Il caso Suzy Lee

DISCUSSIONE | 15 Interventi | Creata da Chiaratosta |
Ultimo aggiornamento: 18 gennaio 2013 | Iniziata: 22 dicembre 2012
Chiaratosta Chiaratosta ha scritto: La discussione è iniziata qui qui :http://www.anobii.com/forum_thread?topicId=3211986#new_thread


Ecco le correzioni apportate .
il seminario sulla rivoluzione sessuale (virgola) che avevo frequentato (durante) il primo anno di diritto (virgola) appena iscritto all’Università : corretta la puteggiatura
Nel primo periodo ripeti: primo - primo, diritto - diritto, universitario – Università: sostituito diritto con giurisprudenza , tolto “ Il mio primo voto” ora la frase è questa all’Università “e che mi aveva fatto guadagnare un bel ventotto tondo tondo,”
con poca fatica e punta applicazione: punta è un toscanismo. La prima volta che l'ho sentito non capivo! : sostituito punta con scarsa
alle quattordici in punto er(O) rincasato allo studio: rincasare non mi suona abbinato a uno studio:corretto era con ero sostituito rientrato a rincasato
a incanalare la voglia di ascolto della mia segretaria in un eloquio dal ritmo non troppo incalzante, come a me piace: poco chiaro: La frase ora è questa : “In qualche maniera ero riuscito a ritagliarmi il tempo per un sonnellino pomeridiano. Lucia avrebbe pazientato, accettando di farsi ascoltare più tardi. Raramente le cose da fare sono davvero urgenti.” Per non ripetere ritagliare/ritagliato e tempo ho anche cambiato la frase successiva così: Il mio giovane socio Alessandro mi aveva chiesto di discutere l’impostazione di una causa penale che a me interessava il giusto e che mi vedevo costretto a seguire per contenere l’ansia da prestazione del collega”. Va meglio ?
“E Lucia ci interruppe proprio nel bel mezzo di quella discussione” tolta la E iniziale
Era buona norma tuttavia, una norma che Lucia si era autonomamente data, e che funzionava benissimo, tenere tutto pronto, alla bisogna, sulla scrivania, adiacente alla sua: forse ci sono un po' troppe incidentali. Per ora ho lasciato così .
Beh (virgola) ecco avvocato avevo cercato di parlargliene (e: toglierei) anche ieri sera al telefono (virgola) ma lei ha lasciato correre… : ok corretto come suggerito
lasciare che mi deraglino il tempo a loro piacimento: deraglino? : lo so il termine non è esatto . L’immagine che voglio esprimere è quella dell’Avvocato saldo alla guida della locomotiva “tempo” – Egli non accetta che altri si sostituisca alla guida facendo scartare di binario il treno . Potrei sostituire deragliare con scombinare
“Certo, ma la signora non lo intende, si è messa in una poltrona, anche scomoda, ha tirato fuori un rosario e biascicato qualcosa, sostenendo che vuole essere ricevuta stasera stessa. Se crede di alzarsi può vederla anche lei.: Non mi convincono "non lo intende" e "Se crede di alzarsi".: corretto “ Certo, ma la signora non vuole intendere. Se crede può alzarsi e vederla anche lei ”.

Una donna orientale con il rosario? In filippina una parte della popolazione è cattolica, risentono molto dell’educazione britannica . L’immagine della donna orientale con rosario è tolta dalla realtà, un incontro fugace sul tram che mi porta al lavoro
raccogliere le idee per la causa Meloni (virgola) ok
l’uno di fronte all’altro corretto con l’una di fronte all’altro
immersi in una luce falsa (virgola) ok
me ne uscii con una battuta non proprio felice e stizzosa: rovescerei l'ordine degli aggettivi, altrimenti sembra che la negazione si riferisca anche a stizzosa: ok
Le rivolsi allora alcune domande più tecniche (virgola) ok
Anche se non lo esprimeva chiaramente (virgola) ok
le procurava ansia, (punto) ok
Quando arrivò il momento di salutarci (virgola)
agire alcunché,: dire "fare alcunché", non credo che agire possa reggere il complemento oggetto. ok
al momento (in cui) mi fossi deciso ok
togliersi di torno quella donna (virgola) ok

Attenzione: Per partecipare devi prima iscriverti al gruppo. Per iscriverti clicca qui.
Dipende dallo stile che vuoi, può essere colloquiale, aulico, pomposo, breve, telegrafico, colto, popolare ecc. Il registro che vuoi dare al racconto determina la scelta dei vocaboli ... e tante altre cose.
Tír na nÓg 4 anni fa
No problem, ho apprezzato che ti sei fatto vivo e hai detto quello che pensi. Già sto meditando su alcuni punti e, come detto, rivedrò il pezzo, non so con quali risultati.
Secondo voi il lessico usato deve essere per forza letterario?
Per esempio, prendiamo l'espressione tondo tondo inserita in questo testo.
In fondo è in bocca ad un avvocato, non è detto che sia uso a parlare in maniera fiorita, magari la sua parlata è barocca e sovrabbondate. Io lo vedo di origini meridionali trasmigrato a Firenze, lo dico perchè potrebbe non avere risciacquato i panni in Arno; penso che abbia preso il massimo dei voti, l'agognato trenta, nella sua carriera universitaria raramente, diciamo due volte. Ecco perchè a lui il ventotto sembra tondo tondo.
Ho fatto solo un esempio per fare comprendere da cosa può avere origine un'espressione.
Chiaratosta 4 anni fa
Prego, e pratica e mestiere s'acquisiscono con pazienza.
Ricordo che non voglio essere cattivo per esserlo ma perché dico quello che penso senza infiorettarlo e edulcorarlo; considero una critica onesta e ponderata anche se "cattiva" più utile per crescere come essere umano, se non come autore/autrice, di 100 che ne parlano bene senza, in realtà, aver esaminato il testo.
Tír na nÓg 4 anni fa
Mi spiace per la dura fatica. Molte delle tue critiche mi saranno utili, con moderazione. Scrivo per diletto, mi manca il mestiere e anche la pratica. In ogni caso riguarderò il pezzo.
Chiaratosta 4 anni fa
Ciao, pochi appunti:

"rivoluzione sessuale, che avevo frequentato, il primo anno"
le due virgole non c'entrano per niente;


"che avevo frequentato"... "che mi aveva fatto guadagnare" troppe relative, un finito, terminato, concluso, premiato ecc. con un 28 basta e avanza. Tondo tondo è da eliminare non essendoci l'abitudine di dare i decimali nei voti d'esame, insomma è colloquiale non letterario come uso. Poi serve a qualcosa sapere l'esito dell'esame? Se c'è una pistola questa deve sparare (e cercatevi la citazione da soli).

"con venti anni e più di esperienza" o sei generica e ventina d'anni bastano e avanzano o sei specifica 22, 23, ecc.


"-quanto è stato è stato-" ahm... se sei al bar con il circolo delle tue amicizie ok, ma scrivendo lo lascerei sulla penna. ( - ) posso criticare il fatto che ne usi troppi?


" Infatti, mai ho avuto la necessità di rispolverare"
direi un modo molto poco consono di esprimere un concetto
poi infatti lo preferirei dietro a una virgola, punto e virgola e non un punto fermo. In un dialogo, ovvero nella trascrizione del parlato si usa come incipit.


"Il giorno in cui ho fatto conoscenza con la signora Sintra era stato per me un giorno come tanti altri. Mi ero alzato la mattina al solito orario, la colazione era stata buona; l’odore del pane, tostato al punto giusto, si era sparso per la cucina e aveva insinuato nella mia mente che la giornata dovesse svilupparsi in modo coerente con quella bontà mattutina." Il giorno, un giorno, la giornata, mattina, mattutina, era, ero, era; troppe ripetizioni indicano un vocabolario ristretto. Poi è pieno di banalità: buona, tostato, giusto, sparso, insinuato; non sarebbe meglio esprimere quello che vuoi dire in un modo più creativo?

" e fatto scalare di una marcia nel fronteggiare" 'mo facciamo pure una doppietta e siamo a posto. Scalare una marcia è meglio usarlo in una cronaca automobilistica.


E poi mi fermo per la dura fatica che mi causa il leggere.
Tír na nÓg 4 anni fa
Grazie, non avevo visto queste utlime osservazioni, ci rifletto.
Chiaratosta 4 anni fa
metodico, sul lavoro ho fiducia nel “mio metodo” (virgola): ripeti metodico-metodo.

All’inizio non è stato sempre così: o All'inizio non era così o Non è stato sempre così.

ero molto improvvisato: non mi pare corretto. Tendevo a improvvisare, direi.

non avere a pieno valutato -->non avere valutato a pieno

Ogni buon Avvocato: non metterei la maiuscola.

ho coltivato la facoltà memonica utilizzandola al futuro, ??? memoria del futuro??

per sviluppare un piano di aggressione strategica dei problemi connessi a ciascuna causa.: non mi piace, inoltre, usi ancora una volta il termine causa, già usato spesso prima.

Se non si riesco a padroneggiare questi problemi (virgola): il concetto è un po' strano. Trovare le soluzioni dovrebbe esser parte del padroneggiare i problemi, no?

In tutta questa parte il protagonista parla di se stesso, descrivendosi psicologicamente: dal punto di vista narrativo non mi convince molto. La psicologia del personaggio dovrebbe emergere dalle sue azioni.

vi è uno spessore umano (virgola) che l’Avvocato non può sottovalutare: avvocato qui minuscolo, è termine generico, non un titolo. Continui a usare spesso il termine causa.

Suzy Lee vuole divorziare dal marito (virgola)


Suzy Lee ha difficoltà economiche (virgola)

Occhio a virgole e punti staccati dalle parole che precedono.

circondato da un eccesso di riserbo: circondato?

a(d) occuparsi di Suzy Lee.

non lavorare troppo eh (maiuscola)

se ci ritroviamo a pranzo?”. Via il punto.

Prendiamo a(d) esempio la questione di

anche se non potevo permettermi di trattare solo quelle (virgola)

a(d) entrambi

Ora devo scappare.
Ciao


Carlo Menzinger 4 anni fa
Passo quanto prima. Intanto auguro a tutti Buon Natale.
Carlo Menzinger 4 anni fa
Riguarderò il pezzo alla luce del consiglio di Yupa
Chiaratosta 4 anni fa
Non ho letto il pezzo, ma dell'inizio una cosa mi balza all'occhio: cos'è un "ventotto tondo tondo"?
Stando al dizionario, tondo può significare:
3 Riferito a un numero o a una somma, senza decimali, terminante con uno zero: cifra t.; ho dieci euro t.
http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/T/tondo.shtml
Può essere tondo un venti o un trenta, non certo un ventotto, per quanto l'otto in cifra sia formato da due tondi.
Se il "tondo tondo" serviva solo a enfatizzare, c'è già il "bel" che assolve la funzione.
Sfoltire, sfoltire, sfoltire!
Yupa 4 anni fa
Ed ecco la seconda parte

Il Caso Suzy Lee ( II)
Pur non potendo definirmi un tipo metodico, sul lavoro ho fiducia nel “mio metodo”che poi consiste principalmente nel mettere tempo in mezzo tra me e la mia causa in modo da poterne ricostruire pezzo per pezzo tutti gli aspetti.
All’inizio non è stato sempre così: ero molto improvvisato, poi ho dovuto fare i conti con il fastidio che mi procurava il fatto di non avere a pieno valutato gli elementi di una causa. Non parlo degli imprevisti: quelli sussistono e sono anzi ricorrenti, quasi all’ordine del giorno e io non sono certo ossessionato dal tenere tutto sotto controllo. Ogni buon Avvocato deve fare i conti con questa probabilità e quasi affezionarcisi.
Piuttosto sento la necessità di sviluppare una visione del mio lavoro e, con il tempo, ho coltivato la facoltà memonica utilizzandola al futuro, per sviluppare un piano di aggressione strategica dei problemi connessi a ciascuna causa. Se non si riesco a padroneggiare questi problemi neanche posso prefigurarmi le soluzioni.
Non sono persona capace di affrontare di petto le situazioni e non amo prendere decisioni improvvise, salvo che il caso decida per me. Anche se, devo ammettere, agendo sotto costrizione, spesso dimostro un’agilità comportamentale che mi sorprende e di cui mai ho avuto occasione di pentirmi. Sarà perché, come spesso dice mia moglie e come io stesso sono propenso a credere, ho un buon rapporto con la fortuna.
Poi naturalmente ci sono cause e cause. Soprattutto le cause che vertono sui diritti civili delle persone, in cui indubbiamente vi è uno spessore umano che l’Avvocato non può sottovalutare , hanno bisogno di un approccio come quello che io assumo: se da un lato è importante lasciare emergere il proprio intuito, concedendogli appunto i suoi tempi, dall’altro è bene mantenere un proprio punto di vista sopraelevato e un po’ distaccato rispetto allo sviluppo degli eventi . E il caso Suzy Lee tipicamente apparteneva a questa tipologia. Aveva però anche delle caratteristiche a parte che raramente mi è dato di incontrare e di riconoscere di botto, come appunto stava succedendo, già al primo incontro con questa mia probabile cliente.
Secondo me gli elementi che emergevano dal nostro primo colloquio erano i seguenti:
• Suzy Lee vuole divorziare dal marito con cui non vuole più avere rapporti sessuali. Questa sua volontà , non altrimenti motivata, confligge con l’istituto del matrimonio e con i doveri legali connessi. E’ necessario dimostrare che , esprimendosi all’unisono con il nostro codice civile, è venuto meno la comunione di interessi materiali e spirituali che stanno alla base della vita coniugale.
• Suzy Lee definisce come impossibile la vita per lei accanto al marito. L’unico dettaglio che fornisce riguarda sempre la vita sessuale. Non è chiaro però se vi siano gli estremi della violenza fisica o morale ed eventualmente dei maltrattamenti in famiglia.
• Suzy Lee ha difficoltà economiche che potrebbero fiaccare la sua volontà e metterla in difficoltà nel proseguire la causa.
• Suzy Lee si è rivolta a me probabilmente su consiglio della mia collega Rosalinda Britti . Il fatto in sé è un po’ strano perché Rosalinda è legata a doppio filo nella vita professionale all’ UDI e sarebbe persona più adatta di me a seguire questo tipo di causa.

La particolarità del caso Suzy Lee stava però in alcuni comportamenti tenuti da Suzy che non erano contraddittori in sé, ma contribuivano a farmi sentire in parte attratto e in parte respinto da quella donna e dal suo caso umano. Coltivare il dubbio è cosa che accetto a stento e solo per le questioni personali cui attribuisco significato prioritario .
Invece in questa sfida professionale, una volta accostati i tasselli del mosaico, percepivo un’insoddisfazione di fondo. L’ immagine che ne ritraevo era incerta nei contorni, con scarso amalgama dei colori e false prospettive.

Lasciai sedimentare per tutto un giorno quella sensazione e ne ricavai la certezza che il colloquio con Suzy Lee era stato circondato da un eccesso di riserbo. Per questo tutte le volte che mi avvicinavo al cuore del problema sentivo che il terreno si faceva cedevole e sfuggente.
D’altronde vi erano anche dei messaggi sottintesi e stridenti che Suzy Lee lanciava in maniera più o meno consapevole.
Per esempio quel rosario tenuto stretto e ciò nonostante visibile, con la preghiera impressa nel movimento delle labbra, addirittura nel bel mezzo di una sala di aspetto.
La scelta di una seduta scomoda, la più scomoda, quasi a rafforzare quella volontà di preghiera.
La richiesta di essere chiamata con il cognome della madre.
Quella espressione -“ liberarmi di mio marito “ - se si vuole rude, e così singolare, pronunciata stentatamente nell’incertezza dell’accento straniero e nell’ intonazione melodica tipica dell’eloquio orientale.

Mentre mi recavo a casa, con ritardo sull’orario della cena, il traffico cittadino, sempre fagocitante e lentissimo , m’indusse a sintonizzare la radio sulle trasmissioni di radio Fiesole.
Giungeva a termine la rubrica sportiva dedicata alle traversie della Fiorentina nel campionato di calcio e il conduttore lasciava spazio alla pubblicità e agli intermezzi musicali.
Mi giungeva così, bellissima, libera e gradita, la voce di Mia Martini e quel ritornello “Minuetto suona per noi”, che tanto avevo amato nei mei anni ruggenti.
D’impulso e forse per amore di contrasto, la mente tornò ad occuparsi di Suzy Lee. Con un po’di gigioneria, nell’utilizzo dell’impianto a viva voce che avevo recentemente installato nella mia Land Rover, formulai il numero telefonico di Rosalinda nella speranza di trovarla a casa .
L’apparecchio suonò a vuoto per ben cinque volte e mi rispose il messaggio preregistrato nella segreteria telefonica : “ Mi spiace, ma sono assente. Rincaserò molto tardi. Se volete lasciate un messaggio, sarete richiamati.”
“Rosalinda che scherzi mi fai ? non lavorare troppo eh... Sono Giovanni, Giovanni Di Vettimo. Domani mi trattengo in ufficio tutto il giorno e ho bisogno di parlarti. Forse intuisci anche il perché. Che ne dici se ci ritroviamo a pranzo?”.
Appena riattaccato ebbi la sensazione di essere andato un po’ troppo spedito, insomma di essermi spinto oltre, nel lasciare il messaggio. In fondo i contatti che intrattenevo con Rosalinda negli ultimi tempi erano sempre più distanti e sporadici. In pratica ci incontravamo in occasioni rituali; almeno una volta all’anno all’apertura dell’anno giudiziario; qualche volta, per puro caso, ai seminari di aggiornamento, oppure, in tribunale, nei tempi di attesa prima delle udienze.
All’università eravamo amici molto stretti: ci eravamo per l’appunto conosciuti per quell’esame di filosofia del diritto , io matricola iscritto al primo anno e Rosalinda già in là negli studi che preparava la tesi. Il nostro rapporto si era rinsaldato nei mie primi anni di praticantato un po’ perché lavoravamo nello stesso studio, un po’ perché condividevamo la passione politica.
Poi nostri destini, non solo professionali, si erano allontanati. Io mi ero accasato e avevo messo su famiglia, adagiandomi su un modello di vita molto più borghese. Continuavo a stimare Rosalinda umanamente e professionalmente, ma le sue posizioni così anticonvenzionali mi pesavano. Prendiamo ad esempio la questione di Suzy Lee. Era certamente vero che avevo trattato molte cause di divorzio e ormai anche se non potevo permettermi di trattare solo quelle mi avvicinavo a essere uno specialista. Di recente avevo anche trattato molte cause relative a persone immigrate. Tuttavia giungevo a loro o meglio loro giungevano a me in maniera mediata e un po’ rocambolesca, consigliati cioè dalle persone, in genere donne, presso cui prestavano servigi . Era questo ceto medio- alto che dunque costituiva la vera essenza della mia clientela. E io in qualche modo mi ero abituato alle loro cause in cui il motivo principe erano le divisioni economiche. Meno strazianti sotto il profilo umano e più redditizie sotto quello economico.
Per Rosalinda invece il lavoro di avvocato era un po’ un’appendice rispetto alla sua militanza politica in area radical- socialista. Io continuavo a stimarla soprattutto professionalmente. Era chiaro tuttavia ad entrambi che molti punti di contatto tra noi si erano allentati.
Il giorno successivo Rosalinda mi richiamò allo studio, molto tardi nella mattinata e mi confessò che, in realtà, era presente a casa anche al momento della mia telefonata, ma oramai lasciava quasi sempre attiva la segreteria telefonica. Così ci demmo appuntamento ne l primo pomeriggio al Bar in piazza San Firenze.
Chiaratosta 4 anni fa
Ho apportato ulteriori due correzioni
QUI “ per liberarmi di mio marito?”. Ho tolto lo spazio tra le virgolette e per
Corretto due volte Susy con Suzy
QUI "Susy Lee rispose con un filo di voce in tono cantilenante"
QUI "facendomi confermare che Susy Lee sarebbe stata rintracciabile a quel numero"
Chiaratosta 4 anni fa
Il caso Suzy Lee
Quel caso mi aveva fatto tornare in mente il seminario sulla rivoluzione sessuale, che avevo frequentato, il primo anno di giurisprudenza, appena iscritto all’Università e che mi aveva fatto guadagnare un bel ventotto tondo tondo, in filosofia del diritto sul libretto universitario.
Un risultato che andava al di là dei miei meriti, strappato con poca fatica e scarsa applicazione. Oggi, con venti anni e più di esperienza nell’esercizio della professione forense, devo dire che il tempo impiegato a studiare- quanto è stato è stato- per quell’esame- è sempre stato di troppo. Infatti, mai ho avuto la necessità di rispolverare il libro di W. Reich che avevo portato come testo base di quell’esame.
Tuttavia il caso di Suzy Lee Sintra sembrava fatto apposta per smentire questa mia pacifica conclusione.
Il giorno in cui ho fatto conoscenza con la signora Sintra era stato per me un giorno come tanti altri. Mi ero alzato la mattina al solito orario, la colazione era stata buona; l’odore del pane, tostato al punto giusto, si era sparso per la cucina e aveva insinuato nella mia mente che la giornata dovesse svilupparsi in modo coerente con quella bontà mattutina. Probabilmente avevo indugiato un po’ troppo su quest’idea e non ero riuscito a guadagnare il primo posto nell’infilarmi nel bagno che divido con mio figlio Damiano. Il particolare mi aveva fatto perdere una mezz’ora buona e fatto scalare di una marcia nel fronteggiare gli impegni della giornata. Avevo telefonato alla mia segretaria Lucia per annunciarle che rinunciavo a recarmi allo studio di prima mattina e che mi dirigevo direttamente a Prato per l’udienza al tribunale. A parte questo contrattempo iniziale, poi, il diario della giornata si era dipanato ordinatamente come da copione e alle quattordici in punto ero rientrato allo studio, un po’ appesantito dal pranzo alla vicina trattoria del Bargello. In qualche maniera ero riuscito a ritagliarmi il tempo per un sonnellino pomeridiano. Lucia avrebbe pazientato, accettando di farsi ascoltare più tardi. Raramente le cose da fare sono davvero urgenti. Il mio giovane socio Alessandro mi aveva chiesto di discutere l’impostazione di una causa penale che a me interessava il giusto e che mi vedevo costretto a seguire per contenere l’ansia da prestazione del collega. Lucia ci interruppe proprio nel bel mezzo di quella discussione. La scusa era di procurarmi il fascicolo Benedetti per l’udienza del giorno successivo. Era buona norma tuttavia, una norma che Lucia si era autonomamente data, e che funzionava benissimo, tenere tutto pronto, alla bisogna, sulla scrivania, adiacente alla sua. Così evitavo che le carte e le pratiche d’immediata scadenza invadessero tutto il mio piano di lavoro con una presenza, visiva e massiccia, che mi urtava i nervi. Oramai mi ero abituato e mi bastava gettare uno sguardo a quell’angolo in disparte e buio, nella stanza di passaggio tra la sala d’ingresso e gli studi, perché il tarlo della memoria e il senso del dovere funzionassero a puntino e mi dettassero i tempi e il ritmo del lavoro.
In ogni caso si vedeva benissimo che Lucia era imbarazzata e che non chiedeva altro che la mia attenzione si spostasse su di lei per toglierla non so da quali ambasce.
“Ebbene ! Che è questa novità ? Lo sai che non mi piace di essere sollecitato, il fascicolo Benedetti me lo porta a casa e lo rileggo stasera”.
Mi alzai dalla scrivania e riposi il fascicolo nella borsa ancora aperta sulla poltrona, senza aggiungere altro. Poi, quando mi sembrò di avere dato tempo al tempo e visto che Lucia non si decideva a parlare, l’apostrofai:
“Lucia perché te ne stai così imbambolata, si può sapere che cosa c’è?”.
“Beh, ecco avvocato avevo cercato di parlargliene anche ieri sera al telefono ma lei ha lasciato correre…”.
“Non mi sembra un delitto, continua”.
“ Si tratta di quella signora orientale”.
“Sì, ricordo, e allora ?”.
“Non vuole andarsene senza avere parlato con lei”.
“Che ti stai rincoglionendo? Qui ci sono delle regole. Gli appuntamenti li prendi tu come segretaria e, in genere, lo fai benissimo. Riesci anche a farti preannunciare il tipo di causa o di consulenza. Questa volta che c’è di tanto particolare?”.
“C’è che la signora non vuole parlare con me, insiste invece per parlare con lei”.
“ Le hai spiegato bene il mio metodo di lavoro? Non posso certo dare udienza a tutti quelli che passano di qui e lasciare che mi deraglino il tempo a loro piacimento”.
“Certo, ma la signora non vuole intendere. Si è messa in una poltrona, anche scomoda, ha tirato fuori un rosario e biascicato qualcosa, sostenendo che vuole essere ricevuta stasera stessa. Se crede può alzarsi e vederla anche lei ”.
“ Lascia che attenda, io non la ricevo. Si vede cha ha tempo da perdere” .
Cercai di ricacciare il fastidio di questo comportamento indesiderato nei recessi della mente e per due ore buone ci riuscii. Decisi che era il momento per sgranchirsi le gambe e mi recai alla macchinetta del caffè, non senza avere coinvolto, come di consueto, Lucia: per scambiare con lei quattro chiacchiere, in un clima un po’ meno formale e teso, senza la mediazione della cornetta telefonica. Poi gettai uno sguardo alla sala d’ingresso e non potei fare a meno di stamparmi nella mente l’immagine della sua presenza lì. Una donna orientale, minuta e carca, con la testa incassata tra le spalle, una toilette curata ma scialba, come a volere passare inosservata e quelle curiose mani nodose, che sarebbero state giuste per un fisico più imponente, raccolte in grembo, a stringere il rosario, mi salutava con un impercettibile sollevarsi dello sguardo.
Tra me e me mi sorpresi a dirmi:
"Ma, … è ancora lì”.
Spesi ancora qualche minuto a spiegare a Lucia che ci saremmo dedicati a raccogliere le idee per la causa Meloni, alla quale volevo introdurla con compiti non proprio di routine. E, infatti, lei mi raggiunse in stanza e così impiegammo le ultime due ore di tempo.
Intanto avevamo fatto le sette e, visto che ero soddisfatto dei risultati della giornata, decisi di licenziare Lucia con un po’ di anticipo sull’orario abituale .
Lucia se ne tornò a salutarmi poco dopo, già con il cappotto infilato e con in mano quel poco di cancelleria che le avevo richiesto.
“ Vai via, vai! Che stasera puoi fare contento Giuliano e dedicarti con un po’ più di calma a lui e alla cena”.
“ Ha visto vero, quella signora è sempre di là.”
“Ancora! Me lo immaginavo. Ora in qualche maniera me la sbrigo”.
Decisi di prendermela comoda. Telefonai a casa per assicurarmi che anche lì il tran tran andasse avanti senza scosse e per confermare che, come al solito, non sarei stato di ritorno prima delle nove. Feci una capatina nella stanza di Alessandro e ne ricevetti assicurazione che il suo lavoro si sarebbe protratto ancora per un bel po’ nella serata.
Poi con un fare indolente, anche abbastanza studiato, mi tolsi la giacca e mi accinsi a gettare uno sguardo nella sala d’ingresso che intanto si era svuotata. E finalmente, dondolando sulle anche e rincalzata la camicia nei pantaloni, le rivolsi la parola:
“Venga, si accomodi”.
Aprii la porta dello studio con fare amichevole, ma il mio sguardo era duro e supponente.
Quando ci trovammo , l’una di fronte all’altro, separati solo dal piano della scrivania e immersi in una luce falsa, che tagliava di sbieco l’istantanea di questo nostro primo incontro, non potei fare a meno di soffermarmi sul fisico di quella donna, come se il fatto di impadronirmi della sua immagine, potesse rendermi un po’ meno ostico il dovermi occupare di lei.
L’effetto fu di tutt’altro genere. Ero giunto a quel punto della giornata in cui mi trovavo a fare il conto con le mie pulsioni ormonali, non certo soddisfatte dalla mia permanenza in quelle mura, con un surplus di energia a malincuore incanalata in un’attività intellettuale spesso grigia e sempre faticosa. E dentro di me si faceva strada il desiderio di un’improbabile via di fuga, di un surrogato orgiastico con cui allietare almeno il senso della vista. Lei, Suzy Lee, era invece quanto di più lontano ci si può immaginare rispetto a questo pio desiderio.
Non so se ci fosse stato qualche collegamento con i miei pensieri e con il subdolo fastidio che mi assaliva, comunque avevo spostato il peso non indifferente del mio corpo sul bordo della poltrona ed ero sbilanciato in avanti con un gomito puntato a sorreggere il nuovo baricentro della mia persona.
I miei occhi si sperdevano, ammantati, nel fondo scuro delle sue fessure orientali. La voce mi uscì con fatica e con suono un po’ gutturale.
“E ora mi spieghi perché si trova qui”.
Susy Lee rispose con un filo di voce in tono cantilenante che un po’ stonava con la rudezza dell’espressione che le uscì dalla bocca: “Mia signora dice che lei è persona giusta per liberami di mio marito".
Fu così che le chiesi se aveva un documento di riconoscimento. La donna mi passò un passaporto filippino sul quale lessi le sue generalità. Non feci molto caso alla località di nascita. Annotai mentalmente i suoi due cognomi, ma la cosa non mi disturbò né mi sorprese poiché già avevo avuto a che fare con persone di origine filippina. La mia attenzione fu invece attratta dalla data di nascita 7 settembre 1960. Mi trovavo a discutere con una persona di quasi dieci anni più giovane di me. Invece, secondo i canoni della bellezza occidentale, quella donna non poteva avere meno di sessant’anni.
“ Signora Lee che cosa intende con più esattezza quando dice “ per liberarmi di mio marito?”.
“ Mi chiami pure signora Sintra. Sintra è il cognome di mia madre. Intendo dire che voglio il divorzio. Mia signora dice che lei anche è molto esperto e può aiutare me e vuole che io le porti i saluti di altro avvocato amico, un’amicizia che avete in comune”.
Dicendo così la donna mi passava un biglietto da visita. Finalmente cominciavo a capire come Suzy Lee avesse avuto il mio nominativo. E il nome di Rosalinda Britti, che leggevo stampato a chiare lettere, fu un viatico di non poco conto per consentirmi un maggiore agio nel condurre quella conversazione. Mi feci anche dire il nome della persona che Suzy definiva “mia padrona” e ne ravvisai la fisionomia: probabilmente si trattava di una parente prossima, moglie o sorella di qualche altro collega leguleio, anche se, in quel momento il collegamento mi sfuggiva. Annotai sull’agenda il suo indirizzo e riferimento telefonico, facendomi confermare che Susy Lee sarebbe stata rintracciabile a quel numero.
Poi aggiunsi:
“ Beh, il divorzio sì è qualcosa che ha a che fare con la mia professione di avvocato. Tuttavia lei non mi ha ancora offerto un motivo per provare meglio la sua volontà di dividersi da quest’uomo. Le faccio presente che il divorzio in Italia deve essere anticipato da un periodo di separazione e che se la separazione non è richiesta con il consenso di entrambi i coniugi, le cose si complicano e non di poco. Io devo valutare la serietà della causa che eventualmente potrei azionare per suo conto”.
“ Io, me, avvocato, non fretta. Io amicizia con il tempo. La vita per me con quest’uomo è impossibile. Questo so e questo basta”.
Ci stavamo avvicinando al nocciolo della questione ed io, paradossalmente, mi stavo rilassando, diventavo meno teso. La mia interlocutrice, invece, cominciava a ravvivarsi. Lo intuivo da quella strana luce che le trapassava lo sguardo e le dilatava le pupille.
“ Perché non continua e mi parla dei suoi problemi con suo marito. I giudici sono severi sulle motivazioni e taluno indaga anche oltre il necessario”.
“ Mio marito vuole obbligarmi a restare con lui, ad avere una vita sessuale. Io non voglio, non più.”
Dicendo così Suzy Lee scostò le mani, sino allora intrecciate e immobili nel suo grembo e le sollevò all’altezza dello scamiciato che indossava. Si sbottonò i primi due automatici sotto il colletto leggermente rialzato, alla moda orientale, voltò la testa di lato e con voce dura m’invitò a guardare:
“Guardi pure, guardi; questo è il segno che mi ha lasciato lui. “
Sentii che, con moto involontario, la mia schiena s’inarcava scostandosi dalla pelle della poltrona e cercai di assumere un atteggiamento professionale senza fare troppo trapelare la sorpresa che quella svolta imprevista della conversazione mi aveva procurato.
Quello che vidi mi lasciò abbastanza indifferente. Due, tre segni violacei sul collo. Mi sorpresi a pensare che si trattava di pratiche non sempre violente, spesso connesse a entusiasmi giovanili. Era vero però che l’espressione del volto di Suzy mi coinvolgeva con un’ambiguità che non sapevo misurare. Era qualcosa di stridente appunto con i suoi capelli bianchi, schiacciati sulla testa, con il pallore del suo volto così spudoratamente naturale, con la sua palese volontà di non agire la parte corporea, femminile e suadente del suo sé. C’era anche un rifiuto nel suo sguardo e agli angoli della sua bocca, un leggero tremolio all’altezza degli zigomi, che si trasmetteva nella sporgenza dei suoi globi oculari e che non sapevo se attribuire a rabbia o a disgusto.
Probabilmente, non sapendo come meglio padroneggiare la situazione, me ne uscii con una battuta stizzosa, non proprio felice.
“ L’importante è che lei sia consapevole che si è rivolta a un avvocato e non a uno psicanalista”.
Suzy Lee non rispose, mi guardò però fisso negli occhi senza imbarazzo e senza esitazione, come se avesse una meta da perseguire e non volesse farsi distrarre da particolari irrilevanti.
Le rivolsi allora alcune domande più tecniche, dirette a sincerarmi che il matrimonio fosse valido in Italia e che quindi fosse necessario agire legalmente per una separazione e in seguito per il divorzio. E ricevetti conferme circostanziate di questa necessità.
Poi fu Suzy Lee a chiedere a sua volta spiegazioni:
“ Ho un’idea ancora abbastanza confusa della sua situazione dal punto di vista legale e non potrebbe essere altrimenti, visto che ci conosciamo appena. Mi sembra di capire che la volontà di separarsi è solo da parte sua. La sua motivazione, che pure ha significato per lei, non so se e come possa tenere dal punto di vista legale. Neanche so misurarne la serietà. Per questo non posso dirle se accetterò o meno di assisterla in questa causa. Ho necessità di ulteriori informazioni e lei non può darmele. Non posso assisterla prima di essermi fatto un’opinione al riguardo della vita che lei fa accanto a quest’uomo. Le sue domande sulla questione economica sono premature, io mi devo ancora decidere e lei non è ancora una mia cliente”.
Suzy Lee tenne a precisare che non avrebbe potuto anticiparmi le spese di causa se non con la mensilità di dicembre quando avrebbe riscosso la tredicesima.
E aggiunse:
“Voglio che sappia questo perché piace me comportarmi come persona precisa e per me è importante conoscere in anticipo miei impegni. Mia signora dice che anche lei garantisce per queste spese”.
Anche se non lo esprimeva chiaramente, la questione finanziaria le procurava ansia. Probabilmente sospettava, a torto, che quella fosse la motivazione principale della mia esitazione.
Suzy Lee cominciava a piacermi. Non per questo però potevo dismettere la mia veste professionale. Tuttavia mi sentivo più sciolto nei movimenti e assumevo nelle posizioni e nell’impostazione della voce un tono meno formale.
Quando arrivò il momento di salutarci, mi ero spiegato bene con Suzy Lee sul fatto che lei ora non doveva preoccuparsi o fare alcunché, in quanto l’avrei ricercata io se e al momento in cui mi fossi deciso.
Tuttavia in cuor mio ero certo che se fosse stato necessario togliersi di torno quella donna, il compito non sarebbe stato per nulla facile.
L’accompagnai all’uscita e benché non le stringessi la mano, mi trattenni sulla porta senza frapporre una significativa distanza tra me e lei, con un fare formale, ma pur sempre gentile. Probabilmente la lasciai nella convinzione che ci saremmo rivisti a breve e che la mia risposta sarebbe stata positiva.
Nei giorni a venire, mi occupai, compatibilmente con gli impegni già assunti, del caso di Suzy Lee.

Chiaratosta 4 anni fa
Di seguito trovate la versione corretta
Chiaratosta 4 anni fa
La discussione è iniziata qui qui :http://www.anobii.com/forum_thread?topicId=3211986#new_thread


Ecco le correzioni apportate .
il seminario sulla rivoluzione sessuale (virgola) che avevo frequentato (durante) il primo anno di diritto (virgola) appena iscritto all’Università : corretta la puteggiatura
Nel primo periodo ripeti: primo - primo, diritto - diritto, universitario – Università: sostituito diritto con giurisprudenza , tolto “ Il mio primo voto” ora la frase è questa all’Università “e che mi aveva fatto guadagnare un bel ventotto tondo tondo,”
con poca fatica e punta applicazione: punta è un toscanismo. La prima volta che l'ho sentito non capivo! : sostituito punta con scarsa
alle quattordici in punto er(O) rincasato allo studio: rincasare non mi suona abbinato a uno studio:corretto era con ero sostituito rientrato a rincasato
a incanalare la voglia di ascolto della mia segretaria in un eloquio dal ritmo non troppo incalzante, come a me piace: poco chiaro: La frase ora è questa : “In qualche maniera ero riuscito a ritagliarmi il tempo per un sonnellino pomeridiano. Lucia avrebbe pazientato, accettando di farsi ascoltare più tardi. Raramente le cose da fare sono davvero urgenti.” Per non ripetere ritagliare/ritagliato e tempo ho anche cambiato la frase successiva così: Il mio giovane socio Alessandro mi aveva chiesto di discutere l’impostazione di una causa penale che a me interessava il giusto e che mi vedevo costretto a seguire per contenere l’ansia da prestazione del collega”. Va meglio ?
“E Lucia ci interruppe proprio nel bel mezzo di quella discussione” tolta la E iniziale
Era buona norma tuttavia, una norma che Lucia si era autonomamente data, e che funzionava benissimo, tenere tutto pronto, alla bisogna, sulla scrivania, adiacente alla sua: forse ci sono un po' troppe incidentali. Per ora ho lasciato così .
Beh (virgola) ecco avvocato avevo cercato di parlargliene (e: toglierei) anche ieri sera al telefono (virgola) ma lei ha lasciato correre… : ok corretto come suggerito
lasciare che mi deraglino il tempo a loro piacimento: deraglino? : lo so il termine non è esatto . L’immagine che voglio esprimere è quella dell’Avvocato saldo alla guida della locomotiva “tempo” – Egli non accetta che altri si sostituisca alla guida facendo scartare di binario il treno . Potrei sostituire deragliare con scombinare
“Certo, ma la signora non lo intende, si è messa in una poltrona, anche scomoda, ha tirato fuori un rosario e biascicato qualcosa, sostenendo che vuole essere ricevuta stasera stessa. Se crede di alzarsi può vederla anche lei.: Non mi convincono "non lo intende" e "Se crede di alzarsi".: corretto “ Certo, ma la signora non vuole intendere. Se crede può alzarsi e vederla anche lei ”.

Una donna orientale con il rosario? In filippina una parte della popolazione è cattolica, risentono molto dell’educazione britannica . L’immagine della donna orientale con rosario è tolta dalla realtà, un incontro fugace sul tram che mi porta al lavoro
raccogliere le idee per la causa Meloni (virgola) ok
l’uno di fronte all’altro corretto con l’una di fronte all’altro
immersi in una luce falsa (virgola) ok
me ne uscii con una battuta non proprio felice e stizzosa: rovescerei l'ordine degli aggettivi, altrimenti sembra che la negazione si riferisca anche a stizzosa: ok
Le rivolsi allora alcune domande più tecniche (virgola) ok
Anche se non lo esprimeva chiaramente (virgola) ok
le procurava ansia, (punto) ok
Quando arrivò il momento di salutarci (virgola)
agire alcunché,: dire "fare alcunché", non credo che agire possa reggere il complemento oggetto. ok
al momento (in cui) mi fossi deciso ok
togliersi di torno quella donna (virgola) ok

Chiaratosta 4 anni fa