Dopo aver letto “Come l’insalata sotto la neve” avevo ben presente la capacità di Luca Gallo di raccontare storie di adolescenti in difficoltà, di giovani ai margini: questo suo secondo lavoro riesce, forse addirittura meglio del primo, a raccontare con leggerezza e originalità le vicende di persona
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Dopo aver letto “Come l’insalata sotto la neve” avevo ben presente la capacità di Luca Gallo di raccontare storie di adolescenti in difficoltà, di giovani ai margini: questo suo secondo lavoro riesce, forse addirittura meglio del primo, a raccontare con leggerezza e originalità le vicende di personaggi che fanno commuovere e divertire. Le storie e le sottotrame si incastrano alla perfezione, e la lettura vola che è un piacere. E poi c’è il progetto di Trambusto, che affascina e che come intuizione (perlomeno narrativa) è notevole. Unica pecca è la leggerezza con cui vengono raccontati i giochi di potere: senatori arroganti e portaborse ambiziosi non devono essere banalizzati. Sennò il pretesto letterario rischia di diventare qualunquismo.
Le ragioni per cui questo libro merita di essere letto sono diverse. Ma la cosa migliore è la struttura (Dio, si può voler leggere una storia solo per come è costruita?): sono una serie di racconti, in cui più o meno c’è un protagonista A ed un personaggio comprimario B. Poi nel secondo racconto c’è
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Le ragioni per cui questo libro merita di essere letto sono diverse. Ma la cosa migliore è la struttura (Dio, si può voler leggere una storia solo per come è costruita?): sono una serie di racconti, in cui più o meno c’è un protagonista A ed un personaggio comprimario B. Poi nel secondo racconto c’è il protagonista B e spunta C. E così via, con D, E, F eccetera, fino a tornare ad A. Con un capitolo che sta negli anni 80 e quello successivo un ventennio dopo, poi si torna indietro di dieci anni e poi di nuovo ai nostri giorni. L’ultimo è nel 2020 [dove ci sono dei microcomputer e l’autrice, pur non descrivendo esattamente come funzionano (e meno male) riesce, con poche parole, a delineare in maniera provocatoria quello che è (già) un problema educativo]. Insomma, un bel romanzo, che quando lo leggi ti compiaci di seguirne le varie trame. Le ragioni per cui credo che questo sia un buon libro sono diverse, come ho detto, l’unico motivo per cui potrebbe essere giusto togliere una stelline (e l’ho fatto) è che in definitiva, se uno ti chiede di che parla?, e uno si stacca un attimo e ci pensa, la risposta potrebbe essere solo: un “grande romanzo americano, sul sogno americano, ascesa e decadenza”. Ecco: ho paura che da qui non si scappi più. Non troppo tempo fa mi è capitato di leggere Roth e Franzen. Alla stessa domanda, avrei dato la stessa risposta.
tre stelle di compromesso tra il grande fascino di questi appunti e la storia d'Italia che vi si racconta. Ché alle manfrine siamo sempre abituati, ma a scoprirle così diffuse fa sempre tristezza. Alla fine ne esce un ritratto impietoso di politca, giornalismo e imprenditoria italiana.
Di stellette avrei voluto metterne tre, perché giunto a due terzi del libro continuavo a chiedermi “ok, ma verso cosa stiamo andando?”. È tutto bellissimo, perché bellissimo è Baggio. Ma allora tanto valeva scrivere una biografia, no? Perché la sensazione era quella di assistere ad un ritratto parti
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Di stellette avrei voluto metterne tre, perché giunto a due terzi del libro continuavo a chiedermi “ok, ma verso cosa stiamo andando?”. È tutto bellissimo, perché bellissimo è Baggio. Ma allora tanto valeva scrivere una biografia, no? Perché la sensazione era quella di assistere ad un ritratto particolarmente originale, dipinto di volta in volta da personaggi piuttosto incredibili, portati alla narrazione da un meccanismo a tratti brillante e a tratti artificioso. Ma la quarta stella L’ascensione di Roberto Baggio se la merita a pieno titolo, dopo l’incontro dei due narratori prima con un vescovo, un rabbino ed un lama, poi con “i giornalisti di una volta”. È da lì che inizia il salto di qualità: non più cronaca e nostalgia, non solo citazioni, confronti e ricordi, ma il passaggio dalla descrizione del campione totale alla ricerca dell’elemento magico, della dimensione mitica e religiosa, che culmina poi nella possessione collettiva, nella follia e nella bellezza non soltanto storica, ma universale.
La famiglia di pietra
http://riotvan.net/articoli/347-la_famiglia_di_pietra
Prossima fermata Trambusto
Dopo aver letto “Come l’insalata sotto la neve” avevo ben presente la capacità di Luca Gallo di raccontare storie di adolescenti in difficoltà, di giovani ai margini: questo suo secondo lavoro riesce, forse addirittura meglio del primo, a raccontare con leggerezza e originalità le vicende di persona ... (continue)
Dopo aver letto “Come l’insalata sotto la neve” avevo ben presente la capacità di Luca Gallo di raccontare storie di adolescenti in difficoltà, di giovani ai margini: questo suo secondo lavoro riesce, forse addirittura meglio del primo, a raccontare con leggerezza e originalità le vicende di personaggi che fanno commuovere e divertire. Le storie e le sottotrame si incastrano alla perfezione, e la lettura vola che è un piacere. E poi c’è il progetto di Trambusto, che affascina e che come intuizione (perlomeno narrativa) è notevole.
Unica pecca è la leggerezza con cui vengono raccontati i giochi di potere: senatori arroganti e portaborse ambiziosi non devono essere banalizzati. Sennò il pretesto letterario rischia di diventare qualunquismo.
Il tempo è un bastardo
Le ragioni per cui questo libro merita di essere letto sono diverse. Ma la cosa migliore è la struttura (Dio, si può voler leggere una storia solo per come è costruita?): sono una serie di racconti, in cui più o meno c’è un protagonista A ed un personaggio comprimario B. Poi nel secondo racconto c’è ... (continue)
Le ragioni per cui questo libro merita di essere letto sono diverse. Ma la cosa migliore è la struttura (Dio, si può voler leggere una storia solo per come è costruita?): sono una serie di racconti, in cui più o meno c’è un protagonista A ed un personaggio comprimario B. Poi nel secondo racconto c’è il protagonista B e spunta C. E così via, con D, E, F eccetera, fino a tornare ad A. Con un capitolo che sta negli anni 80 e quello successivo un ventennio dopo, poi si torna indietro di dieci anni e poi di nuovo ai nostri giorni. L’ultimo è nel 2020 [dove ci sono dei microcomputer e l’autrice, pur non descrivendo esattamente come funzionano (e meno male) riesce, con poche parole, a delineare in maniera provocatoria quello che è (già) un problema educativo]. Insomma, un bel romanzo, che quando lo leggi ti compiaci di seguirne le varie trame.
Le ragioni per cui credo che questo sia un buon libro sono diverse, come ho detto, l’unico motivo per cui potrebbe essere giusto togliere una stelline (e l’ho fatto) è che in definitiva, se uno ti chiede di che parla?, e uno si stacca un attimo e ci pensa, la risposta potrebbe essere solo: un “grande romanzo americano, sul sogno americano, ascesa e decadenza”. Ecco: ho paura che da qui non si scappi più. Non troppo tempo fa mi è capitato di leggere Roth e Franzen. Alla stessa domanda, avrei dato la stessa risposta.
I conti con me stesso
tre stelle di compromesso tra il grande fascino di questi appunti e la storia d'Italia che vi si racconta. Ché alle manfrine siamo sempre abituati, ma a scoprirle così diffuse fa sempre tristezza. Alla fine ne esce un ritratto impietoso di politca, giornalismo e imprenditoria italiana.
L'ascensione di Roberto Baggio
Di stellette avrei voluto metterne tre, perché giunto a due terzi del libro continuavo a chiedermi “ok, ma verso cosa stiamo andando?”. È tutto bellissimo, perché bellissimo è Baggio. Ma allora tanto valeva scrivere una biografia, no?continue)
Perché la sensazione era quella di assistere ad un ritratto parti ... (
Di stellette avrei voluto metterne tre, perché giunto a due terzi del libro continuavo a chiedermi “ok, ma verso cosa stiamo andando?”. È tutto bellissimo, perché bellissimo è Baggio. Ma allora tanto valeva scrivere una biografia, no?
Perché la sensazione era quella di assistere ad un ritratto particolarmente originale, dipinto di volta in volta da personaggi piuttosto incredibili, portati alla narrazione da un meccanismo a tratti brillante e a tratti artificioso.
Ma la quarta stella L’ascensione di Roberto Baggio se la merita a pieno titolo, dopo l’incontro dei due narratori prima con un vescovo, un rabbino ed un lama, poi con “i giornalisti di una volta”.
È da lì che inizia il salto di qualità: non più cronaca e nostalgia, non solo citazioni, confronti e ricordi, ma il passaggio dalla descrizione del campione totale alla ricerca dell’elemento magico, della dimensione mitica e religiosa, che culmina poi nella possessione collettiva, nella follia e nella bellezza non soltanto storica, ma universale.