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GOMORRA

Scusate se vado fuori "tema" ....

'Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni! E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere perché è quella la mia passione e la mia resistenza e io, per scrivere, ho bisogno di affondare le mani nella realtà, strofinarmela addosso, sentirne l'odore e il sudore e non vivere, come sterilizzato in una camera iperbarica, dentro una caserma dei carabinieri - oggi qui, domani lontano duecento chilometri - spostato come un pacco senza sapere che cosa è successo o può succedere. In uno stato di smarrimento e precarietà perenni che mi impedisce di pensare, di riflettere, di concentrarmi, quale che sia la cosa da fare. A volte mi sorprendo a pensare queste parole: rivoglio indietro la mia vita. Me le ripeto una a una, silenziosamente, tra me".
Sono le parole di Roberto Saviano

Del successo del suo libro Saviano ha detto "sono i lettori che hanno messo paura ai poteri criminali, non io".

Per esprimere la vostra solidarietà
http://www.robertosaviano.it/documenti/9648

Azulejka | Oct 15, 2008 Report abuse

nessun fuoritema, anzi! grazie

Saviano è riuscito a fare quello che fece Pasolini. è infatti ovviamente a lui che si richiama quando in Gomorra scrive Io so, ed ho anche le prove.

sono entrambe persone capaci di avvicinare le masse a grandi temi. ha detto Saviano durante un'intervista (cito a memoria):

tanti sono i libri usciti sulla criminalità. la differenza è che il mio si legge, è uscito dal limbo degli addetti ai lavori, per approdare a tutti. per questo la camorra mi teme

__________

riporto:

Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum".
Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile

P.P.P. - Io so. estratto

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Il vicecapo della polizia Nicola Cavaliere conferma il pericolo di morte che incombe su Roberto Saviano. "E' uno scrittore sicuramente a rischio e in prima linea, è giusto che in questo momento venga difeso", ha spiegato Cavaliere commentando le rivelazioni di un pentito, secondo le quali nei confronti dell'autore di Gomorra sarebbe stata emessa una condanna a morte entro Natale da parte del clan dei Casalesi. "Questa ulteriore minaccia - ha osservato il numero due della polizia - non fa che riprendere una situazione di qualche giorno fa. I Casalesi sono un gruppo estremamente pericoloso che stiamo cercando di contrastare".

Cavaliere ricorda "i successi di queste ultime ore" nelle indagini ma allo stesso tempo sottolinea che "ci sono ancora risultati da ottenere, tra cui l'arresto di due latitanti molto pericolosi. Le forze di polizia - ha concluso - sono fortemente impegnate a stretto gomito con la Dda di Napoli".

Anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha accennato alla vicenda: a Napoli per la presentazione di un libro di monsignor Sepe, il capo dello Stato ha detto, riferendosi allo scrittore, di aver "accertato" che "si veglia sulla sua sicurezza", precisando: "Non penso di dover dire nulla che suoni come allarme".

Intanto i carabinieri del comando provinciale di Caserta hanno arrestato tre persone impiegate presso una società di traslochi del litorale domitio: nella sede della società sono state rinvenute numerose armi tra cui un kalashnikov, alcuni fucili, una pistola e molte munizioni. Secondo gli investigatori, si tratterebbe di armi custodite per conto del gruppo di fuoco della fazione del clan dei casalesi guidata dal superlatitante Giuseppe Setola accusato, fral'altro, della strage di immigrati africani a Castelvolturno, lo scorso 18 settembre. La società di traslochi ha sede a Napoli e una filiale a Castelvolturno. Il titolare dell'azienda è risultato estraneo all'arsenale. Uno degli arrestati avrebbe riferito agli investigatori che le armi gli sono state consegnate direttamente da uomini del gruppo capeggiato da Setola.

Quanto alla vicenda Saviano, solidarietà allo scrittore è stata espressa anche da Walter Veltroni. "Non si può considerare una cosa normale il fatto che uno scrittore debba vivere da anni sotto scorta perché la sua vita è a rischio. Un Paese normale non può accettarlo e questo fatto ci conferma che una parte del Paese è fuori dal presidio della legalità", ha denunciato il segretario del Pd.

Sulle nuove minacce all'autore dei Gomorra è intervenuto anche Antonio Di Pietro. "Lo Stato sta facendo quello che può e deve fare e cioè tutelare la persona - osserva il leader dell'Idv - il problema è un altro: chi fa il proprio dovere e vive nella legalità non può vivere, mentre chi delinque continua ad andare in giro e a vivere benissimo...". Anche dal cantautore Pino Daniele un appello: "Bisogna resistere, con uno spiraglio di speranza che le cose possano cambiare"

http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/cronaca/camorr…

INNER FLOWER | Oct 15, 2008 Report abuse

Aspetto il commento di chi dice che Saviano va in giro con la scorta solo perchè fa "figo"...

mauau | Oct 15, 2008 Report abuse

ciao, mauau. benvenuto

c'è, purtroppo, chi è stato così incosciente da farlo:

http://it.youtube.com/watch?v=WJMhc2GBUL4

INNER FLOWER | Oct 15, 2008 Report abuse

Ma non vale! Sparare contro Emilio Fido è come sparare alla Croce Rossa!! Alla fine non c'è nemmeno gusto...

mauau | Oct 15, 2008 Report abuse

Cara Inner, non sopporto Fede e non guardo il suo TG per cui non sapevo niente di questa sua scioccante dichiarazione. Per coloro che non sono di stomaco così forte da sopportare la vista di Emilio Fede, riporto quanto da lui affermato al Tg4:
"C’è stata comunicata una solidarietà espressa da parte del sindacato dei giornalisti, va bene lo condividiamo perfettamente, ma insomma mi pare che.. è meglio andare avanti (da un altra notizia e si interrompe) No volevo dire, non è che ce l’abbia con Saviano, dico soltanto che Saviano si propone molto, insomma, no? Cioè c’è un film, il libro che si vende, i diritti del film che portano a casa anche tanti bei soldini. Va bene, insomma è scortato.. che poi lui racconti come si vive da scortato io potrei raccontarglielo meglio perchè vivo da scortato da più tempo ma non vado a raccontarlo perchè sono scortato”.
Si commenta da solo!

Azulejka | Oct 16, 2008 Report abuse

grazie Azulejka
ho presente il suo modo di trattare le notizie subdolo e "vermineo"(scusate il neologismo)
.e MENOMALE CHE FEDE è SCORTATO ALTRIMENTI.....
gioco naturalmente, ma sapeste quante persone guardano il suo CABARET preserale e credono alle sue parole.
..oggi più che mai percepisco un rischio reale per la democrazia nel nostro paese.

Per Inner flower
Bellissime le parole di Pasolini.. fanno riflettere e sono più che mai attuali.

FARFALLA | Oct 16, 2008 Report abuse

@M.B.FARFALLA
MENOMALE CHE FEDE è SCORTATO ALTRIMENTI .... :-D

Azulejka | Oct 16, 2008 Report abuse

Non guardo mai Fede, quindi non sapevo di questa sua sparata. Credo non occorra commentare ...

rayuela | Oct 16, 2008 Report abuse

grazie ragazze. posso dire che vi voglio bene?

INNER FLOWER | Oct 16, 2008 Report abuse

..come dire che Saviano lotta e rischia per tutti noi che crediamo in una vita diversa..vorrei tanto che il suo coraggio, la sua forza ma anche la solitudine che traspare dalle sue parole ci aiutassero a cambiare la nostra vita.
Rispetto all'illegalità, quella dei grandi numeri.. delle grandi cifre.. non possiamo che opporre l'etica di ogni giorno.. la forza di relazionarci in buona fede..ritrovando la capacità di ascoltare, di sintonizzarci sul dolore e sulle gioie degli altri.
Il resto è compromesso, viltà, connivenza non solo col Potere ma anche con i capi del nostro posto di lavoro e con i prepotenti che incontriamo ogni giorno.
Sono quelli che vorrebbero farci sentire "fragili" e "diversi" e sono gli stessi che vorrebbero isolare Saviano.
Non basta essere solidali..qui ognuno di noi deve cambiare la sua vita e solo così il suo dolore, la sua sofferenza, il suo coraggio non saranno un sacrificio inutile e crudele..

Emily | Oct 17, 2008 Report abuse

Ma perché Fede è scortato?

mauau | Oct 17, 2008 Report abuse

Forse per evitare che M.B. FARFALLA e Azulejka (e i non pochi che la pensano come loro/noi) gli saltino addosso?

rayuela | Oct 17, 2008 Report abuse

@mauau non so perchè ce l'ha, ma so chi è se clicchi qui sotto lo scoprirai:
http://www.gossipnews.it/mondanita/raffaella_zardo_emil…
:-D

Azulejka | Oct 17, 2008 Report abuse

Per mauau..
vai a sapere se tra tutte le "sciocchezze" che dice,ammiccando e recitando il solito copione, abbia detto una cosa vera.
Io personalmente credo che non sia vero... che abbia la scorta
....Realtà o fantasia...protagonista o vittima..quasi un personaggio Pirandelliano:
.....è meglio scherzare a volte,per non deprimerci troppo!
ciao

FARFALLA | Oct 17, 2008 Report abuse

credo che deridere il potere sia sempre vitalmente importante. prendete Chaplin, per esempio, ed il suo Il grande dittatore

sempre su questa linea, eccovi qui qualcosa da guardare. vi avviso, è autentica:

http://news.yahoo.com/nphotos/Republican-presidential-n…

INNER FLOWER | Oct 17, 2008 Report abuse

un grande, bellissimo segnale:

Nella sua marcia di avvicinamento agli Oscar il film "Gomorra", candidato dall'Italia, ha appena trovato un sostenitore d'eccezione: Martin Scorsese. Per sostenere il film, il regista di "Quei bravi ragazzi" e "Gangs of New York" ha addirittura organizzato una proiezione riservata durante il New York Film Festival, dove ha presentato "Gomorra" ( che negli Stati Uniti uscira' con il titolo "Gomorrah") con queste parole: "Dimenticate la narrativa tradizionale. E le spiegazioni. Qui non sapete in che Paese siete, non sapete in quale strada siete. E non lo saprete mai"

http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/CINEMA-SCORSESE…

INNER FLOWER | Oct 19, 2008 Report abuse

Io voglio fottermene!
Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda!
Io voglio urlare!"

(dal film "I cento passi" sulla storia di Peppino Impastato)

Anch'io voglio e POSSO scriverlo ancora
LA MAFIA E' UNA MONTAGNA DI MERDA !

Azulejka | Oct 20, 2008 Report abuse

Peppino Impastato nasce a Cinisi il 5 gennaio 1948 da Felicia Bartolotta e Luigi Impastato. La famiglia Impastato è bene inserita negli ambienti mafiosi locali: si noti che una sorella di Luigi ha sposato il capomafia Cesare Manzella, considerato uno dei boss che individuarono nei traffici di droga il nuovo terreno di accumulazione di denaro. Frequenta il Liceo Classico di Partinico ed appartiene a quegli anni il suo avvicinamento alla politica, particolarmente al PSIUP, formazione politica nata dopo l'ingresso del PSI nei governi di centro-sinistra. Assieme ad altri giovani fonda un giornale, "L'Idea socialista" che, dopo alcuni numeri, sarà sequestrato: di particolare interesse un servizio di Peppino sulla "Marcia della protesta e della pace" organizzata da Danilo Dolci nel marzo del 1967: il rapporto con Danilo, sia pure episodico, lascia un notevole segno nella formazione politica di Peppino. In una breve nota biografica Peppino scrive:

"Arrivai alla politica nel lontano novembre del '65, su basi puramente emozionali: a partire cioè da una mia esigenza di reagire ad una condizione familiare ormai divenuta insostenibile. Mio padre, capo del piccolo clan e membro di un clan più vasto, con connotati ideologici tipici di una civiltà tardo-contadina e preindustriale, aveva concentrato tutti i suoi sforzi, sin dalla mia nascita, nel tentativo di impormi le sue scelte e il suo codice comportamentale. E' riuscito soltanto a tagliarmi ogni canale di comunicazione affettiva e compromettere definitivamente ogni possibilità di espansione lineare della mia soggettività. Approdai al PSIUP con la rabbia e la disperazione di chi, al tempo stesso, vuole rompere tutto e cerca protezione. Creammo un forte nucleo giovanile, fondammo un giornale e un movimento d'opinione, finimmo in tribunale e su tutti i giornali. Lasciai il PSIUP due anni dopo, quando d'autorità fu sciolta la Federazione Giovanile. Erano i tempi della rivoluzione culturale e del "Che". Il '68 mi prese quasi alla sprovvista. Partecipai disordinatamente alle lotte studentesche e alle prime occupazioni. Poi l'adesione, ancora na volta su un piano più emozionale che politico, alle tesi di uno dei tanti gruppi marxisti-leninisti, la Lega. Le lotte di Punta Raisi e lo straordinario movimento di massa che si è riusciti a costruirvi attorno. E' stato anche un periodo, delle dispute sul partito e sulla concezione e costruzione del partito: un momento di straordinario e affascinante processo di approfondimento teorico. Alla fine di quell'anno l'adesione ad uno dei due tronconi, quello maggioritario, del PCD'I ml.- il bisogno di un minimo di struttura organizzativa alle spalle (bisogno di protezione ), è stato molto forte. Passavo, con continuità ininterrotta da fasi di cupa disperazione a momenti di autentica esaltazione e capacità creativa: la costruzione di un vastissimo movimento d'opinione a livello giovanile, il proliferare delle sedi di partito nella zona, le prime esperienze di lotta di quartiere, stavano lì a dimostrarlo. Ma io mi allontanavo sempre più dalla realtà, diventava sempre più difficile stabilire un rapporto lineare col mondo esterno, mi racchiudevo sempre più in me stesso. Mi caratterizzava sempre più una grande paura di tutto e di tutti e al tempo stesso una voglia quasi incontrollabile di aprirmi e costruire. Da un mese all'altro, da una settimana all'altra, diventava sempre più difficile riconoscermi. Per giorni e giorni non parlavo con nessuno, poi ritornavo a gioire, a riproporre: vivevo in uno stato di incontrollabile schizofrenia. E mi beccai i primi ammonimenti e la prima sospensione dal partito. Fui anche trasferito in un. altro posto a svolgere attività, ma non riuscii a resistere per più di una settimana: mi fu anche proposto di trasferirmi a Palermo, al Cantiere Navale: un pò di vicinanza con la Classe mi avrebbe giovato. Avevano ragione, ma rifiutai. Mi trascinai in seguito, per qualche mese, in preda all'alcool, sino alla primavera del '72 (assassinio di Feltrinelli e campagna per le elezioni politiche anticipate ). Aderii, con l'entusiasmo che mi ha sempre caratterizzato, alla proposta del gruppo del "Manifesto": sentivo il bisogno di garanzie istituzionali: mi beccai soltanto la cocente delusione della sconfitta elettorale. Furono mesi di delusione e disimpegno: mi trovavo, di fatto, fuori dalla politica. Autunno '72. Inizia la sua attività il Circolo Ottobre a Palermo, vi aderisco e do il mio contributo. Mi avvicino a "Lotta Continua" e al suo processo di revisione critica delle precedenti posizioni spontaneistiche, particolarmente in rapporto ai consigli: una problematico che mi aveva particolarmente affascinato nelle tesi del "Manifesto" Conosco Mauro Rostagno : è un episodio centrale nella mia vita degli ultimi anni. Aderisco a "Lotta Continua" nell'estate del '73, partecipo a quasi tutte le riunioni di scuola-quadri dell'organizzazione, stringo sempre più o rapporti con Rostagno: rappresenta per me un compagno che mi dà garanzie e sicurezza: comincio ad aprirmi alle sue posizioni libertarie, mi avvicino alla problematica renudista. Si riparte con l'iniziativa politica a Cinisi, si apre una sede e si dà luogo a quella meravigliosa, anche se molto parziale, esperienza di organizzazione degli edili. L'inverno è freddo, la mia disperazione è tiepida. Parto militare: è quel periodo, peraltro molto breve, il termometro del mio stato emozionale: vivo 110 giorni di continuo stato di angoscia e in preda alla più incredibile mania di persecuzione"

Nel 1975 organizza il Circolo "Musica e Cultura", un'associazione che promuove attività culturali e musicali e che diventa il principale punto di riferimento por i giovani di Cinisi. All'interno del Circolo trovano particolare spazio ìl "Collettivo Femminista" e il "Collettivo Antinucleare" Il tentativo di superare la crisi complessiva dei gruppi che si ispiravano alle idee della sinistra "rivoluzionaria" , verificatasi intorno al 1977 porta Giuseppe Impastato e il suo gruppo alla realizzazione di Radio Aut, un'emittente autofinanziata che indirizza i suoi sforzi e la sua scelta nel campo della controinformazione e soprattutto in quello della satira nei confronti della mafia e degli esponenti della politica locale. Nel 1978 partecipa con una lista che ha il simbolo di Democrazia Proletaria, alle elezioni comunali a Cinisi.

Viene assassinato il 9 maggio 1978, qualche giorno prima delle elezioni e qualche giorno dopo l'esposizione di una documentata mostra fotografica sulla devastazione del territorio operata da speculatori e gruppi mafiosi: il suo corpo è dilaniato da una carica di tritolo posta sui binari della linea ferrata Palermo-Trapani. Le indagini sono, in un primo tempo orientate sull'ipotesi di un attentato terroristico consumato dallo stesso Impastato, o, in subordine, di un suicidio "eclatante".

Nel gennaio 1988 il Tribunale di Palermo invia una comunicazione giudiziaria a Badalamenti. Nel maggio del 1992 il Tribunale di Palermo decide l’archiviazione del “caso Impastato”, ribadendo la matrice mafiosa del delitto ma escludendo la possibilità di individuare i colpevoli e ipotizzando la possibile responsabilità dei mafiosi di Cinisi alleati dei “corleonesi”. Nel maggio del 1994 il Centro Impastato presenta un’istanza per la riapertura dell’inchiesta, accompagnata da una petizione popolare, chiedendo che venga interrogato sul delitto Impastato il nuovo collaboratore della giustizia Salvatore Palazzolo, affiliato alla mafia di Cinisi. Nel marzo del 1996 la madre, il fratello e il Centro Impastato presentano un esposto in cui chiedono di indagare su episodi non chiariti, riguardanti in particolare il comportamento dei carabinieri subito dopo il delitto. Nel giugno del 1996, in seguito alle dichiarazioni di Salvatore Palazzolo, che indica in Badalamenti il mandante dell’omicidio assieme al suo vice Vito Palazzolo, l’inchiesta viene formalmente riaperta. Nel novembre del 1997 viene emesso un ordine di cattura per Badalamenti, incriminato come mandante del delitto. Il 10 marzo 1999 si svolge l’udienza preliminare del processo contro Vito Palazzolo, mentre la posizione di Badalamenti viene stralciata. I familiari, il Centro Impastato, Rifondazione comunista, il Comune di Cinisi e l’Ordine dei giornalisti chiedono di costituirsi parte civile e la loro richiesta viene accolta. Il 23 novembre 1999 Gaetano Badalamenti rinuncia alla udienza preliminare e chiede il giudizio immediato. Nell’udienza del 26 gennaio 2000 la difesa di Vito Palazzolo chiede che si proceda con il rito abbreviato, mentre il processo contro Gaetano Badalamenti si svolgerà con il rito normale e in video-conferenza. Il 4 maggio, nel procedimento contro Palazzolo, e il 21 settembre, nel processo contro Badalamenti, vengono respinte le richieste di costituzione di parte civile del Centro Impastato, di Rifondazione comunista e dell’Ordine dei giornalisti.

Nel 1998 presso la Commissione parlamentare antimafia si è costituito un Comitato sul caso Impastato e il 6 Dicembre 2000 è stata approvata una relazione sulle responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini.

Il 5 marzo 2001 la Corte d'assise ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole e lo ha condannato a 30 anni di reclusione. L'11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all'ergastolo. Badalamenti e Palazzolo sono successivamente deceduti.

Il 7 dicembre 2004 è morta Felicia Bartolotta, madre di Peppino

http://www.peppinoimpastato.com/biografia.htm

INNER FLOWER | Oct 20, 2008 Report abuse

GRAZIE per tutto quanto state facendo. È difficile dimostrare quanto sia importante per me quello che è successo in questi giorni. Quanto mi abbia colpito e rincuorato, commosso e sbalordito sino a lasciarmi quasi senza parole. Non avrei mai immaginato che potesse accadere niente di simile, mai mi sarei sognato una tale reazione a catena di affetto e solidarietà.
Grazie al Presidente della Repubblica, che, come già in passato, mi ha espresso una vicinanza in cui non ho sentito solo l'appoggio della più alta carica di questo paese, ma la sincera partecipazione di un uomo che viene dalla mia terra.

Grazie al presidente del Consiglio e a quei ministri che hanno voluto dimostrarmi la loro solidarietà sottolineando che la mia lotta non dev'essere vista disgiunta dall'operato delle forze che rappresentano lo Stato e anche dall'impegno di tutti coloro che hanno il coraggio di non piegarsi al predominio della criminalità organizzata. Grazie allo sforzo intensificato nel territorio del clan dei Casalesi, con la speranza che si vada avanti sino a quando i due latitanti Michele Zagaria e Antonio Iovine - i boss-manager che investono a Roma come a Parma e Milano - possano essere finalmente arrestati.

Grazie all'opposizione e ai ministri ombra che hanno appoggiato il mio impegno e quanto il governo ha fatto per la mia sicurezza. Scorgendo nella mia lotta una lotta al di là di ogni parte.

Le letture delle mie parole che sono state fatte in questi giorni nelle piazze mi hanno fatto un piacere immenso. Come avrei voluto essere lì, in ogni piazza, ad ascoltare. A vedere ogni viso. A ringraziare ogni persona, a dirgli quanto era importante per me il suo gesto.

Perché ora quelle parole non sono più le mie parole. Hanno smesso di avere un autore, sono divenute la voce di tutti. Un grande, infinito coro che risuona da ogni parte d'Italia. Un libro che ha smesso di essere fatto di carta e di simboli stampati nero su bianco ed è divenuto voce e carne. Grazie a chi ha sentito che il mio dolore era il suo dolore e ha provato a immaginare i morsi della solitudine.

Grazie a tutti coloro che hanno ricordato le persone che vivono nella mia stessa condizione rendendole così un po' meno sole, un po' meno invisibili e dimenticate.
Grazie a tutti coloro che mi hanno difeso dalle accuse di aver offeso e diffamato la mia terra e a tutti coloro che mi hanno offerto una casa non facendomi sentire come uno che si è messo nei guai da solo e ora è giusto che si arrangi.

Grazie a chi mi ha difeso dall'accusa di essere un fenomeno mediatico, mostrando che i media possono essere utilizzati come strumento per mutare la consapevolezza delle persone e non solo per intrattenere telespettatori.

Grazie alle trasmissioni televisive che hanno dato spazio alla mia vicenda, che hanno fatto luce su quel che accade, grazie ai telegiornali che hanno seguito momento per momento mutando spesso la scaletta solita dando attenzione a storie prima ignorate.

Grazie alle radio che hanno aperto i loro microfoni a dibattiti e commenti, grazie specialmente a Fahrenheit (Radio 3) che ha organizzato una maratona di letture di Gomorra in cui si sono alternati personaggi della cultura, dell'informazione, dello spettacolo e della società civile. Voci che si suturano ad altre voci.

Grazie a chi, in questi giorni, dai quotidiani, alle agenzie stampa, alle testate online, ai blog, ha diffuso notizie e dato spazio a riflessioni e approfondimenti.
Da questo Sud spesso dimenticato si può vedere meglio che altrove quanto i media possano avere talora un ruolo davvero determinante. Grazie per aver permesso, nonostante il solito cinismo degli scettici, che si formasse una nuova sensibilità verso tematiche per troppo tempo relegate ai margini. Perché raccontare significa resistere e resistere significa preparare le condizioni per un cambiamento.

Grazie ai social network Facebook e Myspace, da cui ho ricevuto migliaia di messaggi e gesti di vicinanza, che hanno creato una comunity dove la virtualità era il preludio più immediato per le iniziative poi organizzate in piazza da persone in carne e ossa.

Grazie ai professori delle scuole che hanno parlato con i ragazzi, grazie a tutti coloro che hanno fatto leggere e commentare brani del mio libro in classe. Grazie alle scuole che hanno sentito queste storie le loro storie.
Grazie a tutte le città che mi hanno offerto la cittadinanza onoraria, a queste chiedo di avere altrettanta attenzione a chi concedono gli appalti e a non considerare estranei i loro imprenditori e i loro affari dagli intrecci della criminalità organizzata.

E grazie al mio quotidiano e ai premi Nobel e ai colleghi scrittori di tante nazionalità che hanno scritto e firmato un appello in mio appoggio, scorgendo nella vicenda che mi ha riguardato qualcosa che travalica le problematiche di questo paese e facendomi sentire a pieno titolo un cittadino del mondo.

Eppure Cesare Pavese scrive che "un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti".

Io spesso in questi anni ho pensato che la cosa più dura era che nessuno fosse lì ad aspettarmi. Ora so, grazie alle firme di migliaia di cittadini, che non è più così, che qualcosa di mio è diventato qualcosa di nostro. E che paese non è più - dopo questa esperienza - un'entità geografica, ma che il mio paese è quell'insieme di donne e uomini che hanno deciso di resistere, di mutare e di partecipare, ciascuno facendo bene le cose che sa fare. Grazie

- SAVIANO -

INNER FLOWER | Oct 23, 2008 Report abuse

Adesso è qualcosa di più di un sospetto: la mafia odora d’asfalto. Sotto le autostrade, costruite con dosaggi di cemento inferiori a quelle previste dalle regole di sicurezza architettonica, e dietro alcuni palazzi edificati con mescole e strutture fuori norma, dal nord al dud d’Italia, potrebbero esserci i tentacoli di Cosa Nostra. A studiarne i movimenti, in un quadro definito «estremamente allarmante», è stata la Direzione distrettuale animafia di Caltanissetta, che giovedì ha ordinato l’immediato sequestro dei lotti 9 e 14 del tratto autostradale A31 di Valdastico, in provincia di Vicenza. Il provvedimento, notificato dai carabinieri e dalla Guardia di Finanza di Caltanissetta, rientra nell’inchiesta su presunte attività illecite e infiltrazioni mafiose in seno all’Italcementi spa e nella controllata Calcestruzzi spa, entrambe di Bergamo, che hanno fornito, e forniscono, il cemento per realizzare importanti opere pubbliche a livello nazionale, come alcune linee della Tav e alcuni tratti autostradali.

Dalle indagini della procura nissena, svolte a tappetto dalla Sicilia fino alla Lombardia, sono emersi significativi scostamenti tra i dosaggi contrattuali di cemento, stabiliti negli appalti per la costruzione delle infrastrutture, con quelli effettivamente impiegati nella produzione dei conglomerati forniti alle imprese incaricate dei lavori di realizzazione. Diversi i sospetti che muovono l’inchiesta sulle due aziende: dall’«illecita creazione di fondi neri - spiegano i carabinieri - da destinare in parte, quantomeno in Sicilia, ai clan mafiosi dell'isola», fino all’esistenza di una strategia aziendale, adottata su scala nazionale e gestita, a mezzo anche del sistema informatico, con la consapevolezza dei vertici societari, finalizzata ad un sistematico risparmio del cemento nelle forniture di calcestruzzo destinate alla realizzazione di opere pubbliche».

Calcestruzzi e Italcemneti avrebbero insomma fornito, con il benepalcido della cupola siciliana, quantitativi di calcestruzzo di qualità difforme da quanto previsto dai capitolati d'appalto per opere pubbliche, compresi i tratti della Tav. La speculazione, ancora da accertare, oltre ad alimentare le casse di Cosa Nostra, renderebbe a questo punto incerta la sicurezza di alcune delle opere realizzate con il materiale fornito dalle due aziende. Un sopetto che subito messo la Dda di Caltanissetta, che per accertare la stabilità strutturale e l’esistenza di eventuali pericoli all’incolumitàù pubblica, ha anche disposto, oltre al sequestro dei lotti della A31, verifiche e perizie su diversi impianti costruiti con il cemento delle due aziende di Bergamo, nonché la perquisizione di alcune delle sedi dell'Italcementi a Porto Empedocle (Agrigento), Isola delle Femmine (Palermo) e Calusco D'adda (Bergamo). Controlli che sono stati eseguiti anche nella sede di Area Sicilia a Palermo e nello stabilimento di deposito di Catania.

Nei mesi scorsi i magistrati avevavo già ordinato il sequestro del palazzo di giustizia di Gela, del Porto Isola-Diga Foranea di Gela, della strada a scorrimento veloce Licata-Torrente Brami, dello svincolo di Castelbuono-Pollina sul tratto autostradale A/20 Palermo-Messina. Dagli accertamenti tecnici fino ad ora realizzati sono emerse irregolarità nel calcestruzzo fornito da impianti della Calcestruzzi Spa presenti in tutte le regioni, con riguardo anche alla Tav Milano-Bologna, alla Tav Roma-Napoli (terzo e quarto lotto), metrobus di Brescia, metropolitana di Genova e A4-Passante autostradale di Mestre.

L’indagine, secondo il procuratore nisseno Sergio Lari, «travalica ormai la dimensione mafiosa siciliana», interessando tutta la collettività, a livello nazionale. «Bisogna verificare se è a rischio l'incolumità pubblica – ha affermato il procuratore in una conferenza stampa – come è emerso dagli accertamenti tecnici condotti dai nostri periti. Proprio recentemente abbiamo evitato il peggio sequestrando la nuova ala in costruzione dell'ospedale Sant'Elia di Caltanissetta dove attraverso carotaggi sul cemento abbiamo accertato diverse irregolarità». Le indagini prosguono ad ampio raggio; non viene dunque escluso che questo connubbio cemento-fondi neri-mafia possa riguardare anche gli ambienti della politica e della pubblica aministrazione, dentro e fuori i confini della Sicilia

http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=73…

INNER FLOWER | Nov 28, 2008 Report abuse

"Il silenzio e la diffamazione sono armi terribili in mano alla camorra e l’ordigno adatto per combatterli è quello della parola."
Così Roberto Saviano allo speciale di ’Che tempo che fa’ di Fazio ieri sera.

La sua paura? "Potrebbero ammazzarmi quando tutti mi ha avranno dimenticato"

Io non ti dimentico!

Azulejka | Mar 26, 2009 Report abuse

Cara Azulejka;
hai notato con quanta lucidità,coraggio e..AMORE per la sua terra,ha saputo parlare a tutti noi?
Io sin dall'inizio sono rimasta incantata dal suo modo di esporre fatti e azioni della camorra, in modo così semplice e diretto,per farci comprendere i meccanismi che contribuiscono all'espandersi del problema .
Le connivenze dell'informazione e della politica, il pregiudizio, l'ignoranza:
la "VERITA'" ci viene presentata in maniera distorta e opportunistica relegando l'argomento camorra ad un semplice problema di territorio....ma è proprio su questo territorio che bisogna lavorare,informare,creare alternative ai giovani educare al rispetto delle istituzioni.
Il messaggio che ho percepito come un grido che veniva dal profondo della sua persona per me è stato questo....
che MAI dobbiamo abbandonare il senso critico che ci distingue come uomini e ci rende liberi mentalmente e socialmente.

IO NON TI DIMENTICO

FARFALLA | Mar 28, 2009 Report abuse

Farfalla .... che belle parole hai detto! Ultimamente il gruppo non è molto attivo ma questo tuo intervento mi ha ricordato ancora una volta le parole della sua "fondatrice"
.... è questo che vuole essere lo scopo del gruppo. partire, parlarsi, conoscersi, mettere rami, emozionarsi, trovandosi in nuove terre senza sapere come. trasformarsi
A volte basta poco per sentirsi meno soli. Grazie e buon fine settimana a tutti/e :-) Azulejka

Azulejka | Mar 28, 2009 Report abuse

GRAZIE a te Azulejka di avermi dato lo spunto per esprimere e condividere le mie emozioni con le tue.
A presto e.. Buon Fine Settimana anche a te!

FARFALLA | Mar 29, 2009 Report abuse

Da blog a blog

http://it.wordpress.com/tag/gomorra/

In Gomorra, Saviano ci aveva avvertito che le case degli Abruzzesi erano piene di sabbia. Davvero toccante rileggere ora, dopo la tragedia in Abruzzo, le parole di Saviano nel libro "Gomorra". Aprite a pag. 236 e leggete:

"Io so e ho le prove. So come è stata costruita mezz’Italia. E più di mezza. Conosco le mani, le dita, i progetti. E la sabbia. La sabbia che ha tirato su palazzi e grattacieli. Quartieri, parchi, ville. A Castelvolturno nessuno dimentica le file infinite dei camion che depredavano il Volturno della sua sabbia. Camion in fila, che attraversavano le terre costeggiate da contadini che mai avevano visto questi mammut di ferro e gomma. Erano riusciti a rimanere, a resistere senza emigrare e sotto i loro occhi gli portavano via tutto. Ora quella sabbia è nelle pareti dei condomini abruzzesi, nei palazzi di Varese, Asiago, Genova".

Azulejka | Apr 25, 2009 Report abuse

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