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Sento puzza di Escherichia coli.
Non mi azzardo ad andare oltre. - — Feb 3, 2012 | Add your feedback
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Sì, ecco, l'unica cosa è che a volte, in certi punti, la traduzione è fatta un po' alla cazzo.
Per il resto...5/5 come sempre. - — Jan 25, 2012 | Add your feedback
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Le correzioni
11/01/2012
Questa mattina ho terminato la lettura di Le Correzioni di quel bravo guaglione di Jonathan Franzen e credo di aver commesso un errore per svariate ragioni:
a) Innanzitutto per finire di leggere il romanzo ho infranto la regola d’oro del momento che prevede, in teoria, che trasco ... (continue)
11/01/2012
Questa mattina ho terminato la lettura di Le Correzioni di quel bravo guaglione di Jonathan Franzen e credo di aver commesso un errore per svariate ragioni:
a) Innanzitutto per finire di leggere il romanzo ho infranto la regola d’oro del momento che prevede, in teoria, che trascorra un buon 70% (ma anche 79.87% va là) della giornata a dedicarmi ad uno studio matto e disperatissimo del tomo di Chimica Enzimatica che da giorni ormai mi fissa con sguardo minaccioso dal ripiano della scrivania, così da avere anche solo una flebile speranza di non essere segato con infamia all’esame del 19. Ora, grazie a questa cazzata, dalle 2 alle 3 di notte circa dovrò dedicarmi, anziché alla lettura dei libri di narrativa, allo studio del meccanismo di funzionamento delle transaminasi. Grazie di cuore, Jonny! Dirò al mio prof che è tutta colpa tua.
b) Sono andato contro ad un altro imperativo morale che generalmente rispetto (e no, non si tratta di non mangiare pane e nutella alle ventitreetrenta che, peraltro, riesco a rispettare solo di rado): evitare di scrivere commenti positivi a romanzi pressoché unanimemente riconosciuti come capolavori. Ad esempio Le Correzioni su aNobii conta già più di 500 recensioni la maggior parte delle quali scritte da persone più che soddisfatte dalla lettura e, con ogni probabilità, assai più competenti del sottoscritto per cui, sì, mi ero ripromesso di non ribadire delle ovvietà, ma non ho resistito: questo romanzo è una fikata con la K maiuscola!
E Franzen ha una scrittura così noiosamente e banalmente perfetta che bla, bla e ancora blabla.
c) Finire questo romanzo è stato come assistere alla fine di un mondo. Sì, perché Franzen non si limita a raccontare la storia di una famiglia sul ponte di una nave che affonda. Franzen crea un qualcosa che non è altro che l’estensione del mondo reale, da vita a personaggi a quattro dimensioni che ti sembra di avere lì, attorno a te, mentre si accapigliano per delle banalità, si fanno del male per rancori taciuti, muoiono avvinghiati ai loro sentimenti non detti, mai confessati. E dopo aver fatto tutto questo, come se non bastasse, ti porta a fare un bel safari direttamente nell’inferno del loro cervello (con tanto di neurotrasmettitori in difetto, corpi di Lewy ed enzimi di cui sopra) descrivendone paranoie, paure, gelosie, rimorsi con una maestria tale da sembrare, più che uno scrittore, uno di quei sapienti artigiani che lavorano vetro soffiato, in grado di creare cose bellissime. Ed estremamente fragili.
Per cui, sì, al momento mi viene da pensare che difficilmente riuscirò a leggere, in futuro, un'opera altrettanto bella sulla famiglia americana o, più in generale, sulla borghesia occidentale e sulla crisi di valori che si porta appresso, ma non intendo perdere le speranze.
d) Resta comunque il fatto che questo libro mi ha lasciato dentro un vuoto paragonabile unicamente a quello generato dalla morte di Severus Piton (Rest in peace, grande Sev. You are the bravest man I’ve ever met).
Che schifo di tristessa. (à la SP)
Ah, quasi dimenticavo.
Grazie di nuovo, Jonny.
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