Mi ha impietrito la mente
-
Alcuni libri hanno il potere di impietrirti la mente e sono l'esatto opposto di quei capolavori che ti arricchiscono allargando i tuoi spazi mentali. Da questi libri, di cui Scritto sul corpo è l'esemplificazione, non c'è niente da imparare.
Trattasi di un miscuglio di sesso (neanche tanto a dire il vero), grettume, sciatteria e lieto fine con un buon sentimento infilato ogni 50 pagine fintamente sovversive e perennemente sotto tono.
Dopo essermi costretta a finirlo leggendo le ultime 30 pagine in piedi (altrimenti mi sarei addormentata) ho le cellule sature di noia e la fantasia è stata presa a bastonate. Il lieto fine è calato come colpo di grazia a decretare la perenne condanna di un libro dalla copertina carina, e basta. - Ellerslie | Jul 29, 2007 Report abuse
-
Una piccola domanda: perché ti sei costretta a finire un libro così? Appartieni anche tu alla categoria dei lettori masochisti? Da un po' di tempo sto riflettendo se abbandonare la categoria e volermi più bene.
- disperso | Jul 30, 2007 Report abuse
- Jess89 | Jul 30, 2007 Report abuse
- Davide Malesi | Jul 30, 2007 Report abuse
-
Io l'ho adorato ;_;
E per inciso non ha affatto un lieto fine, però :\ - Alessia Heartilly | Jul 30, 2007 Report abuse
- Garibooli | Jul 30, 2007 Report abuse
-
La domanda di Disperso fa rifettere.. quanta verità in cosi' poche parole.. :)
non sono mai incappato in un libro del genere per mia somma fortuna. :D
- Bianconiglio | Jul 30, 2007 Report abuse
-
Ciao Disperso :))
No, non credo di essere masochista. In realtà c'era una parte in mezzo che mi era garbata e che trovavo originale sicchè mi sono incuriosita e ho voluto vedere come continuava se aveva una svolta originale o tornava sui binari del nulla..Purtroppo la seconda..In effetti ho saltato una ventina di pagine (lo ammetto :)). Scusate ma nel finale non succede che la protagonista ritorna a casa dove ritrova Louise (con tanto di tendine e calore domestico diffuso)?
Assurdismo puro...Soprattutto lo stile sciatto mi perplime sempre gravemente. Se è unito al contenuto nullo il binomio è orrorifico...
Poi la solita storia del sacrificio per amore..non se ne puo' più. - Ellerslie | Jul 30, 2007 Report abuse
-
Ho trovato questa recensione di cui riporto una parte "E così arriva la conclusione che di certo, a seconda del vostro punto di vista (la solita questione del bicchiere), potete interpretare in modi diversi: lieto fine o delirio onirico? E così, il libro, anche alla fine mantiene tutta la sua ambiguità."
Per me non ha nulla di ambiguo ma, soprattutto, è scritto inserendo una serie di avventati tentativi di stupire che neanche il più sciroccato dei finti machi avrebbe avuto il coraggio di proporre quando si ritrova al bar dello sport.
- Ellerslie | Jul 30, 2007 Report abuse
-
Forse è il destino infelice di un titolo. Anche del grande Alan Bennet Adelphi ha pubblicato un racconto con lo stesso titolo "Scritto sul corpo"
recensione qui: http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&codid=20.0.189868…
Al contrario delle sue altre opere questo è un lavorino non eccelso, pretesto per l' outing dell'autore. - icaro | Jul 30, 2007 Report abuse
-
"Scusate ma nel finale non succede che la protagonista ritorna a casa dove ritrova Louise (con tanto di tendine e calore domestico diffuso)?" [quotato]
Può essere interpretato benissimo come l'allucinazione di una eprsona ormai folle di dolore.
E anche se Louise fosse tornata, è malata di leucemia, e questo non è un tratto da tipico lieto fine ^^'' - Alessia Heartilly | Jul 30, 2007 Report abuse
-
Posto che il libro può piacere o non piacere, non definirei mai lo stile della Winterson "sciatto". Sciatto è quello di chi usa le parole a caso e trascura la sintassi, non si prende cura di ciò che scrive. Non è certo il caso. Forse può essere eccessivamente ricercato semmai. Forse addirittura barocco. Sciatto però proprio no.
- Lise Charmel | Aug 21, 2007 Report abuse
-
Io personalmente amo molto questo libro che, come dice Lise, può essere definito tutto tranne che sciatto. E’ un libro sul dolore e sulla perdita, ingegnosamente scritto e per nulla banale. A cominciare dall’incipit (“perché è la perdita la misura dell’amore?”) la Winterson ci coinvolge in una spirale di interrogativi e riflessioni che non impietriscono affatto la mente ma al contrario ci propongono riflessioni e ci ricordano sensazioni che chiunque abbia amato e perso riconosce.
- Milena | Aug 31, 2007 Report abuse
