Le prime armi sono le più difficili!

DISCUSSIONE | 20 Interventi | Creata da Rita Pinna |
Ultimo aggiornamento: 29 luglio 2016 | Iniziata: 11 maggio 2016
Rita Pinna Rita Pinna ha scritto: Ciao a tutti. Colgo l’occasione e l’invito, per postare un mio primo capitolo. Provo a mettermi in discussione per imparare qualcosa di nuovo. Posto il primo capitolo di “Progetto Tiamat” il mio secondo fantasy.



L’atmosfera era delle migliori.
Jonathan chiacchierava con Alina in modo pacato e sensuale. Era alla ricerca di una relazione duratura e sperava con tutto se stesso che Alina fosse la donna giusta.
Era capo ricercatore del CNR di Sassari. La ricerca che conduceva riguardava gli strani segni apparsi nel cielo della Sardegna nel dicembre del 2012.
Non tutti lo stimavano e doveva lavorare sodo per non soccombere al mobbing perpetrato nei suoi confronti da un collega che avrebbe voluto il suo rango.
Alina una ragazza di 32 anni di origini egiziane era arrivata al Centro, così chiamavano il CNR , da pochi mesi. Aveva visto subito che Jonathan nonostante le sue prestazioni fisiche e mentali, stava finendo sotto le grinfie di un suo collega invidioso della sua carica.
Si era affiancata subito, diventando una collaboratrice stretta, e negli ultimi giorni, qualcosa di più. O almeno era quello che sperava Jonathan.
Con una laurea in geologia e una in fisica nucleare, Alina aveva subito vinto il concorso come coordinatore del CNR proprio nei laboratori di cui si occupava Jonathan. Insomma, Alina era il suo capo.
Il progetto che stavano portando avanti si chiamava “Tiamat”.
A soli trentasei anni Jonathan era laureato in antropologia fisica - DNA antico, e archeoastronomia. Completava la sua conoscenza accademica, un dottorato in lingue antiche. Un fisico atletico e preparato nelle arti marziali, capelli neri e occhi chiari, a prima vista faceva pensare a un modello. La mente acuta e poco propensa alla superficialità in combinazione con una timidezza difficile da scardinare, gli aveva precluso fino ad ora una vita sentimentale adeguata ai suoi desideri.
Parlavano fitto. Parlavano di lavoro. Discutevano, e provavano a capire come mai alcuni campi di foraggio della Marmilla e del medio Campidano si erano tramutati in opere d’arte estemporanee.
Dalla notte al giorno in quei campi erano comparse delle linee tratteggiate composte dalle spighe del grano o dell’avena. Queste linee rappresentavano costellazioni conosciute e sconosciute.
Erano andati sul posto, dopo ogni avvistamento e non avevano rilevato niente di niente.
Niente radioattività, niente spore fungine che avrebbero potuto far piegare le spighe.
Queste erano piegate in modo che non si rompessero, come se qualcuno le avesse toccate delicatamente per evitarne la rottura.
Eppure formavano giganteschi sistemi solari, tra i quali il nostro.
Avevano scoperto, infatti, che quei disegni erano sistemi stellari, per via del riconoscimento del nostro sistema solare. Anche se aveva un pianeta in più nel disegno, ma era senza ombra di dubbio il nostro vecchio sistema solare.
Le notti in cui apparivano queste formazioni, delle scie luminose solcavano i cieli senza lasciare traccia nei radar. Solo l’occhio umano aveva visto.
In seguito alla scoperta dei campi “dipinti”, che avevano chiamato Crop Circle, all’osservatorio di Quirra nella costa orientale della Sardegna era comparso un rumore sconosciuto proveniente dallo spazio.
A quel punto il Ministero della Difesa e l’ASI Agenzia Spaziale Italiana, avevano commissionato uno studio al CNR. Il Centro aveva assunto Jonathan, e poco tempo dopo Alina aveva occupato il posto di coordinatore delle ricerche.
Ormai la sala all’aperto del ristorante “La Terrazza” stava chiudendo, ma non si avvidero, presi com’erano dall’argomento, che l’orario di chiusura era passato da un pezzo. Compresero che era l’ora di sgombrare solo quando il cameriere sollevò una sedia poggiandola sul loro tavolo, come consueto fare al termine della giornata lavorativa.
Rossi in viso e molto imbarazzati chiesero scusa, pagarono il conto e uscendo scoppiarono a ridere.
Erano le due di notte ed era doloroso dividersi, non c’era ancora una relazione intima tra di loro, ma sentivano che potevano approfondire. Non quella notte. Era troppo presto.
Avrebbero aspettato.
Il giorno dopo, anzi, poche ore dopo nell’ufficio di Alina arrivò un fax.
La comunicazione dell’osservatorio astronomico del Sussex in Inghilterra, aveva individuato delle scie luminescenti ai limiti dell’atmosfera. Chiedeva di controllare se vi fossero altri “pittogrammi” nei campi della Sardegna.
Jonathan chiamò l’aeroporto di Fertilia, dove il centro aveva un piccolo aereo da turismo; un Cessna Citation, un aereo veloce e maneggevole. Mediamente lussuoso e sempre pronto al decollo. Con uno sguardo d’intesa propose ad Alina di seguirlo nella ricognizione.
Alina accettò, entusiasta di lasciare anche se per poche ore l’ufficio e le scartoffie.
Il viaggio in auto durò poco più di trenta minuti. Fu piacevole conversare anche solo di lavoro e Jonathan riepilogò gli eventi che li avevano portati a considerare fatti che fino a pochi anni prima avrebbero considerato fantascienza.
La scoperta dei Crop Circle aveva indotto lo staff del Centro a considerare le traduzioni di un archeologo dilettante di origini Azero (Azerbaigian) di nome Zacharia Sitchin.* Lo studioso afferma, che in corrispondenza alla fascia principale degli asteroidi del sistema solare, si sarebbe trovato un pianeta che i Sumeri chiamavano Tiamat e i Babilonesi Marduk. Dalla disastrosa collisione tra Tiamat e Nibiru, narrata in forma epica in un poema sumero/babilonese, sarebbe nata la Terra; poi spinta nella sua orbita attuale da una successiva perturbazione gravitazionale di Nibiru, e l’attuale fascia degli asteroidi.
Effettivamente i pittogrammi comparsi nei campi della Sardegna, raffiguravano il nostro sistema solare con un pianeta in più come diceva lo studioso. C’erano anche figure di altre costellazioni presenti nelle scritture delle tavolette sumere.
Secondo le teorie del ricercatore ci sarebbe un pianeta che tornerebbe nell’orbita del nostro sistema solare ogni 3600 anni. E alla luce dei vari avvenimenti inspiegabili per affermare o escludere questa ipotesi, nacque il progetto “Tiamat”.
“ Sì, la storia è interessante, ma rimango scettica comunque”
Con un sorriso d’intesa, Jonathan le disse: “ Però hai visto anche tu le spighe sdraiate a formare il disegno del sistema solare, e per giunta con un pianeta in più” .
“ Potrebbe essere qualche burlone, oppure un fattore naturale che ancora non conosciamo”
“ Di questa portata? Dai è impossibile, non ci credi neppure tu!”.
Alina sorrise e distolse lo sguardo. Aveva ragione lui, c’era qualcosa di strano in tutto questo.
Arrivarono all’aeroporto, scaricarono le valige con l’attrezzatura e salirono sul piccolo velivolo.
Il pilota salutò, gioviale come sempre e li informò che il vento di maestrale avrebbe provocato qualche piccola turbolenza.
“ Dobbiamo andare fino al Campidano” Disse Jonathan.
“ Se non avete problemi di mal d’aria, possiamo arrivarci in meno di un’ora”
“ Tutto bene allora, partiamo.”
“Che zona del Campidano?” S’informò il pilota.
“Arriviamo nella zona di Sanluri/Villacidro” Rispose Alina.
“Bene allacciate le cinture”.
Il decollo fu breve e lineare, senza scossoni, ma nei primi dieci minuti di volo, i vuoti d’aria misero a dura prova lo stomaco di Alina. Cerea in viso, lottava con la nausea.
Arrivati sopra Oristano, il peggio era passato e il viaggio procedeva bene.
Avevano montato il georadar, la videocamera e Alina stava caricando un programma sul suo laptop.
All’ordine di Jonathan, sopra la pianura che delimitava l’Alto con il Medio Campidano, il velivolo scese di quota.
Aprirono la botola sul pavimento per collocare l’attrezzatura elettronica e aspettarono.
Nelle pianure sotto di loro i campi erano coltivati, a maggio la maturazione del grano era quasi completa. Una distesa verde e oro punteggiata da casolari abbandonati e boschi di eucalipto riempirono la vista.
A un tratto il georadar emise un suono. Rivelava uno spazio vuoto sotto la collinetta. Era coltivata a grano e a prima vista era normale.
Alina si avvicinò allo schermo digitando alcuni tasti e annuì silenziosamente.
“ Abbiamo un’anomalia” Disse.
“Di che tipo?” Chiese Jonathan.
Alina stava per rispondere quando con la coda dell’occhio vide un campo di grano, enorme, forse una ventina di ettari, che aveva qualcosa di strano.
Allungò un dito in direzione del campo e aprì la bocca per parlare ma non uscì alcun suono.
La sorpresa l’aveva ammutolita.
Sotto di loro a circa cento metri, si estendeva il Crop Circle più grande e più elaborato che loro avessero mai visto: il sistema solare rappresentato con i pianeti e il sole, in perfetta scala tra di loro. Di fianco al sole un altro pianeta sconosciuto che incrociava l’orbita ellittica degli altri, e che copriva il sole per tre quarti.
La terra era perfetta, aveva delle spighe verdi a formare le terre emerse del pianeta. Il sole comprendeva le spighe già mature e il pianeta sconosciuto era formato dai papaveri. Un’opera d’arte!
La cava sotterranea era proprio sotto al campo e si estendeva verso sud incrociando un terreno recintato dove al centro si ergeva maestoso, un nuraghe.
Dobbiamo scendere, guarda arriva gente ci sono alcuni fuoristrada. Possono sapere qualcosa oppure distruggere eventuali prove.
“Non posso atterrare qua” Disse il pilota. “ Arrivo al campo volo di Vallermosa, c’è una pista amatoriale”.
“Quanto ci vuole?” Chiese Jonathan.
“ Circa dieci minuti e siamo a terra”
“ Bene, allora cerchi di fare prima” Rispose Jonathan dandogli una pacca sulla spalla”
Il pilota fece ok con le dita e virò per avviare le procedure di atterraggio comunicando alla torre di controllo di Elmas le sue intenzioni.
Dopo qualche secondo Elmas diede il via libera, comunicando che il campo di Vallermosa era stato avvisato dell’atterraggio.
Nel frattempo Jonathan aveva chiamato un suo amico a Villacidro chiedendogli se veniva a prenderli nella piccola pista per accompagnarli in una zona “sensibile”.
Si chiamava Federico Lavino ma tutti lo chiamavano Fred.
Erano stati compagni fin dalle scuole medie che avevano frequentato a Cagliari, poi il classico e l’università. anche se Fred aveva cambiato indirizzo di studi, avevano continuato a condividere l’appartamento.
Laureato in ingegneria informatica, Fred aveva tanti interessi che aveva sviluppato senza conseguire nessun titolo di studio. Nonostante questo dava dei punti ai laureati con tutti i crismi.
L’aereo stava atterrando quando il SUV di Fred entrò nella pista.
Calorose strette di mano e presentazioni frettolose prima di salire in auto seguirono l’incontro.
“ Che cosa vuol dire “sensibile” ?” Chiese l’amico sedendosi alla guida.
“ Un cerchio nel grano e tante persone che ci stanno sopra, ecco che significa”. Disse Jonathan un po’ infastidito ricordando l’assembramento di persone che si stava formando nel campo del Crop Circles.
“ La gente è curiosa ma non capisce che così facendo distrugge tutto quello che può servire a identificare l’autore del disegno” Continuò Alina.
“ Allora… ditemi dove devo andare e ci arrivo di corsa!”
Appena date le coordinate all’amico, il SUV scattò in avanti a tutta velocità e si diresse verso Trunconi, una località tra Villacidro e Serramanna.
Pochi minuti dopo una brusca frenata sollevò una nube di polvere. Le persone, per lo più pastori e contadini che stavano ammirando il disegno, protestarono pesantemente all’indirizzo dell’autista.
Scusandosi per primi mentre scendevano, Jonathan e Alina cercarono di calmare gli animi.
“Scusate... da quanto siete qui?” Chiese a un uomo vicino.
“Io da venti minuti, sono il primo ad aver visto questo” Rispose.
“Stavo andando alla fattoria e ho visto delle luci dalla strada, credevo fosse un incendio e ho chiamato i pompieri. Quando mi sono avvicinato, ho visto che non c’era fuoco e ho richiamato, ma è venuto il maresciallo dei carabinieri”.
“Chi è?”
“Quello in tuta blu da lavoro” Rispose lui.
Jonathan si avvicinò al carabiniere e gli mostrò il tesserino e i permessi speciali per far sgombrare l’area interessata. Era compiaciuto di risparmiarsi il passaggio della comunicazione e del tempo prezioso.
Il maresciallo si avvicinò alla sua automobile, era evidente che fosse fuori servizio, ma era preparato comunque.
Il carabiniere delimitò l’accesso al terreno da un nastro rosso e bianco, chiamò in stazione a Villacidro e chiese rinforzi.
“ Ecco Signor Galanti” Disse il carabiniere a Jonathan.
“Stavo per farlo prima del suo arrivo, ma lei mi ha preceduto. Una cosa simile non l’ho mai vista. Lei sa cos’è?”
“Non lo sappiamo neppure noi, ecco perché ci sono gli studi in corso. Senta maresciallo, sa se sotto questo terreno ci possa essere qualche grotta o cava?”
“Da queste parti c’era il vecchio aeroporto di Trunconi, sa, quello della grande guerra… Può essere ci siano rifuggi antiaerei”.
Una luce improvvisa scaturì dal terreno, poco lontano da loro.
Gli spettatori si ripararono gli occhi come meglio poteva. Alina si mise gli occhiali da sole che teneva sulla fronte e corse verso la fonte luminosa.
Dopo alcune decine di metri la luce sparì lasciandola. Il raggio di luce sparito così in fretta, non aveva consentito alla ragazza di raggiungere il punto preciso.
Seguendo la direzione con passi lenti, questa volta, riuscì a intravedere qualcosa di diverso attraverso le spighe. Il colore dello sfondo cambiava mentre si avvicinava rendendo possibile l’identificazione della sorgente di luce.
Jonathan si materializzò al suo fianco facendola sussultare. Insieme proseguirono circospetti.
All’improvviso le spighe fino allora dritte e di un’altezza ragguardevole, lasciarono il posto al terreno spoglio.
La terra marrone era circondata dalle spighe dorate. Era un cerchio, con un diametro di circa dieci metri.
Al centro dello spazio una forma ovale che levitava a circa mezzo metro dal terreno. Sembrava vetro e aveva ancora una fluorescenza residua.
L’oggetto era simile a un faro, di quelli che si usano negli spettacoli, ma non era collegato a nessun tipo di energia.
Si avvicinarono circospetti per fotografarlo ed esaminarlo.
Camminando Alina e Jonathan si misero i guanti.
Prendendo il cellulare per avvisare il centro, Jonathan si accorse che non c’era linea.
Rimettendolo giù, lo schermo dell’iphone si accese, appena in tempo perché Jonathan lo notasse.
Sullo schermo apparve la scritta “attenzione”. La scritta scorreva in fretta e aumentavano la sequenza a ogni secondo.
Alina vide Jonathan con l’aria perplessa e si avvicinò, la parola “attenzione” scorreva velocemente sullo schermo in tutte le lingue conosciute, perfino il Parsi.
Di colpo la ricercatrice prese il braccio di Jonathan e lo trascinò con lei mettendosi a correre.
“Alina, che fai?...” Gridò Jonathan.
“Ti salvo la vita, corri”. Rispose affannata.
Erano passati pochi secondi, che il campo di grano collassò su se stesso trascinando con sé tutto quello che stava in superficie.
Avevano fatto appena in tempo a guadagnare la strada mettendosi in salvo.
Il fragore del crollo spaventò tutti.
Il maresciallo prese il cellulare e avvisò la protezione civile, i suoi colleghi e i pompieri.
I due pastori e il contadino scapparono a gambe levate. Rimasero solo il carabiniere, Fred, Alina e Jonathan.
Poco dopo le sirene dei soccorsi si fecero sentire in lontananza.
Attenzione: Per partecipare devi prima iscriverti al gruppo. Per iscriverti clicca qui.
Terzo capitolo
La mattina dopo in uno yacht ancorato in rada, di fronte al porto di Cagliari, alcune persone discutevano dell’ultimo Crop Circles apparso nel Campidano.
“Chi ha ordinato di spazzare via il CNR di Sassari?”
La voce era di un uomo sulla cinquantina con calvizie incipiente, alto circa un metro e mezzo.
Il ventre prominente lo faceva sembrare una piccola botte.
“L’ordine è stato dato dal direttivo” Rispose l’altro. Un uomo sui trent’anni, biondo con i capelli rasati alla marine.”
Lo steward entrò portando i flute per lo champagne insieme con una bottiglia di Moet Chandon.
Posando il vassoio fece cadere una cimice dentro il centrotavola con la frutta.
“Puoi andare” Disse l’uomo botte.
Lo steward saluto e lasciò il salottino dello yacht. Continuò fino alla cambusa con nonchalance, posò il vassoio e si mise un auricolare.
La conversazione fluì nitida e si preparò all’ascolto.
“...Purtroppo i ricercatori più importanti sono scampati all’attentato. Mi aspettavo di più da lei.”
“ Signore… L’attentatore kamikaze ha dovuto accelerare il piano. Ha comunicato che l’operazione Adfectus era iniziata e si è fatto esplodere con tutto il palazzo, prima di avere l’ordine ufficiale.”
“Maledetti fanatici”
“Abbiamo bisogno di loro, signore. Senza di loro non avremo capro espiatorio”.
“Non me lo ricordi capitano. Comunque, teniamoli d’occhio, non vorrei che tutto questo si rivolti contro di noi”.
“Agli ordini Signore”.
“Sa quello che deve fare. Mi tenga informato.”
Si sentì una porta sbattere e lo steward si tolse l’auricolare.
Prese il cellulare, digitò un numero. Dopo alcuni scatti e uno squillo rispose una voce femminile.
“Devo parlare con il capo: emergenza blu.”
“Attenda”
“Pronto?...” qualcuno rispose dall’altro capo del telefono.
“Comandante? Steve…”
“Che succede?...”
Steve fece rapporto al comandante Felizi. Dopo qualche secondo di silenzio il comandante gli disse di tornare alla base che aveva bisogno di lui.
“D’accordo, comandante”. Steve chiuse la comunicazione mentre lo yacht virò di bordo dirigendosi verso sud.
“Addio rientro” pensò Steve.
Salendo in plancia per chiedere il motivo del cambio di rotta, incontrò l’uomo botte.
“Stanno arrivando ospiti, prepari la sala conferenze.”
“Va bene signore” Rispose lo steward.
L’insperata fonte di notizie gli cadde in braccio come una pera matura. Preparò la sala conferenze allestendola con il centrotavola che conteneva la cimice.
Mezzora più tardi cinque uomini sbarcarono sul ponte da un motoscafo offshore.
Lo steward li fece accomodare nella sala e sparì in cambusa.
Si mise l’auricolare e si sedette a lucidare l’ottone della panadora.
“….è possibile e sperabile passare da una fase di evoluzione cieca a una fase di evoluzione auto diretta consapevole. Siamo pronti a fare ciò che oggi la scienza rende possibile: prendere in mano il nostro destino di specie. Siamo pronti ad accettare la sfida che proviene dai risultati delle biotecnologie, delle scienze cognitive, della robotica, della nanotecnologia e dell’intelligenza artificiale. Portando questa sfida su un piano politico e filosofico, per dare al nostro percorso un senso e una direzione. Se ci fosse, il contatto con gli Alieni, perderemo l’occasione di ricattare i governi con la nostra sovranità tecnologica.
Le guerre che stiamo finanziando per contribuire a eliminare i soggetti più deboli, non avranno più valore. Per il nostro progetto la popolazione mondiale deve diminuire dell’ottanta per cento. Devono restare in vita solamente gli scienziati, gli artisti i politici a noi fedeli. Insomma le menti eccelse del pianeta. La VERITAS deve provvedere”.
“Gli alieni ci stanno mettendo i bastoni tra le ruote?”
“E’ possibile, ma è auspicabile che riusciamo a mandare all’aria il ritorno dei nostri avi.
NOI vogliamo restare padroni della terra, senza nessun altro incomodo”.
“Le iscrizioni trovate nella Ziggurat di Monte Daccodi, tradotte dai nostri tecnici hanno descritto in quale modo il genere umano è nato. Siamo nati da un’inseminazione artificiale. Il DNA degli ominidi dell’Africa meridionale è stato innestato in quello alieno…”
“Dobbiamo evitare che la popolazione sappia dei nostri progenitori. Resteremo al potere decimando le popolazioni inferiori. E sterminando gli ignoranti! Solamente in questo modo saremo finalmente soli nell’universo!”.
“Potenziandoci a livello psicofisico, diventeremo semidei immortali, una nuova specie superumana, e ridurremo in schiavitù chi non è finito nella morsa dello sterminio.”
Il dialogo degli ospiti continuò con altri deliri d’onnipotenza ancora per qualche minuto. Dopo di ché si senti un ronzio, segno che il monitor della sala conferenza stava andando online.
“Buona sera signori miei”
Disse una voce autorevole. Sembrava provenire dagli altoparlanti. Infatti, quella voce non era intervenuta nei dialoghi precedenti.
“ Aggiornatemi”
“ Nonostante alcuni imprevisti, l’operazione sta procedendo”
“ Avete rintracciato i ricercatori?”
“Non ancora, signore, ma ci siamo vicini”.
La voce era dell’uomo botte. Chi c’era dall’altra parte della videoconferenza, Steve non poteva saperlo. Il timbro però era famigliare.
Un mozzo entrò in cambusa. Salutò e prese dell’acqua dal frigo. Steve continuò a lucidare le posate senza degnarlo di un’occhiata. Troppo tardi si accorse che il mozzo aveva un coltello da sub in mano. Glielo punto sulla carotide e gli disse:
“ Per chi lavori?”
“… Cosa vuoi dire?... Per il tuo stesso capo. Lasciami andare, sei ubriaco?”
Strappandogli l’auricolare, il marinaio disse:
“ … E questo? Stai spiando la tua fidanzata o chi?”
“Sono sordo a un orecchio…” Disse Steve. “ Per favore non dirlo al capitano, potrei perdere il lavoro”.
Steve assunse un’aria piagnucolosa e strizzando gli occhi si fece uscire una lacrima. Questo bastò affinché il marinaio allentasse la presa. A Steve bastò la lieve indecisione dell’altro per afferrarlo per il collo e catapultarlo a terra lasciandolo stordito. Lo trascinò nella cella frigorifera e chiuse con il chiavistello.
Compose un numero telefonico e inviò la conversazione registrata sullo smartphone, alla sede del SISDE. Chiuse la comunicazione e si avviò verso il ponte con discrezione.
“Nessuno in vista” pensò arrivando sul ponte.
Il motoscafo offshore era ormeggiato allo yacht con una cima. Saltò all’interno e sorprese un uomo armato che sonnecchiava nei divanetti. Dopo una breve lotta lo buttò a mare, avviò il motore e se la filò velocemente.
Nella hall dell’albergo adibita alla prima colazione Jonathan, Fred e Alina, si stavano organizzando per la giornata.
“Qual è l’ordine del giorno?” Chiese Fred.
“Il capo qua è Alina, chiedi a lei…” Rispose sarcastico Jonathan.
“Jonathan, ti prego. Non è colpa mia…”
“Sì, va bene, lo capisco. Dammi il tempo per assimilare tutto quanto. E’ stata una doccia fredda.”
“Va bene ragazzi, io sono qui, vi ricordate?” Intervenne Fred, visibilmente imbarazzato.
Il cellulare di Alina squillò.
“Pronto?”
“Maggiore la voglio qua tra quindici minuti. Faccia l’impossibile.”
“Da sola?”
“Sì.”
“Ragazzi devo andare. Sarò qui al massimo tra due ore.”
“Va bene, ti aspettiamo”. Risposero non troppo convinti.
La guardarono andare via in silenzio. Uscita dalla porta scorrevole i due amici parlarono liberamente.
“Jonathan, smetti di fare il prezioso. La perderai”.
“Non faccio il prezioso, purtroppo è stato un brutto colpo scoprire che lei non era… LEI”.
L’esplosione, il comandante del SISDE. E’ troppo, non riesco a capacitarmene.”
“Svegliati, amico! La vita ti sta mettendo alla prova e stai per perdere un altro treno.”
“Forse hai ragione, ma ho bisogno di tempo.”
“Va bene, non ne parliamo più… però occhio! Che ne pensi di tutta questa storia?”
“Ho scoperto una cosa… Un po' di tempo fa per la precisione”. Disse a bassa voce Jonathan, avvicinandosi con aria da cospiratore a Fred.
“Il codice morse. Non proviene solo dall’oggetto in mano al comandante. Ho tutta la sequenza nel mio smartphone.”
“Cosa? E come hai fatto?”
“Il segnale che proviene da Quirra è un codice morse come quello dell’oggetto. Non è andato tutto perduto con l’esplosione al Centro. Ho registrato quasi tutti dati nell’hard disk del mio telefono.”
“Figlio di… Ho sempre saputo che sei un genio”
“Non farne parola con Alina. Devo prima tradurlo. Le traduzioni non le ho salvate purtroppo.”
“ Come vuoi. Non approfittarne però. Mi sembra una brava ragazza”
“ Si è vero, credo di esserne innamorato”. Disse sognante l’amico.
I due si attardarono al bar dell’albergo in attesa di Alina che sarebbe tornata dopo poco tempo.
Il cellulare di Jonathan squillò, era il comandante che chiedeva di Alina. Non riusciva a rintracciarla. La stava aspettando da diverso tempo.
“Comandante, Alina è uscita dall’albergo da circa un’ora.”
“Ho chiamato io. Doveva essere qui appena possibile, ma non è ancora arrivata”
Un campanello d’allarme suonò nella mente di Jonathan.
Fred si accorse che qualcosa non andava e si mise in allerta. Scese dallo sgabello del bar e avvicinò l’orecchio al cellulare.
“Jonathan. Fred è lì con lei? Rimanete nella vostra stanza sto mandando qualcuno a prelevarvi.”
Il comandante chiuse la comunicazione. Jonathan rosso in viso per la collera e la preoccupazione disse a Fred: “Col cavolo che rimaniamo qua, andiamo a cercarla”.
Fred aveva già messo la giacca sulle spalle, pagato il conto al bar prima che Jonathan terminasse la frase. Jonathan passò i dieci minuti seguenti a telefonare ad Alina o a cercarla al cerca persone. Tutti i tentativi furono vani.
“Hanno rapito Alina, è indiscutibile. Vogliono farci fuori tutti, anche questo è evidente. Se veramente, volessero ucciderci tutti quanti, l’avrebbero uccisa subito, non ti pare? Invece di Alina non c’è traccia. E’ palese che l’hanno presa perché vogliono qualcosa. Che cosa diceva Alina a proposito del nostro DNA?”.
“Prepariamoci a ricevere visite” Disse Fred sornione.
I due amici arrivarono in aeroporto in bus. Fecero due biglietti di sola andata per Fertilia con la carta di credito rilasciata dal SISDE. Ma, anziché prender il volo, si diressero all’HERTZ per noleggiare un’auto pagando in contanti. Fecero così perdere le loro tracce almeno per mezza giornata.
“Andiamo dove è cominciato tutto”
“Jonathan, senz’altro il sito è sorvegliato dai sevizi segreti.”
“Noi ci arriveremo senza farci notare.”
“E come, di grazia?”
“Non lo so, improvviseremo” Rispose l’amico.
“Improvviseremo??? Tu sei tutto matto.”
Fred imboccò la via Roma, la strada principale della città di Cagliari. La carreggiata larga una settantina di metri costeggiata a destra dal porto e a sinistra dai palazzi vittoriani e rinascimentali, cominciava con alcuni negozi moderni. Uno di questi era un’armeria. Scese dall’auto e rientrò poco dopo con un machete della corda e due coltelli da pescatore.
Jonathan lo guardò stupito e Fred di rimando rise sotto i baffi. Ingranò la marcia e si diresse verso i Monti Sette Fratelli, dove si ergeva la Tomba de Is Concias.
Durante il tragitto da Cagliari a Is Concias, presero a discutere sulla loro operazione.
“Non ne sappiamo nulla di questa faccenda. Potrebbe essere solo uno scherzo planetario perpetrato a nostra insaputa dalle potenze straniere per distoglierci da altri fatti più o meno gravi. Il codice morse lo abbiamo inventato noi, non devono venire gli alieni per comunicare con questo tipo di strumento. Sono così progrediti che potrebbero avere anche il cellulare per chiamarci e farci un saluto.”
“Questa storia mi sembra molto strana, fasulla oserei dire. Ma le pallottole e le esplosioni quelle no, non sono fasulle e ora ci mancava la scomparsa di Alina.” Disse Fred.
“Jonathan hai qualche idea su cosa ci stiamo andando a ficcare?”
“No. Amico mio.  Anch’io sono all’oscuro. Nessuna idea per il momento.”
Arrivarono al bivio per la catena montuosa dei Sette Fratelli. Girarono a destra per Piscina ‘e Nuxedda e salirono sui tornanti. La strada era asfaltata ma troppo stretta per due auto allineate e quando un altro veicolo incrociava il loro, dovevano fare retromarcia per trovare una piazzola e fermarsi.
Finalmente raggiunsero il sito archeologico.
Parcheggiarono l’auto a un centinaio di metri di distanza in una stradina sterrata al riparo da sguardi indiscreti. Scesero dall’auto e videro la piccola cascata dall’altra parte del tornante. L’acqua si riversava per circa sei metri al di sotto e creava una piccola piscina che a sua volta dava vita a un ruscello che precipitava verso valle con piccoli salti e vortici. Se non fossero così preoccupati per Alina, si sarebbero fermati ad ammirare la zona che offriva panorami mozzafiato.
Non erano mai stati li, quindi si dovevano affidare ai cartelli turistici che annunciavano il sito archeologico a pochi metri da loro.
Anziché proseguire nella strada asfaltata, i due entrarono nella foresta priva di sentieri.
Lo zaino acquistato da Fred in armeria servì a contenere la corda e gli altri attrezzi. L’auto aveva in dotazione una torcia e batterie di ricambio.
Arrivarono a una parete di roccia scoscesa alta più o meno cinque metri. Dovevano aggirarla per arrivare alla tomba senza essere visti. Cercando di non far rumore salirono il sentiero che li avrebbe portati all’esedra della tomba.
Purtroppo erano allo scoperto. Qualcuno poteva vederli. Cercarono un altro sentiero meno in vista e alla fine Fred trovò una piccola fenditura nella parete rocciosa.
Jonathan s’infilò di fianco per cercare di capire se quella fenditura faceva al caso loro. Dopo circa due metri l’apertura si allargò lasciando il posto a una grotta naturale.
“Fred, vieni. Forse ho trovato qualcosa.”
L’amico spinse in avanti lo zaino e camminando di lato come un granchio raggiunse l’amico.
“Accidenti a te. Tu sei meno robusto di me. Sei passato agevolmente. Io ci ho lasciato pelle e capelli in quel buco!”
“Non lamentarti, guarda…”
In fondo alla grotta naturale si vedevano dei gradini scavati nella roccia.
“Forse portano all’interno della tomba. A naso ci siamo sotto”
“Cosa aspettiamo?” Rispose Fred.
I gradini scavati nella roccia erano regolari e dopo averne scalati una decina, sbucarono all’aperto trovandosi al lato della Tomba. Si chinarono per non essere visti da eventuali vedette e fecero capolino dal lato sinistro. Nell’esedra non c’era nessuno.
“ Strano…” Disse Jonathan
“ Hai ragion…”
A un tratto un rumore di rami spezzati li fece voltare. Jonathan fu colpito alla testa dal calcio di un fucile. Fred fece in tempo a spostarsi e scappare all’interno della macchia seguito dagli spari di una doppietta.
Due individui armati lo seguirono lasciando a terra Jonathan. Tenendosi basso e aggirando il sito Fred riuscì a tornare al punto di partenza. Sentiva i suoi inseguitori alle spalle. Aveva un vantaggio di pochi minuti, ma gli sarebbero bastati.
Con uno scatto degno di un velocista uscì allo scoperto. Era di fronte all’esedra. Jonathan era per terra, si stava riprendendo lentamente. Lo afferrò per il giubbetto e lo trascinò verso il cunicolo da dove erano usciti pochi minuti prima. Entrarono nella fenditura appena in tempo. Con la coda dell’occhio Fred vide gli scagnozzi correre verso di loro.
I due amici sembravano lucertole che sfuggivano a un predatore. Strisciarono più in fretta che potevano, facendo il percorso inverso che li avrebbe portati ai gradini in pietra. Jonathan ancora dolorante vide un masso abbastanza grande da chiudere l’apertura. Fermò Fred per aiutarlo a spostarlo per impedire agli inseguitori di entrare nella grotta.
Si appoggiarono con tutta la forza che avevano alla roccia, per spostarla.
Il masso si spostò chiudendo l’accesso alla grotta, rivelando un passaggio scuro.
S’infilarono nel cunicolo appena scoperto, ben sapendo che potevano restare in trappola come topi. L’urgenza di nascondersi, però valeva il rischio.
Appena entrati, il cunicolo sembrava inclinarsi verso il basso. Dopo pochi passi sotto i loro piedi si aprì la bocca di un pozzo. Precipitarono per una decina di metri. Fred perse lo zaino che affondò rapidamente. Jonathan riprese fiato e tornò in se con l’acqua gelida che gli torturava la ferita sulla testa.
“Tutto bene?” Chiese Fred.
“Sì, abbiamo perso lo zaino con l’attrezzatura” disse guardando verso l’acqua scura.
La luce che proveniva dall’alto gli consentiva una vista approssimativa del luogo dove erano precipitati.
“Siamo in un pozzo. Se riesco a recuperare la corda e il machete forse riusciremo a uscire.”
Dicendo questo Fred s’immerse in cerca dello zaino.
Jonathan si girò sul dorso ed esaminò le pareti del pozzo cercando di individuare un’eventuale uscita. Fred era appena riemerso ed esibiva lo zaino recuperato dal fondo come un trofeo.
Cercò di ricordare ciò che aveva letto a proposito del calcare in un corso di geologia all’università. Un corso che sembrava lontano secoli. “Calcare: roccia sedimentaria composta da carbonato di calcio, una specie di miscuglio di calcite cristallina e di fango a base di carbonato. Prodotto da organismi che secernevano sostanze calcaree nelle antiche scogliere coralline. I calcari hanno consistenza e colori diversi.”
Non male per uno che in quel corso se l'era cavata appena discretamente, pensò Jonathan. Il suo vecchio insegnante sarebbe stato fiero di lui. Per fortuna non aveva a che fare con il granito delle rocce di superficie. Il calcare era bucherellato da piccole cavità e da minuscoli merletti di calcite. Girò intorno alle pareti fino a quando non arrivò sotto una piccola sporgenza che spuntava a circa metà strada dalla sommità di quel pozzo antichissimo.
“Non immaginerai mai cosa c’è nel fondo di questo pozzo” Disse Fred.
“ Vasellami, collane in rame e altre cose del genere.”
“… Come fai a saperlo?” Domandò stupito Fred.
“E’ un pozzo votivo. La struttura anticamente doveva essere addossata alla vena sorgiva. Solitamente è composta da un ambiente architravato delimitato da lastre di pietra o da un pozzetto preceduto da una piccola scalinata. Da un foro rettangolare scolpito, sgorgava l'acqua direttamente dalla vena sorgiva. E il foro è quello la sopra” Disse indicando la sporgenza.
“La struttura superiore deve essere crollata, i gradini che abbiamo visto facevano parte del pozzo. Era un Pozzo Sacro interno l’acqua doveva provenire dal torrente che forma la cascatella che abbiamo visto prima.
“E vai, ne sai una più del diavolo… Ma sai anche come uscire?
Una sventagliata di pallottole interruppe il discorso. Gli sgherri avevano sentito le voci e si erano avvicinati al pozzo sparando addosso ai due amici.
Si appiattirono nelle pareti del pozzo cercando di non farsi vedere.
“ Addio via d’uscita” disse sottovoce Jonathan.
Un’altra sventagliata li costrinse a immergersi per evitare di essere colpiti.
Fred vide un cunicolo sotto il pelo dell’acqua. Riemerse per prendere fiato ed esaminarlo meglio.
Subito dopo tirò i pantaloni a Jonathan indicandogli l’apertura sotto il pelo dell’acqua.
S’infilarono dentro quel cunicolo sommerso senza sapere se avrebbero rivisto la luce. Jonathan pensò ad Alina, a quello che non era riuscito a dire. Il buio faceva perdere l’orientamento; le bolle d’aria uscirono lentamente dal suo naso.
Stava per lasciarsi andare quando una luce poco più avanti di lui mise in allarme Fred che lo toccò con una mano. Con un colpo di reni si avvicinarono ancora di più. D’improvviso una corrente violenta s’impadronì dei loro corpi sballottandoli come pupazzi e scaraventandoli all’aperto.
Si ritrovarono a volare in mezzo a cespugli e rami che gli graffiavano la faccia e gli strapparono i capelli. Precipitarono in una conca d’acqua.
Erano finiti nella piscina naturale formata dalla cascata che avevano visto arrivando.
Storditi e affaticati uscirono dalla piscina si nascosero sotto un magnifico e gigantesco ginepro. Era un nascondiglio perfetto: i rami rigogliosi che cadevano a terra li nascondevano agli occhi di tutti.
Rita Pinna 1 anno fa
Ciao Carlo.
Ti ringrazio per il seguito. Certo, più avanti spiegherò i pianeti raffigurati nel grano ^_^, ma non dimenticare che è un fantasy e tutto può succedere. nel mio primo libro ho fatto dei pasticci ( a guardarli ora) incredibili, ma è piaciuto tantissimo.
Se vuoi puoi darci un'occhiata "I Giganti del Linas: Gli Dei del Tempo" in vendita su Amazon.
Tra un po posto l'altro capitolo
Rita Pinna 1 anno fa
Provo a concludere il secondo capitolo.

"“ Vi va di andare a cena? Sono già le otto e sto morendo di fame.”
Jonathan sorrise, dopotutto, pensò, l’amico non aveva perso l’appetito." Il commento alla frase non mi pare essenziale.

"Alina fece fuoco contro il furgone che sgommando sparì dietro la curva. " aggiungerei un paio di virgole.

"Aveva raschiato contro l’orologio di Fred" Raschiato? Direi "si era graffiata".

"Aveva un tono di condiscendenza" di solito è sconsigliato descrivere il tono di chi parla. Si dovrebbe capire da ciò che dice e dal contesto.

"Prima di comunicarlo alle masse" frase che vedrei meglio in bocca a un politico anni '50.

"Mentre siamo qui VIRGOLA i tecnici, stanno traducendo gli altri messaggi"

" Il vostro DNA ha più punto in comune" PUNTI

"con la razza aliena che chiunque altro" Che quello di chiunque altro.

"si era congedato per continuare gli studi che l’esercito non poteva assegnarli. " ????

"Un’espressione rabbiosa, simile a un pitbull" simile a quella di un...

E con questo sono arrivato in fondo.
Ciao
Carlo Menzinger 1 anno fa
Ciao. Comincio scusandomi per il ritardo. Il PC formattato e di seguito completamente rotto mi ha impedito di dedicarmi a voi e alla scrittura.
per fortuna avevo il file del romanzo in google documents, altrimenti avrei perso tutto.
Grazie per le correzioni, ne farò buon uso. Per postare il terzo capitolo dovrò aspettare fino a quando il pc non si rimette in sesto.
Buona serata e grazie ancora
Rita Pinna 1 anno fa
Riprendiamo, anche se solo per un altro pezzo.

L'ultima correzione non era chiara. La ripeto:
“Sono un’agente sotto copertura del Servizio Informazioni della Difesa. Mi hanno imbucato nel CNR” Non mi piace "imbucato". Direi “Sono un’agente sotto copertura del Servizio Informazioni della Difesa, infiltrato nel CNR”

"Sentendosi di troppo VIRGOLA Fred cercò di rompere il ghiaccio VIRGOLA facendo una domanda."


“ Cagliari, viale Merello VIRGOLA nella sede del SISDE”

"Con la mascella cadente per lo stupore" prova a visualizzarlo? Ti convince?

"Il silenzio regnò sovrano per tutto il viaggio." Se regna è implicito che sia sovrano (eliminerei "sovrano"). L'espressione, inoltre, mi pare un po' desueta.

"Una segretaria d’altri tempi con taieur grigio e crocchia strategica" Tailleur.

"Due minuti dopo apparve nella porta" Direi "sulla porta" ma non ho trovato altro che questo http://www.treccani.it/lingua_italiana/domande_e_risposte/grammatica/grammatica_510.html

"portati benissimo. Capelli cortissimi " troppi superlativi.

" (biografia comandante felizi) " Cos'è? una tua nota personale?

"Lei è un militare e deve eseguire gli ordini VIRGOLA come ben saprete." In effetti, dovrebbero saperlo sia loro sia i lettori e quindi non vale la pena dirlo.

"Certo, siete qui per questo." Mancano le virgolette del dialogo.

"Nel 2012, in concomitanza con le apparizioni dei Crop Circles VIRGOLA si è verificato un episodio."

" nei monti dei sette fratelli, " maiuscole.

"un epidosio" " è stato trovato un oggetto particolare." "l’oggetto venne consegnato" La prende larga!

Le E' maiuscole sarebbero meglio con l'accento che con l'apostrofo.

"E’ stato uno choc scoprire che una razza aliena poteva comunicare con noi attraverso il morse. " in effetti, spero che questo verrà spiegato più avanti!

"Abbiamo avvisato le superpotenze" frase da anni '80. Continuo a non capire l'epoca di questo racconto.

"con noi a capo" diamo per buono che le superpotenze li mettano a capo di un'operazione.

Ecco! Lo sapevo! La conversazione che ho sentito era eloquente.” Eloquente? Magari un termine più colloquiale come "Chiara".



Il seguito al prossimo giro.



Carlo Menzinger 1 anno fa
Procedo con il secondo capitolo:

"Un ricercatore si allontanò per fare delle fotocopie,la motivazione ufficiale era quella.
Ma prese il suo cellulare e digitò" direi "Un ricercatore si allontanò per fare delle fotocopie. La motivazione ufficiale era quella, ma prese il suo cellulare e digitò"

“Che c’è PUNTO INTERROGATIVO stai male?”

"i vertici vogliono persone con esperienza sul campo. " la frase mi pare poco indicata. Credo avrebbero potuto dire "la nostra unità è quella competente per questi casi".

"“Prego firmate qua PUNTO” Disse Isabella indicando lo spazio per la firma."

"Andarono con passo lento verso il maresciallo PER salutaRLO e comunicaRGLI il passaggio delle consegne."

"Il viso di Alina VIRGOLA arrossato dall’ira di poco prima VIRGOLA divenne esangue. "

“ Chi, dove?” Chiese Jonathan PUNTO Non riusciva a capire. "

" “ Porca miseria! Sono sicuro che c’entrino quei due che vi hanno tolto l’incarico”. " salto logico piuttosto forzato. Come può sospettarli per una semplice frase?

"“Adfectus”, in latino vuol dire senza guida…" Sicura? Leggo qui altre traduzioni: http://www.dizionario-latino.com/dizionario-latino-italiano.php?lemma=ADFECTUS200 https://it.glosbe.com/la/it/adfectus

"“Io so che fare PUNTO” Disse lei."

"Mi hanno imbucato nel CNR" "lavoro sotto copertura al CNR"

Il capitolo è lungo. Faccio una pausa.
Carlo Menzinger 1 anno fa
Scusandomi per il ritardo con cui mi sono inserito nella Discussione, comincerei con qualche osservazione al primo capitolo (senza guardare i commenti altrui):

"Jonathan chiacchierava con Alina in modo pacato e sensuale." Siamo certi che si possa chiacchierare in modo sia pacato che sensuale?

"un collega che avrebbe voluto il suo rango." Un collega potrebbe aspirare al suo posto, dato che il "rango" può essere di più soggetti in contemporanea (non ho mai sentito però parlare di "ranghi" a parte quelli dell'esercito. Direi "grado" o "ruolo" o "mansione", ma qui credo si dovrebbe dire soprattutto "posto").

"Alina aveva subito vinto il concorso come coordinatore del CNR" se è una donna direi "coordinatrice" anche se qui si fa riferimento al concorso.

"era laureato in antropologia fisica - DNA antico, e archeoastronomia" In che epoca siamo? Non conosco simili lauree, dunque mi fanno pensare al futuro ma più avanti si parla di fax che fa pensare alla fine del XX secolo, mentre l'accenno al laptop o ai SUV fa pensare all'inizio del XXI. Mi pare insomma un'ambientazione contemporanea.


"ma non si avvidero, presi com’erano dall’argomento," "Avvidero" mi pare un verbo un po' superato e poco colloquiale.

"un archeologo dilettante di origini Azero" "origini azere"

" Le persone, per lo più pastori e contadini che stavano ammirando il disegno" Mica facile trovare una folla di pastori e contadini al giorno d'oggi! Non specificherei.

"Era compiaciuto di risparmiarsi il passaggio della comunicazione e del tempo prezioso. " Poco chiaro.


"Il carabiniere delimitò l’accesso al terreno da un nastro rosso e bianco," CON un nastro....

"“Non lo sappiamo neppure noi, ecco perché ci sono gli studi in corso." Ecco perché stiamo studiando la cosa. (Il carabiniere non può sapere degli studi).

"Gli spettatori si ripararono gli occhi come meglio poteva" Potevano

"Dopo alcune decine di metri la luce sparì lasciandola." lasciando chi? Suona incompleto.

"Il colore dello sfondo cambiava mentre si avvicinava rendendo possibile l’identificazione della sorgente di luce. " aggiungerei delle virgole

" Insieme proseguirono circospetti. " Non mi piace "circospetti".

"Al centro dello spazio una forma ovale VIRGOLA che levitava a circa mezzo metro dal terreno."

La lettura scorre bene e il testo è gradevole. Il tema dei cerchi del grano non è nuovo. Di solito però si parla di spighe piegate non di pianeti fatti di papaveri o di diverse colorazioni. A questo immagino darai una spiegazione più avanti.

Spero di tornare presto a leggere il seguito.
Carlo Menzinger 1 anno fa
Avviso spoiler
per me non c'è problema. Sono ben lieto di averti aiutato in questa tua fatica. Quindi puoi citarmi tranquillamente.
Newwhitebear 1 anno fa
Grazie mille per la risposta e le correzioni. Anch'io mi sono accorta che il tutto non girava bene. Purtroppo anni passati a parlare inglese per lavoro, hanno lasciato il segno: ora non ricordo bene ne l'italiano ne l'inglese :) Mi scuso per il ritardo della risposta e presto continuerò a pubblicare i capitoli. A proposito di questo volevo sapere se in caso di pubblicazione di "Progetto Tiamat", posso citare chi mi ha aiutato a editare il romanzo.
Rita Pinna 1 anno fa
Avviso spoiler
Prima di passare a quello che secondo me è migliorabile, faccio un discorso generale sul secondo capitolo.
Mi sembra che il livello sia peggiorato. Dialoghi stentati dei quali si fatica a capire chi stia parlando. Sintassi fin troppo elementare - tieni presente che anch'io sono un minimalista quando scrivo ma tu lo sei stata ancor di più -. Diverse imprecisioni e molte ripetizioni. Diciamo che il risultato non è soddisfacente. Questo è il mio parere di lettore.
Passiamo ai singoli punti
Un ricercatore si allontanò per fare delle fotocopie, la motivazione ufficiale era quella.
Ma prese il suo cellulare e digitò un messaggio “ L’operazione Adfectus (senza guida) è iniziata”.
Intanto toglierei la spiegazione di Adfectus, che riporti poco dopo. Chi riceve il messaggio sa cos'è. Il lettore lo impara dopo. Poi eliminerei 'la motivazione ufficiale era quella' Per fare fotocopie serve una motivazione e accoderei la frase seguente. In definitiva Un ricercatore si allontanò per fare delle fotocopie ma prese il cellulare e digitò un messaggio 'L’operazione Adfectus è iniziata'.
spedizione del messaggio messaggio ripetuto. Metti SMS o altro.
Tornò alla sua scrivania, aprì un cassetto, dove aveva conservato una confezione di tre sigari avana. Al posto della virgola tra scrivania e cassetto metterei un punto. Conservato non mi sembra il verbo adatto. Piuttosto metterei teneva.
Poco lontano un SUV scuro partì verso la statale.
Due ore dopo un veicolo si avvicinava al campo di grano imploso poche ore prima.
Visto che probabilmente il SUV è anche il veicolo che arriva, sarebbe preferibile mettere insieme le due informazioni Inoltre 'dopo' è ripetuto. Quindi riassumendo Un SUV scuro poco distante si mise in moto, raggiungendo due ore più tardi il campo di grano, imploso poche ore prima.
Dicendo così Gabriel gli porse una cartellina con il logo del CNR, dove c’era un protocollo che annunciava il recesso dalla ricerca di Jonathan e Alina. La frase mi sembra infelice. protocollo, recesso boh. Al posto di protocollo userei documento e di recesso l'interruzione del contratto di.
“ Li ho sentiti parlare tra loro. Dicevano che da questo momento “Adfectus” era operativo, e non potevano permetterlo.
Con la distruzione del Centro di Sassari avrebbero ricacciato Adfectus da dove era arrivato”.
Intanto Adfectus virgolettato non va bene - già nel primo capitolo avevo segnalato questo. O usi gli apici oppure più elegante togli le virgolette e lo metti in corsivo. Lo stesso discorso vale anche dopo.
“Cosa???” I tre punti interrogativi sono troppi. Ne basta uno. Poi chi esclama 'Cosa?' Alina, Jonathan o entrambi?
soprapensiero va scritto soprappensiero
Una segretaria d’altri tempi con taieur grigio e crocchia strategica Taieur si scrive tajer. Poi 'crocchia strategica' che vuol dire?
Il comandante, in privato Marco Felizi, aveva cinquantacinque anni portati benissimo. Capelli cortissimi e fisico in forma. (biografia comandante felizi) Capisco che è un appunto per te ma proprio qui non serve.
“Ho il sospetto che siate molto curiosi Quel 'siate' stride. Meglio sarete
Certo, siete qui per questo. Mettevi comodi, ci vorrà un po’ di tempo.
Comincerò dall’inizio, anche se so che sarà difficile credermi. Nel 2012, in concomitanza con le apparizioni dei Crop Circles si è verificato un episodio. Nella tomba dei giganti de Is Concias nei monti dei sette fratelli, è stato trovato un oggetto particolare.
Questo oggetto è stato portato alla caserma dei carabinieri di Cagliari, per fortuna nostra, nessuno se ne impossessato. Siamo stati avvisati in qualità di reparto che si occupa di terrorismo, e l’oggetto venne consegnato nelle nostre mani.
Non ho riportato tutto ma qui inizia un dialogo diretto mascherato malamente da indiretto. Vedi tu cosa vuoi lasciare. Così non va.
Non posso raccontarvi altro, salvo che voi non accettiate di collaborare. In quel caso dovrete firmare l’accordo di riservatezza e potrete sapere tutto. Un po' di confusione. il 'non' dopo salvo che fa confusione. propongo di toglierlo.
“ Ci ha già comunicato informazioni sensibili, tanto da rovesciare il governo se la gente lo sapesse” Disse Fred. mi sembra singolare questa frase, che in realtà pare più una domanda che non un'affermazione. Comunque pare che Fred la sappia lunga sulla faccenda. Io come comandante del SISDE l'avrei guardato male molto di più della frase successiva, che non riporto. Fred si comporta come se conoscesse delle informazioni riservate. E' vero?
“Sareste altre persone anonime che giurano e spergiurano che gli alieni sono tra di noi e il governo lo sa e non lo comunica.” chi dice questo? Il comandante. Fred? Alina? Jonathan? Già era poco chiaro prima adesso si può solo intuire senza averne la certezza.. Suggerimento rivedi questa parte di dialogo.
“Ok. Dove sono le carte?” Fred era stanco di quel gioco e tagliò la testa al toro acconsentendo alla proposta del comandante. A parte comandante ripetuto fino alla noia, potresti usare Felizi al posto di comandante, più che acconsentire direi accettare
“ Va bene signor Galanti. Una mia decisone inderogabile è che sia il maggiore Alina Aslan a fare da ufficiale di collegamento tra noi e la squadra. Quindi dove va lei, va il maggiore.” Fino a questo momento più che un comandante Felizi appare un bonaccione senza spina dorsale. 'decisione inderogabile'? Rivedrei il dialogo, dandogli un impronta più decisionista. Più che raccontare devi mostrare che chi comanda è lui.
Uscirono dall’ufficio guidati dal comandante. Il misterioso individuo non sollevò lo sguardo dal quotidiano neppure in quel momento.
Chiamò la segretaria e fece portare i documenti da firmare, del caffè e del the.
“Prego signori...” Li invitò il comandante.
Anche qui qualche contraddizione e poca chiarezza. Posso suggerire questo aggiustamento Quando uscirono dall’ufficio per recarsi in una saletta appartata, il misterioso individuo non sollevò lo sguardo dal quotidiano. Il comandante chiamò la segretaria, affinché portasse i documenti da firmare, del caffè e del the.
“Prego signori...” Li invitò il comandante.

la presentazione nel computer 'nel computer' è superfluo.
Era una ripresa dall’alto. Sicuramente filmata da un drone. Il punto di vista del drone si avvicinava alle rocce inquadrando la Tomba dei Giganti de Is Concias a Quartucciu. Altra frase da semplificare. Era una ripresa dall’alto. Filmata da un drone, che inquadrava la Tomba dei Giganti de Is Concias a Quartucciu.
“L’esplosione al Centro e quei due colletti bianchi che ci hanno tolto i permessi, l’esplosione del campo, hanno qualcosa a che fare con voi?” Non mi convince.
“ Signor Galanti, noi siamo i buoni 'noi siamo i buoni' mi ha fatto sorridere. Non credo che un capo del SISDE usi in queste circostanze queste parole. E' sempre meno credibile.
Aveva raschiato contro l’orologio di Fred Raschiare? meglio sfregare.
I traduttori del codice morse che l’oggetto ha ricevuto, hanno scoperto che siamo degli esperimenti genetici. Abbiamo una parte del DNA alieno. Tutti quanti lo abbiamo. Mentre siamo qui i tecnici, stanno traducendo gli altri messaggi che arrivano, sono si in morse, ma sono anche criptati in un codice matematico molto complicato. A parte codice ripetuto. La frase mi sembra infelice. Si vuole spiegare troppo con l'effetto di rendere difficoltosa la lettura. Suggerisco questo I traduttori dei messaggi ricevuti hanno scoperto che siamo degli esperimenti genetici. Abbiamo una parte del DNA alieno. Tutti quanti lo abbiamo. I testi in morse, che continuano ad arrivare, sono crittografati mediante un algoritmo matematico molto complicato. Facciamo parlare Alina con un linguaggio adeguato.
Fred aveva fatto il servizio militare nell’esercito. Era un berretto blu e si era congedato per continuare gli studi che l’esercito non poteva assegnarli. L’ingegneria informatica era a numero chiuso in esercito e lui non aveva passato i test. A parte esercito ripetuto tre volte. Il testo è in un linguaggio alquanto disgraziato dal punto di vista espressivo. Si intuisce quello che volevi dire ma l'hai espresso male. provo a darti una traccia. Fred aveva fatto il servizio militare nell’esercito, come berretto blu. Si era dovuto congedare per proseguire gli studi all'università. La facoltà di ingegneria informatica era a numero chiuso per l'esercito e lui non aveva passato i test.

Non è sufficiente un buona idea per rendere interessante il racconto, servono anche dettagli e stile narrativo adeguato al contesto per rendere credibile la storia.
Newwhitebear 1 anno fa
Confermo quanto detto nella prima parte del precedente post.
Se devo essere pignolo ho trovato un refuso: mettevi invece di mettetevi.
Raffaello 1 anno fa
Avviso spoiler
passo a leggere con calma.
Newwhitebear 1 anno fa
Ecco il secondo capitolo di "Progetto Tiamat"
Al CNR dopo la telefonata di Jonathan i colleghi si misero subito al lavoro controllando grafici e statistiche. Un ricercatore si allontanò per fare delle fotocopie,la motivazione ufficiale era quella.
Ma prese il suo cellulare e digitò un messaggio “ L’operazione Adfectus (senza guida) è iniziata”.
Un BIP confermò la spedizione del messaggio.
Tornò alla sua scrivania, aprì un cassetto, dove aveva conservato una confezione di tre sigari avana.
Svitò il contenitore color argento, premette il pulsantino al centro del falso sigaro e lo posò sul portapenne. Si mise comodo con lo sguardo assente, come aspettando qualcosa.
Il tecnico delle comunicazioni si voltò verso di lui e gli chiese:
“Che c’è stai male?”
“ No” rispose lui con un sorriso “ Sono già in paradiso”.
Il fragore dell’esplosione della palazzina si sentì in tutta la città. Al posto della sede del CNR ora c’era una voragine fumante.
Poco lontano un SUV scuro partì verso la statale.
Due ore dopo un veicolo si avvicinava al campo di grano imploso poche ore prima.
Il dispiegamento di forze di polizia e la confusione permisero ai nuovi arrivati di avvicinarsi a Jonathan e Alina.
Si presentarono come ricercatori del CNR di Torino.
Gabriel Gironi e Isabella Lasio
Jonathan li accolse con euforia misurata e Alina con un sorriso.
“Jonathan, deve scusarci, ma assumiamo noi il comando della ricerca. La situazione sta diventando complicata e i vertici vogliono persone con esperienza sul campo. Mi spiace”.
Dicendo così Gabriel gli porse una cartellina con il logo del CNR, dove c’era un protocollo che annunciava il recesso dalla ricerca di Jonathan e Alina.
“Prego firmate qua” Disse Isabella indicando lo spazio per la firma.
Jonathan e Alina erano interdetti, si guardavano in cerca di risposte ma non ce n’erano.
Dopo pochi secondi cedettero alla pressione silenziosa dei due e firmarono.
“Ecco, ora potete andare. Il rapporto dell’accaduto verrà a prenderlo un corriere alla sede di Sassari domani. Arrivederci!” Queste poche parole, pronunciate da un perfetto estraneo, provocarono una cappa di tristezza e frustrazione nei due ricercatori.
Andarono con passo lento verso il maresciallo salutando e comunicandogli il passaggio delle consegne.
Entrarono in auto, dove li aspettava Fred. Aveva seguito tutta la scena e aveva capito che gli amici erano stati scalzati.
Il cellulare squillò all’improvviso.
Alina lo prese dalla sacca che aveva a tracolla.
“Pronto?”
Il viso di Alina arrossato dall’ira di poco prima divenne esangue.
“Sì, va bene… Grazie”
Il cellulare gli cadde dalle mani e le lacrime le rigarono il viso.
Jonathan allarmato le si avvicinò, chiese che succedeva.
“Tutti morti… un’auto bomba credo. Almeno così dicono…”
“ Chi, dove?” Chiese Jonathan, non riusciva a capire.
Alina scossa dai singhiozzi rispose con un filo di voce “Il Centro. È esploso”.
Fred inchiodò l’auto, si girò verso di loro e disse:
“ Porca miseria! Sono sicuro che c’entrino quei due che vi hanno tolto l’incarico”.
“ Che cosa vuoi dire?”. Chiese Alina
“ Li ho sentiti parlare tra loro. Dicevano che da questo momento “Adfectus” era operativo, e non potevano permetterlo.
Con la distruzione del Centro di Sassari avrebbero ricacciato Adfectus da dove era arrivato”.
“Cosa???”
“ All’inizio ho pensato che stessero parlando in codice, sai “Adfectus”, in latino vuol dire senza guida… Non sono parole usuali. Ma ora prende tutto un altro aspetto”.
Alina era soprapensiero, sembrava si fosse isolata da tutto.
“Che cosa sta succedendo?” Disse Jonathan sconfortato.
Intanto il SUV di Fred imboccò la provinciale verso Villacidro.
Arrivarono nel paese in silenzio, nessuno sapeva cosa dire.
“ Jonathan…”
“Alina…” Le prese la mano comprensivo, in cerca di conforto anche lui. “Lo so. Ora che si fa?”
“Io so che fare” Disse lei. Lasciando interdetti i due amici.
Compose un numero al cellulare e dopo due secondi una voce chiese:
“ Aggiornamenti?”
“ Ho bisogno di parlare con il capo. Precedenza rossa”
“Attenda…” Disse la voce.
Dopo circa un minuto la conversazione riprese.
“ Ho saputo. Ha delle novità?
Alina raccontò l’accaduto dal principio. Dall’altro capo del telefono si fece silenzio.
Dopo pochi secondi la voce disse: “ Torni alla base, e porti il signor Jonathan e il suo amico con sé”.
I due la guardavano come se fosse un animale strano. Alina chiuse la comunicazione e cominciò a raccontare.
“Sono un’agente sotto copertura del Servizio Informazioni della Difesa. Mi hanno imbucato nel CNR per scoprire chi faceva il doppio gioco in una faccenda che potrebbe essere inventata, ma credetemi, è assolutamente reale.”
Jonathan la guardava con occhi gelidi. La donna che conosceva non esisteva, al suo posto c’era un’altra. Lei si accorse del suo stato d’animo, ma non aveva il coraggio di avvicinarsi per fargli sentire che per lei non cambiava nulla.
Tentò di allungare una mano verso di lui, ma Jonathan si ritirò all’improvviso e lei abbassò lo sguardo.
Sentendosi di troppo Fred cercò di rompere il ghiaccio facendo una domanda.
“ Che faccenda?”
“ Non sono autorizzata a rivelarlo. Il capo mi ha detto di condurvi da lui. Saprete tutto tra un paio d’ore.”
“ Dove andiamo?” Chiese Fred
“ Cagliari, viale Merello nella sede del SISDE”
Con la mascella cadente per lo stupore, Fred ingranò la prima.
Il silenzio regnò sovrano per tutto il viaggio.
Parcheggiarono sotto un tasso frondoso e dopo pochi passi entrarono nella sede del SISDE.
Una segretaria d’altri tempi con taieur grigio e crocchia strategica, li fece accomodare in un salottino con tappeti di foggia sarda e divano rosso amaranto.
Due minuti dopo apparve nella porta un signore in completo blu di Armani e scarpe lucide.
Si presentò come il comandante in capo della sezione SISDE Italiana.
Il comandante, in privato Marco Felizi, aveva cinquantacinque anni portati benissimo. Capelli cortissimi e fisico in forma. (biografia comandante felizi)
In disparte un uomo leggeva il giornale. Seduto in un divanetto vintage, scostato dalla grande scrivania, sembrava non accorgersi della presenza dei tre.
Fatte le presentazioni, si accomodarono di fronte alla scrivania e guardarono il comandante con aria interrogativa.
“Ho il sospetto che siate molto curiosi. Dovete scusare Alina, ma aveva l’ordine di non far trapelare nulla. Lei è un militare e deve eseguire gli ordini come ben saprete.
“ Lei però può dirci che succede”. Disse Jonathan con aria dura.
Certo, siete qui per questo. Mettevi comodi, ci vorrà un po’ di tempo.
Comincerò dall’inizio, anche se so che sarà difficile credermi. Nel 2012, in concomitanza con le apparizioni dei Crop Circles si è verificato un episodio. Nella tomba dei giganti de Is Concias nei monti dei sette fratelli, è stato trovato un oggetto particolare.
Questo oggetto è stato portato alla caserma dei carabinieri di Cagliari, per fortuna nostra, nessuno se ne impossessato. Siamo stati avvisati in qualità di reparto che si occupa di terrorismo, e l’oggetto venne consegnato nelle nostre mani.
Lo abbiamo fatto esaminare dalla scientifica. Il risultato è che sollecitandolo con una fonte luminosa a una certa frequenza l’oggetto si è “aperto”.
E’ una specie di telegrafo stellare. Comunica con noi ogni 365 giorni tramite codice morse.
E’ stato uno choc scoprire che una razza aliena poteva comunicare con noi attraverso il morse. Abbiamo avvisato le superpotenze che hanno contribuito a formare una task force, con noi a capo. Vi chiediamo di entrare in questa task force, viste le vostre competenze. Non posso raccontarvi altro, salvo che voi non accettiate di collaborare. In quel caso dovrete firmare l’accordo di riservatezza e potrete sapere tutto.”
“ Ci ha già comunicato informazioni sensibili, tanto da rovesciare il governo se la gente lo sapesse” Disse Fred.
“ Lei crede?” Ribatté guardandolo negli occhi come un gatto che fissa la sua preda prima di ghermirlo.
“Sareste altre persone anonime che giurano e spergiurano che gli alieni sono tra di noi e il governo lo sa e non lo comunica.”
Fred ci pensò su e convenne che il comandante aveva ragione.
“Ok. Dove sono le carte?” Fred era stanco di quel gioco e tagliò la testa al toro acconsentendo alla proposta del comandante.
“Signor Galanti…?” Chiese, lasciando in sospeso la domanda.
Jonathan osservò l’espressione di Alina per alcuni secondi. Lei distolse lo sguardo, non voleva influenzare la sua decisione.
Jonathan si rivolse verso il comandante e alla fine disse: “ D’accordo, ma voglio coordinare io la squadra. Fred deve essere il mio braccio destro e, se necessario, vorrei poter aggiungere altri membri alla squadra. Ovviamente persone di fiducia”
“ Va bene signor Galanti. Una mia decisone inderogabile è che sia il maggiore Alina Aslan a fare da ufficiale di collegamento tra noi e la squadra. Quindi dove va lei, va il maggiore.”
Il silenzio che ne seguì fece presumere al comandante che l’accordo era siglato.
Uscirono dall’ufficio guidati dal comandante. Il misterioso individuo non sollevò lo sguardo dal quotidiano neppure in quel momento.
Chiamò la segretaria e fece portare i documenti da firmare, del caffè e del the.
“Prego signori...” Li invitò il comandante.
Si sedettero tutti quanti intorno al tavolo delle riunioni.
Di fronte a loro uno schermo al plasma.
Quando la segretaria se ne fu andata e i documenti firmati, il comandante fece partire la presentazione nel computer.
Le immagini scorrevano mostrando grafici e statistiche che raffiguravano gli avvistamenti di oggetti non identificati. Tra meteoriti, illusioni ottiche e palloni sonda, gli avvistamenti reali si riducevano a una decina l’anno.
Le statistiche lasciarono il posto a un ammasso di rocce.
Era una ripresa dall’alto. Sicuramente filmata da un drone. Il punto di vista del drone si avvicinava alle rocce inquadrando la Tomba dei Giganti de Is Concias a Quartucciu.
Sullo schermo in alto a destra un riquadro riprendeva un oggetto.
La forma dell’oggetto era decisamente famigliare.
“ Guarda Alina… “ Disse Jonathan. “ E’ lo stesso che è esploso nel campo del Crop Circles”.
Il comandante fermò la presentazione.
“Siete sicuri?” Disse, guardando il Maggiore.
“ Sì, comandante. E’ lo stesso tipo di oggetto”
“ Un momento” Intervenne Jonathan. “L’esplosione al Centro e quei due colletti bianchi che ci hanno tolto i permessi, l’esplosione del campo, hanno qualcosa a che fare con voi?”
“ Signor Galanti, noi siamo i buoni. Quei signori che hanno revocato la vostra ricerca sono agenti della VERITAS un’organizzazione che non vuole i contatti con gli alieni. Vogliono continuare a far credere che siamo soli nell’universo. Stanno cercando di distruggere tutte le prove che possono riportare a delle presenze aliene sulla terra.”
“Hanno ucciso trentaquattro impiegati che lavoravano al Centro e ferite decine di persone, perché?”
“Hanno distrutto i dati delle ricerche e ucciso quanti sapevano. Mi dispiace Signor Galanti, tra di loro c’erano anche suoi amici. Voi avete scampato la loro stessa sorte. Sentitevi fortunati.”
“ Quindi, quei tizi non erano ricercatori del CNR?”
“No, erano assassini”
Fred sbatté il pugno nella mano “ Ecco! Lo sapevo! La conversazione che ho sentito era eloquente.”
“I dati in nostro possesso sono questi che avete appena visto. L’oggetto, le statistiche e alcuni indizi. A questo punto non mi resta che augurarvi buona fortuna. Il maggiore Aslan vi accompagnerà ai laboratori della scientifica, dove stanno esaminando i reperti in mano nostra. Vi sarà fornita una carta Visa per le spese e avrete un’auto personale, anche se auspico che viaggerete insieme.”
Si accomiatarono con una stretta di mano. La segretaria consegnò loro un cellulare e un cercapersone a testa, con una cartellina dove vi erano stampati gli ordini del giorno.
“ Vi va di andare a cena? Sono già le otto e sto morendo di fame.”
Jonathan sorrise, dopotutto, pensò, l’amico non aveva perso l’appetito.
Alina rispose di sì, anche lei era affamata e voleva avere l’occasione di parlare con Jonathan per scoprire se era ancora arrabbiato con lei.
Decisero di arrivare al ristorante a piedi. “La grotta” era dietro l’angolo e la sua cucina era eccellente.
Era quasi buio e l’illuminazione del viale era scarsa. Appena un lampione ogni venti metri.
Assorti ognuno nei propri pensieri non si accorsero che un furgone Ford con le insegne di una ditta di trasposti, li stava pedinando.
Fred si girò di scatto, forse per un rumore insolito o per istinto, non seppe dirlo, ma proprio quel movimento gli salvò la vita.
Senti un alito di vento sopra l’orecchio e uno schiocco. La corteccia della giacaranda di fronte a lui andò in pezzi. Tutto si svolse come al rallentatore: Fred si buttò a terra travolgendo Alina, che in quel momento stava sfilando la sua pistola da sotto la giacca. Jonathan fece un giro a novanta gradi e spiccò un balzo nascondendosi dietro un’auto parcheggiata. Alina fece fuoco contro il furgone che sgommando sparì dietro la curva. Rialzandosi si spolverarono gli abiti.
Alina sanguinava da una guancia. Aveva raschiato contro l’orologio di Fred quando l’aveva buttata a terra.
“Tutto bene?” Chiese Jonathan guardandola.
“ Si Grazie, tutto ok”
“Fred?”
“A posto”
“Ci hanno trovato. Dobbiamo far perdere le nostre tracce” Disse Jonathan e Alina approvò.
Presero una pizza al volo e chiamarono un taxi. Era meglio non prendere le loro auto quella sera.
Si fecero portare in un albergo e prenotarono tre camere.
Una volta sistemati si riunirono in camera di Alina e fecero il punto della situazione.
“ Senti Alina…” Cominciò Jonathan. Aveva un tono di condiscendenza, come se parlasse a un bambino “ Noi non sappiamo nulla di questa storia e stanno cercando di ucciderci. Ora abbiamo firmato i documenti. Per favore vogliamo sapere, non fosse altro per salvarci la vita.”
“ Sì, hai ragione. Avete ragione. Ci sono anch’io in ballo e corro rischi più di voi due.”
“Allora parla, per favore” Pregò Fred.
“Tutte le nostre convinzioni che riguardano l’origine dell’umanità, di com’è nata devono essere riviste. Come avete appreso siamo in comunicazione con una razza aliena. Prima di comunicarlo alle masse ci vogliamo rendere conto che questi alieni non siano ostili per l’umanità.
Sappiamo solo che siamo i figli di questa razza, come dice la Bibbia, siamo i figli di Dio. Solo che Dio, in questo caso non è l’essere supremo ed etereo che la Chiesa diffonde da duemila anni.
I traduttori del codice morse che l’oggetto ha ricevuto, hanno scoperto che siamo degli esperimenti genetici. Abbiamo una parte del DNA alieno. Tutti quanti lo abbiamo. Mentre siamo qui i tecnici, stanno traducendo gli altri messaggi che arrivano, sono si in morse, ma sono anche criptati in un codice matematico molto complicato.
La VERITAS è consapevole che se non ci ferma subito non potrà più arginare la conoscenza. Ecco perché ci hanno sparato e perché lasciano una scia di morte.”
“ Perché avete bisogno di noi?” Chiese Jonathan.
“ Il DNA…”
“Cosa..?” Chiese Fred.
“ Il vostro DNA ha più punto in comune con la razza aliena che chiunque altro.”
Interdetti i due amici, rimasero senza parole. Dopo alcuni secondi Jonathan riprese a parlare.
“ Noi non siamo cavie…. Volete vivisezionarci per caso?
“ No…” Rise Alina.
“Come avete scoperto che il nostro DNA corrisponde a quello degli alieni ?”
Alina era imbarazzata. “ Il tuo è stato inserito nella banca dati quando hai fatto le visite per l’università. Quello di Fred è stato prelevato durante la visita annuale sotto le armi”.
“ Sapete del mio DNA da anni?”
Fred aveva fatto il servizio militare nell’esercito. Era un berretto blu e si era congedato per continuare gli studi che l’esercito non poteva assegnarli. L’ingegneria informatica era a numero chiuso in esercito e lui non aveva passato i test.
“ Sì. Non potevamo sapere prima del 2012 se tu eri compatibile. Ma abbiamo fatto indagini su tutti gli amici di Jonathan prima di assumerlo.”
Un’espressione rabbiosa, simile a un pitbull comparve sul viso di Fred. Jonathan sghignazzava. Meno male che era in compagnia. Fino allora si sentiva l’unico scemo preso per i fondelli da una bella ragazza.
Era tardi e decisero di andare a dormire. Si sarebbero organizzati per il giorno dopo mentre facevano colazione.
Rita Pinna 1 anno fa
Trovo che può essere utile per migliorare i propri testi. Eliminare refusi, che fatalmente sfuggono al nostro controllo, sistemare frasi o riordinare il testo è molto interessante e fra le altre cose può servire per migliorare a costo gratis.
Sono felice di esserti stata utile.
O.T. sono un maschietto. Un sorriso
Newwhitebear 1 anno fa
Ciao.
Sei stata utilissima Newwhitebear . Alcune correzioni sono veramente elementari, mi sarei dovuta accorgere subito degli errori. Per l’ultima frase è un errore di copia incolla e trasferimento in altra cartella, infatti non vuol dire nulla. Far leggere con conseguente valutazione ad altri, è un mondo a parte: mi apre gli occhi. Grazie di nuovo.
Rita Pinna 1 anno fa
Avviso spoiler
Ciao Rita. Ho letto con attenzione il prima capitolo e concordo con Raffaello sull'inizio alquanto stentato. Ci sono incongruenze e qualcosa che non torna. Diciamo che è un incipit debole.
Diciamo che il testo potrebbe partire da
L’orario di chiusura era passato da un pezzo. Compresero che era l’ora di sgombrare solo quando il cameriere sollevò una sedia poggiandola sul loro tavolo, come consueto fare al termine della giornata lavorativa.
La parte iniziale fino a quel punto suggerisco di modificarla così.
Jonathan e Alina erano nella sala all’aperto del ristorante “La Terrazza”. Parlavano fitto. Parlavano di lavoro. Discutevano, e provavano a capire come mai alcuni campi di foraggio della Marmilla e del medio Campidano si erano tramutati in opere d’arte estemporanee.
Lui, come ricercatore del CNR di Sassari, conduceva una ricerca, riguardante strani segnali apparsi in Sardegna nel dicembre del 2012. Jonathan aveva trentasei anni ed era laureato in antropologia fisica - DNA antico, e archeoastronomia. Completava la sua conoscenza accademica, un dottorato in lingue antiche. Un fisico atletico e preparato nelle arti marziali, capelli neri e occhi chiari, a prima vista faceva pensare a un modello.
Alina era una ragazza di trentadue anni di origini egiziane, arrivata al Centro, così chiamavano il CNR, da pochi mesi. Con una laurea in geologia e una in fisica nucleare, Alina aveva vinto il concorso come coordinatore del CNR, nei laboratori di cui si occupava Jonathan. Insomma, Alina era il suo capo.
Non tutti stimavano Jonathan e in particolare un collega, che invidioso del ruolo occupato, cercava di fargli le scarpe. Alina subito si era accorta di questo tentativo e lo affiancò per dargli appoggio nelle sue ricerche. In pratica faceva coppia fissa con lui. Jonathan sperava che potesse diventare qualcosa di più.
Era successo qualcosa di strano. Dalla notte al giorno erano comparse delle linee tratteggiate composte dalle spighe del grano o dell’avena in alcuni campi della Sardegna. Alcuni studiosi si erano recati sul posto dell’avvistamento, senza rilevare i motivi di quegli straordinari disegni. Niente di niente. Niente radioattività, niente spore fungine che avrebbero potuto far piegare le spighe. Quello, che appariva sorprendente, era che queste erano piegate in modo che non si rompessero, come se qualcuno le avesse toccate delicatamente per evitarne la rottura.
Dalle fotografie aeree le linee disegnavano nel terreno costellazioni conosciute e sconosciute. Questo rendeva ancor più misterioso capire chi avesse compiuto questo miracoloso disegno, perché formavano giganteschi sistemi solari, tra i quali il nostro. Avevano scoperto, che quei segni erano sistemi tra i quali compariva anche il nostro. La cosa strana era che aveva un pianeta in più ma senza ombra di dubbio descriva il nostro sistema solare.
Dopo la prima scoperta ne seguirono delle altre. Testimoni oculari affermavano che nelle notti, in cui apparivano queste formazioni, delle scie luminose solcavano il cielo. Però non c’era nessuna traccia nei radar.
In seguito alla scoperta dei campi “dipinti”, che avevano chiamato Crop Circle, all’osservatorio di Quirra nella costa orientale della Sardegna era comparso un rumore sconosciuto proveniente dallo spazio.
A quel punto il Ministero della Difesa e l’ASI Agenzia Spaziale Italiana decisero di approfondire le ricerche delle cause sia dei disegni che del segnale rumoroso e commissionarono lo studio al CNR. Al Centro arrivò prima Jonathan come capo ricercatore e poco tempo dopo Alina come coordinatore delle ricerche.
Il progetto che stavano portando avanti si chiamava “Tiamat”.
Nella sala erano rimasti solo loro. Il ristorante stava chiudendo ma non se ne avvidero, presi com’erano dall’argomento della loro conversazione.

In sostanza riprendo quello che hai scritto impaginandolo diversamente.
Adesso faccio alcune osservazioni sul resto che è a mio parere buono.

"quando il cameriere sollevò una sedia poggiandola sul loro tavolo, come consueto fare al termine della giornata lavorativa." io metterei tra come e consueto un era

"Erano le due di notte ed era doloroso dividersi, non c’era ancora una relazione intima tra di loro, ma sentivano che potevano approfondire. Non quella notte. Era troppo presto.
Avrebbero aspettato." la frase mi sembra infelice. Personalmente la modificherei.

"Il giorno dopo, anzi, poche ore dopo nell’ufficio di Alina arrivò un fax." Il dopo ripetuto lo sostituirei con più tardi

"Mediamente lussuoso e " lo eliminerei. Non aggiunge nulla all'aereo.

"origini Azero (Azerbaigian)" Azerbaigian da togliere azero indica la sua etnia. Oppure si elimina Azero lasciando originario del Azerbaigian

"Lo studioso afferma" io scriverei Lo studioso affermava in accordo con i tempi del resto della frase. Quello che segue che spiega la teoria dello studioso è complicato e difficoltoso da leggere. Personalmente lo spezzerei per rendere più snella la lettura.

"“ Sì, la storia è interessante, ma rimango scettica comunque”". C'è un spazio di troppo prima di Sì. Manca il punto finale e indicherei che a parlare è Alina. E' chiaro da quello che segue ma personalmente indicherei chi sta parlando. Anche nei dialoghi successivi dopo le prime virgolette compare uno spazio.

"anche se" Anche se

"“ Che cosa vuol dire “sensibile” ?”" Troppe virgolette. sensibile o lo metti in corsivo oppure tra due apici.

"rifuggi" è un refuso rifugi

"Dopo alcune decine di metri la luce sparì lasciandola. Il raggio di luce sparito così in fretta, non aveva consentito alla ragazza di raggiungere il punto preciso." la frase mi sembra infelice o quanto meno da sistemare in italiano.

Spero di esserti stata utile.

Newwhitebear 1 anno fa
Ti ringrazio sei molto gentile. Aspetto le valutazioni dagli altri :)
Rita Pinna 1 anno fa
L'ho letto velocemente senza pormi il problema di suggerire eventuali correzioni perché sono stato subito catturato dalla storia, e questo è positivo.
Se devo essere pignolo allora penso che la prima parte, quella in cui si descrivono i personaggi, è un po' " noiosetta " rispetto al resto che si presenta avvincente.
Al prossimo capitolo, ciao.
Raffaello 1 anno fa
Benvenuta tra noi Rita. Leggo con attenzione il tuo primo capitolo e poi ti sottopongo le mie eventuali osservazioni.
Se ti va di cimentarti nello stesso esercizio c'è aperta un'altra discussione
http://www.anobii.com/forum_thread?topicId=3294821#new_thread
Newwhitebear 1 anno fa
Ciao a tutti. Colgo l’occasione e l’invito, per postare un mio primo capitolo. Provo a mettermi in discussione per imparare qualcosa di nuovo. Posto il primo capitolo di “Progetto Tiamat” il mio secondo fantasy.



L’atmosfera era delle migliori.
Jonathan chiacchierava con Alina in modo pacato e sensuale. Era alla ricerca di una relazione duratura e sperava con tutto se stesso che Alina fosse la donna giusta.
Era capo ricercatore del CNR di Sassari. La ricerca che conduceva riguardava gli strani segni apparsi nel cielo della Sardegna nel dicembre del 2012.
Non tutti lo stimavano e doveva lavorare sodo per non soccombere al mobbing perpetrato nei suoi confronti da un collega che avrebbe voluto il suo rango.
Alina una ragazza di 32 anni di origini egiziane era arrivata al Centro, così chiamavano il CNR , da pochi mesi. Aveva visto subito che Jonathan nonostante le sue prestazioni fisiche e mentali, stava finendo sotto le grinfie di un suo collega invidioso della sua carica.
Si era affiancata subito, diventando una collaboratrice stretta, e negli ultimi giorni, qualcosa di più. O almeno era quello che sperava Jonathan.
Con una laurea in geologia e una in fisica nucleare, Alina aveva subito vinto il concorso come coordinatore del CNR proprio nei laboratori di cui si occupava Jonathan. Insomma, Alina era il suo capo.
Il progetto che stavano portando avanti si chiamava “Tiamat”.
A soli trentasei anni Jonathan era laureato in antropologia fisica - DNA antico, e archeoastronomia. Completava la sua conoscenza accademica, un dottorato in lingue antiche. Un fisico atletico e preparato nelle arti marziali, capelli neri e occhi chiari, a prima vista faceva pensare a un modello. La mente acuta e poco propensa alla superficialità in combinazione con una timidezza difficile da scardinare, gli aveva precluso fino ad ora una vita sentimentale adeguata ai suoi desideri.
Parlavano fitto. Parlavano di lavoro. Discutevano, e provavano a capire come mai alcuni campi di foraggio della Marmilla e del medio Campidano si erano tramutati in opere d’arte estemporanee.
Dalla notte al giorno in quei campi erano comparse delle linee tratteggiate composte dalle spighe del grano o dell’avena. Queste linee rappresentavano costellazioni conosciute e sconosciute.
Erano andati sul posto, dopo ogni avvistamento e non avevano rilevato niente di niente.
Niente radioattività, niente spore fungine che avrebbero potuto far piegare le spighe.
Queste erano piegate in modo che non si rompessero, come se qualcuno le avesse toccate delicatamente per evitarne la rottura.
Eppure formavano giganteschi sistemi solari, tra i quali il nostro.
Avevano scoperto, infatti, che quei disegni erano sistemi stellari, per via del riconoscimento del nostro sistema solare. Anche se aveva un pianeta in più nel disegno, ma era senza ombra di dubbio il nostro vecchio sistema solare.
Le notti in cui apparivano queste formazioni, delle scie luminose solcavano i cieli senza lasciare traccia nei radar. Solo l’occhio umano aveva visto.
In seguito alla scoperta dei campi “dipinti”, che avevano chiamato Crop Circle, all’osservatorio di Quirra nella costa orientale della Sardegna era comparso un rumore sconosciuto proveniente dallo spazio.
A quel punto il Ministero della Difesa e l’ASI Agenzia Spaziale Italiana, avevano commissionato uno studio al CNR. Il Centro aveva assunto Jonathan, e poco tempo dopo Alina aveva occupato il posto di coordinatore delle ricerche.
Ormai la sala all’aperto del ristorante “La Terrazza” stava chiudendo, ma non si avvidero, presi com’erano dall’argomento, che l’orario di chiusura era passato da un pezzo. Compresero che era l’ora di sgombrare solo quando il cameriere sollevò una sedia poggiandola sul loro tavolo, come consueto fare al termine della giornata lavorativa.
Rossi in viso e molto imbarazzati chiesero scusa, pagarono il conto e uscendo scoppiarono a ridere.
Erano le due di notte ed era doloroso dividersi, non c’era ancora una relazione intima tra di loro, ma sentivano che potevano approfondire. Non quella notte. Era troppo presto.
Avrebbero aspettato.
Il giorno dopo, anzi, poche ore dopo nell’ufficio di Alina arrivò un fax.
La comunicazione dell’osservatorio astronomico del Sussex in Inghilterra, aveva individuato delle scie luminescenti ai limiti dell’atmosfera. Chiedeva di controllare se vi fossero altri “pittogrammi” nei campi della Sardegna.
Jonathan chiamò l’aeroporto di Fertilia, dove il centro aveva un piccolo aereo da turismo; un Cessna Citation, un aereo veloce e maneggevole. Mediamente lussuoso e sempre pronto al decollo. Con uno sguardo d’intesa propose ad Alina di seguirlo nella ricognizione.
Alina accettò, entusiasta di lasciare anche se per poche ore l’ufficio e le scartoffie.
Il viaggio in auto durò poco più di trenta minuti. Fu piacevole conversare anche solo di lavoro e Jonathan riepilogò gli eventi che li avevano portati a considerare fatti che fino a pochi anni prima avrebbero considerato fantascienza.
La scoperta dei Crop Circle aveva indotto lo staff del Centro a considerare le traduzioni di un archeologo dilettante di origini Azero (Azerbaigian) di nome Zacharia Sitchin.* Lo studioso afferma, che in corrispondenza alla fascia principale degli asteroidi del sistema solare, si sarebbe trovato un pianeta che i Sumeri chiamavano Tiamat e i Babilonesi Marduk. Dalla disastrosa collisione tra Tiamat e Nibiru, narrata in forma epica in un poema sumero/babilonese, sarebbe nata la Terra; poi spinta nella sua orbita attuale da una successiva perturbazione gravitazionale di Nibiru, e l’attuale fascia degli asteroidi.
Effettivamente i pittogrammi comparsi nei campi della Sardegna, raffiguravano il nostro sistema solare con un pianeta in più come diceva lo studioso. C’erano anche figure di altre costellazioni presenti nelle scritture delle tavolette sumere.
Secondo le teorie del ricercatore ci sarebbe un pianeta che tornerebbe nell’orbita del nostro sistema solare ogni 3600 anni. E alla luce dei vari avvenimenti inspiegabili per affermare o escludere questa ipotesi, nacque il progetto “Tiamat”.
“ Sì, la storia è interessante, ma rimango scettica comunque”
Con un sorriso d’intesa, Jonathan le disse: “ Però hai visto anche tu le spighe sdraiate a formare il disegno del sistema solare, e per giunta con un pianeta in più” .
“ Potrebbe essere qualche burlone, oppure un fattore naturale che ancora non conosciamo”
“ Di questa portata? Dai è impossibile, non ci credi neppure tu!”.
Alina sorrise e distolse lo sguardo. Aveva ragione lui, c’era qualcosa di strano in tutto questo.
Arrivarono all’aeroporto, scaricarono le valige con l’attrezzatura e salirono sul piccolo velivolo.
Il pilota salutò, gioviale come sempre e li informò che il vento di maestrale avrebbe provocato qualche piccola turbolenza.
“ Dobbiamo andare fino al Campidano” Disse Jonathan.
“ Se non avete problemi di mal d’aria, possiamo arrivarci in meno di un’ora”
“ Tutto bene allora, partiamo.”
“Che zona del Campidano?” S’informò il pilota.
“Arriviamo nella zona di Sanluri/Villacidro” Rispose Alina.
“Bene allacciate le cinture”.
Il decollo fu breve e lineare, senza scossoni, ma nei primi dieci minuti di volo, i vuoti d’aria misero a dura prova lo stomaco di Alina. Cerea in viso, lottava con la nausea.
Arrivati sopra Oristano, il peggio era passato e il viaggio procedeva bene.
Avevano montato il georadar, la videocamera e Alina stava caricando un programma sul suo laptop.
All’ordine di Jonathan, sopra la pianura che delimitava l’Alto con il Medio Campidano, il velivolo scese di quota.
Aprirono la botola sul pavimento per collocare l’attrezzatura elettronica e aspettarono.
Nelle pianure sotto di loro i campi erano coltivati, a maggio la maturazione del grano era quasi completa. Una distesa verde e oro punteggiata da casolari abbandonati e boschi di eucalipto riempirono la vista.
A un tratto il georadar emise un suono. Rivelava uno spazio vuoto sotto la collinetta. Era coltivata a grano e a prima vista era normale.
Alina si avvicinò allo schermo digitando alcuni tasti e annuì silenziosamente.
“ Abbiamo un’anomalia” Disse.
“Di che tipo?” Chiese Jonathan.
Alina stava per rispondere quando con la coda dell’occhio vide un campo di grano, enorme, forse una ventina di ettari, che aveva qualcosa di strano.
Allungò un dito in direzione del campo e aprì la bocca per parlare ma non uscì alcun suono.
La sorpresa l’aveva ammutolita.
Sotto di loro a circa cento metri, si estendeva il Crop Circle più grande e più elaborato che loro avessero mai visto: il sistema solare rappresentato con i pianeti e il sole, in perfetta scala tra di loro. Di fianco al sole un altro pianeta sconosciuto che incrociava l’orbita ellittica degli altri, e che copriva il sole per tre quarti.
La terra era perfetta, aveva delle spighe verdi a formare le terre emerse del pianeta. Il sole comprendeva le spighe già mature e il pianeta sconosciuto era formato dai papaveri. Un’opera d’arte!
La cava sotterranea era proprio sotto al campo e si estendeva verso sud incrociando un terreno recintato dove al centro si ergeva maestoso, un nuraghe.
Dobbiamo scendere, guarda arriva gente ci sono alcuni fuoristrada. Possono sapere qualcosa oppure distruggere eventuali prove.
“Non posso atterrare qua” Disse il pilota. “ Arrivo al campo volo di Vallermosa, c’è una pista amatoriale”.
“Quanto ci vuole?” Chiese Jonathan.
“ Circa dieci minuti e siamo a terra”
“ Bene, allora cerchi di fare prima” Rispose Jonathan dandogli una pacca sulla spalla”
Il pilota fece ok con le dita e virò per avviare le procedure di atterraggio comunicando alla torre di controllo di Elmas le sue intenzioni.
Dopo qualche secondo Elmas diede il via libera, comunicando che il campo di Vallermosa era stato avvisato dell’atterraggio.
Nel frattempo Jonathan aveva chiamato un suo amico a Villacidro chiedendogli se veniva a prenderli nella piccola pista per accompagnarli in una zona “sensibile”.
Si chiamava Federico Lavino ma tutti lo chiamavano Fred.
Erano stati compagni fin dalle scuole medie che avevano frequentato a Cagliari, poi il classico e l’università. anche se Fred aveva cambiato indirizzo di studi, avevano continuato a condividere l’appartamento.
Laureato in ingegneria informatica, Fred aveva tanti interessi che aveva sviluppato senza conseguire nessun titolo di studio. Nonostante questo dava dei punti ai laureati con tutti i crismi.
L’aereo stava atterrando quando il SUV di Fred entrò nella pista.
Calorose strette di mano e presentazioni frettolose prima di salire in auto seguirono l’incontro.
“ Che cosa vuol dire “sensibile” ?” Chiese l’amico sedendosi alla guida.
“ Un cerchio nel grano e tante persone che ci stanno sopra, ecco che significa”. Disse Jonathan un po’ infastidito ricordando l’assembramento di persone che si stava formando nel campo del Crop Circles.
“ La gente è curiosa ma non capisce che così facendo distrugge tutto quello che può servire a identificare l’autore del disegno” Continuò Alina.
“ Allora… ditemi dove devo andare e ci arrivo di corsa!”
Appena date le coordinate all’amico, il SUV scattò in avanti a tutta velocità e si diresse verso Trunconi, una località tra Villacidro e Serramanna.
Pochi minuti dopo una brusca frenata sollevò una nube di polvere. Le persone, per lo più pastori e contadini che stavano ammirando il disegno, protestarono pesantemente all’indirizzo dell’autista.
Scusandosi per primi mentre scendevano, Jonathan e Alina cercarono di calmare gli animi.
“Scusate... da quanto siete qui?” Chiese a un uomo vicino.
“Io da venti minuti, sono il primo ad aver visto questo” Rispose.
“Stavo andando alla fattoria e ho visto delle luci dalla strada, credevo fosse un incendio e ho chiamato i pompieri. Quando mi sono avvicinato, ho visto che non c’era fuoco e ho richiamato, ma è venuto il maresciallo dei carabinieri”.
“Chi è?”
“Quello in tuta blu da lavoro” Rispose lui.
Jonathan si avvicinò al carabiniere e gli mostrò il tesserino e i permessi speciali per far sgombrare l’area interessata. Era compiaciuto di risparmiarsi il passaggio della comunicazione e del tempo prezioso.
Il maresciallo si avvicinò alla sua automobile, era evidente che fosse fuori servizio, ma era preparato comunque.
Il carabiniere delimitò l’accesso al terreno da un nastro rosso e bianco, chiamò in stazione a Villacidro e chiese rinforzi.
“ Ecco Signor Galanti” Disse il carabiniere a Jonathan.
“Stavo per farlo prima del suo arrivo, ma lei mi ha preceduto. Una cosa simile non l’ho mai vista. Lei sa cos’è?”
“Non lo sappiamo neppure noi, ecco perché ci sono gli studi in corso. Senta maresciallo, sa se sotto questo terreno ci possa essere qualche grotta o cava?”
“Da queste parti c’era il vecchio aeroporto di Trunconi, sa, quello della grande guerra… Può essere ci siano rifuggi antiaerei”.
Una luce improvvisa scaturì dal terreno, poco lontano da loro.
Gli spettatori si ripararono gli occhi come meglio poteva. Alina si mise gli occhiali da sole che teneva sulla fronte e corse verso la fonte luminosa.
Dopo alcune decine di metri la luce sparì lasciandola. Il raggio di luce sparito così in fretta, non aveva consentito alla ragazza di raggiungere il punto preciso.
Seguendo la direzione con passi lenti, questa volta, riuscì a intravedere qualcosa di diverso attraverso le spighe. Il colore dello sfondo cambiava mentre si avvicinava rendendo possibile l’identificazione della sorgente di luce.
Jonathan si materializzò al suo fianco facendola sussultare. Insieme proseguirono circospetti.
All’improvviso le spighe fino allora dritte e di un’altezza ragguardevole, lasciarono il posto al terreno spoglio.
La terra marrone era circondata dalle spighe dorate. Era un cerchio, con un diametro di circa dieci metri.
Al centro dello spazio una forma ovale che levitava a circa mezzo metro dal terreno. Sembrava vetro e aveva ancora una fluorescenza residua.
L’oggetto era simile a un faro, di quelli che si usano negli spettacoli, ma non era collegato a nessun tipo di energia.
Si avvicinarono circospetti per fotografarlo ed esaminarlo.
Camminando Alina e Jonathan si misero i guanti.
Prendendo il cellulare per avvisare il centro, Jonathan si accorse che non c’era linea.
Rimettendolo giù, lo schermo dell’iphone si accese, appena in tempo perché Jonathan lo notasse.
Sullo schermo apparve la scritta “attenzione”. La scritta scorreva in fretta e aumentavano la sequenza a ogni secondo.
Alina vide Jonathan con l’aria perplessa e si avvicinò, la parola “attenzione” scorreva velocemente sullo schermo in tutte le lingue conosciute, perfino il Parsi.
Di colpo la ricercatrice prese il braccio di Jonathan e lo trascinò con lei mettendosi a correre.
“Alina, che fai?...” Gridò Jonathan.
“Ti salvo la vita, corri”. Rispose affannata.
Erano passati pochi secondi, che il campo di grano collassò su se stesso trascinando con sé tutto quello che stava in superficie.
Avevano fatto appena in tempo a guadagnare la strada mettendosi in salvo.
Il fragore del crollo spaventò tutti.
Il maresciallo prese il cellulare e avvisò la protezione civile, i suoi colleghi e i pompieri.
I due pastori e il contadino scapparono a gambe levate. Rimasero solo il carabiniere, Fred, Alina e Jonathan.
Poco dopo le sirene dei soccorsi si fecero sentire in lontananza.
Rita Pinna 1 anno fa