Non passava giorno - Web editing

DISCUSSIONE | 94 Interventi | Creata da Newwhitebear |
Ultimo aggiornamento: 14 settembre 2016 | Iniziata: 28 gennaio 2016
Newwhitebear Newwhitebear ha scritto: Buon giorno a tutti. Vi sottopongo il primo capitolo di questa mia fatica al vostro occhio critico. Riprendiamo le vecchie abitudini di leggere e criticare aspramente quello che vi propongo.
Con una regolarità di una o due volte alla settimana inserirò un capitolo del romanzo, che potete scaricare anche da Box.com
con questo link
http://app.box.com/s/ms14tpugdc038tmpbdje6lkzn3rfcdub

Ecco il primo capitolo
Non passava giorno che lo scoiattolo se ne andasse in giro allegro e spensierato per il bosco con la sua grande coda imponente, della quale era molto orgoglioso. Era un tipetto strano e pieno di risorse ma totalmente imprevedibile. Al mattino capitava sovente di lasciarsi cadere sul morbido muschio ai piedi dell’abete preferito, rimbalzando per la gioia con una grande capriola. Se era ispirato dalla natura, volava dalla punta di un ramo per finire nel torrente, che scorreva allegro nel bosco. Qualche volta non cadeva nell'acqua ma sul dorso di una libellula, che passava casualmente di lì e che lo traghettava sull’altra riva. Quando incontrava una strada, prendeva sempre la prima, che vedeva, senza pensarci su due volte. Se poi incrociava un sentiero laterale lo infilava, e se aveva dei progetti per la giornata, se li scordava regolarmente. Ma nulla poteva modificare il suo carattere allegro e giovale, pronto a dare il suo aiuto senza secondi fini nascosti. Questa mattina, di buon'ora, stava andando dall’orso bruno, che traslocava dalla sua tana. Aveva chiesto aiuto alla comunità del bosco per farsi aiutare. Percorreva spensierato il sentiero, quando vide un tratturo umido per la rugiada della notte, che serpeggiava tra abeti e faggi, e naturalmente lo prese senza esitazioni. All’imbocco c’era un cartello un po’ scolorito che diceva «STRADA VERSO….» e niente altro. ‘É lì che devo andare!' pensò lo scoiattolo tutto allegro. Con grande rammarico dopo pochi saltelli incontrò un’altra deviazione...

Laura stava leggendo l’inizio della fiaba, che aveva scritto tanti anni prima, quando era sedicenne. In realtà quella mattina, fredda e serena di marzo, era salita nel sottotetto alla ricerca del vestito rosso, dismesso da tempo. Non sapeva nemmeno lei, perché aveva intrapreso quella ricerca tanto stramba quanto insolita. In realtà voleva semplicemente ingannare se stessa, perché ne conosceva perfettamente il motivo.
Il giorno precedente aveva trovato una fotografia, che era scivolata fuori maliziosamente da una scatola piena di ricordi. Subito il cuore aveva preso a pulsare come un metronomo impazzito.
«Accidenti!» esclamò eccitata, mentre la raccoglieva da terra «Come ero bella! Ero la più bella del gruppo».
Aveva osservato quella vecchia istantanea a colori, che la ritraeva con uno splendido vestito rosso, abbracciata a Marco. Non era riuscita a calmare il senso di ansia per il groppo alla gola, che le impediva di respirare.
Era una fotografia, quando lei con altri compagni di università costituivano un gruppo affiatato, unito, spensierato e allegro. Le ricordava un momento felice e importante della sua esistenza.
La vista di Marco, del vestito rosso riaccese dentro di lei un fuoco mai spento, che covava sornione da mesi sotto le ceneri. Sapeva che la ricerca di quel abito avrebbe riaperto una ferita mai sanata, che avrebbe ripreso a sanguinare dolorosamente. I ricordi di quegli anni erano troppo freschi per poterli cancellare con un semplice tratto di penna o più banalmente chiudendo gli occhi e fingendo che non fossero mai esistiti. Aveva deciso che sarebbe salita nel sottotetto a cercarlo e non sarebbe scesa, finché non l'avesse trovato.
Rovistando nei cassetti di un vecchio cassettone, aveva trovato dei fogli un po’ ingialliti, stropicciati e scritti a mano, dei quali aveva perso la memoria. Si era fermata a leggerli, dimenticando per un momento il motivo per il quale era lì. Era ritornata l’adolescente che aveva sperato di diventare un giorno una scrittrice di successo mondiale.
Aveva sognato di scrivere romanzi, racconti da trasformare in best seller, giovane emula di J.K. Rowling o celebre come Virginia Woolf, che erano i suoi miti giovanili. Alla sua età si fantasticava gloria e luci della ribalta. Laura si era cullata nell'illusione di ottenere fama e prosperità attraverso la scrittura. Ben presto abbandonò ogni velleità letteraria, perché aveva capito che non aveva imboccata la strada giusta. Chiusi gli scritti in una cartellina gialla a copertina rigida, li mandò in soffitta come sogni accarezzati e inseguiti vanamente. Tuttavia per magia erano ricomparsi.
Per un connubio tra passato remoto e quello recente la mente cominciò a divagare, ripercorrendo gli eventi degli ultimi otto mesi, che l’avevano segnata profondamente nello spirito e nel corpo.
Il primo pensiero fu per Marco, che aveva sperato di dimenticare e rimuovere per sempre. In realtà non era così, perché era tornato a galla con prepotenza. Con amarezza ricordò il suo “ADDIO”, che le era apparso tanto angosciante quanto misterioso e incomprensibile. Poi ripercorse le penose settimane che seguirono. Gli sembrarono una muro di tenebre, dalle quali riemerse a fatica e con lentezza. Per fortuna aveva trovato un lavoro che le stava dando molte soddisfazioni sia materiali che professionali. Rifletté sulla corte assidua e discreta di Paolo, su Sofia, la fedele amica, che aveva trovato l’amore in maniera del tutto casuale.
Marco era stato il suo ragazzo durante quei cinque meravigliosi anni di università. Un giorno le disse, senza lasciarle scampo: «Laura, sei una ragazza stupenda, con la quale sono stato felice in questi anni. Il tempo ha spento il fuoco dentro di me e non voglio ingannarti. Siamo cresciuti e maturati, ci siamo laureati con ottime votazioni, stiamo cercando lavoro per dare un senso al nostro futuro. Tuttavia le nostre strade si devono per forza separare. Sono certo che troverai l’uomo dei tuoi sogni, con il quale potrai condividere le gioie e i dolori della tua vita. E’ arrivato il momento di dirci addio».
A quelle parole le era parso che il mondo le fosse caduto addosso. Era rimasta in silenzio e ammutolita da non riuscire nemmeno a piangere.
Ricordò che stava per aprire bocca, quando Marco le pose un dito sulla bocca. «Non dire nulla. Non serve. Diciamoci solo addio e poi ognuno segua la propria strada». Si era girato, allontanandosi deciso senza aggiungere nient’altro. Lei aveva continuato a rimanere muta e pietrificata, come se una misteriosa mano le avesse reciso le corde vocali. Era stata incapace di reagire, di inseguirlo per avere delle spiegazioni che non aveva udito e che lui non aveva mai pronunciato.
Era rimasta ferma sulla panchina all’ombra del grande cedro del Libano, che aveva visto e ascoltato tante storie simili alla sua. Laura era rimasta seduta per un tempo non quantificabile, perché aveva indugiato a lungo prima di alzarsi. Pareva che le lancette si fossero fermate.
I ricordi continuarono a scorrere fluidi. Tornata a casa, aveva aperto l’armadio e aveva tolto il vestito rosso, che conservava gelosamente. Le ricordava un episodio felice e importante di cinque anni prima, quando Marco aveva dichiarato con dolcezza: “Laura, ti amo!”. Suggellò la dichiarazione con un bacio appassionato. Dopo averlo impacchettato in una custodia trasparente, era salita nel sottotetto per nasconderlo alla vista, perché era impregnato dell'amore che provava per lui.
Del vestito rosso se ne dimenticò ma Marco no. Lui era sempre presente giorno e notte nei suoi pensieri, nei suoi sogni, che assomigliavano a incubi.
Non era riuscita a darsi pace, né a capacitarsi delle ragioni per le quali le aveva detto “addio”, perché non aveva spiegato nulla con un discorso banale e generico. Tutto sembrava filare liscio, senza intoppi, né litigi o motivi di attrito, sempre felici di stare insieme.
Quel giorno le era sembrato che fosse scoppiato un temporale senza nessuno preavviso, all’improvviso, gettandola nella depressione.
I ricordi di quei giorni tornavano a galla, come gli avvenimenti che avrebbero segnato i mesi successivi.
Per giorni non aveva voluto vedere nessuno, nemmeno Sofia, la più cara amica, la confidente con la quale condivideva tutti i segreti più riposti. Si era negata al telefono, senza rispondere né a SMS, né a messaggi di posta. Pareva sparita dalla terra, inghiottita da un buco nero con grande disperazione dei genitori, che inutilmente avevano cercato di consolarla e sostenerla psicologicamente. Si era rinchiusa nella sua stanza, rifiutando di uscire o di mangiare. Era una sepolta viva.
Lentamente nei giorni successivi era uscita dal limbo, in cui era precipitata, una caduta senza fine, riprendendo a vivere e mangiare.
Aveva risposto al telefono, il cui suono le aveva trafitto la testa. Era Sofia, preoccupata per il lungo e prolungato silenzio.
«Laura! Finalmente!» iniziò. Proseguì senza darle tempo di rispondere che avrebbero passata insieme la serata e che si sarebbe fermata a dormire da lei, «Hai capito? Niente se, niente ma!». Sofia, prima di tacere, aveva parlato sempre lei senza dare scampo a Laura, che non era riuscita a emettere un solo lamento.
«Sofia» era stata l’unica parola che era riuscita a pronunciare, prima di scoppiare in un pianto a dirotto.
«Laura!» aveva esclamato irata «Non piangere! Non riesco a sentire quello che dici! Non sopporto le donne che piangono per nulla! Alle sei in punto suono e fatti trovare pronta! Non tollero aspettare! Ciao. A dopo».
La comunicazione si era interrotta bruscamente, mentre lei con il telefono in mano e con grosse lacrime, che rigavano il viso, stava seduta inebetita sulla poltrona.
Si era riscossa, aveva guardato l’ora ed era trasalita. Erano le cinque passate. Se voleva essere puntuale, aveva pochissimo tempo a disposizione. Doveva sbrigarsi, perché Sofia avrebbe fatto una sfuriata delle sue, se non era già sull’uscio alle sei in punto.
Alzatasi, si era fiondata come una freccia nella sua stanza alla ricerca di qualcosa di carino da indossare e a preparare la borsa per la notte. Quella telefonata l’aveva fatta rinascere. Non voleva sprecare l’occasione. Doveva dimenticare le pene dell’anima l’addio di Marco.
Quello era stato un pianto liberatorio, perché si sentiva meglio, più sollevata.
Non aveva tempo di riflettere ulteriormente.
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Avviso spoiler
Grazie, Carlo. I tuoi interventi sono sempre utile. Prendo nota delle correzioni.
Newwhitebear 1 anno fa
Mi scuso per la prolungata assenza estiva, ma sono stato preso da varie cose, compreso le ferie.
Riprendiamo dal capitolo 15.

Il passaggio dalla fiaba al sesso mi pare un po' brutale, ma forse è perché è passato un po' da quando ho letto il precedente capitolo.
Le riflessioni sono forse un po' scontate, comuni a un'intera generazione, e mi stupisce un po' che la protagonista si interroghi tanto sul tema.

"desiderio di estrarli." non saprei se "estrarli" sia il termine migliore.

"di una attenzione." apostrofo

"si avviò una domenica di inizio giugno verso la stanza da letto appena arrivata" sembra che sia la camera a essere appena arrivata! Scriverei "appena arrivata" all'inizio.

"dopo una decina minuti tornavano rossi, ansanti coi pantaloni semiaperti e un po’ bagnati." Addirittura? In effetti, una piccola orgia!

Non trovo altre cose da correggere.

Ciao
Carlo Menzinger 1 anno fa
Avviso spoiler
ho capito. Forse devo spiegare meglio il passaggio dal non credere al quasi credere ovvero perché si sono incrinate alcune certezze.
Newwhitebear 1 anno fa
Leggerò il nuovo capitolo.
Quanto ai tuoi commenti:
Scrivevo "Un po' ingenua, no, per una che non crede nei fantasmi, soprattutto?" non ho compreso il senso della tua nota.

Intendevo che sembra credere facilmente per essere una che non crede nei fantasmi, come hai scritto prima.
Carlo Menzinger 1 anno fa
Ecco il capitolo 15
Laura, abbandonata la lettura della fiaba, tornò indietro negli anni, quando andava scoprendo la propria sessualità e il rapporto non troppo felice col proprio corpo. Non l’aveva sentito propriamente suo né allora né adesso. Erano i momenti, in cui aveva ai primi approcci sessuali, sofferti e complicati da paure e desideri.
'Col sesso ho avuto un confronto conflittuale fin da subito. Mi era sembrata una pratica da evitare' pensò amaramente. Anche in quell’istante col viso in fiamme provava lo stesso imbarazzo di quegli anni, quando rifletteva su questo tema. Non comprendeva i motivi del disagio psicologico né di allora né di adesso. 'Il problema è stato originato dall’educazione ricevuta in famiglia troppo rigida e bigotta?' si chiese.
I suoi genitori, educati secondo una severa dottrina cattolica, non si erano adeguati ai mutamenti nei comportamenti della società. In particolare trattavano il sesso secondo valori e ideali anacronistici, evitando e bandendo ogni accenno di questo dalle loro discussioni. Con la madre era mancato un qualsiasi approccio sincero e sereno sulla trasformazione da bambina a donna, perché, secondo la sua mentalità, non se ne doveva parlare esplicitamente. Lei aveva trascurato l’argomento o l'aveva trattato senza approfondirlo o con considerazioni evasive e imprecise tali da creare più dubbi che certezze. Non era stata in grado di esporre con parole adeguate i cambiamenti che stavano avvenendo nel corpo di Laura durante la pubertà, non rispondendo alle domande che la figlia poneva.
'Percepivo il sesso come una punizione' si disse amaramente Laura, 'per essere cresciuta troppo e in fretta'.
Si soffermò a meditare su queste ultime parole, prima di riprendere il filo dei ricordi che si andavano srotolando tra voglia di seppellirli e desiderio di estrarli. Aveva presente le compagne di scuola che a dodici anni avevano avuto le prime mestruazioni, mentre lei cresceva solo in altezza avvolta in un corpo da bambina. Loro si sentivano già donne per il ciclo, per il seno che richiedeva una terza, per il sedere rotondo e sodo. Lei pativa una condizione di inferiorità nei loro confronti: era considerata ancora una bambina, perché non aveva il ciclo, i seni erano inesistenti ed era tutta pelle e ossa.
Quando diversi mesi dopo, quasi a tredici anni, arrivò il primo mestruo, la madre visibilmente infastidita liquidò l’argomento, dicendo che era una cosa naturale, come se ne ignorasse il significato. Si rifiutò di parlarne, di spiegarne le cause, come se fosse un argomento sporco da ignorare, da non nominare. Questo atteggiamento di chiusura aveva lasciato un profondo segno nel suo carattere.
Sospirò per quei lontani ricordi. 'Le mie compagne erano circondate da nugoli di ragazzini brufolosi dalla voce ormai grossa come il loro membro ben visibile attraverso i pantaloni' ricordò. 'Subivano un vero assalto. Si lasciavano strusciare dai compagni, che infilavano le mani ovunque. Sulle tette floride, negli slip minuscoli alla ricerca del sesso. E ridevano compiaciute'.
Laura assisteva allo spettacolo in disparte senza che nessuno la degnasse di una parola, di una attenzione. Era come se fosse diafana e trasparente ai loro occhi. Non capiva quale piacere le sue compagne provassero e malediva di avere un corpo magro e alto con un seno minuscolo appena abbozzato. Arrivata al liceo aveva cominciato a sentire storie straordinarie di sesso, autentiche orge a base di alcol e spinelli. La invitavano alle feste solo per fare numero, tanto che poteva tranquillamente essere scambiata per un soprammobile della casa. Faceva da tappezzeria, nessuno la invitava a ballare. La musica era solo una scusa per fare baccano e coprire altri rumori. Nessuno ballava. Stava seduta sul divano e osservava il via vai delle compagne e dei ragazzi nelle stanze da letto. Non riusciva a comprendere il motivo di quelle feste.
Ricordò un episodio che allora l’aveva molto colpita. Solo più tardi lo inquadrò nella giusta dimensione. Rita, una ragazza molto spigliata, disinibita e procace, si avviò una domenica di inizio giugno verso la stanza da letto appena arrivata e ritornò tra loro solo, quando quasi tutti se ne erano andati. Seduta sul divano Laura osservò incuriosita la strana processione di ragazzi che sparivano nella zona notte e dopo una decina minuti tornavano rossi, ansanti coi pantaloni semiaperti e un po’ bagnati. Le altre ragazze parlottavano tra loro visibilmente infastidite. Qualcuna litigò col proprio ragazzo e se ne andò, altre non accettarono i tentativi di pace. Quando Rita tornò, aveva gli occhi arrossati dal pianto, lo sguardo perso nel vuoto. Camminava in modo strano, almeno era questa l'impressione che ebbe. Non parlò, né salutò i pochi rimasti, andandosene con le lacrime sul viso. Terminato l’anno scolastico qualche giorno dopo, sparì. Nessuno seppe mai dove fosse finita.
Questo amore e odio verso il suo corpo rimase palese e immutato nel corso del tempo. Non cambiò mai, perché, come in quegli anni, aveva paura nel guardarsi nuda allo specchio, ritenendo che fosse un qualcosa di disdicevole. Mentre si lavava, faticava a sfiorarsi il sesso o quei minuscoli seni timorosa di prendere una scossa elettrica.
Laura, mentre rammentava questi particolari, intravide la propria immagine riflessa in un specchio polveroso appoggiato sul pavimento.
“Non è che oggi sia migliorata la sensazione”.
Newwhitebear 1 anno fa
"Marco guardò la busta sulla scrivania curioso e atterrito." "Atterrito" non sarà un po' forte? Poco dopo si parla di nuovo di Timore. D’accordo un po’ troppo forte. Sostituito atterrito con intimorito e timore con ansia.
"Le osservò, le passò con calma." Passò? Fa pensare che le passa a qualcuno, ma non penso sia questa l'idea. passare era inteso come scorrere. Modificato così la frase Le osservò a una a una con calma, dopo averle sparpagliate sulla scrivania.
"Alla festa dell’ultima domenica di maggio a Grazzano Visconti non aveva mai partecipato." Invertirei: non aveva mai partecipato alla festa dell’ultima domenica di maggio a Grazzano Visconti. Suggerimento accolto
"Il castello non era visitabile normalmente." Di solito il castello non era visitabile. Altrimenti mi viene in mente che si può visitare ma in modo anormale. d’accordo.
"Marco mandò Laura alla Pro Loco per il ticket d’ingresso," o "a fare il biglietto" evitando il termine ticket e la specificazione "d'ingresso" che pare superflua. suggerimento accolto. Modificato.
"con un obolo di dieci euro a testa.
Marco mandò Laura alla Pro Loco per il ticket d’ingresso, perché la visita alla sala delle armi, al castello in generale, meritavano i dieci euro richiesti. " non insisterei ancora sui dieci euro. Non mi convince che "mandò Laura". Perché non va lui? Se merita manda lei? Se non meritava, sarebbe andato lui a fare i biglietti? Le due cose non sono legate, ma messe così sembra lo siano.
modificata la frase nella seguente maniera. Marco incaricò Laura di acquistare alla Pro Loco il biglietto d’ingresso, perché la visita alla sala delle armi, al castello in generale, meritava gli euro richiesti.
"relitto fossile del paleozoico." che per lei è vecchia si capisce con un solo aggettivo. Qui usi 5 parole. tolto tanto era vecchia e obsoleta
"scatolini digitali"? Chiamiamoli così! questo è il pensiero di Marco.
"Stanchi e felici sciamarononel pomeriggio nel parco" "nel pomeriggio, stanchi e felici sciamarono nel parco". Sciamarono? Chi? Loro due e chi altro? Per sciamare bisogna essere davvero in molti e fino a poco fa si parlava solo di due persone. sciamare non è il verbo giusto. Sostituito con rifugiare.
"L’aria profumava per le rose che coronavano il bosco di tassi, pioppi e tigli. Il rumore dell’acqua corrente accompagnava la passeggiata tra un tripudio di fontane e gorgoglii di ruscelli. " un po' troppo paradisiaco. Esprime il loro stato d'animo? volevo esprimere le sensazioni olfattive e uditive. Modificato in questa maniera I roseti, che coronavano il bosco di tassi, pioppi e tigli, erano nel massimo della loro fioritura. Il loro profumo era percepito da entrambi. Il gorgoglio dell’acqua corrente accompagnò la loro passeggiata tra un innumerevoli fontane e piccoli corsi.
"Si lasciò sfilare con la scusa di fotografare" da chi? Si sfilò, direi. modificato così Marco rimase indietro con la scusa di fotografare
"era sul punto di piangere per lo spavento e di avere una crisi di nervi. " Addirittura?! se la persona è colta di sorpresa può impressionarsi. Tolgo la crisi di nervi.
"Era ferma nel vialetto senza decidersi di spostarsi" eliminare il doppio pronome "...si" d’accordo
“Non scherzare” disse la ragazza tremante per la paura. “Mi ha ordinato di mettere questo braccialetto di stoffa sulla statua in piazza del Biscione”.
“Hai avuto paura? Non avevi detto che i fantasmi non esistono?” proseguì Marco calmo e sornione.
“Beh!” affermò lei con voce tremula. “Mi sto ricredendo. Pensavo che fosse un'invenzione per attirare turisti. Ho sentito una voce che pareva provenire dall’oltretomba!” Un po' ingenua, no, per una che non crede nei fantasmi, soprattutto?
non ho compreso il senso della tua nota.
"Slow Food," per uno che ama le cose semplici forse un simili anglicismo si potrebbe evitare. hai ragione ma è molto più immediato. Comunque eliminato dal testo.
Grazie per la cura che hai messo nel correggere e sistemare questo capitolo.
Newwhitebear 1 anno fa
Avviso spoiler
Grazie Carlo. A prima vista mi sembrano tutte pertinenti osservazioni e suggerimenti.
Poi come al solito commento e pubblico il nuovo capitolo.
Newwhitebear 1 anno fa
Scusandomi per la prolungata assenza, arrivo a commentare il capitolo 14.

"Marco guardò la busta sulla scrivania curioso e atterrito." "Atterrito" non sarà un po' forte? Poco dopo si parla di nuovo di Timore.

"Le osservò, le passò con calma." Passò? Fa pensare che le passa a qualcuno, ma non penso sia questa l'idea.

"Alla festa dell’ultima domenica di maggio a Grazzano Visconti non aveva mai partecipato." Invertirei: non aveva mai partecipato alla festa dell’ultima domenica di maggio a Grazzano Visconti.

"Il castello non era visitabile normalmente." Di solito il castello non era visitabile. Altrimenti mi viene in mente che si può visitare ma in modo anormale.

"Marco mandò Laura alla Pro Loco per il ticket d’ingresso," o "a fare il biglietto" evitando il termine ticket e la specificazione "d'ingresso" che pare superflua.

"on un obolo di dieci euro a testa.
Marco mandò Laura alla Pro Loco per il ticket d’ingresso, perché la visita alla sala delle armi, al castello in generale, meritavano i dieci euro richiesti. " non insisterei ancora sui dieci euro. Non mi convice che "mandò Laura". Perché non va lui? Se merita manda lei? Se non meritava, sarebbe andato lui a fare i biglietti? Le due cose non sono legate, ma messe così sembra lo siano.

"relitto fossile del paleozoico tanto era vecchia e obsoleta." che per lei è vecchia si capisce con un solo aggettivo. Qui usi usi 5 parole.

"scatolini digitali"? Chiamiamoli così!

"Stanchi e felici sciamarono nel pomeriggio nel parco" "nel pomeriggio, stanchi e felici sciamarono nel parco". Sciamarono? Chi? Loro due e chi altro? Per sciamare bisogna essere davvero in molti e fino a poco fa si parlava solo di due persone.

"L’aria profumava per le rose che coronavano il bosco di tassi, pioppi e tigli. Il rumore dell’acqua corrente accompagnava la passeggiata tra un tripudio di fontane e gorgoglii di ruscelli. " un po' troppo paradisiaco. Esprime il loro stato d'animo?

"Si lasciò sfilare con la scusa di fotografare" da chi? Si sfilò, direi.

"era sul punto di piangere per lo spavento e di avere una crisi di nervi. " Addirittura?!

"Era ferma nel vialetto senza decidersi di spostarsi" eliminare il doppio pronome "...si"

“Non scherzare” disse la ragazza tremante per la paura. “Mi ha ordinato di mettere questo braccialetto di stoffa sulla statua in piazza del Biscione”.
“Hai avuto paura? Non avevi detto che i fantasmi non esistono?” proseguì Marco calmo e sornione.
“Beh!” affermò lei con voce tremula. “Mi sto ricredendo. Pensavo che fosse un'invenzione per attirare turisti. Ho sentito una voce che pareva provenire dall’oltretomba!” Un po' ingenua, no, per una che non crede nei fantasmi, soprattutto?

"Slow Food," per uno che ama le cose semplici forse un simili anglicismo si potrebbe evitare.


Carlo Menzinger 1 anno fa
Ecco il capitolo 14
Marco guardò la busta sulla scrivania curioso e atterrito. Non osava aprirla: voleva impedire ai ricordi di uscire. Era ancora vivo il pensiero per Laura.
Vinto il primo attimo di timore, lentamente e con cautela aprì la busta, sparpagliò le foto sullo scrittoio, accantonò i fogli, vergati da una mano femminile. Conosceva fin troppo bene e nei minimi dettagli tutto quello che rappresentavano. Tuttavia finse di non sapere a quali circostanze si riferissero.
Erano le fotografie della gita a Grazzano Visconti di un anno prima quelle che Marco aveva sotto gli occhi. Le esaminò con circospezione, come se fossero infette o pericolose. Tuttavia aveva presente le sfumature di quella giornata particolare, l’ultima escursione compiuta assieme a Laura.
Le osservò, le passò con calma. Le riguardò con attenzione, mentre il fiume dei ricordi sgorgò prepotente dall'anfratto, dove l’aveva confinato.
Marco amava frequentare le feste in costume, le giostre e tutto quello che ricordava il passato. Brisighella con la sua festa medioevale, la notte incantata per San Giovanni con streghe e cartomanti a San Giovanni a Marignano, le quintane, le giostre, i cortei storici che popolano ogni borgo dell’Emilia Romagna, della Toscana, dell’Umbria, delle Marche. Per lui erano una gioia, un tuffo nel mare del tempo andato, che gli ricordavano libri letti con avidità, quando era ragazzo.
Dal momento in cui si era trasferito a Milano, non aveva avuto più le occasioni giuste per frequentare i luoghi che conservavano il folclore di ieri da tramandare alle future generazioni. L’impossibilità di assistere a queste feste in costume era un altro tassello che non si era sistemato al posto giusto e stonava nell’impianto generale della sua visione della vita.
Alla festa dell’ultima domenica di maggio a Grazzano Visconti non aveva mai partecipato. Rappresentava una stimolante occasione per conoscere questo borgo, che, dopo il restauro durato molti decenni, si stava riaprendo all’invasione dei turisti.
Per Laura era una novità assoluta, perché non conosceva questo mondo fatato e incantato; dunque rappresentava l’opportunità per immergersi nelle storie che affondavano le radici nel passato.
Si era documentata tramite il web sul borgo, sul castello, sul parco e sulla Giostra del Biscione. “Devi sapere che il castello di Grazzano ha il suo fantasma” disse, mentre rise divertita. “È una donna e si chiama Aloisa. Chissà se riusciamo a vederla”.
“C’è poco da scherzare” fece Marco serio. “Ogni castello, ogni palazzo antico ha il suo fantasma. Se manca, non è antico”.
Laura rise per la credulità di Marco, perché era convinta che i fantasmi fossero il frutto dell’ignoranza e dell’irrazionale per inquadrare eventi sopranaturali o non spiegabili razionalmente.
Partiti di buon ora da Milano, si inerpicarono fino a Grazzano.
Il borgo già di prima mattina brulicava di turisti armati di flash e zainetti che sciamavano festosi e rumorosi tra le case e il parco.
Il castello non era visitabile normalmente. Tuttavia in via eccezionale in quel giorno erano state predisposte diverse visite guidate su prenotazione con un obolo di dieci euro a testa.
Marco mandò Laura alla Pro Loco per il ticket d’ingresso, perché la visita alla sala delle armi, al castello in generale, meritavano i dieci euro richiesti.
Laura non amava ascoltare la guida che spiegava e illustrava, perché si annoiava. Tuttavia quel giorno si lasciò contagiare dal gioioso entusiasmo di Marco.
Con la macchina digitale, regalata da Marco, Laura scattò innumerevoli fotografie, mentre lui con la vecchia e fidata Leica con otturatore fisso fece poche istantanee, quelle che erano meritevoli di essere impresse sulla pellicola. Per la ragazza quella macchina fotografica era un relitto fossile del paleozoico tanto era vecchia e obsoleta. Lei preferiva quegli scatolini digitali, dove era facile eliminare le istantanee più brutte.
A mezzogiorno andarono a mangiare all’Hostaria de la Giostra con un menù che più o meno recitava cosi:

Pasta della passione
Pasta dell'incanto
Polpa rovente
I nascosti
Straccetti opulenti
Fette di latte lavorato
Schegge d'or
Polvere di mandorle
Prugne in crosta
Acqua
Nettare rosso

In un clima festoso e sereno si divertirono a commentare la LISTA De La CIBARIA, un pasto molto piacevole e intrigante, profondamente diverso dai soliti che erano abituati a consumare in città.
Stanchi e felici sciamarono nel pomeriggio nel parco, un’enorme polmone verde, che li accolse con lo stupendo giardino all’italiana, dove al centro stava la fontana con la statua di Orfeo. L’aria profumava per le rose che coronavano il bosco di tassi, pioppi e tigli. Il rumore dell’acqua corrente accompagnava la passeggiata tra un tripudio di fontane e gorgoglii di ruscelli.
Arrivati nel labirinto verde, Marco decise di scuotere le certezze di Laura sui fantasmi e in particolare sul fantasma Aloisa. Si lasciò sfilare con la scusa di fotografare un gruppo di piante e si appostò non visto più avanti dietro l’alta siepe di carpino che delimitava il percorso.
“Ehi! Si, proprio tu, ragazza dal rosso capello!” diceva Marco con la voce alterata da donna “Perché non hai lasciato un ricordino alla mia statua nella piazza del Biscione?”
Laura si fermò divertita e spaventata, guardandosi intorno senza vedere nessuno. Stava riprendendo il cammino, quando senti qualcosa che si muoveva nello zainetto sulla schiena, e si fermò di nuovo.
“Ehi, tu! Parlo con te. Torna indietro e lascia il tuo braccialetto di stoffa come ricordo”.
Udì Laura distintamente, mentre ancora una volta qualcosa d’inquietante si muoveva nello zainetto.
“Marco!” gridò con un tono rotto dallo spavento. “Dove sei?”
“Ehi, tu! Non gridare, disturbi il mio sonno!” proseguì imperterrita la voce femminile. “Lascia il ricordino. Così posso tornare a dormire”.
Laura sentiva qualcosa muoversi e dei rumori non perfettamente decifrabili provenienti dalla siepe o da qualche altro punto del giardino. L’angoscia stava avendo il sopravvento, mentre era sul punto di piangere per lo spavento e di avere una crisi di nervi. Era ferma nel vialetto senza decidersi di spostarsi né avanti né indietro. Era paralizzata e incapace di muovere un passo.
Marco a stento si tratteneva dal ridere, quando decise che era giunto il momento di ricomparire: la commedia aveva raggiunto lo scopo previsto. Apparve innanzi a lei come un fantasma.
“Oh!” urlò piena di terrore con un piccolo balzo di lato. “Dov’eri? Ancora un secondo e avrei avuto una crisi isterica!” e corse ad abbracciarlo.
Lui la baciò accarezzandole i capelli, la prese sotto il braccio e chiese con fare ingenuo: “Perché? Hai visto per caso il fantasma Aloisa?”
“Non scherzare” disse la ragazza tremante per la paura. “Mi ha ordinato di mettere questo braccialetto di stoffa sulla statua in piazza del Biscione”.
“Hai avuto paura? Non avevi detto che i fantasmi non esistono?” proseguì Marco calmo e sornione.
“Beh!” affermò lei con voce tremula. “Mi sto ricredendo. Pensavo che fosse un'invenzione per attirare turisti. Ho sentito una voce che pareva provenire dall’oltretomba!”
Laura, rassicurata dalla presenza del suo uomo, disse, che il parco ormai l’avevano visitato, e lo supplicò di tornare indietro per lasciare il braccialetto sulla statua, prima di tornare a Milano.
“Come vuoi” rispose Marco, trattenendo a stento l’ilarità che sentiva crescere dentro.
Laura depositò il braccialetto e ripresero la strada del ritorno.
Lui non ebbe mai il coraggio di svelarle il segreto che l’aveva terrorizzata.
Marco rifletté sulla storia del fantasma, che si tramandò di padre in figlio, intatta fino ai nostri tempi.
La gente del borgo aveva sempre rispettato e trattato con deferenza la figura di Aloisa, una donna del tutto simile a tante altre, che aveva avuto il torto di amare. Era morta per il dolore del tradimento del marito e non ebbe più pace, aggirandosi per il castello e il parco.
“Di solito i fantasmi femmina sono fanciulle bellissime, uccise dal marito geloso o dall’amante abbandonato. Questa era bruttina, se guardiamo le statue disseminate nel borgo e nel parco”.
La leggenda narrava che le statue fossero state disegnate da un medium, il conte Giuseppe, la cui mano era impugnata da Aloisa. Sotto una di queste è riportata la scritta:
«Io sono Aloisa e porto Amore e profumo alle Belle che donano il loro sorriso a Grazzano Visconti».
'Quel giorno' Marco pensò, appoggiandosi allo schienale della sedia, 'ho capito che tra noi c’era una visione totalmente diversa della vita. Lei, cittadina del mondo, attiva e razionale, sempre in movimento come Milano. Io, romantico e sognatore, che ama le piccole cose, le storie buffe di altri tempi. Il ritmo lento della vita è il sottofondo musicale che accompagna le mie giornate. Slow Food, trattorie di campagna, la bicicletta, le passeggiate: ecco cosa cerco'.
Da quel giorno cominciò a maturare l’idea di lasciare Laura e un mondo, che non gli apparteneva. Lei non avrebbe mai accettato l’idea di vivere questo stile di vita. Quindi prima di compiere una scelta errata, che li avrebbe portati vivere insieme in mondi differenti, era meglio chiudere. Gli era costato sofferenza e l’avrebbe fatta soffrire ma era la decisione corretta.
'Ora' rifletté, 'un’altra donna bussa alla porta. Non so se sia quella giusta ma condivide la medesima visione di quello che ci aspettiamo dal domani'.
Agnese si era fatta viva dopo mesi di silenzio, come il fantasma di Aloisa si presentava ai turisti invadenti che rompevano la sua tranquillità.
Newwhitebear 1 anno fa
Rispondo anche sul capitolo 13
“Laura si stava riscuotendo dalle fantasie in cui quel racconto adolescenziale l’aveva gettata tra ricordi passati e quelli recenti con le ferite che minacciavano di riaprirsi dolorosamente." Magari lo girerei: "Quel racconto adolescenziale aveva gettato Laura tra ricordi passati e recenti, con le ferite che minacciavano di riaprirsi, e lei faticava a riscuotersi dalle sue fantasie." D’accordo raccolto il suggerimento.
"quando aveva grandiose d’idee": "quando aveva grandiose idee" ok
La favola dello scoiattolo e la storia del fantasma mi paiono un po' fuori contesto e con stile troppo diverso. Ma mi pare che si è già detto qualcosa di simile in passato. Sì, già espresso il mio parere. Lo stile diverso è voluto. Inoltre il testo in grassetto, che forse non è stato evidenziato, è ripreso da un documento dell’epoca. Non potevo modificarlo. La storia del fantasma ha un suo senso, come spiegato sotto e verrà spiegato più avanti.
"Narrò naturalmente la propria storia, che gli abitanti del borgo si tramandano." Naturalmente? eliminato naturalmente, anche se il testo è ripreso dal volantino della pro loco di Grazzano
"una APOSTROFO agenzia inglese" ok
" le sole voci favorevoli alla APOSTROFO Aloisa. " ok
Newwhitebear 1 anno fa
Avviso spoiler
Grazie, Carlo. Utili suggerimenti per il capitolo 12
" come la cena di saluto E presentazioni grafiche più accattivanti"
Ci serve la carrellata sulla carriera di Matteo?
Si per inquadrare il lavoro di Matteo come organizzatore. Alternativa è tagliare tutto.
"fece Sofia leggermente in affanno VIRGOLA come una scolara al primo giorno di lezione." OK
"“Mi devo cambiare l’abito e darmi una sistemata a trucco e capelli" va benissimo ma mi piace più semplice: “Mi devo cambiare e sistemarmi trucco e capelli" Modificato così Mi devo semplicemente cambiare e sistemare trucco e capelli
"Alle venti in punto splendidamente vestite fecero il loro ingresso nel bar Canova. Sofia indossava un abito lungo di Armani, che fasciava con eleganza la sua figura tonica e snella. Due orecchini e una collana di perle ornavano il viso. Laura aveva un vestito più anonimo. Un tubino scollato nero che valorizzava la capigliatura rossa. Una paio di scarpe di Rossi dal tacco modesto erano il perfetto proseguimento della caviglia snella." sembra preso da una rivista che parla di qualche VIP!
"Alle venti in punto, tutte rivestite, entrarono nel bar Canova. Sofia, tonica e snella, portava un vestito lungo di Armani, due orecchini e una collana di perle. Laura, sebbene più anonima, aveva un tubino scollato nero che metteva in risalto i capelli rossi, mentre un paio di scarpe di Rossi senza troppo tacco evidenziavano la caviglia snella."
Nessuna rivista per VIP. Preferisco la mia con qualche piccola variante "Alle venti in punto fecero il loro ingresso nel bar Canova. Sofia indossava un abito lungo di Armani, che fasciava con eleganza la sua figura tonica e snella. Due orecchini e una collana di perle valorizzavano il viso. Laura aveva un vestito più anonimo. Un tubino scollato nero che metteva in mostra la capigliatura rossa. Una paio di scarpe di Rossi erano il perfetto proseguimento della caviglia snella."
“Da dove sono sbucate quelle due deliziose fanciulle?” un po' ottocentesco, no? "Da dove spuntano quelle bambole" o qualcosa di più pesante? D’accordo. Ecco la modifica. “Da dove sono sbucate quelle due bambole?” chiese a un vicino un grassone incuriosito ed eccitato con uno schiocco delle labbra piuttosto volgare.
"In un consesso di soli uomini" "Tra tanti uomini" Sistemato così Per l’assenza di figure femminili
“SI assomigliano tutte" OK
“La rossa, la più bella tra le due, deve essere la nuova fiamma del dottor Minati” "la bonazza rossa deve essere la ganza/ tipa/ amica / donna del dottor Minetti" Raccolto il suggerimento. Ho provveduto a cambiare qualcosa “La pollastrella rossa deve essere la pupattola del dottor Minati” disse un vecchio con occhio lascivo all'amico. “Un bocconcino da leccare tutto” sogghignò compiaciuto.
"Poi aggiunse una battuta a doppio senso": perché non riferirla? fatto.
"Sembravano quei fiori di campo sui quali in continuazione farfalle e api si posano per succhiare polline e profumo." un po' troppo romantico? Forse. Leggermente modificato Sembravano fiori di campo sui quali farfalle e api si posano per succhiare il polline. E gli invitati l’avrebbero fatto volentieri.
"ma niente di più ma questo anno" troppi MA D’accordo. Tolto il secondo e sostituito con un punto.
"La domenica mattina comparve Paolo VIRGOLA che si aggregò" OK
" Pensò che Matteo avrebbe dovuto avere la gentilezza e la compiacenza di avvertirla della sua presenza." "Pensò che Matteo avrebbe dovuto avvertirla della sua presenza". Oppure "Pensò che Matteo avrebbe dovuto essere meno cafone e avvertirla della sua presenza" Suggerimenti pertinenti. Modificato così Pensò che Matteo avrebbe dovuto avere la correttezza di avvertirla. Non trovava leale il suo comportamento.
"Mentre i pensieri e la rabbia LE invadevano la testa" OK
"Aveva previsto che ogni tavolo avesse almeno una presenza femminile e l’attribuzione dei posti fosse mirata a mescolare tra loro le persone per favorire l’atmosfera conviviale. " "Aveva previsto che ogni tavolo avesse almeno una presenza femminile e voleva assegnare i posti mescolando le persone in modo da favorire le amicizie". Ok, raccolto il tuo suggerimento.
"Era pomeriggio inoltrato quando lentamente Villa d’Este si andò svuotando dai convitati" convitati è un termine che mi pare troppo formale. "Era pomeriggio inoltrato quando lentamente Villa d’Este si andò svuotando." d’accordo. Suggerimento attuato.
"allietato da tante piccole e graziose sorprese." non mi piace ALLIETATO. Potrebbe bastare "CON tante piccole e graziose sorprese" OK
"Risero e si ritrovarono da Sofia per chiudere le due giornate di svago per le ragazze e di lavoro per Matteo." Semplificherei: "Risero e si ritrovarono da Sofia per chiudere le due giornate." OK.
Newwhitebear 1 anno fa
Grazie, Carlo. Letto e prendo atto dei tuoi suggerimenti.
Al prossimo capitolo
Newwhitebear 1 anno fa
CAPITOLO 13

"Laura si stava riscuotendo dalle fantasie in cui quel racconto adolescenziale l’aveva gettata tra ricordi passati e quelli recenti con le ferite che minacciavano di riaprirsi dolorosamente." Magari lo girerei: "Quel racconto adolescenziale aveva gettato Laura tra ricordi passati e recenti, con le ferite che minacciavano di riaprirsi, e lei faticava a riscuotersi dalle sue fantasie."

"quando aveva grandiose d’idee": "quando aveva grandiose idee"

La favola dello scoiattolo e la storia del fantasma mi paiono un po' fuori contesto e con stile troppo diverso. Ma mi pare che si è già detto qualcosa di simile in passato.

"Narrò naturalmente la propria storia, che gli abitanti del borgo si tramandano." Naturalmente?

"una APOSTROFO agenzia inglese"

" le sole voci favorevoli alla APOSTROFO Aloisa. "

"'Rammento di averle stampate col computer." come direbbe il correttore di word: "rammento" è termine desueto.

Alla prossima
Carlo Menzinger 1 anno fa
Spero di riuscire a leggere presto anche il resto.
Carlo Menzinger 1 anno fa
Nessun problema Carlo. Ho preso nota delle tue osservazioni, che sembrano pertinenti.
Per il momento grazie
Newwhitebear 1 anno fa
Dopo una lunga colpevole assenza rieccomi!

DODICESIMO CAPITOLO
" come la cena di saluto E presentazioni grafiche più accattivanti"

Ci serve la carrellata sulla carriera di Matteo?

"fece Sofia leggermente in affanno VIRGOLA come una scolara al primo giorno di lezione."

"“Mi devo cambiare l’abito e darmi una sistemata a trucco e capelli" va benissimo ma mi piace più semplice: “Mi devo cambiare e sistemarmi trucco e capelli"

"Alle venti in punto splendidamente vestite fecero il loro ingresso nel bar Canova. Sofia indossava un abito lungo di Armani, che fasciava con eleganza la sua figura tonica e snella. Due orecchini e una collana di perle ornavano il viso. Laura aveva un vestito più anonimo. Un tubino scollato nero che valorizzava la capigliatura rossa. Una paio di scarpe di Rossi dal tacco modesto erano il perfetto proseguimento della caviglia snella." sembra preso da una rivista che parla di qualche VIP!
"Alle venti in punto, tutte rivestite, entrarono nel bar Canova. Sofia, tonica e snella, portava un vestito lungo di Armani, due orecchini e una collana di perle. Laura, sebbene più anonima, aveva un tubino scollato nero che metteva in risalto i capelli rossi, mentre un paio di scarpe di Rossi senza troppo tacco evidenziavano la caviglia snella."

“Da dove sono sbucate quelle due deliziose fanciulle?” un po' ottocentesco, no? "Da dove spuntano quelle bambole" o qualcosa di più pesante?

"In un consesso di soli uomini" "Tra tanti uomini"

“SI assomigliano tutte"

“La rossa, la più bella tra le due, deve essere la nuova fiamma del dottor Minati” "la bonazza rossa deve essere la ganza/ tipa/ amica / donna del dottor Minetti"

"Poi aggiunse una battuta a doppio senso": perché non riferirla?

"Sembravano quei fiori di campo sui quali in continuazione farfalle e api si posano per succhiare polline e profumo." un po' troppo romantico?

"ma niente di più ma questo anno" troppi MA

"La domenica mattina comparve Paolo VIRGOLA che si aggregò"

" Pensò che Matteo avrebbe dovuto avere la gentilezza e la compiacenza di avvertirla della sua presenza." "Pensò che Matteo avrebbe dovuto avvertirla della sua presenza". Oppure "Pensò che Matteo avrebbe dovuto essere meno cafone e avvertirla della sua presenza"

"Mentre i pensieri e la rabbia LE invadevano la testa"

"Aveva previsto che ogni tavolo avesse almeno una presenza femminile e l’attribuzione dei posti fosse mirata a mescolare tra loro le persone per favorire l’atmosfera conviviale. " "Aveva previsto che ogni tavolo avesse almeno una presenza femminile e voleva assegnare i posti mescolando le persone in modo da favorire le amicizie".

"Era pomeriggio inoltrato quando lentamente Villa d’Este si andò svuotando dai convitati" convitati è un termine che mi pare troppo formale. "Era pomeriggio inoltrato quando lentamente Villa d’Este si andò svuotando."

"allietato da tante piccole e graziose sorprese." non mi piace ALLIETATO. Potrebbe bastare "CON tante piccole e graziose sorprese"

"Risero e si ritrovarono da Sofia per chiudere le due giornate di svago per le ragazze e di lavoro per Matteo." Semplificherei: "Risero e si ritrovarono da Sofia per chiudere le due giornate."


Carlo Menzinger 1 anno fa
Avviso spoiler
Ecco il tredicesimo capitolo della storia.
Laura si stava riscuotendo dalle fantasie in cui quel racconto adolescenziale l’aveva gettata tra ricordi passati e quelli recenti con le ferite che minacciavano di riaprirsi dolorosamente. Si stiracchiò come una gatta annoiata e intorpidita dalla posizione scomoda. Cercò con lo sguardo qualcosa di più confortevole per continuare la lettura.
Da un angolo prese una vecchia sedia di legno impagliata, la portò vicina al cassettone aperto, dove facevano capolino altri pezzi della sua gioventù. Le vecchie Barbie, il sacchetto dei Puffi azzurri un po’ sbiaditi, una casa delle bambole scrostata dal tempo e altri oggetti gettati alla rinfusa.
Si sistemò comoda a continuare la lettura di quello scritto, che aveva sette od otto o nove anni. 'Che importanza ha' pensò 'di conoscere quanto è vecchio!'
Era curiosa di leggere quello che scriveva quando aveva grandiose d’idee come scrittrice di successo.

“….la prese e continuò a saltellare per il sentiero. Vide un cartello appeso al ramo più alto e prese l’ascensore per la cima sulle spalle di una farfalla gialla. 'Ultimo piano, prego' disse lo scoiattolo alla farfalla e volò su dinnanzi al cartello, che lesse ad alta voce.
Noi Signore di Milano e Conte di Virtù, Vicario Generale Imperiale, volendo compiacere per speciale grazia i nostri egregi e diletti Signori Giovanni Anguissola e Beatrice Visconti sua consorte, concediamo che nella loro proprietà di Grazzano, nel nostro distretto di Piacenza, possano far costruire liberamente e impunemente una fortificazione quale loro aggradi, nonostante alcuni decreti o nostri ordini emessi in contrario.
I mandanti osservino e facciano inviolabilmente osservare questo nostro scritto. In testimonianza della qualcosa abbiamo disposto che la presente sia compilata registrata e convalidata con il nostro sigillo.
Pavia, 18 febbraio 1395
'Oh, perbacco - esclamò lo scoiattolo - dove sto andando? Questo cartello è interessante’. Chiese alla farfalla dai colori sgargianti un passaggio fino al sentiero. Leggera e svolazzante depose lo scoiattolo sulla strada. Lui non sapeva decidersi se a destra o sinistra. ‘Non fa niente' pensò lo scoiattolo 'tutte le strade portano a Roma’ e infilò quella di sinistra.
Ormai aveva scordato tutti i progetti ma lui viveva alla giornata. Squittendo e saltellando da un ramo all’altro se ne andò allegro, sperando di non trovare altre deviazioni, ma il rumore di acqua lo distrasse e deviò di nuovo dal cammino.
Vide un bel torrentello dalle acque limpide e fresche. Pensò che sarebbe stato una buona idea se avesse fatto un bel bagno.
Così si scordò del cartello appena letto e fece un tuffo da una piccola sporgenza nell’acqua gorgogliante.
Che meraviglia! Che bellezza fare un bagno in un torrente. Tre piroette in avanti, quattro salti all’indietro, un tuffo sbilenco di traverso e lo scoiattolo si divertiva come mai si era divertito prima. Scosse l'acqua dalla coda, si stropicciò gli occhi e vide uno spicchio di sole sul prato. Stanco e un po’ infreddolito si distese nell’unico punto, dove i raggi penetravano il bosco per asciugare la pelliccia. Aveva fame ma si era dimenticato di portare con sé noccioline e ghiande. Allora riprese il cammino verso… Se era dimenticato verso dove e quindi prese la prima deviazione, come al solito, e vide un altro cartello. Si avvicinò incuriosito, ma non distingueva bene le lettere. C’era una figura appesa al cartello.
Sembrava una donna ma non poteva essere una donna. Pazienza, avrebbe letto il prossimo, se ce ne era un altro. Alla deviazione successiva si fermò, era stanco di camminare e aveva fame. ‘Come risolvere il problema?’ si domandò un po’ immusonito lo scoiattolo ‘Non vedo cibo adatto. Proviamo a prendere la deviazione, chissà se mi porta da qualche parte’.
Arrivato a un muro alto cinquanta passi o forse meno, non era un ostacolo per lo scoiattolo perché sarebbe saltato in groppa a un’ape, che non gli avrebbe di certo rifiutato un passaggio. Così fece e si trovò traghettato di là. E vide la statua, alla cui base stava scritto, stavolta in chiaro







Non v'è Castello senza fantasma: quello di Grazzano è di sesso femminile.
Allora lo scoiattolo pensò ‘Sono in un castello! Lì troverò certamente qualcosa da mangiare’..”

Laura interruppe la lettura dei fogli ingialliti. “Sembrano segni del destino” disse sorridente. “Prima la vecchia foto di gruppo col vestito rosso e Marco, poi il manoscritto con la storia di Aloisa, il simpatico fantasma di Grazzano Visconti. Il prossimo cosa sarà?”
La mente tornò all’ultima domenica di maggio dell'anno precedente, quando lei e Marco decisero di andare a Grazzano Visconti. Era un paesino di 180 anime, arrampicato in val Nure sopra Piacenza, ricostruito in stile medioevale. Volevano interrompere la monotonia delle giornate tutte uguali per l’impegno della scrittura della tesi. Il Castello e il Parco erano finalmente visitabili. In quei giorni si poteva assistere alle giostre, al corteo storico e ad altre manifestazioni. Non aveva mai assistito a spettacoli del genere, mentre Marco, quando poteva, non ne mancava uno. Per lui non era una novità ma semplicemente aggiungeva un nuovo borgo con relative manifestazioni alle sue conoscenze. Nel depliant della Pro Loco, allegato ai fogli, c’era la curiosa storia di un fantasma che recitava così.

Il fantasma
Risponde al nome di Aloisa. Piccoletta, ben in carne, le braccia al sen conserte, dal suo basamento sito vicino alla piazza del Biscione occhieggia oggi verso i turisti. Le sembianze della statua che la raffigura sono fedeli al ritratto che fece di sé, guidando la mano di un medium nel corso di una seduta spiritica.
Narrò naturalmente la propria storia, che gli abitanti del borgo si tramandano. Sposa a un Capitano di Milizia, perì di gelosia in seguito al tradimento del marito, e da allora vaga per il Castello e il parco.
"Io sono Aloisa e porto Amore e profumo alle Belle che donano il loro sorriso a Grazzano Visconti".
Di notte - così dice la storia, tramandata di padre in figlio - si rifugia tra la mura del castello e si comporta in maniera assai manesca. Tira i piedi e schiaffeggia gli ospiti, a meno che questi le facciano dei doni, appendendo alla statua, posta in una stanza, collane e monili, che ne appaghino la vanità di spettro femminile.
Ecco dunque che la statua della Aloisa castellana sfoggia, con fare civettuolo i doni dei previdenti ospiti che - credere o non credere - hanno comunque preferito ingraziarsi lo spettro.
La storia della Aloisa, è stata al centro di una Mostra allestita al teatro del castello dedicata alle testimonianze e alle tradizioni del Borgo. Tra i giornali che si occuparono della manifestazione, la Stampa di Torino, il cui testo fu ripreso da una agenzia inglese e diffuso su diversi giornali. Successivamente il Sunday Express - quattro milioni di copie - ha incaricato il corrispondente in Italia di un servizio in chiave parapsicologica. Assistito da esperti del settore, il giornalista ha sottoposto la statua a diversi esami e alla famosa prova del ‘pendolino’ alla fine il responso: "L'Aloisa risulta sorprendentemente viva. Si tratta di una donna che amò e sofferse molto".
Molti altri sono i sorprendenti incontri con l'Aloisa.
Tra i più recenti quelli occorsi, in tempi diversi, a un reporter di una stazione televisiva e al corrispondente di un quotidiano locale. Entrambi affrontarono l'argomento con manifesta incredulità.
Il primo riuscì a fotografare l'effige della statua solo dopo aver fatto opera di conversione - nel frattempo aveva però inceppato la fotocamera e avuto ripetuti guai con il lampeggiatore.
Il secondo raccoglieva, servendosi di un registratore, impressioni sullo spettro; alla fine delle interviste sulla pista magnetica risultarono le sole voci favorevoli alla Aloisa.
In questi ultimi anni l'Aloisa è assurta agli onori della cronaca anche come protettrice degli innamorati, una specie di San Valentino in gonnella.
Messaggi riconoscenti e omaggi floreali giungono infatti con frequenza all'effigie di Aloisa, da diverse parti d'Italia

Laura ricordò di aver lasciato una traccia del suo passaggio a Grazzano: un piccolo braccialetto di stoffa con inciso il suo nome. Marco l'aveva guardata corrucciato, perché riteneva la questione una superstizione del passato. Non aveva detto nulla.
La giornata era splendida, il posto era incantevole con quell’immenso parco pieno di alberi, di siepi e fiori, dove uno rischiava di perdersi nel labirinto verde. L’atmosfera del villaggio riportava le persone indietro nel passato, come una prodigiosa macchina del tempo. In un clima rilassato avevano trascorso la giornata. Era stato un toccasana, perché aveva rotto la tensione della preparazione della tesi. La macchina digitale, che Marco le aveva regalato per il compleanno, fece molte fotografie.
Si riscosse dai ricordi di quel giorno. 'Quelle fotografie dove le ho messe?' si chiese. 'Rammento di averle stampate col computer. Le avrà Marco di certo. Lui amava osservarle sulla carta. Chissà se le ha conservate”.
Di quella giornata aveva conservato pochi ricordi, annacquati e sfumati. Non si pose il problema di ricordare le esatte sequenze della gita, perché gli eventi spiacevoli erano stati rimossi dalla memoria.
Newwhitebear 1 anno fa
Adesso il nuovo capitolo, il dodicesimo
Villa d’Este è un must nel campo degli eventi organizzati, è la cornice ideale per ospitare forum e meeting. Tuttavia se l’organizzazione è convenzionale, un cliché già visto in altri posti, l'avvenimento vivacchia senza infamia e senza lode. Questa era la situazione dell'incontro annuale con la clientela, quando Matteo cinque anni prima era entrato nello studio, come giovane praticante in attesa di iscriversi all’albo professionale.
Subito si era fatto notare per le idee innovative nella gestione dei clienti. Aveva portato una ventata di rinnovamento al suo interno. Il gran capo pensò di affidargli il compito di organizzare il meeting di quell’anno per metterlo alla prova e valutarne le capacità organizzative.
Matteo portò piccoli aggiustamenti nella coreografia generale, come la cena di saluto, presentazioni grafiche più accattivanti, riscuotendo il consenso di tutti. Negli anni successivi migliorò il taglio degli interventi e la loro lunghezza, rendendo più snello e funzionale il programma. Queste modifiche fecero decollare l’evento, tanto che in questa edizione il numero delle adesioni era superiore ai posti disponibili e si erano dovute rifiutare a malincuore molte partecipazioni.
Le novità più interessanti apportate erano l’aperitivo di benvenuto, il venerdì sera, e il pranzo di gala, la domenica a mezzogiorno a chiusura del meeting. Questo aveva favorito la presenza femminile, di solito assai scarsa. Per il prossimo anno Matteo pensava di organizzare attività e incontri per le mogli e le compagne in modo tale da abbinare a un evento professionale uno mondano. Aveva dodici mesi di tempo per tradurre queste idee in realtà.
Laura e Sofia raggiunsero Villa d’Este verso le diciannove accolte da Matteo.
“Alle venti e trenta c’è la cena di saluto. Vi aspetto puntuali alle venti al bar Canova per il drink di benvenuto” disse, prima di tornare nella hall ad accogliere altri partecipanti.
“Non abbiamo molto tempo per sistemarci e renderci presentabili” fece Sofia leggermente in affanno come una scolara al primo giorno di lezione.
“Comincia per prima” rispose calma Laura. “Mi devo cambiare l’abito e darmi una sistemata a trucco e capelli. Non ci metto molto”.
Alle venti in punto splendidamente vestite fecero il loro ingresso nel bar Canova. Sofia indossava un abito lungo di Armani, che fasciava con eleganza la sua figura tonica e snella. Due orecchini e una collana di perle ornavano il viso. Laura aveva un vestito più anonimo. Un tubino scollato nero che valorizzava la capigliatura rossa. Una paio di scarpe di Rossi dal tacco modesto erano il perfetto proseguimento della caviglia snella.
Tutti si voltarono ad ammirarle, perché non potevano passare inosservate. In pratica erano le uniche presenze femminili. Le altre sarebbero comparse solo al pranzo di gala.
“Da dove sono sbucate quelle due deliziose fanciulle?” chiese a un vicino un grassone incuriosito ed eccitato.
“Chiedilo al dottor Minati, visto che le sta salutando con tanta cordialità” rispose l’altro con una punta d’ironia, venata d’invidia.
In un consesso di soli uomini o quasi le due ragazze rappresentavano un tocco di grazia, che si notava, anche se fossero state meno attraenti.
Una processione di uomini si recò in pellegrinaggio da Matteo per farsi presentare le nuove arrivate, che nessuno conosceva e che tutti avrebbero voluto come accompagnatrici.
Laura e Sofia catalizzarono le attenzioni di tutti i partecipanti, mentre il clima si andava scaldando. Il meeting sembrava nato sotto una buona stella. Attorno a loro si radunò un bel gruppetto di persone attratte dalle loro figure eleganti e dal conversare brillante e piacevole. Chi non era riuscito a parlare aveva cominciato a malignare sulla loro provenienza.
“Sai” disse uno con fare saccente al vicino, “ho visto le loro foto sul web. Quelle gallerie fotografiche di belle donne”.
“Sei sicuro?” chiese incuriosito l’altro. “Non mi sembrano due ragazze copertina! Ti ricordi il link?”
“Beh“ replicò il primo incerto, “assomigliano tutte. Forse non sono loro”.
“La rossa, la più bella tra le due, deve essere la nuova fiamma del dottor Minati” disse un invitato all'amico. Poi aggiunse una battuta a doppio senso. mentre sogghignava compiaciuto.
“Ma no!” replicò l’altro. “Ti sei confuso! La compagna è la morettina. La rossa è l’amica del dottor Renati”.
Ognuno diceva la sua. Tutti ascoltavano e guardavano con ammirazione le due ragazze, che si destreggiavano con grazia tra un drink e una battuta pronta e accattivante col sorriso sulle labbra. Sembravano quei fiori di campo sui quali in continuazione farfalle e api si posano per succhiare polline e profumo.
Il meeting rappresentò un autentico successo per Matteo, il migliore in assoluto da quando era stato organizzato la prima volta. Le edizioni iniziali avevano avuto un discreto successo ma niente di più ma questo anno i partecipanti erano rimasti soddisfatti dell’organizzazione, della cornice, dei contenuti. Aspettavano con impazienza il pranzo di gala a chiusura delle due giornate di presentazioni.
La domenica mattina comparve Paolo che si aggregò un po’ imbronciato e senza troppi entusiasmi.
Laura storse il naso, vedendolo. Pensò che Matteo avrebbe dovuto avere la gentilezza e la compiacenza di avvertirla della sua presenza. Non trovava corretto il comportamento. Mentre i pensieri e la rabbia invadevano la testa, cercò di calmarsi. 'Pazienza' si disse Laura con un sorriso stirato, 'facciamo buon viso a cattiva sorte'.
Sofia rabbuiò in viso. Ricordava bene quella sera durante la quale Matteo le aveva chiesto con insistenza un mare di notizie su Laura. Quelle domande avevano un scopo ben preciso: non erano per parlare sull’amica ma per avere informazioni da trasmettere a Paolo. Questo le lasciava in bocca una sensazione di amaro, come se avesse tradito la sua fiducia. Entrambe non mostrarono segni di malumore esteriormente.
Matteo non percepì il loro disappunto a questa mancanza di tatto, perché era impegnato a distribuire gli invitati. Aveva previsto che ogni tavolo avesse almeno una presenza femminile e l’attribuzione dei posti fosse mirata a mescolare tra loro le persone per favorire l’atmosfera conviviale.
Sistemò Laura e Sofia strategicamente con i clienti primari dello studio. Lo scopo era duplice. Il primo era che senza dubbio erano le donne più concupite dai partecipanti. Il secondo avrebbe consentito loro di allacciare nuove conoscenze utili in futuro.
Paolo venne collocato insieme ad altri invitati brillanti e danarosi, che avrebbero potuto rappresentare per lui potenziali clienti.
Il capo di Matteo, soddisfatto sia della qualità del meeting che dell’atmosfera, che si stava creando nella sala, passò accanto a Matteo. “Hai avuto ottimo fiuto a invitare quelle due ragazze” gli disse con lo sguardo sornione. “Sono carine quanto basta per attirare gli sguardi degli uomini senza fare ingelosire le altre donne. Hanno comunicativa e sanno gestirsi con intelligenza e discrezione”.
Paolo non era contento perché aveva pensato di trascorrere la giornata con Laura, mentre aveva scoperto di essere stato usato da Matteo per intrattenere gli invitati.
'Mi ha fregato come un’allodola con lo specchietto di Laura!' pensò, masticando amaro e digrignando i denti. 'Per fortuna ha avuto buon gusto e sensibilità d’inserirmi in un gruppetto utile per la mia professione'.
Il pranzo di gala fu servito sulla veranda ristorante da cui si poteva ammirare lo splendido paesaggio sui giardini della Villa e sul lago di Como.
Era pomeriggio inoltrato quando lentamente Villa d’Este si andò svuotando dai convitati, mentre Matteo li salutava a uno a uno, dando loro appuntamento al prossimo anno.
Paolo poté conversare con Laura senza il timore di essere interrotto da qualche inopportuno in cerca di nuove conoscenze.
“Ti ho cercato in queste settimane“ disse con tono di rimprovero non troppo mascherato, “ma non mi hai mai risposto. Dove sei stata?”
Laura, stanca ma soddisfatta per le due giornate trascorse a Villa d'Este, non rispose alla sua domanda. Tenne un atteggiamento freddo e distaccato, senza mostrare il minimo interesse verso di lui.
Paolo avvertì che non era cambiato nulla rispetto alla prima volta. Capì che, se voleva conquistarla, doveva superare le celebri fatiche di Ercole.
'Pazienza! O divento Ercole oppure resto Paolo' si disse, sospirando, e cominciò a parlare con Sofia e Matteo, ignorando di proposito Laura, che ascoltò in silenzio senza partecipare alla conversazione. 'Ho la gola secca per le chiacchiere' pensò Laura per nulla infastidita dal comportamento di Paolo, 'un po' di riposo non guasta'. Si sentiva stanca per la tensione e appagata per le nuove conoscenze.
Sofia, vedendo l’amica silenziosa in disparte, la prese a braccetto. “Ragazzi” disse sorridente, “siamo rimasti solo noi. E’ stato un magnifico week end, allietato da tante piccole e graziose sorprese. Che ne direste di salire in camera e di caricare le valigie sulle macchine per rientrare alla base?”.
Invitò tutti a casa sua, precisando che il frigo era vuoto.
Risero e si ritrovarono da Sofia per chiudere le due giornate di svago per le ragazze e di lavoro per Matteo.
Newwhitebear 1 anno fa
Avviso spoiler
Cominciamo con lo rispondere a carlo che mi sta dando molti suggerimenti utili per migliorare il romanzo.
"Sofia invitò Laura la sera successiva alla proposta di Matteo su Cernobbio. Voleva ascoltare la sua opinione sulle novità sue e dell’amica. "
La sera successiva alla proposta di Matteo su Cernobbio, Sofia invitò Laura per sentire cosa pensava di quanto era capitato a entrambe.
Accetto il suggerimento ma semplifico la frase La sera successiva alla proposta di Matteo su Cernobbio, Sofia invitò Laura per ascoltare la sua opinione.
“Il nostro rapporto viaggia sul binario giusto oppure sta andando verso uno morto?” semplificherei e renderei più immediato: "pensi che il nostro rapporto si stia infilando in un binario morto?" D’accordo accetto integralmente il suggerimento.
"“Ho una seconda questione da affrontare” fece l'amica, “ma non riesco a esprimerla con chiarezza”.
“Non ti preoccupare. Tu esponi il problema. Cercherò la risposta migliore, secondo il mio punto di vista” disse Laura." un po' troppo professionale (questione/problema).
Modifico così “Ho una seconda questione da affrontare” fece l'amica, “ma non riesco a esprimerla con chiarezza”.
“Non ti preoccupare. Esprimerò il mio punto di vista” rispose Laura, prendendole le mani.

"Quale è la tua opinione nel merito?” semplificherei: "Che ne pensi?" D’accordo
"Dal suo punto di vista questo invito rappresentava l'occasione giusta per capire le reali intenzioni di Matteo." superfluo: lo dice dopo quello che pensa. Ok. eliminato
"Se Matteo è d’accordo, potresti tenermi compagnia durante quel week end” A reggere il moccolo?!! Nulla da obiettare come testo, ma l'idea mi pare umanamente strana. Capisco però che prepara la nuova uscita a quattro. è vero si prepara una nuova uscita a quattro. Senza questo testo sarebbe strana. Quindi la lascio inalterata.
"si disse. 'Ho un grosso progetto di recupero edilizio da seguire." uno che parla tra sé e sé non credo dica"grosso progetto di recupero edilizio", magari dice ho da pensare all'appalto Tizio, o ho un casino di lavoro da fare. elimino di recupero edilizio lasciando grosso progetto. Personalmente avrei detto le stesse cose di Paolo in queste circostanza.
"un bel passerotto da coccolare." un uomo si riferisca così a proposito di una donna? Mi pare una frase troppo femminile. Mai sentita una donna dire una cosa del genere. Da un uomo sì. In effetti avrei voluto usare il femminile ma si prestava a equivoci volgari. In questo contesto non mi sembrava il caso.
"In quel momento c’erano delle priorità di lavoro più urgenti, rappresentate da pratiche, che affollavano il tavolo." In quel momento era sommerso dalle pratiche e le sue priorità erano altre. Suggerimento efficace. Adottato.
"La situazione era chiara nelle sue linee generali ma rimanevaNO dei dubbi sui motivi," plurale Grazie per la segnalazione del refuso.
“L’unica cosa certa è che quella sera, nella quale le abbiamo conosciute, era la prima uscita dopo l’addio." “L’unica cosa certa è che quando le abbiamo conosciute, era la sua prima uscita dopo l’addio. D’accordo prendo la tua versione.
" la loro conversazione verté sui loro progetti professionali e sullo sport." Vertè? Un termine più colloquiale? è abbastanza complicato trovare un termine che renda il medesimo effetto. Quindi ho modificato così parlarono dei loro progetti professionali e dello sport.
Newwhitebear 1 anno fa
Avviso spoiler
Grazie, Carlo. I tuoi suggerimenti mi sembrani interessanti.
Newwhitebear 1 anno fa
Ben tornata Jana e in bocca al lupo.
Carlo Menzinger 1 anno fa
"Sofia invitò Laura la sera successiva alla proposta di Matteo su Cernobbio. Voleva ascoltare la sua opinione sulle novità sue e dell’amica. "
La sera successiva alla proposta di Matteo su Cernobbio, Sofia invitò Laura per sentire cosa pensava di quanto era capitato a entrambe.

“Il nostro rapporto viaggia sul binario giusto oppure sta andando verso uno morto?” semplificherei e renderei più immediato: "pensi che il nostro rapporto si stia infilando in un binario morto?"

"“Ho una seconda questione da affrontare” fece l'amica, “ma non riesco a esprimerla con chiarezza”.
“Non ti preoccupare. Tu esponi il problema. Cercherò la risposta migliore, secondo il mio punto di vista” disse Laura." un po' troppo professionale (questione/problema).

"Quale è la tua opinione nel merito?” semplificherei: "Che ne pensi?"

"Dal suo punto di vista questo invito rappresentava l'occasione giusta per capire le reali intenzioni di Matteo." superfluo: lo dice dopo quello che pensa.

"Se Matteo è d’accordo, potresti tenermi compagnia durante quel week end” A reggere il moccolo?!! Nulla da obiettare come testo, ma l'idea mi pare umanamente strana. Capisco però che prepara la nuova uscita a quattro.

"si disse. 'Ho un grosso progetto di recupero edilizio da seguire." uno che parla tra sé e sé non credo dica"grosso progetto di recupero edilizio", magari dice ho da pensare all'appalto Tizio, o ho un casino di lavoro da fare.

"un bel passerotto da coccolare." un uomo si riferisca così a proposito di una donna? Mi pare una frase troppo femminile.

"In quel momento c’erano delle priorità di lavoro più urgenti, rappresentate da pratiche, che affollavano il tavolo." In quel momento era sommerso dalle pratiche e le sue priorità erano altre.

"La situazione era chiara nelle sue linee generali ma rimanevaNO dei dubbi sui motivi," plurale

“L’unica cosa certa è che quella sera, nella quale le abbiamo conosciute, era la prima uscita dopo l’addio." “L’unica cosa certa è che quando le abbiamo conosciute, era la sua prima uscita dopo l’addio.


" la loro conversazione verté sui loro progetti professionali e sullo sport." Vertè? Un termine più colloquiale?
Carlo Menzinger 1 anno fa
Avviso spoiler
Grazie Jana per gli auguri, che contraccambio per il tuo romanzo
Newwhitebear 1 anno fa
sono sparita... chiedo scusa. Mi è successo di tutto. Compresa rottura del pc con perdita degli ultimi lavori... e ho ripescato il romanzo, per cui ho già firmato il contratto, dal mio refugium. Quindi... nervosetta. E ansia a dodicimila. Devo imparare bene le opzioni del nuovo programma per leggere con più agio. Mannaggissima. Buona scrittura e buon editing.
Jana 1 anno fa
Infine il nuovo capitolo. L'undicesimo
Sofia invitò Laura la sera successiva alla proposta di Matteo su Cernobbio. Voleva ascoltare la sua opinione sulle novità sue e dell’amica.
“Credi che abbia fatto la scelta appropriata con Matteo?” le chiese Sofia con un filo di apprensione. “Il nostro rapporto viaggia sul binario giusto oppure sta andando verso uno morto?”
L'amica raccolse le idee prima di risponderle. 'Dare dei suggerimenti' pensò Laura, cercando le parole più adatte alla circostanza, 'è difficile e complicato. Si rischia sempre di darli sbagliati'.
“Ascoltando le tue parole” esordì Laura, 'ho percepito che il tono è quello giusto. Tu sei innamorata di Matteo”. Fatta una breve pausa, riprese a parlare. “Che altro aggiungere? Le mie sono sensazioni percepite. Lui non sembra un farfallone, a meno che non mi abbia tratto in inganno. Formate una bella coppia. Ti trovo addolcita rispetto l’ultima volta che ci siamo viste. Più tenera e sognante. L’amore ti fa bene” concluse Laura.
Sul viso di Sofia comparve un sorriso di ringraziamento e di sollievo per quello che aveva ascoltato.
Sofia rifletté un istante, indugiando nel formulare la seconda domanda, perché percepiva di essere cambiata dentro e fuori. Si sentiva più calma e serena, adesso che frequentava con assiduità Matteo. Vedeva quello che la circondava con occhi diversi, come se avesse cambiato le lenti negli occhiali, adattandole alla nuova visuale.
“Ho una seconda questione da affrontare” fece l'amica, “ma non riesco a esprimerla con chiarezza”.
“Non ti preoccupare. Tu esponi il problema. Cercherò la risposta migliore, secondo il mio punto di vista” disse Laura.
Sorridente aspettò che l’amica cominciasse a parlare. Sofia iniziò titubante e imbarazzata, perché aveva sempre sbandierato ai quattro venti che inviti a cene o pranzi ufficiali o comunque con molti commensali non li gradiva, non riusciva a digerirli. Adesso si trovava nella scomoda posizione di rinnegare le proprie idee, perché quella proposta la stuzzicava non poco.
“Matteo,“ esordì Sofia, incerta nel tono e col viso aggrottato per l’ansia, “mi ha invitata a Cernobbio in occasione del meeting organizzato dal suo studio professionale”.
Fece una breve pausa, sperando che Laura dicesse qualcosa. Però l’amica rimase in silenzio col sorriso sulle labbra. Sofia riprese a esporre la questione con più sicurezza, confortata dall’atteggiamento dell’amica.
“Detesto partecipare a cene e pranzi ufficiali, perché non mi sento a mio agio” proseguì Sofia, distendendo i lineamenti della faccia. “Ma capisco che è l’occasione giusta per farmi presentare in modo ufficiale nel suo mondo. Sono incerta se accettare oppure no. Quale è la tua opinione nel merito?”.
Laura rifletté sul quesito, soppesando i pro e i contro. “Penso che tu faccia bene ad accettare” disse con franchezza. Dal suo punto di vista questo invito rappresentava l'occasione giusta per capire le reali intenzioni di Matteo.
“Matteo può avere nei tuoi confronti propositi seri oppure potrebbe essere solo un’infatuazione, un innamoramento passeggero. Sarai nel suo mondo” proseguì Laura. ”Potrai conoscere le persone, che frequenterai, se la relazione si concretizza”.
Sofia non rispose ma continuò a mangiare in silenzio. Stava ragionando attorno a un’idea, che le era spuntata, mentre ascoltava la risposta di Laura.
“Avrò una suite tutta per me” disse Sofia, tenendo la forchetta sospesa sopra il piatto. “A parte pranzi e cene avrò molto tempo libero. Se Matteo è d’accordo, potresti tenermi compagnia durante quel week end”.
Laura rimase col coltello a mezz’aria e la bocca semiaperta per lo stupore. Non si aspettava una proposta del genere.
“Hai perso la parola? “ chiese allegra Sofia.
“No” rispose Laura basita, “ci riesco ancora, nonostante la proposta, che mi ha colta impreparata. Una splendida occasione per due giorni da sogno a Villa d’Este”.

Nei giorni successivi al primo incontro con Laura, Paolo aveva provato inutilmente a contattarla. Lei l'aveva attratto fin dal primo istante ma visto gli esiti, pensò che era superfluo correrle dietro. 'Sprecherei il mio tempo' si disse. 'Ho un grosso progetto di recupero edilizio da seguire. Non posso permettermi delle distrazioni. Specialmente con una donna che si dimostra refrattaria alle mie avance'.
Immerso nel lavoro si dimenticò di Laura, finché una sera di ottobre non arrivò una chiamata da Matteo.
“Ciao,“ esordì Matteo allegro, “stai bene? E’ da tempo che non ci sentiamo. Impegnatissimo col tuo lavoro?”
“Veramente tu sei sparito dalla circolazione!” rispose Paolo. “Qualche uccellino mi ha sussurrato che sei finito in gabbia. E’ una gabbia dorata ma è pur sempre una gabbia”.
“Ah! Ah! Quante malelingue ci sono!“ replicò ridendo Matteo. Secondo lui erano invidiosi, perché aveva trovato un bel passerotto da coccolare. “Hai impegni stasera? Vorrei parlarti di un progetto per un fine settimana, che comprende anche Laura. Ti ricordi quella coi capelli rossi?”
“Certo“ disse Paolo. “E chi riesce a dimenticarla! Si dà il caso che l’abbia messa tra le partite perse e non ho molte intenzioni di ripescarla di là”.
Lui non era riuscito a capire l'atteggiamento della ragazza e le motivazioni che l'avevano spinta a comportarsi così. Lei si era mostrata gentile e cortese ma distaccata e formale, come se avesse voluto deliberatamente tenerlo lontano. Non aveva legami sentimentali, a quanto gli risultava, perché si era informato con discrezione. Tuttavia si era negata in modo vistoso. Più di una volta si era domandato se in quel unico incontro avesse tenuto un comportamento tale da giustificare l’indifferenza di Laura. Il vedersi con Matteo poteva rappresentare l’occasione per chiarire i motivi per i quali il rapporto non era mai decollato.
“Per stasera ho già un impegno” gli disse Paolo. “Domani sono libero. Non contare su di me per i tuoi week end sentimentali! Specialmente se è coinvolta Laura. Non si è mai degnata di rispondere alle mie telefonate”.
Matteo rimase stupito, perché era la prima volta che Paolo si lamentava sulle difficoltà dei contatti con Laura.
“Non ero a conoscenza di questi dettagli” disse Matteo. “A domani sera. Alle dieci alla Caffetteria del Corso”.
Matteo rifletté su quanto aveva ascoltato da Paolo ma giudicò il momento inadatto ad affrontare il problema. In quel momento c’erano delle priorità di lavoro più urgenti, rappresentate da pratiche, che affollavano il tavolo.
Solamente Sofia sarebbe stata in grado di dargli tutte le risposte sulla freddezza di Laura. Accantonò la questione fino all'ora di cena, perché lei si irritava moltissimo, se messaggi privati la disturbavano durante l’orario di lavoro. Sofia aveva preteso di mantenere separati i due mondi: quello professionale e quello privato.
Alle otto le telefonò e durante la conversazione ottenne quanto sperato. Adesso aveva un quadro più preciso su Laura e una maggiore chiarezza sul suo atteggiamento. Dalla lunga relazione con Marco all’addio traumatico fino al momento in cui si erano conosciuti.
La sera successiva i due amici parlarono delle informazioni ottenute da Sofia. La situazione era chiara nelle sue linee generali ma rimaneva dei dubbi sui motivi, per i quali i rapporti tra Paolo e Laura erano in stallo. Secondo Sofia l'ex era ritornato a Ferrara, dove abitava prima dell’università senza conoscerne i motivi.
“É stato un duro colpo per Laura” disse Matteo, sorseggiando l’analcolico. “Ancora oggi non ne è uscita completamente. La rottura la tormenta ancora”.
Paolo ascoltava con attenzione le sue parole, senza interromperlo nel timore di perdere il filo del discorso.
“Forse è questo il motivo di tanta freddezza!” esclamò Paolo, inarcando le sopracciglia.
Matteo scosse la testa non del tutto convinto dell’affermazione dell’amico.
“Sofia pensa che possa esserci qualche speranza?” chiese Paolo, distendendo la fronte.
“Non lo so” fece Matteo dubbioso. “L’unica cosa certa è che quella sera, nella quale le abbiamo conosciute, era la prima uscita dopo l’addio. Secondo me era ancora sotto choc”.
“Ho capito tutto” affermò con amarezza Paolo. “Non risolve il problema che mi assilla”.
“Ho una proposta da farti” disse Matteo, cambiando bruscamente argomento. “Un fine settimana in compagnia di Sofia e di Laura”
“Non ci penso minimamente” replicò piccato Paolo. “Basta e avanza quella sera!”
“Capisco le tue perplessità” fece Matteo, che aveva previsto questa reazione. Osservò Paolo, prima di avanzare l'ultima proposta, che sperava risolutiva. “Potresti partecipare al pranzo di gala alla chiusura del convegno. Ti mando l’invito?”
“Mandamelo. Ma ci devo pensare” replicò Paolo, che era scuro in volto. “Possiamo parlare di altri argomenti meno spinosi senza tornare su Laura, l’oggetto dei miei desideri, su week end pasticciati o su altre questioni amorose?”.
Matteo trasse un profondo respiro, perché Paolo non aveva chiuso le porte alle sue proposte. Forse tra qualche giorno avrebbe cambiato idea, accettando l’invito.
Accantonato l'argomento Laura e il fine settimana a Cernobbio, la loro conversazione verté sui loro progetti professionali e sullo sport.
Newwhitebear 1 anno fa
Avviso spoiler
Ecco le mie risposte alle tue osservazioni, Carlo.
Ho poco da suggerire. Forse più che altro dovrei comunicarti una certa sensazione di freddezza leggendo il capitolo. Soprattutto all'inizio c'è poca azione e poche immagini. Vedrò come fare ma è un capitolo di riflessioni.

"Doveva analizzare gli aspetti, che non avevano funzionato nel loro rapporto, e le motivazioni" toglierei le virgole. Fatto.

"Rimaneva solo la scelta della la località. " un la di troppo. fatto

"L’esterno appariva moderno." non mi piace appariva, meglio un più semplice "sembrava". d’accordo.

"dove la tonificante cascata termale le diede un’ebbrezza mai provata. " fa un po' pubblicità! sembrerà spot ma sono le sensazioni di Laura

"Psicologicamente si sentiva meglio ma la ferita era lungi dall'essere cicatrizzata." Avverbio necessario? Psicologicamente posso sostituirlo con Dal punto di vista psicologico

“Quel posto che a settembre per una settimana è al centro del mondo finanziario e politico. Pieno di vip, di capi di stato, di politici influenti”. Chi lo dice? Chi lo dice? Lo dicono i media. Ma a parlare è Matteo. Lo aggiungo se è necessario alla comprensione del discorso.
Di nuovo grazie per il tuo prezioso contributo.
Newwhitebear 1 anno fa
Avviso spoiler
Grazie, Carlo. Tengo presente la sensazione di freddezza.
Newwhitebear 1 anno fa
Ho poco da suggerire. Forse più che altro dovrei comunicarti una certa sensazione di freddezza leggendo il capitolo. Soprattutto all'inizio c'è poca azione e poche immagini.
Ecco i suggerimenti di dettaglio:

"Doveva analizzare gli aspetti, che non avevano funzionato nel loro rapporto, e le motivazioni" toglierei le virgole.

"Rimaneva solo la scelta della la località. " un la di troppo.

"L’esterno appariva moderno." non mi piace appariva, meglio un più semplice "sembrava".

"dove la tonificante cascata termale le diede un’ebbrezza mai provata. " fa un po' pubblicità!

"Psicologicamente si sentiva meglio ma la ferita era lungi dall'essere cicatrizzata." Avverbio necessario?

“Quel posto che a settembre per una settimana è al centro del mondo finanziario e politico. Pieno di vip, di capi di stato, di politici influenti”. Chi lo dice?

"E concluse che sarebbe stata una fatica tipo quelle mitiche di Ercole e non certamente una passeggiata distensiva. " Penso si possa evitare di iniziare con una congiunzione.

Carlo Menzinger 1 anno fa
In attesa di leggere il nuovo capitolo, una piccola osservazione:
Scrivi
"i muscoli facciali si muovevano nervosamente" addirittura? Non ci vedo nulla di strano. Sei in aperta campagna. Non passa anima viva e non sai come fare col telefono muto. Non saresti nervoso? Io, sì.

Ma hai mai visto una faccia con i muscoli che si muovono nervosamente? Tipo uno pieno di tic? Al massimo si fa qualche smorfia, mica si perde il controllo dei muscoli del viso. Quello che intendo e che l'immagine mi fa pensare a uno che si mette a fare boccacce incontrollabili, strizza gli occhi, arriccia il naso. Non penso sia questo che vuoi far vedere!
Carlo Menzinger 1 anno fa
E adesso il capitolo decimo
Laura non aveva nessuna intenzione di cominciare una nuova storia. Quella con Marco era finita in malo modo. Era stata una delusione cocente, che aveva lasciato una ferita profonda. Doveva metabolizzare la rottura improvvisa senza spiegazioni. Doveva analizzare gli aspetti, che non avevano funzionato nel loro rapporto, e le motivazioni, che lo avevano fatto sparire dalla sua esistenza. Adesso all'orizzonte era apparso Paolo, che aveva mostrato senza tanti giri di parole un interesse verso di lei.
Decise di cancellare dai suoi pensieri entrambi. Si concentrò su un unico obiettivo senza altre distrazioni: il suo futuro professionale. 'Per i problemi del cuore c’è tempo' si disse. 'Possono aspettare'. Puntò tutta la sua attenzione sulle offerte ricevute, spedì altri curricula. Era alla ricerca di un posto in grado di soddisfarla professionalmente oltre che economicamente. Sul tavolo c'erano diverse proposte in attesa di essere visionate. Non aveva nessuna fretta, perché non aveva problemi finanziari impellenti. Tuttavia desiderava affrancarsi il prima possibile, come aveva fatto Sofia.
Nelle due settimane successive fece molti colloqui al termine dei quali ridusse la scelta fra tre offerte, che aveva trovato interessanti. Prima di prendere una qualsiasi decisione, si concesse una settimana di vacanza in montagna. Il clima era ancora mite e soleggiato. Le giornate erano sufficientemente lunghe. Rimaneva solo la scelta della la località.
Laura amava la montagna con i suoi silenzi, i suoi profumi, i suoi rumori, la trovava più rilassante del mare, che fino a diciotto anni aveva dovuto subire per seguire i genitori sulla Riviera ligure. Era un rito, che tutti i milanesi doc eseguivano nel mese di agosto. Quel mese lei l'avrebbe voluto cancellare dal calendario. Lo odiava. Non sopportava le grida dei bambini, i corpi seminudi, spesso orribili a vedersi, il miscuglio di odori sgradevoli e la sabbia che s’insinuava ovunque.
A diciotto anni si ribellò e decise di non partire con loro. “Se mi date quanto spendete per me, vado in montagna con Sofia e ci rivediamo a casa”. Da quel momento il mese di agosto era trascorso in montagna con l’amica, esplorando anno dopo anno varie località alpine. Il rito agostano proseguì anche dopo avere conosciuto Marco. Lui preferiva tornare a Ferrara. Quel periodo, libero da esami, rappresentò un distacco benefico tra loro e servì a rinsaldare il loro legame.
'Potrebbe essere il turno della Valtellina, Bormio' si disse, dopo avere esaminato diverse località. Era una vallata bellissima con il parco dello Stelvio, a portata di mano. Un'occasione per conoscere un angolo di Lombardia, che non conosceva. Senza prenotare partì, sicura di trovare una camera di suo gradimento.
Il viaggio fu un disastro tra strettoie, lavori in corso e deviazioni. Raggiunto Bormio, parcheggiò nella centralissima Via Roma.
Girò a piedi alla ricerca di un hotel. 'Settembre non è certamente un periodo del tutto esaurito' pensò. 'Quindi mi posso permettere di scegliere quello che più mi aggrada'. Camminò nel paese col naso all’insù, valutando con cura alberghi e pensioni. Mentre era impegnata nella selezione, si sentì rinascere. La stanchezza era stata cancellata, le tensioni interne si erano stemperate. Dopo il lungo passeggiare per le vie e le discrete domande poste a passanti optò per l’hotel Posta.
L’esterno appariva moderno. Nascondeva al suo interno una gradita sorpresa: erano stati conservati molti particolari della vecchia struttura, quando nell'ottocento era il posto di scambio dei cavalli. La stanza assegnata era accogliente e aveva servizi eccellenti. 'È un hotel di prim’ordine' si disse compiaciuta per la scelta.
Un tempo clemente e soleggiato, abbastanza insolito in montagna nel mese di settembre, allietò il suo soggiorno. La settimana letteralmente volò. Laura si rigenerò tra passeggiate solitarie nei boschi ed escursioni nei dintorni. Prima di cena frequentava le terme, dove la tonificante cascata termale le diede un’ebbrezza mai provata. Si sentì rinascere. Era un'altra persona, quando distesa e rinfrancata riprese la strada per Milano.
Al rientro ebbe chiaro quale offerta avrebbe scelto. Il ricordo di Marco pian piano sbiadiva, anche se rimaneva vivo nel subconscio. La mente non era più un alveare impazzito, dove i pensieri entravano e uscivano vorticosamente. 'È stata la vacanza che mi serviva' si disse.
Contattò l'azienda prescelta per l’ultimo e definitivo colloquio. Era una società di rilievo, che produceva linee merceologiche diversificate. Assunta come assistente del product manager per gli articoli da montagna, inizialmente si sarebbe occupata della gestione dei prodotti per rilevare inefficienze e sprechi e per ottimizzare il loro ciclo di produttivo. Dal 10 ottobre avrebbe preso servizio per iniziare una vita diversa da quella vissuta fino a quel momento.
L’ingresso nel mondo del lavoro avvenne per Laura dalla porta principale. Aveva un ufficio luminoso tutto per lei, accanto a quello del diretto superiore. Trattata con deferenza, come se fosse una personaggio importante, Laura ricambiò con l'impegno quotidiano. Fin da subito fu apprezzata per la cordialità, la gentilezza e il sorriso sincero.
Il lavoro impegnativo, la concentrazione sulle mansioni ricevute fecero impallidire il ricordo di Marco e dimenticare la delusione subita. Psicologicamente si sentiva meglio ma la ferita era lungi dall'essere cicatrizzata. Era sufficiente un ricordo o un pensiero per farla sanguinare.
Diversi corteggiatori cercarono di fare breccia nel suo cuore senza successo. Non si sentiva pronta a una relazione stabile.

Erano passate diverse settimane da quella sera d’inizio settembre, quando Matteo con tono guardingo esplorò la possibilità di farsi accompagnare da Sofia il 10 novembre a Cernobbio.
Tutti gli anni il suo studio organizzava il primo o il secondo week end di novembre nella prestigiosa Villa d’Este un meeting forum sulla gestione dell’azienda e sulle normative. Quest'anno il tema verteva sulle novità fiscali, introdotte dagli ultimi provvedimenti governativi, e si teneva nel secondo fine settimana del mese. Lo studio lo realizzava per una clientela selezionata. Convegno dopo convegno aveva avuto un successo crescente sia per i temi trattati che per il prestigio della sede prescelta.
Se avesse accettato, avrebbe messo a tacere le malignità che aveva dovuto sopportare negli anni passati. Era un modo per presentarla ufficialmente come la sua ragazza. 'Un fine settimana con Sofia' pensò 'sarebbe stupendo'. Tuttavia conosceva la sua avversione verso questo tipo di mondanità. Per strapparle il consenso doveva agire con molta discrezione e diplomazia. Quindi decise di affrontare l’argomento con tono distaccato e noncurante, partendo da lontano.
“Conosci Cernobbio?” le domandò, mentre prendevano un aperitivo in Galleria Vittorio Emanuele.
“No” rispose asciutta Sofia. Era incuriosita dalla strana domanda ma allo stesso tempo restava diffidente. 'Matteo non parla mai a vanvera' pensò. 'Dove vuole parare?'
Matteo fece una pausa, come se fosse rimasto soddisfatto dalla risposta.
“Non hai mai visto Villa d’Este?” riprese dopo aver addentato un tramezzino. “Quel posto che a settembre per una settimana è al centro del mondo finanziario e politico. Pieno di vip, di capi di stato, di politici influenti”.
Sofia non comprendeva l'obiettivo di Matteo con quelle domande. Rimase in silenzio ma attenta a quello che voleva dirle.
“Il mio studio programma da diversi anni a Villa d'Este un meeting per una clientela selezionata” disse Matteo con tono distaccato.
Sofia arricciò il naso. 'Cosa m'interessa sapere quali eventi organizza il suo studio?' si disse, acuendo la percezione che presto avrebbe compreso il senso di quelle affermazioni.
Le spiegò come sarebbe stato molto impegnato nel ricevere e salutare i partecipanti, come dovesse presenziare a cene e pranzi, alle presentazioni e tavole rotonde e a tutto quello che ruotava intorno al forum. E concluse che sarebbe stata una fatica tipo quelle mitiche di Ercole e non certamente una passeggiata distensiva.
“Sei impegnata il secondo week end di novembre?” le chiese, rompendo gli indugi.
Sofia si irrigidì, mettendosi sulla difensiva. Smise di mangiare le patatine, rimanendo in silenzio.
“Si, lo so che non ami cene e pranzi ufficiali” fece Matteo, sorseggiando il suo drink.
“Ma perché mi chiedi se sono libera tra due mesi?” domandò Sofia, che stava mettendo insieme i pezzi del puzzle.
“Pensavo” proseguì sornione. “Visto che per tre giorni sarò indaffarato senza poterci vedere o quasi, se”. Fece una pausa strategica, aspettando la reazione della ragazza che tardava ad arrivare.
'No, grazie' pensò di rispondere di primo acchito. 'Se non possiamo vederci pazienza, sarà per i giorni successivi'. Si morse la lingua, contò fino a dieci prima di replicare.
“Immagino cosa avrai voluto dirmi” gli disse irritata. “Potevi risparmiarti quel lungo giro di parole, andando al concreto della proposta”.
Matteo colse l'occasione per portare l'affondo.
“Semplicemente avevo pensato di prenotare una junior suite per te a Villa d’Este per il week end” fece con tono deciso. “Mentre sarò indaffarato coi partecipanti, tu puoi goderti i vantaggi dell’hotel. Dal parco al beauty center, al lago”. Secondo lui era una bella maniera per trascorrere qualche ora insieme durante le cene e nei ritagli di tempo libero. “Inoltre abbiamo tutta la domenica per noi. Cosa ne pensi?”
Sofia perplessa non si aspettava di trovarsi a prendere una decisione senza riflettere. “Mi dai un giorno di tempo per pensarci?” gli chiese.
“Sofia, “ riprese con tono calmo e suadente, “anche due o tre giorni! Non c’è fretta. Prenditi tutto il tempo che vuoi per riflettere. Non voglio metterti ansia o forzarti la mano”.
Matteo rimase in silenzio, mentre guardò con intensità la ragazza, che adesso era visibilmente confusa, perché era stata presa in contropiede. 'Ho corso troppo con la fantasia' si disse, finendo l'aperitivo. 'La capisco che non le va di stare con un branco di vecchi, che pensano solo a rimpinzarsi di tartine, pasticcini, caffè e altre cibarie'.
“Ora non pensiamoci più” disse per chiudere il discorso e cambiare argomento.
Newwhitebear 1 anno fa