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| Elogio della follia: I classici del pensiero |
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| I re taumaturghi: Studi sul carattere sovrannaturale attribuito alla potenza dei re particolarmente in Francia |
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| Il terrorismo suicida: Una chiave per comprenderne le ragioni |
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| Around the clock: Una breve storia della popular music |
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| La repubblica delle camicie nere: I combattenti, i politici, gli amministratori, i socializzatori |
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| Il sesso inutile: Viaggio intorno alla donna |
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Ho sentito di questo libro a Deejay Chiama Italia con Daria Bignardi che anticipava con voce suadente ad un incantato Nicola Savino la trama di questo romanzo. Si tratta del terzo libro scritto dalla Bignardi, ma il primo letto da me e devo dire che l'impressione che ne ho avuto non è del tut ... (continue)
Ho sentito di questo libro a Deejay Chiama Italia con Daria Bignardi che anticipava con voce suadente ad un incantato Nicola Savino la trama di questo romanzo. Si tratta del terzo libro scritto dalla Bignardi, ma il primo letto da me e devo dire che l'impressione che ne ho avuto non è del tutto lineare e coerente.
Nella scelta del libro ha influito certamente il tono sognante e leggiadro con cui l'autrice l'ha descritto e mi si è subito configurato nella mente come un racconto dell'assenza o di una presenza instabile, un racconto di scomparse e di un ritrovarsi frenetico, un thriller dei sentimenti o, più semplicemente, il racconto della convivenza fra un uomo equilibrato e una donna in disarmonia con la propria vita e l'universo. Per farla semplice, la storia un po' trita di una donna depressa e di un marito incapace di comprenderla, di una donna che, accecata da un modello amoroso praticamente inesistente, abbandona marito e f,gli per cercare una se stessa altrettanto idealizzata.
In realtà si tratta di un racconto piacevolmente complesso. In primo luogo perché il narratore e protagonista è Arno, il marito abbandonato, questa creatura di genere maschile figlio di madre tedesca e padre toscano, così astorico che potrebbe essere una creatura di Narnia e dei suoi straordinari natali comunque ci rimarrebbe solo questo suo essere con i piedi per terra eppure straordinariamente distaccato dalla realtà, dai sentimenti, dalle incrinature del suo rapporto con una moglie scelta in quanto speciale, in un certo senso plasmata a immagine e somiglianza di una donna che, in effetti, non è mai esistita. Una donna, quindi, non meno idealizzata di quanto non lo fosse Amore per sua moglie. In secondo luogo, e in maniera speculare al primo punto, perché si tratta di un ritratto abbastanza fedele di quello che avviene nella maggior parte delle coppie: Lei sceglie Lui perché riflesso di un amore idealizzato, Lui sceglie Lei perché immagine di una femminilità sconosciuta eppure continuamente razionalizzata, Entrambi si crogiolano negli anni un po' paghi e un po' insoddisfatti dell'incapacità dell'uno e dell'altro di corrispondere a quei modelli. Arno e Sara, a differenza di altre coppie, hanno l'aggravante Lui della presunzione di saper comprendere, di amare abbastanza, di poter capire tutto in modo chiaro e razionale, Lei di aver vissuto esperienze traumatiche e di aver vissuto una vita di timide richieste di affetto e più prorompenti rinunce, abbandoni, superficiali addii. A loro favore ha giocato quella universale voglia di trovare l'altra metà della mela o più semplicemente un compagno sufficientemente accettabile con cui scaldare il letto, mettere al mondo dei figli, trascorrere le giornate. Contro di loro ci si son messe la depressione di Lei, un universo familiare instabile, un eccessivo lassismo nel lasciar cadere i discorsi importanti.
Un'acustica perfetta è un bel romanzo, ma a mio avviso manca di equilibro. Scritto molto bene, buoni i tempi e l'alternarsi di stile epistolare e racconto in prima persona, però non equilibrato nel procedere attraverso la ricerca affannosa di Sara e del suo passato da parte di Arno, una ricerca piena e appagante fino ai due terzi del libro, poi lacunosa, anche questa piena di troppi non-detti, spezzata a metà. Alla fine delle circa 200 pagine del romanzo restano troppe questioni irrisolte: il perché dei silenzi e della compiacenza dei familiari, i retroscena della fuga. L'idea è quella di una narrazione lasciata a metà oppure del tentativo di rendere al meglio la rinuncia di Arno e l'impossibilità che ha lui come uomo e come marito di comprendere a pieno sua moglie e le sue esperienze di vita. Il risultato è comunque quello di una separazione improvvisa, proprio come quella di Sara e Arno, di una conclusione affrettata e incomprensibile, di un progetto di vita lasciato a metà. Avrei voluto avere in dono dall'autrice qualche pagina in più e qualche interruzioni di discorso in meno, avrei voluto incontrare Sara dopo la sua fuga, avrei voluto capire la scelta di Arno, le reazioni dei bambini, i rapporti fra lei e il resto della sua famiglia. Avrei fatto a cambio con qualche Questa è matta, Lei è sincera, Io c'ero, Sì di troppo e con qualche virgola messa a sproposito, francamente.
Non mi sento di sconsigliarlo, comunque. Anzi, almeno per quanto riguarda me si è trattato di una piacevole parentesi ricca di spunti di riflessione inframmezzati dal ricordo dirompente del modo che ha la Bignardi di parlare e raccontare (che io, personalmente, adoro). Mi ha tenuto compagnia in una notte d'insonnia, anche se si è concluso troppo presto.
Un romanzo estremamente femminile, comunque. Non impegnativo.