http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2010/05/2… Luca Sacchieri racconta di quattro "canguri senza marsupio" che, dopo aver vissuto nell'indifferenza, tagliano la corda su una Peugeot 307 diretta "nonsodove". Una corsa sfrenata alla fine della quale i protagonisti capiranno che, per vivere sul serio, sarà meglio tornare... di GIULIA CERINO
Trentenni "normali" in fuga E' questa la Boing generation
PIETRO, Davor Crema, Rosco partono per un viaggio disperato. Raccontanto da "io". Che parte con loro. Ognuno sulla propria strada, tutti nella stessa macchina. Quattro trentenni incalliti che fuggono nel tempo e nello spazio su un'autostrada "numero nonsoquale diretta nonsodove", tra ricordi e cicatrici. Dopo una vita "vissuta e dimenticata", si lasciano alle spalle quello che è stato e quello che sarà per poi, all'improvviso, capire: fuggire non basterà.
Sono loro i protagonisti di "Boing Generation", il terzo romanzo di Luca Sacchieri, il burattiniere che, con un linguaggio di strada, racconta una porzione di società e giostra i ricordi di questi "canguri senza marsupio". "La vita è come tirar su un castello di carte - dice Pietro - una questione di equilibri, abilità, culo e abbondanti dosi di pazienza perché dal niente può arrivarti una ventata e mandare a puttane i tuoi sforzi". E infatti. Prima della fuga, le vite dei quattro protagonisti erano (apparentemente) perfette.
Davor Crema è un musicista. "Il palco, i concerti e noi sono tutto quello che ho sempre voluto". Ama la musica e si sente invincibile Davor, come Jimi Hendrix. Poi però, un giorno, resta a terra. La moglie lo lascia "perché ti amo ma non sei mai a casa". Pietro conduce una vita normale. Ma lui, taxista "fiero si sé" con una guida sfrenata e un senso dell'orientamento mostruoso, è assillato dalla voce del padre che lo incita a "vincere". Così scappa, "affannato, rallentato, invischiato nella stessa melma di cui è fatto".
Rosco invece è disinvolto e fascionoso, uno sciupafemmine. Ginevra, Marta, Irene, Patrizia poi anche Giulia. Tante donne che non durano più di tre mesi. Un eterno insoddisfatto "tradito dall'amore". Infine, l'io narrante. La voce del libro che racconta le storie dei suoi amici e, tra le righe, anche la sua. Ho "una fidanzata con cui litigare nei weekend, una famiglia felice, un lavoro in copisteria, una casa tutta mia (in affitto) un cane di nome Raudy (di peluche)". Ventisette anni e tutto il necessario per condurre una vita "normale". Fin troppo. Tant'è vero che lui non ama nessuna di queste cose e anzi, passa i pomeriggi a conversare con il suo "cane". Che non potrà mai rispondergli.
Ecco le quattro vite raccontate nel libro di Sacchieri, classe '82. La storia di una squadra di "giovani" non più giovani. Una "Boing generation" - per dirla con il titolo del romanzo - che va saltando qui e là persa nel labirinto di apparenze e superficialità della quotidianità che vede nel futuro (e nell'amore) una minaccia e nel dolore una debolezza. Scappano da loro stessi i quattro protagonisti, su una Peugeut 307 scassata. E durante il viaggio l'io narrante, grazie a excursus improvvisi, racconta quella che era la vita dei "giovani" prima della partenza, lasciando al lettore il tempo di capire le ragioni della fuga dall'amore (Rosco), dalla voce del padre (Pietro), dalla normalità (l'io) e dalla sofferenza (Davor Crema). "Perché abbiamo deciso di scappare da noi stessi dieci anni fa? - si chiedono - Ma anche perché abbiamo deciso di scappare da noi stessi qualche giorno fa?" Ecco la domanda che aleggia su ogni pagina.
La fuga dei canguri sembra dettata dalla "pochezza" interiore dei personaggi "bamboccioni" in preda ad una crisi adolescenziale. Ma, leggendo, si noterà che la Boing generation, veloce come un jet, dentro ha tanto. Ma lì non ci guarda più nessuno. Perché nel 2010 conta l'apparenza: una bella macchina, un bel corpo, tante donne, il successo, i soldi. E per riconoscersi come "essenza" e non come "materia" bisogna che i giovani-non-più-giovani compiano gesti "estremi". Bisogna che scappino. Ma basterà un viaggio per ritrovarsi?
Sono canguri senza marsupio, i nostri personaggi, pieni di cose da dire ma incapaci di dirle. Spesso "i problemi che hai dipendono dalla persona che sei. E quando decidi di voler schizzare via come una freccia dai tuoi problemi significa che vuoi scappare da te stesso. Ma in realtà tu sei i tuoi problemi, e loro sono te. Avete mai visto un canguro che va in giro lasciando a casa il marsupio?". "Nella beat generation - scrive l'autore - la gente, la musica e la vita saltavano, vibravano, picchiavano, vivevano, morivano e risorgevano all'infinito. Nella Boing - invece - i giovani incassano i colpi della vita in modo diverso. Li assorbono con l'indifferenza di chi non è nemmeno stato sfiorato. Lo ignori, il male che hai dentro, perché non puoi apparire debole". Così Pietro, Davor Crema, Rosco e Giacomo tagliano la corda ma durante il viaggio capiscono: "Forse alla fine devi smettere di allontanarti dai problemi devi puntare i piedi, girarti e corrergli proprio contro".
E tra una birra e l'altra i quattro amici raccontano le storie della loro vita e nell'attimo in cui si confrontano con le altre, le loro storie e le loro vite tornano nei personaggi "un po' più ricche, un po' più povere, un po' più pesanti, un po' più leggere, un po' più noiose". Raccontano, raccontano: boing, boing, boing. Seduti su una scalinata, all'improvviso, si ritrovano ad ascoltarsi come fossero un "orecchio gigante". Con la consapevolezza che "siamo noi e non può essere altrimenti". Ecco questa è l'unica soluzione "per dire di aver vissuto davvero o almeno, di averci provato".
Ciao :D Pare che dal prossimo aggiornamento Anobii la vicinizzazione scomparirà, così sto provvedendo all'upgrade in "amici" di tutti i "vicini"! A presto :)
Boing Generation. La storia dei canguri senza marsupio
Trentenni normali in fuga. E' questa la Boing generationhttp://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2010/05/2… Luca Sacchieri racconta di quattro "canguri senza marsupio" che, dopo aver vissuto nell'indifferenza, tagliano la corda su una Peugeot 307 diretta "nonsodove". Una corsa sfrenata alla fine de ... (continue)
http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2010/05/2…
Luca Sacchieri racconta di quattro "canguri senza marsupio" che, dopo aver vissuto nell'indifferenza, tagliano la corda su una Peugeot 307 diretta "nonsodove". Una corsa sfrenata alla fine della quale i protagonisti capiranno che, per vivere sul serio, sarà meglio tornare...
di GIULIA CERINO
Trentenni "normali" in fuga E' questa la Boing generation
PIETRO, Davor Crema, Rosco partono per un viaggio disperato. Raccontanto da "io". Che parte con loro. Ognuno sulla propria strada, tutti nella stessa macchina. Quattro trentenni incalliti che fuggono nel tempo e nello spazio su un'autostrada "numero nonsoquale diretta nonsodove", tra ricordi e cicatrici. Dopo una vita "vissuta e dimenticata", si lasciano alle spalle quello che è stato e quello che sarà per poi, all'improvviso, capire: fuggire non basterà.
Sono loro i protagonisti di "Boing Generation", il terzo romanzo di Luca Sacchieri, il burattiniere che, con un linguaggio di strada, racconta una porzione di società e giostra i ricordi di questi "canguri senza marsupio". "La vita è come tirar su un castello di carte - dice Pietro - una questione di equilibri, abilità, culo e abbondanti dosi di pazienza perché dal niente può arrivarti una ventata e mandare a puttane i tuoi sforzi". E infatti. Prima della fuga, le vite dei quattro protagonisti erano (apparentemente) perfette.
Davor Crema è un musicista. "Il palco, i concerti e noi sono tutto quello che ho sempre voluto". Ama la musica e si sente invincibile Davor, come Jimi Hendrix. Poi però, un giorno, resta a terra. La moglie lo lascia "perché ti amo ma non sei mai a casa". Pietro conduce una vita normale. Ma lui, taxista "fiero si sé" con una guida sfrenata e un senso dell'orientamento mostruoso, è assillato dalla voce del padre che lo incita a "vincere". Così scappa, "affannato, rallentato, invischiato nella stessa melma di cui è fatto".
Rosco invece è disinvolto e fascionoso, uno sciupafemmine. Ginevra, Marta, Irene, Patrizia poi anche Giulia. Tante donne che non durano più di tre mesi. Un eterno insoddisfatto "tradito dall'amore". Infine, l'io narrante. La voce del libro che racconta le storie dei suoi amici e, tra le righe, anche la sua. Ho "una fidanzata con cui litigare nei weekend, una famiglia felice, un lavoro in copisteria, una casa tutta mia (in affitto) un cane di nome Raudy (di peluche)". Ventisette anni e tutto il necessario per condurre una vita "normale". Fin troppo. Tant'è vero che lui non ama nessuna di queste cose e anzi, passa i pomeriggi a conversare con il suo "cane". Che non potrà mai rispondergli.
Ecco le quattro vite raccontate nel libro di Sacchieri, classe '82. La storia di una squadra di "giovani" non più giovani. Una "Boing generation" - per dirla con il titolo del romanzo - che va saltando qui e là persa nel labirinto di apparenze e superficialità della quotidianità che vede nel futuro (e nell'amore) una minaccia e nel dolore una debolezza. Scappano da loro stessi i quattro protagonisti, su una Peugeut 307 scassata. E durante il viaggio l'io narrante, grazie a excursus improvvisi, racconta quella che era la vita dei "giovani" prima della partenza, lasciando al lettore il tempo di capire le ragioni della fuga dall'amore (Rosco), dalla voce del padre (Pietro), dalla normalità (l'io) e dalla sofferenza (Davor Crema). "Perché abbiamo deciso di scappare da noi stessi dieci anni fa? - si chiedono - Ma anche perché abbiamo deciso di scappare da noi stessi qualche giorno fa?" Ecco la domanda che aleggia su ogni pagina.
La fuga dei canguri sembra dettata dalla "pochezza" interiore dei personaggi "bamboccioni" in preda ad una crisi adolescenziale. Ma, leggendo, si noterà che la Boing generation, veloce come un jet, dentro ha tanto. Ma lì non ci guarda più nessuno. Perché nel 2010 conta l'apparenza: una bella macchina, un bel corpo, tante donne, il successo, i soldi. E per riconoscersi come "essenza" e non come "materia" bisogna che i giovani-non-più-giovani compiano gesti "estremi". Bisogna che scappino. Ma basterà un viaggio per ritrovarsi?
Sono canguri senza marsupio, i nostri personaggi, pieni di cose da dire ma incapaci di dirle. Spesso "i problemi che hai dipendono dalla persona che sei. E quando decidi di voler schizzare via come una freccia dai tuoi problemi significa che vuoi scappare da te stesso. Ma in realtà tu sei i tuoi problemi, e loro sono te. Avete mai visto un canguro che va in giro lasciando a casa il marsupio?". "Nella beat generation - scrive l'autore - la gente, la musica e la vita saltavano, vibravano, picchiavano, vivevano, morivano e risorgevano all'infinito. Nella Boing - invece - i giovani incassano i colpi della vita in modo diverso. Li assorbono con l'indifferenza di chi non è nemmeno stato sfiorato. Lo ignori, il male che hai dentro, perché non puoi apparire debole". Così Pietro, Davor Crema, Rosco e Giacomo tagliano la corda ma durante il viaggio capiscono: "Forse alla fine devi smettere di allontanarti dai problemi devi puntare i piedi, girarti e corrergli proprio contro".
E tra una birra e l'altra i quattro amici raccontano le storie della loro vita e nell'attimo in cui si confrontano con le altre, le loro storie e le loro vite tornano nei personaggi "un po' più ricche, un po' più povere, un po' più pesanti, un po' più leggere, un po' più noiose". Raccontano, raccontano: boing, boing, boing. Seduti su una scalinata, all'improvviso, si ritrovano ad ascoltarsi come fossero un "orecchio gigante". Con la consapevolezza che "siamo noi e non può essere altrimenti". Ecco questa è l'unica soluzione "per dire di aver vissuto davvero o almeno, di averci provato".