Mi limiterò a mie personali considerazioni su un romanzo che è un classico della letteratura mondiale su cui è stato già scritto di tutto. "Il Gattopardo", tipicamente imposto ai giovani studenti liceali, è estremamente ben scritto ma trasuda in ogni pagina di una visione disillusa dell'uomo e più i
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Mi limiterò a mie personali considerazioni su un romanzo che è un classico della letteratura mondiale su cui è stato già scritto di tutto. "Il Gattopardo", tipicamente imposto ai giovani studenti liceali, è estremamente ben scritto ma trasuda in ogni pagina di una visione disillusa dell'uomo e più in generale dell'esistenza. Non c'è alcuno spazio per la speranza: l'amore è un'illusione che non dura a lungo (quella tra Tancredi e Angelica); la vita contiene in nuce la sua morte; per questo i comportamenti umani sono spesso caratterizzati da interesse e cinismo e i cambiamenti della storia avvengono sulla base di tale considerazione; le occasioni e il tempo perduti sono irrecuperabili (la povera Concetta). Per i giovani di cui sopra un distillato di tristezza, per chi lo è meno un testo per certi versi angosciante, pur se di gran pregio per la bellezza narrativa, la capacità descrittiva e l'ironia di fondo che accompagna il racconto dei fatti di Don Fabrizio e casa Salina.
Difficile dire chi sia realmente Liberovici: un appassionato di “enigmatica”, un ispettore sfigato, un maniaco sessuale, l’alter ego di un killer. Di certo l’incespicante incedere lungo il sentiero della sua noiosa vita professionale può essere considerato una metafora della caducità e mutevolezza u
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Difficile dire chi sia realmente Liberovici: un appassionato di “enigmatica”, un ispettore sfigato, un maniaco sessuale, l’alter ego di un killer. Di certo l’incespicante incedere lungo il sentiero della sua noiosa vita professionale può essere considerato una metafora della caducità e mutevolezza umana, fatta di debolezze, mal di vivere, senso di incompletezza e nel contempo presunzione di superiorità verso il prossimo. Quest’uomo è lo spunto tramite il quale si dipanano i racconti di Mannella, tessiture di parole che definire desuete è fuorviante perché il termine rimanda ad una vetustà del vocabolario che qui è invece ricercatezza da Crusca, spinta fino alla sperimentazione e l’innovazione linguistica. Il Killer del Qwerty è una raccolta di racconti umoristici innestati sul filone “giallo”, alcuni dei quali piccoli capolavori di sorprendente efficacia ed essenzialità: tra di essi spicca per originalità “biancalisa e l’ottavo nano”, episodio in cui gli elementi di iperrealismo non debordano mai nelle divagazoni surrealiste di altri racconti, in assenza delle quali questo libro meriterebbe le 5 stelle.
La Mastretta è e resta una scrittrice strepitosa. Qui si è persa un po' la freschezza comunicativa e l'incisività presente nell'analogo e probabilmente inarrivabile "Donne dagli occhi grandi", ma, nonostante il titolo, le protagoniste/eroine restano ancora una volte le donne.
Scrittura briosa e nel contempo colta quella di Mario Vargas Llosa Il romanzo alterna tra i capitoli una vera e propria autobiografia giovanile ai fantasiosi racconti ascrivibili ad un ometto buffo e surrele, tal Pedro Camacho, inesauribile e prolifico scrittore boliviano di seguitissmi radioraccont
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Scrittura briosa e nel contempo colta quella di Mario Vargas Llosa Il romanzo alterna tra i capitoli una vera e propria autobiografia giovanile ai fantasiosi racconti ascrivibili ad un ometto buffo e surrele, tal Pedro Camacho, inesauribile e prolifico scrittore boliviano di seguitissmi radioracconti trasmessi da Radio Lima. Ne scaturiscono, all'interno del romanzo, storie (i radioracconti) dal sapore truculento che narrano di incesti, violenze sessuali, morbosità amorose di vario tipo, incidenti mortali, vicende di sangue e coltelli e più in generale di personaggi a cui la vita ha spesso riservato innumerevoli disgrazie e sofferenze. Storie inizialmente limpide che col tempo tendono sempre più confusamente e simpaticamente a mischiarsi tra di loro, a causa del disastroso cedimento psicologico del produttivo e scontroso Camacho. L'unico che in Camacho coglie fino in fondo l'incredibile solitaria e stralunata genialità è Mario, studente di giurisprudenza, e redattore del notiziario della gemella e più "professionale" Radio Capital, oltre che aspirante scrittore, capace però di mettere su carta solo raccontini un po' sbilenchi. Marito perde la testa per una più anziana zia acquisita (e divorziata), giunta in Perù in cerca di un nuovo benestante marito: lei, donna esperta della vita, alla fine cederà alle lusinghe amorose del ragazzo, che dovrà combattere contro parenti ed avversità di ogni tipo pur di convolare con la più matura zia a nozze. Il lettore, e questo è uno dei pregi del romanzo, non può esimersi dall'immedesimarsi empaticamente, pagina per pagina, con i personaggi del romanzo. Fino all'ultimo capitolo, quello che però propone una cruda visione della vita, nella quale in fondo è il tempo a decidere chi sarà lo scribacchino di turno, riducendo Camacho ad una condizione di umiliazione totale e trasformando Mario in un vero scrittore; il quale, ancora, manderà in frantumi lo specchio delle illusioni in noi prodotte di un amore tanto desiderato quanto eterno, preferendo volubilmente, dopo 8 anni di matrimonio, una giovane cugina alla amata zia.
Un testo imprescindibile e molto ben riuscito che raccoglie gli atti del convegno internazionale sulla Nouvelle Vague, svoltosi presso l'Ambasciata di Francia a Roma il 17 e 18 febbraio 2009. Rivolto a chi intende approfondire l'argomento, costituisce finalmente una proposta collettiva di discussio
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Un testo imprescindibile e molto ben riuscito che raccoglie gli atti del convegno internazionale sulla Nouvelle Vague, svoltosi presso l'Ambasciata di Francia a Roma il 17 e 18 febbraio 2009. Rivolto a chi intende approfondire l'argomento, costituisce finalmente una proposta collettiva di discussione sulla Nouvelle Vague che non riproponga i soliti tanto ritriti quanto superficiali luoghi comuni, ma avanzi piuttosto ragionamenti "a freddo" sul senso e sulle intuizioni più profonde di quel dirompente ed innovativo movimento di cineasti francesi e su quanto infine esso abbia o meno condizionato, dalla sua nascita in poi, il modo di far cinema. Alcuni degli interventi raccolti nel testo sono facilmente fruibili, altri hanno il sapore di piccoli trattati di filosofia del cinema. Insieme al testo di Turigliatto può dunque essere considerato un riferimento assoluto sull'argomento.
Il Gattopardo
Mi limiterò a mie personali considerazioni su un romanzo che è un classico della letteratura mondiale su cui è stato già scritto di tutto.continue)
"Il Gattopardo", tipicamente imposto ai giovani studenti liceali, è estremamente ben scritto ma trasuda in ogni pagina di una visione disillusa dell'uomo e più i ... (
Mi limiterò a mie personali considerazioni su un romanzo che è un classico della letteratura mondiale su cui è stato già scritto di tutto.
"Il Gattopardo", tipicamente imposto ai giovani studenti liceali, è estremamente ben scritto ma trasuda in ogni pagina di una visione disillusa dell'uomo e più in generale dell'esistenza. Non c'è alcuno spazio per la speranza: l'amore è un'illusione che non dura a lungo (quella tra Tancredi e Angelica); la vita contiene in nuce la sua morte; per questo i comportamenti umani sono spesso caratterizzati da interesse e cinismo e i cambiamenti della storia avvengono sulla base di tale considerazione; le occasioni e il tempo perduti sono irrecuperabili (la povera Concetta).
Per i giovani di cui sopra un distillato di tristezza, per chi lo è meno un testo per certi versi angosciante, pur se di gran pregio per la bellezza narrativa, la capacità descrittiva e l'ironia di fondo che accompagna il racconto dei fatti di Don Fabrizio e casa Salina.
Il killer dei qwerty
Difficile dire chi sia realmente Liberovici: un appassionato di “enigmatica”, un ispettore sfigato, un maniaco sessuale, l’alter ego di un killer. Di certo l’incespicante incedere lungo il sentiero della sua noiosa vita professionale può essere considerato una metafora della caducità e mutevolezza u ... (continue)
Difficile dire chi sia realmente Liberovici: un appassionato di “enigmatica”, un ispettore sfigato, un maniaco sessuale, l’alter ego di un killer. Di certo l’incespicante incedere lungo il sentiero della sua noiosa vita professionale può essere considerato una metafora della caducità e mutevolezza umana, fatta di debolezze, mal di vivere, senso di incompletezza e nel contempo presunzione di superiorità verso il prossimo. Quest’uomo è lo spunto tramite il quale si dipanano i racconti di Mannella, tessiture di parole che definire desuete è fuorviante perché il termine rimanda ad una vetustà del vocabolario che qui è invece ricercatezza da Crusca, spinta fino alla sperimentazione e l’innovazione linguistica. Il Killer del Qwerty è una raccolta di racconti umoristici innestati sul filone “giallo”, alcuni dei quali piccoli capolavori di sorprendente efficacia ed essenzialità: tra di essi spicca per originalità “biancalisa e l’ottavo nano”, episodio in cui gli elementi di iperrealismo non debordano mai nelle divagazoni surrealiste di altri racconti, in assenza delle quali questo libro meriterebbe le 5 stelle.
Mariti
La Mastretta è e resta una scrittrice strepitosa. Qui si è persa un po' la freschezza comunicativa e l'incisività presente nell'analogo e probabilmente inarrivabile "Donne dagli occhi grandi", ma, nonostante il titolo, le protagoniste/eroine restano ancora una volte le donne.
La zia Julia e lo scribacchino
***This comment contains spoilers! ***
Scrittura briosa e nel contempo colta quella di Mario Vargas Llosacontinue)
Il romanzo alterna tra i capitoli una vera e propria autobiografia giovanile ai fantasiosi racconti ascrivibili ad un ometto buffo e surrele, tal Pedro Camacho, inesauribile e prolifico scrittore boliviano di seguitissmi radioraccont ... (
Scrittura briosa e nel contempo colta quella di Mario Vargas Llosa
Il romanzo alterna tra i capitoli una vera e propria autobiografia giovanile ai fantasiosi racconti ascrivibili ad un ometto buffo e surrele, tal Pedro Camacho, inesauribile e prolifico scrittore boliviano di seguitissmi radioracconti trasmessi da Radio Lima.
Ne scaturiscono, all'interno del romanzo, storie (i radioracconti) dal sapore truculento che narrano di incesti, violenze sessuali, morbosità amorose di vario tipo, incidenti mortali, vicende di sangue e coltelli e più in generale di personaggi a cui la vita ha spesso riservato innumerevoli disgrazie e sofferenze.
Storie inizialmente limpide che col tempo tendono sempre più confusamente e simpaticamente a mischiarsi tra di loro, a causa del disastroso cedimento psicologico del produttivo e scontroso Camacho.
L'unico che in Camacho coglie fino in fondo l'incredibile solitaria e stralunata genialità è Mario, studente di giurisprudenza, e redattore del notiziario della gemella e più "professionale" Radio Capital, oltre che aspirante scrittore, capace però di mettere su carta solo raccontini un po' sbilenchi.
Marito perde la testa per una più anziana zia acquisita (e divorziata), giunta in Perù in cerca di un nuovo benestante marito: lei, donna esperta della vita, alla fine cederà alle lusinghe amorose del ragazzo, che dovrà combattere contro parenti ed avversità di ogni tipo pur di convolare con la più matura zia a nozze.
Il lettore, e questo è uno dei pregi del romanzo, non può esimersi dall'immedesimarsi empaticamente, pagina per pagina, con i personaggi del romanzo. Fino all'ultimo capitolo, quello che però propone una cruda visione della vita, nella quale in fondo è il tempo a decidere chi sarà lo scribacchino di turno, riducendo Camacho ad una condizione di umiliazione totale e trasformando Mario in un vero scrittore; il quale, ancora, manderà in frantumi lo specchio delle illusioni in noi prodotte di un amore tanto desiderato quanto eterno, preferendo volubilmente, dopo 8 anni di matrimonio, una giovane cugina alla amata zia.
Nouvelle vague
Un testo imprescindibile e molto ben riuscito che raccoglie gli atti del convegno internazionale sulla Nouvelle Vague, svoltosi presso l'Ambasciata di Francia a Roma il 17 e 18 febbraio 2009.continue)
Rivolto a chi intende approfondire l'argomento, costituisce finalmente una proposta collettiva di discussio ... (
Un testo imprescindibile e molto ben riuscito che raccoglie gli atti del convegno internazionale sulla Nouvelle Vague, svoltosi presso l'Ambasciata di Francia a Roma il 17 e 18 febbraio 2009.
Rivolto a chi intende approfondire l'argomento, costituisce finalmente una proposta collettiva di discussione sulla Nouvelle Vague che non riproponga i soliti tanto ritriti quanto superficiali luoghi comuni, ma avanzi piuttosto ragionamenti "a freddo" sul senso e sulle intuizioni più profonde di quel dirompente ed innovativo movimento di cineasti francesi e su quanto infine esso abbia o meno condizionato, dalla sua nascita in poi, il modo di far cinema.
Alcuni degli interventi raccolti nel testo sono facilmente fruibili, altri hanno il sapore di piccoli trattati di filosofia del cinema.
Insieme al testo di Turigliatto può dunque essere considerato un riferimento assoluto sull'argomento.