Colin e Mariéla, i protagonisti della storia, vivono in una bidonville di Port-au-Prince. Un 'esistenza fatta di miseria materiale, ma non solo. Agli stenti di una vita senza raggi di sole si aggiunge una situazione familiare fatiscente. Corazón padre tirannico, ubriacone, bugiardo, ladro e violento
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Colin e Mariéla, i protagonisti della storia, vivono in una bidonville di Port-au-Prince. Un 'esistenza fatta di miseria materiale, ma non solo. Agli stenti di una vita senza raggi di sole si aggiunge una situazione familiare fatiscente. Corazón padre tirannico, ubriacone, bugiardo, ladro e violento ha cercato fortuna come boxeur nella Repubblica Dominicana. A dispetto delle imprese che racconta è semplicemente un fallito. Le frustrazioni derivanti da questa consapevolezza vengono scaricate sulla moglie Joséphine, un'orfana dedita alla preghiera e al marito violento. La vicende prende le mosse proprio dall'assassinio del padre da parte di Colin, un bambino debole , malarico e voce narrante, e da Mariéla, la sorella sedicenne. Un giorno i due scoprono che il padre li ha mentiti sul suo lavoro: vantava un lavoro da meccanico e invece è solo un uomo di fatica, tiranneggiato dal proprietario dell'officina. Oltre a quel po' che riesce a guadagnare, riceve anche dei soldi da parte della madre. Denaro che al posto di essere utilizzato per mandare a scuola i figli, spende in alcolici e altre gozzoviglie. In seguito alla scoperta del vero lavoro del padre, durante una delle tante liti familiari i due fratelli si avventano su Corazón (da parte loro non viene mai usato il termine padre) e lo uccidono con una chiave inglese. Senza tanti pensieri, rimorsi o tentennamenti i due fuggono per i vicoli della bidonville per perdersi nelle strade della città.
E non è che tutti i poveri se le diano di santa ragione. Da noi, grida, pugni, bisticci, e preghiere colmavano la mancanza di denaro. Corazón si innervosiva per un nonnulla e si rabboniva solo dopo parecchie settimane.
Nei pochi giorni in cui i due vagabondano per la città, si avverte l'incombere della loro cattura, nonostante tutto rimangono uniti cercando di vivere al meglio le ultime ore di libertà. Mariéla è enigmaticamente asserragliata nella sua diffidenza verso il mondo e verso le persone. Per questo motivo cerca di farsi promettere dal fratello minore che non spiegherà le ragioni del loro gesto. Il bambino al contrario è un sognatore, cerca con la fantasia la vita che non avrà, ama la madre e per la sorella sente pulsioni contrastanti, benché sia consapevole che a lei deve tutto ed è la parte più umana della sua vita. Nell'ultimo giorno di libertà, di domenica, salgono sulla montagna che domina la capitale, dall'alto vedono le meraviglie della città, ma non scorgono la bidonville, si sentono più vicini al cielo e anche il registro della voce narrante si fa più poetico, quasi ad evocare una redenzione dovuta alla bellezza dei luoghi. Un ultimo momento assoluto, poi tornati in città, nella piazza degli Eroi saranno riconosciuti e acciuffati dalla folla.
L'inizio è la nostra vita. La nostra vita ha ucciso Corazón. Questa nostra vita maledetta, così lontana dalla speranza e così vicina alla morte. Non sono mie queste parole. Io non parlo la lingua dei filosofi. Sono parole di Rosemond. È il primo della classe e legge i libri dei poeti.
I figli degli Eroi di Lyonel Trouillot parla di un mondo di povertà, di bambini soli e di un riscatto impossibile, come uno dei tanti detti popolari che animano il racconto di Colin, la violenza genera altra violenza, premeditata o non, giustificata o non.
È ancora possibile nel rock inventarsi qualcosa di diverso, quando tutto è già stato detto? Quando basta saper suonare un do, un sol e un re e tenere il ritmo per tre minuti? No. E ancora una volta no. Potete scrivere una canzone lenta e una veloce, potete scrivere ancora una che nella strofa si tra
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È ancora possibile nel rock inventarsi qualcosa di diverso, quando tutto è già stato detto? Quando basta saper suonare un do, un sol e un re e tenere il ritmo per tre minuti? No. E ancora una volta no. Potete scrivere una canzone lenta e una veloce, potete scrivere ancora una che nella strofa si trascina lenta come il fumo e nel ritornello scoppia come l'Etna, ma questo è tutto ciò che potete comporre nel rock. I musicisti rock non sono tanto meglio dei venditori di hamburger e kebab. Prendono e macinano da quello che viene prima. Ecco il tipo di constatazione che muove l'animo di Pancho Dirk, uno dei personaggi che popolano Il cielo sotto Berlino del trentottenne scrittore ceco Jaroslav Rudiš. La voce narrante è quella di Petr Bém un insegnante di Praga che abbandona famiglia e lavoro, orizzonti che vede farsi improvvisamente troppo stretti. Questa fuga lo porta a Berlino, la vera protagonista del romanzo. Una città dalle mille possibilità dove Petr può essere finalmente quello che vuole o per lo meno ritrovarsi. La capitale cosmopolita dei giovani, sospesa fra l'Occidente e l'Oriente dell'ex blocco sovietico, una città unica e irripetibile. Storica testimone del secolo passato che l'ha vista teatro violato di ideologie perniciose e oggi simbolo del villaggio globale. Nel mondo-Berlino si incontrano e sovrappongono mille etnie, nazionalità e storie. Il simbolo di questi scambi è la sua rete metropolitana, dove le persone volenti o no sono costrette a sfiorarsi e scontrarsi. Le linee dei treni sotterranei U-Bahn e quelle di superficie S-Bahn sono le arterie e le vene di un grande cuore che nonostante tutto non ha mai smesso di battere. Pensare che ben due linee di metropolitana continuarono il loro silenzioso viaggio per ben 28 anni unendo inutilmente ovest ed est (in quest'ultimo settore non era consentito l'accesso ai treni), non può non evocare sinistre suggestioni. Questa quinta teatrale, che dicevamo è anche personaggio, si fa testimone e pretesto nell'incontro tra Petr e Pancho. Fra i due nascerà l'amicizia e presto il gruppo punk rock che chiameranno appunto U-Bahn, un nome che sintetizza l'oscurità, il rumore e la velocità, efficace dichiarazione della poetica della band. Petr suona con la sua chitarra Dylan e i Beatles nei cunicoli della metropolitana e incontra Katrin, studentessa di psicologia, meteoropatica e fanatica dell'Islanda. Intorno ai due inizia a ruotare il mondo della U-Bahn: il signor e la signora Blume, genitori di lei, e Günther il macchinista che ha avuto la sfortuna di condurre il treno durante cinque tentativi di suicidio. Fra gli incontri, la ricerca di un batterista e la prima del gruppo irrompe il capitolo che spezza tutta la narrazione. Un capitolo simile al nono de <Il sentiero dei nidi di ragno. Una voce diversa e una nuova narrazione che danno vita a un secondo coinvolgente e riflessivo racconto, a una inaspettata visione dell'intera trama. Il racconto devia su una realtà piena di umanità e però parallela, proprio come i binari sui quali scartano sferragliando i treni. La visione da acquario del mondo sotterraneo della U-Bahn viene così amplificata fino ai suoi estremi con il racconto di Bertram, e in questo acquario ci siamo tutti, compreso Pancho, Katrin e Petr. L'ovvio riferimento del titolo al celebre lavoro di Wenders trova infine la sua nemesi sotterranea con la scomparsa di Bertram, inghiottito dall'ignoto dal quale era emerso.
Una narrazione che non indugia sui personaggi più di un treno nella sua fermata, una scrittura che fa ampio ricorso al parlato, alla memoria e alla storia. La copertina non deve scoraggiare, ai già citati dubbi di Pancho Dirk è lo stesso autore Jaroslav Rudiš che risponde con il suo Il cielo sotto Berlino. Nel rock come nelle narrazioni metropolitane e underground (in questo caso da non confondersi con cultura underground) è ancora possibile inventare qualcosa di diverso.
Recentemente è uscito anche nelle librerie italiane Gang bang l'ultimo lavoro di Chuck Palahniuk. Il titolo originale Snuff è in grado di rendere imprevedibile il finale, cosa che non fa il titolo italiano. Credo di essere venuto a conoscenza della parola snuff per la prima volta vedendo il film di
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Recentemente è uscito anche nelle librerie italiane Gang bang l'ultimo lavoro di Chuck Palahniuk. Il titolo originale Snuff è in grado di rendere imprevedibile il finale, cosa che non fa il titolo italiano. Credo di essere venuto a conoscenza della parola snuff per la prima volta vedendo il film di Alejandro Amenabar Tesis, poi in televisione hanno passato per un'infinità di volte 8 Mm - Delitto a Luci Rosse... Alcuni dei contenuti di questa pagina potrebbero urtare la sensibilità di chi legge. da wikipedia Una gang bang è una situazione in cui un soggetto, di sesso maschile o femminile, svolge attività sessuali, di svariato tipo, con una moltitudine di partner, non necessariamente del sesso opposto. Si differenzia, in questo senso, dall'orgia ovvero dal sesso di gruppo, di cui costituisce una particolare specialità, perché in questo caso la relazione è uno-a-molti, ovvero il soggetto protagonista della gang bang è al centro dell'attenzione di tutti gli altri partecipanti. Palahniuk, normalmente, non si limita a provocare, ha anzi il coraggio di scrivere il romanzo sulla pornografia che tutti ci vergognavamo di aspettare. D'altronde lo scrittore di Fight Club ci ha abituato a situazioni che definire pulp è quanto mai eufemistico, ma soprattutto ha reso credibili storie tanto estreme e indicibili, grazie a radicali cambi di prospettiva capaci di ribaltare le nostre più solide convinzioni e aspettative. Questa volta è stato ancora più sottile, suggerendo elementi ai limiti dello scontato per buona parte della narrazione. Siamo nella mente di tre e uomini e una donna che si trovano il giorno delle riprese per un film porno. L'obiettivo è quello di girare la più grande gang bang per numero di partecipanti. Fra i 600 maschi candidati è presente anche il figlio, mai conosciuto, dell'attrice protagonista del film che verrà lanciato con il titolo Terza guerra sessuale.
Chi se non Palahniuk poteva raccontare questa storia.
Georges Simenon è stato uno degli scrittori più prolifici del XX secolo. Fra le centinai di romanzi e racconti da lui scritti, mi sono fatto recentemente conquistare da Il presidente (1957). Della figura tratteggiata, in patria, si è spesso sottolineata la somiglianza con Clemanceau. Affascinato dal
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Georges Simenon è stato uno degli scrittori più prolifici del XX secolo. Fra le centinai di romanzi e racconti da lui scritti, mi sono fatto recentemente conquistare da Il presidente (1957). Della figura tratteggiata, in patria, si è spesso sottolineata la somiglianza con Clemanceau. Affascinato dall'idea che l'ultimo film di Paolo Sorrentino Il Divo potesse essere ispirato a tale romanzo mi sono affrettato a leggerne le pagine. In realtà nulla di più errato. Fra il Presidente di Simenon e "l'onnipresente" ci sono delle differenze inconciliabili.
Viene narrata la storia di un declino, di un lento uscir di scena di Augustin uno dei cinque Grandi del Mondo. Un ultraottantenne afflitto dalla solitudine, dall’oblio, del nulla, laddove la vita, vissuta sempre al centro del palco, inesorabilmente diventa fatto solo ed esclusivamente privato. A tutti gli effetti un magnifico romanzo psicologico, un sublime trionfo della "non azione". La vicenda narrata è come inerte, rinchiusa nell'angusto spazio della casa in Normandia dove il protagonista, l'anziano ex presidente del Consiglio, più volte ministro, vive le sue giornate, tutte ormai inesorabilmente eguali, scandite da abitudini sedimentate nel tempo come ere geologiche. Il prologo letterario a La morte di Ivan Il'ič di Lev Nikolaevič Tolstoj. Nel Divo al contrario, c'è una sorta di carotaggio della fine della Prima Repubblica dominata dalla figura di Giulio Andreotti, capace di resistere a tutto e a tutti. Una pianta resistente, non a caso non c'è rosa senza spine, non c'è governo senza Andreotti. Contro di lui nessuno ha potuto: terrorismo, tangentopoli e accuse per reatucci vari come associazione mafiosa.
Il Presidente Augustin consapevole del suo potere, di quello che ha comportato e dell'inutilità (in punto di morte) di provare a se stessi di poterlo ancora esercitare, prende commiato proprio dai suoi ultimi compromettenti documenti capaci di squadernare la vita politica del Paese.
Nell'ottobre del 2003 lessi, sulla pagina metropolitana della Repubblica, della presentazione presso una libreria del centro di Ninna nanna, l'ultimo romanzo di Chuck Palahniuk. Avevo già letto Invisible Monsters, Soffocare e ovviamente avevo visto il film Fight Club, tratto dall'omonimo romanzo. Ol
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Nell'ottobre del 2003 lessi, sulla pagina metropolitana della Repubblica, della presentazione presso una libreria del centro di Ninna nanna, l'ultimo romanzo di Chuck Palahniuk. Avevo già letto Invisible Monsters, Soffocare e ovviamente avevo visto il film Fight Club, tratto dall'omonimo romanzo. Oltre alla presenza dell'autore, presentato da Fernanda Pivano, la mia curiosità fu alimentata oltremodo dal trafiletto del quotidiano che preannunciava una lettura pubblica del racconto inedito Guts (Budella, nel 2005 poi pubblicato in Cavie). La lettura dello stesso racconto, nel corso del suo precedente tour promozionale negli USA, si diceva avesse causato malori e svenimenti a 27 persone. Nell'ora fissata c'erano molte persone in libreria, Chuck era seduto affianco alla Pivano e aveva un sorriso sornione. Ora non ricordo bene cosa disse, ma ricordo bene il racconto... Purtroppo sul più bello di una prolassi anale causata da una masturbazione effettuata su un bocchettone, posto sul fondo di una piscina, ho dovuto abbandonare il lettore al suo podio... e sono andato via. Avevo un appuntamento.
Negli anni seguenti ho letto anche Fight Club, caposaldo di una corrosiva letteratura antisistema consumistico-materialista, e recentemente La scimmia pensa, la scimmia fa (Stranger Than Fiction: True Stories) una raccolta di saggi e articoli. Quest'opera rappresenta un ottimo spunto per parlare di Chuck, offrire una chiave di lettura interessante per interpretare i suoi più famosi romanzi, da Fight Club a Invisible Monsters e scoprire dove nascono le sue storie così fantasiose da essere terribilmente reali. Palahniuk sostiene nell'introduzione che ciascuno di noi vive un rapporto di amore/odio con gli altri, lui in particolar modo tende ciclicamente a isolarsi dal mondo e dalle persone. Anche la scansione dell'opera, al riguardo, è particolarmente significativa:
Insieme, vengono analizzate le grandi manifestazioni collettive della società. Ovviamente Chuck ci sguazza nei suoi "momenti socievoli", qui raccoglie il campionario per le sue opere: quando sono in mezzo agli altri, la cosa a cui faccio più attenzione sono le storie che mi raccontano. Ritratti, in questa sezione Palahniuk tratta delle singole persone che ha incontrato ed intervistato come: Juliette Lewis, Rocket Guy, Amy Hempel "Quando studi minimalismo al corso di scrittura creativa di Tom Spanbauer, il primo racconto che leggi è Il raccolto, di Amy Hempel. Il sucessivo è Strays di Mark Richard. E a quel punto sei rovinato." Interessante il ritratto di Marilyn Manson intento a leggersi le carte! "[...] dovrò iniziare dal fondo e rendermi la persona più disprezzata che esiste. Rappresenterò tutte le cose cui sei contrario, e non potrai dire nulla per ferirmi, per farmi sentire peggio. Potrò solo risalire". Scopriamo inoltre che Manson si registra negli alberghi con il nome di Patrick Bateman (immagino non ci sia bisogno di fare le presentazioni!). Personale, è senz'altro la parte più interessante. Dai romanzi trasgressivi (Fight Club, Trainspotting, American Psycho, provate a immaginare cos'ha in comune con Bret Easton Ellis oltre all'età naturalmente!), al perché scrive, perché la vita non funziona mai, se non con il senno di poi. E scrivere ti permette di riguardare al passato. Perché se non riesci a dominare la vita, almeno puoi dominare la tua versione. Poi la lucida dimostrazione della capacità umana di creare la realtà, ed infine il suo nostalgico album dei ricordi, la tragica scomparsa del padre e i conti con il passato (proprio come li ha fatti Easton Ellis in Lunar Park). Ma Palahniuk non è finito, come Ellis (che nel frattempo ha preannunciato il suo prossimo e ultimo lavoro Imperial Bedrooms), a leggere i libri che i produttori hollywoodiani vorrebbero adattare per il piccolo schermo. Continua a scrivere e a graffiare. Di prossima pubblicazione è infatti Snuff, la storia di una donna che fa sesso con 600 uomini di seguito e muore durante le riprese del film...
Chuck è ancora convinto che non sia possibile pensare alla scrittura come al proprio lavoro principale, d'altronde:
nessuno a Los Angeles si trova mai a più di un centinaio di metri da una sceneggiatura. Ce ne sono stipate nei bagagliai delle auto. Nei cassetti degli uffici. Negli hard disk dei PC portatili. Sempre pronte ad essere tirate fuori. Un biglietto vincente della lotteria a caccia del suo montepremi. Un assegno paga ancora da incassare. http://eremoletterario.com/
I figli degli eroi
Colin e Mariéla, i protagonisti della storia, vivono in una bidonville di Port-au-Prince. Un 'esistenza fatta di miseria materiale, ma non solo. Agli stenti di una vita senza raggi di sole si aggiunge una situazione familiare fatiscente. Corazón padre tirannico, ubriacone, bugiardo, ladro e violento ... (continue)
Colin e Mariéla, i protagonisti della storia, vivono in una bidonville di Port-au-Prince. Un 'esistenza fatta di miseria materiale, ma non solo. Agli stenti di una vita senza raggi di sole si aggiunge una situazione familiare fatiscente. Corazón padre tirannico, ubriacone, bugiardo, ladro e violento ha cercato fortuna come boxeur nella Repubblica Dominicana. A dispetto delle imprese che racconta è semplicemente un fallito. Le frustrazioni derivanti da questa consapevolezza vengono scaricate sulla moglie Joséphine, un'orfana dedita alla preghiera e al marito violento. La vicende prende le mosse proprio dall'assassinio del padre da parte di Colin, un bambino debole , malarico e voce narrante, e da Mariéla, la sorella sedicenne. Un giorno i due scoprono che il padre li ha mentiti sul suo lavoro: vantava un lavoro da meccanico e invece è solo un uomo di fatica, tiranneggiato dal proprietario dell'officina. Oltre a quel po' che riesce a guadagnare, riceve anche dei soldi da parte della madre. Denaro che al posto di essere utilizzato per mandare a scuola i figli, spende in alcolici e altre gozzoviglie. In seguito alla scoperta del vero lavoro del padre, durante una delle tante liti familiari i due fratelli si avventano su Corazón (da parte loro non viene mai usato il termine padre) e lo uccidono con una chiave inglese. Senza tanti pensieri, rimorsi o tentennamenti i due fuggono per i vicoli della bidonville per perdersi nelle strade della città.
E non è che tutti i poveri se le diano di santa ragione. Da noi, grida, pugni, bisticci, e preghiere colmavano la mancanza di denaro. Corazón si innervosiva per un nonnulla e si rabboniva solo dopo parecchie settimane.
Nei pochi giorni in cui i due vagabondano per la città, si avverte l'incombere della loro cattura, nonostante tutto rimangono uniti cercando di vivere al meglio le ultime ore di libertà. Mariéla è enigmaticamente asserragliata nella sua diffidenza verso il mondo e verso le persone. Per questo motivo cerca di farsi promettere dal fratello minore che non spiegherà le ragioni del loro gesto. Il bambino al contrario è un sognatore, cerca con la fantasia la vita che non avrà, ama la madre e per la sorella sente pulsioni contrastanti, benché sia consapevole che a lei deve tutto ed è la parte più umana della sua vita. Nell'ultimo giorno di libertà, di domenica, salgono sulla montagna che domina la capitale, dall'alto vedono le meraviglie della città, ma non scorgono la bidonville, si sentono più vicini al cielo e anche il registro della voce narrante si fa più poetico, quasi ad evocare una redenzione dovuta alla bellezza dei luoghi. Un ultimo momento assoluto, poi tornati in città, nella piazza degli Eroi saranno riconosciuti e acciuffati dalla folla.
L'inizio è la nostra vita. La nostra vita ha ucciso Corazón. Questa nostra vita maledetta, così lontana dalla speranza e così vicina alla morte. Non sono mie queste parole. Io non parlo la lingua dei filosofi. Sono parole di Rosemond. È il primo della classe e legge i libri dei poeti.
I figli degli Eroi di Lyonel Trouillot parla di un mondo di povertà, di bambini soli e di un riscatto impossibile, come uno dei tanti detti popolari che animano il racconto di Colin, la violenza genera altra violenza, premeditata o non, giustificata o non.
Il cielo sotto Berlino
È ancora possibile nel rock inventarsi qualcosa di diverso, quando tutto è già stato detto? Quando basta saper suonare un do, un sol e un re e tenere il ritmo per tre minuti?continue)
No.
E ancora una volta no. Potete scrivere una canzone lenta e una veloce, potete scrivere ancora una che nella strofa si tra ... (
È ancora possibile nel rock inventarsi qualcosa di diverso, quando tutto è già stato detto? Quando basta saper suonare un do, un sol e un re e tenere il ritmo per tre minuti?
No.
E ancora una volta no. Potete scrivere una canzone lenta e una veloce, potete scrivere ancora una che nella strofa si trascina lenta come il fumo e nel ritornello scoppia come l'Etna, ma questo è tutto ciò che potete comporre nel rock. I musicisti rock non sono tanto meglio dei venditori di hamburger e kebab. Prendono e macinano da quello che viene prima.
Ecco il tipo di constatazione che muove l'animo di Pancho Dirk, uno dei personaggi che popolano Il cielo sotto Berlino del trentottenne scrittore ceco Jaroslav Rudiš. La voce narrante è quella di Petr Bém un insegnante di Praga che abbandona famiglia e lavoro, orizzonti che vede farsi improvvisamente troppo stretti. Questa fuga lo porta a Berlino, la vera protagonista del romanzo. Una città dalle mille possibilità dove Petr può essere finalmente quello che vuole o per lo meno ritrovarsi. La capitale cosmopolita dei giovani, sospesa fra l'Occidente e l'Oriente dell'ex blocco sovietico, una città unica e irripetibile. Storica testimone del secolo passato che l'ha vista teatro violato di ideologie perniciose e oggi simbolo del villaggio globale. Nel mondo-Berlino si incontrano e sovrappongono mille etnie, nazionalità e storie. Il simbolo di questi scambi è la sua rete metropolitana, dove le persone volenti o no sono costrette a sfiorarsi e scontrarsi. Le linee dei treni sotterranei U-Bahn e quelle di superficie S-Bahn sono le arterie e le vene di un grande cuore che nonostante tutto non ha mai smesso di battere.
Pensare che ben due linee di metropolitana continuarono il loro silenzioso viaggio per ben 28 anni unendo inutilmente ovest ed est (in quest'ultimo settore non era consentito l'accesso ai treni), non può non evocare sinistre suggestioni. Questa quinta teatrale, che dicevamo è anche personaggio, si fa testimone e pretesto nell'incontro tra Petr e Pancho. Fra i due nascerà l'amicizia e presto il gruppo punk rock che chiameranno appunto U-Bahn, un nome che sintetizza l'oscurità, il rumore e la velocità, efficace dichiarazione della poetica della band. Petr suona con la sua chitarra Dylan e i Beatles nei cunicoli della metropolitana e incontra Katrin, studentessa di psicologia, meteoropatica e fanatica dell'Islanda. Intorno ai due inizia a ruotare il mondo della U-Bahn: il signor e la signora Blume, genitori di lei, e Günther il macchinista che ha avuto la sfortuna di condurre il treno durante cinque tentativi di suicidio.
Fra gli incontri, la ricerca di un batterista e la prima del gruppo irrompe il capitolo che spezza tutta la narrazione. Un capitolo simile al nono de <Il sentiero dei nidi di ragno. Una voce diversa e una nuova narrazione che danno vita a un secondo coinvolgente e riflessivo racconto, a una inaspettata visione dell'intera trama.
Il racconto devia su una realtà piena di umanità e però parallela, proprio come i binari sui quali scartano sferragliando i treni. La visione da acquario del mondo sotterraneo della U-Bahn viene così amplificata fino ai suoi estremi con il racconto di Bertram, e in questo acquario ci siamo tutti, compreso Pancho, Katrin e Petr. L'ovvio riferimento del titolo al celebre lavoro di Wenders trova infine la sua nemesi sotterranea con la scomparsa di Bertram, inghiottito dall'ignoto dal quale era emerso.
Una narrazione che non indugia sui personaggi più di un treno nella sua fermata, una scrittura che fa ampio ricorso al parlato, alla memoria e alla storia. La copertina non deve scoraggiare, ai già citati dubbi di Pancho Dirk è lo stesso autore Jaroslav Rudiš che risponde con il suo Il cielo sotto Berlino. Nel rock come nelle narrazioni metropolitane e underground (in questo caso da non confondersi con cultura underground) è ancora possibile inventare qualcosa di diverso.
Gang bang
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La prevedibile imprevedibilità di ChuckRecentemente è uscito anche nelle librerie italiane Gang bang l'ultimo lavoro di Chuck Palahniuk. Il titolo originale Snuff è in grado di rendere imprevedibile il finale, cosa che non fa il titolo italiano. Credo di essere venuto a conoscenza della parola snuff per la prima volta vedendo il film di ... (continue)
Recentemente è uscito anche nelle librerie italiane Gang bang l'ultimo lavoro di Chuck Palahniuk. Il titolo originale Snuff è in grado di rendere imprevedibile il finale, cosa che non fa il titolo italiano. Credo di essere venuto a conoscenza della parola snuff per la prima volta vedendo il film di Alejandro Amenabar Tesis, poi in televisione hanno passato per un'infinità di volte 8 Mm - Delitto a Luci Rosse...
Alcuni dei contenuti di questa pagina potrebbero urtare la sensibilità di chi legge.
da wikipedia
Una gang bang è una situazione in cui un soggetto, di sesso maschile o femminile, svolge attività sessuali, di svariato tipo, con una moltitudine di partner, non necessariamente del sesso opposto. Si differenzia, in questo senso, dall'orgia ovvero dal sesso di gruppo, di cui costituisce una particolare specialità, perché in questo caso la relazione è uno-a-molti, ovvero il soggetto protagonista della gang bang è al centro dell'attenzione di tutti gli altri partecipanti.
Palahniuk, normalmente, non si limita a provocare, ha anzi il coraggio di scrivere il romanzo sulla pornografia che tutti ci vergognavamo di aspettare. D'altronde lo scrittore di Fight Club ci ha abituato a situazioni che definire pulp è quanto mai eufemistico, ma soprattutto ha reso credibili storie tanto estreme e indicibili, grazie a radicali cambi di prospettiva capaci di ribaltare le nostre più solide convinzioni e aspettative. Questa volta è stato ancora più sottile, suggerendo elementi ai limiti dello scontato per buona parte della narrazione. Siamo nella mente di tre e uomini e una donna che si trovano il giorno delle riprese per un film porno. L'obiettivo è quello di girare la più grande gang bang per numero di partecipanti. Fra i 600 maschi candidati è presente anche il figlio, mai conosciuto, dell'attrice protagonista del film che verrà lanciato con il titolo Terza guerra sessuale.
Chi se non Palahniuk poteva raccontare questa storia.
Il presidente
Georges Simenon è stato uno degli scrittori più prolifici del XX secolo. Fra le centinai di romanzi e racconti da lui scritti, mi sono fatto recentemente conquistare da Il presidente (1957). Della figura tratteggiata, in patria, si è spesso sottolineata la somiglianza con Clemanceau. Affascinato dal ... (continue)
Georges Simenon è stato uno degli scrittori più prolifici del XX secolo. Fra le centinai di romanzi e racconti da lui scritti, mi sono fatto recentemente conquistare da Il presidente (1957). Della figura tratteggiata, in patria, si è spesso sottolineata la somiglianza con Clemanceau. Affascinato dall'idea che l'ultimo film di Paolo Sorrentino Il Divo potesse essere ispirato a tale romanzo mi sono affrettato a leggerne le pagine. In realtà nulla di più errato. Fra il Presidente di Simenon e "l'onnipresente" ci sono delle differenze inconciliabili.
Viene narrata la storia di un declino, di un lento uscir di scena di Augustin uno dei cinque Grandi del Mondo. Un ultraottantenne afflitto dalla solitudine, dall’oblio, del nulla, laddove la vita, vissuta sempre al centro del palco, inesorabilmente diventa fatto solo ed esclusivamente privato. A tutti gli effetti un magnifico romanzo psicologico, un sublime trionfo della "non azione". La vicenda narrata è come inerte, rinchiusa nell'angusto spazio della casa in Normandia dove il protagonista, l'anziano ex presidente del Consiglio, più volte ministro, vive le sue giornate, tutte ormai inesorabilmente eguali, scandite da abitudini sedimentate nel tempo come ere geologiche. Il prologo letterario a La morte di Ivan Il'ič di Lev Nikolaevič Tolstoj.
Nel Divo al contrario, c'è una sorta di carotaggio della fine della Prima Repubblica dominata dalla figura di Giulio Andreotti, capace di resistere a tutto e a tutti. Una pianta resistente, non a caso non c'è rosa senza spine, non c'è governo senza Andreotti. Contro di lui nessuno ha potuto: terrorismo, tangentopoli e accuse per reatucci vari come associazione mafiosa.
Il Presidente Augustin consapevole del suo potere, di quello che ha comportato e dell'inutilità (in punto di morte) di provare a se stessi di poterlo ancora esercitare, prende commiato proprio dai suoi ultimi compromettenti documenti capaci di squadernare la vita politica del Paese.
La scimmia pensa, la scimmia fa
Nell'ottobre del 2003 lessi, sulla pagina metropolitana della Repubblica, della presentazione presso una libreria del centro di Ninna nanna, l'ultimo romanzo di Chuck Palahniuk. Avevo già letto Invisible Monsters, Soffocare e ovviamente avevo visto il film Fight Club, tratto dall'omonimo romanzo. Ol ... (continue)
Nell'ottobre del 2003 lessi, sulla pagina metropolitana della Repubblica, della presentazione presso una libreria del centro di Ninna nanna, l'ultimo romanzo di Chuck Palahniuk. Avevo già letto Invisible Monsters, Soffocare e ovviamente avevo visto il film Fight Club, tratto dall'omonimo romanzo. Oltre alla presenza dell'autore, presentato da Fernanda Pivano, la mia curiosità fu alimentata oltremodo dal trafiletto del quotidiano che preannunciava una lettura pubblica del racconto inedito Guts (Budella, nel 2005 poi pubblicato in Cavie). La lettura dello stesso racconto, nel corso del suo precedente tour promozionale negli USA, si diceva avesse causato malori e svenimenti a 27 persone. Nell'ora fissata c'erano molte persone in libreria, Chuck era seduto affianco alla Pivano e aveva un sorriso sornione. Ora non ricordo bene cosa disse, ma ricordo bene il racconto... Purtroppo sul più bello di una prolassi anale causata da una masturbazione effettuata su un bocchettone, posto sul fondo di una piscina, ho dovuto abbandonare il lettore al suo podio... e sono andato via. Avevo un appuntamento.
Negli anni seguenti ho letto anche Fight Club, caposaldo di una corrosiva letteratura antisistema consumistico-materialista, e recentemente La scimmia pensa, la scimmia fa (Stranger Than Fiction: True Stories) una raccolta di saggi e articoli. Quest'opera rappresenta un ottimo spunto per parlare di Chuck, offrire una chiave di lettura interessante per interpretare i suoi più famosi romanzi, da Fight Club a Invisible Monsters e scoprire dove nascono le sue storie così fantasiose da essere terribilmente reali. Palahniuk sostiene nell'introduzione che ciascuno di noi vive un rapporto di amore/odio con gli altri, lui in particolar modo tende ciclicamente a isolarsi dal mondo e dalle persone. Anche la scansione dell'opera, al riguardo, è particolarmente significativa:
Insieme, vengono analizzate le grandi manifestazioni collettive della società. Ovviamente Chuck ci sguazza nei suoi "momenti socievoli", qui raccoglie il campionario per le sue opere: quando sono in mezzo agli altri, la cosa a cui faccio più attenzione sono le storie che mi raccontano.
Ritratti, in questa sezione Palahniuk tratta delle singole persone che ha incontrato ed intervistato come: Juliette Lewis, Rocket Guy, Amy Hempel "Quando studi minimalismo al corso di scrittura creativa di Tom Spanbauer, il primo racconto che leggi è Il raccolto, di Amy Hempel. Il sucessivo è Strays di Mark Richard. E a quel punto sei rovinato." Interessante il ritratto di Marilyn Manson intento a leggersi le carte! "[...] dovrò iniziare dal fondo e rendermi la persona più disprezzata che esiste. Rappresenterò tutte le cose cui sei contrario, e non potrai dire nulla per ferirmi, per farmi sentire peggio. Potrò solo risalire". Scopriamo inoltre che Manson si registra negli alberghi con il nome di Patrick Bateman (immagino non ci sia bisogno di fare le presentazioni!).
Personale, è senz'altro la parte più interessante. Dai romanzi trasgressivi (Fight Club, Trainspotting, American Psycho, provate a immaginare cos'ha in comune con Bret Easton Ellis oltre all'età naturalmente!), al perché scrive, perché la vita non funziona mai, se non con il senno di poi. E scrivere ti permette di riguardare al passato. Perché se non riesci a dominare la vita, almeno puoi dominare la tua versione. Poi la lucida dimostrazione della capacità umana di creare la realtà, ed infine il suo nostalgico album dei ricordi, la tragica scomparsa del padre e i conti con il passato (proprio come li ha fatti Easton Ellis in Lunar Park).
Ma Palahniuk non è finito, come Ellis (che nel frattempo ha preannunciato il suo prossimo e ultimo lavoro Imperial Bedrooms), a leggere i libri che i produttori hollywoodiani vorrebbero adattare per il piccolo schermo. Continua a scrivere e a graffiare. Di prossima pubblicazione è infatti Snuff, la storia di una donna che fa sesso con 600 uomini di seguito e muore durante le riprese del film...
Chuck è ancora convinto che non sia possibile pensare alla scrittura come al proprio lavoro principale, d'altronde:
nessuno a Los Angeles si trova mai a più di un centinaio di metri da una sceneggiatura. Ce ne sono stipate nei bagagliai delle auto. Nei cassetti degli uffici. Negli hard disk dei PC portatili. Sempre pronte ad essere tirate fuori. Un biglietto vincente della lotteria a caccia del suo montepremi. Un assegno paga ancora da incassare.
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