"Se guardi troppo a lungo nell'abisso anche l'abisso vorrà guardare in te"..
Ci hanno abituati, quasi assuefatti, all'idea che dietro alcune divise ( e non solo quelle che rivestono i tutori dell'Ordine ) ci siano individui che per un motivo od un altro, abbiano oltrepassato e giornalmente travalicano quel sottile confine che li separa da coloro che chiamiamo criminali. Bana
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Ci hanno abituati, quasi assuefatti, all'idea che dietro alcune divise ( e non solo quelle che rivestono i tutori dell'Ordine ) ci siano individui che per un motivo od un altro, abbiano oltrepassato e giornalmente travalicano quel sottile confine che li separa da coloro che chiamiamo criminali. Banalmente potrei citare una frase di E.Allan Poe, che contiene parte della verità : "Se guardi troppo a lungo nell'abisso anche l'abisso vorrà guardare in te". Parte della verità appunto, perchè personalmente credo che siamo tutti, senza discriminazione alcuna, costantemente in bilico su quella striscia sottilissima e che nessuna "protezione" è veramente efficace quando la vita ti risponde regolarmente di no e la "socialità razionale" vacilla. Infatti occasionali per perdere quell'equilibrio di bravo ragazzo non basta il carattere, il passato con cui fare i conti o i mille argini creati da professioni di fede ed educazione. E' un'oscurità che cala spegnendo tutte le luci, è un dolore antico che vibra e risuona in una caverna paleolitica. La notte dell'anima è breve in questi casi ma non ci sarà più un'alba uguale alle precedenti dopo e forse, nessuna. Ma quando non si tratta più di un fatto occasionale ma di un atteggiamento costante?. Se non parliamo di un serial killer o affini allora psicologicamente, per attuare un continuo annichilamento della coscienza ed il superamento della Paura ( quella con la P maiuscola ) ci sono altri fattori che entrano in gioco, primo fra tutti ( a mio parere ) la "condivisione" con altri : Il branco, la gang, la banda , i "fratelli d'armi" , i compagni di merenda. Persone che diventano la famiglia che non hai mai avuto, la tua costante ispirazione e la tua guida e molto di più..l'argine più robusto che tu possa mai "alzare" tra te e l'esondazione di quella solitudine che permea l'esistenza sin dal primo vagito. Nella nostra "fragilità" una tale appartenenza è l'unico "distinguo" che fà la differenza. Quella dove il bene supremo diventa quello di chi scende con te nell'arena, di chi con il sangue e nel sangue lotta con te. Tutti gli altri sono come ombre ai limiti dello sguardo, se non sono nemici da distruggere. Lo abbiamo visto nei film , nei racconti di soldati tornati da guerre e battaglie mondiali o del più piccolo angolo del mondo. Lo abbiamo visto accadere nella realtà . Lo vediamo prendere forma anche negli occhi di Biagio Mazzeo, ispettore della Narcotici, ed i suoi "ragazzi" nel nuovo romanzo di Piergiorgio Pulixi " Una brutta storia". Biagio ed il suo "clan" sono dei duri, duri più della strada stessa . Manipolano, ingannano, ricattano , alla stregua di quelle che comunemente vengono riconosciute come associazioni mafiose. Uccidono anche, quando serve. Senza quasi nessun rimorso, perchè la banda ed il colpo grosso che Biagio stà architettando sono le uniche cose importanti. Hanno tutti attraversato quel famoso confine, andando oltre. Quasi ingestibili anche per i loro capi, che sanno, tacciono e coprono, per i "risultati" che la squadra porta, per il decoro dei successi, per la pacificazione delle strade che ottengono con lo stesso metodo di quelli che combattono. Sebbene il "quadro" di manchevolezze e di "abbandono" dello Stato e delle sue più alte istituzioni che dipinge il capo di Mazzeo, Antonello Verri rispecchia la realtà in cui agiscono e devono agire le forze dell' Ordine e sospingono le nostre simpatie di lettori e di ricercatori di giustizia verso la "famiglia Mazzeo ", ci sono momenti in cui ti fermi con la pagina aperta e ti chiedi quando quella sete di giustizia e di ordine, di rispetto e di legalità, sia stata svenduta, mercificata, corrotta da una sete più grande, quella di potere e ricchezza. Il colpo grosso, infatti, non sembra essere che questo, un modo per dettare definitivamente legge sulle strade della droga e raggiungere la ricchezza vera. Se anche comprensibilmente mossi, ognuno, per "sistemare" i propri affetti, viene da domandare dov'è la differenza tra i "buoni" ed uno come Sergej? Perché ora, proprio nel momento in cui il gioco dovrebbe dare i frutti definitivi, giunge il "coperchio" che il diavolo non sa fare: Sergej , il boss della mafia russa il cui fratello è stato ucciso, per sbaglio, in una rapina organizzata proprio dai nostri. Sergej , l'altra faccia di Biagio Mazzeo. Un bel romanzo questo di Piergiorgio Pulixi, una scrittura che avvolge e coinvolge, oserei dire "cinematografica". Li "vedi " i suoi personaggi, li ascolti parlare, senti i loro pensieri come se scorressero sul gobbo di un film muto. Li hai già incontrati, li hai "odorati" al margine di una realtà che sai esistere e che speri non ti tocchi mai. Li hai guardati negli occhi mille volte, sui giornali, allo stadio, sulle strade nel lampeggiare blu delle sirene. Quello che leggi in queste pagine è qualcosa che sai al margine della coscienza, eppure sei "costretto" comunque ad interrogarti, a domandarti cosa e come faresti se quella divisa la indossasti tu. Cosa comporterebbe nelle tue mani quel poco di potere e quante mani, invece, con ben più grandi risorse e ancora più grandi ombre nelle loro coscienze potranno continuare a varcare quel confine senza pagarne mai il prezzo.
Forse esiste davvero un akai ito, un filo rosso che lega indissolubilmente, dal primo vagito, due persone come narra una leggenda giapponese e quella cinese da cui ha origine. Ma quelle, che per noi occidentali sono le cosidette "metà della mela" potrebbero, come molti sostengono ( non ultimo il ser
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Forse esiste davvero un akai ito, un filo rosso che lega indissolubilmente, dal primo vagito, due persone come narra una leggenda giapponese e quella cinese da cui ha origine. Ma quelle, che per noi occidentali sono le cosidette "metà della mela" potrebbero, come molti sostengono ( non ultimo il serial televisivo "Touch" ) non essere le sole vite collegate e destinate a toccarsi. Questa terra è come una stoffa pregiata e colorata, un broccato azzurro-verde, marrone ed oro . Un insieme di fili intrecciati annodati su un telaio di pietra e legno. Fili che si toccano, fuggono in opposte direzioni e tornano facendo un largo giro, mostrando così di non aver mai deviato abbastanza per essere davvero lontani. Il tessitore li ha composti sul telaio e posti nello stesso ordito . Non c'è posto per coincidenze non volute. Così come succede nel romanzo di Luca Poldelmengo. Tre uomini, tre vite apparentemente distanti tra loro, riversatesi in altrettante situazioni, costrette e deviate dalle scelte e che altrettanto inevitabilmente confluiscono in unico punto dell'arazzo. Proprio in quel loro "convergere" una sull'altra disegnano una macchia di colore diverso e lasciano trasparire la "strada" , fino allora impercettibile, di quei fili già presenti che le legavano. Così succede di scoprire che un padre tiranno aveva ragione, che certe bassezze umane non sono mai tramontate e che l'amore non basta ma che provarlo a volte è una resurrezione. Scopri che l'uomo nero, come nella realtà più brutta, ha un volto che non ha niente di "infernale" e che il male è alla portata di tutti noi. Basta una mano allungata appena su una scelta esclusivamente individuale per portarlo a galla. Proprio come quel nodo che diventa necessario inserire nel pieno dell'ordito per continuare a tessere non avendo calcolato la lunghezza dei fili. Un nodo che dovrebbe trovarsi al lato estremo della tela, invisibile all'occhio, nascosto al tatto. Ma non hai "guardato" ed ora è lì con tutto il suo carico di dolore impresso e visibile come uno strappo sull'ordito. Un romanzo, "l'uomo nero" , eccezionale per la scrittura, per la bravura nel portare filo per filo a farci vedere le intersezioni, i nodi, il canovaccio così duro dell'esistenza. Neanche l'ambientazione è stata meno sentita e pensata. Roma vibra sotto le ruote, nei polmoni e ( nei momenti giusti ) nel linguaggio e Filippo, Fabiana, Marco e Gabriele non potrete dimenticarli statene certi. Solo un piccolo pensiero riguardo la fascetta ( non me ne voglia il De Cataldo ) : esalta solo una parte senza spiegare, facendolo sembrare una nostrana copia di qualche svedese ormai di moda. Invece è molto di più, nettamente molto di più. Distogliete gli occhi per un attimo dai colori vivaci dell'arazzo, aprite la prima pagina e scendete in profondità verso l'ordito..!!!
quel che la tua bocca crudele sparpaglia nell'aria, mostro assassino, è il mio cervello, il mio sangue, la mia carne
Ci sono assenze che ti lasciano dritto e duro come un fuso, ma scavandoti una voragine come il mare tra il petto e le scapole, che rischia ad ogni passo di farti annegare. Buchi così vuoti che nessuna terra può riempire.Ossa rimaste scoperte all'aria ad imputridire con i pensieri storti partoriti da
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Ci sono assenze che ti lasciano dritto e duro come un fuso, ma scavandoti una voragine come il mare tra il petto e le scapole, che rischia ad ogni passo di farti annegare. Buchi così vuoti che nessuna terra può riempire.Ossa rimaste scoperte all'aria ad imputridire con i pensieri storti partoriti dai vermi di un dolore che non sai capire. Pensi a quella culla che nei primi giorni solo mani estranee hanno toccato, ti chiedi se questo è un ricordo o solo un grumo nero. Come una gomitata sotto lo sterno dopo aver pranzato e nessun conato che ti venga a "liberare" da quel peso. A carezze e pacche sulle spalle rimaste in polvere nell'aria. Piccoli fotoni di desiderio mai esaudito, che rammenti di aver visto gravitare ai margini degli occhi e del cuore senza poterli catturare. Ci sono assenze che non sono tali, almeno non assomigliano ad una sedia rimasta vuota o ad un coperchio che si chiude su di un volto per sempre addormentato, ma sono piuttosto bucce vuote che siedono alla tavola con te, che chiami con nomignoli definiti dall'affetto. Quel vuoto te lo aprono in sordina, un cucchiaio di cuore alla volta, finchè rimane solo il sangue a girare e senti che nessun luogo, nessuna scelta, nessun corpo puoi chiamarlo "casa". Sei nato di traverso e quelle scelte, qualunque scelta seppur piena di buone intenzioni, trova sempre il modo di lasciarti ad un metro dall'uscio in cui speravi ancora di poter entrare. Vuoti che ti trascinano giù benchè tu non lo voglia e ti costringono a guardare in una sola direzione. Paraocchi spirituali che la rivalsa, a volte, ti cuce sul perdono e sui pensieri. Sono queste assenze che divorano occhi e spirito del protagonista nell'ultimo romanzo di Sacha Naspini. Una tomba etrusca scoperta per caso, un padre presente solo nello spazio occupato dal suo corpo, un amico-nemico bello come un putto e libero come uno zingaro ed una piccola storpia con un'orizzonte tutto chiuso in un recinto, tutti "vuoti" che bruciano i "bianchi" dell'esistenza, rendendola sovraesposta come una foto malriuscita. Se ne " I Cariolanti" Naspini ci aveva regalato uno squarcio su di una vita relegata in una dimensione di assoluta "invisibilita'" dalla civiltà umana, una sorta di "autismo" esistenziale reso tale da condizioni volute da terzi e portate all'estremo, qui sembra di rivivere l'atmosfera che si respira nei "Malavoglia" del Verga. Vite e persone segnate, non tanto dalla povertà di mezzi, quanto da una sconfitta interiore sempre in agguato. Vinti dalla propria stessa pelle e dallo stesso cuore. Scelte "obbligate" dall'assenza, da un amore così povero e così cieco da essere figlio del caso e non del credo. Leggere questo romanzo è comprendere che l'oscurità si può toccare, respirare, alimentare con quella perdita costante che l'assenza di chi è intorno a noi procura, che quella "casa" che non abbiamo avuto e non sappiamo trovare è l'unica luce che conta davvero.
Siamo nel Tennessee, il famoso Volounter State ( lo Stato dei Volontari) e sebbene questo soprannome si riferisca al più alto numero di volontari arruolatosi durante la Guerra del 1812 e che ebbero risolutiva importanza per la battaglia di New Orleans, il suo significato assume un sapore quasi di pr
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Siamo nel Tennessee, il famoso Volounter State ( lo Stato dei Volontari) e sebbene questo soprannome si riferisca al più alto numero di volontari arruolatosi durante la Guerra del 1812 e che ebbero risolutiva importanza per la battaglia di New Orleans, il suo significato assume un sapore quasi di premonizione ed ironia se si pensa come in questo stesso Stato si sia dato "vita" ad un progetto che non ha eguali in tutto il mondo e dove, ancora una volta, la volontarietà esprime il desiderio di essere utili per un futuro migliore. A Knoxville, infatti, è stato creato un "laboratorio a cielo aperto" che si estende per circa tre acri di terreno nel centro medico dell'Università , chiamato inizialmente "Anthropology Research Facility " (1980) ed ora conosciuto universalmente con il nome "Fabbrica dei Corpi", alimentato e sostenuto dalla donazione postmortem . L'Antropologia Forense e la Medicina Legale, così come forze dell'ordine e organismi come l'FBI devono i loro notevoli progressi nella rilevazione dei tempi e delle cause di morte e nella cattura degli assassini, in buona parte anche a questo luogo, dove lo studio della decomposizione dei cadaveri nelle modalità più disparate, ha fornito termini di confronto e nozioni fondamentali. Senza parlare di quanto debbano alla FdC , romanzi e serial televisive più in voga . L'ideatore, il Dott. William (Bill) Bass , un genio se posso dirlo, non ha certamente avuto vita facile con la sua creatura . Molte sono state le critiche , sia di carattere etico , che di carattere legale , che negli anni ha dovuto affrontare con il suo team. Alcune di queste sono ben evidenziate in questo romanzo : Il Cannibale, scritto a due mani da William Bass ed il giornalista Jon Jefferson. Nel loro ottavo romanzo ( dei sette precedenti solo tre sono stati già editati in Italia : Rigor mortis, Anatomia di un delitto e Il corpo del reato ; mentre per i saggi ricordiamo "la vera Fabbrica dei Corpi" e "Uomini ed Ossa " ) il dott. Bill Brockton ( alter ego di Bass ) si confronta con tutta la gamma di problematiche possibili, sia morali ed etiche, sia quelle legate all'inevitabile cupidigia che indissolubilmente lega l'animo di moltissimi uomini a qualsiasi azione, idea od iniziativa, benchè nate con tutt'altri scopi e finalizzazioni. Brockton, direttore della Fabbrica dei Corpi, viene interpellato per un'esumazione finalizzata all'esecuzione di un test di paternità. Una cosa apparentemente di routine, ma che riserva ed apre uno scenario quasi da incubo.
Il corpo del povero Willoughby è stato sepolto privo di arti. Il "danneggiamento" non risulta essere stato nè "registrato" dalla compagnia mortuaria, nè opera di animali o del tempo trascorso. Un depezzamento chirurgico e professionale. Indagare su questa "anomalia" e quindi su altre sepolture eseguite dalla stessa compagnia,ora non più funzionante, porterà il nostro dottore su piste pericolosissime. A complicare la scena occorrono, contemporaneamente, altri due "fattori" : l'FBI che stà indagando su un traffico fiorente di resti umani e la menomazione alle mani del dott. Garcia avvenuta durante un'autopsia per il ritrovamento di materiale radioattivo (mezzo con il quale è stato ucciso il prof.Novak , eminente scienziato nel tristemente famoso Mahnattan Project ). Il nostro dott. Bill si presta all'accordo segreto con gli agenti Rankin e Price al fine di smascherare gli illeciti perpetrati dalla Tissue Science and Services, una grandissima ed importante società di ricerca per i trapianti tessutali e acerrima concorrente della Orthomedica sviluppatrice al contrario di parti robotiche finalizzati anch'esse al trapianto umano. La segretezza imposta da tale collaborazione lo porterà, non solo ad un passo dal rischiare la propria vita, ma anche, il proprio posto di lavoro, la collaborazione con la sua assistente e persino il destino stesso della sua Fabbrica dei Corpi. La degenerazione, fino all'amputazione totale dei residui delle mani del dott. Garcia, invece, farà vacillare ( per un attimo ma è già abbastanza ) i suoi fondamenti etici e morali, come dottore e come uomo.
Dal 1758 e fino alla promulgazione dell'Anatomy Act del 1832, l'unico modo per procurarsi cadaveri da dissezionare ai fini dello studio dell'anatomia umana e delle sue patologie, era quello di rivolgersi ai cosidetti "resurrezionisti", un modo elegante di chiamare i ladri di cadaveri. Obbligati, in un certo senso, data la crescente domanda e la diminuzione di esecuzioni o condanne a dissezione ( unici casi in cui era legale appropriarsi del corpo per lo studio ). Se si pensa che ciò è avvenuto anche in epoca odierna ( l'ultimo caso è del 2006 e coinvolge un eminente chirurgo della Biomedical Tissue Services ) e che la donazione del proprio corpo alla scienza dopo la morte è , nonostante sia l'unico modo legale ormai possibile, uno "scoglio" molto arduo da superare e far "coincidere" non solo con le proprie paure ma anche con la propria professione di fede, si capisce quanto questo argomento sia vasto, profondo, dolente e sebbene qui rappresenti solo le fondamenta ove si costruisce la trama, si respiri la sua vastità e la sua grande importanza. La difficoltà di reperire donatori di organi ( o del proprio corpo postmortem ), le lunghissime liste di attese, la compatibilità da accertare con il ricevente, così come i miglioramenti nel campo degli imunosopressori ( medicinali anti-rigetto ) , o il superamento di nuove soglie nella bio-robotica, devono tutt'ora fare i conti con il dramma di chi lotta per avere almeno un futuro, se non migliore, con la povertà di una buona fetta di mondo che alimenta il mercato nero e con chi, in nome del proprio arricchimento non si fà alcuno scrupolo. Un argomento che certamente non si può sviluppare in questa sede, ma che sarà sospinto nel vostro animo se , me lo auguro e ve lo consiglio caldamente, vorrete accompagnare il dottor Brockton fino alla soluzione di questo intrigante caso.
Il duo Jefferson e Bass ci regala un romanzo godibilissimo ed originale . Una prosa mai banale ed avvincente. Unico neo, probabilmente sarà sviluppato nel romanzo seguente ancora inedito da noi, un episodio..che "malignamente" vi lascio scoprire e che comunque non toglie nulla alla notevole bellezza dello stesso. Angolo gossip : Patricia Cornwell per il titolo e la trama del suo " La fabbrica dei corpi" si è inspirata alla creatura del dott. Bass. L'Università di Bologna nel 2003 ha presentato il brevetto per UBHand III (mano robotica per applicazioni medicali ) con l'innovativo rivestimento di materiale sintetico. Organs Watch ha dichiarato che India, Nepal, Pakistan e Turchia rappresentano i bacini più vasti per la nuova tipologia di "commercio della valigia russa" (leggi mercato nero degli organi ) . Questo romanzo intitolato in lingua originale "The bone thief " ( letteralmente " Il ladro di ossa" ) , probabilmente in italiano è stato tradotto con " Il Cannibale" vuoi per l'inflazione del termine ossa e vuoi,forse anche ,per sottolineare un termine : "cannibalizzazione" che in ambito sia meccanico che informatico si adopera per indicare il "recupero" di parti ancora valide da un intero ormai in disuso.
La verità è come una bellissima donna. Qualcosa di magnifico come, potente, immaginifico ed inarrivabile ai più. Qualcosa che si desidera così fortemente da stare male, ma che nel contempo, forse proprio per questo, si respinge perchè aumenta la nostra disistima. E' uno specchio di grandezza, che ri
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La verità è come una bellissima donna. Qualcosa di magnifico come, potente, immaginifico ed inarrivabile ai più. Qualcosa che si desidera così fortemente da stare male, ma che nel contempo, forse proprio per questo, si respinge perchè aumenta la nostra disistima. E' uno specchio di grandezza, che riflette finanche le ombre della nostra mediocrità. Per questo và taciuta, piegata, estirpata, violentata minimizzandola ed i suoi "portatori" costretti, assolutamente soli, negli angoli più bui e remoti della socialità, se non eliminati fisicamente.
Questa è la pietra angolare su cui si poggia tutta la costruzione dell'ultima ( ma non in ordine di tempo, dato che fu scritta circa quattro anni fà , come testimonia in un'intervista lo stesso autore ) del , e qui permettetemelo, grande Camilleri : "La setta degli angeli". Anno Domini 1901, siamo a Palizzolo, un "paisi di settimila bitanti, assistimato propio al centro di granni latifondi, nel milli e novicento e uno Palizzolo vantava du marchisi, quattro baruni, un duca di centodu anni che non nisciva cchiù dal castello.." e la "scena" si apre su una riunione del "Circolo" , dove sono riunite tutte le più alte ed importanti personalità del paese ( tranne due come più tardi scopriremo ), per decidere l'ammissione ed il cavalierato dell'avvocato Teresi. Persona, quest'ultima, non proprio benvista da chi tiene le redini del paese e delle coscienze, non tanto per il suo "lavoro" di avvocato, quanto per il suo impegno come giornalista e redattore di un quotidiano locale. Laico, fortemente avulso alle beghe e le commistioni del paese, seguace della verità, ma ancora umanamente bisognoso di essere "riconosciuto" come uomo di "valore", proprio dagli stessi che profondamente disapprova . Necessità di appartenenza mescolata alla volontà ed il riconoscimento di essere eticamente migliore. La votazione, voluta per forma ma già negata in partenza dalle "coscienze" degli astanti, produce il risultato voluto proprio da quest'ultime: questo socio non s'ha da fare!. Con buona pace dell'avvocato Teresi ( che forse lo sospetta ), neanche i ministri del culto , di ben sette chiese delle otto presenti in paese, vedono di buon occhio una tale candidatura, anzi "tuonano" dal pulpito affinchè un tale servitore del maligno non ottenebri le coscienze candide e facilmente circuibili dei "bravi e timorati" abitanti, pena l'esclusione dal ben più "alto circolo" delle brave pecorelle. Questo vale sia per il volgo che per i nobili come don Anselmo, che spinto da curiosità e diffidenza innata (e cronica aggiungerei ) vuole sapere sia il perchè dell'appoggio alla candidatura di Teresi, sia il come mai dell'assenza alla votazione del barone Lo Mascolo. L'incontro con il dottore, uscito proprio dalla casa di quest'ultimo, e la mala, innata a volte, predisposizione a coprire con bugie più grosse verità scomode, porterà lo scompiglio in paese, dando adito al sospetto che ci sia in atto un'epidemia di colera. Nel tramestio e fuggi fuggi generale, tra le fandonie sempre diverse passate di bocca in bocca e le mezze verità tirate fuori con le pinze, il regio capitano dei carabinieri ( fatto arrivare fresco fresco da fuori ) Montagnet e Teresi scopriranno che la verità è ben altra e che quasi nessuno mai è disposto a guardarla ignuda. Che la facciata, seppur bella e all'apparenza rispettabile, è solo una coltre sottile sotto cui si nascondono le polveri nere e maleodoranti di un sudiciume di spirito. Cinque fanciulle e una vedova devotissime che dichiarano la loro incipiente maternità come frutto della discesa dello Spirito Santo per purificarle, sette parroci ( su otto ) che di "cristiano" hanno solo la veste, creatori di una setta ( a loro unico e solo vantaggio ) cosidetta "degli angeli"..ce n'è abbastanza per "insorgere" e per chiedere che sia fatta verità e luce..abbastanza perchè certi vincoli e certe "catene" vengano divelte..così sembrerebbe, così spera Teresi mentre la verità che viene a galla gli offre momentaneamente una ribalta di rispettabilità e di solidarietà paesana. Ma, come ho già detto sopra, la verità è scomoda, è un fardello pesante, è una luce troppo intensa da guardare, un metro con cui è troppo difficile misurarsi l'anima. E' preferibile, dunque, che il tedoforo di tale "fiamma" bruci insieme ad essa, svanendo come un sogno mai sognato riportando alla normale piccineria dove chiunque può giostrarsi al meglio. Nobiltà, chiesa, villani e perfino la mafia faranno in modo che tutto venga tacitato ed i "corpi estranei" siano enucleati, lasciati soli, marchiati come appestati, allontanati come se fossero mai esistiti. Questo immenso e straordinario romanzo di Camilleri si basa su un fatto realmente accaduto ad Alia all'inizio del secolo scorso. Contro questa setta, scoperta , dopo la denuncia di corruzione di minorenni di un prete del luogo alle autorità giudiziarie, proprio da un ex farmacista ( in seguito avvocato) Matteo Teresi, si scagliò Don Luigi Sturzo dai fogli del suo giornale. Inevitabile dire, che come nel romanzo, il Teresi fu, alla rivelazione, fatto oggetto di un ostinato, spietato, ostracismo. La bellezza, se così vogliamo dire, di questo libro è soprattutto ( oltre l'innegabile potenza stilistica e narrativa del maestro Camilleri ) nell'essere non un ennesimo dito puntato sulla fin troppa "umanità" di certi appartenenti a Santa Romana Chiesa, o della prepotenza aristocratica o del potere occulto della paura e del denaro, ma una strenua denuncia sul rifiuto della conoscenza del vero, cosa quest'ultima, che appartiene a molti, moltissimi sotto ogni cielo ed in epoche diverse. Un'ultima nota : benchè scritto in siciliano molto più stretto di quanto non lo siano i romanzi legati all' indimenticabile Montalbano, la forza del narrato travalica le barriere dialettali garantendo una lettura piacevole oltremisura.
Una brutta storia
Ci hanno abituati, quasi assuefatti, all'idea che dietro alcune divise ( e non solo quelle che rivestono i tutori dell'Ordine ) ci siano individui che per un motivo od un altro, abbiano oltrepassato e giornalmente travalicano quel sottile confine che li separa da coloro che chiamiamo criminali. Bana ... (continue)
Ci hanno abituati, quasi assuefatti, all'idea che dietro alcune divise ( e non solo quelle che rivestono i tutori dell'Ordine ) ci siano individui che per un motivo od un altro, abbiano oltrepassato e giornalmente travalicano quel sottile confine che li separa da coloro che chiamiamo criminali. Banalmente potrei citare una frase di E.Allan Poe, che contiene parte della verità : "Se guardi troppo a lungo nell'abisso anche l'abisso vorrà guardare in te". Parte della verità appunto, perchè personalmente credo che siamo tutti, senza discriminazione alcuna, costantemente in bilico su quella striscia sottilissima e che nessuna "protezione" è veramente efficace quando la vita ti risponde regolarmente di no e la "socialità razionale" vacilla.
Infatti occasionali per perdere quell'equilibrio di bravo ragazzo non basta il carattere, il passato con cui fare i conti o i mille argini creati da professioni di fede ed educazione. E' un'oscurità che cala spegnendo tutte le luci, è un dolore antico che vibra e risuona in una caverna paleolitica.
La notte dell'anima è breve in questi casi ma non ci sarà più un'alba uguale alle precedenti dopo e forse, nessuna. Ma quando non si tratta più di un fatto occasionale ma di un atteggiamento costante?. Se non parliamo di un serial killer o affini allora psicologicamente, per attuare un continuo annichilamento della coscienza ed il superamento della Paura ( quella con la P maiuscola ) ci sono altri fattori che entrano in gioco, primo fra tutti ( a mio parere ) la "condivisione" con altri : Il branco, la gang, la banda , i "fratelli d'armi" , i compagni di merenda. Persone che diventano la famiglia che non hai mai avuto, la tua costante ispirazione e la tua guida e molto di più..l'argine più robusto che tu possa mai "alzare" tra te e l'esondazione di quella solitudine che permea l'esistenza sin dal primo vagito.
Nella nostra "fragilità" una tale appartenenza è l'unico "distinguo" che fà la differenza. Quella dove il bene supremo diventa quello di chi scende con te nell'arena, di chi con il sangue e nel sangue lotta con te.
Tutti gli altri sono come ombre ai limiti dello sguardo, se non sono nemici da distruggere. Lo abbiamo visto nei film , nei racconti di soldati tornati da guerre e battaglie mondiali o del più piccolo angolo del mondo. Lo abbiamo visto accadere nella realtà .
Lo vediamo prendere forma anche negli occhi di Biagio Mazzeo, ispettore della Narcotici, ed i suoi "ragazzi" nel nuovo romanzo di Piergiorgio Pulixi " Una brutta storia".
Biagio ed il suo "clan" sono dei duri, duri più della strada stessa . Manipolano, ingannano, ricattano , alla stregua di quelle che comunemente vengono riconosciute come associazioni mafiose. Uccidono anche, quando serve. Senza quasi nessun rimorso, perchè la banda ed il colpo grosso che Biagio stà architettando sono le uniche cose importanti.
Hanno tutti attraversato quel famoso confine, andando oltre. Quasi ingestibili anche per i loro capi, che sanno, tacciono e coprono, per i "risultati" che la squadra porta, per il decoro dei successi, per la pacificazione delle strade che ottengono con lo stesso metodo di quelli che combattono. Sebbene il "quadro" di manchevolezze e di "abbandono" dello Stato e delle sue più alte istituzioni che dipinge il capo di Mazzeo, Antonello Verri rispecchia la realtà in cui agiscono e devono agire le forze dell' Ordine e sospingono le nostre simpatie di lettori e di ricercatori di giustizia verso la "famiglia Mazzeo ", ci sono momenti in cui ti fermi con la pagina aperta e ti chiedi quando quella sete di giustizia e di ordine, di rispetto e di legalità, sia stata svenduta, mercificata, corrotta da una sete più grande, quella di potere e ricchezza. Il colpo grosso, infatti, non sembra essere che questo, un modo per dettare definitivamente legge sulle strade della droga e raggiungere la ricchezza vera. Se anche comprensibilmente mossi, ognuno, per "sistemare" i propri affetti, viene da domandare dov'è la differenza tra i "buoni" ed uno come Sergej?
Perché ora, proprio nel momento in cui il gioco dovrebbe dare i frutti definitivi, giunge il "coperchio" che il diavolo non sa fare: Sergej , il boss della mafia russa il cui fratello è stato ucciso, per sbaglio, in una rapina organizzata proprio dai nostri. Sergej , l'altra faccia di Biagio Mazzeo.
Un bel romanzo questo di Piergiorgio Pulixi, una scrittura che avvolge e coinvolge, oserei dire "cinematografica".
Li "vedi " i suoi personaggi, li ascolti parlare, senti i loro pensieri come se scorressero sul gobbo di un film muto.
Li hai già incontrati, li hai "odorati" al margine di una realtà che sai esistere e che speri non ti tocchi mai.
Li hai guardati negli occhi mille volte, sui giornali, allo stadio, sulle strade nel lampeggiare blu delle sirene.
Quello che leggi in queste pagine è qualcosa che sai al margine della coscienza, eppure sei "costretto" comunque ad interrogarti, a domandarti cosa e come faresti se quella divisa la indossasti tu.
Cosa comporterebbe nelle tue mani quel poco di potere e quante mani, invece, con ben più grandi risorse e ancora più grandi ombre nelle loro coscienze potranno continuare a varcare quel confine senza pagarne mai il prezzo.
L'uomo nero
Forse esiste davvero un akai ito, un filo rosso che lega indissolubilmente, dal primo vagito, due persone come narra una leggenda giapponese e quella cinese da cui ha origine. Ma quelle, che per noi occidentali sono le cosidette "metà della mela" potrebbero, come molti sostengono ( non ultimo il ser ... (continue)
Forse esiste davvero un akai ito, un filo rosso che lega indissolubilmente, dal primo vagito, due persone come narra una leggenda giapponese e quella cinese da cui ha origine. Ma quelle, che per noi occidentali sono le cosidette "metà della mela" potrebbero, come molti sostengono ( non ultimo il serial televisivo "Touch" ) non essere le sole vite collegate e destinate a toccarsi. Questa terra è come una stoffa pregiata e colorata, un broccato azzurro-verde, marrone ed oro . Un insieme di fili intrecciati annodati su un telaio di pietra e legno. Fili che si toccano, fuggono in opposte direzioni e tornano facendo un largo giro, mostrando così di non aver mai deviato abbastanza per essere davvero lontani. Il tessitore li ha composti sul telaio e posti nello stesso ordito . Non c'è posto per coincidenze non volute.
Così come succede nel romanzo di Luca Poldelmengo.
Tre uomini, tre vite apparentemente distanti tra loro, riversatesi in altrettante situazioni, costrette e deviate dalle scelte e che altrettanto inevitabilmente confluiscono in unico punto dell'arazzo. Proprio in quel loro "convergere" una sull'altra disegnano una macchia di colore diverso e lasciano trasparire la "strada" , fino allora impercettibile, di quei fili già presenti che le legavano.
Così succede di scoprire che un padre tiranno aveva ragione, che certe bassezze umane non sono mai tramontate e che l'amore non basta ma che provarlo a volte è una resurrezione.
Scopri che l'uomo nero, come nella realtà più brutta, ha un volto che non ha niente di "infernale" e che il male è alla portata di tutti noi. Basta una mano allungata appena su una scelta esclusivamente individuale per portarlo a galla. Proprio come quel nodo che diventa necessario inserire nel pieno dell'ordito per continuare a tessere non avendo calcolato la lunghezza dei fili. Un nodo che dovrebbe trovarsi al lato estremo della tela, invisibile all'occhio, nascosto al tatto. Ma non hai "guardato" ed ora è lì con tutto il suo carico di dolore impresso e visibile come uno strappo sull'ordito.
Un romanzo, "l'uomo nero" , eccezionale per la scrittura, per la bravura nel portare filo per filo a farci vedere le intersezioni, i nodi, il canovaccio così duro dell'esistenza.
Neanche l'ambientazione è stata meno sentita e pensata. Roma vibra sotto le ruote, nei polmoni e ( nei momenti giusti ) nel linguaggio e Filippo, Fabiana, Marco e Gabriele non potrete dimenticarli statene certi.
Solo un piccolo pensiero riguardo la fascetta ( non me ne voglia il De Cataldo ) : esalta solo una parte senza spiegare, facendolo sembrare una nostrana copia di qualche svedese ormai di moda. Invece è molto di più, nettamente molto di più. Distogliete gli occhi per un attimo dai colori vivaci dell'arazzo, aprite la prima pagina e scendete in profondità verso l'ordito..!!!
Le nostre assenze
Ci sono assenze che ti lasciano dritto e duro come un fuso, ma scavandoti una voragine come il mare tra il petto e le scapole, che rischia ad ogni passo di farti annegare. Buchi così vuoti che nessuna terra può riempire.Ossa rimaste scoperte all'aria ad imputridire con i pensieri storti partoriti da ... (continue)
Ci sono assenze che ti lasciano dritto e duro come un fuso, ma scavandoti una voragine come il mare tra il petto e le scapole, che rischia ad ogni passo di farti annegare. Buchi così vuoti che nessuna terra può riempire.Ossa rimaste scoperte all'aria ad imputridire con i pensieri storti partoriti dai vermi di un dolore che non sai capire. Pensi a quella culla che nei primi giorni solo mani estranee hanno toccato, ti chiedi se questo è un ricordo o solo un grumo nero. Come una gomitata sotto lo sterno dopo aver pranzato e nessun conato che ti venga a "liberare" da quel peso.
A carezze e pacche sulle spalle rimaste in polvere nell'aria. Piccoli fotoni di desiderio mai esaudito, che rammenti di aver visto gravitare ai margini degli occhi e del cuore senza poterli catturare. Ci sono assenze che non sono tali, almeno non assomigliano ad una sedia rimasta vuota o ad un coperchio che si chiude su di un volto per sempre addormentato, ma sono piuttosto bucce vuote che siedono alla tavola con te, che chiami con nomignoli definiti dall'affetto. Quel vuoto te lo aprono in sordina, un cucchiaio di cuore alla volta, finchè rimane solo il sangue a girare e senti che nessun luogo, nessuna scelta, nessun corpo puoi chiamarlo "casa".
Sei nato di traverso e quelle scelte, qualunque scelta seppur piena di buone intenzioni, trova sempre il modo di lasciarti ad un metro dall'uscio in cui speravi ancora di poter entrare.
Vuoti che ti trascinano giù benchè tu non lo voglia e ti costringono a guardare in una sola direzione. Paraocchi spirituali che la rivalsa, a volte, ti cuce sul perdono e sui pensieri.
Sono queste assenze che divorano occhi e spirito del protagonista nell'ultimo romanzo di Sacha Naspini. Una tomba etrusca scoperta per caso, un padre presente solo nello spazio occupato dal suo corpo, un amico-nemico bello come un putto e libero come uno zingaro ed una piccola storpia con un'orizzonte tutto chiuso in un recinto, tutti "vuoti" che bruciano i "bianchi" dell'esistenza, rendendola sovraesposta come una foto malriuscita.
Se ne " I Cariolanti" Naspini ci aveva regalato uno squarcio su di una vita relegata in una dimensione di assoluta "invisibilita'" dalla civiltà umana, una sorta di "autismo" esistenziale reso tale da condizioni volute da terzi e portate all'estremo, qui sembra di rivivere l'atmosfera che si respira nei "Malavoglia" del Verga. Vite e persone segnate, non tanto dalla povertà di mezzi, quanto da una sconfitta interiore sempre in agguato. Vinti dalla propria stessa pelle e dallo stesso cuore.
Scelte "obbligate" dall'assenza, da un amore così povero e così cieco da essere figlio del caso e non del credo. Leggere questo romanzo è comprendere che l'oscurità si può toccare, respirare, alimentare con quella perdita costante che l'assenza di chi è intorno a noi procura, che quella "casa" che non abbiamo avuto e non sappiamo trovare è l'unica luce che conta davvero.
Il cannibale
Siamo nel Tennessee, il famoso Volounter State ( lo Stato dei Volontari) e sebbene questo soprannome si riferisca al più alto numero di volontari arruolatosi durante la Guerra del 1812 e che ebbero risolutiva importanza per la battaglia di New Orleans, il suo significato assume un sapore quasi di pr ... (continue)
Siamo nel Tennessee, il famoso Volounter State ( lo Stato dei Volontari) e sebbene questo soprannome si riferisca al più alto numero di volontari arruolatosi durante la Guerra del 1812 e che ebbero risolutiva importanza per la battaglia di New Orleans, il suo significato assume un sapore quasi di premonizione ed ironia se si pensa come in questo stesso Stato si sia dato "vita" ad un progetto che non ha eguali in tutto il mondo e dove, ancora una volta, la volontarietà esprime il desiderio di essere utili per un futuro migliore. A Knoxville, infatti, è stato creato un "laboratorio a cielo aperto" che si estende per circa tre acri di terreno nel centro medico dell'Università , chiamato inizialmente "Anthropology Research Facility " (1980) ed ora conosciuto universalmente con il nome "Fabbrica dei Corpi", alimentato e sostenuto dalla donazione postmortem .
L'Antropologia Forense e la Medicina Legale, così come forze dell'ordine e organismi come l'FBI devono i loro notevoli progressi nella rilevazione dei tempi e delle cause di morte e nella cattura degli assassini, in buona parte anche a questo luogo, dove lo studio della decomposizione dei cadaveri nelle modalità più disparate, ha fornito termini di confronto e nozioni fondamentali. Senza parlare di quanto debbano alla FdC , romanzi e serial televisive più in voga .
L'ideatore, il Dott. William (Bill) Bass , un genio se posso dirlo, non ha certamente avuto vita facile con la sua creatura . Molte sono state le critiche , sia di carattere etico , che di carattere legale , che negli anni ha dovuto affrontare con il suo team. Alcune di queste sono ben evidenziate in questo romanzo : Il Cannibale, scritto a due mani da William Bass ed il giornalista Jon Jefferson.
Nel loro ottavo romanzo ( dei sette precedenti solo tre sono stati già editati in Italia : Rigor mortis, Anatomia di un delitto e Il corpo del reato ; mentre per i saggi ricordiamo "la vera Fabbrica dei Corpi" e "Uomini ed Ossa " ) il dott. Bill Brockton ( alter ego di Bass ) si confronta con tutta la gamma di problematiche possibili, sia morali ed etiche, sia quelle legate all'inevitabile cupidigia che indissolubilmente lega l'animo di moltissimi uomini a qualsiasi azione, idea od iniziativa, benchè nate con tutt'altri scopi e finalizzazioni. Brockton, direttore della Fabbrica dei Corpi, viene interpellato per un'esumazione finalizzata all'esecuzione di un test di paternità. Una cosa apparentemente di routine, ma che riserva ed apre uno scenario quasi da incubo.
Il corpo del povero Willoughby è stato sepolto privo di arti. Il "danneggiamento" non risulta essere stato nè "registrato" dalla compagnia mortuaria, nè opera di animali o del tempo trascorso.
Un depezzamento chirurgico e professionale. Indagare su questa "anomalia" e quindi su altre sepolture eseguite dalla stessa compagnia,ora non più funzionante, porterà il nostro dottore su piste pericolosissime. A complicare la scena occorrono, contemporaneamente, altri due "fattori" : l'FBI che stà indagando su un traffico fiorente di resti umani e la menomazione alle mani del dott. Garcia avvenuta durante un'autopsia per il ritrovamento di materiale radioattivo (mezzo con il quale è stato ucciso il prof.Novak , eminente scienziato nel tristemente famoso Mahnattan Project ). Il nostro dott. Bill si presta all'accordo segreto con gli agenti Rankin e Price al fine di smascherare gli illeciti perpetrati dalla Tissue Science and Services, una grandissima ed importante società di ricerca per i trapianti tessutali e acerrima concorrente della Orthomedica sviluppatrice al contrario di parti robotiche finalizzati anch'esse al trapianto umano. La segretezza imposta da tale collaborazione lo porterà, non solo ad un passo dal rischiare la propria vita, ma anche, il proprio posto di lavoro, la collaborazione con la sua assistente e persino il destino stesso della sua Fabbrica dei Corpi. La degenerazione, fino all'amputazione totale dei residui delle mani del dott. Garcia, invece, farà vacillare ( per un attimo ma è già abbastanza ) i suoi fondamenti etici e morali, come dottore e come uomo.
Dal 1758 e fino alla promulgazione dell'Anatomy Act del 1832, l'unico modo per procurarsi cadaveri da dissezionare ai fini dello studio dell'anatomia umana e delle sue patologie, era quello di rivolgersi ai cosidetti "resurrezionisti", un modo elegante di chiamare i ladri di cadaveri. Obbligati, in un certo senso, data la crescente domanda e la diminuzione di esecuzioni o condanne a dissezione ( unici casi in cui era legale appropriarsi del corpo per lo studio ). Se si pensa che ciò è avvenuto anche in epoca odierna ( l'ultimo caso è del 2006 e coinvolge un eminente chirurgo della Biomedical Tissue Services ) e che la donazione del proprio corpo alla scienza dopo la morte è , nonostante sia l'unico modo legale ormai possibile, uno "scoglio" molto arduo da superare e far "coincidere" non solo con le proprie paure ma anche con la propria professione di fede, si capisce quanto questo argomento sia vasto, profondo, dolente e sebbene qui rappresenti solo le fondamenta ove si costruisce la trama, si respiri la sua vastità e la sua grande importanza. La difficoltà di reperire donatori di organi ( o del proprio corpo postmortem ), le lunghissime liste di attese, la compatibilità da accertare con il ricevente, così come i miglioramenti nel campo degli imunosopressori ( medicinali anti-rigetto ) , o il superamento di nuove soglie nella bio-robotica, devono tutt'ora fare i conti con il dramma di chi lotta per avere almeno un futuro, se non migliore, con la povertà di una buona fetta di mondo che alimenta il mercato nero e con chi, in nome del proprio arricchimento non si fà alcuno scrupolo. Un argomento che certamente non si può sviluppare in questa sede, ma che sarà sospinto nel vostro animo se , me lo auguro e ve lo consiglio caldamente, vorrete accompagnare il dottor Brockton fino alla soluzione di questo intrigante caso.
Il duo Jefferson e Bass ci regala un romanzo godibilissimo ed originale . Una prosa mai banale ed avvincente. Unico neo, probabilmente sarà sviluppato nel romanzo seguente ancora inedito da noi, un episodio..che "malignamente" vi lascio scoprire e che comunque non toglie nulla alla notevole bellezza dello stesso. Angolo gossip : Patricia Cornwell per il titolo e la trama del suo " La fabbrica dei corpi" si è inspirata alla creatura del dott. Bass. L'Università di Bologna nel 2003 ha presentato il brevetto per UBHand III (mano robotica per applicazioni medicali ) con l'innovativo rivestimento di materiale sintetico. Organs Watch ha dichiarato che India, Nepal, Pakistan e Turchia rappresentano i bacini più vasti per la nuova tipologia di "commercio della valigia russa" (leggi mercato nero degli organi ) . Questo romanzo intitolato in lingua originale "The bone thief " ( letteralmente " Il ladro di ossa" ) , probabilmente in italiano è stato tradotto con " Il Cannibale" vuoi per l'inflazione del termine ossa e vuoi,forse anche ,per sottolineare un termine : "cannibalizzazione" che in ambito sia meccanico che informatico si adopera per indicare il "recupero" di parti ancora valide da un intero ormai in disuso.
La setta degli angeli
La verità è come una bellissima donna. Qualcosa di magnifico come, potente, immaginifico ed inarrivabile ai più. Qualcosa che si desidera così fortemente da stare male, ma che nel contempo, forse proprio per questo, si respinge perchè aumenta la nostra disistima. E' uno specchio di grandezza, che ri ... (continue)
La verità è come una bellissima donna. Qualcosa di magnifico come, potente, immaginifico ed inarrivabile ai più. Qualcosa che si desidera così fortemente da stare male, ma che nel contempo, forse proprio per questo, si respinge perchè aumenta la nostra disistima. E' uno specchio di grandezza, che riflette finanche le ombre della nostra mediocrità. Per questo và taciuta, piegata, estirpata, violentata minimizzandola ed i suoi "portatori" costretti, assolutamente soli, negli angoli più bui e remoti della socialità, se non eliminati fisicamente.
Questa è la pietra angolare su cui si poggia tutta la costruzione dell'ultima ( ma non in ordine di tempo, dato che fu scritta circa quattro anni fà , come testimonia in un'intervista lo stesso autore ) del , e qui permettetemelo, grande Camilleri : "La setta degli angeli".
Anno Domini 1901, siamo a Palizzolo, un "paisi di settimila bitanti, assistimato propio al centro di granni latifondi, nel milli e novicento e uno Palizzolo vantava du marchisi, quattro baruni, un duca di centodu anni che non nisciva cchiù dal castello.." e la "scena" si apre su una riunione del "Circolo" , dove sono riunite tutte le più alte ed importanti personalità del paese ( tranne due come più tardi scopriremo ), per decidere l'ammissione ed il cavalierato dell'avvocato Teresi. Persona, quest'ultima, non proprio benvista da chi tiene le redini del paese e delle coscienze, non tanto per il suo "lavoro" di avvocato, quanto per il suo impegno come giornalista e redattore di un quotidiano locale. Laico, fortemente avulso alle beghe e le commistioni del paese, seguace della verità, ma ancora umanamente bisognoso di essere "riconosciuto" come uomo di "valore", proprio dagli stessi che profondamente disapprova . Necessità di appartenenza mescolata alla volontà ed il riconoscimento di essere eticamente migliore.
La votazione, voluta per forma ma già negata in partenza dalle "coscienze" degli astanti, produce il risultato voluto proprio da quest'ultime: questo socio non s'ha da fare!. Con buona pace dell'avvocato Teresi ( che forse lo sospetta ), neanche i ministri del culto , di ben sette chiese delle otto presenti in paese, vedono di buon occhio una tale candidatura, anzi "tuonano" dal pulpito affinchè un tale servitore del maligno non ottenebri le coscienze candide e facilmente circuibili dei "bravi e timorati" abitanti, pena l'esclusione dal ben più "alto circolo" delle brave pecorelle. Questo vale sia per il volgo che per i nobili come don Anselmo, che spinto da curiosità e diffidenza innata (e cronica aggiungerei ) vuole sapere sia il perchè dell'appoggio alla candidatura di Teresi, sia il come mai dell'assenza alla votazione del barone Lo Mascolo. L'incontro con il dottore, uscito proprio dalla casa di quest'ultimo, e la mala, innata a volte, predisposizione a coprire con bugie più grosse verità scomode, porterà lo scompiglio in paese, dando adito al sospetto che ci sia in atto un'epidemia di colera. Nel tramestio e fuggi fuggi generale, tra le fandonie sempre diverse passate di bocca in bocca e le mezze verità tirate fuori con le pinze, il regio capitano dei carabinieri ( fatto arrivare fresco fresco da fuori ) Montagnet e Teresi scopriranno che la verità è ben altra e che quasi nessuno mai è disposto a guardarla ignuda. Che la facciata, seppur bella e all'apparenza rispettabile, è solo una coltre sottile sotto cui si nascondono le polveri nere e maleodoranti di un sudiciume di spirito.
Cinque fanciulle e una vedova devotissime che dichiarano la loro incipiente maternità come frutto della discesa dello Spirito Santo per purificarle, sette parroci ( su otto ) che di "cristiano" hanno solo la veste, creatori di una setta ( a loro unico e solo vantaggio ) cosidetta "degli angeli"..ce n'è abbastanza per "insorgere" e per chiedere che sia fatta verità e luce..abbastanza perchè certi vincoli e certe "catene" vengano divelte..così sembrerebbe, così spera Teresi mentre la verità che viene a galla gli offre momentaneamente una ribalta di rispettabilità e di solidarietà paesana.
Ma, come ho già detto sopra, la verità è scomoda, è un fardello pesante, è una luce troppo intensa da guardare, un metro con cui è troppo difficile misurarsi l'anima.
E' preferibile, dunque, che il tedoforo di tale "fiamma" bruci insieme ad essa, svanendo come un sogno mai sognato riportando alla normale piccineria dove chiunque può giostrarsi al meglio.
Nobiltà, chiesa, villani e perfino la mafia faranno in modo che tutto venga tacitato ed i "corpi estranei" siano enucleati, lasciati soli, marchiati come appestati, allontanati come se fossero mai esistiti.
Questo immenso e straordinario romanzo di Camilleri si basa su un fatto realmente accaduto ad Alia all'inizio del secolo scorso. Contro questa setta, scoperta , dopo la denuncia di corruzione di minorenni di un prete del luogo alle autorità giudiziarie, proprio da un ex farmacista ( in seguito avvocato) Matteo Teresi, si scagliò Don Luigi Sturzo dai fogli del suo giornale. Inevitabile dire, che come nel romanzo, il Teresi fu, alla rivelazione, fatto oggetto di un ostinato, spietato, ostracismo. La bellezza, se così vogliamo dire, di questo libro è soprattutto ( oltre l'innegabile potenza stilistica e narrativa del maestro Camilleri ) nell'essere non un ennesimo dito puntato sulla fin troppa "umanità" di certi appartenenti a Santa Romana Chiesa, o della prepotenza aristocratica o del potere occulto della paura e del denaro, ma una strenua denuncia sul rifiuto della conoscenza del vero, cosa quest'ultima, che appartiene a molti, moltissimi sotto ogni cielo ed in epoche diverse.
Un'ultima nota : benchè scritto in siciliano molto più stretto di quanto non lo siano i romanzi legati all' indimenticabile Montalbano, la forza del narrato travalica le barriere dialettali garantendo una lettura piacevole oltremisura.