Amarcord - marzo (buio)

DISCUSSIONE | 6 Interventi | Creata da Marytarta |
Ultimo aggiornamento: 26 aprile 2015 | Iniziata: 16 marzo 2015
Marytarta Marytarta ha scritto: Io sono quella del bacio della buonanotte. Mi reclamano da sotto le coperte, coi loro riti ben precisi, piccole storie, piccoli giochi e filastrocche. Esco da una porta, entro in un'altra, luci soffuse, nasi che emergono dalle lenzuola a filo sugli zigomi. La stanza domestica riflette altre stanze, altri riti, altre voci di un mondo antico. Il quadro di una Madonna che si staglia tra nuvole e un cielo blu cobalto sopra un letto a due piazze, nipoti scalmanati che saltano dai lettini al lettone, la nonna che esorta: "a letto a letto bimbi della mamma, chi non va a letto dorme nella stalla!". Oppure dondolando a cavalcioni sulle sue gambe: "saccia, buraccia, gattino della mamma, la mamma va al mulino, per fare un po' di vino:coll'olio, col sale, con la pipì del cane...buttalainmareinmare!!!" E venire rovesciati a testa in giù, tenuti solo dalla stretta della braccia, risate cristalline, dentini all'aria. Poi una volta a nanna, aspettare nel buio le storie di paura, quelle con l'Uomo Nero che porta via i bambini, una figura barbuta con lungo mantello scuro che chissà perché si confonde nei ricordi tra il due di bastoni e il re di denari, la mente a volte scava in un pozzo profondo e spariglia immagini sfidando il senso.
I figli sono il legame con il bambino che era in noi, con il mondo di quelli che oggi non ci sono più, che ci hanno cresciuto, a loro modo amato, insegnato, tramandato altre storie, altri vissuti.
Ogni sera, ma in alcune più che in altre, dopo aver salutato e messo a nanna i miei figli, risento quelle voci, rivedo quella povera donna e il suo piede avvolto dalla calza di nylon color carne, stesa sul lettone e semiddormentata, raccontarci a fatica quelle storie nelle serata di giugno, fuori le cicale a frinire, i lampioni accesi a illuminare il frenetico sfrigolio di mosche e falene. E i pomeriggi tra i campi di grano e i papaveri "alti alti alti mentre tu sei piccolina", i piselli da sbucciare, i fagioli da sgranare, i letti che bisognava rincalzare "ammodino", il bagno dalle mattonelle color Pasta del Capitano, lo zampillio del bidet che era una cosa mai vista altrove, l'odore di varichina unito a quello della brillantina Linetti, il suono della sirena della Piaggio ad annunciare che era pronto, la spuma con la cecina, le indigestioni di ciliegie, il verderame da spruzzare sugli alberi di pere, i pomodori da raccogliere, il dondolo, l'uovo di legno per cucire i calzini, la poltrona beige con i merletti fatti all'uncinetto, i centrini fatti insieme, i punti a croce, il dritto e rovescio a maglia, tutto quel poco che so me lo ha insegnate lei. Di quelle calde e solitarie giornate di inizio estate, di enorme noia e solitudine ma anche di immensa libertà, riemerge l'eco quando ripeto riti simili e antiche usanze, con un ruolo diverso, quello che prima era dei "grandi". Ed io di quella donna, di quel mondo, non mi sono curata. Non l'ho seguita nella malattia, ne ho trascurato il funerale come si disattende l'appuntamento con dentista: il lavoro, i figli molto piccoli...
Ma alcuni appuntamenti non possono essere rimandati. Persi una volta: persi, per sempre. Per trascuratezza, per sciatteria, per incapacità di affrontare la vita nel suo divenire
Rimangono le fiabe, rimangono i ricordi che sono ancora tutti qui. Rimane quello cui non si può più porre rimedio.
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La nostalgia...è l'amore che resta. Brava mary, non potevi piacermi di più. O forse sì... Mi piaci anche di più quando CORRI. Anche più dei ricordi
Mariella 2 anni fa
ciao, letto solo oggi, il tuo racconto mi è piaciuto moltissimo. emozionante perchè intimo nei gesti, nei suoni, negli odori e nelle parole. complimenti.
pilù 2 anni fa
Grazie, sono veramente contenta, bentrovati :)
Valeria, è vero, è un lungo elenco, ma il suo srotolarsi è quanto di più simile all'affastellarsi dei ricordi che io sappia dare. Come lo scorrere di un dagherrotipo, una cascata di immagini che rapidamente ti schiaffeggiano. Cioè questo è per me. Se poi diventa un lungo elenco, qualcosa evidentemente non funziona, nella narrazione. A iniziare dalle virgole :) Comunque l'importante era riuscire a trasmettere qualcosa e magari suscitare, non so, una qualche analoga agitazione. Roba di due minuti: tanto basta. Grazie ancora del feedback a entrambi!
Marytarta 2 anni fa
bello, marytarta, molto bello. pieno di sensazioni.
ad un tratto finisci per fare un lungo elenco e il fascino delle suggestioni evocate si smorza un po', ma a parte questo mi è piaciuto.
forse, qualche virgola mancata.
:))
valeria 2 anni fa
Bello. Bello. Bello.
Si è genitori in una stanza e di colpo, appena usciti, nipoti.
Tornano i profumi che non ci sono più, i sentimenti di allora, i suoni...il tutto semplicemente passando da una stanza all'altra, dopo un bacio della buonanotte. Forse era così anche per quei nonni, forse anche loro baciando noi diventavano bambini, e così via, indietro nel tempo, mentre il tempo va avanti. E ai nostri nipoti, fra molti anni, torneremo in mente noi. In queste righe ci sono tutte queste cose, e molte altre.
Marselus 2 anni fa
Io sono quella del bacio della buonanotte. Mi reclamano da sotto le coperte, coi loro riti ben precisi, piccole storie, piccoli giochi e filastrocche. Esco da una porta, entro in un'altra, luci soffuse, nasi che emergono dalle lenzuola a filo sugli zigomi. La stanza domestica riflette altre stanze, altri riti, altre voci di un mondo antico. Il quadro di una Madonna che si staglia tra nuvole e un cielo blu cobalto sopra un letto a due piazze, nipoti scalmanati che saltano dai lettini al lettone, la nonna che esorta: "a letto a letto bimbi della mamma, chi non va a letto dorme nella stalla!". Oppure dondolando a cavalcioni sulle sue gambe: "saccia, buraccia, gattino della mamma, la mamma va al mulino, per fare un po' di vino:coll'olio, col sale, con la pipì del cane...buttalainmareinmare!!!" E venire rovesciati a testa in giù, tenuti solo dalla stretta della braccia, risate cristalline, dentini all'aria. Poi una volta a nanna, aspettare nel buio le storie di paura, quelle con l'Uomo Nero che porta via i bambini, una figura barbuta con lungo mantello scuro che chissà perché si confonde nei ricordi tra il due di bastoni e il re di denari, la mente a volte scava in un pozzo profondo e spariglia immagini sfidando il senso.
I figli sono il legame con il bambino che era in noi, con il mondo di quelli che oggi non ci sono più, che ci hanno cresciuto, a loro modo amato, insegnato, tramandato altre storie, altri vissuti.
Ogni sera, ma in alcune più che in altre, dopo aver salutato e messo a nanna i miei figli, risento quelle voci, rivedo quella povera donna e il suo piede avvolto dalla calza di nylon color carne, stesa sul lettone e semiddormentata, raccontarci a fatica quelle storie nelle serata di giugno, fuori le cicale a frinire, i lampioni accesi a illuminare il frenetico sfrigolio di mosche e falene. E i pomeriggi tra i campi di grano e i papaveri "alti alti alti mentre tu sei piccolina", i piselli da sbucciare, i fagioli da sgranare, i letti che bisognava rincalzare "ammodino", il bagno dalle mattonelle color Pasta del Capitano, lo zampillio del bidet che era una cosa mai vista altrove, l'odore di varichina unito a quello della brillantina Linetti, il suono della sirena della Piaggio ad annunciare che era pronto, la spuma con la cecina, le indigestioni di ciliegie, il verderame da spruzzare sugli alberi di pere, i pomodori da raccogliere, il dondolo, l'uovo di legno per cucire i calzini, la poltrona beige con i merletti fatti all'uncinetto, i centrini fatti insieme, i punti a croce, il dritto e rovescio a maglia, tutto quel poco che so me lo ha insegnate lei. Di quelle calde e solitarie giornate di inizio estate, di enorme noia e solitudine ma anche di immensa libertà, riemerge l'eco quando ripeto riti simili e antiche usanze, con un ruolo diverso, quello che prima era dei "grandi". Ed io di quella donna, di quel mondo, non mi sono curata. Non l'ho seguita nella malattia, ne ho trascurato il funerale come si disattende l'appuntamento con dentista: il lavoro, i figli molto piccoli...
Ma alcuni appuntamenti non possono essere rimandati. Persi una volta: persi, per sempre. Per trascuratezza, per sciatteria, per incapacità di affrontare la vita nel suo divenire
Rimangono le fiabe, rimangono i ricordi che sono ancora tutti qui. Rimane quello cui non si può più porre rimedio.
Marytarta 2 anni fa