostiene, e non puoi senza.
Leggi e ti sale la saliva in gola, pensando al tempo sprecato a non indagare gli attimi di memoria che ti sono passanti davanti, e dentro, assaporando tra occhi amici, e labbra incandescenti il gioco del viaggio e del cibo.
Mi è piaciuta ascoltare la vicina via dei canti con gli ingredienti.
Forse di autentico, ci è rimasto l'ingrediente appunto.
Mi è venuto in mente Barthes, ma forse c'entra poco. Se non nella breve disarticolazione di qualche luogo comune (gastronomico, geografico, esistenziale) cui siamo così tenacemente affezionati.
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