Una storia romantica (novembre)

DISCUSSIONE | 3 Interventi | Creata da Chiaratosta |
Ultimo aggiornamento: 08 marzo 2015 | Iniziata: 08 dicembre 2014
Chiaratosta Chiaratosta ha scritto: Sono qui a interrogarmi su quale sia il contenuto recente di questo sfogo letterario. Tutto ha avuto inzio con la ricercad'ispirazione, quando a fine ottobre mi sono ripromessa di lanciare la parola del mese per il gruppo
de "Lo scrittorio". Mi balzavano in mente troppe idee e non sapevo decidermi. Finché, come si dice, la notte
ha portato consiglio. Mi sono ritrovata in sogno, catapultata tra le mura di quello studio in via del Moro, 28 a Firenze.
Mi sono rivista, giovane e inesperta come allora ero e mi sono domandata che cosa è rimasto oggi di quella ragazza.
Se in me ci fosse un nocciolo duro che in qualche modo ha resistito all'usura del tempo. La memoria, sollecitata, ha fatto il suo lavoro e ha rispolverato una conversazione nella quale appunto si parlò di romanticismo.
Con me impegnata a negare che la mia vita s' ispirasse alle gesta di un'eroina romantica. Negavo di essere tale, forse
fuorviata da poche letture e da uno loro intepretazione univoca. Mi venivano in mente personaggi un po'
convenzionali, come le istitutrici, ragazze di buona famiglia costrette a guadagnarsi il pane per le alterne sorti e
destinate a maritarsi con uomini che meglio potevano comparire accanto a loro in qualità di padri. Il primo pensiero andava a Jane Eyre, ma anche Jo March non sfuggiva a questa classificazione . Mi sembrava che il suo talento fosse
stato foriero di ben pochi risultati. Non le perdonavo di essersi lascisata scappare il bel Laurie e soprattutto non
perdonavo a queste donne il rapporto quasi reverenziale che le legava ai loro augusti consorti . L'idea di una
complicità che potesse superare l'ostacolo dello scarto generazionale allora non mi affascinava e ancora oggi mi lascia
freddina.
Non so dire se avessi una percezione corretta delle problematiche che mi avevano portato a frequentare quello
studio, lo studio di uno psicanalista So per certo che della vita temevo a quei tempi la piattezza e la noia. Solo più
tardi avvrei appreso a mie spese che la vita è una lotta continua contro le avversità che solo talvolta ti forgiano lo
spirito e più spesso, anche, ti piegano alla forza del caso.
Non voglio parlare della donna che sono oggi, preferisco tornare a quella ragazza, ai suoi sogni chiusi
nel cassetto. Come quell'autobiografia, abbozzata e rimasta incompiuta di cui ricordo solo il titolo,
"Via del Melarancio". Niente di così orientaleggiante poteva stare scritto in quelle pagine, state tranquilli.
Il titolo conteneva una promessa che non poteva essere onorata. Solo il senso di una mistura agro dolce
probabilmente si adattava alla mia vita di allora e forse anche a quella di oggi.
Con la differenza che ora mi vedo dietro il banco della cucina impegnata a preparare i miei piatti e con indulgenza
penso e sorrido a tutte le mie ciambelle, anche a quelle che non riescono col buco. Metre allora mi piaceva volgere le cose sul tragico.
Ecco, era questa tragicità di cui mi compiacevo e mi esaltavo che mi avvicnava e non poco all'ideale romantico,
anche se allora rifuggivo da questo parallelo come la peste.
Il passaggio di molte lune fu sacrificato prima che assumessi consapevolezza di quanto il romanticismo avesse
indirizzato anche le mie scelte sentimentali. Non solo per il tempo impiegato alla ricerca del principe azzurro, ma per come io stessa mi sognavo, divisa tra Scilla e Cariddi. Quando angelo del focolare, sentinella sempre inquieta della pace domestica. Quando affetta dalla sindrome
della crocerossina, inpegnata a salvare qualche malcapitato rampollo dalle sue avventure , forse dal suo stesso io così pervicacemente ribelle.
Qualche volta mi volgo indietro e, nonostante tutto, non so rifuggire da un po' di rimpianto. Il romanticismo sì ha fatto parte di me, come siaddice all personalità "orali" che amano gli eccessi e gli scenari iconoclasti e poco hanno a che fare con il senso della misura, la razionalità e gli equlibri neoclassici
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Nonostante i corsi di scrittura creativa ci diffidino prudentemente dallo scrivere di ricordi e di noi stessi...chi ama scrivere, lo fa. Forse non vince un concorso letterario e forse si becca una ramanzina, ma è difficile rinunciare. I ricordi hanno tutti un'aura magica che ci avvolge e ci consola, anche quando sono tristi. Il più delle volte lo sono; chissà perché, quelli belli hanno meno peso sulla vita. Ci forma più il dolore o la mancanza, le illusioni e le disillusioni...e ci aiutano, poi, a tracciare una mappa sufficientemente utile a orientarci nell'esistenza reale, sempre così difforme dall'idea che ce ne facemmo in gioventù. I ricordi del primo passato, di inesauribile bellezza, per i giovani di ieri come quelli di oggi (talequale) ci mantengono eterni in quei sogni e in quelle illusioni; ci caratterizzano più di quello che abbiamo, poi, realizzato. Credo perché, con rispettabile sacrificio e dignitosissima giustezza, noi realizziamo il "neutrale"...l' "uguale" per tutti, e ringraziamo il cielo se ci riusciamo. Quello che ci distingue è proprio la scorza di quello che abbiamo desiderato quando non avevamo altro esercizio dal desiderare. Il "netto" da tutto, il peso senza la tara del dover essere. E un tale patrimonio di preziosità, di unicità, ha molto il diritto di essere raccontato.
Il romanticismo di cui racconti, timido e vergognoso, che s'aveva il coraggio solo di ...spiare ai personaggi della letteratura, ha un senso dolce che si effonde anche su chi legge...
Mariella 2 anni fa
E sì, tra Leopardi e Foscolo in fondo si dibatteva la nostra giovinezza. E devo dire, in fondo, che l'ideale romantico contiene in sè tutto il fulgore e le fregature tipiche dell'adolescenza. Capisco, forse, tra le righe, il tuo pensiero, che in fondo è il mio come mie sono le esperienze da crocerossina dal cappellino con su la scritta: " io ti salverò". Troppi film in bianco e nero ed una educazione cattolico-repressiva hanno giocato la loro parte. Non tutte e tutti sono cresciuti così, c'è chi si è fatto furbo prima, chi fesso non lo è stato mai. Io mi ritrovo , tuttora, a vivere la vita come allora, con un indomito ideale romantico. Stanca, ma non afflitta. Non so se ancora oggi i ragazzi siano così. Ma mentre scrivo mi accorgo di essere di una generazione antica. E vabbè, è andata così.
Hai scritto forse di fretta con diverse sgrammaticature: piccole cose, per chi è cresciuto a pane, sogni e ideali.
Marytarta 2 anni fa
Sono qui a interrogarmi su quale sia il contenuto recente di questo sfogo letterario. Tutto ha avuto inzio con la ricercad'ispirazione, quando a fine ottobre mi sono ripromessa di lanciare la parola del mese per il gruppo
de "Lo scrittorio". Mi balzavano in mente troppe idee e non sapevo decidermi. Finché, come si dice, la notte
ha portato consiglio. Mi sono ritrovata in sogno, catapultata tra le mura di quello studio in via del Moro, 28 a Firenze.
Mi sono rivista, giovane e inesperta come allora ero e mi sono domandata che cosa è rimasto oggi di quella ragazza.
Se in me ci fosse un nocciolo duro che in qualche modo ha resistito all'usura del tempo. La memoria, sollecitata, ha fatto il suo lavoro e ha rispolverato una conversazione nella quale appunto si parlò di romanticismo.
Con me impegnata a negare che la mia vita s' ispirasse alle gesta di un'eroina romantica. Negavo di essere tale, forse
fuorviata da poche letture e da uno loro intepretazione univoca. Mi venivano in mente personaggi un po'
convenzionali, come le istitutrici, ragazze di buona famiglia costrette a guadagnarsi il pane per le alterne sorti e
destinate a maritarsi con uomini che meglio potevano comparire accanto a loro in qualità di padri. Il primo pensiero andava a Jane Eyre, ma anche Jo March non sfuggiva a questa classificazione . Mi sembrava che il suo talento fosse
stato foriero di ben pochi risultati. Non le perdonavo di essersi lascisata scappare il bel Laurie e soprattutto non
perdonavo a queste donne il rapporto quasi reverenziale che le legava ai loro augusti consorti . L'idea di una
complicità che potesse superare l'ostacolo dello scarto generazionale allora non mi affascinava e ancora oggi mi lascia
freddina.
Non so dire se avessi una percezione corretta delle problematiche che mi avevano portato a frequentare quello
studio, lo studio di uno psicanalista So per certo che della vita temevo a quei tempi la piattezza e la noia. Solo più
tardi avvrei appreso a mie spese che la vita è una lotta continua contro le avversità che solo talvolta ti forgiano lo
spirito e più spesso, anche, ti piegano alla forza del caso.
Non voglio parlare della donna che sono oggi, preferisco tornare a quella ragazza, ai suoi sogni chiusi
nel cassetto. Come quell'autobiografia, abbozzata e rimasta incompiuta di cui ricordo solo il titolo,
"Via del Melarancio". Niente di così orientaleggiante poteva stare scritto in quelle pagine, state tranquilli.
Il titolo conteneva una promessa che non poteva essere onorata. Solo il senso di una mistura agro dolce
probabilmente si adattava alla mia vita di allora e forse anche a quella di oggi.
Con la differenza che ora mi vedo dietro il banco della cucina impegnata a preparare i miei piatti e con indulgenza
penso e sorrido a tutte le mie ciambelle, anche a quelle che non riescono col buco. Metre allora mi piaceva volgere le cose sul tragico.
Ecco, era questa tragicità di cui mi compiacevo e mi esaltavo che mi avvicnava e non poco all'ideale romantico,
anche se allora rifuggivo da questo parallelo come la peste.
Il passaggio di molte lune fu sacrificato prima che assumessi consapevolezza di quanto il romanticismo avesse
indirizzato anche le mie scelte sentimentali. Non solo per il tempo impiegato alla ricerca del principe azzurro, ma per come io stessa mi sognavo, divisa tra Scilla e Cariddi. Quando angelo del focolare, sentinella sempre inquieta della pace domestica. Quando affetta dalla sindrome
della crocerossina, inpegnata a salvare qualche malcapitato rampollo dalle sue avventure , forse dal suo stesso io così pervicacemente ribelle.
Qualche volta mi volgo indietro e, nonostante tutto, non so rifuggire da un po' di rimpianto. Il romanticismo sì ha fatto parte di me, come siaddice all personalità "orali" che amano gli eccessi e gli scenari iconoclasti e poco hanno a che fare con il senso della misura, la razionalità e gli equlibri neoclassici
Chiaratosta 2 anni fa