QUI SI VENDE STORIA, una farsa proletaria, o un aborto di teatro epico

DISCUSSIONE | 3 Interventi | Creata da Gaspare Mastorna |
Ultimo aggiornamento: 14 febbraio 2011 | Iniziata: 26 novembre 2010
Gaspare Mastorna Gaspare Mastorna ha scritto: Mi rendo conto che il libro ce l'hanno solo Codadilupo e Nikolevna. Però, siccome infila tutti i problemi dello scrivere-pubblicare-leggere storia, cioè i problemi dei libri che dalla storia sono implicati, che della storia si alimentano e che alla storia rispondono, allora propongo i suoi temi per una discussione iniziale.

Si sa, a spiegare una barzelletta, non ci guadagna nessuno, tanto meno la barzelletta.
Ma questo libro non è una barzelletta, è molto più complicato di un meccanismo a molla. È vero che nasce da un impulso, uno scatto, appunto, come si legge nella piccola avvertenza che apre il libro. E sembrerebbe puntare un bersaglio, quello dichiarato: i Wu Ming, l'avventurosa, spicciativa, furba teoria neo epica. Poi però la usa come sintomo, come esantema, come escrescenza di una neoformazione complessa. Per dirla in breve, di quel mercato in cui la cultura si è finalmente disciolta e disvelata. E in cui la Storia si vende sugli scaffali dei bookstores.

Sempre a questo libro Odradek ha dedicato il Commento all'ultima Newsletter, che presto apparirà qui: http://www.odradek.it/html/design/Newsletter.html
dove già compare il Commento della NL precedente, sempre dedicato allo scrivere/leggere di storia.

Allora, mi sembra utile cominciare da un falso chiasma. È vero che, da Erodoto in poi, ogni storia è una narrazione. Domanda: che caratteristiche deve avere una narrazione per essere accettata come storia?
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Il libro di Conti è un testo esemplare. A partire dalla domanda: come mai l'Italia non può "vantare" criminali di guerra? - Allora è vero che siamo "brava gente"! - il libro mostra come, a partire da chilometrici elenchi di autentici Criminali di guerra, approntati da Inglesi, Americani, Albanesi, Greci, Jugoslavi e Sovietici, si sia giunti - complice la Guerra fredda - a depennarli TUTTI.
Il libro di Lazzaretti mostra come un Archivista - la Nota editoriale inizia con «La Storia salvata dagli archivisti.» - può surrogare sia il lavoro degli storici che quello dei magistrati. Discutiamone, non appena lo avrete avuto tra le mani.
Nel frattempo sono usciti due libri pesanti (ancora non accolti su Anobii): Davide Conti, "CRIMINALI DI GUERRA ITALIANI.
Accuse, processi e impunità nel secondo dopoguerra" e Valerio Lazzaretti, "VALERIO VERBANO. Ucciso da chi, come, perché". Buona lettura.
Mi rendo conto che il libro ce l'hanno solo Codadilupo e Nikolevna. Però, siccome infila tutti i problemi dello scrivere-pubblicare-leggere storia, cioè i problemi dei libri che dalla storia sono implicati, che della storia si alimentano e che alla storia rispondono, allora propongo i suoi temi per una discussione iniziale.

Si sa, a spiegare una barzelletta, non ci guadagna nessuno, tanto meno la barzelletta.
Ma questo libro non è una barzelletta, è molto più complicato di un meccanismo a molla. È vero che nasce da un impulso, uno scatto, appunto, come si legge nella piccola avvertenza che apre il libro. E sembrerebbe puntare un bersaglio, quello dichiarato: i Wu Ming, l'avventurosa, spicciativa, furba teoria neo epica. Poi però la usa come sintomo, come esantema, come escrescenza di una neoformazione complessa. Per dirla in breve, di quel mercato in cui la cultura si è finalmente disciolta e disvelata. E in cui la Storia si vende sugli scaffali dei bookstores.

Sempre a questo libro Odradek ha dedicato il Commento all'ultima Newsletter, che presto apparirà qui: http://www.odradek.it/html/design/Newsletter.html
dove già compare il Commento della NL precedente, sempre dedicato allo scrivere/leggere di storia.

Allora, mi sembra utile cominciare da un falso chiasma. È vero che, da Erodoto in poi, ogni storia è una narrazione. Domanda: che caratteristiche deve avere una narrazione per essere accettata come storia?