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- Giovane Callas (6)
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By Bruno Tosi -
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- Tina Pica (4)
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By Gioconda Marinelli -
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Stralci dal libro: -
"Sono contento d'essere stato invitato a scrivere un mio personale ricordo su Tina Pica. è stata un'attrice, una bravissima attrice, che ho conosciuto e apprezzato. Ha fatto parte, negli anni fra il 1933 ed il 1953, in numerose occasioni, della Compagnia dei fratelli De Filippo. In particolare della ... (
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Jan 27, 2009 |
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- Le dive del silenzio (8)
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By Vittorio Martinelli -
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stralci dal libro -
Dorrit Weixler (Berlino 1892-Berlino 30.12.1916)
"... in queste festose commedie, di cui oggi possiamo renderci conto solo attraverso sbiadite fotografie e recensioni d'epoca, Dorrit interveniva personalmente nella costruzione del suo personaggio, sfoggiando una vis comica irresistibile. Oskar ... (continue ) -
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Jan 26, 2009 |
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- Nannarella (132)
- Il romanzo di Anna Magnani
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By Giancarlo Governi -
Finished on Jan 12, 2009 




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"...In quello stesso spettacolo, CHE TI SEI MESSO IN TESTA, diceva una battuta, nei panni di Mila di Codro, che suonava, che suonava pressappoco così: 'Del tuo re la volontà/ e alfin, la cos più importante,/la libertà!' Il pubblico alla parola 'libertà' esplodeva in un applauso frenetico. Una sera c ... (
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Jan 26, 2009 |
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Giovane Callas
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Maria Callas arrivò in Italia per la prima volta il 29 giugno 1947: un viaggio senza dubbio per lei indimenticabile dato che aveva ormai riposto ogni speranza sull'occasione che le veniva offerta, forse l'ultima, per una carriera che non riusciva a decollare [...].continue)
Per vivere Maria cantò al fa ... (
Maria Callas arrivò in Italia per la prima volta il 29 giugno 1947: un viaggio senza dubbio per lei indimenticabile dato che aveva ormai riposto ogni speranza sull'occasione che le veniva offerta, forse l'ultima, per una carriera che non riusciva a decollare [...].
Per vivere Maria cantò al famoso Asti's Restaurant a Grenewich Village,dove solitamente si esibiscono in un clima di grande allegria bravi dilettanti e modesti ma simpatici professionisti e fece la cameriera a casa del maestro Sergio Failoni. Questi, celebre anche per uno screzio con Arturo Toscanini, dirigeva regolarmente alla Scala e in molti altri teatri italiani ed europei. [...]. Maria Callas fu assunta dalla coppia Failoni, che nell'immediato secondo dopo guerra si trovava a New York, per oltre un anno. Fu lei a chiedere timidamente all'incredulo e stupito maestro Failoni, che all'inizio dell'estate 1947, stava programmando una serie di audizioni, di ascoltarla in "Casta DIva": era l'aria che le riusciva meglio. Failoni, dapprima incredulo del fatto che la sua cameriera fosse una cantante lirica e dopo averle fatto presente le difficoltà estreme che presentava il celebratissimo pezzo, per pura cortesia si rassegnò ad ascoltare Maria. Fu una rivelazione: stupefatto il Maestro ascoltò una delle voci più straordinarie mai udite intonare perfettamente la preghiera di Norma.[...]. Accanto alle insistenze di Nicola Rossi Lemeni, fu decisiva per la carriera italiana della Callas, la segnalazione di Failoni a Giovanni Zanatello, già illustre tenore e all'epoca sovrintendente all'Arena di Verona [...] dopo averla ascoltata, la portò in Italia assieme al tenore emergente Richard Tucker.[...].
Era partita con una valigetta di cartone tenuta assieme con uno spago,come un'emigrante poverissima. Appena arrivata a Napoli, era stata derubata di quel poco che possedeva e quindi aveva viaggiato in treno, per Verona, per un giorno e una notte, sempre in piedi [...].
"Qualche volta sono stata bollata come una diva capricciosa. Ma i miei non erano capricci. Mi imputavano quando si trattava di far rispettare la legge della musica e del compositore. Questa è umiltà, non è un atteggiamento o un capriccio". Cosa direbbe quindi Maria Callas ai giovani? "Io mi metterei davanti alla porta della signora Callas e le direi:Signora, la supplico, mi consigli, mi dica cosa devo fare. Ed io ben volentieri lo farei. I teatri stessi dovrebbero approfittare. I Conservatori, perché è qui che comincia il male. Il Conservatorio dovrebbe buttar fuori i talenti. è il lavoro di base che è determinante ed io darei veramente una mano a chi la chiedesse
Cosa direbbe quindi Maria Callas ai giovani? "Io mi metterei davanti alla porta della signora Callas e le direi:Signora, la supplico, mi consigli, mi dica cosa devo fare. Ed io ben volentieri lo farei. I teatri stessi dovrebbero approfittare. I Conservatori, perché è qui che comincia il male. Il Conservatorio dovrebbe buttar fuori i talenti. è il lavoro di base che è determinante ed io darei veramente una mano a chi la chiedesse. Certo bisogna avere l'entusiasmo. Io fra mille difficoltà e peripezie ho sempre avuto entusiasmo. Non basta cantare e pensare di avere una bella voce. Bisogna portare con sè il proprio entusiasmo e contagiare gli altri...".
La sua fu davvero una "irresistibile ascesa", di opera in opera [...].Nel decennio scaligero nessuna cantante fu più amata, nessuna più detestata di Maria Callas. [...].Dominò le scene come una diva dell'ottocento, ma rivoluzionò l'interpretazione del nostro tempo. Seppe cantare come un angelo, ma - si dice - anche come un demonio. Entrò nei nostri teatri come una ragazzona grossa e un po' sgraziata e ne uscì come la più elegante e sofisticata dama di società. [...]. L'hanno chiamata regina, maga, tigre. Hanno descritto il suo canto un "arcobaleno di luce, una cascata di cristallo, una sciarpa di velo mossa dal vento".[...]. Malgrado lo splendore apparente, la solitudine e l'infelicità hanno percorso la sua vita.[...].
[...]. Pasolini voleva qualcuno che incarnasse la figura del Mito e avesse le qualità che cercava. Una presenza strana, sacrale, capace di essere antica e noderna insieme, un'icona pagana trasumanata e distante, che diviene una donna attraverso un amore-rinascita prima felice, poi straziante.
Probabilmente la Callas in quel momento della sua vita aveva bisogno di integrare la sua esperienza di donna e di artista. Pasolini significava per Maria il fascino dell'intelligenza. Pasolini quando parlava aveva molta dolcezza e offrì alla Callas un lato umano inesplorato e inatteso di fronte alla brutalità di Onassis, all'inconsistenza di Meneghini. Poteva davvero apparirle come un Adone, come un Dio. L'affettuosità di Pasolini, la sua gentilezza, la sua mitezza, fecero breccia nella sensibilità di Maria. E Pasolini si vedeva quasi narcisisticamente in lei. La sua devozione, le sue attenzioni furono interpretate come una forma d'amore, una implicita dichiarazione, velata di pudore e timidezza. E quando a Grado nel corso di una festa alla fine delle riprese di Medea, Pasolini le regalò un anello, Maria pensò davvero che fosse giunto il momento di passare al matrimonio. Di questo episodio è testimone il pittore e scrittore Giuseppe Zigaina: fu proprio lui a consigliare a Pasolini, che desiderava fare un dono alla Callas, di scegliere un'antica corniola acquileiese incastonata in un anello di modello romano. La Callas era raggiante, ma Pasolini non si dichiarava e qualche giorno dopo Maria telefonò a Zigaina, in piena notte, piangendo, per confidare all'amico comune la sua attesa che si faceva disperata.