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Un giorno mi colpì l'epifania che il mondo gira intorno al sesso. So che questo è abbastanza ovvio, e in tal senso non vi sembrerà una grande scoperta, ma per me fu sconvolgente non tanto la cosa in sè, ma lo scoprire in me una convizione così radicata e severa. Spesso mi chiedo se sia veramente cos ... (continue)
Un giorno mi colpì l'epifania che il mondo gira intorno al sesso. So che questo è abbastanza ovvio, e in tal senso non vi sembrerà una grande scoperta, ma per me fu sconvolgente non tanto la cosa in sè, ma lo scoprire in me una convizione così radicata e severa. Spesso mi chiedo se sia veramente così, sperando romanticamente in un dissenso, ma sempre, come in questo libro, trovo l'ennesima congruenza.
Sayuri nella realtà è un uomo; nella carta è una geisha d'acqua, di seta e di acciaio, affascinante e soprattutto seducente, manipolatrice delle meccaniche maschili dominate da una dittatura ormonale e schiave del potere. Sayuri incanta indulgendo in descrizioni poetiche che sottendono la pulsione fisica e l'ipocrisia. L'inconguenza latente è l'ammirare un corpo o un movimento come se fosse solo un'opera d'arte, e insieme desiderarlo sessualmente; così come Sayuri sembra vivere sottomessa agli eventi, mentre in realtà la sua bellezza sostiene una fibra che le permette di ottenere qualsiasi cosa. A Gion ogni pensiero ha due letture, che vanno ben oltre il semplice doppio senso.
Ogni essere umano in questo libro è vivo paradosso dell'essere un animale sociale; la tensione sessuale è in ogni riga, e le donne sono le silenziose padrone del mondo, che amministrano il loro potere proprio mistificandolo con fascino e provocazione. Gli uomini sono gli stucchi, le facciate in vista, alla ricerca di una posizione da ricoprire e da un potere da esercitare, perchè si dia spessore e senso alla loro esistenza. Sono pusillanimi che comprano o pensano di poter comprare qualsiasi cosa, che desiderano il possesso esclusivo senza aver cura dell'onore o dell'amicizia; ingannati non dalle donne ma dalla schiavitù delle loro stesse pulsioni. Cento anni fa come ora.
Per aver scritto questo libro bisogna conoscere la Storia e la Psiche, e poi astrarsi e porsi al di sopra della propria epoca, della propria società ed del proprio sesso; così sembra leggero e profumato di Giappone in ogni pagina, sebbene con un'unica sbavatura, nella scena del mizuage inspiegabilmente privo di dolore fisico.
In Sayuri c'è molto di ciascuna donna, debole o determinata; c'è soprattutto la quasi condanna che nonostante tutto è inspiegabilmente radicata in ciascuna di noi: il desiderio di compiacere un uomo, e di essere compiaciuta, e quello a volte inspiegabilmente disperato di essere oggetto del desiderio, inconfessabile anche a noi stesse, moderne Amazzoni. E poichè la natura e l'anatomia ci hanno fatte "casa dell'anguilla", siamo città aperta, contesa tra i nostri desideri e quelli degli uomini. Andando avanti con un sospiro, talvolta il caso vuole che si incontrino e coincidano, e tra le fantasie irrealizzate ed effimere fioriscono stupore e meraviglia, e afferiamo l'amore pretendendo di negare la sua volubile natura.
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