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Cover of Infidel
  • L'islam e l'Occidente visti da chi ha vissuto entrambi dall'interno

    “Infidel” è l’autobiografia di Ayaan Hirsi Ali e, a mio avviso, un bel tributo alla potenza liberatrice dei libri. La frase più bella è: “All these books, even the trashy ones, carried with them ideas – races were equal, women were equal to men – and concepts of freedom, struggle, and adventure that were new to me”.
    Nel suo libro, Ayaan racconta la propria infanzia, adolescenza e l’inizio dell’età adulta divisa tra Somalia, Arabia Saudita, Kenya ed Etiopia. È una vita molto difficile, piena di violenza in famiglia e nella società. In quegli anni Ayaan è una fervente credente, sottomessa come si addice ad una donna musulmana, con simpatie verso gli insegnamenti radicali e fondamentalisti dei Fratelli Musulmani. Ma nonostante questo, i libri occidentali che legge di nascosto le fanno venire delle domande e dei dubbi. Una domanda su tutte: perché le donne non hanno gli stessi diritti degli uomini?
    Poi Ayaan scappa da un matrimonio combinato e riceve asilo politico in Olanda. Lì si accorge che l’infedele Olanda è ordinata, pulita, funzionante e la gente è gentile e accogliente anche con gli stranieri. Le domande si affollano: perché le terre fedeli a Allah sono distrutte dalla violenza, mentre quelle infedeli no? Perché nonostante che le donne occidentali girino poco vestite la società non collassa e gli uomini non impazziscono o diventano violenti? Al contrario dei suoi correligionari, che pretendono sussidi, non lavorano e criticano l’Olanda, Ayaan studia e lavora duramente e affronta con coraggio la sua famiglia e il suo clan, che la vorrebbero ricondurre alla sottomissione.
    Infine arriva l’11 settembre 2001. L’attentato crea una profonda crisi in Ayaan, che si chiede se davvero l’Islam giustifica tanta violenza. Rilegge il Corano e gli hadith e la conclusione è positiva. Finalmente accetta che il Corano non è un libro scritto da Allah, ma dagli uomini 150 anni dopo la morte di Maometto. Abbandona l’Islam e decide che da quel momento lo scopo della sua vita sarà la difesa delle donne musulmane e la vera integrazione degli immigrati. Le sue critiche verso l’Islam le attirano le simpatie degli olandesi e l’odio dei musulmani. La sua popolarità cresce fino a farla diventare deputato al Parlamento olandese. Poi arrivano l’assassinio di Theo van Gogh, con il quale collaborava per denunciare le violenze islamicamente corrette sulle donne, e concrete minacce di morte. Dopo varie peripezie, Ayaan si trasferisce negli USA.
    “Infidel” è una critica all’Islam che cerca di controllare ogni minimo comportamento umano, trasformando gli uomini e le donne in automi senza volontà e libero arbitrio perché devono sottomettersi acriticamente alle regole ferree della religione. Però è anche una critica all’Occidente accecato dalle idee di multiculturalismo e relativismo culturale e morale, a causa delle quali gli occidentali chiudono gli occhi di fronte alle violenze quotidiane nelle famiglie degli immigrati e alle esortazioni all’odio e alla violenza che circolano nelle comunità musulmane. Ayaan spera che prima o poi anche nella cultura islamica ci sarà quel doloroso cambiamento che la trasporterà finalmente dal medioevo, a cui resta aggrappata, verso mondo moderno.
    Il messaggio del libro, secondo l’autrice stessa, è che l’Occidente sbaglia a prolungare senza ragione il dolore di questa transizione elevando culture bigotte piene di odio verso le donne al livello di rispettabili stili di vita alternativi. ... (continue)

    “Infidel” è l’autobiografia di Ayaan Hirsi Ali e, a mio avviso, un bel tributo alla potenza liberatrice dei libri. La frase più bella è: “All these books, even the trashy ones, carried with them ideas – races were equal, women were equal to men – and concepts of freedom, struggle, and adventure that were new to me”.
    Nel suo libro, Ayaan racconta la propria infanzia, adolescenza e l’inizio dell’età adulta divisa tra Somalia, Arabia Saudita, Kenya ed Etiopia. È una vita molto difficile, piena di violenza in famiglia e nella società. In quegli anni Ayaan è una fervente credente, sottomessa come si addice ad una donna musulmana, con simpatie verso gli insegnamenti radicali e fondamentalisti dei Fratelli Musulmani. Ma nonostante questo, i libri occidentali che legge di nascosto le fanno venire delle domande e dei dubbi. Una domanda su tutte: perché le donne non hanno gli stessi diritti degli uomini?
    Poi Ayaan scappa da un matrimonio combinato e riceve asilo politico in Olanda. Lì si accorge che l’infedele Olanda è ordinata, pulita, funzionante e la gente è gentile e accogliente anche con gli stranieri. Le domande si affollano: perché le terre fedeli a Allah sono distrutte dalla violenza, mentre quelle infedeli no? Perché nonostante che le donne occidentali girino poco vestite la società non collassa e gli uomini non impazziscono o diventano violenti? Al contrario dei suoi correligionari, che pretendono sussidi, non lavorano e criticano l’Olanda, Ayaan studia e lavora duramente e affronta con coraggio la sua famiglia e il suo clan, che la vorrebbero ricondurre alla sottomissione.
    Infine arriva l’11 settembre 2001. L’attentato crea una profonda crisi in Ayaan, che si chiede se davvero l’Islam giustifica tanta violenza. Rilegge il Corano e gli hadith e la conclusione è positiva. Finalmente accetta che il Corano non è un libro scritto da Allah, ma dagli uomini 150 anni dopo la morte di Maometto. Abbandona l’Islam e decide che da quel momento lo scopo della sua vita sarà la difesa delle donne musulmane e la vera integrazione degli immigrati. Le sue critiche verso l’Islam le attirano le simpatie degli olandesi e l’odio dei musulmani. La sua popolarità cresce fino a farla diventare deputato al Parlamento olandese. Poi arrivano l’assassinio di Theo van Gogh, con il quale collaborava per denunciare le violenze islamicamente corrette sulle donne, e concrete minacce di morte. Dopo varie peripezie, Ayaan si trasferisce negli USA.
    “Infidel” è una critica all’Islam che cerca di controllare ogni minimo comportamento umano, trasformando gli uomini e le donne in automi senza volontà e libero arbitrio perché devono sottomettersi acriticamente alle regole ferree della religione. Però è anche una critica all’Occidente accecato dalle idee di multiculturalismo e relativismo culturale e morale, a causa delle quali gli occidentali chiudono gli occhi di fronte alle violenze quotidiane nelle famiglie degli immigrati e alle esortazioni all’odio e alla violenza che circolano nelle comunità musulmane. Ayaan spera che prima o poi anche nella cultura islamica ci sarà quel doloroso cambiamento che la trasporterà finalmente dal medioevo, a cui resta aggrappata, verso mondo moderno.
    Il messaggio del libro, secondo l’autrice stessa, è che l’Occidente sbaglia a prolungare senza ragione il dolore di questa transizione elevando culture bigotte piene di odio verso le donne al livello di rispettabili stili di vita alternativi.

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    ― Posted on Aug 28, 2008 | Add your feedback

Cover of Beaufort
  • “Tredici Soldati” (titolo italiano).
    Un plotone di soldati israeliani a guardia di un avamposto ai piedi dell’antica fortezza crociata di Beaufort, in Libano. C’è la guerra, vera, spietata, contro un nemico che ama la morte e la cerca. Ma c’è anche, e forse soprattutto, l’amicizia, l’affetto e la fiducia senza limiti che lega questi ragazzi circondati dalla morte. Ragazzi inizialmente immaturi ed individualisti che crescono in fretta a causa dell’estrema durezza e pericolosità delle loro vite quotidiane nel piccolo mondo di Beaufort e si legano in un’amicizia in cui la vita dei propri compagni ha la precedenza sulla propria. Ragazzi che devono vivere attraverso la sofferenza e l’orrore di vedere gli amici cadere uno a uno sotto il fuoco di un nemico invisibile che uccide da lontano.
    Nel mondo claustrofobico dell’avamposto, ognuno di loro esprime i propri sogni per il futuro: c’è chi vuole sposare la fidanzata di sempre, chi vuole viaggiare in terre lontane quasi mitizzate, chi vuole diventare attore e prova Shakespeare anche quando fa la sentinella, chi non riesce a immaginare una vera vita oltre Beaufort, chi scrive lunghe lettere alla fidanzata ma non le spedisce perché lei non può capire come sia la vita lassù e comunque non la vuole preoccupare. C’è il pensiero costante alle proprie famiglie, a quelle dei compagni, e alla devastazione che la notizia della morte di un figlio può portare. C’è anche il disprezzo per giornalisti che cercano solo lo scoop demagogico senza pensare al danno provocato al morale delle truppe e della nazione.
    Ma ognuno di loro sa che potrebbe essere il prossimo a essere ucciso da un nemico al quale non possono rispondere come vorrebbero e potrebbero per ragioni politiche, aumentando così la loro frustrazione e facendo crescere sempre più potente la domanda: il loro sacrificio serve a qualcosa?
    Erez, il giovane durissimo tenente, troverà la risposta nell’ultima missione, la più pericolosa, del suo plotone nell’avamposto. ... (continue)

    “Tredici Soldati” (titolo italiano).
    Un plotone di soldati israeliani a guardia di un avamposto ai piedi dell’antica fortezza crociata di Beaufort, in Libano. C’è la guerra, vera, spietata, contro un nemico che ama la morte e la cerca. Ma c’è anche, e forse soprattutto, l’amicizia, l’affetto e la fiducia senza limiti che lega questi ragazzi circondati dalla morte. Ragazzi inizialmente immaturi ed individualisti che crescono in fretta a causa dell’estrema durezza e pericolosità delle loro vite quotidiane nel piccolo mondo di Beaufort e si legano in un’amicizia in cui la vita dei propri compagni ha la precedenza sulla propria. Ragazzi che devono vivere attraverso la sofferenza e l’orrore di vedere gli amici cadere uno a uno sotto il fuoco di un nemico invisibile che uccide da lontano.
    Nel mondo claustrofobico dell’avamposto, ognuno di loro esprime i propri sogni per il futuro: c’è chi vuole sposare la fidanzata di sempre, chi vuole viaggiare in terre lontane quasi mitizzate, chi vuole diventare attore e prova Shakespeare anche quando fa la sentinella, chi non riesce a immaginare una vera vita oltre Beaufort, chi scrive lunghe lettere alla fidanzata ma non le spedisce perché lei non può capire come sia la vita lassù e comunque non la vuole preoccupare. C’è il pensiero costante alle proprie famiglie, a quelle dei compagni, e alla devastazione che la notizia della morte di un figlio può portare. C’è anche il disprezzo per giornalisti che cercano solo lo scoop demagogico senza pensare al danno provocato al morale delle truppe e della nazione.
    Ma ognuno di loro sa che potrebbe essere il prossimo a essere ucciso da un nemico al quale non possono rispondere come vorrebbero e potrebbero per ragioni politiche, aumentando così la loro frustrazione e facendo crescere sempre più potente la domanda: il loro sacrificio serve a qualcosa?
    Erez, il giovane durissimo tenente, troverà la risposta nell’ultima missione, la più pericolosa, del suo plotone nell’avamposto.

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    ― Posted on Aug 5, 2008 | Add your feedback

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