Straordinario questo libro per l'umanità dell'autore, che rivela una grande capacità di riflessione anche emotiva sulle problematiche neurologiche che riguardano non solo i suoi pazienti, ma anche se stesso. Lo spirito con cui egli affronta la perdita della visione centrale e l'avvento del monocular
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Straordinario questo libro per l'umanità dell'autore, che rivela una grande capacità di riflessione anche emotiva sulle problematiche neurologiche che riguardano non solo i suoi pazienti, ma anche se stesso. Lo spirito con cui egli affronta la perdita della visione centrale e l'avvento del monocularismo nella sua vita mi sembra eccezionale, di una forza umana molto rara.
Oliver Sacks, rivela, come in tutti i suoi libri, il modo personalissimo di concepire la pratica medica e l'esistenza ad essa correlata: la sua filosofia di comprensione e dialogo empatico con il paziente è un aspetto che pervade poi anche il suo rapporto con la malattia. Egli la accetta, seppure con dispiacere, e cerca di comprenderne la natura e di 'utilizzarla' per comprendere più a fondo le particolarità del nostro complessissimo cervello, pur rivelando le proprie paure.
La sua umanità è autentica e delicata per questo: egli non nasconde le proprie ansie, i propri turbamenti ma li svela ai suoi lettori. E' una persona eccezionale, oltre che un neurologo molto innovativo nel suo approccio alla malattia e al paziente.
Lo consiglio a chiunque pensi che la medicina e la neurologia debbano aiutare a migliorare la qualità della relazione dell'individuo con se stesso e con gli altri, a chi creda che l'esistenza non abbia senso se non si instauri un approccio emotivo e razionale al tempo stesso alla realtà, a chi consideri l'esistenza umana come qualcosa di unico, straordinariamente complesso e di cui ancora c'è molto da scoprire, soprattutto nel cervello umano, ancora largamente inesplorato, ma le cui patologie e deviazioni ci possono rivelare davvero molto, cose inaspettate ma meravigliosamente autentiche.
Straordinario questo libro per l'umanità dell'autore, che rivela una grande capacità di riflessione anche emotiva sulle problematiche neurologiche che riguardano non solo i suoi pazienti, ma anche se stesso. Lo spirito con cui egli affronta la perdita della visione centrale e l'avvento del monocular
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Straordinario questo libro per l'umanità dell'autore, che rivela una grande capacità di riflessione anche emotiva sulle problematiche neurologiche che riguardano non solo i suoi pazienti, ma anche se stesso. Lo spirito con cui egli affronta la perdita della visione centrale e l'avvento del monocularismo nella sua vita mi sembra eccezionale, di una forza umana molto rara.
Oliver Sacks, rivela, come in tutti i suoi libri, il modo personalissimo di concepire la pratica medica e l'esistenza ad essa correlata: la sua filosofia di comprensione e dialogo empatico con il paziente è un aspetto che pervade poi anche il suo rapporto con la malattia. Egli la accetta, seppure con dispiacere, e cerca di comprenderne la natura e di 'utilizzarla' per comprendere più a fondo le particolarità del nostro complessissimo cervello, pur rivelando le proprie paure.
La sua umanità è autentica e delicata per questo: egli non nasconde le proprie ansie, i propri turbamenti ma li svela ai suoi lettori. E' una persona eccezionale, oltre che un neurologo molto innovativo nel suo approccio alla malattia e al paziente.
Lo consiglio a chiunque pensi che la medicina e la neurologia debbano aiutare a migliorare la qualità della relazione dell'individuo con se stesso e con gli altri, a chi creda che l'esistenza non abbia senso se non si instauri un approccio emotivo e razionale al tempo stesso alla realtà, a chi consideri l'esistenza umana come qualcosa di unico, straordinariamente complesso e di cui ancora c'è molto da scoprire, soprattutto nel cervello umano, ancora largamente inesplorato, ma le cui patologie e deviazioni ci possono rivelare davvero molto, cose inaspettate ma meravigliosamente autentiche.
Questo libro mi colpisce per la capacità di combinare differenti aspetti provenienti da generi diversi, per questo non credo sia possibile inquadrarlo in un genere, come tutte le opere migliori (di questo sono convinta).
E' particolare il modo in cui l'autore affronta temi quali la grandezza della
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Questo libro mi colpisce per la capacità di combinare differenti aspetti provenienti da generi diversi, per questo non credo sia possibile inquadrarlo in un genere, come tutte le opere migliori (di questo sono convinta).
E' particolare il modo in cui l'autore affronta temi quali la grandezza della letteratura, l'ipocrisia umana, le disuguaglianze economiche, le difficoltà nelle relazioni interpersonali (di amicizia e di amore) con uno spirito brillante e sagace, senza mai cadere nella banalità o nella ripetizione di cliché.
Sì, vi è anche un giallo, ma in realtà si tratta solamente di uno degli aspetti di questo fantastico libro, con cui l'autore riesce a riflettere criticamente sulla società svedese e su alcuni caratteri della cultura contemporanea, soffermandosi sulle logiche del mercato editoriale di massa e sull'incomprensione da parte di una larga fascia del pubblico di autori molto profondi e originali, ma in ogni caso poco apprezzati perché non operano secondo logiche convenzionali e da "best-seller".
Vi è poi la presenza del romanzo scritto dal poeta protagonista che si relaziona strettamente con la storia del romanzo e crea delle cross-references straordinarie. Un testo nel testo, per mescolare realtà e immaginazione in uno scenario creativo che non è mai falso, ma verosimile anche se grottesco a volte, e che risponde alla volontà dell'autore di far riflettere in maniera intensa ma anche leggera su alcuni tratti della contemporaneità.
In questo libro Carl Rogers, straordinario psicoanalista americano, espone, attraverso una serie di interventi a conferenze e seminari a cui ha partecipato, la sua filosofia e il suo modo di intendere l`essere umano anche dal punto di vista psicoanalitico.
In questo libro Carl Rogers, straordinario psicoanalista americano, espone, attraverso una serie di interventi a conferenze e seminari a cui ha partecipato, la sua filosofia e il suo modo di intendere l`essere umano anche dal punto di vista psicoanalitico.
Il modo peculiare che possiede nel relazionarsi con i "clienti" - termine che lui utilizza per indicare i pazienti - è strettamente correlato alla grandiosità umanità di Rogers.
La persona, secondo l'autore, possiede un preciso istinto all'autorealizzazione e al totale dispiegamento delle proprie potenzialità. Però si possono verificare una serie di intoppi in tale processo, che conducono, a volte, a disturbi comportamentali. Nonostante gli ostacoli posti dalla società ad essere se stessi, Rogers rivendica il diritto, da parte di ogni individuo, a scoprire da sé quale sia la propria strada nel mondo, pur dovendosi confrontare con persone - a volte anche rilevanti nella propria esistenza - che si oppongono alle decisioni essenziali nella propria esistenza.
Dall'ultimo racconto ho tratto alcune citazioni particolarmente illuminanti dal mio punto di vista per ciò che concerne la letteratura e l'esistenza: "La letteratura non dovrebbe fare concorrenza alla scienza o al giornalismo. Suo compito è esplorare le possibilità del reale, mettere alla prova
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Dall'ultimo racconto ho tratto alcune citazioni particolarmente illuminanti dal mio punto di vista per ciò che concerne la letteratura e l'esistenza: "La letteratura non dovrebbe fare concorrenza alla scienza o al giornalismo. Suo compito è esplorare le possibilità del reale, mettere alla prova diversi modi di vivere, di pensare, di sentire e usare il linguaggio per verificare se la realtà doveva per forza diventare quella che è (....) La letteratura invece è l'arte del possibile. "
"Una caratteristica fin troppo diffusa in quella categoria (ossia quella degli accademici): una certa tendenza a esagerare il proprio significato nel mondo, sia dal punto di vista scientifico che da quello umano. Senza dirlo ad alta voce - gli universitari sono maestri nel far passare messaggi tra le righe - troppi di loro erano convinti che l'eccellenza scientifica fosse strettamente legata al suo corrispettivo sul piano umano."
"Il tempo passava senza che nessuna storia gli sembrasse assolutamente da raccontare."
"Quello che lo colpiva era quanto poco molti scrittori (contemporanei) si curassero della verosimiglianza (...) Il romanzo non faceva parte del mondo in cui si svolgeva.
"Voleva scrivere una vita che lui stesso avrebbe potuto vivere. (...) Voleva indursi nella tentazione di cambiare vita ancora una volta. (...) Gustav Berndtsson era uno scrittore e quindi le possibilità della realtà per lui non esistevano davvero prima di essere nominate e messe per iscritto".
"Per tutta la sua esistenza aveva sempre oscillato tra due poli: da un lato la convinzione che la vita avesse tutto da offrire a una persona intraprendente che sapesse cogliere al volo le varie possibilità, dall'altro la sensazione che non servisse a niente, che tanto alla fine si era destinati alla morte e all'oblio. Ma gli anni erano passati e ora era troppo tardi per cambiare vita. (...) Leggere i grandi racconti di mare e girovagare di porto in porto era diventato una sorta di fuga nostalgica in un mondo irraggiungibile che si era già lasciato alle spalle. Pochi sogni del resto sono più seducenti di quelli che si è certi di non poter realizzare."
"Gustav Berndtsson si sentiva un pò come una parentesi in una storia scritta da un autore dimenticato da tempo."
"Le idee non gli mancavano, anzi ne aveva perfino troppe per poterle realizzare tutte. Come molti suoi colleghi, era un collezionista cronico di progetti di ricerca e abbozzi di problematiche."
"La pienezza di significato che la scrittura dava alla sua vita non poteva neanche lontanamente essere rimpiazzata dagli impegni accademici."
" La bellezza e la verità sono il segreto e il cuore della creazione. La verità è bella, e la bellezza è vera. Un capolavoro è fatto di bellezza e di verità, in ogni parola, ogni frase, ogni paragrafo, ogni capitolo. La verità è che nulla può essere diverso da come è. "
"Lo stile è forma e contenuto allo stesso tempo, entrambi altrettanto necessari. Il lettore deve esitare costantemente tra la tentazione di ascoltare la musica delle parole e quella di dimenticarla per capire il contenuto."
L'occhio della mente
Straordinario questo libro per l'umanità dell'autore, che rivela una grande capacità di riflessione anche emotiva sulle problematiche neurologiche che riguardano non solo i suoi pazienti, ma anche se stesso. Lo spirito con cui egli affronta la perdita della visione centrale e l'avvento del monocular ... (continue)
Straordinario questo libro per l'umanità dell'autore, che rivela una grande capacità di riflessione anche emotiva sulle problematiche neurologiche che riguardano non solo i suoi pazienti, ma anche se stesso. Lo spirito con cui egli affronta la perdita della visione centrale e l'avvento del monocularismo nella sua vita mi sembra eccezionale, di una forza umana molto rara.
Oliver Sacks, rivela, come in tutti i suoi libri, il modo personalissimo di concepire la pratica medica e l'esistenza ad essa correlata: la sua filosofia di comprensione e dialogo empatico con il paziente è un aspetto che pervade poi anche il suo rapporto con la malattia. Egli la accetta, seppure con dispiacere, e cerca di comprenderne la natura e di 'utilizzarla' per comprendere più a fondo le particolarità del nostro complessissimo cervello, pur rivelando le proprie paure.
La sua umanità è autentica e delicata per questo: egli non nasconde le proprie ansie, i propri turbamenti ma li svela ai suoi lettori. E' una persona eccezionale, oltre che un neurologo molto innovativo nel suo approccio alla malattia e al paziente.
Lo consiglio a chiunque pensi che la medicina e la neurologia debbano aiutare a migliorare la qualità della relazione dell'individuo con se stesso e con gli altri, a chi creda che l'esistenza non abbia senso se non si instauri un approccio emotivo e razionale al tempo stesso alla realtà, a chi consideri l'esistenza umana come qualcosa di unico, straordinariamente complesso e di cui ancora c'è molto da scoprire, soprattutto nel cervello umano, ancora largamente inesplorato, ma le cui patologie e deviazioni ci possono rivelare davvero molto, cose inaspettate ma meravigliosamente autentiche.
The Mind's Eye. by Oliver Sacks
Straordinario questo libro per l'umanità dell'autore, che rivela una grande capacità di riflessione anche emotiva sulle problematiche neurologiche che riguardano non solo i suoi pazienti, ma anche se stesso. Lo spirito con cui egli affronta la perdita della visione centrale e l'avvento del monocular ... (continue)
Straordinario questo libro per l'umanità dell'autore, che rivela una grande capacità di riflessione anche emotiva sulle problematiche neurologiche che riguardano non solo i suoi pazienti, ma anche se stesso. Lo spirito con cui egli affronta la perdita della visione centrale e l'avvento del monocularismo nella sua vita mi sembra eccezionale, di una forza umana molto rara.
Oliver Sacks, rivela, come in tutti i suoi libri, il modo personalissimo di concepire la pratica medica e l'esistenza ad essa correlata: la sua filosofia di comprensione e dialogo empatico con il paziente è un aspetto che pervade poi anche il suo rapporto con la malattia. Egli la accetta, seppure con dispiacere, e cerca di comprenderne la natura e di 'utilizzarla' per comprendere più a fondo le particolarità del nostro complessissimo cervello, pur rivelando le proprie paure.
La sua umanità è autentica e delicata per questo: egli non nasconde le proprie ansie, i propri turbamenti ma li svela ai suoi lettori. E' una persona eccezionale, oltre che un neurologo molto innovativo nel suo approccio alla malattia e al paziente.
Lo consiglio a chiunque pensi che la medicina e la neurologia debbano aiutare a migliorare la qualità della relazione dell'individuo con se stesso e con gli altri, a chi creda che l'esistenza non abbia senso se non si instauri un approccio emotivo e razionale al tempo stesso alla realtà, a chi consideri l'esistenza umana come qualcosa di unico, straordinariamente complesso e di cui ancora c'è molto da scoprire, soprattutto nel cervello umano, ancora largamente inesplorato, ma le cui patologie e deviazioni ci possono rivelare davvero molto, cose inaspettate ma meravigliosamente autentiche.
I poeti morti non scrivono gialli
Questo libro mi colpisce per la capacità di combinare differenti aspetti provenienti da generi diversi, per questo non credo sia possibile inquadrarlo in un genere, come tutte le opere migliori (di questo sono convinta).
E' particolare il modo in cui l'autore affronta temi quali la grandezza della ... (continue)
Questo libro mi colpisce per la capacità di combinare differenti aspetti provenienti da generi diversi, per questo non credo sia possibile inquadrarlo in un genere, come tutte le opere migliori (di questo sono convinta).
E' particolare il modo in cui l'autore affronta temi quali la grandezza della letteratura, l'ipocrisia umana, le disuguaglianze economiche, le difficoltà nelle relazioni interpersonali (di amicizia e di amore) con uno spirito brillante e sagace, senza mai cadere nella banalità o nella ripetizione di cliché.
Sì, vi è anche un giallo, ma in realtà si tratta solamente di uno degli aspetti di questo fantastico libro, con cui l'autore riesce a riflettere criticamente sulla società svedese e su alcuni caratteri della cultura contemporanea, soffermandosi sulle logiche del mercato editoriale di massa e sull'incomprensione da parte di una larga fascia del pubblico di autori molto profondi e originali, ma in ogni caso poco apprezzati perché non operano secondo logiche convenzionali e da "best-seller".
Vi è poi la presenza del romanzo scritto dal poeta protagonista che si relaziona strettamente con la storia del romanzo e crea delle cross-references straordinarie. Un testo nel testo, per mescolare realtà e immaginazione in uno scenario creativo che non è mai falso, ma verosimile anche se grottesco a volte, e che risponde alla volontà dell'autore di far riflettere in maniera intensa ma anche leggera su alcuni tratti della contemporaneità.
On Becoming a Person
In questo libro Carl Rogers, straordinario psicoanalista americano, espone, attraverso una serie di interventi a conferenze e seminari a cui ha partecipato, la sua filosofia e il suo modo di intendere l`essere umano anche dal punto di vista psicoanalitico.
Il modo peculiare che possiede nel relazio ... (continue)
In questo libro Carl Rogers, straordinario psicoanalista americano, espone, attraverso una serie di interventi a conferenze e seminari a cui ha partecipato, la sua filosofia e il suo modo di intendere l`essere umano anche dal punto di vista psicoanalitico.
Il modo peculiare che possiede nel relazionarsi con i "clienti" - termine che lui utilizza per indicare i pazienti - è strettamente correlato alla grandiosità umanità di Rogers.
La persona, secondo l'autore, possiede un preciso istinto all'autorealizzazione e al totale dispiegamento delle proprie potenzialità. Però si possono verificare una serie di intoppi in tale processo, che conducono, a volte, a disturbi comportamentali. Nonostante gli ostacoli posti dalla società ad essere se stessi, Rogers rivendica il diritto, da parte di ogni individuo, a scoprire da sé quale sia la propria strada nel mondo, pur dovendosi confrontare con persone - a volte anche rilevanti nella propria esistenza - che si oppongono alle decisioni essenziali nella propria esistenza.
Otto personaggi in cerca (con autore)
Dall'ultimo racconto ho tratto alcune citazioni particolarmente illuminanti dal mio punto di vista per ciò che concerne la letteratura e l'esistenza:continue)
"La letteratura non dovrebbe fare concorrenza alla scienza o al giornalismo. Suo compito è esplorare le possibilità del reale, mettere alla prova ... (
Dall'ultimo racconto ho tratto alcune citazioni particolarmente illuminanti dal mio punto di vista per ciò che concerne la letteratura e l'esistenza:
"La letteratura non dovrebbe fare concorrenza alla scienza o al giornalismo. Suo compito è esplorare le possibilità del reale, mettere alla prova diversi modi di vivere, di pensare, di sentire e usare il linguaggio per verificare se la realtà doveva per forza diventare quella che è (....) La letteratura invece è l'arte del possibile. "
"Una caratteristica fin troppo diffusa in quella categoria (ossia quella degli accademici): una certa tendenza a esagerare il proprio significato nel mondo, sia dal punto di vista scientifico che da quello umano. Senza dirlo ad alta voce - gli universitari sono maestri nel far passare messaggi tra le righe - troppi di loro erano convinti che l'eccellenza scientifica fosse strettamente legata al suo corrispettivo sul piano umano."
"Il tempo passava senza che nessuna storia gli sembrasse assolutamente da raccontare."
"Quello che lo colpiva era quanto poco molti scrittori (contemporanei) si curassero della verosimiglianza (...) Il romanzo non faceva parte del mondo in cui si svolgeva.
"Voleva scrivere una vita che lui stesso avrebbe potuto vivere. (...) Voleva indursi nella tentazione di cambiare vita ancora una volta. (...) Gustav Berndtsson era uno scrittore e quindi le possibilità della realtà per lui non esistevano davvero prima di essere nominate e messe per iscritto".
"Per tutta la sua esistenza aveva sempre oscillato tra due poli: da un lato la convinzione che la vita avesse tutto da offrire a una persona intraprendente che sapesse cogliere al volo le varie possibilità, dall'altro la sensazione che non servisse a niente, che tanto alla fine si era destinati alla morte e all'oblio. Ma gli anni erano passati e ora era troppo tardi per cambiare vita. (...) Leggere i grandi racconti di mare e girovagare di porto in porto era diventato una sorta di fuga nostalgica in un mondo irraggiungibile che si era già lasciato alle spalle. Pochi sogni del resto sono più seducenti di quelli che si è certi di non poter realizzare."
"Gustav Berndtsson si sentiva un pò come una parentesi in una storia scritta da un autore dimenticato da tempo."
"Le idee non gli mancavano, anzi ne aveva perfino troppe per poterle realizzare tutte. Come molti suoi colleghi, era un collezionista cronico di progetti di ricerca e abbozzi di problematiche."
"La pienezza di significato che la scrittura dava alla sua vita non poteva neanche lontanamente essere rimpiazzata dagli impegni accademici."
" La bellezza e la verità sono il segreto e il cuore della creazione. La verità è bella, e la bellezza è vera. Un capolavoro è fatto di bellezza e di verità, in ogni parola, ogni frase, ogni paragrafo, ogni capitolo. La verità è che nulla può essere diverso da come è. "
"Lo stile è forma e contenuto allo stesso tempo, entrambi altrettanto necessari. Il lettore deve esitare costantemente tra la tentazione di ascoltare la musica delle parole e quella di dimenticarla per capire il contenuto."