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Star sì attenti -
La frase sibillina che non vi dico dove quando e perché ( nel caso non abbiate ancora letto questo libro ma neppure in caso contrario vi serve) dà il titolo a questo sorprendente tomo ( una specie di mattonella da divorare, tipo 6 hurrà saiwa l’uno sull’altro), la potrei , per ovvie motivazioni a ... (
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Mar 5, 2013 |
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By Kurt Vonnegut -
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La perfezione in nuce -
Della mia passione per Vonnegut ormai sanno anche i ciottoli nei fiumi e i muri, con e senza orecchie.
Ammetto di aver avuto un po' di trepidazione mista ad ansia quando ho cominciato a leggere questi raccontini inediti del compiantissimo amore letterario della mia vita( con altri due o tre, diciamo ... (continue ) -
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Apr 9, 2013 |
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- Il dilemma del prigioniero (63)
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By Richard Powers -
Abandoned
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Non voglio fare torti a Powers che è uno scrittore eccellente, il mio abbandono è temporaneo, non era il momento adatto, mi dava sui nervi, ma siamo in sospensione di giudizio
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Nov 26, 2012 |
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Homer & Langley
Poderoso questo romanzo di Doctorow( che scopro essere nato nel 1931 e ha modernità, stile e guizzi molto più contemporanei, con vaghe suggestioni che mi richiamano Lethem e persino, udite udite, Breston Ellis), che cerca ( non sempre riuscendoci alla perfezione) di mettere assieme in forma compiuta ... (continue)
Poderoso questo romanzo di Doctorow( che scopro essere nato nel 1931 e ha modernità, stile e guizzi molto più contemporanei, con vaghe suggestioni che mi richiamano Lethem e persino, udite udite, Breston Ellis), che cerca ( non sempre riuscendoci alla perfezione) di mettere assieme in forma compiuta, da romanzo " classico" e con tanto di percorso storico di accompagnamento( una vicenda che si svolge dagli anni 20 alla fine dei '60, tra guerre, stravolgimenti, stasi, follie, rivoluzioni culturali e personali) una vicenda realmente accaduta, e già così potente e ricca di sfumature che è quasi inevitabile trovare delle pecche nella trasposizione letteraria( a dire il vero pure alquanto modificata).
Ma nel complesso l'autore fa un ottimo lavoro, e rende i fratelli protagonisti di una fetta critica e fondamentale del '900 , due personaggi per cui il termine" indimenticabili" è decisamente azzeccato.
La partenza è quasi placida, composta, per poi virare in un crescendo di maniacali pieghe ( basti pensare che i due fratelli Collyer danno il nome ad un disturbo mentale , la altrimenti detta disposofobia, la sindrome che spinge ad accumulare cose)ma con una lirica malinconia di sottofondo, come una specie di accompagnamento musicale (il piano suonato , lo struggimento per i ricordi, il disincanto )che pervade le pagine scritte e quelle pensate.
I due fratelli , apparente unico nucleo di una specie di pianeta che progressivamente diventa autonomo ai limiti dell'anarchia fisica e mentale, sono in realtà , pur dipendenti l'uno dall'altro, in contrapposizione psicologica: mentre Homer rimane ottimista ed aperto verso l'umanità( i suoi rapporti , veri o presunti con le donne, verso il lavoro, verso la sua stessa musica) pur nel progressivo isolamento fisico , Langley crea trappole, cortine, fossati di metaforici coccodrilli( pile di giornali, gatti, polvere , oggetti rassicuranti che svuotati dal loro significato reale diventano strumenti di protezione , come l'auto in salotto), taglia fili di collegamenti umani più che elettrici ed è il vero perdente tra i due( anche se sembra che sia Homer quello schiacciato dalla personalità e dalle direttive schizofreniche di Langley).
Il loro mondo è la loro casa ed è una specie di terra oscura ed immobile , una specie di geocentrismo tolemaico, mentre attorno ruota il mondo esterno e copernicano, che passa lasciandoli mai indifferenti ma indietro, sempre più indietro.
Nonostante l'ostinazione di Langley:" Noi siamo persone sui generis, Homer. A meno che non salti fuori un altro individuo altrettanto profetico, sono costretto ad ignorare la nostra esistenza".
Ovvio che tutta questa carne a cuocere lasci il barbecuista Doctorow ad occuparsi di una vicenda davvero complessa( e quindi un po' di pecche nella stesura ci sono, qualcosa lasciata a metà e con soluzioni narrative un po' tirate via) , e lo stile piuttosto asciutto puo' far saltare su gli incontentabili a dire:" ohh ma un po' più di frizzi, lazzi e paroloni e ardite metafore, suvvia!".
Ma l'autore scrolla le spalle e fa( giustamente ) lo gnorri , per non distogliere l'attenzione dai protagonisti, uno stile troppo prepotente avrebbe sviato lo studio dei piccoli particolari,(e ce ne sono, oh se ce ne sono!) dei sentimenti celati, dei sospiri trattenuti, dei pugni serrati, degli addii e delle improvvise ( e provvide) ironie.
E quando si chiude il libro si ha la certezza( per quel che valgano, le fragili certezze dei lettori all'ultima pagina) che non era possibile fare di meglio.