Autori giapponesi- ottobre: "IL BAMBINO SCAMBIATO", Kenzaburo Oe

DISCUSSIONE | 43 Interventi | Creata da Libricciola e gatto Camillo (incaz***i come bisce) |
Ultimo aggiornamento: 16 ottobre 2017 | Iniziata: 02 ottobre 2017
Libricciola e gatto Camillo (incaz***i come bisce) Libricciola e gatto Camillo (incaz***i come bisce) ha scritto: Buongiorno, buon ottobre, buon inizio settimana... buon Kenzaburo Oe!

Questo mese lo dedichiamo alla lettura di "Il bambino scambiato".

Ho prenotato il libro in biblioteca, ma non credo arriverà prima del fine settimana. Nel frattempo, mi intrattengo con altre letture e con la ricerca di notizie sul web:

Un profilo di Kenzaburo Oe:
http://it.wikipedia.org/wiki/Kenzabur%C5%8D_%C5%8Ce

Qual è la pronuncia corretta del nome dell'autore?
http://www.comesipronuncia.it/pronuncia/kenzaburo-oe-10016


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Questa sera ho deciso di provare a leggerlo, meglio metterlo via se non dovesse piacermi anziché perdermi una bella lettura.
Sono arrivata al 10% e mi è volato. All'inizio ho trovato un po' difficoltoso entrare nell' "ottica del tagame" ma poi questi "dialoghi" tra Gorò e Kogito mi sono piaciuti molto, con tutti quei riferimenti alla loro gioventù e alle loro chiacchierate. Spero continui a piacermi.
Federica 10 ore fa
Non è la "densità" o la "pesantezza" a non avermi convinto. Anzi, la parte iniziale dei monologhi/dialoghi col Tagame mi è piaciuta molto.
Come scrivevo prima, ho trovato poco convincente lo sviluppo successivo e la questione "bambino scambiato" mi è sembrata quasi inserita a forza, compressa interamente nel finale e poco legata al resto.
In Murakami i misteri, anche se molte volte rimangono sospesi e aperti all'interpretazione, trovo che siano integrati meglio nelle trame: l'atmosfera surreale è presente dall'inizio alla fine e se ci si lascia trasportare le assurdità che capitano risultano perfettamente "naturali"! Ma ovviamente qui si tratta di gusti personali.
Avviso spoiler
Sono giunto al termine di questa lettura con molta soddisfazione. Non è stato semplice prendere il ritmo ma una volta trovato mi ci è voluta una settimana. Tra i libri di Oe che ho letto, credo che sia quello che, finora, ho preferito. Mi piacciono il libri densi e articolati e avendo una certa esperienza con la letteratura giapponese, non mi sono infastidito a tutto quel girare intorno agli eventi, alle continue aggiunte di piccole storie all'interno della trama principale, a quel senso si irrisolto o di mistero non completamente svelato che permea la storia. In fin dei conti lo fa anche Murakami, che vedo apprezzano in molti.
Immagino non sia un libro facile per chi non è avvezzo a questo genere, e sicuramente non è il battesimo del fuoco più semplice, ma da qualche parte bisogna cominciare.
Lenny 16 ore fa
Anch'io l'ho iniziato - sono al 15%.
Di Oe ho letto, diversi anni fa, Insegnaci a superare la nostra pazzia. Sono racconti. Il ricordo che ne ho è che è stata una lettura difficile. Ma non mi era dispiaciuta. Quindi sono contenta di fare un nuovo tentativo con questo autore.
L'inizio è un po' ostica; vengo da una lettura, casualmente anche questa asiatica, di tutt'altro genere (saga familiare, realismo magico, vita primitiva).
L'impatto con questo libro dunque non è stato agevole, ma per ora mi incuriosisce e non mi sta dispiacendo. Lo trovo abbastanza vicino alla mia sensibilità.
Alegna 21 ore fa
Avviso spoiler
La mia valutazione finale non è del tutto positiva.
La parte che più mi ha convinta è quella iniziale: l’idea della conversazione “in differita” con l’amico morto l’ho trovata splendida.
La parte centrale invece, quella in cui si narra il viaggio in Germania, mi ha lasciata abbastanza indifferente.
Ho trovato troppo “forzato” l’alone di mistero attorno agli eventi del fine settimana a Matsuyama: secondo me crea aspettative eccessive rispetto a quanto accaduto e non mi pare che possa giustificare la catena di eventi successivi.
L’epilogo è secondo me la parte peggiore: la moglie del protagonista, che fino al capitolo precedente era una figura sullo sfondo, passa inspiegabilmente in primo piano e tenta di dare un senso conclusivo all’intera storia, secondo me con risultati discutibili.
Mi spiace dare un giudizio del genere, perché le prime pagine mi erano piaciute davvero.
Effettivamente si tratta di una lettura ostica. Voglio arrivare in fondo ma sto facendo molta fatica. Devo anche decidere se continuare a leggere i vostri commenti. Da un lato mi confortano perchè sento di non essere l'unica che arranca, dall'altro mi invitano a desistere :-(
Yara ieri
Non vale! Su coraggio, non lasciatevi condizionare, in ogni libro si trova qualcosa che si può condividere o salvare ma anche criticare, questo è il bello di una lettura di gruppo, anche se si ha l'impressione che l'opera sia un mattone.
Gabbiano ieri
Forza gente, non arrendetevi! non è un libro facile ma merita tantissimo secondo me. Davvero non volte sapere cosa successe in quel fine settimana a Matsuyama, tanti anni fa? Mi mancano gli ultimi due capitoli, se riesco lo finisco questa sera.
Lenny ieri
Ma io sono a più di metà libro! Vorrei proprio finirlo!!!
elettra ieri
Nemmeno io l'ho iniziato, sono tremendamente in ritardo, lo leggerò a fine mese. Ho già letto un paio di libri di Oe quindi so che non è esattamente scorrevole. Poi tornerò a leggere i vostri commenti e a contribuire se riesco ;)
Viste le difficoltà che incontrate a finire il libro io, che ancora non l'ho iniziato, questa volta passo. La trama mi intrigava molto, ma mi sembra di capire che sia un romanzo molto psicologico e al momento non sono in vena. Mi spiace. Continuerò comunque con la prossima lettura del gruppo.
Federica ieri
Io non l'ho ancora iniziato, ma leggendo i vostri commenti qua e là, (senza approfondire per evitarmi spoiler :) ) non mi sento così motivata... :)
Comunque vedrò di raggiungervi presto.
Acrasia ieri
Avviso spoiler
@oriana anch'io l'ho mollato, non arriva a un dunque, continua a girare in giro. Per curiosità sono andata a leggere le pagine finali e ho scoperto che la storia del bambino scambiato compare solo alla fine.
Abc ieri
Ragazze mi sono arenata al 40% del libro. È difficile da digerire, è macchinoso, è troppo cervellotico...
Provo ad andare avanti ma mi vi confesso che mi sta vendendo un po' di noia.
Oriana 2 giorni fa
ATTENZIONE SPOILER PER CHI SI TROVA A MENO DI META' LIBRO!!!

@Libricciola: la voce narrante... ecco cosa penso (premetto che non ho ancora finito il libro): Goro rimprovera Kogito di essere un autore molto autoreferenziale, che chi legge un suo libro senza aver letto i precedenti si trova smarrito. Forse vi sto comunicando la scoperta dell'acqua calda ma secondo me Oe sta facendo più o meno lo stesso. Kogito è Kenzaburo Oe in tutto. Vuoi sapere chi è la voce narrante? Come è, come si presenta? Guarda Oe, leggi Oe. Tutti i titoli dei libri di Kogito nominati nel romanzo sono titoli di romanzi, racconti, saggi scritti realmente da Oe stesso, con leggerissime differenze. Un po' paraculo il nostro amico, eh? ehehe

La mancanza di stupore secondo me è solo forte, fortissimo contegno giapponese.
Lenny 2 giorni fa
Sono al sesto capitolo.

Una cosa che ammiro in Oe è il fatto che non sveli subito la situazione con la quale abbiamo a che fare, ma che arrivi a ricostruire il quadro seminando qua e là informazioni e dettagli. Mi riferisco, ad esempio, al fatto che la presentazione del cognato richieda diverse pagine, diversi paragrafi inframmezzati fra loro da altre vicende. Strano, ad esempio, che dica solo sul finire del terzo capitolo che Goro è stato un famoso cineasta, o che il suicidio si sia compiuto con un salto nel vuoto.
Sono abbastanza certa che, in altri romanzi, questo dettaglio (ma è davvero solo un dettaglio?) sarebbe stato fornito al lettore fin da subito.
Mi incuriosisce il dialogo quotidiano fra i nastri registrati, con il loro carico di domande, e le risposte che Kogito restituisce - in realtà più a sè stesso.
(sono fresca della visione del telefilm su Netflix "13 reason why"... che strana coincidenza! Anche lì c'è un suicida, e delle cassette registrate)


Solo io ho sento una forte mancanza di stupore nei confronti del suo gesto?
E la voce narrante? Vi disturba che si sappia poco della voce narrante, della sua vita, dei suoi gusti, del suo modo di vestire, di parlare?
Io sto faticando non poco.
Al di là della mia momentanea difficoltà di concentrazione, trovo il romanzo molto denso, compatto, non nel senso di "strutturato", ma proprio nel senso "mattone". Scrittura curata, ma la storia è ombrosa, e sulla narrazione non spira nessun vento di speranza.
Avevo detto che dopo la leggerezza dell'isola e delle pescatrici di perle di Mishima sarebbe stato un brusco risveglio, ma capperi, non mi aspettavo questa atmosfera fosca.

Procedo con lentezza e, come dice Gabbiano, con un po' di angoscia...
Avete già riportato tutto e, siccome mi mancano ancora delle pagine, rimando il commento, vorrei solo dire che provo un terribile sentimento di angoscia, perché la 'dipendenza' di cui sembra essere vittima Kogito rivela un doppio aspetto, se da una parte è lui che non riesce a reagire, dall'altra è Goro che, divenendo vittima, rivela all'altro l'inutilità della vita senza dipendenza. La loro dedizione ossessiva al lavoro ne è una valida e troppo scontata dimostrazione.
Gabbiano 3 giorni fa
Avviso spoiler
Terminato stamattina..ecco le mie prime impressioni a caldo..
Un libro con una sua complessità..affronta tematiche importanti: la vita, la morte, l’anima, la fragilità umana, la perfezione e l’imperfezione, e soprattutto l’amicizia. Un’amicizia forte quella tra Goro e Kogito, un’amicizia che vuole andare oltre i confini della morte, e il Tagame è il mezzo per farlo..
..ma quella attraverso il Tagame è una comunicazione strana, monca e sbilanciata, come tutto nel rapporto fra Goro e Kogito. Goro è quello bello, intelligente, che si fa volere e ben volere da tutti/e e in questa amicizia Kogito sembra un po’ un comprimario.. Goro è quello che critica e da’ consigli professionali a Kogito, ma non accetta che questi faccia altrettanto..e si oppone al matrimonio di Kogito con la sorella.. ..è Goro che, a modo suo, impone il Tagame a Kogito, registra i nastri e sceglie gli argomenti.. ..e Kogito accetta come sempre (il matrimonio forse è l’unica cosa dove la spunta!) ..e diventa succube di queste “conversazioni”.. ..è Kogito quello che deve essere controllato perché incline alla depressione..ma alla fine quello che si suicida è Goro!
..tutto ruota attorno a Goro e tutto è fatto per Goro: il matrimonio di Chikashi con Kogito per cercare di “riportare” Goro a quello che era prima “di quella cosa”, la gravidanza di Ura per cercare di “far rinascere” Goro..
Non si può dire che questo libro mi abbia lasciata indifferente, ma mi ha scatenato reazioni contrastanti: l’ho trovato a tratti coinvolgente, interessante, noioso, irritante.. mi è piaciuto il modo in cui tutta la storia si dipana e piano piano i dettagli emergono..ho trovato interessanti le riflessioni sul “vacillare” e i punti in cui la dimensione onirica e quella reale si confondono, ma tutto questo Goro-centrismo e questo riconoscimento incondizionato della sua superiorità da parte delle persone a lui più vicine, soprattutto nella parte finale l’ho trovato davvero fastidioso..
..ci sarebbero poi tutta una serie di tematiche che meriterebbero un approfondimento: i riferimenti biografici dell’autore, ad esempio. Kogito sembra un suo alter-ego, ma nel confronto con Goro non sembra uscirne benissimo.. ..e nemmeno nel confronto con la tartaruga! ..ecco, a tal proposito, questa e altre parti nel romanzo mi hanno lasciato la sensazione che in fondo mi sia sfuggito qualcosa..
alicebv 4 giorni fa
@ktulu81: è una faccenda molto complessa quella che tiri in ballo. In base alla mia esperienza, i giapponesi sottoposti a forte stress sociale sono principalmente gli studenti (la scuola in Giappone è massacrante), i "salariman", cioè gli impiegati che praticamente vivono sul lavoro, i lavoratori dipendenti in generale. La situazione comunque migliora un po' al di fuori dalle grandi città, dove mi è capitato di incontrare gente molto più rilassata, quindi fortunatamente non è così per tutti.

Quindi come dici tu alla fine, la loro filosofia non è conciliabile con la vita quotidiana, con la realtà, o almeno non lo è per tutti. Non si può raggiungere un equilibrio, una tranquillità interiore se ogni giorno devi distruggerti per ottenere risultati, per non sbagliare, per non rimanere dietro agli altri. E' filosofia, è cultura ma per molti non è la vita reale. Non credo che la contaminazione del pensiero occidentale abbia molto peso in tutto ciò. Almeno, questa è stata la mia percezione.
Lenny 4 giorni fa
http://it.wikipedia.org/wiki/Suicidio_in_Giappone
Non sapevo che le cifre fossero così alte!
@alicebv: sulle cause mi pare di leggere considerazioni in linea con le tue.
Ma siete velocissimi...io sono solo a pagina 110 e sto andando veramente a rilento, che vi devo dire...trovo il libro, seppur interessante, eccessivamente verboso, un po' avvitato su se stesso, molto denso e ricco pur nella sua quasi assenza di trama (almeno sino ad ora).
Non so, a me la società giapponese pare eccessivamente selettiva, formale, anche se dall'esterno possiede un certo fascino "esotico"; pensare di essere etichettati a soli 5 anni, vedendosi il destino segnato a vita a causa di test scolastici d' ammissione fatti in età così acerba fa pensare che la società nipponica non riponga fiducia nel fatto che una persona nel tempo possa crescere, maturare, cambiare, trasformarsi, né prende in considerazione il fatto che si possano vivere nel corso dell'esistenza "momenti di sbandamento", di indecisione, di insicurezza o di semplice e umana ricerca della propria identità, sempre multiforme e cangiante, non incasellabile sin dalla più tenera età in un destino ineluttabile.
Proprio l'altro giorno ho conosciuto in biblioteca una signora italiana che ha vissuto ben 20 anni in Giappone: ora ha una bimba di 4 anni che ha avuto con un uomo giapponese; ora però è in crisi e infatti è tornata in Italia appunto perché non si trova d'accordo con l'ex (?) marito sull'educazione da dare alla figlia: lui vorrebbe impartirle un'educazione tipicamente nipponica, lei invece vorrebbe darle un'educazione in grado di farla esprimere nel modo più libero possibile e teme che nel paese del sol levante la bimba possa essere frustrata da un'educazione eccessivamente rigida e castrante. Che dire? Dal rigido rigore nipponico al lassismo e il casinismo italiano c'è un bel salto....ma una via di mezzo no?
Sono a circa un terzo del libro. Procedo un po' a rilento per mancanza di tempo ma mi sta piacendo. Non è la prima volta che affronto Oe, ma è la prima volta che leggo un suo libro che non tratti principalmente del dramma personale di suo figlio. Come ha detto Libricciola, Oe ha un figlio cerebroleso dalla nascita e questo avvenimento è stato anche elemento portante della sua letteratura. "Un'esperienza personale", "Una famiglia", "Insegnaci a superare la nostra pazzia" sono i libri che ho letto e parlano proprio di questo.

L'argomento ritorna anche qui con il figlio di Kogito e Chikashi, Akari, ma sotto un punto di vista diverso: il dramma è stato, per quanto possibile, superato, cosa che non ricordo accada negli altri libri. Oe affronta questa realtà con grande forza e realismo (leggete "Un'esperienza personale", se potete/volete). "Il bambino scambiato" mi sembra un libro solare rispetto agli altri che conosco (alla faccia, penserete voi!), Akari in giapponese significa "luminoso", "luce" e secondo me non è un caso per quanto marginale, almeno fino a dove sono arrivato, all'interno della storia. Oltre a questo, domina il tema ricorrente della morte e del suicidio di cui avete già detto praticamente tutto. Credo ci sia qualcosa di morboso nel Tagame, nell'attaccamento a Goro, a volerlo sentire ancora presente tanto da rispondere e dialogare con le sue registrazioni.
Non voglio sbilanciarmi invece su Goro stesso prima di saperne o capirne qualcosa in più. Si toglie la vita ma vuole continuare ad essere presente in quella di Kogito attraverso le registrazioni... è così o sono io che ho capito male?
Lenny 4 giorni fa
Non so se la contaminazione con la cultura occidentale abbia avuto un ruolo chiave nell’incrementare il tasso di suicidi in Giappone..vedo forse una responsabilità maggiore nella loro ricerca della perfezione e nella loro incapacità di accettare l’insuccesso, che viene visto come fonte di vergogna..e nella società attuale, l’insuccesso è dietro l’angolo.. ..da tradizione in Giappone il Seppuku, era l’unica possibilità di riscatto a fronte di azioni disonorevoli o indegne del proprio nome e della propria casa (e aveva anche un suo rituale codificato!) ..certo, i metodi di suicidio attuali sono differenti e anche le cause (il mancato raggiungimento degli obiettivi professionali o la fallita ammissione all'università ad esempio).. ..ma in sintesi il meccanismo è lo stesso! ..noi occidentali abbiamo sempre avuto una visione moralmente diversa del suicidio, complice anche la condanna religiosa (niente onore, anzi sepoltura in terra consacrata e dannazione eterna per la Chiesa!)..credo che nella nostra cultura il suicidio sia “il fallimento”, mentre nella loro è la risposta al fallimento..
alicebv 4 giorni fa
Dovrei riuscire a finirlo oggi.
Intanto posso anticipare che anch'io sono stata colpita dalla ricorrenza del tema della morte in generale e del suicidio in particolare.
Avevo già letto del fenomeno dei ragazzi che scelgono di isolarsi dalla pressione asfissiante della società ed ultimamente leggevo sui quotidiani notizie allarmanti circa le morti per eccessivo stress sul lavoro.
Il punto che non riesco a comprendere è come si concilia la loro filosofia teoricamente mirata al raggiungimento dell'equilibrio e dell'armonia interiore con questo livello di stress insostenibile al quale si sottopongono. Sarà forse dovuta alla contaminazione del pensiero occidentale, corpo estraneo alla loro cultura inserito "a forza" e quindi causa di fenomeni di rigetto?
Oppure la loro tensione verso l'equilibrio è in realtà qualcosa di difficilmente conciliabile con la vita attiva e l'impossibilità di esternare i contrasti "sbroccando" ogni tanto per allentare la pressione porta alla lunga a crollare sotto un peso insostenibile?
Kenzaburo Oe ha una storia personale piuttosto triste: la nascita del figlio affetto da una grave lesione cerebrale (anche se in altri contesti si è parlato di autismo, o di forme di disabilità psichica differente) ha segnato una dolorosissima svolta nella sua vita...
Ha cercato di rielaborare quel dolore nel romanzo "Un'esperienza personale".- che non ho letto ma di cui ho sentito parlare- e forse è troppo doloroso per me.
Ad ogni modo, ha lottato contro i pregiudizi, e direi che ha vinto, dal momento che il figlio Hikari è uno fra i più apprezzati compositori giapponesi:
http://en.wikipedia.org/wiki/Hikari_%C5%8Ce
http://www.youtube.com/watch?v=l4e3pI8k6zY
http://www.youtube.com/watch?v=sed73hdy_n4
@Yara
il tasso dei suicidi è allucinante. Non c'è da stupirsi: la rigidità dei rapporti sociali, i massacranti ritmi di lavoro e la tolleranza zero verso qualsiasi forma di diversità porterebbero ai matti chiunque.
Aggiungo che in Giappone si è sviluppato un fenomeno che si riscontra davvero raramente nel resto del mondo, che è quello degli hikikomori, cioè persone che, non riuscendo o non volendosi adeguare alla società, piuttosto che vivere una vita da outsider o da "alternativi" voltano le spalle al mondo, interrompendo ogni attività sociale e di relazione e rifiutandosi di uscire di casa:

http://www.stateofmind.it/2017/04/hikikomori-social-withdrawal/


Segnalo a questo proposito un libro interessante intitolato "Non voglio più vivere alla luce del sole" che tratta dell'argomento, ed è tristemente illuminante.

Per quanto riguarda la politica, ci sono diversi romanzi di Mishima che trattano più o meno da vicino l'argomento, che è strettamente legato al tema dell'onore, così caro all'autore giapponese. La politica in Giappone è un pianeta completamente diverso rispetto a ciò a cui siamo abituati noi... Onore, rispetto, e soprattutto famiglia, perchè un politico giapponese deve assolutamente avere una famiglia, moglie, figli, per certe cariche sono assolutamente indispensabili.

(Nei romanzi di Murakami, i politici si "incrociato", ma sono sfuggenti e hanno una patina equivoca)
Cominiciato ieri sera. Come già qualcuno ha fatto notare, è decisamente meno leggero del libricino di Mishima. Il fatto che parli di morte non mi sorprende, mi ha sorpreso di più Mishima con la sua fiaba a tinte pastello che non il grigiore di questo romanzo. Nelle opere dei pochi giapponesi che ho letto la morte c'è sempre, è la co-protagonista, a volte è più leggera come con la Yoshimoto, a volte, come qui, è un tantino pesante ma c'è. Credo che faccia parte di loro, ne parlavo anche stamattina con un collega, hanno un alto tasso di suicidi ma temo sia normale. Sono talmente inquadrati in tutto che se uno prova a vivere la sua vita discostandosi anche di poco dalla norma, in un modo o nell'altro viene letteralmente tagliato fuori. E non tutti sono in grado di vivere isolati dal mondo. Kogito pare di sì, Goro evidentemente no. Il "giochetto" del Tagame però, ci rende tutto meno pesante e, almeno per quanto mi riguarda, ci tiene incollati alla lettura.
La presenza della morte, come ho detto, non mi sorprende. Quello che invece mi sorprende è la politica. Sono abbastanza ignorante in materia, lo ammetto, ma credo che sia la prima volta che in un'opera giapponese sento parlare di "destra" e di "sinistra", non so se questi brevi ma continui rimandi alla politica abbiano un collegamento con la vicenda di Goro, sono curiosa di scoprirlo. Così come sono curiosa di scoprire quando verrà fuori sto benedetto "bambino scambiato"!
Yara 5 giorni fa
Cominciato adesso. Troppo presto per cominciare a commentare, però vorrei dire ugualmente due cosine.

Avevo letto in passato Oe, e in effetti ricordo di averlo trovato molto concentrato sui lati più cupi dei sentimenti- e della vita.
In generale, i giapponesi non disdegnano di parlare (o scrivere) della morte: essa viene accettata come fase della vita, con una fiducia e un ottimismo che secondo me non ha eguali. Con ciò non voglio dire che venga affrontata con leggerezza, ma che c'è una forma di elaborazione del lutto, di accettazione, di rassegnazione, molto diversa dai nostri principi occidentali.
Questo si riscontra in quasi tutti gli autori, anche se a volte l'esigenza di raccontare la morte viene "travestita", nascosta, confusa sotto altre cose, o viene "pennellata" di colore: penso ai romanzi di Banana Yoshimoto, che è sempre simil-triste ma che hanno un'aria un po' più svagata. O Murakami, che riempie le sue storie di stranezze visionarie, ma non perde mai l'occasione di inserire nelle sue cornici suicidi,s comparse, trapassi a volte piuttosto violenti (in 1Q84 e L'uccello che girava le viti del mondo, materia di due vecchi gdl, ne sono esempi lampanti).
Iniziato. Sicuramente meno leggero di Mishima. Meno immagini e più concetti: la morte, l'anima. Anche l'ambientazione è completamente diversa: la città contemporanea invece di un'isola bucolico mondo ideale. Poi mi incuriosisce il Tagame a partire dal nome...
Buttera 1 settimana fa