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Quanto mi sarebbe piaciuto poter stroncare questo libro. Libro che tutti hanno letto e tantissimi hanno apprezzato se non addirittura amato. Avrei snobbisticaente goduto nel ridurlo in pezzi, nello sbeffeggiarlo come un romanzetto moccioso qualunque; ahimè, non posso farlo: mi è piaciuto. Assai.
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Apr 10, 2012 |
13 feedbacks
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Nemico, amico, amante
Alice Munro è una Grande Scrittrice. Adesso lo so. Dico adesso perché fino a non troppo tempo fa non sapevo neanche chi fosse. Poi successe che un giorno come tanti presi la mia barchetta e me ne andai a navigare, incuriosito da un’isoletta mai vista prima decisi di accostare. La particolarità di qu ... (continue)
Alice Munro è una Grande Scrittrice. Adesso lo so. Dico adesso perché fino a non troppo tempo fa non sapevo neanche chi fosse. Poi successe che un giorno come tanti presi la mia barchetta e me ne andai a navigare, incuriosito da un’isoletta mai vista prima decisi di accostare. La particolarità di quest’isoletta erano le sue costruzioni, si trattava di capanne di varie dimensioni, ma perlopiù piccole, ricoperte di libri. Sceso dalla barca mi misi a camminare fra quelle viuzze senza una destinazione precisa. Tanto dentro che nei pressi delle capanne di libri vidi persone - uomini e donne, giovani e meno giovani - che parlavano, amabilmente in taluni casi e animatamente in altri, sempre avendo un libro tra le mani. Camminando e osservando m’imbattei in un cartello ricavato da un pezzo di legno liscio con sopra inciso: “Racconti magistrali”, con tanto di freccia. Siccome non avevo niente di meglio da fare mi inoltrai per quel sentiero. Rispetto a quello che avevo percorso prima, “Rue du Bestseller”, questo era davvero misero, stretto, male illuminato e piuttosto dissestato. Oltre tutto era pure in salita. Arrivato in cima alla collinetta mi ritrovai davanti un gruppetto di capanne più piccole di quelle che avevo visto prima e, come il tratturo che avevo appena percorso, con un impellente bisogno di manutenzione. Ripresi a camminare, più lentamente di prima, con le orecchie tese e gli occhi indagatori. Girovagando mi ritrovi di fronte a una piccola capanna, davvero molto piccola, che sulla porta d’ingresso teneva appesa una foglia d’acero con sopra scritto “Alice Munro”. Mi accostai di lato con l’intenzione di impicciarmi un po’. Così, senza cattiveria, per pura curiosità. Dentro la capanna c’erano tre o quattro donne che parlavano di questa Alice Munro, le loro voci dolci e appassionate mi costrinsero a immobilizzarmi e ad aguzzare l’udito. Dicevano cose meravigliose di questa autrice canadese (ecco il perché della foglia d’acero, dunque), tuttavia, la prima cosa che pensai fu: “Dev’essere roba da donne, ecco perché non l’ho mai sentita nominare”. E però perché non mi rimisi a camminare e rimasi lì ad ascoltare quelle donne? Forse perché stavano dicendo che la Munro è una vera e propria maestra del racconto, paragonabile a Cechov e alla O’Connor, in grado di creare in poche pagine vite e personaggi con una precisione sorprendente, o forse perché, dicevano, racconta delle donne vere e non delle donne stereotipate che spesso, se non sempre, sono le protagoniste della letteratura pensata per il gentil sesso? Ecco il punto. Alice Munro è una donna che scrive di donne da una prospettiva certamente femminile ma non si rivolge soltanto alle donne. Alice Munro si rivolge a una piccola schiera di donne e uomini, a quelli, cioè, che amano la grande letteratura e che non si fanno imbonire dagli esperti di marketing che sempre più affollano le stanze, una volta magiche, delle case editrici. Non avevo mai sentito nominare Alice Munro poiché è una grande scrittrice e una donna insieme? Forse. In un mondo che nonostante tutto e nonostante importanti quanto indiscutibili passi in avanti è ancora maschilista potrebbe darsi che risulti scomodo doversi rapportare con una signora, che oggi ha arzillamente superato gli ottanta, che scrive benissimo e, soprattutto, che scrive delle donne come un mondo ancora maschilista non vorrebbe si scrivesse. Dove sono le fanciulle indifese, le femme fatales, le madri coraggio e le astiose zitelle? Non ci sono. Potete cercare finché volete ma nelle pagine di Alice queste donne non le troverete. Perché? Ve lo già detto: perché nei suoi racconti trovano spazio solo le donne vere. E non è mai facile trovarsi di fronte a una donna vera - che si sia uomini o donne, non fa differenza - perché una donna vera ha una personalità non recintabile nello stereotipo e perché una donna vera non la puoi rimodellare a piacimento a seconda delle necessita o degli sfizi del momento; lei è così com’è, punto.
Voglio concludere dicendo due parole sul titolo che ho voluto ironicamente dare a questa mia recensione. Se qualcuno di voi si è mai cimentato nel tentativo di scrivere un racconto, con o senza pretese, saprà certamente quanto sia difficile e quanto tutta quella pletora di corsi e manuali e lezioni non servano a molto. Ecco, se voi aspiranti scrittori leggerete questi racconti, vi verrà voglia di prendere tutto quello che avete scritto fin’ora e gettarlo nel cestino. Non lo fate, perché sarebbe un peccato e perché non si può mica pretendere la perfezione, quella appartiene a pochissimi/e … Dostoevskij … Proust … Faulkner … Munro …