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Finished (re-read) on Oct 30, 2012 




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Per parecchie pagine verrebbe da chiedersi il perché del titolo, visto che l'iniziale spaesamento e la frequente necessità di rileggere un medesimo periodo, assestano al lettore confuso bordate di raffinatissima e debordante comicità.
Ma, parafrasando Rilke, il ridicolo del tragico non è che il prin ... (continue ) -
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Nov 7, 2012 |
5 feedbacks
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Lord Jim
L'Occidente ha addomesticato le sirene. Ha strappato loro le corde vocali, e ha infilato nella loro gola il grammofono col disco della voce del padrone. Sono sirene incatenate e con una protesi di voce registrata a rimorchiare i figli di Ulisse. Loro legate a terre sconosciute, gli altri a briglia s ... (continue)
L'Occidente ha addomesticato le sirene. Ha strappato loro le corde vocali, e ha infilato nella loro gola il grammofono col disco della voce del padrone. Sono sirene incatenate e con una protesi di voce registrata a rimorchiare i figli di Ulisse. Loro legate a terre sconosciute, gli altri a briglia sciolta lungo le acque di un mondo che avrebbe presto cessato di essere giovane.
Figliol prodigo di quell'Ulisse, Jim ha in sé la propria sirena, ne canta incessantemente le nenie. La sua sirena è la sua principessa, lui è il suo principe. Sovrani in un mondo giovane e forte, dove essere giovani e forti. È l'idea che egli ha di sé, fiera, semplice, eroica e gentile.
Ma l'idea che si ha di se stessi, come la nave Pathna di cui Jim è ufficiale, può urtare qualcosa, un relitto obliato nell'approssimarsi dell'abisso al livello della terra ferma, tutto ciò che si è preso sulle proprie spalle può annegare, e con esso, il proprio sguardo di sogni incartati in orizzonti, al rimorchio di un oriente a oriente dell'oriente, che mai faccia che si tocchi, avanzando in esso, l'occidente che ci si è lasciati alle spalle. È questione di un attimo, e la realtà stritola l'idea, e l'idea si dissolve, con la propria inefficacia, nella fiamma che della realtà, alimenta il divenire.
L'attimo ricapitola e scompagina ciò che si crede di sapere di sé. L'attimo ha in sé l'eternità, dice del destino, e dice della conoscenza di sé, li obbliga ad incontrarsi e costringe a vedere nell'esperienza ciò che di se era obliato, come la parte sommersa della nave sorpresa dall'intrusione di un elemento irriducibilmente solido nell'imperscrutabile mansuetudine dell'acqua.
Jim ne avrà onta e vergogna. L'orizzonte oltre il quale lanciava il proprio sguardo come ad avvolgere il mondo in un gomitolo d'infinito, diventerà una trincea da cui temere il lancio, da parte di chiunque, di ordigni di infamia.
A oriente dell'oriente, Jim infine approderà a una terra che non lo conobbe, e che per questo è pronto ad accoglierlo e a partorirlo come un essere nuovo, come un Adamo col popolo di Mosè.
Ma, libero, fuori, se non dentro, della viltà stagionata nella sua vita precedente come un legno troppo duro per essere lavorato, che al minimo tocco di una punta si spacca, si troverà ad essere, da meno che uomo a troppo più che uomo.
Sarà Tuan Jim, una guida, un semidio bianco, e anche un idolo. Ma ogni idolo non composto di materiale inerte, ma di carne viva, ha in fondo al proprio altare fiori marci. Il popolo di Patusan è un popolo infantile, la cui infanzia è la fresca promessa che Jim mantiene di poter essere all'altezza di se stesso, oltre l'infamia di cui è macchiato al cospetto della platea dell'occidente. Il passaggio, il suo doppiare il capo di Buona speranza dell'età adulta, condurrà infine Jim a una morte non solo metaforica.
Dalla rupe del proprio sogno, Jim scaraventerà giù se stesso, guardando rotolare e andare in pezzi la propria infanzia piena della forza dei propositi intatti, dell'innocenza eroica, della complicità tacita col mondo.
In Jim ho trovato la forza guida del bambino, la serietà assoluta del suo gioco, la piena responsabilità perché il gioco sia possibile, per tutti.
E ne ho trovato la perdita, la vergogna di farsi cogliere in flagranza di infanzia giocando a fare gli adulti
Quando non si è all'altezza del gioco, e la realtà con un'onda anomala bagna e manda in cortocircuito la mente che credeva il proprio sogno reale, si è precipitati, come sopra l'asse galleggiante di un relitto, nella condizione di adulto decaduto, che incerto della propria abilità di nuotatore, si aggrappa a quel legno fradicio affidando la propria fine o la fortuna che ne scampi al ritorno al mare immenso dell'onda che l'ha travolto.
C'è, allora, un breve e scuro gorgo. Poi la quiete. E l'orizzonte non ha allora, la forma di una linea dinanzi a una vista occipitale, ha tutte le forme e nessuna.