Patrick Dennis è un narratore di prim'ordine: la scena della caccia alla volpe mi ha fatto ridere ad alta voce per circa due pagine. Altri episodi memorabili: il barbecue con la famigliola benpensante seguace del Ku Klux Klan, e l'incontro con sei malvagi bambini profughi. Interessante anche come l'
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Patrick Dennis è un narratore di prim'ordine: la scena della caccia alla volpe mi ha fatto ridere ad alta voce per circa due pagine. Altri episodi memorabili: il barbecue con la famigliola benpensante seguace del Ku Klux Klan, e l'incontro con sei malvagi bambini profughi. Interessante anche come l'orfanello, crescendo educato da cotanta tante (ah-ah), alla fine si confronti con lei da pari a pari e non appaia schiacciato dalla sua ingombrante personalità. Tra tutti i parenti serpenti che possono capitare in sorte, sarebbe bello avere in dotazione non una zia Mame (quel che è troppo è troppo), ma una onesta via di mezzo tra lei e quella biscia di mia zia Valeria.
A me dispiacciono i libri che puzzano di "corsi di scrittura creativa". Questo, zeppo com'è di similitudini e metafore che denotano un prolungato sforzo creativo, emana un discreto afrore e quindi mi è piaciuto pochino.
La tragedia imminente si avverte ancor più acutamente nell'atmosfera da commedia sofisticata in cui Morley ambienta la sua versione dell'amore ai tempi dell'assedio. Straniante e affascinante la deliberata disseminazione di anacronismi. La scena del pranzo reale della domenica con Ecuba (che si addo
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La tragedia imminente si avverte ancor più acutamente nell'atmosfera da commedia sofisticata in cui Morley ambienta la sua versione dell'amore ai tempi dell'assedio. Straniante e affascinante la deliberata disseminazione di anacronismi. La scena del pranzo reale della domenica con Ecuba (che si addormenta e russa) e Priamo, alle prese con una sterminata tavolata divisa tra figli legittimi e no, è fantastica.
E' raro che io trovi una raccolta di racconti "bellissima", ma questa più che una raccolta di racconti è un insieme di romanzi brevissimi! Colpisce come la Munro riesca ogni volta, in poche pagine, a far entrare chi legge in un mondo intero, a tutto tondo, lasciando il quale, anche bruscamente, non
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E' raro che io trovi una raccolta di racconti "bellissima", ma questa più che una raccolta di racconti è un insieme di romanzi brevissimi! Colpisce come la Munro riesca ogni volta, in poche pagine, a far entrare chi legge in un mondo intero, a tutto tondo, lasciando il quale, anche bruscamente, non si rimane insoddisfatti, ma si prova un senso di compiutezza, come alla fine di un libro. "Troppa felicità", il nevoso e sospeso racconto che chiude la raccolta e che è un capolavoro stilistico, è la ciliegia sulla torta: mi ha ricordato "I morti", con cui James Joyce chiude Gente di Dublino, addirittura.
Funziona bene questo racconto "autobiografico" attraverso cui incontriamo Laura Betti e lo spettro di Pier Paolo Pasolini, che è lei stessa a evocare molto efficacemente, con la sua sola ingombrante presenza. Il narratore, impegnato nei primi anni Novanta in una ricerca presso il Fondo Pasolini alle
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Funziona bene questo racconto "autobiografico" attraverso cui incontriamo Laura Betti e lo spettro di Pier Paolo Pasolini, che è lei stessa a evocare molto efficacemente, con la sua sola ingombrante presenza. Il narratore, impegnato nei primi anni Novanta in una ricerca presso il Fondo Pasolini alle dipendenze della Betti, finisce (anzi, inizia subito) col proporci una riflessione critica, ma molto personale (vedi, ad esempio, le simpatiche note al testo), sugli ultimi anni di vita e d'arte di Pasolini. Confesso (CAPRA): non ho letto "Petrolio" e non credo che lo leggerò. Non ho visto "Salò o le 120 giornate di Sodoma" e non credo che lo vedrò. Ho quindi molto apprezzato questa esperienza indiretta, attraverso la lettura e la visione di Trevi. Ho apprezzato meno (ma sempre ragionando a livello di fruizione opportunistica/edonistica... CAPRA!) la dotta divagazione finale sui misteri iniziatici eleusini, pur nobilitata ai miei occhi dall'epigrafe woolfiana: "I had my vision".
Zia Mame
***This comment contains spoilers! ***
Patrick Dennis è un narratore di prim'ordine: la scena della caccia alla volpe mi ha fatto ridere ad alta voce per circa due pagine. Altri episodi memorabili: il barbecue con la famigliola benpensante seguace del Ku Klux Klan, e l'incontro con sei malvagi bambini profughi. Interessante anche come l' ... (continue)
Patrick Dennis è un narratore di prim'ordine: la scena della caccia alla volpe mi ha fatto ridere ad alta voce per circa due pagine. Altri episodi memorabili: il barbecue con la famigliola benpensante seguace del Ku Klux Klan, e l'incontro con sei malvagi bambini profughi. Interessante anche come l'orfanello, crescendo educato da cotanta tante (ah-ah), alla fine si confronti con lei da pari a pari e non appaia schiacciato dalla sua ingombrante personalità. Tra tutti i parenti serpenti che possono capitare in sorte, sarebbe bello avere in dotazione non una zia Mame (quel che è troppo è troppo), ma una onesta via di mezzo tra lei e quella biscia di mia zia Valeria.
La storia di un matrimonio
A me dispiacciono i libri che puzzano di "corsi di scrittura creativa". Questo, zeppo com'è di similitudini e metafore che denotano un prolungato sforzo creativo, emana un discreto afrore e quindi mi è piaciuto pochino.
Il cavallo di Troia
La tragedia imminente si avverte ancor più acutamente nell'atmosfera da commedia sofisticata in cui Morley ambienta la sua versione dell'amore ai tempi dell'assedio. Straniante e affascinante la deliberata disseminazione di anacronismi. La scena del pranzo reale della domenica con Ecuba (che si addo ... (continue)
La tragedia imminente si avverte ancor più acutamente nell'atmosfera da commedia sofisticata in cui Morley ambienta la sua versione dell'amore ai tempi dell'assedio. Straniante e affascinante la deliberata disseminazione di anacronismi. La scena del pranzo reale della domenica con Ecuba (che si addormenta e russa) e Priamo, alle prese con una sterminata tavolata divisa tra figli legittimi e no, è fantastica.
Troppa felicità
E' raro che io trovi una raccolta di racconti "bellissima", ma questa più che una raccolta di racconti è un insieme di romanzi brevissimi! Colpisce come la Munro riesca ogni volta, in poche pagine, a far entrare chi legge in un mondo intero, a tutto tondo, lasciando il quale, anche bruscamente, non ... (continue)
E' raro che io trovi una raccolta di racconti "bellissima", ma questa più che una raccolta di racconti è un insieme di romanzi brevissimi! Colpisce come la Munro riesca ogni volta, in poche pagine, a far entrare chi legge in un mondo intero, a tutto tondo, lasciando il quale, anche bruscamente, non si rimane insoddisfatti, ma si prova un senso di compiutezza, come alla fine di un libro. "Troppa felicità", il nevoso e sospeso racconto che chiude la raccolta e che è un capolavoro stilistico, è la ciliegia sulla torta: mi ha ricordato "I morti", con cui James Joyce chiude Gente di Dublino, addirittura.
Qualcosa di scritto
Funziona bene questo racconto "autobiografico" attraverso cui incontriamo Laura Betti e lo spettro di Pier Paolo Pasolini, che è lei stessa a evocare molto efficacemente, con la sua sola ingombrante presenza. Il narratore, impegnato nei primi anni Novanta in una ricerca presso il Fondo Pasolini alle ... (continue)
Funziona bene questo racconto "autobiografico" attraverso cui incontriamo Laura Betti e lo spettro di Pier Paolo Pasolini, che è lei stessa a evocare molto efficacemente, con la sua sola ingombrante presenza. Il narratore, impegnato nei primi anni Novanta in una ricerca presso il Fondo Pasolini alle dipendenze della Betti, finisce (anzi, inizia subito) col proporci una riflessione critica, ma molto personale (vedi, ad esempio, le simpatiche note al testo), sugli ultimi anni di vita e d'arte di Pasolini. Confesso (CAPRA): non ho letto "Petrolio" e non credo che lo leggerò. Non ho visto "Salò o le 120 giornate di Sodoma" e non credo che lo vedrò. Ho quindi molto apprezzato questa esperienza indiretta, attraverso la lettura e la visione di Trevi. Ho apprezzato meno (ma sempre ragionando a livello di fruizione opportunistica/edonistica... CAPRA!) la dotta divagazione finale sui misteri iniziatici eleusini, pur nobilitata ai miei occhi dall'epigrafe woolfiana: "I had my vision".