Dato che sono passato di qua, lascio un saluto per la sempre cortese padrona di casa.
A presto!
Davvero meritevole d'esser conosciuto, Mav. Uomo buono, ma non noioso, retto ma ironico e compassionevole. Molto raro, si..
Oh coturnati achei, non poss'io creder tanto....
Un laico del pianoforte.
E' possibile, oggi, rileggere criticamente la poetica di Glenn Gould tenendosi lontani da mitizzazioni bio-agiografiche e banalizzazioni massmediatiche?continue)
Marco Gatto analizza testi e interpretazioni musicali del pianista canadese, tenendosi sempre molto vicino alle incisioni (specie delle Variazioni ... (
E' possibile, oggi, rileggere criticamente la poetica di Glenn Gould tenendosi lontani da mitizzazioni bio-agiografiche e banalizzazioni massmediatiche?
Marco Gatto analizza testi e interpretazioni musicali del pianista canadese, tenendosi sempre molto vicino alle incisioni (specie delle Variazioni Goldberg) e a distanza di sicurezza dal 'personaggio'.
Il risultato permette una riflessione interessante (non so quanto fondata, non sono musicista e nemmeno musicologa) sull'atipicità e il radicalismo di Glenn Gould: "traditore" dello spartito e dell'incisione per ottenere una lettura innovativa e rivelatrice che offra maggiore sintesi tra forma e contenuto e paradossalmente maggiore fedeltà alla struttura compositiva; eccezionale virtuoso pronto ad annullare se stesso in nome di un rapporto dialettico più paritario e consapevole fra ascoltatore e interprete; completamente agnostico nei confronti di svariati mostri sacri che riporta sempre all'esperienza umana, e tuttavia rispettoso nell'attenzione profonda con cui affronta le loro opere.
Nell'estetica gouldiana Gatto ravvisa numerose analogie con le teorie di Adorno e Benjamin, fino a ipotizzare (con qualche forzatura, a mio parere) una sorta di pianismo d'opposizione, contrario a una società che tende a isolare e ad a-storicizzare l'esperienza musicale, divinizzandola e facendola cadere dall'alto. Glenn Gould propugnerebbe al contrario "una sorta di socialismo costruito attraverso l'arte, in cui l'individuo sia capace di esprimere la propria visione del mondo senza per questo impedire a un altro di fare altrettanto".
Non so se, come sostiene Edward Said, altro studioso fin troppo ampiamente citato dall'autore, Gould sia il corrispettivo musicale di Conrad, un outsider capace di contenere nella sua opera "una concezione contrappuntistica della realtà, in cui le diverse voci possano convivere senza il timore di essere rappresentate come diverse o inferiori, di essere sottoposte a subdole gerarchie."
Ma certamente la sua utopia è - direbbe Luigi Nono - una "nostalgia del futuro", di un mondo dove la tecnologia affranchi finalmente dall'interprete-guru consentendo una fruizione musicale democratica e in definitiva laica.
Bella rilettura finale de "Il soccombente" di Bernhard, uno dei testi all'apparenza più responsabili del mito Gould, riportato alla sua dimensione allegorica e critica del culto del virtuosismo pianistico alla… Horowitz!