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La prosa fa pensare al mutmento organico di una materia immobile, alla chimica, più che alla fisica.
Un culturismo stilistico appesantisce le pagine in pose plastiche che, purtroppo, non sempre si coordinano nel gesto atletico della scrittura.
Quando ciò avviene, nel sole mediterraneo, si compie la ... (continue) - — Oct 17, 2011 | 2 feedbacks
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Non è per la maestria nell’orchestrare la macronarrazione con gli aghi sottili che soli possono ordire la voce del cuore umano, che ho amato questo libro.
Non per l’abile tessitura della trama, ma per ciò che è possibile scorgere in trasparenza nell’osservarla.
I volti della storia nel destino di u ... (continue) - — Sep 2, 2011 | Add your feedback
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La macchia umana
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Come alle macchie di Rorschach, ognuno attribuisce alla macchia umana Coleman, la forma che gli gorgoglia fuori dalla coscienza.
Che viene identificata con l'individualità, un IO che si vorrebbe al tempo stesso sociale e al sociale irriducibile, scisso com'è in una polis nella cui piazza la folla sg ... (continue)
Come alle macchie di Rorschach, ognuno attribuisce alla macchia umana Coleman, la forma che gli gorgoglia fuori dalla coscienza.
Che viene identificata con l'individualità, un IO che si vorrebbe al tempo stesso sociale e al sociale irriducibile, scisso com'è in una polis nella cui piazza la folla sgomitante che ognuno reca in se stesso non aspetta che un patibolo, per riunirsi trionfante.
Un patibolo al quale nessuno ha osato condurre il criminale più utile e affidabile che reca in se stesso; colui che fa il lavoro sporco per rendere a ciascuno più agevole l'inferno degli altri, e per farlo conduce l'altro all'inferno, nel momento in cui la somiglianza che non si può far a meno di notare con se stessi macchia di altri colori l'azzurro infantile del proprio miserabile paradiso di adulti affermati.
Philip Roth è magistrale nell'amara disamina di come una comunità sia capace di consolidarsi escludendo, apparentemente solida sotto la sua teca di politically correttness, così lucida e tersa, che è facile scivolarvi, e cadendo non riuscire a rialzarsi, aderenti al vetro in pose sgraziate, additati come una bestia rara e repellente, minotauro confinato oltre le mura in un labirinto di equivoci e giudizi.
Se la risposta a domande che, battute in curva da decisione e azione, è il più grande imperativo, che è un interrogativo ancora più grande, il 'Conosci te stesso' oracolare, l'enigma poco si confà a quest'epoca, molto di più lo schiacciarne l'ombra sotto lo spietato mezzogiorno del pettegolezzo camuffato da coraggiosa e democratica volontà di verità.
Ci sono, è vero temi da tragedia greca, in questo libro, ma senza catarsi e senza rigore. Come c'è qualche suo personaggio che è tentato di pensare se stesso come eroe da tragedia. Ma non è questa che la meschina tentazione di elevarsi dal meschino trasfigurando la brutale e a volte miracolosa, densa e sfuggente assurdità della vita una volta che l'innocenza è preclusa per lo zoo degli animali sociali che popolano queste pagine, le vite e le persone di ognuno. Uno zoo gestito da animali, che si nutrono dell'equivoca libertà che ne deriva, ma che sempre zoo rimane.
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