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Semplicità volontaria


La Semplicità Volontaria è una filosofia ed uno stile di vita, di pensiero di relazione. Movimento nato negli Stati Uniti come
Voluntary Simplicity Movement conta centinaia di migliaia di aderenti
La Semplicità Volontaria E’ il rifiuto volontario di ciò che è intimamente superfluo, dannoso, insoddisfacente.
La Semplicità Volontaria E’ un percorso individuale di ricerca. Attraverso un necessario contenimento esteriore, ed attraverso la sperimentazione di stili di vita e di relazione nuovi, l’individuo che la mette in pratica mira ad una maggiore e più profonda soddisfazione terrena: serenità, consapevolezza, libertà.
La Semplicità Volontaria E’ il riconoscimento che consumo, frenesia, egoismo, apparenza, ritualizzazione, allontano da ciò che è veramente benefico e sono spesso la causa di quello stato di NON SODDISFAZIONE che emerge in vario modo.
La Semplicità Volontaria E’ il centro di una rivoluzione culturale che mira prima di tutto alla liberazione ed alla soddisfazione del singolo individuo o dei piccoli gruppi.
La Semplicità Volontaria NON E’ ascetismo o rinuncia dolorosa. E’ anzi una ricerca energica di un piacere e di una ricchezza profonda e maggiore.
La Semplicità Volontaria NON E’ un rifiuto né una fuga dal mondo, quanto la ristrutturazione della nostra vita rivolta unicamente alla ricerca in questa vita di una forma completa e bilanciata di piacere.
Il brano è molto lungo e continua qui:
http://selvatici.wordpress.com/2009/08/12/semplicita-vo…

Avambardo | Sep 6, 2009 Report abuse

Ciao Avambardo, grazie per la segnalazione.
Sono andato all'indirizzo indicato.
A prima vista può sembrare l'ennesima americanata: quando poi sento parlare di MOVEMENT, di UOMO NUOVO o, peggio, di RIVOLUZIONE CULTURALE, mi viene l'orticaria.
A ben vedere però, si tratta di un approccio di puro buon senso, molto più europeo che americano; anzi, se devo dirla tutta, mi ricorda piuttosto i vecchi genovesi.

Occhionelcielo | Sep 30, 2009 Report abuse

In realtà la semplicità non ha bisogno di movimenti o idee. Ha solo bisogno di consapevolezza.
Nel momento in cui ci si accorge che molte delle nostre necessità sono indotte ci si accorge anche di come siano più semplici altre soluzioni. Il tutto passa per la solita vecchia domanda: "perché?"

Per questo anche a me fanno venire l'orticaria i toni in genere messianici da rivoluzione o illuminazione, newageismo (?! :P) etc. Sanno di non-semplicità. :)

Ruggero | Sep 30, 2009 Report abuse

Immagino che l'aggregazione renda più saldi i propositi. Come iscriversi in palestra per fare ciò che si potrebbe benissimo fare da sè. Sentirsi parte di un movimento forse può aiutare il singolo. Ma chi già sceglie questo tipo di stile di vita, forse, possiede una scintilla di anticonformismo che mal si adatta ad altre forme di catalogazione in gruppi/movimenti.
Le pratiche di buon senso che ho potuto leggere al link segnalato diverranno una scelta obbligato a mano a mano che la crisi economica si farà più pesante.

Erbetta | Oct 1, 2009 Report abuse

Ho letto il decalogo, non mi pare che contenga grandi novità. Ma penso che costituisca un'utile rilettura periodica, per non perdere il "centro". Gli elementi più significativi e ricchi, secondo me, riguardano la sostenibilità interiore prima e più di quella "esterna" (consumi, ecc.). Anche solo per aderire idealmente a questo tipo di "spiritualità" (ché in un certo senso è di ciò che si tratta) è necessario, come diceva Ruggero, essere già dotati di una buona dose di consapevolezza: di sé, degli altri, del mondo.

Sandra B. | Oct 1, 2009 Report abuse

Personalmente vedo la Semplicità volontaria come una scelta di vita possibile come gesto di responsabilità individuale, come gesto politico e di ricerca spirituale, come parte fondamentale dell'ecologia profonda. In tutto questo non c'è una novità o ricetta (non è la Decrescita o la Transizione), esperienze di questo tipo naquero negli anni 70 in Italia: Zappatori senza padrone, Elfi, comunardi di Monte Peglia e alla fine degli anni 60 negli USA: Diggers. Queste esperienze non erano indotte dalla crisi economica ma nascevano dalla contestazione e antagonismo allo stato presente delle cose

Avambardo | Oct 6, 2009 Report abuse

la semplicita' volontaria va conquistata man mano, in una societa' che vede i cittadini come consumatori, dove tutto viene consumato anche il tempo e' oggetto di consumo..vivere semplicemente significa ridefinire dare nuovi e piu' profondi significati ai piccoli gesti , a tutto cio' che ha un valore, ma non in termini economici , per fare questo ci vuole un pizzico di anticonformismo, ma sopratutto la pazienza e la fede che vivendo in un modo diverso fatto di piccoli gesti, puo' innestarsi un cambiamento piu' grande oltre quello delle nostre singole esistenze....

Fiorelotobianco | Oct 6, 2009 Report abuse

Io la "semplicità volontaria", la chiamo più semplicemente semplicità.

La trovi facilmente molto prima degli anni 60 in Thoreau e in una massa di persone che non avevano i soldi per i fronzoli.

Sono anche molto perplesso nei confronti dei movimenti degli Elfi e quant'altro. Mi spiego. Nulla di male, ma non lo vedo come un sistema esportabile o scalabile. Non credo che "la gente" lo voglia. La gente non si prende nemmeno la briga di guardare dove piscia, figuriamoci rinunciare a qualcosa.

Ruggero | Oct 6, 2009 Report abuse

@Ruggero :-) :capisco benissimo cosa intendi esprimere, anzi voglio essere ancora più estremo: a volte, infatti, le persone compiono scelte che vanno addirittura contro il loro particolare e immediato interesse economico-monetario.
A questo punto mi accorgo che sto lentamente andando fuori tema per scivolare in una delle mie ossessioni: la ASIMMETRIA INFORMATIVA. Ma di questo spero di parlare presto in una prossima discussione.

Occhionelcielo | Oct 12, 2009 Report abuse

Che cos'e' l'asimmetria informativa?!!! Mi hai incuriosito! :)

Fiorelotobianco | Oct 13, 2009 Report abuse

filosofia o movimento che sia, è uno stile di vita che il pianeta ci sta chiedendo, in silenzio, di praticare e divulgare. e lo fa per noi, non per se stesso.

iggy | Oct 14, 2009 Report abuse

@iggy O_O opinabile no? Io non credo che il pianeta (?) ci chieda alcunché.
Io e l'animismo (come pure il buonismo) abitiamo a isolati di distanza.
Gea sarà anche una bella idea da sognare. Dove lo vedi tu le richieste "silenziose" del pianeta? Dai a un altro essere vivente lo stesso potere che abbiamo noi e poi stiamo ad osservare.
Hai mai visto un branco di formiche attaccare un'inerme lumaca? Un branco di pirana attaccare la vacca?
per non parlare del "divulgare"! Scusa, non ne voglio fare un attacco personale, e ci mancherebbe. Sei sicuramente una bravissima persona, con ottime intenzioni magari, ma l'idea che proponi e diffondi è per me pericolosa. Pericolosa perché sottintende il concetto di "bontà della natura", peggio ancora, l'animismo della natura e una "volontà" insita in un "essere superiore" che richiama concetti come "scopo ultimo" e "retta via" che aborro.
La natura, ammesso che esista come entità autocosciente, è una gran tr**a. Lascia creature insipide e ottuse libere di fare del male (fisico e non solo) a altre creature, senza alcun problema.
Con il cavolo che ci dice di essere parchi e semplici! Spalanca le gambe alla nostra brama di opulenza (energetica, alimentare, spaziale) senza ritegno alcuno.
Perdona l'enfasi, ripeto non è individuale, ma proprio ho irritazione per una visione così semplice della realtà.

Ruggero | Oct 14, 2009 Report abuse

Ciao Ruggero, non sono per niente d'accordo con te ma quello che dici è comunque una visione interessante, ho già sentito qualcuno parlarne.

Il punto (secondo me ^^) non è la bontà della natura, nella quale nemmeno io credo e nella quale nessuno ci chiede di confidare.

Bontà e cattiveria sono concetti prettamente umani, quindi da una parte è giusto usarli e non prescindervi perché fanno parte della nostra forma mentis, dall'altra sarebbe assurdo proiettarli all'esterno di noi, sulla natura o (mia opinione di atea) su dio o gesù bambino o allah o chuck norris.

Un altro discorso invece è riconoscere che siamo immersi in un "meccanismo", in un "tutto" omogeneo che è "buono" nel senso che è "funzionante", e che se viene alterato, alla faccia della bontà, ce la farà pagare amaramente. "Rispettare" la natura non significa attribuirle uno status di madre o matrigna, qui non si tratta di definire né di dare intenzionalità (compreso il pensare che la natura ci incoraggi all'opulenza, a questo o a quello), ma di capire, conoscere come girano le cose e fare sì che continuino a girare in quel modo senza incasinare tutto perché vogliamo avere uno stile di vita da semidei.
SAPPIAMO che le radici degli alberi sulle montagne trattengono la terra ed evitano l'erosione; deforestiamo lo stesso e ci facciamo splendidi superattici; piove, valanga di fango, crepiamo.
Mi sembra che questo voglia dire: "chi la fa l'aspetti" e che sia tutto tranne uno "spalancare le nostre brame di opulenza"!

Poi sulla semplicità volontaria ci sarebbe molto da dire, a me non piacciono i manifesti e più che a una definizione scritta in maiuscolo mi appellerei alla sana vecchia sobrietà.
Ma come concetto lo trovo condivisibile.
:-)

Daisy M | Oct 14, 2009 Report abuse

@DaisyM. condivisibilissimo quanto dici, ma permettimi una controargomentazione. Se suggerisci di astenerci dall'utilizzare la categoria mentale "buono" o "cattivo" nei confronti del "meccanismo natura", allo stesso modo dovremmo astenerci dall'usare quello "funzionante" o "non funzionante".

Io non ritengo che la natura sia "a priori" funzionante. Anche perché con questa categoria si può creare una spiegazione dietrologica. Per esempio: se un ecosistema "mangia" un altro ecosistema, noi nell'immediato parliamo di disastro, a distanza di un 100 anni o poco più parliamo di reiquilibrio di natura.

Prendi l'invasione americana da parte degli occidentali. Ha portato una strage non voluta per via dell'influenza, ma nessuno può dire che prima la situazione fosse sbagliata, né che dopo fosse giusta, e viceversa. Semplicemente è successo.

Il vulcano non cancella Pompei perché è sbagliata la città, non c'è equilibrio da ripristinare, non era giusto prima e neanche dopo.

Riguardo al tuo esempio: si, le radici delle piante trattengono la terra. Ma lo fanno anche i terrapieni. La natura, in sé non c'entra nulla. Lì è la mancanza di testa (intesa come capacità di pianificare e prevedere le conseguenze delle azioni) che ha portato alla tragedia, non il "non rispetto della natura". Non è un bilanciamento, ma un azzardo: "speriamo che non succeda" e non "chi la fa l'aspetti".

Detto questo, anche io sono sul versante della sana e vecchia sobrietà. :)

Ruggero | Oct 14, 2009 Report abuse

Nessuno di voi conosce la teoria di Gaia o, spostandoci sulla scienza più in largo, la teoria dei sistemi? Credo che un po' di ricerca in tal senso spazzerebbe via tutti i discorsi sul buono/nobbuono, giusto/sbagliato. Siamo all'interno di un sistema che per sopravvivere ha bisogno di equilibrio. Se l'azione umana provoca uno squilibrio, il sistema "compensa" in qualche maniera per riequilibrarsi e sopravvivere. Questo vale anche per i sistemi economici, per il sistema-corpo-umano, per un sistema-habitat, per la terra nel suo insieme, per la vita dei batteri...
Se non avete letto "La rete della vita" di Fritjof Capra, ve lo consiglio vivamente.

Sandra B. | Oct 14, 2009 Report abuse

@Sandra B. Conosco la teoria dei sistemi, e anche la "teoria" di Gaia. Se rileggi il mio ultimo intervento noterai che appunto evito sia le etichette che le dicotomie.
Però la teoria dei sistemi parte appunto dal preconcetto della omeostasi, stato che "in natura" non esiste. Quindi "il sistema" secondo me non "reagisce". Infatti utilizzare questa espressione prevede a identificare il sistema come capace di azione e ammicca ad una presunta coscienza o volontà. Il "sistema natura" è al massimo una nostra astrazione su un numero limitato di eventi/stati/meccanismi che cerchiamo di vedere in maniera organica.

Per questo rifiuto l'espressione "chi la fa l'aspetti" e propongo quella dell'azione ragionata (con tutti i suoi limiti) di fronte a uno stato di cose incontrollabile.

Il grosso limite della concezione sistemica è il poco spazio che dà a casualità e follia.

Esempio: "Siamo all'interno di un sistema che per sopravvivere ha bisogno di equilibrio"

Per semplificare diremo che Uomini, piante e animali fanno parte del sistema. Poi dobbiamo aggiungere i batteri etc. Però poi dovremo (per forza) aggiungere anche i minerali (senza i quali è dura avere un corpo e quindi fanno parte delle basi del sistema), e qui cade il palco, perché il concetto di sopravvivenza non è applicabile al minerale.

Riguardo poi al concetto di equilibrio, credo che sia opinabile da specie a specie. Credo che gli esseri umani potrebbero tranquillamente opinare l'esistenza della zanzara tigre senza grossi sconvolgimenti per la propria sopravvivenza o enormi sconvolgimenti per il sistema in sé. Il dodo non ha lasciato grossi rimpianti, come neanche la tigre della tasmania. Forse la fine dell'Haustellum brandaris avrebbe creato qualche problema ai romani, ma nulla più.
L'estinzione dei dinosauri infatti (e tutto il mutamento dell'ecosistema) non mi pare che abbia creato grossi crucci al supersistema "natura", dimostrando (secondo me) che questa astrazione serve solo a noi, e ne ragioniamo come se:

a) esistesse
b) fosse omeostatico (bilanciato)
c) fosse inerziale (reagisce alle spinte)

Cosa che, secondo me, è ancora tutta da dimostrare.

Grazie comunque per la segnalazione del Capra.

Ruggero | Oct 14, 2009 Report abuse

torniamo alla semplicità volontaria

grazie Avambardo
è bene ogni tanto "ricentrarsi" e riallinearsi leggendo un decalogo come quello postato, perchè la teoria la conosciamo tutti, è la sua applicazione concreta che crea qualche problema!

millericcioli | Oct 15, 2009 Report abuse

@Fioredilotobianco su ASIMMETRIA INFORMATIVA.
Voglio cominciare a risponderti con un esempio concreto: da circa 1 anno ho smesso di comprare l'acqua nelle bottiglie in plastica e ho iniziato ad usare l'acqua del rubinetto raccolta in un'apposita brocca munita di filtri al carbone attivo.
Risultato: bevo acqua più buona e riduco l'impatto sull'ambiente, come mi prefiggevo.
Ma vi è di più.
Facendo i conti, ho realizzato un risparmio di Euro 150,00 annui, per cui questa scelta in effetti è efficiente praticamente per tutte le famiglie, a prescindere dal loro grado di sensibilità ambientale.
Perché, allora, solo una minoranza adotta un comportamento conveniente?
Gli economisti definiscono questo fenomeno come ASIMMETRIA INFORMATIVA e ne individuano le cause nella scarsa informazione, nella pigrizia dei potenziali beneficiari e, nei casi più gravi, nella malafede e nella manipolazione da parte di soggetti fortemente interessati al mantenimento dello status quo ante.
Sempre di interesse del gruppo, un altro esempio è dato dalla scelta delle lampadine ecologiche in luogo di quelle ad incandescenza, almeno sino all'avvento della provvidenziale legislazione UE.
Fuori dai temi del gruppo, posso citarti:
1) la scelta del risparmio gestito in luogo del risparmio amministrato (scelta quasi sempre perdente nonostante il battage mediatico in senso contrario);
2) la scelta di conferimento del TFR in fondi pensione anziché il mantenimento presso l'azienda datrice di lavoro (idem come sopra).
In conclusione, cosa c'entra l'ASIMMETRIA INFORMATIVA con la SEMPLICITA' VOLONTARIA? A mio avviso tanto, poiché molte scelte di semplicità volontaria sono anche efficienti sul piano economico e questa, secondo me è la classica marcia in più affinché alcuni virtuosi comportamenti "di nicchia" divengano "di massa".

Occhionelcielo | Oct 19, 2009 Report abuse

GRAZIE OCCHIONELCIELO per esauriente risposta a interessante argomento..sono fiduciosa che comportamenti assolutamente di "nicchia" diventino un giorno di pubblico dominio certo con un po' d'impegno....

Fiorelotobianco | Oct 19, 2009 Report abuse

@occhionelcielo: mi trovi completamente d'accordo quando sostieni che scelte di vita sostenibili sono utili anche dal punto di vista economico...io da un anno a questa parte sto cercadno di compiere scelte sostenibili (non comprare acqua minerale, comprare materie prime e non prodotti finiti per cucinare, autoprodurre qualcosina in casa) e anche il portafoglio ne guadagna.:-)

Ikka | Oct 20, 2009 Report abuse

ruggero,
mi spiace che tu non sappia ascoltare il pianeta. peccato, per te.

iggy | Oct 20, 2009 Report abuse

@occhionelcielo: sono d'accordo. Aggiungerei che l'asimmetria informativa è una precisa scelta messa in atto per renderci (ancora di più) consumatori passivi. Quindi fonti di reddito altrui. In questo senso chi fa diecimila imballaggi per attirare quote di mercato se ne frega dell'ambiente o del bilancio energetico.
Solo con un comportamento consapovele (conscio e informato quindi) si può operare nel proprio e nel comune interesse.
Da qui la semplicità, di fronte alla scelta di saper rispondere alla domanda: cosa mi serve *davvero*?

@iggy: ah-ha. grazie. Buon ascolto.

Ruggero | Oct 20, 2009 Report abuse

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