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L'inattesa ucronia di Brizzi

Quando scoprii l’ucronia e realizzai che i miei primi romanzi erano delle allostorie, mi stupii che questo genere fosse così poco conosciuto e “frequentato” anche da un numero di autori tutto sommato ristretto. Si tratta infatti di un genere letterario che offre possibilità creative pressoché illimitate e che meriterebbe davvero ben altri spazi nelle nostre librerie.
Quando scopro un nuovo autore che “si converte” al genere, questo mi fa dunque molto piacere. Negli ultimi tempi la conversione più illustre è stata quella di Silverberg, il grande scrittore di fantascienza, che ha scritto il bel romanzo ucronico “Roma Eterna”.
Nella piccola comunità degli amanti dell’ucronia ha fatto dunque un certo scalpore venire a sapere che anche un autore come Enrico Brizzi, noto per i romanzi giovanilistici “Jack Frusciante è uscito dal Gruppo”, “Bastogne” e “Tre ragazzi immaginari”, avesse pubblicato un’ucronia.
Il romanzo, piuttosto corposo con le sue 518 pagine, è edito da Baldini Castoldi Dalai ed ha un titolo squisitamente ucronico “L’INATTESA PIEGA DEGLI EVENTI”.
L’ambientazione è una delle più praticate dall’ucronia: immaginare un diverso esito della Seconda Guerra Mondiale. In questo Brizzi è stato preceduto da esempi più che illustri, da Winston Churchill, a Philip K. Dick, a Robert Harris, a Philip Roth (autore citato nei ringraziamenti in fondo al libro di Brizzi), ai nostri Curzio Malaparte, Giampietro Stocco e Mario Farneti.
Ogni autore immagina diversi sviluppi della Storia. Brizzi immagina un’Italia che non abbia seguito la Germania nella sua avventura bellica e in cui il fascismo sia sopravvissuto dunque fino al 1960, anno in cui la storia è ambientata e in cui muore il Duce.
A differenza di altri romanzi ucronici, qui la Storia appare in primo piano solo a tratti, prevalendo le vicende personali del protagonista, un giornalista che, punito dalla fidanzata tradita e figlia del suo capo, viene “spedito” in Africa a seguire le partite di calcio nelle colonie italiane per il giornale sportivo Stadio. L’Italia, infatti è uscita dalla Guerra con un bell’impero coloniale, che ancora conserva.
Il calcio è dunque il tema dominante di questo romanzo e attraverso di esso, Brizzi descrive quest’Italia colonialista, questi italiani in Africa, pieni di vizi ma anche di umanità.
Per me che non sopporto il calcio in nessuna forma, quando ho realizzato che questo era così determinante nella narrazione, ho temuto che leggere le descrizioni di tante partite potesse essere per me un tormento eccessivo, difficilmente compensabile persino dall’amore per l’ucronia, ma dopo qualche perplessità iniziale dovuta a questa motivazione, la narrazione mi ha preso e sono persino riuscito ad emozionarmi nella descrizione di una delle partite determinati, quella che avrebbe potuto aggiudicare al San Giorgio la vittoria della Serie Africa.
Nel complesso è dunque un buon libro, leggibile e godibile (soprattutto per quei milioni di italiani che, a differenza di me amano il calcio), in cui si apprezzano le descrizioni di tanti personaggi, decisamente “italiani”. Simpatiche le citazioni di personaggi famosi (immagino che molte mi siano sfuggite, riguardando calciatori degli anni sessanta, per me ignoti), che ritroviamo in ruoli anomali, come un Bontempo, che spadroneggia in Africa e mescola la gestione della Res Publica con quella della propria squadra, o un Sandro Pertini agitatore rivoluzionario degli indipendentisti africani.
La trama non è particolarmente articolata, ma sufficiente a fare da collante tra la descrizione di una partita di calcio e la successiva.
Peraltro l’”inattesa piega degli eventi”, per me che frequento il genere, non mi parsa pare poi così imprevedibile. Direi anzi che l’autore ha saputo mantenere un'apprezzabile verosimiglianza e plausibilità degli sviluppi storici. Anche se mi chiedo se un’Italia in cui il fascismo fosse sopravvissuto, sarebbe davvero stata così “simile” all’Italia attuale e se forse non sarebbe stato più corretto accentuare gli aspetti distopici. Non siamo certo dalle parti dei “quando c’era Lui stavamo meglio”, ma descrive pur sempre un’Italia uscita dalla Guerra assai meglio che nella realtà.

Carlo Menzinger | Feb 8, 2009 Report abuse

Ne parlo anche qui http://menzinger.splinder.com/post/20005402/FASCISMO+ETERNO

Carlo Menzinger | Mar 10, 2009 Report abuse

doppio

Carlo Menzinger | Mar 10, 2009 Report abuse
*** This comment contains spoilers! ***

l'ho recensito alcuni mesi fa.

L'ex giovane Brizzi è praticamente un vicino di casa. Quando uscì il suo primo libro, la mia libraia, qui sotto i portici di Saragozza (avevo ancora una libraia di fiducia allora..) me lo porse dicendo: deve leggerlo, è di uno dei nostri ragazzi, ed è proprio carino.
Da allora l'ho sempre seguito, ma nons empre m'è piaciuto. Ho amato molto anche Nessuno lo saprà, ma questo è un latro discorso. Ecco il mio commento, nel novembre scorso mi pare:

"siamo nel 1960, il duce sta morendo nel suo letto e intorno a lui si scatena la lotta per la successione alla guida dell'impero. Il solito alter ego di Brizzi stavolta fa il giornalista sportivo donnaiolo che scarica la donna sbagliata e si ritrova sbattuto nell'AOI a seguire il campionato della serie Africa. E l'amico Brizzi che ha letto Caccia Dominioni, e questo è già un bel punto a suo vantaggio, ha spulciato l'archivio del Carlino, com'è vero Iddio, ha masticato cronache locali e nazionali digerendosi il calcio anni sessanta, si inventa un'epica storia di pedatori miserabili e gloriosi, di razzismo all'italiana, di mazzette, di politica da corridoio e di colpi di stato e guerriglie con insurrezioni sarde, con Pavolini presidente (Pavolini!!) e Sandro Pertini alla testa della rivolta indipendentista in Africa Orientale. Calcisticamente perfetto. Narrativamente luminoso. Finalmente Brizzi ha scritto un libro all'altezza di Brizzi.

baci, Carlo.

Capsicum

Capsicum | Mar 10, 2009 Report abuse

aggiungo che per una, come me, che vive da 30 anni con un appassionato della storia del calcio italiano e del bologna calcio, la mole di citazioni calcistiche è impressionante.

Capsicum | Mar 10, 2009 Report abuse

Incredibile! Su Vanity Fair del 4 novembre 2009 è uscito un articolo intitolato "Io sono ucronico"! Dunque l'ucronia arriva anche sui giornali femminili. Parrebbe che siamo quasi allo "sdoganamento" del genere.
E sapete di chi parla l'articolo?
Nientemeno che di lui: Enrico Brizzi.
Sinceramente pensavo che l'esperienza di cui sopra sarebbe stata un episodio unico nella sua produzione letteraria e invece no: eccolo di nuovo a scrivere ucronico. Questa volta ci offre il prequel de "L'inattesa piega degli eventi" dal titolo "La nostra guerra".

Carlo Menzinger | Dec 16, 2009 Report abuse

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