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La maschera di Pazuzu
La quarta di copertina è quella che mi fa propendere alla lettura con un certo relativo stato d'animo. Ad esempio, se Alien vs Predator suona bene e da un tipo di input, Fiom vs Pazuzu è... diciamo un tantino meno 'epico' come spinta per iniziare.continue)
Battute a parte, da Vito Introna ci si può aspettare ... (
La quarta di copertina è quella che mi fa propendere alla lettura con un certo relativo stato d'animo. Ad esempio, se Alien vs Predator suona bene e da un tipo di input, Fiom vs Pazuzu è... diciamo un tantino meno 'epico' come spinta per iniziare.
Battute a parte, da Vito Introna ci si può aspettare questo e altro, ha un suo stile già improntato e riconoscibile per chi, come il sottoscritto, ha letto (corretto/editato/sgrezzato) i suoi primi due romanzi. Vito ha un'impostazione SF classica, e la personalizza con una visione locale-mentale tendente al 'sindacalista pugliese' nella versione positiva e costruttiva dei termini (che è ciò che lo rende originale e riconoscibile). Non è semplice dar corpo a un testo finito, ma alla fine sono state due opere più che discrete per un esordiente a libro.
Quindi mi sono apprestato a leggere con una riservata curiosità 'La maschera di Pazuzu', la prima opera oltre le mura familiari in EDS e dopo un periodo in cui Vito ha fatto esperienze non indifferenti come editor, publisher e direttore di collana, la prima in cui a priori non c'era stato un mio apporto. Una sorpresa totale.
Ci siamo. La sintesi del mio pensiero già dopo aver scorso pochi fogli. Ci siamo, e ottimamente, lo è stato fino alla fine delle 200 e passa pagine.
Il libro è brillante, inappuntabile dal punto di visto narrativo e tecnico. Con l'esperienza Vito ha trovato tutti gli equilibri che un romanzo deve possedere: tempi, luoghi, personaggi, periodi, scambi, lunghezze. Nessun eccesso descrittivo, nessuna carenza strutturale. I riferimenti sono frutto evidente di un'accurata ricerca, protostorica, teologica, etnica o geografica che sia. Il libro è un prodotto finale che si può considerare 'un libro', non è una cosa da poco in codesti tempi di superficialità letteraria.
Ma arriviamo alla storia, che evito accuratamente di riportare o questa mia sarebbe un riassunto e non una recensione. La noia è bandita e l'attenzione costante, il raccontare va parola dopo parola, frase dopo frase, nella sua evoluzione certamente particolare di personaggi non 'americanizzati' ma unici nel loro essere localizzati a pochi passi dalla porta di casa nostra, reali nella loro momentanea irrealtà situazionale, ben piazzati e diversificati, e singolarmente distinguibili nelle loro linee comportamentali e psicologiche. Gli eventi si susseguono coerenti nel loro svolgersi, sorprendenti al momento giusto, ben agglomerati nell'insieme e adeguatamente visibili sul fondo narrato. E' un fantasticare coerente, verificabile con criteri SF come da buona SF dei tempi che furono (ma sempre attuali). Si legge bene, i personaggi li ho visti: Silio è mio cugino, Felipe è tale e quale il mio benzinaio. Gli sciacalli, i robot... le immagini mi sono 'nate' in testa a mano che procedevo.
E' stato divertente leggere il Vito che conosco (scrittore sempre più esperto) e mi scoccia un po' dovergli dire che è stato veramente bravo (di solito lo 'insulto' amichevolmente), ma è giusto così. Ottimo lavoro Vito (non ti ci abituare).
Gli devo dare un voto? Butto un 9, ci sta.