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All books
| Thomas Jay |
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| Cosmopolis |
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| Olive Kitteridge |
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| On Writing: Autobiografia di un mestiere |
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| Ho sposato un comunista |
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| La condanna del sangue: La primavera del commissario Ricciardi |
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| Il tunnel |
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| Limonov |
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| Conos: Fiche |
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| Stoner |
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| Sofia si veste sempre di nero |
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| Mancarsi |
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| Tropico del Cancro |
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| Il segreto del bosco vecchio |
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| Elogio dell'imperfezione |
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| Cristo tra i muratori |
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| Educazione di una canaglia |
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| Sorgo rosso |
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| La campana di vetro |
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| Storia di un corpo |
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| Una stanza tutta per sé |
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| Io venìa pien d'angoscia a rimirarti |
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| Il mare non bagna Napoli |
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| L'aquila e il pollo fritto: Perché amiamo e odiamo l'America |
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| Il senso di una fine |
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| I Fiori del Male e tutte le poesie: Testo francese a fronte. Ediz. integrale |
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| Per questa notte |
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| Ogni mattina a Jenin |
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| La camera azzurra |
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| La comunista: Due storie napoletane |
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| Nella carne |
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| Cinquanta sfumature di grigio |
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| La leggenda del santo bevitore: Racconto |
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| Lord Jim |
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| Non lasciarmi |
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| La faglia |
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| Malacqua: Quattro giorni di pioggia nella città di Napoli in attesa che si verifichi un accadimento straordina… |
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| Compagni a Quadrivio Zappata |
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| Le intermittenze della morte |
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| Caro amato ragazzo: Lettere d'amore a un giovane vetturino: 1868-1880 |
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| Il conformista |
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| Cat On A Hot Tin Roof |
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| La fine è il mio inizio: Un padre racconta al figlio il grande viaggio della vita |
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| Notturno indiano |
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| La ragazza di Bube |
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| Cuore di beat: la mia vita con Neal Cassady e Jack Kerouac |
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| Principianti: Versione originale di "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore" |
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| Colazione da Tiffany |
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| Nudi e crudi |
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| La sovrana lettrice |
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Un mostro si aggira per il mondo...
Scritto nel 2003 e ambientato nell’aprile del 2000, Cosmopolis racconta una giornata di Eric Packer, non una giornata qualsiasi, ma la giornata nella quale il giovane multimiliardario figlio della new-economy, si renderà conto di quanto la sua vita apparentemente perfetta, infarcita di successi e co ... (continue)
Scritto nel 2003 e ambientato nell’aprile del 2000, Cosmopolis racconta una giornata di Eric Packer, non una giornata qualsiasi, ma la giornata nella quale il giovane multimiliardario figlio della new-economy, si renderà conto di quanto la sua vita apparentemente perfetta, infarcita di successi e condita di ricchezza e potere sia vuota e lontana dalla realtà. Alzandosi, quella mattina, Eric si rende conto di avere bisogno di un taglio di capelli, decide quindi di recarsi dal suo barbiere di fiducia a Hell’s Kitchen, dall’altra parte della città. Scende dal suo palazzo con opere d’arte appese alle pareti e con una vasca nella quale sguazza uno squalo e sale sulla sua limousine bianca iperaccessoriata. Se possibile il traffico newyorkese di quel giorno è più congestionato del solito per via della presenza in città del presidente. Eric, da dentro la sua auto controlla i suoi affari tramite un nutrito numero di monitor sui quali scorrono incessantemente quei numeri che sono la sua vita. Arrivati nei pressi di Times Square l’auto rimane bloccata nel bel mezzo di una manifestazione organizzata dagli anarchici contro il mostro che si aggira per il mondo, ovvero, il capitalismo. I manifestati con bombolette spray rosse e nere imbrattano tutto ciò che gli capita a tiro, compresa la limousine di Eric, bruciano copertoni, sfondano vetrine e, soprattutto, gettano topi dappertutto. Le guardie del corpo sono in apprensione, anche perché dalla centrale hanno appreso di una minaccia imminente che starebbe per abbattersi sul loro protetto. Ma Eric non ha paura, anzi, si direbbe quasi che aneli lo scontro, che voglia toccare con mano, che voglia uscire da quella specie di guscio nel quale vive ed entrare in contatto con la concretezza della vita. Eric sta speculando sullo yen. Proprio quel giorno, in larga misura per le operazioni messe in atto dallo stesso Eric, la moneta nipponica sembra fuori controllo. I suoi analisti finanziari non trovano una spiegazione razionale, i loro modelli sono andati a farsi benedire e invitano il loro capo a lasciar perdere. Ma Eric non vuole lasciar perdere. Eric vuole la distruzione, poiché sa benissimo che non saranno i manifestanti anarchici o no-global che siano a sconfiggere il mostro, essi, secondo Eric, sono parte del sistema senza rendersene conto, vengono scambiati sui mercati finanziari, Eric è cosciente del fatto che a seppellire il mostro sarà qualcuno al vertice della piramide.
Con questo libro, scritto dopo l’11 settembre, DeLillo sembra voler mettere in allarme il cosiddetto occidente e l’America in particolare sui rischi che sta correndo. Dopo che quegli aerei hanno messo in evidenza la non invulnerabilità militare degli USA, DeLillo sembra voler dire che anche la potenza finanziaria, il mercato dall’apparenza invulnerabile e giusto sta per cadere; e sarà la sua stessa arroganza, il suo stesso disprezzo, la sua inarrestabile voracità, la sua violenza a farlo precipitare.
La storia parallela raccontata nel libro è quella di un anti-Eric, Benno Levin. Benno è un ex dipendente dell’impero di Eric che odia il suo ex capo, non per quello che rappresenta, come vorrebbe farci credere e vorrebbe credere lui stesso, ma perché, intimamente, inconsciamente, vorrebbe essere come lui. Benno è un uomo qualunque, un uomo trasparente che vorrebbe sentirsi come Eric, vorrebbe essere ammirato per la sua ricchezza, per la sua genialità messa al servizio del profitto e per la sua avvenenza. Solo uccidendo il suo nemico, Benno ritiene di poter ottenere tutto ciò e, dunque, tornare/continuare a vivere.
Abbiamo dunque il vertice della caotica società contemporanea e la base, rappresentate da due uomini più simili di quanto si possa pensare. L’uno prende coscienza della sua estraneità alla vita dall’alto dei cieli del successo e della ricchezza, l’altro ne prende coscienza dal basso di un appartamento scalcagnato, senza mobili e senza bagno. Uno desidera entrare in contatto con la realtà, anche per mezzo di atti di violenza, anche rischiando di finire nelle grinfie di anarchici incazzati, l’altro progettando di uccidere il suo ex capo, che spesso aveva visto passargli accanto in ufficio ma che mai lo aveva degnato di uno sguardo, di una pur minima considerazione.
Benno non può saperlo, ma Eric si sta dirigendo scientemente verso l’autodistruzione. Cionondimeno, la sua distruzione non gli porterà giovamento alcuno.
Il mostro cade. Esattamente nel momento della caduta si rende conto di essersi perso la parte più viva (e bella) della vita, mentre rincorreva il successo assoluto sgomitando e passando come un rullo sopra a chi gli si metteva davanti. È troppo tardi, ormai. Ma anche chi anelava la morte del mostro, vedendolo cadere, deve rendersi conto che con quel sacrificio non tornerà la pace, poiché lo spirito del quale era colmo il mostro è in mezzo a noi, è dentro ognuno di noi. La violenza liberatrice, l’atto definitivo e assoluto della morte non cambierà lo stato delle cose. I numeri continueranno a scorrere ininterrotti sui monitor dei computer, continueremo ad affidarci alla razionalità senza renderci conto che il suo contrario, l’irrazionalità, è parte di noi e della vita. Le due entità si bilanciano, a volte si incontrano, a volte si scontrano, a volte si invertono di ruolo. Il mondo occidentale. Chi ha, anela a una vita semplice, frugale, alla riscoperta delle piccole cose. Chi non ha, anela al successo, al denaro, allo yacht. Chi ha si scontra con chi non ha. Entrambi si rendono conto solo troppo tardi che non sono altro che pedine di uno stesso gioco. Un mostro si aggira per il mondo…