Consiglierei a chi non ha dimestichezza con la storia spagnola del '36, di cominciare a leggere dal fondo, le appendici I e II e poi proseguire con la cronaca dell'esperienza di Owell, altrimenti vi sembrerà " che la Spagna fosse stata colpita da un'epidemia di iniziali."
Il racconto dell'infanzia/giovinezza di Said, mi ha fatto scaturire sensazioni diverse. Ho trovato la lettura scorrevole e lo stile impeccabile. Bellissime le descrizioni del Cairo, del Libano e della Palestina coloniale. Bellissimo il quadro 'Vittoriano' della ricca famiglia araba naturalizzata st
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Il racconto dell'infanzia/giovinezza di Said, mi ha fatto scaturire sensazioni diverse. Ho trovato la lettura scorrevole e lo stile impeccabile. Bellissime le descrizioni del Cairo, del Libano e della Palestina coloniale. Bellissimo il quadro 'Vittoriano' della ricca famiglia araba naturalizzata statunitense. Said ha il merito enorme di essere un uomo intelligente oltre che acculturato, ma ciò che rimane dentro è la scollatura tra la vita reale in medioriente e la sua vita da ricco, il contrasto tra il mondo arabo e quello occidentale. Un contrasto che lo ha trovato incastrato tra due mondi, ma che a me pare su risolva nella sua netta appartenenza al secondo. Del primo rimangono le radici, i sentimenti e la sua sensazione di 'non appartenenza' emotiva. Alla fine, pare che ciò che non può il cuore lo possa il denaro. Il '48 è trattato per procura ( attraverso l'impegno della zia ). Dal 1951si trasferisce in America e ciò che rimane sono le radici, il suo sentirsi palestinese senza aver mai vissuto la Palestina se non per brevi vacanze. Certo, avrebbe potuto disinteressassi del tutto vivendo, come in realtà ha fatto, la sua agiata vita occidentale. La ricchezza non è una colpa e la sua intelligenza lo riscatta ampiamente. Ma chissà perché a me è rimasto anche un senso di rabbia dovuto proprio alla sua posizione privilegiata.
Più emozionante del primo ('Mamadou va a morire'). Gabriele Del Grande si dimostra un cronista coraggioso e un valido scrittore. Racconta storie di vita e di morte, di miseria e di coraggio. Soprattutto dà un volto agli 'immigrati', ai non desiderati, ai respinti, agli illegali. Racconta l'umanità e
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Più emozionante del primo ('Mamadou va a morire'). Gabriele Del Grande si dimostra un cronista coraggioso e un valido scrittore. Racconta storie di vita e di morte, di miseria e di coraggio. Soprattutto dà un volto agli 'immigrati', ai non desiderati, ai respinti, agli illegali. Racconta l'umanità e la paura di chi sceglie di salvare una vita o di voltarsi di là. Racconta le ingiustizie, le speculazioni e la voglia di una vita dignitosa, troppo spesso negata per nascita.
La prima parte si compone di cinque saggi scritti prima del 1975 e quindi riguardano i periodi storici delle guerre dei sei giorni e del kippur. È interessante notare come i germi per i fatti a venire siano già compresi dall'autore o comprensibili ad un lettore attento. La seconda parte tratta temi
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La prima parte si compone di cinque saggi scritti prima del 1975 e quindi riguardano i periodi storici delle guerre dei sei giorni e del kippur. È interessante notare come i germi per i fatti a venire siano già compresi dall'autore o comprensibili ad un lettore attento. La seconda parte tratta temi più attuali quali la seconda intifada, le relazioni usa-Israele in relazione al loro disinteresse per le condanne internazionali, il supporto militare e politico espresso dalle amministrazioni usa alle politiche neo-colonialiste di Israele. Il libro si conclude con l'amara riflessione dello strapotere degli Stati Uniti e dell'uso della loro forza, uso necessario per mantenere lo status quo a discapito di altri popoli e soprattutto dei civili.
Cronache di Gerusalemme
bellissimo.
Omaggio alla Catalogna
Consiglierei a chi non ha dimestichezza con la storia spagnola del '36, di cominciare a leggere dal fondo, le appendici I e II e poi proseguire con la cronaca dell'esperienza di Owell, altrimenti vi sembrerà " che la Spagna fosse stata colpita da un'epidemia di iniziali."
Sempre nel posto sbagliato
Il racconto dell'infanzia/giovinezza di Said, mi ha fatto scaturire sensazioni diverse. Ho trovato la lettura scorrevole e lo stile impeccabile. Bellissime le descrizioni del Cairo, del Libano e della Palestina coloniale. Bellissimo il quadro 'Vittoriano' della ricca famiglia araba naturalizzata st ... (continue)
Il racconto dell'infanzia/giovinezza di Said, mi ha fatto scaturire sensazioni diverse. Ho trovato la lettura scorrevole e lo stile impeccabile. Bellissime le descrizioni del Cairo, del Libano e della Palestina coloniale. Bellissimo il quadro 'Vittoriano' della ricca famiglia araba naturalizzata statunitense. Said ha il merito enorme di essere un uomo intelligente oltre che acculturato, ma ciò che rimane dentro è la scollatura tra la vita reale in medioriente e la sua vita da ricco, il contrasto tra il mondo arabo e quello occidentale. Un contrasto che lo ha trovato incastrato tra due mondi, ma che a me pare su risolva nella sua netta appartenenza al secondo. Del primo rimangono le radici, i sentimenti e la sua sensazione di 'non appartenenza' emotiva. Alla fine, pare che ciò che non può il cuore lo possa il denaro. Il '48 è trattato per procura ( attraverso l'impegno della zia ). Dal 1951si trasferisce in America e ciò che rimane sono le radici, il suo sentirsi palestinese senza aver mai vissuto la Palestina se non per brevi vacanze. Certo, avrebbe potuto disinteressassi del tutto vivendo, come in realtà ha fatto, la sua agiata vita occidentale. La ricchezza non è una colpa e la sua intelligenza lo riscatta ampiamente. Ma chissà perché a me è rimasto anche un senso di rabbia dovuto proprio alla sua posizione privilegiata.
Il mare di mezzo
Più emozionante del primo ('Mamadou va a morire'). Gabriele Del Grande si dimostra un cronista coraggioso e un valido scrittore. Racconta storie di vita e di morte, di miseria e di coraggio. Soprattutto dà un volto agli 'immigrati', ai non desiderati, ai respinti, agli illegali. Racconta l'umanità e ... (continue)
Più emozionante del primo ('Mamadou va a morire'). Gabriele Del Grande si dimostra un cronista coraggioso e un valido scrittore. Racconta storie di vita e di morte, di miseria e di coraggio. Soprattutto dà un volto agli 'immigrati', ai non desiderati, ai respinti, agli illegali. Racconta l'umanità e la paura di chi sceglie di salvare una vita o di voltarsi di là. Racconta le ingiustizie, le speculazioni e la voglia di una vita dignitosa, troppo spesso negata per nascita.
Le illusioni del Medioriente
La prima parte si compone di cinque saggi scritti prima del 1975 e quindi riguardano i periodi storici delle guerre dei sei giorni e del kippur. È interessante notare come i germi per i fatti a venire siano già compresi dall'autore o comprensibili ad un lettore attento.continue)
La seconda parte tratta temi ... (
La prima parte si compone di cinque saggi scritti prima del 1975 e quindi riguardano i periodi storici delle guerre dei sei giorni e del kippur. È interessante notare come i germi per i fatti a venire siano già compresi dall'autore o comprensibili ad un lettore attento.
La seconda parte tratta temi più attuali quali la seconda intifada, le relazioni usa-Israele in relazione al loro disinteresse per le condanne internazionali, il supporto militare e politico espresso dalle amministrazioni usa alle politiche neo-colonialiste di Israele. Il libro si conclude con l'amara riflessione dello strapotere degli Stati Uniti e dell'uso della loro forza, uso necessario per mantenere lo status quo a discapito di altri popoli e soprattutto dei civili.