La laicità della Binetti. Un paradosso da ammirare
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Riporto per intero l'articolo di Micromega che trovate qui:
http://temi.repubblica.it/micromega-online/il-senso-del…
Perché lo trovo illuminante su diversi aspetti del contemporaneo: la guerra di religione, l'onestà, la coerenza e l'ignoranza (nostra)
Il senso della Binetti per la laicità
di Luca Telese, da "Il Fatto Quotidiano", 14 ottobre 2009
Il problema è questo. Adesso tutti vorrebbero che Paola Binetti, dopo l’ennesimo sfregio alla laicità commesso sotto le insegne del Pd, e addirittura in suo nome, si dimettesse dal partito levando lei le castagne dal fuoco al leader di turno. Ma se questo non accade il caso Binetti diventa una sorta di drammatico gioco di ruolo che scatena uno strano cortocircuito nelle primarie.
Pensateci anche solo per un attimo: Franceschini dovrebbe assumersi la responsabilità di cacciarla, ma se lo fa davvero, fornisce a uno dei suoi principali alleati, Francesco Rutelli, il casus belli che aspetta da mesi per mettere in pratica la sua sospirata scissione. E’ difficile che il segretario possa permetterlo, ed ecco perché Franceschini spara sulla Binetti sperando che si arrabbi. Il problema così si riversa su Bersani. Certo, se l’ex ministro prendesse una posizione chiara su questo, recupererebbe voti a sinistra, e potrebbe vincere più facilmente le primarie. Ma se lo facesse si esporrebbe anche a quello che considera il suo tallone d’Achille: quello di essere considerato un comunista travestito pronto ad operazioni di purga, e alla cancellazione delle identità di minoranza. Se a cacciare la Binetti è Bersani, diventa un mangiapreti. Se i primi due leader ragionano così, il corollario inevitabile è che alle primarie la candidatura Marino diventi un bene-rifugio. L’unico custode della laicità è lui – finirebbero per pensare molti iscritti – dunque lo voto. Un bel dilemma, in cui l’unico modo per fuggire alla prigionia dei ruoli è un atto di coraggio dei primi due leader del Pd. Riusciranno a trovare la forza?
Adesso, però, vorrei provare a ragionare su Paola Binetti e sui paradossi che la sua figura apre.
Anche lei di coraggio ne ha. Da anni viene percepita come un corpo estraneo, da anni, con una determinazione che rasenta la vocazione dei martiri, continua imperterrita la sua battaglia anti-illuminista a tutto campo. Al Senato - durante la crisi di Prodi - più di una volta aveva votato contro il governo sempre rischiando di essere determinante. Veltroni e Franceschini si erano illusi di depotenziarla spostandola alla Camera senza capire che, ovviamente, il problema era politico. Le Binetti e le Dorina Bianchi non pesano per il loro seguito, ma per il loro valore simbolico ed evocativo. Entrano nel problema identitario del Pd e, anche senza parole, sostanzialmente dicono ai suoi leader: voi siete un partito che si regge su di un compromesso fragile, e su una amalgama mal riuscita. Io, noi, vi legittimiamo. Mettendo dentro il vostro Dna il suo contrario, voi conquistate un passaporto di legittimità che non siete riusciti ad ottenere altrimenti. Pochi ricordano come fu affondata la legge sulle unioni civili stesa con molta fatica dalla Pollastrini e dalla Bindi. Con un semplice sms spedito dalla Binetti (che stava al Senato) ad Anna Serafini, che era capogruppo in commissione. Il senso era molto chiaro: se questa legge passa, noi ce ne andiamo. Lo stesso paradosso che pesa oggi sulle spalle di Bersani, finì per gravare su quelle di Fassino. Sta nascendo il Pd, posso permettermi di espellere una cattolica? No. E così tutti i progressisti dovettero pagare dazio all’integralismo guerrigliero della Binetti.
In quei giorni invitai per la prima volta la Binetti a Tetris, nel mio programma, e in quella puntata accaddero cose incredibili. Era la sua prima apparizione televisiva, perché i grandi media non si curavano di lei. Noi avevamo affidato a Mike Buongiorno il consueto quiz per i politici. E Mike - l’ho ricordato su questi sito tempo fa - chiese alla Binetti: “L’omosessualità è: A) Una normale caratteristica di una persona B) Una malattia?”. Ricordo ancora oggi il primo piano terreo della Binetti, su cui si stampò un’espressione di sofferenza vera. Cercò di fermarsi, di dire parole caute, ma quello che aveva dentro le uscì fuori. Disse quello che pensava allora e che pensa ancora oggi: che era “Una malattia”. Nella stessa puntata, dopo il quiz, portai in studio un cilicio. Solo questo gesto aveva in qualche modo turbato la nostra piccola redazione. Avevamo scoperto che il cilicio non si vende, e ne avevamo trovato uno in modo semi-clandestino, su internet. Prima di andare in onda questo oggetto era passato fra di noi di mano in mano, suscitando stupore, perché tutti avevano ceduto alla tentazione di calzarlo, ritrovandosi i suoi rostri nella carne. Non la capisci, la ferocia autoflagellatoria del cilicio finché non ti incide la pelle. Chiesi alla Binetti se veramente lo portasse con regolarità. Lei mi rispose: “Ma certo!”. Allora portai quell’incredibile strumento in studio. Mi venne istintivo metterlo in mano a Chiara Moroni, socialista laica del Pdl, anche lei ospite. Ancora oggi, rivendendo quelle immagini, si può notare l’espressione esterrefatta di Chiara. Ma chi ci stupì, ancora una volta, fu la Binetti, che assunse un tono materno e persuasivo verso la collega: “Cara, non ti deve spaventare. Il cilicio ci ricorda il dolore della donna che partorisce… Ci ricorda la sofferenza degli occhi dopo una giornata passata a lavorare al computer. Ci ricorda il dolore della vita che troppo spesso dimentichiamo”. Siccome la televisione ha sempre dei momenti di verità, il dialogo che seguì fu quasi simbolico. Chiara quasi esplose: “Ma il dolore della vita noi non lo vogliamo, lo subiamo nostro malgrado! E il dolore di un parto è accettabile solo perché produce la vita, non perché sia un valore in sè!”. Senza volerlo, avevamo messo a fuoco la differenza fra l’ideologia della penitenza e quella della laicità.
Franco Grillini, che si era scontrato durissimamente con la Binetti dopo la risposta sull’omosessualità (“Se dici questo sei fuori dall’ordine dei medici!”) scelse la via del sarcasmo: “Io sul cilicio difendo la Binetti: ho sempre pensato che tutti hanno diritto alle proprie passioni sadomasochistiche”. Lei si arrabbiò davvero, e iniziò ad urlare. Nessuno, vedendo quella scena, avrebbe potuto pensare che entrambi facessero parte dello stesso partito. La Repubblica, il giorno dopo, aprì un’intera pagina sul caso, e Rutelli bacchettò la Binetti: “Non doveva andare in un programma così”. Non perché non condividesse le sue idee, dunque, ma perché considerava poco prudente averle espresse.
Incontrai la Binetti due giorni dopo, al Senato. Ero convinto che mi volesse sbranare. Invece era sinceramente dispiaciuta: “Non dovevo accettare di parlare del cilicio, ma è stata colpa mia”. L’avevo intervistata più volte, quanto basta per capire che lei non inseguiva tornaconti, non ha ambizioni personali. Piuttosto si sente come una guerriera crociata, che deve difendere la croce e cristo in questa battaglia di testimonianza in Parlamento, esattamente come un soldato del medioevo si doveva immolare per il santo sepolcro. Dopo la valanga di polemiche che le precipitarono addosso per aver definito l’omosessualità una malattia inventò una sua forma di espiazione privata, credo sincerissima. Andò ad accudire la collega Paola Concia, che all’epoca conosceva appena, in un delicato intervento per un tumore. Non era una furbata, come ha volgarmente ipotizzato qualcuno: era l’unico contrappasso umano che potesse aggirare il suo problema ideologico anti-gay, il suo dogma identitario. Era la via del samaritano, imboccata per controbilanciare la ferocia della guerriera crociata. Ieri, l’inconciliabilità di questa soluzione si è risolta teatralmente con il voto della Binetti speso per affondare la legge della Concia. La pietas umana non poteva distogliere il guerriero di Cristo dalla sua missione. Ed è questo il vero motivo per cui la Binetti deve essere laicamente espulsa dal Pd: lei non se ne andrebbe mai, perché affermare la sua fede tra gli infedeli è ai suoi occhi un elemento di merito: essere dileggiata, attaccata, odiata, è parte della sua missione di testimonianza, solo un altro modo di indossare un cilicio.
Detto questo, devo aggiungere che ho molta più stima per la Binetti e della sua tetragona coerenza che per gli arrampicatori di muri che nel Pd, per mille motivi di utilità contingente, hanno finito per strumentalizzarla, e farsi strumentalizzare da lei. Più stima di lei, che per il convertito Rutelli che srotolava la nasiera pontificia dal bancone di Montecitorio per protesta contro il Vaticano, e che adesso bacia gli anelli dei prelati. In fondo lei ci consegna un paradosso mirabile e corrosivo, nel degrado della seconda repubblica. Paola Binetti non è il tipo di politico disposto a compromessi e mediazioni sui suoi valori. Per questo è una figura che tutti vorrebbero avere in una coalizione. Possibilmente l’altra.
- Ruggero | Oct 15, 2009 Report abuse
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Si, anche io ammiro molto le persone coerenti che difendono le proprie idee a costo di attirarsi le ire della gente che le circonda, come in questo caso.
Nonostante ciò nel caso specifico preferisco comunque che persone come la Binetti siano fuori dal PD, visto che nella remota eventualità che in un prossimo futuro il suddetto si ritrovasse a governare non vorrei assistere al bis del governo Prodi e all'affossamento sistematico delle piccole conquiste sociali che potrebbero derivarne (vedi i DICO, ad esempio).
Trovo sia stato da irresponsabili affossare la legge sull'omofobia, e me ne frego della coerenza della Binetti.Le persone pervase da certe ferree ideologie possono continuare liberamente a praticare il loro masochismo intellettuale e religioso senza tentare di imporlo alla comunità intera.
- Simonetta | Oct 15, 2009 Report abuse
- Simonetta | Oct 15, 2009 Report abuse
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Francamente la Binetti mi suscita solo disprezzo. Ha votato contro la legge anti-discriminazione perchè altrimenti poi, poverina, non era più libera di discriminare. Sono sicura che non si sarebbe mai sognata di votare contro la legge che vieta di discrimare i neri o gli ebrei, ma siccome si tratta dei gay allora prego, discriminiamoli e accoltelliamoli. In fondo in quel libro pieno d'amore che è la Bibbia c'è scritto che sono peccatori....
- Ginger | Oct 15, 2009 Report abuse
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@Simonetta: sono d'accordo. Come dice rat-man "Aiutiamoli a casa loro!"
In effetti l'errore è della dirigenza del pd (solita banda di smidollati), che in cambio del potere accettano qualunque compagno di letto, fin'anche Silvio.
Che poi certa gente preferisca ferirsi per testimoniare qualcosa, sono affari loro.
Il punto poi è un altro: come si trova un accordo dalle parti? Può un democratico repubblicano basarsi su convinzioni religiose e rappresentare uno stato laico?
E come si distingue il progresso sociale dalla perdita dei valori fondanti della nazione?
Non so se la domanda è posta bene...
- Ruggero | Oct 15, 2009 Report abuse
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Può un democratico repubblicano basarsi su convinzioni religiose e rappresentare uno stato laico?
Ma nessun politico, nell'esercizio delle sue funzioni, può basarsi sulle sue convinzioni religiose!! Se vuoi rappresentare un paese laico, devi basarti ESCLUSIVAMENTE sulla Costituzione: la fede religiosa la lasci a casa. E questo non solo perchè l'Italia dovrebbe essere appunto laica, ma perchè in un paese ci sono tante fedi religiose anche tanti atei. Per cui per me è inconcepibile che un politico voti basandosi sulla Bibbia e non sulla Costitizne. Ma siamo matti??E come si distingue il progresso sociale dalla perdita dei valori fondanti della nazione?
Questa non l'ho capita. La legge anti-omofobia, i matrimoni omosessuali e anche le adozione per single e gay non rappresentano certo una perdita di valori, tanto che già esistono in molti paesi più civili del nostro.
La perdita dei valori (ma QUALI valori, poi?) è rappresentata da una classe politica che pensa solo al proprio interesse e si fa zerbino della Chiesa. - Ginger | Oct 15, 2009 Report abuse
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@ginger: le posizioni assolutistiche pro e contro mi lasciano sempre un po' indifferente.
Tu dici che un rappresentante del popolo dovrebbe basarsi solo su posizioni laiche. In principio si. Ma in pratica come fai? E la cultura laica ha comunque i suoi pregiudizi e le sue ideologie. Io discuto nello stato dei fatti. Perché altrimenti non è proprio possibile avere in parlamento i democristiani (già dal nome...), dimenticando comunque che anche i cattolici hanno lottato per la liberazione d'Italia, e sono stati accettati nello stato come tali. Mi sbaglio?
Ma anche se si cambiassero il nome, come potremmo decidere se uno entra o no in parlamento? Gli fai un esame ideologico??
Lo vuoi un ebreo? no grazie; musulmano? no grazie; protestante? no grazie. buddista? no grazie. Cazzo, allora sono i laici in minoranza, come fanno a rappresentare lo stato?
Riguardo i valori fondanti della nazione. Eh, sono contento che tu sia tanto sicura. Secondo te i costituenti che valori abbracciavano? Avrebbero voluto un omosessuale fra di loro?
Tu dici che la cultura gay non rappresenta una perdita di valore, forse rappresenta anche un guadagno, ma non certo perché ce l'hanno altri paesi che tu dici più avanti di noi. Devi dimostrarmi perché.
Sennò ti dico che paesi più "avanti" di noi hanno armi, alcool, droga e sesso più disponibili di noi. Da che partiamo?
Cerca di capire: siamo in un flusso storico e culturale, non sospesi nel nulla. Che io e te e tanti altri apprezziamo la cultura gay è uno stato, ma altri possono non essere d'accordo e hanno bisogno di tempo per accettare bene la cosa. Imporglielo equivale a dirgli di fare resistenza feroce. Cosa che io (personalmente) non voglio né vorrei.
Ma detto questo spiego meglio la mia frase:
Il concetto di progresso sociale è assoluto o dipende dall'osservatore? Se dipende dall'osservatore (mia opinione) l'unica ancora che abbiamo per evitare leggi discriminatorie è la carta costituzionale, che diventa una pietra di paragone per ciò che è accettabile o no. Quindi come si può identificare (alla luce della carta costituzionale e ammesso che sia possibile) che siamo in un solco di crescita sociale e non in una deriva pericolosa quando studiamo una legge come questa?Per fare un esempio: il nostro concetto di famiglia secondo te è quello pensato dai padri della costituzione? Se non lo è come possiamo asserire che l'estensione dei diritti della famiglia è comunque nel solco tracciato da loro? (bada che se non lo è allora rischia di diventare incostituzionale). In questa ottica la Binetti diventerebbe "de facto" una difensora della costituzione. Capisci come vedo io il problema?
La carta serve la nazione, e la nazione è ancora cattolica. Forse siamo solo allo stadio di discutere delle leggi, i cristiani sono passati dall'essere la maggioranza del parlamento a una minoranza pesante. Ma dobbiamo ancora farci i conti, spiegare le ragioni. Sono intransigenti, non nemici o stupidi.
- Ruggero | Oct 15, 2009 Report abuse
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@Ruggero: capisco la tua obiezione, e mi piace il modo in cui poni la questione.
La prima parte della Costituzione pone dei principi generali, che prescindono dalla contingenza storica.
La tua obiezione sul concetto di famiglia mi pare sia fallace, almeno per quanto riguarda il caso in esame (legge contro l'omofobia)Nello specifico:
Art 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Si parla di "condizioni personali e sociali". Mi pare che l'orientamento sessuale rientri a buon diritto :)
A me sembra chiaro che una legge contro l'omofobia sia ottemperante ai principi costituzionali, anche se la costituente - concedo - difficilmente avrà avuto in mente questo preciso punto :)Qualunque cosa ne pensi Binetti (la persona Binetti), rimane un fatto che il suo agire politico deve essere guidato dalla Costituzione, prima che dai suoi convincimenti personali: perchè è stata eletta per agire in conformità alla Costituzione, appunto. Se i suoi convincimenti personali confliggono, dovrebbero essere loro ad avere la peggio.
Per finire: è stato il paese cattolico a darsi una costituzione. Io, da laica, questa costituzione la sposo in toto: mi basterebbe che fosse applicata, ecco. :)
- grenadier | Oct 15, 2009 Report abuse
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@granadier: vorrei chiarire un punto: sono d'accordo anche io sul fatto che sia una porcata l'affossamento della legge. E sinceramente anche io mi auspico che si possa agire "laicamente". Anche perché è l'unica posizione utile per avere leggi che siano della "parrocchia" più vasta possibile.
Questa discussione ha di buono che ha fatto riprendere in mano anche a me la costituzione (mai letta per intero e reperibile qui http://www.governo.it/Governo/Costituzione/Costituzione… ).
Leggendo la parte relativa alla famiglia (che a quanto pare è fondamentale per lo stato) non viene specificato se la coppia debba per forza essere etero. Diciamo che ci si arriva per ragionamento. E certo può essere legalizzata la coppia omo contro la comune opinione.
Ma vorrei essere provocatorio:
a) la famiglia è sancita dal matrimonio (al di là delle coppie di fatto etc etc) e secondo me è anche giusto.
b) la carta costituzionale non prevede che la coppia sia formata da meno di due persone (altrimenti che matrimonio si fa), ma non limita il numero massimo. Coppie, triplette, quartetti, cori bulgari potrebbero essere legalizzati con meno discussione dei DICO :)
riguardo a questo:
Si parla di "condizioni personali e sociali". Mi pare che l'orientamento sessuale rientri a buon diritto :)
A me sembra chiaro che una legge contro l'omofobia sia ottemperante ai principi costituzionali, anche se la costituente - concedo - difficilmente avrà avuto in mente questo preciso punto :)Credo che dimostri la bontà del lavoro dei costituenti che può essere esteso oltre i loro usi e costumi (e che così risponde alla mia domanda sui distinguo di cui sopra).
- Ruggero | Oct 15, 2009 Report abuse
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@Ruggero: hai capito perfettamente cosa volevo dire :)))
Per quanto riguarda la famiglia:
la costituzione si occupa dei diritti della famiglia sancita dal matrimonio, ma da nessuna parte (nella costituzione) si regolamenta il matrimonio stesso. Il matrimonio è, per i costituenti, quella cosa che in una legge dello stato è definita come tale. dovessimo un giorno stabilire che per legge si possono sposare due persone dello stesso sesso, alla costituzione andrebbe bene, purchè si rispettasse l'art 29 dove si dice che i coniugi devono avere uguaglianza morale e giuridica.Il discorso sui DICO era ben diverso: si parlava di una legge per regolamentare le unioni civili. Non sarebbe stata in disaccordo con la costituzione (che da nessuna parte dice che si riconscono i diritti della famiglia fondata sul matrimonio, MA NON quelli di ogni altro aggregato umano - in forma di coro bulgaro o meno). Semplicemente, i DICO non sarebbero un matrimonio, ma appunto DICO.
Il fatto che il legislatore non sia ancora abbastanza maturo da recepire i DICO, tuttavia, mi par meno grave di questa cosa sulla legge contro l'omofobia.
ps - anche a me fa piacere essere tornata a discutere qui :)
A rileggersi presto! - grenadier | Oct 15, 2009 Report abuse
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Tu dici che un rappresentante del popolo dovrebbe basarsi solo su posizioni laiche. In principio si. Ma in pratica come fai?
Io ho dettoche un politico deve basarsi sulla Costituzione, e non sulla sua fede. Ben vengano icattolici, gli ebrei e i musulmani nel Parlamento, purchè, nellesercizio delle loro funiozni si dimentichino della loro fede.Riguardo i valori fondanti della nazione. Eh, sono contento che tu sia tanto sicura. Secondo te i costituenti che valori abbracciavano? Avrebbero voluto un omosessuale fra di loro?
Tu dici che la cultura gay non rappresenta una perdita di valore, forse rappresenta anche un guadagno, ma non certo perché ce l'hanno altri paesi che tu dici più avanti di noi. Devi dimostrarmi perché.
Sennò ti dico che paesi più "avanti" di noi hanno armi, alcool, droga e sesso più disponibili di noi. Da che partiamo?
Molto probabilmente i costituenti non avrebbero voluto un omosessuale tra di loro, ma i tempi ora sono cambiati. E come è già stato notato, sulla costituzione non è specificato il sesso dei coniugi, per cui vietare il matrimonio tra due omosessuali potrebbe tranquillamente essere anticostituzionale.E non ho detto che la "cultura gay" (ma questa espressione non mi piace molto) non è una perdita di valore "perchè ce l'hanno altri paesi": degli altri paesi non me ne frega proprio niente!! Per me essa non rappresenta una perdita di valore semplicemente perchè gli omosessuali sono persone normalissime! Sono semplicemente esseri umani che amano persone del loro stesso sesso. Punto e basta. Se qualcuno pensa che un gay possa far "perdere valore" a qualcosa, allora vuol dire che ragiona coi paraocchi.
- Ginger | Oct 16, 2009 Report abuse
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@Ginger: Io ho dettoche un politico deve basarsi sulla Costituzione, e non sulla sua fede. Ben vengano icattolici, gli ebrei e i musulmani nel Parlamento, purchè, nellesercizio delle loro funiozni si dimentichino della loro fede.
E' questo che mi pare ingenuo. molte scelte politiche si basano su assunti morali che possono nascere anche dalla fede che uno si porta dietro. La Costituzione non ha le risposte a tutto. Non ce l'ha ad esempio quando promuove leggi che hanno a che fare con le fedi. Detto questo, e senza ipocrisie, anche io penso che i nostri politici, nello specifico, dovrebbero essere meno proni alla volontà della Chiesa Cattolica, ma questo non dipende dalla "fede" ma dall'interesse. La legge sull'omofobia non è stata affossata da un voto "di fede" ma di lecchinaggio. La Binetti è solo un catalizzatore di scontento.
A me non basterebbe il metro di paragone della Carta Costituzionale. Sei vuoi, io sarei addirittura più esigente. Pretenderei dai miei politici: intelligenza, lungimiranza, sensibilità e onestà intellettuale e morale. E' quest'ultimo aspetto che riconosco alla Binetti politica.
Forse io ragiono con i paraocchi, ma lo scontro di culture può anche terminare con la distruzione di una delle due.
A me sembra, dal basso dei miei paraocchi, che il valore della famiglia sia diminuito nel contesto della società moderna. L'aumento del valore che ha "la banda" nella costruzione di identità me ne pare un indice. Ovvio che non dipende solo dalla cultura gay, ci mancherebbe, è un fenomeno complesso, ma è innegabile che la cultura gay (ti piaccia o no esiste ed è un termine corretto e lecito se usato con rispetto) ha modificato la percezione del "lecito" sia nella sfera sociale che sessuale, riducendo l'importanza di altri valori. Mi pare evidente che si è fatta spazio a scapito di altri usi/costumi/valori.
Da qui, è evidente che qualcuno ciò lo vede come un plus e qualcuno guarda con nostalgia al passato. Permetti che anche il punto di vista di quest'altra persona possa ricevere rispetto?Il tuo ragionamento poi è fallace. Dici che la perdita di valore non c'è perché i gay sono normalissimi, e chi pensa che un gay faccia perdere qualcosa è uno che bla bla.
Bene, sei fallace perché passi dal contesto culturale all'individuo creando una correlazione impropria tra l'effetto culturale e l'effetto individuale. Spostando il piano dal generale al personale sottintendi un pregiudizio culturale che non c'è. Io sto discutendo sul piano culturale, e tu?Torniamo al punto: siamo un paese generalmente monogamo nei costumi. Una legge per la poligamia asimmetrica sarebbe assolutamente costituzionale nelle parole, ma incostituzionale nei confronti dei valori dei costituenti e del popolo.
Credo che il caso sia analogo, la cultura gay deve ancora estendersi e integrarsi di più prima che possa essere accettata dalla maggioranza, fino ad allora sarà soggetta ai flussi di influenza della politica.
L'ipocrisia di quei politici che votano in maniera prona (senza esercitare quindi il loro mestiere) è per me odiosa, quanto è plaudibile un comportamento pur anacronistico e intransigente, ma onesto.
Trovo molto sterile chi si allinea nel solco dello scontro tra culture (omofobiche vs omofiliche) e non si sforza invece di cercare una via di convivenza basata sul rispetto dell'altro.
Rispetto che non esiste a priori. Se a me non piace vedere due ragazzi/e che si baciano in pubblico, e faccio parte della maggioranza, lo tollero meglio se vedo nella coppia che si bacia anche un rispetto della mia sensibilità. D'altro canto l'ostentazione dell'atto mi fa reagire in maniera più intollerante e omofobica. Il deviante (deviante dalla norma, o meglio: moda in senso statistico) che mi porge la sua devianza mi permette di capirla e accettarla (da lì in poi apprezzarla).
Il deviante che sfida la "moda" ha esattamente quello che cerca: una sfida.
Mi rendo conto che questa mia visione funziona in un mondo "mediamente tollerante", ma è mia opinione che oramai in quel mondo ci siamo.
Scusate la prolissità.
- Ruggero | Oct 19, 2009 Report abuse
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la cultura gay (...) ha modificato la percezione del "lecito" sia nella sfera sociale che sessuale, riducendo l'importanza di altri valori. Mi pare evidente che si è fatta spazio a scapito di altri usi/costumi/valori.
Se ho capito bene cosa vuoi dire, Ruggero, ti do ragione ma precisando che questo non lo trovo sbagliato.
In una società che dovrebbe progredire è normale che delle "categorie" (chiamiamole così) di persone che in passato sono state discriminate cerchino di non esserlo più, e inevitabilmente questo porta qualcuno a perdere qualcosa a vantaggio dell'emancipazione delle suddette categorie.
E a me sembra anche giusto così.
Lo stesso è per gli immigrati, per le donne, per i paesi poveri in via di sviluppo che tolgono mercato a quelli ricchi, e così via.Se certe "categorie" sono sempre state trattate in modo imparziale non è giusto che si continui a farlo per sempre, no?
Quindi, nel caso specifico, la Binetti o chi per lei e con lei, vuole mantenere le distanze, l'imparzialità di trattamento, rispetto ad una "categoria" scomoda per gli ecclesiastici in quanto non asservita ad essi.
Io la vedo così.E quando dici che siamo in un mondo "mediamente tollerante" secondo me sei anche ottimista...
Comunque sono d'accordo con te sul fatto che le sfide di questo tipo non fanno bene alla causa, anche se penso che i gay abbiano diritto di baciarsi in pubblico tanto quanto gli etero.
- Simonetta | Oct 19, 2009 Report abuse
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@Simonetta: Se ho capito bene cosa vuoi dire, Ruggero, ti do ragione ma precisando che questo non lo trovo sbagliato.
Infatti, non è giusto o sbagliato, è così. Anzi, direi che è la situazione ottimale quella in cui c'è lo spazio per la modificazione. La stasi è il male secondo me.
La Binetti secondo me sbaglia in una prospettiva storica (va contro lo sviluppo morale e sociale) ma è coerente con sé stessa e agisce all'interno delle leggi.
Mi chiarisco meglio sulle "sfide". Ce ne sono tante.
In genere una minoranza deve lottare per la sua affermazione (i neri, gli omo, i punk, i beat, etc). Il focus è secondo me l'atteggiamento. Se la sfida è una provocazione meramente violenta (vedi i gruppi nazi) non ha senso di esistere. Il gruppo ha infatti nella sua cultura la premessa della non coesistenza, e la sua sfida è una minaccia ai valori della società.
Nel caso degli omosessuali invece, la loro cultura prevede e richiede l'integrazione, e come tale mira a modificare la società, non a soppiantarla. In quel caso la sfida esiste in due modalità: affermativa e provocativa. Affermativa è quella rivolta a quelli che vogliono ascoltare (i mediamente tolleranti) la provocativa nei confronti dei contrapposti (binettiani e oltranzisti).
Gli oltranzisti usano l'evento provocativo per giustificare la "difesa" dello status quo agli occhi dei "mediamente tolleranti", ed è quindi una bella trappola.Riguardo al baciarsi in pubblico, ho un'amica cui non piace vedere gli etero in pubblico. Ma la sua è posizione di minoranza, e quindi volge lei lo sguardo.
Io sono d'accordo con te. Chiunque dovrebbe potersi baciare in pubblico. - Ruggero | Oct 19, 2009 Report abuse
