Il gelo nel sangue (capitolo decimo )/settembre

DISCUSSIONE | 2 Interventi | Creata da Chiaratosta |
Ultimo aggiornamento: 31 ottobre 2016 | Iniziata: 30 settembre 2016
Chiaratosta Chiaratosta ha scritto: “Zio, ma cosa è successo? Sei accaldato e agitatissimo !”
In effetti, Giorgione era andato ad aprire al nipote, così come si trovava, con la camicia infilata a fatica nei calzoni e sbottonata, che metteva in mostra il petto ancora villoso e un ritmo baldanzoso, quasi giovanile. Era evidentemente su di giri:
“ Quel verme! Meno male che me l’hanno levato di sotto dalle mani, altrimenti lo sacrificavo! Capisci, è venuto qua, tra queste mura, in casa mia, prima con un’aria melliflua e poi alzando sempre più la cresta e la voce. Ha osato insinuare che tra me e la figlia … ci fosse chissà quale intesa, capito? Non oso nemmeno ripeterlo, guarda, quello che stava per dire!”.
“ Si può sapere di cosa parli, cosa è successo esattamente!”
“ Te l’ho già detto che ho ospitato Marisa, qui da me per qualche giorno, in attesa che le trovassero una sistemazione a Greve. Così il padre si è presentato stamani mattina, con la scusa che voleva parlare con la figlia. Menomale che non eravamo soli. Ci sono anche altri che possono testimoniare di come sono andate le cose. Eravamo tutti in cucina per la colazione: io, Marisa e un suo collega che era venuto a trovarla, a interessarsi di come stava di salute. Marina ci stava servendo un tè caldo. Il padre, dapprima fingeva imbarazzo, parlando a stento e stringendo la coppola tra le mani. Si rivolgeva alla figlia guardandola di sottecchi. Stava cercato di impietosire Marisa, dicendo che tutti e tre loro, madre padre e fratello, la stavano aspettando a casa; che la madre non mangia e beve da più di tre giorni. Ha cercato di fare leva sui sensi di colpa, chiedendole come faceva a sopportare di lasciarli da soli, privati del suo sostegno -e del suo stipendio aggiungo io; lamentandosi che questo accadesse proprio a loro, che non pensavano ad altro se non al suo bene, da bravi cristiani. Marisa di contro resisteva strenuamente, ripetendo che non aveva alcuna intenzione di tornarsene a casa. E’ stato allora che il padre ha pensato bene di tirare fuori la morale. Era sconveniente che una figlia, così giovane, fosse ospitata in casa di estranei: in particolare di un uomo solo, vedovo da poco tempo e che poteva esserle padre. Quando ha aggiunto che già circolavano in paese chiacchiere poco piacevoli sul nostro conto e che lui non poteva permetterlo, non ce l’ho fatta più. Gli ho chiesto se non fosse proprio lui a fare circolare di queste voci e gli ho dato del verme, come, di fatto, si meritava. Lui ha quasi acquistato coraggio, intuendo che stavo reagendo alla sua provocazione. Allora mi ha attaccato di petto, ha detto che non potevo permettermi di fare i miei comodi con sua figlia, così, alla luce del giorno e sotto gli occhi di tutti. Si è avvicinato a Marisa e ha cercato di strattonarla, di convincerla a venire via con lui, minacciandola che l’avrebbe seguita ovunque andasse, che l’avrebbe trovata al lavoro e l’avrebbe aspettata fuori per convincerla a suon di sbèrle.
Menomale che c’era anche quel ragazzo, Martino, il collega di Marisa. E’ stato lui a impedire che arrivassimo alle mani. Però, sentire mi ha sentito quel porco di Stefani! Non ti preoccupare. Mi hanno sentito per tutto il palazzo. Pensare che se c’è qualcuno che ha osato allungare le mani su Marisa, questi è proprio lui, suo padre. La ragazza porta ancora i segni sul corpo dell’ultima discussione che hanno avuto! A parole almeno l’ho sistemato; qui non ci torna più, puoi stare tranquillo”.
“ E Marisa ora dov’è?”
“ Questa volta ha fatto tutto da sola! Si è decisa. E’ andata a denunciare il padre dai carabinieri e si è fatta accompagnare da Martino e da Marina. A casa proprio non ci vuole tornare! Vedrai tutto si aggiusterà. Barbara e Giulia le hanno trovato una camera a Greve, sarà libera nel giro di qualche giorno”.
“ Ora però ti devi calmare, dài! Andiamo in salotto, così ti misuri il diabete. Queste discussioni, questi sbalzi d’umore devi cercare di evitarli, lo sai”.
I due uomini si erano appena sistemati sul divano quando avevano sentito bussare alla porta in maniera energica e distinta. Questa volta era andato Alberto ad aprire e si era trovato di fronte alle due donne, di ritorno dal comando dei carabinieri.
“ Oh, Dottor Alberto, menomale che è qui anche lei! Suo Zio le ha detto vero, è stato tremendo. Mi dispiace tanto che tutto questo sia successo in una casa così per bene! Almeno ci fosse stata la povera signora Lina, lei sì avrebbe aggiustato tutto, sapesse come mi manca! ”.
La donna così dicendo tirava sul con il naso, cercando a occhi bassi il fazzoletto nella borsetta. Sarà stata colpa del cappotto dozzinale o forse del modo in cui aveva deciso di avvolgere la sciarpa di lana intorno al collo, schiacciando i capelli che le lasciavano scoperto il volto tirato. Tuttavia quella donna appariva impacciata, rimpicciolita e carca, quasi avvertisse il peso di una situazione che il buon senso le suggeriva di tenere a distanza e temesse di assumersi responsabilità non proprie.
Alberto cercò di scuoterla:
“Su, su non è il caso di preoccuparsi così, penso che anche i carabinieri le avranno confermato che l’unica persona che deve preoccuparsi e vergognarsi di come si comporta è solo il signor Stefani”.
Anche se aveva risposto con calma, Alberto non poté fare a meno di avvertire, dentro di sé, un senso d’imbarazzo. Gli appariva chiaro che le persone comuni non potevano reagire del tutto positivamente all’accaduto. A nessuno infondo fa piacere, pensava Alberto, quando ci si lascia cogliere così impreparati, così impotenti a governare gli eventi. Zio Giorgione era stato avventato a prendere quella decisione e forse anche mal consigliato. Va bene essere di larghe vedute, pensava Alberto, però bisogna sempre essere prudenti nelle situazioni, soprattutto quando non si ha niente da guadagnare.
Fu solo quando alzò gli occhi a incontrare lo sguardo di Marisa che un po’ si vergognò di queste sue considerazioni. Non l’aveva più vista, neanche dopo il ricovero in ospedale e la perdita del bambino. Gli fu subito chiaro che l’unica a non sentirsi messa a disagio dalla situazione era propria lei. La ragazza indossava la divisa da lavoro. Aveva il volto pulito, come sempre, senza trucco e i capelli annodati morbidamente con un fermaglio a stringere la coda di cavallo. Li teneva ripiegati sul lato, con una posa non priva di femminilità. Rispetto al modo in cui tutti erano abituata a vederla, ora appariva smagrita di parecchi chili, sembrava quasi che indossasse indumenti abbondati di una misura e forse più. Aveva perso quel suo sorriso bonario e sgraziato, disadatto e sempre così persistente in tante occasioni passate che la giovane aveva dovuto affrontare. Nell’insieme appariva provata; i suoi gesti però erano misurati, senza enfasi; come il suo parlare senza disarmonie di toni e di accenti. Il suo portamento era cambiato, più signorile si sarebbe detto, con la fronte alta e lo sguardo mantenuto fisso e sostenuto, ad incontrare quello dei propri interlocutori; una luce nuova la illuminava.
Fu soprattutto durante la conversazione che seguì, in salotto, che Alberto poté confermarsi nel suo giudizio. Marisa finalmente era una donna, come se fosse sbocciata di colpo, tutto insieme. Lo sorprendeva la lucidità che lei aveva mantenuto di fronte agli avvenimenti:
“ La denuncia ora è stata fatta; però anche i carabinieri sono rimasti basiti, quasi presi alla sprovvista; in fondo non c’è stata nessuna denuncia, in precedenza voglio dire, per l’episodio che ha provocato la perdita del bambino. Non credo che potranno fare molto. In pratica la denuncia ci servirà solo a fini cau… cautelativi … Si dice così Dottor Alberto ?”.
“Ti stai spiegando benissimo, Marisa. Lo sai, si vede che sei cresciuta! Mi dispiace solo che tu debba avere sofferto per questo”.
“ L’importante è che non sia stato tutto inutile, è per questo che non voglio più tornare a casa. Quando mio padre mi si avvicina, è come se sentissi una corrente fredda che mi sfiora. Il suo potere dentro a quelle mura non è mai stato contestato. Ritornarsene a casa con la coda tra le gambe significherebbe una vera sconfitta! No, non tornerò più in quella casa. Certo, Dottor Bassi, non posso approfittare oltre della sua cortesia. Dobbiamo insistere, accertarsi che la soluzione su Greve vada in porto. Non potrebbe Dottor Alberto sentire anche lei la Dottoressa Kurepa se può accelerare la questione?”.
“ Certo che sì” rispose Alberto, con quel piglio fiero e deciso che gli era caratteristico e che tirava fuori in tutte le circostanze in cui si sentiva chiamato all’azione. Così entrambi uscirono dal salotto, Alberto per prima e Marisa al suo seguito e nel giro di pochi secondi Barbara era stata rintracciata.
“ Ciao. Marisa forse ti ha detto di come ci siamo ritrovati. Sì il padre, un comportamento ingiustificabile … Ah, dici che già domenica Marisa potrebbe trasferirsi? Ottimo. Certo che dovrebbe almeno prima visitare la camera, anche se il prezzo mi sembra davvero economico. Mi sta dicendo Marisa che potrebbe venire costà anche sabato sera. Un suo collega si è offerto di accompagnarla. Aspetta, te la passo, così prendete gli ultimi accordi”.
“ E così avete fatto tutto voi giovani!”. Alberto e Marisa erano tornati in salotto e Giorgione li stava apostrofando:
“ Sappi, Marisa, che io non mi sento per niente imbarazzato dalla tua presenza tra queste mura. Quindi non intendo farti nessuna premura. Certo una sistemazione diversa ti darebbe, credo, un senso di maggiore stabilita”.
“ Oh, Dottor Bassi, lei è stata davvero gentile, ma io non voglio incomodarla oltre e, come dice lei, ho bisogno di una soluzione diversa. Greve non è vicinissimo, soprattutto per il lavoro; però là posso contare anche sull’appoggio di Giulia e di Barbara e la camera è davvero a buon prezzo. Sabato sera vado a vederla e così fisso definitivamente. Non dovete disturbarvi per me, per il trasloco, intendo. Martino si sta offrendo per tutte queste incombenze e per me in questo momento la sua vicinanza è davvero una manna che piove dal cielo”.
“ Tu la chiami vicinanza, a me sembra piuttosto che il giovane ti sia affezionato; chissà se un giorno o l’altro non vi ritroverete a fare coppia insieme”.
“ Ma che dice Dottor Bassi, hi, hi ”. Ecco, ora Marisa, tornava bambina, un po’ sguaiata nella sua timidezza, con il volto semicoperto sotto il bavero della giacca a nascondere sorriso e rossore.
“ Quant’è bella giovinezza, su, su andate ora, devo finire di leggere queste carte che mi sono portata a casa dal lavoro e poi devo ricordarmi di avvisare in clinica, mi vedranno solo nel pomeriggio”.
“Zio, mi butti già fuori?”.
“ Lo so, oggi tu sei libero, io invece ho diversi impegni. Avevi necessità di qualcosa?”.
“ Sì, volevo parlarti a proposito di un acquisto, sul quale mi sono già quasi deciso. Lo sai è un po’ di tempo che sto pensando di vendere la moto e comprami finalmente una macchina”.
“Mi sembra una buona decisione “ Non è che pensi di accasarti vero?”.
“ Accasarmi, e con chi? Ora che mi sono lasciato con Barbara mi sento libero come un fringuello. La compagnia di Billi, sai, casca proprio a fagiolo”.
“ Ah è per quello che non ti sei fatto vedere domenica. Sei stato con loro, eh… Mi ha detto Gino che anche suo nipote, il figlio dell’avvocato li frequenta. Sembra che vi circoli parecchio denaro”.
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Ciao Chiara e prima di tutto complimenti: da quanto ho capito questo è un decimo capitolo ed è gia un grande risultato arrivare a portare avanti un romanzo fino a questo punto.
Mi è sembrata una storia interessante e ben scritta ma, non avendo letto i capitoli precedenti, forse mi mancano alcuni elementi per valutare. Comunque, ci provo: personalmente la scena tra la ragazza e il padre avrei preferito vederla anzichè sentirla raccontare da una terza persona, che è coinvolta ma fino a un certo punto punto.
Credo che il tutto sarebbe stato molto più coinvolgente e avrebbe permesso di 'alleggerire' i dialoghi.
Per il resto, ti auguro buon proseguimento ;)
1 anno fa
“Zio, ma cosa è successo? Sei accaldato e agitatissimo !”
In effetti, Giorgione era andato ad aprire al nipote, così come si trovava, con la camicia infilata a fatica nei calzoni e sbottonata, che metteva in mostra il petto ancora villoso e un ritmo baldanzoso, quasi giovanile. Era evidentemente su di giri:
“ Quel verme! Meno male che me l’hanno levato di sotto dalle mani, altrimenti lo sacrificavo! Capisci, è venuto qua, tra queste mura, in casa mia, prima con un’aria melliflua e poi alzando sempre più la cresta e la voce. Ha osato insinuare che tra me e la figlia … ci fosse chissà quale intesa, capito? Non oso nemmeno ripeterlo, guarda, quello che stava per dire!”.
“ Si può sapere di cosa parli, cosa è successo esattamente!”
“ Te l’ho già detto che ho ospitato Marisa, qui da me per qualche giorno, in attesa che le trovassero una sistemazione a Greve. Così il padre si è presentato stamani mattina, con la scusa che voleva parlare con la figlia. Menomale che non eravamo soli. Ci sono anche altri che possono testimoniare di come sono andate le cose. Eravamo tutti in cucina per la colazione: io, Marisa e un suo collega che era venuto a trovarla, a interessarsi di come stava di salute. Marina ci stava servendo un tè caldo. Il padre, dapprima fingeva imbarazzo, parlando a stento e stringendo la coppola tra le mani. Si rivolgeva alla figlia guardandola di sottecchi. Stava cercato di impietosire Marisa, dicendo che tutti e tre loro, madre padre e fratello, la stavano aspettando a casa; che la madre non mangia e beve da più di tre giorni. Ha cercato di fare leva sui sensi di colpa, chiedendole come faceva a sopportare di lasciarli da soli, privati del suo sostegno -e del suo stipendio aggiungo io; lamentandosi che questo accadesse proprio a loro, che non pensavano ad altro se non al suo bene, da bravi cristiani. Marisa di contro resisteva strenuamente, ripetendo che non aveva alcuna intenzione di tornarsene a casa. E’ stato allora che il padre ha pensato bene di tirare fuori la morale. Era sconveniente che una figlia, così giovane, fosse ospitata in casa di estranei: in particolare di un uomo solo, vedovo da poco tempo e che poteva esserle padre. Quando ha aggiunto che già circolavano in paese chiacchiere poco piacevoli sul nostro conto e che lui non poteva permetterlo, non ce l’ho fatta più. Gli ho chiesto se non fosse proprio lui a fare circolare di queste voci e gli ho dato del verme, come, di fatto, si meritava. Lui ha quasi acquistato coraggio, intuendo che stavo reagendo alla sua provocazione. Allora mi ha attaccato di petto, ha detto che non potevo permettermi di fare i miei comodi con sua figlia, così, alla luce del giorno e sotto gli occhi di tutti. Si è avvicinato a Marisa e ha cercato di strattonarla, di convincerla a venire via con lui, minacciandola che l’avrebbe seguita ovunque andasse, che l’avrebbe trovata al lavoro e l’avrebbe aspettata fuori per convincerla a suon di sbèrle.
Menomale che c’era anche quel ragazzo, Martino, il collega di Marisa. E’ stato lui a impedire che arrivassimo alle mani. Però, sentire mi ha sentito quel porco di Stefani! Non ti preoccupare. Mi hanno sentito per tutto il palazzo. Pensare che se c’è qualcuno che ha osato allungare le mani su Marisa, questi è proprio lui, suo padre. La ragazza porta ancora i segni sul corpo dell’ultima discussione che hanno avuto! A parole almeno l’ho sistemato; qui non ci torna più, puoi stare tranquillo”.
“ E Marisa ora dov’è?”
“ Questa volta ha fatto tutto da sola! Si è decisa. E’ andata a denunciare il padre dai carabinieri e si è fatta accompagnare da Martino e da Marina. A casa proprio non ci vuole tornare! Vedrai tutto si aggiusterà. Barbara e Giulia le hanno trovato una camera a Greve, sarà libera nel giro di qualche giorno”.
“ Ora però ti devi calmare, dài! Andiamo in salotto, così ti misuri il diabete. Queste discussioni, questi sbalzi d’umore devi cercare di evitarli, lo sai”.
I due uomini si erano appena sistemati sul divano quando avevano sentito bussare alla porta in maniera energica e distinta. Questa volta era andato Alberto ad aprire e si era trovato di fronte alle due donne, di ritorno dal comando dei carabinieri.
“ Oh, Dottor Alberto, menomale che è qui anche lei! Suo Zio le ha detto vero, è stato tremendo. Mi dispiace tanto che tutto questo sia successo in una casa così per bene! Almeno ci fosse stata la povera signora Lina, lei sì avrebbe aggiustato tutto, sapesse come mi manca! ”.
La donna così dicendo tirava sul con il naso, cercando a occhi bassi il fazzoletto nella borsetta. Sarà stata colpa del cappotto dozzinale o forse del modo in cui aveva deciso di avvolgere la sciarpa di lana intorno al collo, schiacciando i capelli che le lasciavano scoperto il volto tirato. Tuttavia quella donna appariva impacciata, rimpicciolita e carca, quasi avvertisse il peso di una situazione che il buon senso le suggeriva di tenere a distanza e temesse di assumersi responsabilità non proprie.
Alberto cercò di scuoterla:
“Su, su non è il caso di preoccuparsi così, penso che anche i carabinieri le avranno confermato che l’unica persona che deve preoccuparsi e vergognarsi di come si comporta è solo il signor Stefani”.
Anche se aveva risposto con calma, Alberto non poté fare a meno di avvertire, dentro di sé, un senso d’imbarazzo. Gli appariva chiaro che le persone comuni non potevano reagire del tutto positivamente all’accaduto. A nessuno infondo fa piacere, pensava Alberto, quando ci si lascia cogliere così impreparati, così impotenti a governare gli eventi. Zio Giorgione era stato avventato a prendere quella decisione e forse anche mal consigliato. Va bene essere di larghe vedute, pensava Alberto, però bisogna sempre essere prudenti nelle situazioni, soprattutto quando non si ha niente da guadagnare.
Fu solo quando alzò gli occhi a incontrare lo sguardo di Marisa che un po’ si vergognò di queste sue considerazioni. Non l’aveva più vista, neanche dopo il ricovero in ospedale e la perdita del bambino. Gli fu subito chiaro che l’unica a non sentirsi messa a disagio dalla situazione era propria lei. La ragazza indossava la divisa da lavoro. Aveva il volto pulito, come sempre, senza trucco e i capelli annodati morbidamente con un fermaglio a stringere la coda di cavallo. Li teneva ripiegati sul lato, con una posa non priva di femminilità. Rispetto al modo in cui tutti erano abituata a vederla, ora appariva smagrita di parecchi chili, sembrava quasi che indossasse indumenti abbondati di una misura e forse più. Aveva perso quel suo sorriso bonario e sgraziato, disadatto e sempre così persistente in tante occasioni passate che la giovane aveva dovuto affrontare. Nell’insieme appariva provata; i suoi gesti però erano misurati, senza enfasi; come il suo parlare senza disarmonie di toni e di accenti. Il suo portamento era cambiato, più signorile si sarebbe detto, con la fronte alta e lo sguardo mantenuto fisso e sostenuto, ad incontrare quello dei propri interlocutori; una luce nuova la illuminava.
Fu soprattutto durante la conversazione che seguì, in salotto, che Alberto poté confermarsi nel suo giudizio. Marisa finalmente era una donna, come se fosse sbocciata di colpo, tutto insieme. Lo sorprendeva la lucidità che lei aveva mantenuto di fronte agli avvenimenti:
“ La denuncia ora è stata fatta; però anche i carabinieri sono rimasti basiti, quasi presi alla sprovvista; in fondo non c’è stata nessuna denuncia, in precedenza voglio dire, per l’episodio che ha provocato la perdita del bambino. Non credo che potranno fare molto. In pratica la denuncia ci servirà solo a fini cau… cautelativi … Si dice così Dottor Alberto ?”.
“Ti stai spiegando benissimo, Marisa. Lo sai, si vede che sei cresciuta! Mi dispiace solo che tu debba avere sofferto per questo”.
“ L’importante è che non sia stato tutto inutile, è per questo che non voglio più tornare a casa. Quando mio padre mi si avvicina, è come se sentissi una corrente fredda che mi sfiora. Il suo potere dentro a quelle mura non è mai stato contestato. Ritornarsene a casa con la coda tra le gambe significherebbe una vera sconfitta! No, non tornerò più in quella casa. Certo, Dottor Bassi, non posso approfittare oltre della sua cortesia. Dobbiamo insistere, accertarsi che la soluzione su Greve vada in porto. Non potrebbe Dottor Alberto sentire anche lei la Dottoressa Kurepa se può accelerare la questione?”.
“ Certo che sì” rispose Alberto, con quel piglio fiero e deciso che gli era caratteristico e che tirava fuori in tutte le circostanze in cui si sentiva chiamato all’azione. Così entrambi uscirono dal salotto, Alberto per prima e Marisa al suo seguito e nel giro di pochi secondi Barbara era stata rintracciata.
“ Ciao. Marisa forse ti ha detto di come ci siamo ritrovati. Sì il padre, un comportamento ingiustificabile … Ah, dici che già domenica Marisa potrebbe trasferirsi? Ottimo. Certo che dovrebbe almeno prima visitare la camera, anche se il prezzo mi sembra davvero economico. Mi sta dicendo Marisa che potrebbe venire costà anche sabato sera. Un suo collega si è offerto di accompagnarla. Aspetta, te la passo, così prendete gli ultimi accordi”.
“ E così avete fatto tutto voi giovani!”. Alberto e Marisa erano tornati in salotto e Giorgione li stava apostrofando:
“ Sappi, Marisa, che io non mi sento per niente imbarazzato dalla tua presenza tra queste mura. Quindi non intendo farti nessuna premura. Certo una sistemazione diversa ti darebbe, credo, un senso di maggiore stabilita”.
“ Oh, Dottor Bassi, lei è stata davvero gentile, ma io non voglio incomodarla oltre e, come dice lei, ho bisogno di una soluzione diversa. Greve non è vicinissimo, soprattutto per il lavoro; però là posso contare anche sull’appoggio di Giulia e di Barbara e la camera è davvero a buon prezzo. Sabato sera vado a vederla e così fisso definitivamente. Non dovete disturbarvi per me, per il trasloco, intendo. Martino si sta offrendo per tutte queste incombenze e per me in questo momento la sua vicinanza è davvero una manna che piove dal cielo”.
“ Tu la chiami vicinanza, a me sembra piuttosto che il giovane ti sia affezionato; chissà se un giorno o l’altro non vi ritroverete a fare coppia insieme”.
“ Ma che dice Dottor Bassi, hi, hi ”. Ecco, ora Marisa, tornava bambina, un po’ sguaiata nella sua timidezza, con il volto semicoperto sotto il bavero della giacca a nascondere sorriso e rossore.
“ Quant’è bella giovinezza, su, su andate ora, devo finire di leggere queste carte che mi sono portata a casa dal lavoro e poi devo ricordarmi di avvisare in clinica, mi vedranno solo nel pomeriggio”.
“Zio, mi butti già fuori?”.
“ Lo so, oggi tu sei libero, io invece ho diversi impegni. Avevi necessità di qualcosa?”.
“ Sì, volevo parlarti a proposito di un acquisto, sul quale mi sono già quasi deciso. Lo sai è un po’ di tempo che sto pensando di vendere la moto e comprami finalmente una macchina”.
“Mi sembra una buona decisione “ Non è che pensi di accasarti vero?”.
“ Accasarmi, e con chi? Ora che mi sono lasciato con Barbara mi sento libero come un fringuello. La compagnia di Billi, sai, casca proprio a fagiolo”.
“ Ah è per quello che non ti sei fatto vedere domenica. Sei stato con loro, eh… Mi ha detto Gino che anche suo nipote, il figlio dell’avvocato li frequenta. Sembra che vi circoli parecchio denaro”.
Chiaratosta 1 anno fa