Diario Zen -Tai Chi 4 dummies (febbraio/silenzio)

DISCUSSIONE | 4 Interventi | Creata da Marytarta |
Ultimo aggiornamento: 22 febbraio 2015 | Iniziata: 19 febbraio 2015
Marytarta Marytarta ha scritto: Premessa d'obbligo: quel poco che scrivo, è dedicato quasi esclusivamente a riflessioni legate alla disciplina che sto praticando. Ok: che palle, direte voi. Altro non avrei da dire, però mi piace immaginare di poter condividere con chi mi ha fatto tanta compagnia questa mio piccolo piacere. Ho scelto come parola del mese il "silenzio", perché di silenzio son fatte le lezioni, di silenzio vive questo luogo, nel silenzio si snodano i pensieri. Avevo già pubblicato un primo momento di questo diario, qualche mese fa: queste sono altre riflessioni sulla stessa scia, chiedo venia. Baci.

Novembre: Meditazione in Movimento

E’ un predatore, un segugio, un animale da caccia che si para di fronte alla preda con movimenti sinuosi e calmi.
Come gatto col topo, esegue le forme con fare incurante, ogni gesto è netto, essenziale, nessun movimento in eccesso o in difetto, ma se incontri il suo sguardo, è quello di un killer che aspetta ed è pronto a scattare. Ed i gesti sinuosi di colpo diventano elastici e rapidi come artigli sguainati.
Ma non è ancora il tempo.
Si ferma, sereno, serafico, inizia la lunga tenuta di ogni singola posizione.
L’immobilità genera radicamento. Ed è quando si inizia a raccogliere l’invito spontaneo della gravità terreste che qualcosa, dentro, si muove, si stira, modella.
In questa fase il tempo non c’è, non ha definizione, non ha misura.
In un poi imprecisato riprende quindi a comporre le forme, ancora più lento, ancora più morbido, e il silenzio si riempie dei nostri pensieri che seguono i passi come onde danzanti, niente suoni eppure sento distintamente l’eco di un “oooohhh” accompagnare il fruscio dei corpi in unisono movimento. Miraggi uditivi o percezione più raffinata.
Ho già accolto la sfida dei cento giorni: praticare gli esercizi ogni giorno per cento giorni, se si salta si ricomicia da capo.
Quello sguardo, alla fine, sarà anche il mio.

Dicembre: Carezzare la Coda del Passero

Il lunedì mattina è bello perché penso che la sera andrò alla lezione di Tai Chi. Il lunedì sera è pesante perché inizio la lezione di Tai Chi …salute! (battuta che mi hanno fatto)
Entrare in una stanza con il motore a mille e rallentare di colpo fino a raggiungere e tenere l’immobilità totale può provocare infatti, come conseguenza: sudorazione calda; sudorazione fredda; prurito al naso; occhi che si muovono in cerca di un disperato appiglio; occhi che non trovano un appiglio perchè di fronte hanno una parete bianca; noia; domande inesplorate del tipo: perchè non mi sono iscritta ad un corso di zumba; alla parola “zumba”, trovare di nuovo il senso del qui e ora.
Intanto i muscoli hanno iniziato a fare il lavoro loro, si tendono, il corpo trova un assestamento, la testa si è svuotata piano, non più formicolio, lo Yi incontra il Tai Chi ovvero l’intenzione muove il Chi, l’energia interna, che a sua volta muove il corpo.
Nella ripetizione del movimento, ogni volta apprendere nuovi significati. Ogni atto, nel suo apparente atteggiamento ascetico ed etereo, ha una profonda valenza marziale: il modulo sviluppato dal singolo acquista un potere inimmaginabile se a compierlo è il maestro che fronteggia un avversario.
Adesso la concentrazione è forte, la consapevolezza nel produrre l’azione sembra ben tarata, ma è pura illusione: basta una piccola definizione, anche carezzevole e delicata come solo i termini orientali sanno essere, a far tornare in me la bieca natura sarcastico-italiota : “Questo movimento è chiamato: carezzare la coda del passero”, e tutta la mia algida struttura si scardina in una risata irrefrenabile.

Gennaio: Il Tai e l'arte di correre

L’allenamento Tai Chi è, per quanto possa sinora capire, un percorso i cui capisaldi si basano su Attitudine e Radicamento, la capacità di acquisire forza spostare le tensioni verso il basso, separando la testa dal corpo. In questo incessante lavoro di raffinamento, le giunture vengono allenate ad essere autonome nelle loro articolazioni: una gamba non viene sollevata dallo sforzo degli addominali, ma dal puro spostamento a ritroso dell’anca. Il braccio non si solleva in alto, è la spalla che scende verso il basso. Si impara così ad esercitare forza non con la contrazione ma con il rilascio completo della muscolatura verso il terreno: ad ogni stimolo, rispondere calando verso il baricentro, una discesa che ogni volta sembra all’ultimo stadio e invece c’è sempre modo di rilasciare ancora, mentre la struttura si fa più solida. E’ qualcosa di molto difficile da descrivere, ha la stessa valenza di tutte le spiegazioni che vanno contro le convinzioni imposte dal fatto che “si è sempre fatto così”, forse la stessa forza e resistenza che inizialmente hanno avuto, ad esempio, gli approcci omeopatici contro quelli allopatici.
In fondo, però, non c’è niente da spiegare: basta seguire passo dopo passo, mese dopo mese, le lezioni e gli insegnamenti, le piccole correzioni, sino a svegliarsi con lo stesso stupore che deve aver provato Pinocchio la prima volta che si è trovato in carne ed ossa, e ha iniziato a correre. E come lui, scoprire che le gambe si muovono da sole, non più legnose e attaccate al tronco, ma ognuna sciolta e l’una a rincorrere l’altra e dare un nuovo significato ai movimenti di sempre, e provare nuova meraviglia: perchè la corsa è in fondo, il momento in cui l’uomo bambino, o il bambino uomo, si lancia verso la libertà, in autonomia spensierata, il momento in cui può osare e gioire, o in cui può anche, di necessità, fuggire. Sempre buone gambe occorrono, ma soprattutto: cervello e cuore.

Febbraio: Il Tai e l'armonia dell'ascolto

La musica non arriva mai a caso.
Rinchiusa nell’abitacolo, ora di punta mattutina di un giorno qualsiasi dell’ultimo inverno, ascolto gli Opeth. In genere lascio fluire i brani, cullandomi in ciascuno, eppure questa mattina mi spingo ad un tipo di ascolto più attento e profondo, fatto di parti che assemblano il tutto: in primis, farsi guidare dal basso e dalla batteria, da-dada-da, tunf-tà,tunf,tà, poi le chitarre, i flauti, tastiere e via via le diverse strumentazioni ad aggiungersi nella potente sinfonia progressive (metal) rock. L’orchestrazione prende corpo dall’ascolto simultaneo e parallelo di ciascun rivolo strumentale, non più disperso in un un suono magmatico e fluido ma enfatizzato da una sorta di tridimensionalità dell’armonia d’insieme. La musica così ascoltata “prende corpo”, acquista una solida e potente forza d’urto per l’udito. È stata questa la chiave che mi ha aiutato tanti anni fa ad “entrare” nella musica Jazz, ma è solo adesso che mi accorgo di stare in fondo applicando i principi del Tai Chi: separare le parti dal tutto, acquisire il controllo tramite l’ascolto, dominare l’insieme con l’attenzione ad ogni singolo, minimo, particolare.
Pacata armonia che incanala emozioni, le tramuta in energia senza inutili dispersioni, generando benessere.

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Grazie Mariella, "pasionaria" anche quando vorrebbe fare finta di non esserlo affatto...e grazie Marselus, la cui citazione ha contribuito a rendere non solo questo scritto, ma anche la mia pratica, un pochino meno seriosa e autoreferenziale... ;)
Marytarta 2 anni fa
Tai Chi.....salute! E' mia.
Mary- Bruce Lee- Tarta.
Suona bene.
Marselus 2 anni fa
Ecco un magnifico caso di silenzio che slatentizza le parole. L'assenza di rumore che crea suoni...i suoni delle parole le quali, seppur scritte, sono sempre un suono: che risuonino in un cervello in pausa da frastuono o nella metrica di un dialogo a voce.
Perché io m'immagino anche che qualcuno me la racconti quest'esperienza: non è cosa che lasci indifferenti, genera certamente la voglia di raccontare, di contagiare, di effondere entusiasmo o più misurata soddisfazione.
Ci sei riuscita bene, Maria, a scrivere di Zen -Tai Chi, sei stata bravissima e impeccabile. Non una frase stonata, non una descrizione roboante...si vede che ti dà tanta pace e che riempie vuoti. Non intendo certamente che nella tua vita ce ne siano, io sono sicura che ce ne sono nella vita di chiunque...che sia, cioé, fatale e ineliminabile che ce ne siano. I vuoti si radicano nei pieni delle vite di tutti, affollate di cose e di fare.....e di sistemare e di programmare. E di prendersi cura e di tener presente.... di tener conto, di non poter prescindere, di non poter far a meno di.
E' questa ineliminabile realtà (di chi non sceglie l'eremitaggio) che ci condanna spesso a non riuscire più a usare le parole per esprimere l'inesprimibile... accantonato sotto a tutto.
Il guardiano più severo di questo port-one, attraverso le quali le parole non escono, è il Senso di colpa, insieme alla sorella Paura di inadeguatezza. Raggiunti, talvolta, dal cugino Timore del ridicolo il quale spesso si accompagna alla parente stretta Prudenza, figlia di Saggezza e nipote di Paura di apparire patetici.
Nei silenzi di una pratica come quella che ...pratichi, riusciamo a ritrovare il senso di un sé individuale che si sgancia da tutta questa parentela amatissima e funesta.
Come brochure a tale corso che stai frequentando, metterei il tuo limpidissimo scritto, ricordando- sussurrandotelo- quanto sei brava a sciorinar parole, specie se sei in movimento: quando corri, quando ritorni a casa dal lavoro nella tua macchinetta solitaria in cui i pensieri ti ballano appresso.
Se poi ti vuoi "radicare nell'immobilità", fai pure Mary: ti riesce bene lo stesso...tanto poi, riprendi a correre e corrono le parole che t'inseguono. Lasciati acchiappare e pubblica!
Mariella 2 anni fa
Premessa d'obbligo: quel poco che scrivo, è dedicato quasi esclusivamente a riflessioni legate alla disciplina che sto praticando. Ok: che palle, direte voi. Altro non avrei da dire, però mi piace immaginare di poter condividere con chi mi ha fatto tanta compagnia questa mio piccolo piacere. Ho scelto come parola del mese il "silenzio", perché di silenzio son fatte le lezioni, di silenzio vive questo luogo, nel silenzio si snodano i pensieri. Avevo già pubblicato un primo momento di questo diario, qualche mese fa: queste sono altre riflessioni sulla stessa scia, chiedo venia. Baci.

Novembre: Meditazione in Movimento

E’ un predatore, un segugio, un animale da caccia che si para di fronte alla preda con movimenti sinuosi e calmi.
Come gatto col topo, esegue le forme con fare incurante, ogni gesto è netto, essenziale, nessun movimento in eccesso o in difetto, ma se incontri il suo sguardo, è quello di un killer che aspetta ed è pronto a scattare. Ed i gesti sinuosi di colpo diventano elastici e rapidi come artigli sguainati.
Ma non è ancora il tempo.
Si ferma, sereno, serafico, inizia la lunga tenuta di ogni singola posizione.
L’immobilità genera radicamento. Ed è quando si inizia a raccogliere l’invito spontaneo della gravità terreste che qualcosa, dentro, si muove, si stira, modella.
In questa fase il tempo non c’è, non ha definizione, non ha misura.
In un poi imprecisato riprende quindi a comporre le forme, ancora più lento, ancora più morbido, e il silenzio si riempie dei nostri pensieri che seguono i passi come onde danzanti, niente suoni eppure sento distintamente l’eco di un “oooohhh” accompagnare il fruscio dei corpi in unisono movimento. Miraggi uditivi o percezione più raffinata.
Ho già accolto la sfida dei cento giorni: praticare gli esercizi ogni giorno per cento giorni, se si salta si ricomicia da capo.
Quello sguardo, alla fine, sarà anche il mio.

Dicembre: Carezzare la Coda del Passero

Il lunedì mattina è bello perché penso che la sera andrò alla lezione di Tai Chi. Il lunedì sera è pesante perché inizio la lezione di Tai Chi …salute! (battuta che mi hanno fatto)
Entrare in una stanza con il motore a mille e rallentare di colpo fino a raggiungere e tenere l’immobilità totale può provocare infatti, come conseguenza: sudorazione calda; sudorazione fredda; prurito al naso; occhi che si muovono in cerca di un disperato appiglio; occhi che non trovano un appiglio perchè di fronte hanno una parete bianca; noia; domande inesplorate del tipo: perchè non mi sono iscritta ad un corso di zumba; alla parola “zumba”, trovare di nuovo il senso del qui e ora.
Intanto i muscoli hanno iniziato a fare il lavoro loro, si tendono, il corpo trova un assestamento, la testa si è svuotata piano, non più formicolio, lo Yi incontra il Tai Chi ovvero l’intenzione muove il Chi, l’energia interna, che a sua volta muove il corpo.
Nella ripetizione del movimento, ogni volta apprendere nuovi significati. Ogni atto, nel suo apparente atteggiamento ascetico ed etereo, ha una profonda valenza marziale: il modulo sviluppato dal singolo acquista un potere inimmaginabile se a compierlo è il maestro che fronteggia un avversario.
Adesso la concentrazione è forte, la consapevolezza nel produrre l’azione sembra ben tarata, ma è pura illusione: basta una piccola definizione, anche carezzevole e delicata come solo i termini orientali sanno essere, a far tornare in me la bieca natura sarcastico-italiota : “Questo movimento è chiamato: carezzare la coda del passero”, e tutta la mia algida struttura si scardina in una risata irrefrenabile.

Gennaio: Il Tai e l'arte di correre

L’allenamento Tai Chi è, per quanto possa sinora capire, un percorso i cui capisaldi si basano su Attitudine e Radicamento, la capacità di acquisire forza spostare le tensioni verso il basso, separando la testa dal corpo. In questo incessante lavoro di raffinamento, le giunture vengono allenate ad essere autonome nelle loro articolazioni: una gamba non viene sollevata dallo sforzo degli addominali, ma dal puro spostamento a ritroso dell’anca. Il braccio non si solleva in alto, è la spalla che scende verso il basso. Si impara così ad esercitare forza non con la contrazione ma con il rilascio completo della muscolatura verso il terreno: ad ogni stimolo, rispondere calando verso il baricentro, una discesa che ogni volta sembra all’ultimo stadio e invece c’è sempre modo di rilasciare ancora, mentre la struttura si fa più solida. E’ qualcosa di molto difficile da descrivere, ha la stessa valenza di tutte le spiegazioni che vanno contro le convinzioni imposte dal fatto che “si è sempre fatto così”, forse la stessa forza e resistenza che inizialmente hanno avuto, ad esempio, gli approcci omeopatici contro quelli allopatici.
In fondo, però, non c’è niente da spiegare: basta seguire passo dopo passo, mese dopo mese, le lezioni e gli insegnamenti, le piccole correzioni, sino a svegliarsi con lo stesso stupore che deve aver provato Pinocchio la prima volta che si è trovato in carne ed ossa, e ha iniziato a correre. E come lui, scoprire che le gambe si muovono da sole, non più legnose e attaccate al tronco, ma ognuna sciolta e l’una a rincorrere l’altra e dare un nuovo significato ai movimenti di sempre, e provare nuova meraviglia: perchè la corsa è in fondo, il momento in cui l’uomo bambino, o il bambino uomo, si lancia verso la libertà, in autonomia spensierata, il momento in cui può osare e gioire, o in cui può anche, di necessità, fuggire. Sempre buone gambe occorrono, ma soprattutto: cervello e cuore.

Febbraio: Il Tai e l'armonia dell'ascolto

La musica non arriva mai a caso.
Rinchiusa nell’abitacolo, ora di punta mattutina di un giorno qualsiasi dell’ultimo inverno, ascolto gli Opeth. In genere lascio fluire i brani, cullandomi in ciascuno, eppure questa mattina mi spingo ad un tipo di ascolto più attento e profondo, fatto di parti che assemblano il tutto: in primis, farsi guidare dal basso e dalla batteria, da-dada-da, tunf-tà,tunf,tà, poi le chitarre, i flauti, tastiere e via via le diverse strumentazioni ad aggiungersi nella potente sinfonia progressive (metal) rock. L’orchestrazione prende corpo dall’ascolto simultaneo e parallelo di ciascun rivolo strumentale, non più disperso in un un suono magmatico e fluido ma enfatizzato da una sorta di tridimensionalità dell’armonia d’insieme. La musica così ascoltata “prende corpo”, acquista una solida e potente forza d’urto per l’udito. È stata questa la chiave che mi ha aiutato tanti anni fa ad “entrare” nella musica Jazz, ma è solo adesso che mi accorgo di stare in fondo applicando i principi del Tai Chi: separare le parti dal tutto, acquisire il controllo tramite l’ascolto, dominare l’insieme con l’attenzione ad ogni singolo, minimo, particolare.
Pacata armonia che incanala emozioni, le tramuta in energia senza inutili dispersioni, generando benessere.

Marytarta 2 anni fa