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Franca Valeri

Anche se,in parte,ne immagino le motivazioni,tuttavia non riesco a capire la ragione vera e profonda per la quale..
Franca Valeri,stimatissima attrice di teatro,cinema,televisione, oltre che autrice e scrittrice, abbia scelto di continuare a "recitare"(..si fa per dire),contribuendo a lasciare un ricordo cosi devastante della sua persona .
E' giusto, per un attore usare,consumare e abusare di se stesso, in nome del TEATRO e per il teatro,portando allo stremo delle forze la propria recitazione?
grazie

FARFALLA | Sep 16, 2009 Report abuse

Il teatro è una passione di per sé devastante. Per questo non è affatto raro che un attore abbia continuato a lavorare fino agli ultimi giorni.
Non c'è giusto o ingiusto, è il teatro che non si può smettere. Puoi chiedere ad un canarino di non cantare?

Scrivo tutto ciò dopo la faticosa sessione di prove di ieri (finito dopo mezzanotte).

Aleks | Sep 16, 2009 Report abuse

Una volta, a teatro, vidi un lavoro molto particolare, con una storia straordinaria. Non parlo della trama, che anche era originale, ma del fatto che l’interprete, Sergio Fantoni, prima di venire operato per un cancro alla gola, d’accordo con la sua regista preferita, aveva registrato su un nastro audio il lavoro teatrale “L’ultimo nastro di Krapp” di Samuel Beckett.

No, questa storia è troppo bella e mi ha emozionato tanto, che preferisco farla raccontare da Sergio Fantoni in persona:
L'idea non è stata mia, credetemi. Faccio la spia: è stata di Cristina Pezzoli.
A suo tempo ho anche tentato di oppormi a questa operazione "Krapp" che reputavo e ancora reputo svergognata. Certamente teatrale, ma dove il teatro si confonde fin troppo con la vita, quella vera. Era il 10 gennaio 1997, una settimana prima dell'operazione che avrebbe cancellato la "mia" voce. Poi, per non discutere, acconsentii, come sempre, alla registrazione del mio "ultimo " nastro.
Oggi continuo a pensare che l'operazione è alquanto impudica e sfacciata, ma sono anche persuaso che può essere esemplare per rappresentare "dal vivo" quel misterioso e complesso rapporto trail nostro presente e il passato, anzi la memoria del passato, nel nostro caso "fissata" inqualificabilmente su un nastro di registrazione.
La memoria! Come è subdola, ambigua, volgare! Spesso se messa a confronto con la percezione del presente è oltraggiosa.
A questo punto, quando si accetta cioè di fare teatro di se stessi, direi che è anche crudele.
Ci si abitua, però! E quel seme di "puttaneria" che alligna, sempre, in ogni attore, prende il sopravvento e ti consiglia di usare il teatro come Antidoto alla realtà un po’ cruda, come strumento di analisi del tuo essere ancora qui, vivo, a fare il teatro e del perché e percome di tante cose.
Sergio Fantoni

Sergio Fantoni, interpretando Krapp, commentò con quello che resta della sua voce: “Bo-bi-na… bo-bi-na…. Bo-bi-na… Oggi, ho assaporato bobina”.

Mentre recitava, la pezzuola che gli copre il buco nella gola sventolava.

Mercedes-Gala | Sep 16, 2009 Report abuse

Un paio di anni fa ho visto "Mal di madre", lo spettacolo che la Valeri ha fatto con Urbano Barberini, e non mi è dispiaciuto affatto. Anzi. Certo lei quasi novantenne affetta da Parkinson non può rendere al meglio vocalmente, ma la sua performance è stata tutt'altro che trascurabile e io non posso che inchinarmi di fronte alla capacità di una artista di questa età che riesce a reggere la scena in maniera così egregia per più di 1 ora e mezza in uno spettacolo a due. E che memoria!
Era 2007, è vero, e siamo ormai nel 2009... Chissà oggi.

Cristina | Sep 16, 2009 Report abuse

Io credo che sia giusto continuare a recitare finchè se ne ha la voglia. Certo, gli anni e le malattie cambiano le persone, provandole, cambiandole, ma questa è la vita.

Joe Harding | Sep 16, 2009 Report abuse

Devo dire con dispiacere che io non riesco ad approvare questo comportamento "estremo"
Credo che proprio perchè il MESTIERE dell'attore è innammoramento,passione,dedizione ,perchè la recitazione entra nel cuore, nella mente e s'impadronisce della tua anima.
Proprio perchè ha rimpito la tua vita e ti ha permesso di viverla nelle diverse sfaccettature dei personaggi interpretati,che .....le devi rispetto

FARFALLA | Sep 17, 2009 Report abuse

Non consideri che si tratta di un'espressione artistica. Un artista non lavora per mestiere, ma per necessità interiore. Ciò prescinde da qualunque forma di rispetto o di piacere.

Aleks | Sep 17, 2009 Report abuse

Giusto, grazie Aleks forse sta proprio qui la differenza.
Ci sono due punti di vista sullo stesso argomento e sono quello dell'attore e quello dello spettatore che condividono, si la stessa passione per il teatro,ma la vivono in modo diverso.

FARFALLA | Sep 17, 2009 Report abuse

L'eccessiva attenzione al lato estetico che prevale ai giorni nostri, alle volte non ci permette di andare al di là di quello che vediamo. E' come se ogni persona che ha una malattia che incide sul lato estetico ed esteriore non dovesse più farsi vedere perchè la sua vista "potrebbe disturbare la nostra sensibilità". La diversità, la malattia, la vecchiaia possono insegnarci molto sulla vita. Forse non ci insegneranno molto sulle tecniche teatrali, ma sulla vita si. E qualche volta si può andare a teatro anche per imparare qualcosa sulla vita.
Farfalla, prova a capovolgere la tua visione, ci troverai sicuramente qualcosa di interessante che forse prima ti sfuggiva.

FraFra | Sep 21, 2009 Report abuse

carissima FraFra.
Interessante il tuo punto di vista!
io credo, come te, che il teatro sia scuola di vita e l'attore il tramite, insieme ad un buon testo e ad un acuto regista,per trasmettere valori;
il mezzo di relazione e comunicazione:
il corpo,la gestualità,la mimica,la voce.
Tutto questo non mi viene più trasmesso dalla recitazione stentata ,a tratti incomprensibile della Valeri.
E' vero quello che tu dici che la malattia può insegnarci....ma non così ,per quello basta guardarsi intorno per scoprire ogni giorno intorno a noi, il dolore e la sofferenza(e chi non ne ha).
Il teatro deve parlare di tutto di:
morte e di vita;
del sorriso e del pianto;
della natura umana e della sua complessità,delle incertezze,delle ambizioni,debolezze,passioni;
della cattiveria,della solidarietà,dell'agoscia della solitudine.........deve far sognare ma anche riflettere,arricchire,migliorare
affrancare.
Non provo fastidio,ma semplicemente non credo nell'uso teatrale della sofferenza fisica.
Un caro saluto

FARFALLA | Sep 22, 2009 Report abuse

Lo sapevo che c'era di più di quello che hai scritto aprendo la discussione. Adesso ti sei spiegata meglio Farfalla.
Per me resta il fatto che non credo che di lei rimarrà un "ricordo devastante della sua persona", solo una sua fragilità o forse una sua vanità nel continuare a recitare oltre alla malattia. La vedo più come un esempio di tenacia per certi giovani attori che senza microfono non arrivano neanche alla decima fila... Io mi chiedo come alla loro età certi attori (mi riferisco anche all'adorato Gianrico Tedeschi) riescano non solo ad arrivare a fine serata con voce ed energia intatti, ma ad affrontare un'intera stagione teatrale in giro quasi ogni sera. Sono dei leoni. Penso che sia proprio la passione profonda che li spinga a tentare di vincere la vacchiaia. Non occorre che te lo dica io, che ci sono attori ben più giovani, ma così "tromboni" da farti venire voglia di uscire di corsa dalla sala.
Per fortuna c'è anche tanto buon teatro. Ciao Farfalla, speriamo di vedere degli spettacoli interessanti nella stagione teatrale prossima a venire.

FraFra | Sep 22, 2009 Report abuse

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