L'omaggio dell'amico Jonathan Franzen
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Insieme Il 23 ottobre, a New York, lo hanno celebrato amici e colleghi. Questo è l' omaggio di uno di loro Il suicidio L' autore di «Infinite Jest» si è tolto la vita il 12 settembre scorso. «Straziato da un dolore inesauribile»
«Sai perché scriviamo? Per non restare soli»
Lo chiamavo al telefono. Diceva: raccontami ancora una volta la storia che riuscirò a salvarmi Poi smise di rispondere. Capii che era finitaDavid Foster Wallace nel ricordo di Jonathan Franzen «Ci univa questa idea: la narrativa come ponte tra gli uomini»
- Alias | Dec 17, 2008 Report abuse
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Come a molti scrittori, anzi di più, a Dave piaceva tenere tutto sotto controllo. Il caos delle occasioni mondane era facile motivo di stress. L' ho visto due sole volte andare a una festa senza Karen. A una, organizzata a casa di Adam Begley, l' ho dovuto trascinare quasi di peso e, non appena oltrepassata la soglia, mi è bastato perderlo d' occhio un solo istante perché facesse dietrofront e tornasse nel mio appartamento a masticare tabacco e a leggere un libro. Alla seconda ha dovuto trattenersi per forza, perché si festeggiava la pubblicazione di Infinite Jest. È sopravvissuto ripetendo «grazie» un' infinità di volte con un eccesso doloroso di cerimoniosità. Una delle cose che rendevano Dave un professore universitario fuori dal comune era l' impostazione formale del lavoro. Entro quei confini, poteva attingere senza pericolo alla sua riserva enorme e innata di gentilezza, erudizione e competenza. Anche l' impostazione delle interviste era esente da pericoli. Quando era Dave a essere intervistato, prendersi cura dell' intervistatore lo aiutava a rilassarsi. Quando indossava i panni del giornalista, Dave dava il meglio di sé se riusciva a trovare un tecnico - un cameraman al seguito di John McCain, un operatore in un programma radiofonico - elettrizzato all' idea di conoscere uno sinceramente interessato ai misteri del suo lavoro. Dave adorava i particolari in quanto tali, ma i particolari erano anche una valvola di sfogo per l' amore che teneva imbottigliato nel cuore: un modo per stabilire un legame, su un terreno intermedio relativamente sicuro, con un altro essere umano. Il che equivale, grosso modo, alla definizione di letteratura a cui io e lui siamo giunti tra una chiacchierata e uno scambio di lettere all' inizio degli anni Novanta. Ho voluto bene a Dave fin dalla primissima lettera che mi ha mandato, ma le prime due volte che ho cercato di incontrarlo di persona, a Cambridge, non si è presentato agli appuntamenti. E anche quando abbiamo cominciato a frequentarci, i nostri incontri erano spesso tesi e frettolosi: molto meno intimi dello scambio epistolare. Trattandosi di amore a prima vista, mi sforzavo sempre di dimostrare che ero in gamba e spiritoso, ma quel suo modo di fissare un punto a qualche chilometro di distanza mi dava la sensazione di non riuscirci affatto. Poche volte nella vita mi sono sentito realizzato come quando ho strappato a Dave una risata. Ma trovare il «terreno neutrale intermedio sul quale stabilire un legame profondo con un altro essere umano»: a questo, decretammo, serviva la narrativa. «Una via di fuga dalla solitudine» era la formula che ci mise d' accordo. E dove, se non nella sua lingua scritta, Dave era totalmente e splendidamente capace di esercitare il controllo? Non esisteva scrittore vivente dotato di un virtuosismo retorico più autorevole, entusiasmante e inventivo del suo. Arrivato alla parola numero 70 o 100 o 140 di una frase sprofondata dentro un paragrafo lungo tre pagine e intriso di umorismo macabro o di autocoscienza favolosamente reticolata, sentivi l' odore di ozono esalare dalla precisione scoppiettante del costrutto che lui impartiva alle frasi, dal destreggiarsi fluido e calibratissimo tra dieci livelli di dizione: alta, bassa, media, tecnica, avanguardistica, secchiona, filosofica, gergale, farsesca, esortativa, teppistica, sdolcinata o lirica. Quelle frasi e quelle pagine, quando riusciva a crearle, erano una dimora sincera, sicura e felice quanto ogni altra avuta in quasi tutti i venti della nostra conoscenza. Perciò potrei raccontarvi della breve gita piena di battibecchi che abbiamo fatto una volta, o potrei raccontarvi dell' odore di gaulteria che il suo tabacco da masticare diffondeva nel mio piccolo appartamento ogni volta che si fermava da me, o potrei raccontarvi delle nostre imbarazzanti partite a scacchi o dei palleggi ancora più imbarazzanti che facevamo le rare volte che giocavamo a tennis - la struttura rassicurante delle partite in netto contrasto con le arcane, profonde rivalità fraterne sempre in fermento sotto la superficie - ma a dire il vero tutto verteva intorno alla scrittura. Perché in quasi tutto il periodo della nostra conoscenza, l' interazione forse più intensa che ho avuto con Dave è stata quando ho letto da solo sulla mia poltrona, per dieci sere di fila, il manoscritto di Infinite Jest. È in quel libro che Dave, per la prima volta, ha orchestrato se stesso e il mondo secondo i suoi dettami.
- Alias | Dec 17, 2008 Report abuse
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A livello più microscopico: sulla faccia della terra non si è mai visto un prosatore che usasse la punteggiatura con la passione e la minuzia di Dave Wallace. A livello più globale: ha sfornato un migliaio di pagine di amenità che, pur non mostrando mai un cedimento nella forma e nella qualità dell' umorismo, diventavano sempre meno spiritose, sezione dopo sezione finché, verso la fine, ti ritrovavi a pensare che tanto valeva intitolare il libro Infinite Sadness. Nessuno come Dave ha colpito nel segno. E adesso questo bell' uomo del Midwest geniale, spiritoso e gentile, con una moglie incredibile, una strepitosa rete di sostenitori, una strepitosa carriera e uno strepitoso lavoro in una scuola strepitosa con studenti strepitosi si è tolto la vita, e noi tutti stiamo qui a domandarci (citando da Infinite Jest): «Dì un po' , amico, qual è la tua storia?» Una buona storia semplice e moderna direbbe così: «Una personalità simpatica e piena di talento ha dovuto soccombere a un grave squilibrio chimico del cervello. C' era la persona di Dave, e c' era la malattia, e la malattia ha ucciso l' uomo con l' inesorabilità di un cancro». Questa storia è allo stesso tempo più o meno vera e del tutto inadeguata. Se vi accontentate di questa storia, non vi servono quelle che Dave scriveva, specie le tante, tantissime storie in cui il dualismo, la scissione tra persona e malattia, sono visti in chiave problematica o derisi senza tanti complimenti. Il paradosso dal quale non si scappa è che Dave stesso, alla fine, si è accontentato, in un certo senso, di questa semplice storiella interrompendo ogni legame con le storie molto più interessanti che aveva scritto in passato e che avrebbe potuto scrivere in futuro. Le sue tendenze suicide hanno avuto il sopravvento relegando in secondo piano tutto quanto appartiene al mondo dei vivi. Ma non per questo noi non abbiamo altre storie importanti da raccontare. Potrei raccontarvi dieci versioni diverse di come lui sia arrivato alla sera del 12 settembre, alcune molto cupe, altre che mi fanno molto arrabbiare, e quasi tutte terrebbero in considerazione i tanti aggiustamenti introdotti da Dave, adulto, dopo aver quasi sfiorato la morte per suicidio sul finire dell' adolescenza. Ma c' è una particolare storia non troppo cupa di cui conosco l' autenticità e che vi voglio raccontare adesso, perché per me essere amico di Dave è stato una gioia immensa, un privilegio e una sfida infinitamente interessante. Chi ama tenere tutto sotto controllo non ha vita facile con l' intimità. L' intimità è anarchica, reciproca e mal si concilia, per definizione, con il controllo. Cerchi di tenere tutto sotto controllo perché hai paura e, all' incirca cinque anni fa, Dave ha smesso palesemente di aver paura. In parte dipendeva dall' aver trovato una sistemazione stabile e proficua qui a Pomona. Un' altra parte consistente era ascrivibile all' aver finalmente incontrato la donna giusta aprendosi così, per la prima volta, all' eventualità di condurre una vita più piena e dall' impostazione meno rigida. Mi accorsi che al telefono aveva cominciato a dirmi che mi voleva bene e, quanto a me, all' improvviso capii che non dovevo sforzarmi troppo per farlo ridere o per dimostrargli che ero in gamba. Io e Karen riuscimmo a portarlo una settimana in Italia dove, invece di passare le giornate in albergo a guardare la TV, come forse avrebbe fatto qualche anno prima, pranzava sulla terrazza, mangiava polipo e la sera si trascinava alle cene apprezzando davvero il fatto di trovarsi in un ambiente informale con altri scrittori. Ecco una cosa davvero divertente che forse avrebbe fatto di nuovo.
- Alias | Dec 17, 2008 Report abuse
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Circa un anno dopo decise di sospendere i farmaci che da più di vent' anni davano stabilità alla sua esistenza. Anche qui le storie sul perché abbia preso questa decisione si sprecano. Ma una cosa mi disse chiaro e tondo quando ne parlammo: voleva avere l' occasione di condurre una vita più normale, con un esercizio meno aberrante del controllo e piaceri più normali. Una decisione scaturita dall' amore per Karen, dal desiderio di creare una scrittura nuova e più matura, e dall' aver intravisto un futuro diverso. Un tentativo incredibilmente arrischiato e coraggioso, perché Dave era pieno di amore, ma era anche pieno di paure: troppo immediato per lui accedere a quegli abissi di tristezza infinita. L' anno andò avanti tra alti e bassi, a giugno ebbe una crisi e l' estate fu durissima. Quando lo vidi a luglio era di nuovo pelle e ossa, come l' adolescente che aveva attraversato la prima grande crisi. Ad agosto poi, una delle ultime volte che gli ho parlato, al telefono, mi ha chiesto di raccontargli una storia su come sarebbe migliorata la situazione. Io gli ripetei molte delle cose che lui aveva detto a me nelle nostre chiacchierate dell' anno precedente. Dissi che si trovava in una posizione terribile e pericolosa perché cercava di fare dei cambiamenti veri come persona e come scrittore. Dissi che l' ultima volta che aveva vissuto un' esperienza quasi mortale ne era venuto fuori e aveva scritto, rapidissimamente, un libro che era avanti anni luce rispetto a tutto quello che aveva fatto prima del tracollo. Dissi che era un saputone cocciuto con la smania di controllare tutto - "Anche tu!" mi rimbeccò - e dissi che quelli come noi hanno così paura di rinunciare al controllo che certe volte l' unico modo per obbligare noi stessi ad aprirci e a cambiare è soffrire le pene dell' inferno e arrivare a un soffio dall' autodistruzione. Dissi che aveva modificato l' assunzione dei farmaci perché voleva crescere e avere una vita migliore. Dissi che le cose migliori doveva ancora scriverle. E lui disse: «Mi piace questa storia. Mi faresti il favore di telefonarmi ogni quattro o cinque giorni e di raccontarmene un' altra così?» Purtroppo ho avuto soltanto un' altra occasione per raccontargli quella storia, e ormai non mi ascoltava più. Era straziato da un' angoscia e da un dolore che non gli davano un minuto di tregua. Dopo quella volta provai a chiamarlo ancora, ma lui non sollevava la cornetta né rispondeva ai messaggi. Era sprofondato nel pozzo della tristezza infinita, dove le storie non arrivano, e non voleva venirne fuori. Ma aveva un' innocenza bellissima e famelica, e ci stava provando. (Traduzione di Giovanna Granato)
Franzen Jonathan
8 dicembre 2008
Corriere della Sera - Alias | Dec 17, 2008 Report abuse
- Morena | Dec 18, 2008 Report abuse
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la parte dell'amico buono e ragionevola di franzten è insooprtabile
- Rudr | Dec 21, 2008 Report abuse
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So poco della sua vita reale, e tanto mi basta sapere. Sono comunque contento che qualsiasi cosa legga mi fa pensare che mi sarebbe piaciuto conoscerlo e quindi ti ringrazio Alias per questo intervento.
- sister dew | Dec 25, 2008 Report abuse
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A parte che Franzen ha azzeccato un romanzo straordinario che amo molto, è davvero molto presuntuoso e a volte insopportabile. Nonostante questo lo ringrazio per il suo omaggio a Wallace, per la sua testimonianza che ci aiuta a capire il tormento interiore che lo affliggeva e lo ha portato alla morte.
- Laretta | Dec 29, 2008 Report abuse
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A distanza di un anno dalla morte di David leggo questa testimonianza struggente, mi viene un po' da piangere, sul serio...
L'unica cosa positiva per la mia persona è che ho conosciuto la sua scrittura a febbraio di quest'anno, mesi dopo la sua morte quindi e non ho perciò provato il dolore terribile della perdita di qualcuno che oggi considero come un vero amico... - malessere | Sep 22, 2009 Report abuse
