da "Sentimenti dell'io globale. Saper vivere l'angoscia, una risorsa per l'azione" il Manifesto Ida Dominijanni
Mosso da un pessimismo radicale sul futuro di una specie irresponsabilmente sorda ai rischi per la sua sopravvivenza provocati dalla sua stessa hybris, il ragionamento di Pulcini si apre tuttavia a un felice superamento di questa alternativa, inscrivendosi in quella prospettiva filosofica femminista
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Mosso da un pessimismo radicale sul futuro di una specie irresponsabilmente sorda ai rischi per la sua sopravvivenza provocati dalla sua stessa hybris, il ragionamento di Pulcini si apre tuttavia a un felice superamento di questa alternativa, inscrivendosi in quella prospettiva filosofica femminista che da tempo indica nel soggetto relazionale la fuoriuscita dalle secche dell'individualismo moderno e postmoderno: né l'ipertrofia dell'Io né l'ipertrofia del Noi, ma un io (minuscolo) consapevole di essere costitutivamente legato e interconnesso agli altri, simili e diversi, disposto alla contaminazione e alla costruzione di legami solidali. Si capisce a questo punto perché la paura giochi un ruolo chiave nell'accesso a questo statuto della soggettività: ascoltarla, senza né negarla illuministicamente né farsene immobilizzare, significa aprire le porte all'esperienza e al sentimento della vulnerabilità, che è a sua volta la porta d'accesso alla consapevolezza della nostra relazionalità costitutiva (Judith Butler e Adriana Cavarero sono su questo punto i riferimenti più vicini a Pulcini) e dell'obbligazione di ciascuno alla cura dell'altro e del mondo (Carol Gilligan, e, della stessa Pulcini, Il potere di unire. Femminile, desiderio, cura, Bollati Boringhieri 2003). In questione, nel solco dell'offensiva culturale e filosofica che il miglior pensiero femminile conduce da anni, sono il soggetto sovrano e l'ossessione identitaria che dalla tradizione moderna trapassano, in forme appunto patologiche, nel presente post-moderno. Per Pulcini non si tratta tuttavia di pensare solo la relazione e il soggetto-in-relazione, bensì di aprire l'immaginazione politica al concepimento di una nuova «forma del mondo», cogliendo nelle stesse condizioni oggettive dell'età globale le premesse per il superamento delle sue patologie. Se è vero, com'è vero, che l'interconnessione tipica del mondo globale non è solo un dato economico o sociale o politico ma «ci pone definitivamente di fronte alla verità ontologica dell'essere-con, mettendo a nudo la costitutiva socialità dell'essere e costringendoci a pensare l'esistenza come il nudo "essere gli uni con gli altri"», da questo sintomo ontologico bisogna partire per concepire il mondo non come una somma di individualità irrelate o di comunità in lotta fra loro, bensì - alla Arendt - come spazio dell'in-fra e dell'essere in comune, o - alla Nancy - come comunità e partizione. Che altro non significa che dare finalmente una piegatura di senso a quel processo di globalizzazione che pretende di dispiegarsi sopra le nostre teste e le nostre passioni come un puro fatto.
Il nichilismo filosofico italiano è una cosa molto seria, ed anzi in senso assoluto, è una delle correnti filosofiche più importanti nel panorama del Novecento culturale italiano. Si tratta di un fenomeno complessivamente serio ed importante come lo fu il neoidealismo italiano di Croce e di Gentil
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Il nichilismo filosofico italiano è una cosa molto seria, ed anzi in senso assoluto, è una delle correnti filosofiche più importanti nel panorama del Novecento culturale italiano. Si tratta di un fenomeno complessivamente serio ed importante come lo fu il neoidealismo italiano di Croce e di Gentile. Il lettore potrà forse stupirsi di una valutazione tanto favorevole, avanzata da chi non si riconosce in questa corrente di pensiero, la respinge radicalmente e ne auspica esplicitamente il superamento. La valutazione storiografica della rilevanza di una corrente filosofica non ha nulla a che vedere con la scelta filosofica personale di un pensatore. I criteri, per l'appunto, sono di tipo storiografico, e prendono in considerazione l'ampiezza, l'articolazione interna, l'influenza sociale e culturale di una determinata corrente di pensiero. In questo 1998 l'intellettuale-massa italiano, il lettore delle pagine culturali dei giornali, lo spettatore "colto" dei dibattiti televisivi, l'insegnante diviso fra degradazione crescente del suo ruolo sociale e velleità di rinascita sulla base della falsa onnipotenza e della concreta impotenza della "scuola-fai-da-te", è in media "nichilista" almeno come più di mezzo secolo fa era "crociano". Prendere il nichilismo italiano sul serio. Lo fareremo sviluppando il ragionamento in tre momenti sucessivi. In primo luogo partiremo dalla situazione culturale italiana attuale, in cui l'egemonia filosofica del nichilismo è un fatto, ed è un fatto che si è consolidato ed irrobustito gradualente negli ultimi due decenni, a partire dalla metà degli anni Settanta circa. Cercheremo di fare alcune ipotesi di spiegazioe di questa crescente egemonia, ipotesi peraltro abbastanza ovvie e di facile comprensione. In secondo luogo, dunque, proporro al lettore una presa di distanza storica e filosofica, attraverso tre punti distinti ma interconnessi. Primo, chiarirò che la nozione di nichilismo è una nozione squisitamente filosofica, che concerne dunque il significato esclusivamente filosofico di verità, ed è dunque una nozione il cui uso storico, ideologico e scientifico è fortemente sconsigliato, ed è anzi da evitare con forza. Secondo, distinguerò tre significati storico-filosofici di nichilismo assolutamente distinti, il nichilismo dell'Occidente,il nichilismo della modernità ed infine il nichilismo della contemporaneità postmoderna. L'importanza di questa distinzione è tale che vi dedicherò tre distinti paragrafi. Terzo, sosterrò che la maggior parte degli equivoci, che impediscono di impostare correttamente la questione del nichilismo, deriva dal fatto che il secondo significato è accuratamente evitato o radicalmente frainteso, ed in questo modo si crea un corto circuito interminabile fra il primo significato ed il terzo, che vengono connessi direttamente l'un l'altro senza mediazione alcuna, con il bel risultato di far saltare l'intero "impianto elettrico". In terzo luogo, per finire, tornero alla discussione contemporanea sul nichilismo italiano alla luce del punto di vista espresso alla fine del secondo momento del mio ragionamento: la questione cruciale è il nichilismo della modernità, non il corto circuito fra il nichilismo dell'Occidente e l'attuale nichilismo della contemporaneità postmoderna. Se si assume questo puno di vista, la cui fecondità si tratta appunto di mostrare al lettore, molte cose altrimenti incomprensibili ed oscure "andranno al lora posto". Sarà allora non solo possibile comprendere la logica delle scissioni e delle differenziazioni interne al nichilismo italiano, ma anche prendere finalmente una posizione radicalmente esterna ad esso. Non dico che sia una cosa facile. Dico soltanto che è una cosa in via di principio possibile.
La cura del mondo. Paura e responsabilità nell'età globale
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da "Sentimenti dell'io globale. Saper vivere l'angoscia, una risorsa per l'azione" il Manifesto Ida DominijanniMosso da un pessimismo radicale sul futuro di una specie irresponsabilmente sorda ai rischi per la sua sopravvivenza provocati dalla sua stessa hybris, il ragionamento di Pulcini si apre tuttavia a un felice superamento di questa alternativa, inscrivendosi in quella prospettiva filosofica femminista ... (continue)
Mosso da un pessimismo radicale sul futuro di una specie irresponsabilmente sorda ai rischi per la sua sopravvivenza provocati dalla sua stessa hybris, il ragionamento di Pulcini si apre tuttavia a un felice superamento di questa alternativa, inscrivendosi in quella prospettiva filosofica femminista che da tempo indica nel soggetto relazionale la fuoriuscita dalle secche dell'individualismo moderno e postmoderno: né l'ipertrofia dell'Io né l'ipertrofia del Noi, ma un io (minuscolo) consapevole di essere costitutivamente legato e interconnesso agli altri, simili e diversi, disposto alla contaminazione e alla costruzione di legami solidali. Si capisce a questo punto perché la paura giochi un ruolo chiave nell'accesso a questo statuto della soggettività: ascoltarla, senza né negarla illuministicamente né farsene immobilizzare, significa aprire le porte all'esperienza e al sentimento della vulnerabilità, che è a sua volta la porta d'accesso alla consapevolezza della nostra relazionalità costitutiva (Judith Butler e Adriana Cavarero sono su questo punto i riferimenti più vicini a Pulcini) e dell'obbligazione di ciascuno alla cura dell'altro e del mondo (Carol Gilligan, e, della stessa Pulcini, Il potere di unire. Femminile, desiderio, cura, Bollati Boringhieri 2003).
In questione, nel solco dell'offensiva culturale e filosofica che il miglior pensiero femminile conduce da anni, sono il soggetto sovrano e l'ossessione identitaria che dalla tradizione moderna trapassano, in forme appunto patologiche, nel presente post-moderno. Per Pulcini non si tratta tuttavia di pensare solo la relazione e il soggetto-in-relazione, bensì di aprire l'immaginazione politica al concepimento di una nuova «forma del mondo», cogliendo nelle stesse condizioni oggettive dell'età globale le premesse per il superamento delle sue patologie. Se è vero, com'è vero, che l'interconnessione tipica del mondo globale non è solo un dato economico o sociale o politico ma «ci pone definitivamente di fronte alla verità ontologica dell'essere-con, mettendo a nudo la costitutiva socialità dell'essere e costringendoci a pensare l'esistenza come il nudo "essere gli uni con gli altri"», da questo sintomo ontologico bisogna partire per concepire il mondo non come una somma di individualità irrelate o di comunità in lotta fra loro, bensì - alla Arendt - come spazio dell'in-fra e dell'essere in comune, o - alla Nancy - come comunità e partizione. Che altro non significa che dare finalmente una piegatura di senso a quel processo di globalizzazione che pretende di dispiegarsi sopra le nostre teste e le nostre passioni come un puro fatto.
Le stagioni del nichilismo
Il nichilismo filosofico italiano è una cosa molto seria, ed anzi in senso assoluto, è una delle correnti filosofiche più importanti nel panorama del Novecento culturale italiano. Si tratta di un fenomeno complessivamente serio ed importante come lo fu il neoidealismo italiano di Croce e di Gentil ... (continue)
Il nichilismo filosofico italiano è una cosa molto seria, ed anzi in senso assoluto, è una delle correnti filosofiche più importanti nel panorama del Novecento culturale italiano. Si tratta di un fenomeno complessivamente serio ed importante come lo fu il neoidealismo italiano di Croce e di Gentile. Il lettore potrà forse stupirsi di una valutazione tanto favorevole, avanzata da chi non si riconosce in questa corrente di pensiero, la respinge radicalmente e ne auspica esplicitamente il superamento. La valutazione storiografica della rilevanza di una corrente filosofica non ha nulla a che vedere con la scelta filosofica personale di un pensatore. I criteri, per l'appunto, sono di tipo storiografico, e prendono in considerazione l'ampiezza, l'articolazione interna, l'influenza sociale e culturale di una determinata corrente di pensiero. In questo 1998 l'intellettuale-massa italiano, il lettore delle pagine culturali dei giornali, lo spettatore "colto" dei dibattiti televisivi, l'insegnante diviso fra degradazione crescente del suo ruolo sociale e velleità di rinascita sulla base della falsa onnipotenza e della concreta impotenza della "scuola-fai-da-te", è in media "nichilista" almeno come più di mezzo secolo fa era "crociano". Prendere il nichilismo italiano sul serio. Lo fareremo sviluppando il ragionamento in tre momenti sucessivi. In primo luogo partiremo dalla situazione culturale italiana attuale, in cui l'egemonia filosofica del nichilismo è un fatto, ed è un fatto che si è consolidato ed irrobustito gradualente negli ultimi due decenni, a partire dalla metà degli anni Settanta circa. Cercheremo di fare alcune ipotesi di spiegazioe di questa crescente egemonia, ipotesi peraltro abbastanza ovvie e di facile comprensione. In secondo luogo, dunque, proporro al lettore una presa di distanza storica e filosofica, attraverso tre punti distinti ma interconnessi. Primo, chiarirò che la nozione di nichilismo è una nozione squisitamente filosofica, che concerne dunque il significato esclusivamente filosofico di verità, ed è dunque una nozione il cui uso storico, ideologico e scientifico è fortemente sconsigliato, ed è anzi da evitare con forza. Secondo, distinguerò tre significati storico-filosofici di nichilismo assolutamente distinti, il nichilismo dell'Occidente,il nichilismo della modernità ed infine il nichilismo della contemporaneità postmoderna. L'importanza di questa distinzione è tale che vi dedicherò tre distinti paragrafi. Terzo, sosterrò che la maggior parte degli equivoci, che impediscono di impostare correttamente la questione del nichilismo, deriva dal fatto che il secondo significato è accuratamente evitato o radicalmente frainteso, ed in questo modo si crea un corto circuito interminabile fra il primo significato ed il terzo, che vengono connessi direttamente l'un l'altro senza mediazione alcuna, con il bel risultato di far saltare l'intero "impianto elettrico". In terzo luogo, per finire, tornero alla discussione contemporanea sul nichilismo italiano alla luce del punto di vista espresso alla fine del secondo momento del mio ragionamento: la questione cruciale è il nichilismo della modernità, non il corto circuito fra il nichilismo dell'Occidente e l'attuale nichilismo della contemporaneità postmoderna. Se si assume questo puno di vista, la cui fecondità si tratta appunto di mostrare al lettore, molte cose altrimenti incomprensibili ed oscure "andranno al lora posto". Sarà allora non solo possibile comprendere la logica delle scissioni e delle differenziazioni interne al nichilismo italiano, ma anche prendere finalmente una posizione radicalmente esterna ad esso. Non dico che sia una cosa facile. Dico soltanto che è una cosa in via di principio possibile.