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Gita Al faro

Creo questa discussione perchè il romanzo mi ha davvero colpita. Vorrei che la discussione fosse un vero e proprio studio e riflessione sul romanzo. Qualsiasi cosa scriverete riguardo "gita al faro" sarà discussa e commentata. Bacii

La prima cosa che mi viene in mente è, avete avuto difficoltà nella lettutura, o vi è sembrato sempre tutto chiaro e comprensibile?

~°†♡Þʁʏรςɩℓℓค♡†°~ | Aug 9, 2009 Report abuse

qualche difficoltà l'ho avuta anche perché l'ho letto in inglse originale

AndréC'estMoi | Aug 9, 2009 Report abuse

ammappa che bravO!!! iO HO FATTO FATICA IN ITALIANO! comunque volevo aprire una discussione sulle parti più difficoltose che avete trovato.

~°†♡Þʁʏรςɩℓℓค♡†°~ | Aug 10, 2009 Report abuse

Nel secondo volme di "Mimesis" di Erich Auerbach (Einaudi) c'è un saggio "Il calezorotto marrone" dedicato a "Al faro". Magari qualcuno non lo conosce e può interessare.

.Faulken.

Faulken | Aug 10, 2009 Report abuse

Ho trovato le mie difficoltà soprattutto nelle omissioni di soggetti laddove invece erano necessari per una buona comprensione. Chissà, forse è la traduzione che non è andata bene, oppure è proprio il modo di scrivere della Woolf. Un pò alla Joyce giustamente.

~°†♡Þʁʏรςɩℓℓค♡†°~ | Aug 10, 2009 Report abuse

Ho trovato le mie difficoltà soprattutto nelle omissioni di soggetti laddove invece erano necessari per una buona comprensione. Chissà, forse è la traduzione che non è andata bene, oppure è proprio il modo di scrivere della Woolf. Un pò alla Joyce giustamente.

~°†♡Þʁʏรςɩℓℓค♡†°~ | Aug 10, 2009 Report abuse

Lo so che questo mio contributo non serve a molto, ma pur amando molto Virginia, io Gita al faro l'ho abbandonato. L'ho trovato veramente pesante.Non riuscivo piu' a trovare attrattive nella lettura.

sunshine | Aug 10, 2009 Report abuse

Io "Gita al faro" lo immagino come un concerto per archi diviso in tre movimenti.
Difficoltà? Media (l'ho letto in italiano). Ossia, non è materia che si possa leggere con la radio accesa, o in spiaggia ad agosto o con un occhio ai disgraziati del grande fratello.
A chi voglia leggerlo consiglio di scegliere una vacanza e un posto quieto e silenzioso dove non farsi disturbare dal chiasso: l'unico modo per sentire la voce incantata di questo romanzo che, in un certo senso, risuscita i morti e ci fa risentire le loro voci.

Simona dalle nebbie mantovane | Aug 10, 2009 Report abuse

Simona, è fantastico quello che hai scritto. Assolutamente, lo trovo in parallelo con quello che sento io verso questo romnzo incredibile. Questo libro ha bisogno dei suoi tempi, dei suoi perchè. Di un luogo ove trovarsi da soli tu e lui. Non v'è cosa più bella di sentirsi da soli e condividere un 'emozione così grande come l'introspezione scenica e mistica della Woolf.

~°†♡Þʁʏรςɩℓℓค♡†°~ | Aug 11, 2009 Report abuse

@ ~°†♡Þʁʏรςɩℓℓค♡†°~
Ti ringrazio, in effetti il paragone con la musica da camera non è farina del mio sacco, è solo un'immagine che ho sviluppato e che comunque mi ha aiutata a leggere il romanzo nel modo giusto e a farmene avvolgere.

Simona dalle nebbie mantovane | Aug 11, 2009 Report abuse

Un po' alla Joyce? Uh, se l'autrice avesse letto questo ti avrebbe dato le spalle immediatamente. Lei lo detestava.

SebastianoV | Aug 12, 2009 Report abuse

@SebastianoV:
bene che lo hai scritto tu. sono giorni che vorrei scriverlo, ma mi parevo troppo maestrina.
:)

luk[i] | Aug 12, 2009 Report abuse

@SebastianoV e luk(i)
Oggi non resisto a fare un po' la maestrina anch'io...

Sì, la Woolf lo trovava disgustoso ma solo perché, a differenza di lei che per traumi subiti e per la sua personalità era molto più vittoriana di quanto volesse ammettere, Joyce scriveva abbastanza esplicitamente (per la loro epoca) di sesso.
In realtà una delle principali innovazioni stilistiche che i due operano, lo stream of consciousness, è molto simile nei risultati, come per due inventori che abbiano brevettato la stessa scoperta senza essere in contatto tra loro.

Con la differenza appunto che in Joyce il risultato è il monologo di Molly Bloom, una cataratta aperta sui desideri inconfessabili di ogni genere, cibo, sesso, paure, odio...
Mentre in Virginia esso apre la mente dei personaggi ai ricordi dell'infanzia, all'espressione dei sentimenti, delle angosce più sottili e inesprimibili, ai simboli.

Simona dalle nebbie mantovane | Aug 12, 2009 Report abuse

Anch'io ho amato sommamente questo libro, come tutti voi, tanto che ancora oggi lo leggo e lo rileggo. Esso è bellissimo e importante. Il modo in cui amo di più cimentarmi con la sua lettura è la notte, nella mia stanza da letto, completamente al buio: è lì, nel buio, che le parole alate della scrittrice acquistano tutto il suo senso, rimbombando fragorose nell'oscurità le loro verità scomode e moleste.
Questo stream of consciousness diventa un flusso che mi avvolge, che innerva e domina i miei pensamenti, e io, catafratto nel buio, con il mio pencolante sul vuoto dell'oscurità, ascolto questa sinfonia di parole. Joyce è uguale, ma lui, non riesco a leggerlo se non in piena luce: non chiedetemi perché, non saprei rispondere...

Ciriffo | Aug 12, 2009 Report abuse

ihih. il mio io pencola nell'oscurità sia con joyce che con woolf. un pò di più con joyce però. :D

emi | Aug 12, 2009 Report abuse

Simona, non si trattava solo di riluttanza in termini sessuali. Per la Woolf era tutta una questione di stile. E non è un caso che molti si perdono con Joyce, se non in Joyce. Io ad esempio non ce l'ho fatta: l'Ulisse è ancora fermo a pagina 246 che aspetta che io mi decida a continuare. Perlomeno in tutte le opere della Woolf (perfino in Le onde) vi sono frasi compiute. I periodi saranno complicati, di questo non si può non prenderne atto, ma le frasi sono compiute. E questo è già tanto.

SebastianoV | Aug 12, 2009 Report abuse

Al Faro è un'opera complessa sicuramente. Andrebbe letta in lingua originale perchè rende molto di più, a meno che uno non abbia in mano una buona traduzione. Tuttavia, resta dal mio punto di vista un'opera eccezionale. Sembra che non accada nulla, ma in realtà accadono molte cose, nella mente dei personaggi, soprattutto Lily e la Signora Ramsey ..

Stefania86 | Aug 14, 2009 Report abuse

Secondo me è assurdo paragonare Joyce e Virginia.
Le tecniche usate sono diverse, per quanto simili possano sembrare.. (flusso di coscienza et simili).
Ad ogni modo è vero, Gita al faro è un libro del pensiero, avviene tutto lì, nella mente dei personaggi, è per questo che può sembrare statico.
Bisogna saper andare a fondo nelle cose, anche nei libri.

Keitha | Aug 14, 2009 Report abuse

Questo libro l'ho letto più volte in vita mia ma quest'anno l'ho ripreso volutamente dopo essermi immersa in "Momenti di essere,scritti autobiografici" e l'ho trovato essenziale per capire,comprendere e afferrare ciò che Virginia scrive e non scrive.Leggetelo!
Al faro è indubbiamente un capolavoro,sono tantissime le pagine,le frasi importanti poetiche,elegiache e illuminanti.
Qui di seguito elenco ciò che mi ha maggiormente colpito :
La finestra : la capacità di trasferire le emozioni tristi o felici alle cose,agli oggetti che andranno a far parte della memoria (Proust!).
L'odio iniziale per il padre,quanto uomo giudicante e castrante,e l'adorazione per la madre,quanto donna capace di sensibilità di immaginazione e di ampi orizzonti (differenza tra i generi).
Il tempo passa :Spente le luci,tramontata la luna.......semplicemente stupendo!!!!
Meraviglioso come ha affrontato e sviluppato il tempo/morte interiore e il tempo/morte esteriore;proprio lei che ammette più volte di non essere capace di trovare le parole giuste per esprimere un certo stato d'animo.
Al faro :la morte della madre,il recupero della figura paterna permettono a Virginia di partorire se stessa e generare l'ARTE.
Fortissima la sensazione del fluire della vita e il desiderio di afferrare l'attimo che la racchiuda in sè.

Potty 56 | Aug 17, 2009 Report abuse

non so dove la woolf definisca joyce disgustoso, in ogni caso qualche merito glielo riconosceva anche, le epifanie, le illuminazioni. ed è vero, sì, è soprattutto questione di stile, anche perchè lo stream of consciousness che mettono in atto è ben diverso. ma forse è bene ricordare le somiglianze strutturali fra mrs dalloway e ulysses..

gita al faro, semplicemente meraviglioso, con l'ultima pennellata di lily briscoe che racchiude tutto, la vita, la morte, il tempo, l'arte.

Paravale | Aug 17, 2009 Report abuse

E' vero.. il finale di gita al faro è tra i più belli che abbia mai letto.
Mi sono commossa.

Keitha | Aug 17, 2009 Report abuse

Grazie ragazzi. I commenti per quanto vari e diversi sono serviti molto. Tutti. Sia perchè è vero, generalizzare e dire che Joyce e Woolf scrivano allo stesso modo è sbagliato, ma anche allontanarli del tutto lo è. I vostri commenti sono ulteriori approfondimenti per la comprensione di un testo composto sì, da poche pagine, ma ricco e intenso come un'enciclopedia intera.
Per quanto riguarda Joyce, ho comprato il testo tempo fa, Ulysses con la comprensione del testo. Devo ammettere che è utile, anche se riuscire nell'intento di capirlo da soli non ha prezzo. Baci

~°†♡Þʁʏรςɩℓℓค♡†°~ | Aug 18, 2009 Report abuse

Gita al faro è un delicato esperimento sulla rappresentazione del tempo, è uno squarcio profondo all'interno dell'anima, è un sublime tentativo di autopsicanalisi dell'autrice.
E quando uso l'aggettivo sulbime riferito a questo romanzo lo intendo in tutte le sfaccettature del suo significato: dalla bellezza inquietante, al senso di ineffabilità, al potere terrifico dello splendore, al fascino della disarmonia e dello squilibrio, al timore reverenziale che si ha verso la grandezza; quella dell'animo umano, in questo caso.
Gita al faro, come ogni romanzo della Woolf, è anzitutto un libro che tratta del tempo.
Era stato un giorno per Mrs Dalloway, saranno quattro secoli per Orlando, una vita intera per Le onde, poche ore per Tra un atto e l'altro. Per Gita al faro sono dieci anni. E non sono anni descritti attraverso l'analisi del loro scorrere. Si tratta di due momenti separati, e i dieci anni sono l'intervallo: un intervallo fatale, che determina tutto, tutto quello che cambia, tutto quello che si conserva, da un momento all'altro. Il tempo che scorre, ovvero la sequenza centrale del romanzo fu definito dalla stessa autrice il più impegnativo esercizio di prosa che avesse mai sperimentato.
Ed è un pezzo di altissima letteratura in cui viene impvvisamente a galla tutta la potenza e la forza della parola. Virginia sosteneva che la migliore prosa dovesse essere piena di poesia. Ecco, il racconto degli anni che scorrono non è che questo: poesia al servizio della prosa. Parole che riescono a dire tutto, a parlare di ogni cosa senza più il limite dell'innefabilità dell'emozione.
Se poi sia un romanzo difficile o meno, sta alla sensibilità individuale stabilirlo. Dipende dalla maniera di approcciarsi al testo: può apparire ostico, o come hanno definito alcuni, per certi versi "cervellotico" a chi non riesce a calarsi del tutto nella poetica della Woolf. Non sono gli eventi che dobbiamo cercare, ma il ritmo, l'andamento dei flussi dell'anima. Se introiettiamo questo punto di vista, potremo addentrarci nel mondo concettuale della Woolf, e stupirci della divinità della sua opera. Di questa opera in particolare, che è una sorta di "masterpiece" e che ha per lei stessa una funzione liberatoria (la liberazione dal fantasma della madre, impersonata nel romanzo da Mrs Ramsay) e che è un profondo itinerario nell'uomo in tutti i suoi aspetti: l'esistenza, le azioni, la coscienza, l'inconscio. Un esperimento, questo, in cui Virginia riesce alla perfezione. Si perfezionerà ulteriormente, colpendo ancora di più nel segno in questo senso, nel romanzo Le onde.
Poi, per concludere, che Virginia Woolf detestasse la prosa di Joyce è un dato oggettivo e documentato dal suo diario, ma è tuttavia un'informazione del tutto irrilevante nel momento in cui lo studio dei testi di entrambi gli autori ci consente di sovrapporre stili, contenuti e metodi (con le ovvie differenze) e di scoprire che se pure attraverso modalità diverse, costituiscono le due facce della stessa medaglia: il modernismo britannico.

Roberta Dalloway | Oct 6, 2009 Report abuse

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