GdL / La musica del caso
-
Grazie a Laidis per l’ospitalità e l’invito ad iniziare questa discussione.
Affrontare la lettura de “La musica del caso” può rappresentare una singolare avventura o almeno, dato che lo è stata per me la prima volta, mi sono proposta di leggerlo di nuovo.
Altri amici di aNobii (per ora siamo in tre) inizieranno con me a leggerlo dal prossimo giovedì 2 luglio. Se desiderate aggregarvi siete i benvenuti.
Preghiamo le persone che lo hanno già letto di aspettare la fine della lettura per inserire i loro pareri: grazie! :) - patriziabrr | Jun 30, 2009 Report abuse
-
Calendario:
Inizio lettura il 2 luglio.Il libro è composto di 207 pagine e 9 capitoli.Direi di leggere 3 capitoli a settimana.
In questo modo ci dovremmo sentire
il 9 luglio per i commenti ai primi 3 capitoli;
il 16 luglio per i secondi 3;
e il 23 luglio per i commenti finali, ai quali potranno aggregarsi anche gli altri anobiani che desiderino farlo.
Avete altre proposte? - patriziabrr | Jun 30, 2009 Report abuse
-
Innanzitutto, saluto tutti gli Austeriani, visto che sono nuovo del gruppo.
@Patriziabrrr: io ci sono per il gdl.
- Aragorn | Jun 30, 2009 Report abuse
- Hanta | Jul 1, 2009 Report abuse
-
Non rileggerò il libro, ma seguirò sicuramente con molta gioia i vostri commenti.
Buon Gdl.
@Aragorn- Benvenuto nel gruppo. - Greta | Jul 1, 2009 Report abuse
- patriziabrr | Jul 2, 2009 Report abuse
-
sì sì ci sono anch'io :)
un saluto a tutti e grazie per l'ospitalità - angie_girl | Jul 2, 2009 Report abuse
- Aragorn | Jul 2, 2009 Report abuse
-
:))) comunicazione di servizio :)))
Domani sarà la data proposta per la stesura dei commenti ai primi tre capitoli. Poiché il gruppo non sembra essere affollato e non credo rischieremo di riempire la discussione con 300 interventi, se siete d'accordo propongo di scrivere qui le nostre osservazioni. Fatemi sapere o, in caso contrario, volete aprirne una nuova voi? - patriziabrr | Jul 8, 2009 Report abuse
-
Per me ok qui.....sono a buon punto con la lettura e penso di farcela
- Hanta | Jul 9, 2009 Report abuse
- Aragorn | Jul 9, 2009 Report abuse
-
Per onore ed onere di ospitalità vi lascio la parola. Oggi sarò impegnata e non so se potrò entrare in anobii fino al tardo pomeriggio. Ciao a tutti!
- patriziabrr | Jul 9, 2009 Report abuse
-
allora comincio io perché non credo che avrò altri momenti liberi... sarò spietata, ma per il momento non mi convince :/
ok siamo ancora all'inizio però l'impressione è la stessa di quando guardo un film che è la classica americanata pensata per il grande schermo. Ne ho guardati mille di questi film e non ne ricordo mezzo. Non sto dicendo che è brutto, assolutamente no, però come dire "mi darà qualcosa?"
l'unico altro libro che ho letto di Paul Auster è Mr Vertigo, se devo fare un paragone questo libro mi ricorda la parte finale di Mr Vertigo, quando lui entra nella malavita che è poi la parte che ho amato meno.
I personaggi non mi stanno molto simpatici Pozzi è un presuntuoso e Nashe non ha un valore nella vita.
Ho un'estrema fiducia che cambi qualcosa nel corso del libro e si attivi la scintilla che per ora non è scattata :(
scusate l'onestà (in un gruppo su Paul Auster poi mi rendo conto che non sia molto bello :D però in fondo il bello di un gruppo di lettura penso che sia l'esplicitare un parere man mano che il libro si manifesta e quindi anche poter finire con un commento esattamente contrario a quello iniziale) - angie_girl | Jul 9, 2009 Report abuse
-
Devo dire che a me, invece, questo libro sta piacendo molto. E' il primo di Auster che leggo, non posso fare paragoni, ma è stata una gradita sorpresa.
Innanzitutto, vorrei dire che la scrittura di Auster è capace di generare una forte aspettativa nel lettore. Semina indizi che il lettore afferra per rivelatori di un qualcosa che è lo stesso Auster a svelare poco più avanti nel racconto. Questo fa perdere, a chi legge, ogni punto di riferimento e lo costringe a mettersi completamente nelle mani dello scrittore. E mi piace da matti.
Il Caso è il protagonista del romanzo e lo si avverte praticamente da subito. Nashe per "Caso" è entrato nel corpo dei pompieri, ama il suo lavoro (forse perchè il pompiere è un antagonista del Caso e questo lo affascina?)ma, quando per "Caso" entra in possesso dell'eredità, non esita a lasciare tutto e a mettersi a viaggiare, a "Caso".
Nell'auto si sente quasi, secondo me, come la biglia che gira nella roulette. Gira a "Caso", ed è consapevole che con un'auto sulla strada il "Caso" è dietro ogni angolo, sottoforma di incidente o di imprevisto e, paradossalmente, questo gli porta ad avere coscienza di sè, della sua vita. Il caso è sovvertitore di ogni valore umano, ma se la nostra vita è "sballottata" dal Caso, la percezione di questi scossoni è una cosa, forse l'unica, che può farci sentire vivi. Ritengo, questo, un grande insegnamento, un pò nichilista forse, ma proprio per questo affascinante. Non a "Caso"...anzi, proprio per "Caso" Nashe incontra sulla strada Jack Pozzi. Vorrei spendere due parole sul rapporto che lega i due ma aspetto di andare avaanti nella lettura prima di farlo.
Non vedo l'ora di andare avanti, i nostri due (anti)eroi sono arrivati nella villa dei due ricconi, diventati miliardari per aver vinto alla lotteria, cioè per "Caso"...Alla prossima, se è il "Caso"...:)))
- Aragorn | Jul 9, 2009 Report abuse
-
@Aragorn: molto interessante questa riflessione sul ruolo del Caso :)
probabilmente hai ragione tu ma io continuo a pensare dentro di me che non sia stato il caso a farli incontrare... forse ho visto troppi film con colpo di scena finale :P
ultima cosa, tu dici "Non vedo l'ora di andare avanti" mentre a me manca proprio questo stimolo :( - angie_girl | Jul 9, 2009 Report abuse
-
@angie-girl: non credo che io abbia ragione, sono solo le mie personalissime impressioni e considerazioni. Ogni lettore recepisce in modo diverso il libro, e proprio questo è il bello dei GDL, permette di considerare diversi punti di vista, diversi dal proprio.
A me è piaciuto il tuo post proprio perchè così diverso dal mio, leggere le tue considerazioni così "disincantate" mi aiuterà a non sfociare nell'idolatria:D - Aragorn | Jul 9, 2009 Report abuse
-
Paul Auster mi piace perché, anche quando sembra scrivere per passatempo (l'accenno alle americanate di angie, per intenderci), scivola via dalle sue pagine quell’essenza dolce-amara, quello sguardo disperato e rassegnato, ironico e partecipe, quell’insieme di contrasti che lo caratterizza. Alla fine del primo capitolo del libro il lettore sa già tutto quanto gli serve sapere e, in questo caso, corre con Nash. Ci si lascia coinvolgere da questa corsa, necessariamente controllata seppure senza direzione. Dalla guida dell’auto, diventa via via il tentativo di controllare la propria vita, la mente, il destino. Ed è qui che si incontra la Nemesi nei panni del giovane Jack.
Lo stile severo quasi scarno non offre secondo me grandiosi spunti di riflessione ma emozioni ed immagini che vanno dritte al cuore o, come nel mio caso, sotto la pelle.
Sono d'accordo con Aragorn quando dice che i gruppi di lettura sono a favore della discussione anche dialettica:fossimo tutti d'accordo il gruppo sarebbe di glorificazione!
Scusate la fretta, ciao! - patriziabrr | Jul 9, 2009 Report abuse
-
Con 48 h di ritardo ho finito il 3° capitolo.
Mi piace la forma.
Per quanto rigurda la sostanza mi permetto di dissentire da Aragon.
Tutte le storie, reali e non, sono pregne dell'attività occulta del Caso....e anche quella dei personaggi del libro.
Quello che mi pare il motore della scena sono invece i soldi.
Nashe rivoluziona la propria vita con l'avvento della eredità paterna.
L'ultimo "contatto" che il padre di Nashe ha con i propri figli è legato ad un lascito testamentario.
Così come i soldi sono l'unico contatto fra Pozzi e il proprio padre: Pozzi crede di aver visto il padre solo grazie alla banconota di 100 euro che questi gli ha donato. - Hanta | Jul 11, 2009 Report abuse
-
Abbiamo quindi tre elementi da tenere d'occhio: il caso, la corsa e i soldi. Ci risentiamo dal 16 in poi per il commento alla seconda parte, capitoli 3 e 4.
Buona lettura a tutti! - patriziabrr | Jul 14, 2009 Report abuse
-
io non sono ancora arrivata al punto concordato... mi mancano una decina di pagine, posterò domani (spero!)
- angie_girl | Jul 16, 2009 Report abuse
- patriziabrr | Jul 16, 2009 Report abuse
- Hanta | Jul 16, 2009 Report abuse
-
Eccoci a domani, ed ecco il mio contributo alla discussione:
anche il quarto capitolo è a suo modo una introduzione alla nostra seconda parte. Entrano in scena altri personaggi e una nuova sceneggiatura. Il senso di vago disagio che accompagnava il racconto del viaggio di Nash e di Jack diventa inquietudine. E’ ormai chiaro che la villa lussuosa dove i due contavano di diventare ricchi è in realtà una trappola. Lo stile di Auster rimane disinvolto, senza cedere a scorciatoie di effetto. Ogni cosa viene narrata come la lettura progressiva di una condanna. Chi non ha avuto nella vita un periodo in cui si sia sentito perseguitato da una serie di eventi, dall’ingiustizia di un persecutore, o semplicemente dal Caso. La rabbia dell’impotenza e la consapevolezza di non poter risolvere la situazione se non con una corsa, o con il ricorso ad una aggressività non consentita? Per Nash tutto questo sembra sopportabile solo in quanto ha un legame d’affetto per il fragile, giovane Jack.
- patriziabrr | Jul 17, 2009 Report abuse
-
Nash, più che rassegnato, è preparato alla disfatta quasi la favorisce puntando l'auto ancora prima che Jack abbia finito le fishes.
Il suo unico momento di rabbia si manifesta quando egli stesso spezza le statuine dei due vincitori dal plastico.
La cadenza ossessivo poi con cui viene raccontato il rapido disvelamento delle carte da gioco è veramente notevole - Hanta | Jul 17, 2009 Report abuse
-
questa seconda parte del libro mi è piaciuta più della precedente. L'atmosfera si fa più cupa e incerta e anche se in fondo la "punizione" di Flower e Stone non è poi così terribile, la sensazione è sempre che qualcosa di terribile debba accadere (come spiega bene patrizia è come una condanna che viene rivelata poco a poco).
Se Pozzi si delinea abbastanza bene come personaggio (sicuro di sé ed impulsivo), Nashe pur essendo il protagonista non sono riuscita a inquadrarlo bene. Cerca di evitare che il suo compagno crei qualche problema e lui per primo compie una terribile imprudenza (rubare le statuine), sembra accettare tutto quello che gli capita come una grazia per poi rimproverare Pozzi per il fatto di credere in un armonia/Dio/caso-
Insomma questo soggetto è piuttosto complesso, staremo a vedere come evolverà.
Dimenticavo, l'idea di hanta che siano i soldi a muovere tutto mi sembra molto credibile, anche in questa seconda parte, il fatto che loro si siano messi a costruire il muro è legato al loro debito monetario
p.s. questa storia del muro è piuttosto inquietante, mi ha ricordato il film The Cube, non so se l'avete visto, in cui questo cubo enorme era stato costruito da tante persone che non avevano idea di quello che stavano costruendo, ognuno faceva il proprio pezzetto senza chiedersi altro, senza sapere che stava facendo una trappola mortale... oddio spero che il nostro muro abbia tutt'altro scopo! - angie_girl | Jul 17, 2009 Report abuse
-
http://www.youtube.com/watch?v=01hUyIrubWE
non lo conoscevo!
- patriziabrr | Jul 17, 2009 Report abuse
- angie_girl | Jul 18, 2009 Report abuse
-
Ciao a tutti, purtroppo quando avete cominciato il GdL avevo già iniziato il libro e l’ho finito da poco. E’ il primo che leggo di Paul Auster (una mia amica mi ha consigliato di leggere la “Trilogia di New York”).
Sto seguendo attentamente i vostri commenti e cercherò di intervenire il 23 luglio.
Vi ringrazio, perché (non più preso dalla “trama”) ho modo di riflettere più in profondità su quanto appena letto (anche se nel frattempo ho iniziato un altro libro uscito di recente “Racconto d’inverno” di Leonardo Bonetti). Trovo molto interessanti e acuti i commenti e vi faccio i miei complimenti. A presto - Calli | Jul 19, 2009 Report abuse
- angie_girl | Jul 19, 2009 Report abuse
-
Commentare i capitoli 4-5-6 mi risulta un pò difficile, sembrano quasi essere 3 romanzi differenti.
Mi ha colpito tantissimo la descrizione, non tanto di Stone e Flower, ma della loro casa e delle loro manie.
"La città del mondo" di Stone è, a mio avviso, la proiezione di una sua paranoia, in cui il caso (sempre lui)non esiste.Proprio per questo colpisce negativamente Nashe...non so, mi sembra quasi che sia una predizione di ciò che avverrà nella partita di poker, in cui il caso, per antonomasia, dovrebbe essere se non il, almeno uno tra i principali protagonisti.
Finita la partita ho avuto la sensazione di essere proiettato in un romanzo di Kafka. I protagonisti costretti a costruire un muro, la villa inaccessibile, il sorvegliante che prende ordini da un padrone invisibile, la solo apparente libertà di cui godono Nashe e Pozzi, è' tutto così vero e allo stesso tempo surreale. Il Caso sembra non entrare nel prato in sui sono rinchiusi i protagonisti ma Auster ce lo ficca comunque. E' Pozzi ad impersonarlo, con le sue reazioni improvvise e incontrollabili.
Più vado avanti più mi convinco che questo romanzo mi piace.P.S. Scusate il ritardo.
- Aragorn | Jul 20, 2009 Report abuse
-
Propongo di spostare a venerdì 24 la discussione della parte finale del libro. La discussione rimarrà comunque aperta per permettere i commenti anche dei lettori che ci raggiungeranno via via.
Saluti :) - patriziabrr | Jul 20, 2009 Report abuse
- angie_girl | Jul 20, 2009 Report abuse
-
Accolgo con favore lo spostamento a venerdì 24 per i commenti.
Ho iniziato infatti a buttare giù qualche appunto, ma mi sono reso conto che più si va in profondità nell'analisi di questo libro e più si aprono nuovi spunti e aspetti da esplorare. Auster è veramente un autore profondo e complesso.
Stavo pensando inoltre che sarebbe interessante acquistare il libro in versione originale. Certo il mio inglese (due anni di corso durante l'università al Wall Strett Institut) è un po' arruginito (me la cavo più con il francese sebbene scolastico), ma vedo di "riesumare" i miei strumenti (le varie dispense del corso) per tentare l'impresa.
Quello che leggiamo noi nel testo in italiano, infatti, è in realtà un ulteriore passaggio -meno immediato- nei confronti del libro e dell'autore.
Il primo stadio è il pensiero dello scrittore, le sue idee, i suoi sentimenti.
Poi viene la scrittura formale da parte dell'autore, l'esposizione del testo e la sua rielaborazione: viene creata l'opera letteraria.
Infine (e per fortuna!) arriva quel che leggiamo noi nella nostra lingua: la traduzione, ove è ovvia l'intermediazione del traduttore (più o meno bravo).
Leggere un testo in originale è certo irto di difficoltà, soprattutto linguistiche, ma se ci si riesce ci si mette in un contatto diretto, per così dire, con l'autore (o meglio con quello che lui è riuscito a rendere nel suo scritto).
Ci risentiamo per il 24.
Ciao a tutti ;-). - Calli | Jul 22, 2009 Report abuse
-
Siamo arrivati al giorno giusto?
Allora devo ammettere che il libro non mi ha entusiasmato, aspetto con ansia i vostri commenti per poter capire cosa ci avete visto voi (do per scontato che vi sia piaciuto, magari sbaglio). C’è stato un momento in cui si stava risollevando perché stava puntando verso l’horror (il corpo di Pozzi ritrovato nel prato il giorno dopo è stato molto inquietante, la lettera di Tiffany che non arriva… ). Però non si arriva mai a una soluzione, il finale mi ha deluso parecchio. Ci rimane da pensare che tutti i suoi sospetti fossero fondati? Eppure non riesco a credere che sia esattamente così, in fondo Calvin con lui si dimostra amichevole.
La struttura mi ha ricordato quella di un incubo. All’inizio nemmeno si sospetta di essere in un brutto sogno, avvengono una serie di cose dai contorni imprecisati e di cui si ha solo un vago ricordo (i viaggi di Nashe e tutta la sua storia passata ci vengono raccontati come qualcosa di indeterminato secondo me). Poi avviene un fatto, una svolta (l’incontro con Pozzi?) da lì il sogno diventa più concreto e ci ricordiamo anche i dettagli. Si arriva poi a conoscere chi o cosa sarà la fonte del nostro male (Flower e Stone, la villa) col sentore che ci sia qualcosa che non torna ma ancora non bene identificato. Poi gli eventi si susseguono creandoci tutta una serie di paure ma non c’è mai un evento fondamentale che giustifichi tutta la paura che stiamo provando (insomma quando li raccontiamo sembrano molto meno paurosi di quando li stavamo vivendo). Forse qui c’è la morte (sarà davvero morto?) di Pozzi, ma in fondo non c’è nessun elemento che ci possa dire che Calvin non l’abbia portato all’ospedale da cui poi uscirà (se ci atteniamo alla sua versione), nemmeno il fatto che la lettera non sia mai arrivata può costituire una prova certa.
La conclusione come tutti gli incubi che si rispettano non arriva in modo sensato, ovvero arriva quando meno te lo aspetti, quando non hai la più pallida idea di cosa sarebbe successo se il sogno non fosse finito bruscamente.
E infatti a me l’amaro in bocca l’ha lasciato. Cosa è successo a Pozzi? E il muro a cosa serviva? E Flower e Stone dove se ne erano andati? E Murks e Floyd sono veramente cattivi?
Poi mi ha irritato che Nashe se la sia presa col bambino, evidentemente ingenuo, che tra l’altro lo adorava. Credo che questo protagonista non mi sia piaciuto dall’inizio alla fine, è sempre stato contradditorio (vedi anche con la prostituta) e privo di valori.
Attendo i vostri commenti, spero mi facciate cambiare visuale! - angie_girl | Jul 24, 2009 Report abuse
-
dimenticavo... per certi versi mi ha ricordato un film (che purtroppo non ho mai finito di vedere) di David Lynch: Mulholland Drive. Anche lì pur non succedendo nulla di così spaventoso (almeno il pezzo che ho visto) continuavo a temere che stesse per succedere qualcosa di"grosso"
- angie_girl | Jul 24, 2009 Report abuse
-
Siamo arrivati alla fine! Ecco il mio commento.
Anche la terza parte del libro inizia con un fatto, un episodio che muta la direzione del racconto e definisce ancor meglio il personaggio di Nash. Insieme a lui corriamo verso l’apoteosi di un uomo perduto. Il protagonista ha infatti progressivamente perduto tutto, sia i suoi beni materiali che il barlume di affetto che ancora lo legava alla vita. Un supremo atto da giustiziere gli permette di chiudere un conto aperto proprio grazie alla sua auto, alla famosa SAAB900 sulla quale aveva tempo prima iniziato il suo viaggio verso il nulla. Sarebbe più corretto dire la sua corsa, in quanto per me è sempre stato questo il motivo della musica del caso, un crescendo che qualcuno ha ritenuto un po’ scontato, ma che a me sembra estremamente coerente con l’intera storia.
Ci sarebbero poi dei simboli da analizzare, come il muro, il recinto, i due persecutori mentali e i due persecutori fisici,ma onestamente posso solo dire che il racconto mi piace. Mi piacciono la pulizia della prosa e la definizione delle immagini e dei sentimenti. Non credo sia il migliore dei libri di Auster, ma per me è stato una vera scoperta.
E' bello vedere che un libro può essere vissuto in tanti modi diversi e, a volte, diventa significativo perché ci ha permesso di confrontare le nostre idee con quelle degli altri. Vorrei ringraziare tutti, alcuni anticipatamente, per l'opportunità di tale confronto. :))) - patriziabrr | Jul 24, 2009 Report abuse
-
Le due stelline andavano strette le tre...forse sono troppo.
Innanzitutto ribadisco che la prosa mi piace molto, le ultime righe, così come il disvelarsi della partita "fatale" sono incalzanti.
Il finale è un pò spiazzante.
Per quanto riguarda il resto più in generale ribadisco quello che pensavo dall'inizio: più che il caso quello che unisce la storia sono i soldi.
Addirittura alla fine il protagonista "compra" il suicidio-omicidio rifiutando i soldi vinti a biliardo.
Ringraziando Pat che mi ha fatto conoscere questo autore propongo una nuova lettura collettiva di unl libro Auster.
Lascio a Voi la scelta del titolo - Hanta | Jul 25, 2009 Report abuse
-
Devo dire che a me questo libro è piaciuto davvero parecchio.
Concordo con Hanta, il finale è un pò, anzi, parecchio spiazzante. La fine è tale solo a metà e lascia parecchi quesiti irrisolti. Non riesco a trarre delle conclusioni, è un libro difficile da inquadrare, lascia molte perplessità e molte domande irrisolte. Posso solo dire che io una fine del genere l'avevo presagita, una fine diversa, più "finita", avrebbe banalizzato il tutto, secondo me.
Per Nashe era importante solo "evadere" da quel mondo, un mondo in cui gli erano saltati tutti i punti di riferimento, dove neanche più i soldi avevano un valore; non gli restava altro da fare che terminare il suo viaggio, a bordo della sua auto, naturalmente.
Anch'io ringrazio Patrizia per avermi fatto conoscere questo autore, è stata una piacevole scoperta. - Aragorn | Jul 25, 2009 Report abuse
-
Mi scuso con tutti ma non mi sono dimenticato dei "miei doveri". Ho avuto purtroppo dei contrattempi. A breve inserirò anche il mio commento. Intanto mi complimento per gli interessanti interventi in merito.
- Calli | Jul 27, 2009 Report abuse
-
@Calli, grazie a te per la correttezza. Aspettiamo. Ciao :))
- patriziabrr | Jul 27, 2009 Report abuse
-
Ragazzi complimenti, commenti fighissimi :)
abbraccio il parere di Hanta in toto - angie_girl | Jul 27, 2009 Report abuse
-
Ho letto tutto quello che è stato tradotto in italiano di Paul Auster, lo adoro. Certo ci sono romanzi che mi sono piaciuti di più e altri meno, ma nessuno mi ha deluso. Non fa eccezione La musica del caso. Se non sbaglio è l'unico romanzo scritto in terza persona, e per chi conosce Auster deve essere stata un'esperienza strana, per me lo è stata, solo alla fine si capisce il motivo di questa differenza. Probabilmente è il suo libro più pessimista, non è il protagonista che parla, o un amico del protagonista (come in leviatano per esempio) e questo dà la misura di quanto non ci sia scampo: quando si finisce nel grande prato dietro la villa dei due "magnati" non se ne esce vivi. Un libro sul destino feroce, sulle scelte di attimi che possono condizionare la vita, scelte che possono farci entrare in un vicolo da cui non è impossibile uscire...
- Fabio Sibio | Jul 30, 2009 Report abuse
- patriziabrr | Jul 30, 2009 Report abuse
-
Cari amici, non so come scusarmi per il ritardo con il quale aggiungo le mie opinioni sul bellissimo libro di Paul Auster “La musica del caso” (un vero e proprio "stereogramma").
Ho analizzato l'architettura generale dell'opera di cui cerco di dare un abbozzo in modo da avre una o più chiavi d’interpretazione. Il libro ha dietro di sé un quadro, un disegno, un impianto costruito dall’autore come la tela di un ragno (Cerami), compito di un lettore attento è svelarlo nelle sue maglie sottili e nei suoi intrecci per gustare a fondo l’abilità e perizia dell’autore nel dosare tutti gli elementi (personaggi, luoghi, vicende) come per capire l’opera più in profondità, il suo messaggio. Tutto questo c’è sia nell’opera letteraria come in quella cinematografica, teatrale, radiofonica.
L’incipit del libro di Paul Auster sembra quello di porre la fine all’inizio, ma realtà Auster non anticipa la fine: delinea tutti gli elementi in base ai quali inevitabilmente scaturirà l’epilogo della vicenda (p. 1 e segg. del I cap.). Si delinea un quadro d’insieme di ineluttabilità, tracciato fin dall’inizio: anche se le vicende di Jim Nashe che l’autore ci porta a seguire ci fanno dimenticare, fino all’epilogo dell’ultimo capitolo (p. 3).
Il nostro autore, Paul Auster, quale voce che parla sceglie (anziché la prima) la 3a persona, introducendo in tal modo un io impersonale, neutro, che riferisce vicende accadute ad altri. Ritengo molto interessante riportare quanto osservato in merito (pp. 38-40) da Vincenzo Cerami, “Consigli a un giovane scrittore” Torino, Einaudi, 1996 cui rinvio.
“Dietro una bella storia c’è sempre un sapientissimo lavoro di costruzione e per un narratore conoscere bene i «ferri del mestiere» è condizione non sufficiente ma senz’altro necessaria” (p. 66: idem Cerami)
Sotto tale profilo sarebbero da analizzare i temi musicali (ci vorrebbe un esperto di musica classica per esaminare le opere musicali: le “Barricate misteriose” di Couperin (che tornano due volte: p. 12 e p. 174), “Jitterburg Walte” di Fats Waller, “Jerusalem” sulle parole di William Blake, “Il quaderno di Anna Magdalena Bach”, “Il clavicembalo ben temperato”, "Le nozze di Figaro", la Quinta Sinfonia di Beethoven del campanello della villa di Flower e Stone; e gli autori citati: Bach, Couperin, Mozart, Beethoven, Schubert, Bartòk, Satie e Verdi) e le letture menzionate dall’autore (“Il nostro comune amico” di Charles Dickens, le “Confessioni” di Rousseau con l’aneddoto dei sassi contro gli alberi, le opere di Shakespeare). Significativa comunque la citazione tratta da “L’urlo e il furore” di William Faulkner, dopo ché “per varie settimane” non aveva letto “quasi nulla”: “finché un giorno, in preda al disgusto, rischia tutto quello che ha voltando una sola carta”.
Similitudini:
LE FIGURE PATERNE: il padre di Jim Nashe, il padre di Jack Pozzi, Nashe che in pratica "lascia" la figlia alla sorella.
Tutti e tre abbandonano i propri figli all'età di 2 anni. Lo stesso Paul Auster ha un rapporto problematico con il proprio padre, che traspare, dal suo primo romanzo -autobiografico- del 1979, L’invenzione della solitudine, dovuto dalla morte del padre e incentrato sul rapporto problematico con il genitore, che era sempre vissuto con lui.
A causa dell’abbandono di Thérèse, Nashe non “poteva prendersi cura di una bambina di due anni” (p. 4), per cui era stato costretto a portare la figlia Juliette dalla sorella Fiona in Minnesota. A causa di ciò Nashe "perderà" l'affetto della figlia.Non dà retta alla sorella Donna: "non essere avventato, aspetta un po', non tagliare i ponti dietro a te" (p. 7).
L’elemento viene subito ripreso con il parallelo con il padre di Nashe che l’aveva lasciato (come in sostanza fa Nashe con la figlia perché non sa “prendersi cura” di lei) nella medesima età.
La figura materna invece è molto più sfumata e negativa (nel caso della moglie Thérèse che aveva abbandonato la figlia a 2 anni), tranne le lodi per la sorella Donna.
SIMBOLOGIE:
IL MURO - LA PRIGIONE - IL GIOCO - LE BARRICATE MISTERIOSE DI COUPERIN
LA PRIGIONE del modellino, del “mondo in miniatura” di Stone con la sua aura orribile può ricollegarsi al MURO da costruire ogni giorno un po’ più alto.
La prigione è anche la vita di continuo viaggiare che Nashe ha scelto dopo l'eredità. "Stava giungendo gradualmete a rendersi conto che era prigioniero" (p.20).
"Non sapevo che fossimo in prigione -disse Nashe- Pensavo che fossimo stati assunti per fare un lavoro. - E' così -disse Murks- Ma loro non vogliono che ve ne scappiate senza pagare" (p. 116).
Il muro -da costruire sulle spoglie del castello del quindicesimo secolo dell’Irlanda occidentale- è importante per Flower e Stone: “non c’è niente di più misterioso o di più bello di un muro. Già me lo vedo: laggiù nel prato, che si erge come un’immane barriera contro il tempo. Sarà un monumento a se stesso, signori, una sinfonia di pietre risorte, e ogni giorno canterà il lamento funebre per il passato che ci portiamo dentro.” (p. 84)
Così anche per Nashe. “Quando iniziò la quarta fila, il muro cominciò a cambiare ai suoi occhi. Adesso era più alto di un uomo, più alto anche di un uomo alto come lui, e il fatto che non potesse più guardare oltre, che gli bloccasse la vista dall’altra parte, gli dava l’impressione che fosse accaduto qualcosa di importante. D’un tratto, le pietre si erano trasformate in un muro, e nonostante la fatica che gli era costato non poteva fare a meno di ammirarlo […] Non si era mai considerato un uomo destinato a grandi cose. Per tutta la vita aveva dato per scontato di essere uno come gli altri. Adesso, a poco a poco, cominciava a sospettare di essersi sbagliato” (pp. 193-194). E’ il muro “la vera storia” (p. 206) della vita di Nashe?
IL GIOCO Un riferimento al “muro” è anche con il gioco
Afferma infatti Pozzi (ma Pozzi può vincere nel gioco? “).
“La cosa fondamentale era restare imperscrutabili, costruire un muro attorno a sé e non lasciare entrare nessuno” (p. 63).
Così nella nostra vita. Ci vengono addebitati costi che pensavamo di non avere (così a Nashe e Pozzi quando invece sembrava che avessero terminato il loro contratto); i nostri compagni e amici spariscono (come Pozzi per Nashe), ma dobbiamo continuare (a costruire il muro), anche quando potremmo sottrarci a questa prigione (come la prigione del “mondo di Stone”).
Il gioco è visto in modo negativo. Oltre a Jack Pozzi, detto Jackpot “colpo grosso”, anche Nashe indulge nel gioco.Prima nel casinò (p. 15) e poi nel gioco delle corse (pp. 20-21). Non è vero quanto afferma Jack Pozzi che nel gioco non ci sia “niente che non si può controllare”, che si può fare ciò “che si vuole”, essere “padrone” di sé stesso (p. 33).
Auster, prima per bocca di Nashe: “Niente lavoro? Nessun sostegno se le cose si mettono male?” (p. 33), e poi per bocca di Calvin Murks esprime il suo parere negativo in merito. Perché Pozzi -come Nashe- deva alla fine fare un lavoro come un “prigioniero”? “Perché tu giochi a carte e io no” (p. 138).
Nashe ha un sogno premonitore che contiene gli elementi della futura situazione nella quale si troverà sia lui che Pozzi (con i relativi esiti negativi): “A un certo punto della notte sognò una foresta dove il vento passava fra gli alberi producendo un suono di carte rimescolate” (p. 54).
LE BARRICATE MISTEROSE DI COUPERIN
"Le Barricate misteriose. Gli era impossibile suonare quest'ultimo pezzo senza pensare al muro" (p. 174).
LA NUMEROLOGIA
Nashe muore nel giorno in cui è nato: “il giorno del suo compleanno, che cadeva il tredici dicembre” (p. 195). E’ lo stesso giorno in cui assolve il debito contratto con Flower e Stone. Si accorge “nella terza 11settimana di novembre” (p. 195) che “avrebbe riscattato la sua libertà il giorno in cui compiva trentaquattro anni” “alle [ore] tre” del pomeriggio” (p. 196).
E l’opera comincia “Per un anno intero non fece altro che guidare: il terzo giorno del tredicesimo mese” (p. 3).
Inoltre all’Hotel Plaza Nashe “senza dir nulla a Pozzi […] depositò tredicimila dollari nella cassaforte dell’albergo.” (pp. 40-41).
Il pianoforte verticale Baldwin, di cui Nashe deve disfarsi gliel'aveva "comprato sua madre per il tredicesimo compleanno, e di questo le era sempre stato riconoscente sapendo la fatica che aveva fatto per trovare il denaro." (p. 12).
Sarebbe da esaminare -nel testo originale- se la distribuzione di capitoli obbedisca ad un disegno preciso o sia “casuale”.
I CORVI
Gli “unici uccelli rimasti nel bosco” insieme a “passeri, cardinali rossi, cinciallegre, ghiandaie” sono “i corvi.
Soprattutto loro, pensava Nashe. Ogni tanto, piombavano a capofitto sul prato, emettendo le loro strane grida strozzate, e lui interrompeva quello che stava facendo per vederli passare sopra la sua testa. Amava la repentinità del loro arrivo e della loro partenza, il modo in cui apparivano e sparivano, come se non ci fosse alcun motivo.” (p. 194).
Mentre guida la SAUB 900 per ritornare nella tenuta di Flower e Stone, dopo essere andato a bere da Ollie’s, con Murks e Floyd seduti, insieme alla “neve” che “turbinava sul parabrezza davanti a lui” Nashe vede “nella sua mente” i corvi in picchiata sul prato che con le loro grida misteriose mandavano richiami mentre li osservava passare sopra di sé” (p. 206).
Altri due elementi simbolici sono:
. la Villa di Flower e Stone (p. 64); la stanza, dove Flower e Stone accolgono Nashe e Pozzi (come un "set cinematografico", p. 67); lo spazio aperto dove c'è "la Città del Mondo" di Stone e le cinque stanze (2 per la biblioteca!) in una della quale c'è la "Raccolta di oggetti" di Flower; la cena (il "banchetto infantile");
e naturalmente:
- “LA CITTÀ DEL MONDO” di Willie Stone: “una visione artistica dell’umanità”, “autobiografia” e “utopia” “un luogo dove s’incontrano il passato e il futuro, dove alla fine il bene trionfa sul male” (p. 78). E all’interno i suoi elementi: “IL TRIBUNALE, LA BIBLIOTECA, LA BANCA, LA PRIGIONE. Willie li chiama i Quattro Regni della Solidarietà, e ciascuno ha un ruolo vitale nel mantenere l’armonia della città.” (ibidem).
- "IL MUSEO DEL MONDO" o “COLLEZIONE DI OGGETTI” di Flower cui Nashe ripensa continuamente, anche verso l’epilogo della storia: “i fazzoletti, gli occhiali, gli anelli, le montagne di assurdi reperti”. All'inizio gli era invece apparsa come "un monumento alla banalità", "tutto così casuale [!], così mal costruito, così totalmente insensato [!]" (p.81).
Ambedue gli elementi hanno uno sviluppo, un'evoluzione.
Da notare l'etimologia dei cognomi dei due ricconi: Flower -fiore- e Stone -pietra. Inoltre, "la cosa stra è che tutti e due hanno lo stesso nome di battesimo, William. " (p. 32).
Sono le due facce di una stessa medaglia? Due aspetti complementari? "il talento artistico" e "l'antiquario" (80). Anche se "Flower si fa chiamare Bill, e Stone Willie".
Le definizioni date all'inizio "Gianni e Pinotto", "Stanlio e Ollio", "la strana coppia", non convincono Nashe (p. 85), che però si fa ingannare dalla cena infantile. Avrebbe dovuto osservare con più attenzione la cameriera Louise e il suo comportamento. E' tutto serio, anche se artificiale: si sta consumando una tragedia e Nashe e Pozzi non se ne accorgono. I due ricconi si "erano preparati" prendendo lezioni da "Sid Zeno", mentre Nashe e Pozzi sono disperati e, inevitabilmente, perdenti.
Come accennato sia per "la Città del Mondo" di Stone sia per "il Museo del Mondo" o "Collezione di oggetti" di Flower, che sono da ritenersi intimamente collegate, ci sono degli sviluppi.
La prima reca "un'area deserta" (p. 79). Il lavoro cui dovrà dedicarsi Stone nei prossimi anni: "-La casa dove ci troviamo in questo modello -disse- La casa, e poi i torrenti, i prati, i boschi. Là sulla destra [...] sto pensando di mettere un plastico separato di questa stanza. Dovrei esserci anch'io, e questo significa che dovrei star lì a costruire un'altra Città del Mondo." (p. 70), "un modello del modello". Ma all'interno del modello e del modello del modello c'è anche "il muro", pur se Stone non vi fa cenno.
"-Ma se facesse un modello del modello - disse Nashe- allora teoricamente dovrebbe fare un modello ancora più piccolo di quel modello. Un modello del modello del modello. Si potrebbe andare avanti all'infinito" (p. 79: ricorda in tal senso il fantasmagorico Borges).
Ma anche per Flower e per il suo "Museo del Mondo" c'è un nuovo "grandioso" progetto.
"-Ho iniziato ad ampliare i miei interessi in nuove direzioni, -disse Flower. -Le cose che vedete qui potrebbero essere definite frammenti, memorie minime, granelli di polvere, che si sono infilati nelle crepe." (p. 82).
"Adesso ho iniziato un nuovo progetto che alla fine farà sembrare tutto ciò un gioco da bambini" (p. 82): è il progetto che i due amici hanno deciso insieme, il "muro o meglio 'un monumento in forma di muro'" (p. 84). Si tratta dei resti del castello dell'Irlanda occidentale del quindicesimo secolo, di proprietà di Lord Patrick Muldoon "distrutto da Oliver Cromwell. Una rovina storica di rilevanza primaria".
"Il nostro uomo di fiducia assumerà i muratori [!] e sorveglierà le operazioni giorno per giorno [!...] Calvin Murks (p. 84).
Flower -e Stone- stanno forse già parlando di loro? Il tutto è già preventivato?
A nulla servirà il rubare dal plastico, come forma di esorcismo, i due ometti raffiguranti i due ricconi.
Perché Nashe l'ha fatto? e quali saranno le conseguenze? Sembra nessuna. Ma siamo proprio sicuri. Non ci sarà una "vendetta" finale? Pozzi infatti lo redarguisce (pp. 133-136): "il danno è stato fatto".IL DENARO/I SOLDI
Il motore di tutto sembra Il denaro: @Hanta: ricerca nel viaggio Nashe (quasi 200.000 $), nel gioco - Pozzi (5.000 $ dati dal padre per il diploma), nel potere - vincita alla lotteria due amici ricconi
“Il denaro era la causa della sua libertà, ma ogni volta che lo usava per comprarsi un’altra porzione di quella libertà, si privava allo stesso tempo di una porzione uguale” (p. 19)
“Il denaro rappresentava qualcosa di così straordinario, di così monumentale nelle sue conseguenze, che travolse tutto il resto” (p. 5).
"Il denaro gli permetteva di viaggiare, ma era anche il motore della sconfitta: lo riconduceva inesorabilmente al luogo da dove era partito." (p. 19).
Con il denaro dà potere solo sulle cose (retta di cui Nashe era debitore per la madre gravemente ammalata; nuova macchina -la Saub 900 a due porte-; la vacanza; l’Hotel Plaza a New York) non per elementi fondamentali della vita (non gi restituisce l’amore: la moglie Thérèse non tornerà; la figlia Juliette si allontanerà da lui)
C’è un giudizio di disvalore sul denaro, l’uomo deve lavorare guadagnarsi il pane con “il sudore della fronte” (rif. all’episodio della Genesi del paradiso terrestre e del peccato originale: v. infra).IL CASO
In realtà il “motore” vero della storia è IL CASO:@Aragorn, connesso con IL RITARDO: L'avvocato arriva tardi -dopo sei mesi; l'eredità arriva tardi per trattenere l'amore di Thérèse; Nashe aspetta troppo e arriva tardi per conservare l'affetto della figlia Juliette, Nashe fa tardi la sua richiesta a Fiona di sposarlo, sempre Nashe fa tardi a tornare al gioco che ferve tra Pozzi e i due ricconi; i lavori per il maltempo ritardano.La CORSA, il VIAGGIO, la VELOCITA’
La corsa @patriziabrr E’ una sensazione che molti -io stesso- abbiamo provato nel guidare una macchina (specie la notte) sentirsi assolutamente di avere il controllo in quel fluido moto quasi automatico, magari al suono della nostra musica preferita.
Certo senza complicazioni: “strade note”, “aree aperte e disabitate”, “evitare il brutto tempo”.
"Ma anche nelle migliori condizioni, Nashe sapeva che nessuna strada era del tutto priva di rischi. C'erano costanti pericoli da cui guardarsi, e in qualunque momento poteva succedere qualunque cosa. Buche e sterzate, lo scoppio improvviso di una gomma, automobilisti ubriachi, la minima distrazione -ognuna di queste cose poteva ucciderti in un secondo". (p. 14). E' un altro indizio lasciato dall'autore e ricorda "Turista per caso" Anne Tyle </wiki/Anne_Tyler>r.
E’ un viaggio in senso proprio?
“Nashe non aveva nessun piano definito. Tutt'al più l’idea era lasciarsi andare alla deriva per un po’, viaggiare da un posto all’altro e vedere cosa succedeva. Pensava di stancarsi in un paio di mesi, e a quel punto si sarebbe seduto a riflettere sul da farsi. Ma i due mesi passarono e lui non era ancora pronto a smettere. A poco a poco, si era innamorato della sua nuova vita libera e irresponsabile, e un volta che questo accadde, non c'era più ragione di smettere" (p. 12-13)
“Era una prospettiva vertiginosa: immaginare tutta quella libertà, capire quanto poco importava la sua scelta, qualunque fosse. Poteva andare ovunque volesse, poteva fare qualunque cosa si sentisse di fare, e non c’era nemmeno una persona al mondo che ci avrebbe badato. Finché nn fosse tornato, avrebbe potuto essere invisibile” (p. 8).
"Si sentiva come un uomo che avesse infine trovato il coraggio di ficcarsi una pallottola in testa -ma in questo caso la pallottola non significava morte ma vita, era l'esplosione che provoca la nascita di nuovi mondi." (pp. 11-12).
Ma Nashe capisce subito che è anche l’inizio della sua fine, uno “strano piccolo virus […] si era infilato nel suo sistema [… causando] un crollo mentale” (p. 9).
“Dopo quella seconda notte, Nashe si rese conto che aveva perso il controllo di se stesso, che era caduto nella stretta di qualche forza sconcertante e invincibile. Era come un animale impazzito, che sbandava alla cieca da un chissà dove all’altro, ma nonostante prendesse mille volte la risoluzione di fermarsi, non riusciva a decidere di farlo. Ogni mattina andava a dormire dicendosi che ne aveva avuto abbastanza, che era ora di finirla, e ogni pomeriggio si svegliava con lo stesso desiderio, con lo stesso bisogno irresistibile di strisciare di nuovo in macchina. ” (p. 8).
“Lottava per riottenere la stabilità di prima, ma la sua mente continuava a ritornare alla strada, all’entusiasmo che aveva provato quelle due settimane, e poco alla volta cominciò ad abbandonare ogni resistenza. Non voleva lasciare il lavoro, ma così non aveva tempo per guidare e cos’altro doveva fare?” (p. 9).
La vita non ha più senso senza un viaggio continuo, senza pensieri
Nashe va dovunque ma sta sempre fermo. E’ indifferente il dove si vada.
"Sapeva che non era che un pretesto ["stabilire l'itinerario", "scegliere la destinazione", "programmare attentamente il percorso"], che i posti non avevano nessun significato in se stessi" (p. 14):
IL VIAGGIO si fa Metafora della vita
Nel viaggio non è importante dove si va come nella vita.
LA CORSA
“Rivoleva quella solitudine, quella corsa notturna attraverso il vuoto, quel rimbombo della strada sulla pelle” (p. 8).ALTRI ELEMENTI son la lettura e la musica
"Occasionalmente si gettava ad acquistar senza risparmio libri e cassette" (p. 19).
LA MUSICA
“suonare […] aveva sempre su di lui un effetto calmante, come se la musica lo aiutasse a vedere il mondo con maggiore chiarezza, a comprendere il suo posto nell’invisibile ordine delle cose” (p. 12)
"Questo aveva sempre su di lui un effetto calmante, come se la musica lo aiutasse a vedere il mondo con maggiore chiarezza, a comprendere il suo posto nell'invisibile ordine delle cose." (p. 12).
Così Nashe suona a Natale, durante la sua visita a Juliette, canta durante la "visita" di Tiffany alla roulotte ed è fondamentale anche in altri punti del romanzo.
E' talmente importante che quando la musica “cesserà” bruscamente (la radio spenta da la musica nell’ultimo capitolo) ci sarà il silenzio e la morte.
LA LETTURA
"Prendeva una stanza in un motel da qualche parte, cenava, e poi torva in camera a leggere per due o tre ore" (p. 14).
Incontra di nuovo per caso Fiona in una libreria per il suo amore per la lettura.
In una circostanza "stanco di guidare [...] prese una stanza [...] e passò nove giorni filati a leggere libri in una sedia a sdraio accanto alla piscina." (pp. 14-15).
All'Hotel Plaza dopoché Pozzi era andato a letto alle "dieci e mezza spense la televisione e si infilò a letto con un'edizione economica delle "Confessioni" di Rousseau, che aveva iniziato a Saratoga" (p. 53). C'è il brano del lancio dei sassi nella foresta e del sogno (dove c'è la foresta e il suono di carte rimescolate - p. 54).
E l’amore? E' più in sottofondo.
Oltre a Tiffany (Dolores) -l'ultima figura femminile-, dopo Thérèse, la divorziata in Florida, l’insegnante che voleva fargli conoscere Donna, la giovane cameriera di Reno, c'è Fiona Wells, giornalista: "a nessuna aveva fatto una promessa" (pp. 17-18). Nel paragone con Thérèse quest'ultima è vista in modo più positivo, mentre della prima viene evidenziata solo la bellezza e in modo abbastanza "crudo" (cfr. commenti del capitano dei pompieri, p. 10, e di Pozzi, pp. 60-61).
Le “imperfezioni” di Fiona lo portavano a credere che i loro incontri fossero qualcosa di più del semplice sesso, qualcosa di più del semplice accoppiamento di due corpi” (p. 18). Purtroppo "proprio quando tutto si stava mettendo in ordine [!]" (p. 64), Fiona preferisce l'ex fidanzato, ritornato nel frattempo: "E' solo che non posso contare su di te.", dice a Nashe piangendo.
C’è invece l’empatia (la pietas) con la sofferenza, con il nostro prossimo.
Si crea un rapporto, un legame tra Nashe e Pozzi fin dal primo incontro.
Peraltro l'immagine di Jack Pozzi ferito che Jim Nashe vede può ritenersi figura dell'immagine di morte del compagno, che viene riportato sul prato vicino alla rulotte in fin di vita, perché aveva tentato la fuga.
Il sentimento di comprensione e fratellanza è un sentimento importante per l'autore. E' un rapporto nel contempo di immedesimazione (simili vicende con il padre) e di senso di protezione (per l'appunto da padre, qual è Nashe).
L'empatia si crea (ma forse è più un sentimento di riconoscenza verso il carceriere) anche con Murks: "si disprezzava perché permetteva che i suoi sentimenti nei confronti di Murks si ammorbidissero, perché ricordava con tanta gratitudine la gentilezza del sorvegliante verso di lui" (p. 175). In verità, probabilmente più che di empatia, potrebbe affermarsi che si è creato tra prigioniero e carceriere quel fenomeno psicologico della c.d. "sindrome di Stoccolma": un po' come nel film di Liliana Cavani "Portiere di notte".
Pozzi e Nashe pur simili e "perdenti" sono diversi.
Murks afferma infatti: "Alcuni hanno quello che ci vuole, altri no." (p. 131).
E poi c'è il drammatico dettaglio della prigione, che Nashe scorge quando, assentandosi dalla partita con i ricconi, analizza con più calma i dettagli della "Città del mondo" di Stone.
"In un angolo del campo sportivo, i prigionieri parlavano in piccoli gruppi, giocavano a pallacanestro, leggevano libri" (p. 93)
Nashe può essere collocato in questo primo gruppo di prigionieri, perché si applica "felice ai suoi compiti", come "unica soluzione del guaio in cui si era messo" (p. 106 (ma quale guaio? La sua vita ormai senza scopo forse). "Era quasi un sollievo aver perduto la possibilità di decidere, sapeva che finalmente la sua corsa si era fermata. Il muro non sarebbe stato tanto un castigo, quanto una cura [!] , un modo per tornare sulla terra [!] (p. 107).
Ma purtroppo c'è dell'altro.
Infatti, "con un brivido di orrore, scorse un prigioniero bendato in piedi contro il muro [!] giusto dietro di loro, sul punto di essere giustiziato da un plotone d'esecuzione [...;] che delitto aveva commesso quest'uomo, e perché veniva punito in questo modo atroce?" (pp. 93-94).
Forse quel prigioniero non si era integrato, non aveva accettato la sua "punizione", e aveva tentato di fuggire: Jack Pozzi potrebbe venire inquadrato in tale "gruppo". Reagisce con violenza alla proposta di pagare il debito costruendo il muro e dice a Nashe qual è la realtà della situazione: "-Divertirci? Per te alzare pietre è divertente? A me sembrano dei fottuti lavori forzati [!]" (p. 107).
Per tale mancata integrazione e per la sua fuga, in effetti, Pozzi verrà "giustiziato". Il perché Pozzi viene riportato sul prato vicino alla roulotte potrebbe consistere in un monito per Nashe: come a dire ecco che cosa succede a chi vuole sottrarsi dai suoi obblighi, a chi vuole fuggire.
I lavori di Nashe e Pozzi sono casuali.
Nashe "Dopo aver lasciato l'università, era passato nei primi anni da un lavoro all'altro -libraio, uomo dei traslochi, barista, tassista - e aveva partecipato per caso [!] all'esame per diventare pompiere". Pozzi per caso farà il commesso in un grande magazzino.
Lasciano il proprio lavoro rispettivamente per un viaggio senza fine e per il gioco (Nashe già in precedenza si era dato al gioco delle corse e del casinò): gioco che perderà entrambi.
In riferimento al gioco forse c’è un giudizio implicito di disvalore rispetto alla condizione dell’uomo.
I genitori di Paul Auster, da quanto risulta su wikipedia, sembra che fossero ebrei di origini polacche.
Viene immediato il pensiero a quanto nell’Antico Testamento viene detto nel giardino dell’Eden ad Adamo dopo il peccato originale (Gen 3,17-19 - “Bibbia di Gerusalemme”, EDB, 1995 -XIII ed., trad. CEI):
“All’uomo disse: […] maledetto sia il suolo per causa tua. Con sudore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre. Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché ritornerai alla terra perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e polvere tornerai!”.
Tra l’altro nella medesima circostanza nei confronti di Eva (Gen 3,16)
“Alla donna disse: Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà”.
E' invece il lavoro un elemento positivo.Figure positive in tal senso sono invece il comandante dei pompieri (p. 10) e Ray Schweiller, il cognato (p. 6), che è anche un buon padre.
Significativo, oltre gi elementi del "prato" e "roulotte", anche l'episodio del bambino.
"Ancora un altro elemento fu gettato nel maelstrom della sua incertezza" (p. 176). E' l'incontro con il ragazzino di 4 anni, nipote di Murks.
Ha 4 anni come la figlia Juliette, che gli è stata "strappata via" (anche se è diverso fisicamente: paragone a p. 177 e ss.), la figlia cui non ha fatto neanche gli auguri per il compleanno. Gli dà inoltre la colpa per la scoperta della fuga di Pozzi e la brutta fine del compagno.
Ha un impulso omicida fortissimo: tale circostanza dà modo ad Auster di indagare l'animo umano e i suoi reconditi recessi (p. 176).UN GIUDIZIO DI VALORE
Forse posso azzardare un giudizio che va oltre, di valore.
C’è una visione disincantata e pessimistica della vita, senza fede
La vita è dominata dal caso ovvero da un dio che non è né buono né cattivo.
Dio non è partecipe delle nostre vicende, delle nostre sofferenze, dei nostri dolori, solo noi possiamo esserlo con i nostri simili (Nashe con Pozzi)
Nashe è simbolo dell’uomo. L’uomo non è l’artefice. L’uomo in realtà è governato da eventi nei confronti dei quali può fare poco. Non è artefice del proprio destino. Né della sua morte (anche se talvolta pensa di esserlo) come non lo è stato della sua vita e della sua nascita. E’ il caso che decide la nostra venuta al mondo, la nostra storia con tutte le sue vicende la nostra morte.
E’ forse artefice del suo destino? Così sembra quando prende la direzione sbagliata: ma l’autore subito corregge il tiro: “Fu una decisione improvvisa e non premeditata, ma nel breve tempo che passò fra le due rampe Nashe si rese conto che non c’era differenza, che in fondo le due rampe erano una sola.” (p. 7).
Nashe non ha deciso di suicidarsi (poteva essere un altro finale), anche se forse pensa al suicidio: “Immaginava l’immensità di quel campo bianco, e la neve che continuava a cadere fino a ricoprire persino le montagne di pietre, finché ogni cosa sarebbe scomparsa sotto una valanga di candore” (p. 206).
Non c’è più tempo e la scelta non è di rallentare ma -ancora una volta - della velocità.
E’ il caso a controllarlo con la sua musica: cui lasciarsi andare lentamente (Bach), o velocemente (la macchina) o con tutti gli elementi insieme come fa Nashe
Noi siamo fermi non ci muoviamo, non agiamo in realtà. Il corpo, la corporeità, il rapporto con "la terra" sono visti in Nashe come un impaccio: c'è l'aspirazione alla leggerezza, anche nei rapporti umani. Sono però importanti -come accennato- l'amicizia, l'empatia con il nostro prossimo. - Calli | Aug 6, 2009 Report abuse
- Frabe | Aug 6, 2009 Report abuse
-
Wow! Cosa aggiungere al superbo commento di Calli? solo un "grazie".
- Aragorn | Aug 7, 2009 Report abuse
-
@Calli e @tutti: cel'ho fattaaaaa! Ebbene sì,mi sono presa un po' di tempo perché volevo farlo tranquillamente, ma sono riuscita a leggere il post di Calli e l'ho anche capito.
Prima di tutto vorrei avvisare che, siccome non ha messo l'avviso di spoiler e fa anticipazioni citate, è bene che chi non conosce il libro aspetti di averlo letto prima di affrontare questo lunghissimo ma circostanziato commento. Calli ha fatto una cosa grandiosa che secondo me merita un plauso e forse uno spazio diverso da questo. E' infatti raro trovare disamine tanto articolate in anobii a causa degli spazi ristretti. E questa è veramente una tesi di laurea...o quantomeno il suo riassunto. Ho molto apprezzato il tentativo di Calli di associare lo studio dell'impostazione del libro ai nostri commenti e lo ha fatto benissimo.
Consiglierei a chi fosse interessato di armarsi di coraggio e leggerlo perché ne vale la pena. A Calli consiglierei qualche esercizio di sintesi, perché è un peccato perdersi i suoi commenti se disincentivati dalla loro lunghezza. Grazie, veramente bello! - patriziabrr | Aug 13, 2009 Report abuse
-
@patriziabrr Avevo pensato ad introdurre lo spoiler. Ma trattandosi di un GdL ho dato per scontato che era opportuno avvicinarsi alla discussione solo dopo aver letto il libro.
Un'altra volta non commetterò lo stesso errore.
La sintesi è una dote che debbo esercitare (dal lavoro e negli altri campi): quando mi cimento in analisi mi perdo in meandri e "cunicoli" che continuamente si aprono e ne svelano altri: certo se ci sono gli affascinanti "meandri" e "cunicoli", che ci svelano anche verità e intuizioni, e ci arricchiscono profondamente, come nel caso del bellissimo libro di Auster che abbiamo letto.
E' stata veramente una bella esperienza e ringrazio patriziabrr per avercela concessa. Auguro a tutti un periodo di tranquillità e di riposo. Alla prossima lettura - Calli | Aug 13, 2009 Report abuse
