la lettura vola, perché gli episodi divertono e la scrittura corre che è un piacere. Le due pecche (che sottraggono due stelline): - Raul, lo scocciatore della storia, è un pazzo assoluto: ma forse ha ragione a ricordare all'autore che non può volare così basso. - è tanto-troppo auto
... (continue)
la lettura vola, perché gli episodi divertono e la scrittura corre che è un piacere. Le due pecche (che sottraggono due stelline): - Raul, lo scocciatore della storia, è un pazzo assoluto: ma forse ha ragione a ricordare all'autore che non può volare così basso. - è tanto-troppo autobiografico: autoreferenziale.
Però ecco: se volete solo divertirvi e cercate una lettura poco impegnativa, questa è più che ok.
“Ci sono tre generi di calciatori. Quelli che vedono gli spazi liberi, gli stessi spazi che qualunque fesso può vedere dalla tribuna e li vedi e sei contento e ti senti soddisfatto quando la palla cade dove deve cadere. Poi ci sono quelli che all’improvviso ti fanno vedere uno spazio libero, uno spa
... (continue)
“Ci sono tre generi di calciatori. Quelli che vedono gli spazi liberi, gli stessi spazi che qualunque fesso può vedere dalla tribuna e li vedi e sei contento e ti senti soddisfatto quando la palla cade dove deve cadere. Poi ci sono quelli che all’improvviso ti fanno vedere uno spazio libero, uno spazio che tu stesso e forse gli altri avreste potuto vedere se aveste osservato attentamente. Quelli ti prendono di sorpresa. E poi ci sono quelli che creano un nuovo spazio dove non avrebbe dovuto esserci nessuno spazio”. (dalle “memorie del mister Peregrino Fernandez”) Ogni appassionato di calcio sa bene di cosa sta parlando Soriano. Sa – ma non sa spiegare – che il calcio è una cosa alta, che ha a che fare con la vita. (Che ne è metafora, che ne è parte, che ne è espressione, fate voi.) Che il calcio, insomma, non è solo una palla che ruzzola e rimbalza ma qualcosa di enorme. E che c’è un calcio marcio ed un calcio puro. Soriano questo lo spiega senza bisogno di spiegarlo davvero, lo spiega raccontando delle storie. Partite assurde, quando gli arbitri avevano le pistole, e gli attaccanti in mano tenevano uno spillo o una manciata di polvere. Un bel libro di epica. (ho tolto una stelletta per l’edizione Einaudi: i loro libri sono sempre molto belli, ok. Mi spieghino però che senso ha inserire nella raccolta due racconti (esattamente “Nostalgie”, “Casablanca”) con un asterisco e la dicitura “*questo racconto farà poi parte di “Memorie del mister Peregrino Fernandez” (e pensi: sarà un altro libro, un’altra raccolta, chissà) quando poi, poche pagine dopo, eccoti un racconto lungo intitolato proprio “Memorie del mister Peregrino Fernandez”, di cui “Nostalgie” e “Casablanca” sono capitoli. In sostanza: ci sono dieci pagine doppie di cui non riesco a spiegarmi l’utilità. Nel caso si dovesse trattare di un errore editoriale, mi pare troppo grossolano per essere vero).
tre stelle di compromesso tra il grande fascino di questi appunti e la storia d'Italia che vi si racconta. Ché alle manfrine siamo sempre abituati, ma a scoprirle così diffuse fa sempre tristezza. Alla fine ne esce un ritratto impietoso di politca, giornalismo e imprenditoria italiana.
Dieci cose che ho fatto ma che non posso credere di aver fatto, però le ho fatte
la lettura vola, perché gli episodi divertono e la scrittura corre che è un piacere.continue)
Le due pecche (che sottraggono due stelline):
- Raul, lo scocciatore della storia, è un pazzo assoluto: ma forse ha ragione a ricordare all'autore che non può volare così basso.
- è tanto-troppo auto ... (
la lettura vola, perché gli episodi divertono e la scrittura corre che è un piacere.
Le due pecche (che sottraggono due stelline):
- Raul, lo scocciatore della storia, è un pazzo assoluto: ma forse ha ragione a ricordare all'autore che non può volare così basso.
- è tanto-troppo autobiografico: autoreferenziale.
Però ecco: se volete solo divertirvi e cercate una lettura poco impegnativa, questa è più che ok.
El túnel
Cercherò di apprezzarlo e capirlo meglio leggendo la traduzione italiana.
Fútbol
“Ci sono tre generi di calciatori. Quelli che vedono gli spazi liberi, gli stessi spazi che qualunque fesso può vedere dalla tribuna e li vedi e sei contento e ti senti soddisfatto quando la palla cade dove deve cadere. Poi ci sono quelli che all’improvviso ti fanno vedere uno spazio libero, uno spa ... (continue)
“Ci sono tre generi di calciatori. Quelli che vedono gli spazi liberi, gli stessi spazi che qualunque fesso può vedere dalla tribuna e li vedi e sei contento e ti senti soddisfatto quando la palla cade dove deve cadere. Poi ci sono quelli che all’improvviso ti fanno vedere uno spazio libero, uno spazio che tu stesso e forse gli altri avreste potuto vedere se aveste osservato attentamente. Quelli ti prendono di sorpresa. E poi ci sono quelli che creano un nuovo spazio dove non avrebbe dovuto esserci nessuno spazio”.
(dalle “memorie del mister Peregrino Fernandez”)
Ogni appassionato di calcio sa bene di cosa sta parlando Soriano. Sa – ma non sa spiegare – che il calcio è una cosa alta, che ha a che fare con la vita. (Che ne è metafora, che ne è parte, che ne è espressione, fate voi.) Che il calcio, insomma, non è solo una palla che ruzzola e rimbalza ma qualcosa di enorme. E che c’è un calcio marcio ed un calcio puro.
Soriano questo lo spiega senza bisogno di spiegarlo davvero, lo spiega raccontando delle storie. Partite assurde, quando gli arbitri avevano le pistole, e gli attaccanti in mano tenevano uno spillo o una manciata di polvere.
Un bel libro di epica.
(ho tolto una stelletta per l’edizione Einaudi: i loro libri sono sempre molto belli, ok.
Mi spieghino però che senso ha inserire nella raccolta due racconti (esattamente “Nostalgie”, “Casablanca”) con un asterisco e la dicitura “*questo racconto farà poi parte di “Memorie del mister Peregrino Fernandez” (e pensi: sarà un altro libro, un’altra raccolta, chissà) quando poi, poche pagine dopo, eccoti un racconto lungo intitolato proprio “Memorie del mister Peregrino Fernandez”, di cui “Nostalgie” e “Casablanca” sono capitoli.
In sostanza: ci sono dieci pagine doppie di cui non riesco a spiegarmi l’utilità. Nel caso si dovesse trattare di un errore editoriale, mi pare troppo grossolano per essere vero).
I conti con me stesso
tre stelle di compromesso tra il grande fascino di questi appunti e la storia d'Italia che vi si racconta. Ché alle manfrine siamo sempre abituati, ma a scoprirle così diffuse fa sempre tristezza. Alla fine ne esce un ritratto impietoso di politca, giornalismo e imprenditoria italiana.
Il paese bello
La quarta stellina è per l'ultimo racconto, quello su Eluana, che è davvero bella satira dell'Italia meno bella.