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- Processo e morte di Stalin (27)
- By Eugenio Corti
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- Cabaret mistico (285)
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- Notte inquieta (92)
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- L'ultima casa (18)
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- I miracoli di Val Morel (17)
- By Dino Buzzati
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- Sua maestà (3)
- By Vincenzo Cerami
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- E poi siamo arrivati alla fine (724)
- By Joshua Ferris
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- Giobbe (10)
- o la tortura degli amici
- By Fabrice Hadjadj
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- Le allegre comari di Windsor (626)
- By William Shakespeare
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- Giocando finale di partita - Playing endgame (6)
- Visioni sull'allestimento da scacchiera del dramma di Samuel Beckett
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Finished on Jan 12, 2012





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- Una cena elegante (36)
- By Robert Walser
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Finished on Jan 5, 2012





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- L'armadio di famiglia (6)
- By Nicola Zavagli
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Finished on Dec 31, 2011





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- Il gioco della scrittura (45)
- By David Lodge
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Finished on Dec 25, 2011





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- Vacanze matte (600)
- By Richard Powell
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Finished on Dec 23, 2011





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Gustoso romanzo borghesemente anarcoide in cui Powell riesce a farci sorridere (ed in alcuni momenti anche di più) di una famiglia americana fuori dagli schemi, che ha fatto del parassitismo il suo stile di vita.
L’ensemble richiama i Simpson (che però sono venuti dopo dato che il libro è stato pub ... (continue) - — Dec 26, 2011 | Add your feedback
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- Salotti (4)
- By Minoret Bernard, Arnaud Claude
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Finished on Dec 1, 2011





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E poi siamo arrivati alla fine
Primo romanzo di Ferris, che ho letto dopo il secondo (“Non conosco il tuo nome”) ed ora come allora sono rimasto leggermente deluso.
Nulla da obiettare sullo spessore e l’attualità “intima” dei temi umani trattati. Questa volta si son toccate le dinamiche che caratterizzano certi ambienti di lavor ... (continue)
Primo romanzo di Ferris, che ho letto dopo il secondo (“Non conosco il tuo nome”) ed ora come allora sono rimasto leggermente deluso.
Nulla da obiettare sullo spessore e l’attualità “intima” dei temi umani trattati. Questa volta si son toccate le dinamiche che caratterizzano certi ambienti di lavoro, la solitudine e annientamento del sé che ne consegue, il vuoto vitale che si genera; prima si è affrontato il logorio indotto dalla malattia, il mistero che avvolge la sua venuta e che trasforma la nostra esistenza, cambia gli orizzonti e modifica le relazioni con gli altri.
Nei due romanzi si raccontano situazioni che – anche nella loro assurdità – sono reali e figlie dei nostri giorni, discontinuità che modificano noi e le nostre esistenze sino a condurci ai margini del vuoto. Soggetti spessi dunque, trattati talvolta anche con ironia (però non divertenti, secondo me, tendendo a prevalere angosce e amarezze).
Tuttavia in entrambi casi a fine lettura non sono rimasto convinto. Ferris scrive bene, scorre, ha humor ma non affascina, non coinvolge. Forse, la sparo grossa, gli manca l’arte.
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