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Nigellissima
A parte il titolo, infelice ma perfettamente in linea con il personaggio, e la copertina - con una Nigella ormai quasi del tutto immobilizzata dal botox, che sfoggia una messa in piega rigida alla Nicoletta Orsomando e, non si sa perché, è vestita un po' come la signorina Rottenmeier - quest'ultima ... (continue)
A parte il titolo, infelice ma perfettamente in linea con il personaggio, e la copertina - con una Nigella ormai quasi del tutto immobilizzata dal botox, che sfoggia una messa in piega rigida alla Nicoletta Orsomando e, non si sa perché, è vestita un po' come la signorina Rottenmeier - quest'ultima fatica di Nigella Lawson sembra, a prima lettura, un ottimo libro di cucina, di quelli che da qualche anno non sembrava più esser capace di scrivere (direi da Feast).
Sono una fan della prima ora di Nigellona, verso la quale nutro un vero e proprio debito di riconoscenza: la lettura dei suoi primi libri mi ha aiutato a digerire un momento della mia vita particolarmente difficile e cupo e mi ha contagiato con il gioioso virus della cucina; la riproduzione delle sue ricette mi ha piano piano persuasa di non essere un'inetta completa ai fornelli, come avevo sempre creduto di essere, e ha deliziato i miei amici in decine e decine di occasioni conviviali.
Altro non si può chiedere ad un'autrice di libri di cucina, anche se si tratta di un personaggio spesso imbarazzante, grottesco e sopra le righe (a volte perfettamente consapevole di esserlo e incline a giocarci su con ironia, cosa che un po' la redime).
Tra l'altro, l'ho scritto più volte sul blog, i libri di Nigellona sono una lettura piacevole quant'altre mai: la sua prosa riflette la sua sostanziale ambiguità, il suo perenne essere in bilico tra una sobrietà di fondo (le sue ricette sono in genere molto molto semplici, spiegate con dovizia di particolari e rigore e praticamente infallibili) e una perenne, divertita tentazione di abbandonarsi all'eccesso, al pomposo, all'estremo, al kitsch.
Sarà bene specificare che Nigellissima non è un libro di cucina italiana, ma una raccolta di ricette per lo più ispirate al gusto italiano - o all'idea che ne ha Nigella, che comunque l'Italia la conosce bene e la frequenta con assiduità - o italiane di partenza ma parzialmente rivisitate, semplificate o adattate.
Molte quelle che a prima lettura mi hanno incuriosito: per esempio le fettuccine ai funghi con mascarpone e marsala, gli spaghettini con briciole di pane all'aglio e limone, le melanzane con origano e cipolle rosse (a quanto ho capito una ricetta di origini campane), un mirabolante cheesecake alle nocciole e Nutella, una versione di ardita concezione delle patate fritte e soprattutto un budino fatto con le liquirizie Amarelli Rossano, che non vedo l'ora di provare.
Certo, ci trovate anche l'inquietante meatzza, una specie di pizza Margherita in cui la base di pasta è sostituita dall'impasto di un polpettone schiacciato come una frittella dentro una teglia da forno (ho i brividi solo a pensarci) o una sua interpretazione della Caprese, da offrire, secondo lei, al pranzo di Natale (mah...).
Ma ripeto, sono le cadute di stile (in questo libro, per altro, assai contenute, o così mi è parso a prima lettura) senza le quali Nigella non sarebbe Nigella e che personalmente le perdono più che volentieri.