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Giorgio Faletti finalista al Premio Chiara 2009

Nonostante il sole e il caldo, ho sentito di dover montare in macchina. Una giornata che avrei speso volentieri in altro modo, ma i giornali non mi hanno lasciato alternative. Una sosta dal fiorista in viale Aguggiari e poi via, destinazione Luino. Un fiore sulla tomba di Piero Chiara. Nulla da farmi perdonare o chiedere, solo il desiderio di spiegargli subito quello che era appena successo.

Qualche chilometro ed ecco il lago. Qualche curva, ed ecco il camposanto. Un bel posto, nonostante tutto. L’eterno alloggio del provinciale più universale che io abbia mai conosciuto, un parallelepipedo di granito con due o tre gradini. Un’iscrizione in latino, il nome e il cognome a lettere maiuscole, scolpite. Mi aspettavo un monumento imponente, invece non è che una sorta di ara. Sobria, le linee rigorose e pulite. Spigolosa. Un po’ come lui, forse.

“Signor Chiara, buongiorno.”
“Ciao, caro. Chi sei?”
Disagio, confusione. Ero convinto che i defunti sapessero tutti di tutti. Uno come Chiara, poi… Una presa in giro delle sue, senz’altro è così.
“Mi chiamo Paolo Franchini. Vengo da Varese. Oh, mi scusi: questo è per lei.”
“Una rosa? Grazie. Mettila pure lì, sul gradino. Come mai da queste parti?”
“Volevo ringraziarla per tutto quello che ha scritto.”
“Grazie a te per avermi letto. Non sarai qui solo per questo, spero.”
“No, in effetti… fHa letto i giornali di oggi?”
“Purtroppo no, ho avuto un po’ da fare…”
Uno a zero per lui, come era ovvio.
“Non fare quella faccia. Cos’è che mi devi dire?”
“Sì, dunque… Vediamo… Conosce per caso Giorgio Faletti?”
“Chi? Faletti? No, non mi pare proprio.”
“Ecco, appunto…”
“Perché? Cos’ha fatto ’sto Faletti?”
“Il punto è questo… Vede, lui scrive…”
“Buon per lui. E che cosa scrive?”
“Thriller.”
“Cosa?”
“Storie nere, cattive. Omicidi, delitti, cose del genere… Ieri pomeriggio l’hanno scelto come finalista nel suo concorso.”
“Me lo vuoi raccomandare, vero? Guarda che io non sono mica in giuria.”
Una risata. Bella, contagiosa, leggera nel vento caldo.
“Lo so..”
“E allora? Cosa vuoi da me?”
“Le voglio chiedere scusa, tutto qui.”
“E per che cosa?”
“A dire il vero, non lo so neanch’io, ma quando ho letto i giornali…”
“Sei tra quelli che l’ha scelto?”
“No, sono solo uno che legge.”
“E allora stai tranquillo. Se l’hanno scelto vuol dire che piace… Perché mi guardi così? Non sei convinto?”
“Sì, ma è solo che…”
“Che…?”
“Faletti vende milioni di copie, è tradotto in tutto il mondo. E agli americani piace sul serio…”
“Forse inizio a capire.”
“Dice di non sentirsi l’erede di Hemingway, dichiara che legge poco quello che scrivono gli altri per non farsi influenzare… Insomma, in quello che scrive Faletti non c’è il suo spirito, capisce? Non c’è anima, non c’è umanità, non c’è mondo… Non c’è cuore. Sono solo vicende, storie impossibili, racconti dell’ovunque, ma che non riescono a vivere da nessuna parte. Le sue, signor Chiara, erano invece storie…”
“Lascia stare le mie storie.”
“D’accordo, ma il concorso è intitolato a lei.”
“Non importa, credimi.”
“A me sì, però.”
“Davvero? E tu chi sei?”
“Uno che non vuole dimenticarsi di chi è stato veramente grande.”
“Tu scrivi, vero?”
“Ci provo…”
“Allora mi sa che sei invidioso.”
“Solo di chi sa scrivere. Di lei, ad esempio.”
Di nuovo quella risata sottile, di nuovo quella brezza più calda che tiepida.
“Mi devi dire altro?”
“Beh, ieri sera c’è stata anche la premiazione dello Strega.”
“Non dirmi che…”
“Stia tranquillo: Vitali non ha vinto.”
Un soffio bollente sui petali della rosa, un altro sul mio viso sempre più accaldato.
“Se non le dispiace, io andrei…”
“Grazie della visita. Anzi, aspetta un attimo.”
“Certo, mi dica.”
“Una cortesia: se Moccia dovesse scrivere qualche racconto e arrivare in finale, mi raccomando, non venire più a rovinarmi la giornata.”

Paolo Franchini

Paolo Franchini | Jul 11, 2009 Report abuse

Articolo La Prealpina 3 luglio 2009

Giorgio Faletti (Asti, 1950) artista poliedrico, ha esordito nel mondo della narrativa nel 2002 con Io uccido, a cui sono seguiti Niente di vero tranne gli occhi (2004), Fuori da un evidente destino (2006), l’antologia di racconti Pochi inutili nascondigli (2008), e Io sono Dio (2009) tutti pubblicati da Baldini, Castoldi e Dalai. Suoi racconti sono contenuti nelle antologie Crimini (Ospite d’onore) e Crimini Italiani (Per conto terzi) di Einaudi e Giallo Uovo (La ricetta della mamma) di Mondolibri.
Più di undici milioni di libri venduti, è uno dei pochi scrittori italiani a essere tradotto anche negli Stati Uniti. Nel 2005 ha vinto il premio De Sica per la letteratura e nel 2008 il Piemonte Grinzane Noir per il racconto giallo italiano, devolvendo in beneficenza il premio vinto.

In una precedente intervista pubblicata sul web aveva dichiarato “I premi sono sempre molto piacevoli, sono il riconoscimento che hai fatto bene il tuo lavoro, fermo restando che il premio più ambito è il consenso del pubblico”.
Lo abbiamo raggiunto a Torino dove è impegnato nelle riprese di una fiction per la RAI, “Il sorteggio” per la regia di Giacomo Campiotti, in cui interpreta la parte di un operaio Fiat. E’ la storia di una persona che viene sorteggiata come giudice popolare in un processo alle brigate rosse, Giorgio Faletti interpreta un ruolo importante ma non è il protagonista.

Cosa ha provato quando ha saputo di essere finalista al Premio Chiara?
Un grande piacere perché si tratta di un concorso intitolato a un grandissimo scrittore e a un genere letterario, quello del racconto, un poco misconosciuto in Italia.

La scrittura ha un ruolo importante per lei?
La creatività ha un ruolo determinante per me e scrivere, nella fattispecie, è la forma espressiva che in questo momento soddisfa meglio questa necessità.

Perché ha scelto il racconto come forma di espressione?
Perché non è possibile che tutte le storie diventino dei romanzi e in certi casi non è nemmeno giusto. In senso buono, intendo. La brevità, l'agio e la sintesi che accompagnano il racconto sono le caratteristiche che lo avvicinano alla canzone.

Conosce le opere dello scrittore Piero Chiara
Si. E credo che pochi siano riusciti a descrivere il proprio mondo come lui.

E Varese?
Attraverso gli scritti di Piero Chiara e anche di persona. Bellissima città, oziosa, attiva e lacustre.

Un buon motivo per leggere il suo libro?
Si compone di sette racconti. Se il primo non piace, si può subito passare al secondo. E così via. Se nessuno piace, beh, vorrete ammettere che si tratta di una bella sfortuna....

Una breve descrizione di Pochi inutili nascondigli finalista al premio Chiara:
Sette racconti, sette storie, sette viaggi verso non si sa dove.
Una gomma che cancella muri case e persone in mano a un cartoonist di successo straziato nell’anima da un tradimento, un gruppo di anziani che riecheggia “Amici miei” alle prese con il mistero di una signora tedesca un tempo bellissima, un tram senza autista che si perde nel nulla con a bordo un perfido professore, le pietre del “Campo Duro” che si scagliano da sole e uccidono chi non è in sintonia con la campagna del Monferrato, un mostro sentimentale che vive nascosto in un lago e difende una giovane donna, zio e nipotina alla ricerca di un divo TV scomparso in Giamaica e un uomo lupo su un set cinematografico sono i temi trattati. Racconti surreali alla Stephen King dove quasi tutti i protagonisti sono persone cupe, solitarie e tristi per natura o per grandi dolori e accomunate dall’angoscia che si trasforma in crudeltà e orrore.
Ambretta Sampietro

ambretta | Jul 12, 2009 Report abuse

è il caso di dire "quante storie..." :)

Il Letterino | Jul 12, 2009 Report abuse

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