A me è piaciuto tantissimo. In questi racconti, mai banali, è descritto il processo di abbandono definitivo della lotta di classe da parte di moltissime componenti di quella galassia composita che era l'autonomia operaia. Ma, altresì, è descritta, in maniera coinvolgente ed emozionante (almeno per m
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A me è piaciuto tantissimo. In questi racconti, mai banali, è descritto il processo di abbandono definitivo della lotta di classe da parte di moltissime componenti di quella galassia composita che era l'autonomia operaia. Ma, altresì, è descritta, in maniera coinvolgente ed emozionante (almeno per me), la voglia di continuare a resistere e a lottare di quei pochi arrabbiati che non si fecero abbindolare dal riformismo bertinottiano o dall'estetica dello scontro (tutto fumo e niente arrosto) delle tute bianche (poi disobbedienti). Una galassia minoritaria in lotta contro tutto e tutti, fossero ex amici (i Cobas) fossero nemici (fasci, sbirri, diessini, cgiellini). La cosa che mi ha impressionato è la lucidità con cui il tutto viene raccontato. Questo libro non descrive soltanto la storia del protagonista ma anche quella di alcuni ragazzi degli anni '90, appartenenti a ciò che rimaneva dell'autonomia o ad altre realtà antagoniste (veramente tali), allergici ai compromessi e consapevoli, chi più chi meno, che l'andazzo preso dal movimento avrebbe portato presto ad anellare sconfitte su sconfitte (in piazza come a livello di contenuti) .
Sono felice di avere trovato questo libricino del 1961 nei meandri degli scaffali del "Libraccio". Con semplicità ed uno stile scorrevole, da reportage giornalistico, Gian Carlo Fusco descrive la "campagna" di Albania e di Grecia, Il "grande" piano di invasione delle due nazioni, chiamato "Evenienz
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Sono felice di avere trovato questo libricino del 1961 nei meandri degli scaffali del "Libraccio". Con semplicità ed uno stile scorrevole, da reportage giornalistico, Gian Carlo Fusco descrive la "campagna" di Albania e di Grecia, Il "grande" piano di invasione delle due nazioni, chiamato "Evenienza G.". Un'operazione che, secondo le brillanti menti di mussolini e dei suoi generali, sarebbe stata sbrigativa e dagli effetti "immediati e travolgenti", ed invece si rivelò una palude nella quale dal 1939 al 1941 si impantanarono il grosso delle truppe nazionali. Fusco, nel libro, Degno delle migliori pagine di Rigoni Srtern e di Revelli, racconta i fatti, le battaglie, le decisioni degli alti comandi e, soprattutto, le esistenze dei soldati. A momenti sembra quasi di avere di fronte e potere guardare negli occhi i fanti siciliani della "Piemonte", gli alpini della "Julia" o gli abruzzesi del battaglione "L'Aquila", uomini incrostati dal fango che si trascinavano a fatica con ai piedi scarponi di cartone sciolti dalla pioggia. Un racconto a tinte forti che rende palese l'imperizia e l'incapacità dei burocrati militari e fascisti che, spinti dalla sete di potere propria e di quel criminale di mussolini, mandarono al macello migliaia di uomini. Il senso di quella guerra (e di molte altre) è (quasi) tutto racchiuso nelle parole di un alpino che, nel Dicembre del '41, intervenendo in una discussione tra commilitoni dice:"Noi lassù, più che il natale si fa festa la pifania. Se ero a casa, nello scalfarotto del bambino ci mettevo anche un biglietto con su scritto: caro Nani, ricordatelo, che i signori ci hanno la terra mentre i poveri fanno la guerra".
Questo libro dovrebbe essere diffuso capillarmente, dovrebbe essere letto e riletto soprattutto nelle scuole. Rappresenta l'archetipo della ricostruzione degli avvenimenti storici "dal basso", ovvero da parte di chi la storia la ha vissuta e ne è stato un protagonista. Nuto Revelli ricostruisce la p
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Questo libro dovrebbe essere diffuso capillarmente, dovrebbe essere letto e riletto soprattutto nelle scuole. Rappresenta l'archetipo della ricostruzione degli avvenimenti storici "dal basso", ovvero da parte di chi la storia la ha vissuta e ne è stato un protagonista. Nuto Revelli ricostruisce la propria esperienza di giovane militare in pieno regime fascista, di protagonista della disastrosa spedizione italiana in Unione Sovietica ed infine di partigiano antifascista nelle formazioni "giustizia e libertà" nel Cunense. Il libro è interamente pervaso da una grandissima tensione morale e le numerose storie, piccole e grandi, in esso riportate, danno una dignità, se possibile, ancora più grande, alla resistenza antifascista e fanno urlare vendetta verso le attuali "allegre" ricostruzioni di quell'infame dittatura tutte indirizzare a revisionarne la storia in termini positivi. Riporto uno dei passi più "attuali" dell'intero libro:</p><p>"Non avevo capito niente del fascismo; nulla delle leggi razziali del 1938. E chi non capisce nel momento giusto rischia di capire quando è troppo tardi".
Dopo un bel po' mi sono andato a rileggere questo libricino che riporta una serie di discorsi che Marx tenne intorno al 1849. L'edizione è arricchita da una serie di considerazione sul libero scambio e da una serie di appunti "disordinati" dello stesso Marx che approfondiscono la sua concezione del
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Dopo un bel po' mi sono andato a rileggere questo libricino che riporta una serie di discorsi che Marx tenne intorno al 1849. L'edizione è arricchita da una serie di considerazione sul libero scambio e da una serie di appunti "disordinati" dello stesso Marx che approfondiscono la sua concezione del salario. Si tratta di una introduzione veramente semplice alle linee guida dell'analisi marxiana del rapporto tra capitale è lavoro con un'efficacissima spiegazione dei concetti base che ne caratterizzeranno l'intera opera (in particolare il processo in base al quale lo sviluppo e la trasformazione dei mezzi di produzione ed il rapporto tra le forze produttive determinano i rapporti sociali). Ovviamente è un'opera "giovane" che lo stesso Marx nel corso dei suoi studi rivide e corresse, ma è fondamentale (ripeto, soprattutto per la semplicità che la caratterizza) per affrontare opere ben più complesse. Ne consiglio vivamente la lettura a coloro che non credono che il marxismo sia una scienza attuale, perchè troveranno la spiegazione all'attuale crisi economica.
Per rendersi conto di quanta idiozia e malafede alberghi in coloro che vorrebbero ripristinare il 4 Novembre come giornata di festa nazionale, non vi è certo bisogno di leggere "un anno sull'altipiano". Ma, senza ombra di dubbio, questa raccolta di memorie di Emilio Lussu è un libro fondamentale per
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Per rendersi conto di quanta idiozia e malafede alberghi in coloro che vorrebbero ripristinare il 4 Novembre come giornata di festa nazionale, non vi è certo bisogno di leggere "un anno sull'altipiano". Ma, senza ombra di dubbio, questa raccolta di memorie di Emilio Lussu è un libro fondamentale per avere una corretta visione della macelleria sociale che fu la prima guerra mondiale. Milioni di proletari mandati a massacrare e a farsi massacrare in nome della patria, da poche decine di alti graduati (soprattutto generali), vigliacchi, inetti, legati ai savoia ed al soldo dei "padroni del vapore" (unici beneficiari della guerra). Ogni singolo episodio riportato nel libro palesa questa realtà, dagli insensati "assalti alla baionetta", alle grandi dosi di cognac "offerte" dagli alti comandi e consumate in abbondanza dai soldati. Una testimonianza contro l'assurdità e l'atrocità della guerra che dovrebbe divenire libro di testo nelle scuole.
"Io mi difendo bevendo. Altrimenti, sarei già al manicomio. Contro le scelleratezze del mondo, un uomo onesto si difende bevendo. E' da oltre un anno che faccio la guerra su tutti i fronti, e finora non ho visto in faccia un austriaco. Eppure ci uccidiamo a vicenda, tutti i giorni. Uccidersi senza conoscersi, senza neppure vedersi! E' orribile! E' per questo che ci ubbriachiamo tutti, da una parte e dall'altra..."
"L'assalto! Dove si andava? Si abbandonavano i ripari e si usciva. Dove? Le mitragliatrici, tutte, sdraiate sul ventre imbottito di cartucce, ci aspettavano. Chi non ha conosciuto quegli istanti, non ha conosciuto la guerra."
"... poichè i nostri veri nemici non sono oltre le nostre trincee..."
"I nostri generali sembra che ci siano stati mandati dal nemico, per distruggerci."
Scontri di piazza
A me è piaciuto tantissimo. In questi racconti, mai banali, è descritto il processo di abbandono definitivo della lotta di classe da parte di moltissime componenti di quella galassia composita che era l'autonomia operaia. Ma, altresì, è descritta, in maniera coinvolgente ed emozionante (almeno per m ... (continue)
A me è piaciuto tantissimo. In questi racconti, mai banali, è descritto il processo di abbandono definitivo della lotta di classe da parte di moltissime componenti di quella galassia composita che era l'autonomia operaia. Ma, altresì, è descritta, in maniera coinvolgente ed emozionante (almeno per me), la voglia di continuare a resistere e a lottare di quei pochi arrabbiati che non si fecero abbindolare dal riformismo bertinottiano o dall'estetica dello scontro (tutto fumo e niente arrosto) delle tute bianche (poi disobbedienti). Una galassia minoritaria in lotta contro tutto e tutti, fossero ex amici (i Cobas) fossero nemici (fasci, sbirri, diessini, cgiellini). La cosa che mi ha impressionato è la lucidità con cui il tutto viene raccontato. Questo libro non descrive soltanto la storia del protagonista ma anche quella di alcuni ragazzi degli anni '90, appartenenti a ciò che rimaneva dell'autonomia o ad altre realtà antagoniste (veramente tali), allergici ai compromessi e consapevoli, chi più chi meno, che l'andazzo preso dal movimento avrebbe portato presto ad anellare sconfitte su sconfitte (in piazza come a livello di contenuti) .
Guerra d'Albania
Sono felice di avere trovato questo libricino del 1961 nei meandri degli scaffali del "Libraccio".continue)
Con semplicità ed uno stile scorrevole, da reportage giornalistico, Gian Carlo Fusco descrive la "campagna" di Albania e di Grecia, Il "grande" piano di invasione delle due nazioni, chiamato "Evenienz ... (
Sono felice di avere trovato questo libricino del 1961 nei meandri degli scaffali del "Libraccio".
Con semplicità ed uno stile scorrevole, da reportage giornalistico, Gian Carlo Fusco descrive la "campagna" di Albania e di Grecia, Il "grande" piano di invasione delle due nazioni, chiamato "Evenienza G.". Un'operazione che, secondo le brillanti menti di mussolini e dei suoi generali, sarebbe stata sbrigativa e dagli effetti "immediati e travolgenti", ed invece si rivelò una palude nella quale dal 1939 al 1941 si impantanarono il grosso delle truppe nazionali. Fusco, nel libro, Degno delle migliori pagine di Rigoni Srtern e di Revelli, racconta i fatti, le battaglie, le decisioni degli alti comandi e, soprattutto, le esistenze dei soldati. A momenti sembra quasi di avere di fronte e potere guardare negli occhi i fanti siciliani della "Piemonte", gli alpini della "Julia" o gli abruzzesi del battaglione "L'Aquila", uomini incrostati dal fango che si trascinavano a fatica con ai piedi scarponi di cartone sciolti dalla pioggia. Un racconto a tinte forti che rende palese l'imperizia e l'incapacità dei burocrati militari e fascisti che, spinti dalla sete di potere propria e di quel criminale di mussolini, mandarono al macello migliaia di uomini. Il senso di quella guerra (e di molte altre) è (quasi) tutto racchiuso nelle parole di un alpino che, nel Dicembre del '41, intervenendo in una discussione tra commilitoni dice:"Noi lassù, più che il natale si fa festa la pifania. Se ero a casa, nello scalfarotto del bambino ci mettevo anche un biglietto con su scritto: caro Nani, ricordatelo, che i signori ci hanno la terra mentre i poveri fanno la guerra".
Le due guerre
Questo libro dovrebbe essere diffuso capillarmente, dovrebbe essere letto e riletto soprattutto nelle scuole. Rappresenta l'archetipo della ricostruzione degli avvenimenti storici "dal basso", ovvero da parte di chi la storia la ha vissuta e ne è stato un protagonista. Nuto Revelli ricostruisce la p ... (continue)
Questo libro dovrebbe essere diffuso capillarmente, dovrebbe essere letto e riletto soprattutto nelle scuole. Rappresenta l'archetipo della ricostruzione degli avvenimenti storici "dal basso", ovvero da parte di chi la storia la ha vissuta e ne è stato un protagonista. Nuto Revelli ricostruisce la propria esperienza di giovane militare in pieno regime fascista, di protagonista della disastrosa spedizione italiana in Unione Sovietica ed infine di partigiano antifascista nelle formazioni "giustizia e libertà" nel Cunense. Il libro è interamente pervaso da una grandissima tensione morale e le numerose storie, piccole e grandi, in esso riportate, danno una dignità, se possibile, ancora più grande, alla resistenza antifascista e fanno urlare vendetta verso le attuali "allegre" ricostruzioni di quell'infame dittatura tutte indirizzare a revisionarne la storia in termini positivi. Riporto uno dei passi più "attuali" dell'intero libro:</p><p>"Non avevo capito niente del fascismo; nulla delle leggi razziali del 1938. E chi non capisce nel momento giusto rischia di capire quando è troppo tardi".
Lavoro salariato e capitale
Dopo un bel po' mi sono andato a rileggere questo libricino che riporta una serie di discorsi che Marx tenne intorno al 1849. L'edizione è arricchita da una serie di considerazione sul libero scambio e da una serie di appunti "disordinati" dello stesso Marx che approfondiscono la sua concezione del ... (continue)
Dopo un bel po' mi sono andato a rileggere questo libricino che riporta una serie di discorsi che Marx tenne intorno al 1849. L'edizione è arricchita da una serie di considerazione sul libero scambio e da una serie di appunti "disordinati" dello stesso Marx che approfondiscono la sua concezione del salario. Si tratta di una introduzione veramente semplice alle linee guida dell'analisi marxiana del rapporto tra capitale è lavoro con un'efficacissima spiegazione dei concetti base che ne caratterizzeranno l'intera opera (in particolare il processo in base al quale lo sviluppo e la trasformazione dei mezzi di produzione ed il rapporto tra le forze produttive determinano i rapporti sociali).
Ovviamente è un'opera "giovane" che lo stesso Marx nel corso dei suoi studi rivide e corresse, ma è fondamentale (ripeto, soprattutto per la semplicità che la caratterizza) per affrontare opere ben più complesse. Ne consiglio vivamente la lettura a coloro che non credono che il marxismo sia una scienza attuale, perchè troveranno la spiegazione all'attuale crisi economica.
Un anno sull'altipiano
Per rendersi conto di quanta idiozia e malafede alberghi in coloro che vorrebbero ripristinare il 4 Novembre come giornata di festa nazionale, non vi è certo bisogno di leggere "un anno sull'altipiano". Ma, senza ombra di dubbio, questa raccolta di memorie di Emilio Lussu è un libro fondamentale per ... (continue)
Per rendersi conto di quanta idiozia e malafede alberghi in coloro che vorrebbero ripristinare il 4 Novembre come giornata di festa nazionale, non vi è certo bisogno di leggere "un anno sull'altipiano". Ma, senza ombra di dubbio, questa raccolta di memorie di Emilio Lussu è un libro fondamentale per avere una corretta visione della macelleria sociale che fu la prima guerra mondiale. Milioni di proletari mandati a massacrare e a farsi massacrare in nome della patria, da poche decine di alti graduati (soprattutto generali), vigliacchi, inetti, legati ai savoia ed al soldo dei "padroni del vapore" (unici beneficiari della guerra). Ogni singolo episodio riportato nel libro palesa questa realtà, dagli insensati "assalti alla baionetta", alle grandi dosi di cognac "offerte" dagli alti comandi e consumate in abbondanza dai soldati.
Una testimonianza contro l'assurdità e l'atrocità della guerra che dovrebbe divenire libro di testo nelle scuole.
"Io mi difendo bevendo. Altrimenti, sarei già al manicomio. Contro le scelleratezze del mondo, un uomo onesto si difende bevendo. E' da oltre un anno che faccio la guerra su tutti i fronti, e finora non ho visto in faccia un austriaco. Eppure ci uccidiamo a vicenda, tutti i giorni. Uccidersi senza conoscersi, senza neppure vedersi! E' orribile! E' per questo che ci ubbriachiamo tutti, da una parte e dall'altra..."
"L'assalto! Dove si andava? Si abbandonavano i ripari e si usciva. Dove? Le mitragliatrici, tutte, sdraiate sul ventre imbottito di cartucce, ci aspettavano. Chi non ha conosciuto quegli istanti, non ha conosciuto la guerra."
"... poichè i nostri veri nemici non sono oltre le nostre trincee..."
"I nostri generali sembra che ci siano stati mandati dal nemico, per distruggerci."