Sulla copertina di questa edizione (ET Einaudi), è stata riprodotta una frase, tratta da un articolo di Erri De Luca pubblicato sul Corriere della Sera nel 1995: "Il libro che una madre avvelenata può scrivere strappandosi di dosso i panni di madre."
E' strano, perché non c'entra niente col romanzo
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Sulla copertina di questa edizione (ET Einaudi), è stata riprodotta una frase, tratta da un articolo di Erri De Luca pubblicato sul Corriere della Sera nel 1995: "Il libro che una madre avvelenata può scrivere strappandosi di dosso i panni di madre."
E' strano, perché non c'entra niente col romanzo. Posso capire come De Luca ci sia arrivato, ma sono problemi suoi che non hanno niente a che fare con il testo della Ginzburg, che è un libro di humor nero e infantile, una canzoncina un po' desolata con tanti piccoli oggetti (pantofole di spugna verde, un menu con il sartù e lo zuccotto. coperte morbidissime in uno scantinato, per esempio).
Romanzetto rosa con qualche pretesa, deducibile dalle moine stilistiche: "si ferma ai bordi delle frasi come una bambina timida in piscina", la "voce immobile", "sorrido anch'io, molto fragilmente", il "caffè macchia di un odore forte l'aria come un cane dalmata", e così via. La trama è la solita: c
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Romanzetto rosa con qualche pretesa, deducibile dalle moine stilistiche: "si ferma ai bordi delle frasi come una bambina timida in piscina", la "voce immobile", "sorrido anch'io, molto fragilmente", il "caffè macchia di un odore forte l'aria come un cane dalmata", e così via. La trama è la solita: c'è speranza per tutti e la vita è bella. Il tutto inabissato in una palude di usi, pensieri, morale e riti piccoli borghesi (il diciottesimo, l'adulterio in ufficio, la festa aziendale del padre piccolo imprenditore con tutta la famiglia a distribuire regali ai figli dei dipendenti). Questa liturgia provinciale viene data per scontata come il brodo primordiale, mentre si tratta solo di miseria dell'autore.
1) sequel dell'Isola del tesoro 2) scritto da Andrew Motion, il poeta laureato inglese, il sempre-sia-lodato biografo e curatore di Philip Larkin 3) tradotto da Michele Mari. Che triplice colpo! E pure riuscito, con quel misto di incanto e crudeltà tipico di Motion.
Questo libro è un po' una vergogna e non vale i suoi trenta euro: basti dire che le lettere di Elsa Morante, sul totale, sono appena un terzo. Una quota ampia consiste in lettere di circostanza spedite all'uscita dei suoi romanzi da amici e sconosciuti.
Questo libro è un po' una vergogna e non vale i suoi trenta euro: basti dire che le lettere di Elsa Morante, sul totale, sono appena un terzo. Una quota ampia consiste in lettere di circostanza spedite all'uscita dei suoi romanzi da amici e sconosciuti.
I criteri scelti dai curatori sono abnormi: via tutte le lettere che parlano della famiglia e tutte le lettere di lavoro (con editori e altri). Le rimanenti, ripeto, maggioritariamente NON di Elsa Morante, sono spartite ARBITRARIAMENTE (a detta dello stesso curatore, quel "nipote preferito" (?) che qui ha fatto un lavoro obbrobrioso) in quattro periodi storici. All'interno di ognuno di questi, le lettere, invece di scorrere cronologicamente, sono raggruppate per autori. Un incubo.
Tra l'altro, per sommo piacere, si comincia a leggere l'introduzione di Daniele Morante, prima pagina, due mostruosi refusi (refusi che costellano un po' tutto il libro).
Einaudi se n'è lavate le mani, si direbbe, di quel carteggio curato da due obnubilati, che scrivono ampollosi e artritici, e hanno prodotto un libro che sembra una pila di scartoffie disordinate tra le quali la povera Morante scompare soffocata dall'insignificanza della maggior parte dei reperti e dall'incompetenza dei suoi curatori.
E' molto piacevole da leggere, non dico, ma quanto provincialismo ci vuole per dare il Pulitzer a un testo di divulgazione che tutt'al più può far parte delle letture suggerite dai professori per le vacanze ai liceali tra la terza e la quarta. Molte delle informazioni su Poggio Bracciolini e su Lucr
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E' molto piacevole da leggere, non dico, ma quanto provincialismo ci vuole per dare il Pulitzer a un testo di divulgazione che tutt'al più può far parte delle letture suggerite dai professori per le vacanze ai liceali tra la terza e la quarta. Molte delle informazioni su Poggio Bracciolini e su Lucrezio, le leggeranno scritte in modo anche più colto e dettagliato nei loro manuali di storia letteraria (sia latina sia italiana). La carrellata sulla fortuna di Lucrezio nel sei e settecento è tanto snella da essere imbarazzante. Ovviamente non c'è nulla di originale nel resoconto, viene adottato uno stile enciclopedico facile e, francamente, leggermente avvilente per chi è un po' più avanti del diploma negli studi.
Caro Michele
Sulla copertina di questa edizione (ET Einaudi), è stata riprodotta una frase, tratta da un articolo di Erri De Luca pubblicato sul Corriere della Sera nel 1995: "Il libro che una madre avvelenata può scrivere strappandosi di dosso i panni di madre."
E' strano, perché non c'entra niente col romanzo ... (continue)
Sulla copertina di questa edizione (ET Einaudi), è stata riprodotta una frase, tratta da un articolo di Erri De Luca pubblicato sul Corriere della Sera nel 1995: "Il libro che una madre avvelenata può scrivere strappandosi di dosso i panni di madre."
E' strano, perché non c'entra niente col romanzo. Posso capire come De Luca ci sia arrivato, ma sono problemi suoi che non hanno niente a che fare con il testo della Ginzburg, che è un libro di humor nero e infantile, una canzoncina un po' desolata con tanti piccoli oggetti (pantofole di spugna verde, un menu con il sartù e lo zuccotto. coperte morbidissime in uno scantinato, per esempio).
Cate, io
Romanzetto rosa con qualche pretesa, deducibile dalle moine stilistiche: "si ferma ai bordi delle frasi come una bambina timida in piscina", la "voce immobile", "sorrido anch'io, molto fragilmente", il "caffè macchia di un odore forte l'aria come un cane dalmata", e così via. La trama è la solita: c ... (continue)
Romanzetto rosa con qualche pretesa, deducibile dalle moine stilistiche: "si ferma ai bordi delle frasi come una bambina timida in piscina", la "voce immobile", "sorrido anch'io, molto fragilmente", il "caffè macchia di un odore forte l'aria come un cane dalmata", e così via. La trama è la solita: c'è speranza per tutti e la vita è bella. Il tutto inabissato in una palude di usi, pensieri, morale e riti piccoli borghesi (il diciottesimo, l'adulterio in ufficio, la festa aziendale del padre piccolo imprenditore con tutta la famiglia a distribuire regali ai figli dei dipendenti). Questa liturgia provinciale viene data per scontata come il brodo primordiale, mentre si tratta solo di miseria dell'autore.
Ritorno all'isola del tesoro
1) sequel dell'Isola del tesoro
2) scritto da Andrew Motion, il poeta laureato inglese, il sempre-sia-lodato biografo e curatore di Philip Larkin
3) tradotto da Michele Mari.
Che triplice colpo! E pure riuscito, con quel misto di incanto e crudeltà tipico di Motion.
L'amata
Questo libro è un po' una vergogna e non vale i suoi trenta euro: basti dire che le lettere di Elsa Morante, sul totale, sono appena un terzo. Una quota ampia consiste in lettere di circostanza spedite all'uscita dei suoi romanzi da amici e sconosciuti.
I criteri scelti dai curatori sono abnormi: ... (continue)
Questo libro è un po' una vergogna e non vale i suoi trenta euro: basti dire che le lettere di Elsa Morante, sul totale, sono appena un terzo. Una quota ampia consiste in lettere di circostanza spedite all'uscita dei suoi romanzi da amici e sconosciuti.
I criteri scelti dai curatori sono abnormi: via tutte le lettere che parlano della famiglia e tutte le lettere di lavoro (con editori e altri). Le rimanenti, ripeto, maggioritariamente NON di Elsa Morante, sono spartite ARBITRARIAMENTE (a detta dello stesso curatore, quel "nipote preferito" (?) che qui ha fatto un lavoro obbrobrioso) in quattro periodi storici. All'interno di ognuno di questi, le lettere, invece di scorrere cronologicamente, sono raggruppate per autori. Un incubo.
Tra l'altro, per sommo piacere, si comincia a leggere l'introduzione di Daniele Morante, prima pagina, due mostruosi refusi (refusi che costellano un po' tutto il libro).
Einaudi se n'è lavate le mani, si direbbe, di quel carteggio curato da due obnubilati, che scrivono ampollosi e artritici, e hanno prodotto un libro che sembra una pila di scartoffie disordinate tra le quali la povera Morante scompare soffocata dall'insignificanza della maggior parte dei reperti e dall'incompetenza dei suoi curatori.
Il manoscritto
E' molto piacevole da leggere, non dico, ma quanto provincialismo ci vuole per dare il Pulitzer a un testo di divulgazione che tutt'al più può far parte delle letture suggerite dai professori per le vacanze ai liceali tra la terza e la quarta. Molte delle informazioni su Poggio Bracciolini e su Lucr ... (continue)
E' molto piacevole da leggere, non dico, ma quanto provincialismo ci vuole per dare il Pulitzer a un testo di divulgazione che tutt'al più può far parte delle letture suggerite dai professori per le vacanze ai liceali tra la terza e la quarta. Molte delle informazioni su Poggio Bracciolini e su Lucrezio, le leggeranno scritte in modo anche più colto e dettagliato nei loro manuali di storia letteraria (sia latina sia italiana). La carrellata sulla fortuna di Lucrezio nel sei e settecento è tanto snella da essere imbarazzante. Ovviamente non c'è nulla di originale nel resoconto, viene adottato uno stile enciclopedico facile e, francamente, leggermente avvilente per chi è un po' più avanti del diploma negli studi.